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Cristo e la Civiltà

John W. Robbins

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Il 25 Dicembre e il 7 gennaio quasi due miliardi di persone celebreranno la nascita di Gesù Cristo. La celebrazione è doppiamente ironica, poiché quelle date non corrispondono assolutamente al vero giorno della sua nascita e la maggior parte dei celebranti hanno dimenticato o, più probabilmente, non sono mai venuti a conoscenza del vero significato della sua nascita. Una volta conobbi una delle persone che festeggiava il natale col più grande entusiasmo: era un’atea. Ella amava le decorazioni variopinte, i profumi inebrianti, i canti gioiosi, l’abbondanza di cibo e di bevande, le facce sorridenti dei bambini, lo scambio dei doni e quel tipico clima di bonarietà per quanto, si sappia, sia tanto passeggero. Come centinaia di milioni di altre persone, ella era una fervida devota del natale, pur non essendo affatto una discepola di Cristo.

Centinaia di milioni di frequentatori di chiese, diversamente da questa mia conoscente, alle cose piacevoli da amare che riguardano il natale, aggiungono dei sentimenti religiosi. Cercano e trovano sensazioni di solennità e di ammirazione frequentando cattedrali, ascoltando cori e musiche natalizie, partecipando a riti e processioni condotte da sacerdoti sfarzosamente addobbati, e pensano che questi sentimenti di carattere trascendentale siano, in qualche modo, cristiani. I praticanti ingannano se stessi più degli atei.

Possedere questa profonda ignoranza di Cristo e continuare a vivere in essa, costituisce una tragedia di proporzioni eterne; poiché la vita di Cristo – la sua nascita, vita, morte, resurrezione – non solo rappresenta l’evento più rilevante nella storia dell’umanità ma, fatto ancor più importante, esso delinea la sola via al Cielo. Infatti, se Cristo non fosse la sola via che conduce al Cielo, la sua vita non avrebbe avuto, e continuerebbe a non avere, alcuna importanza. La vita di Cristo è il punto di spartiacque, dal quale datiamo tutta la storia del mondo, ed è impossibile comprendere la storia e la civiltà occidentale, senza comprendere il Cristianesimo.

Sono trascorsi più di 2000 anni da quando Gesù nacque a Betlemme, e da quel tempo il mondo è cambiato immensamente. Gesù, nato e allevato in piccole città della Giudea, una delle province minori dell’Impero Romano, visse solamente 33 anni – un giovane secondo i criteri moderni – ed insegnò solo per tre anni, una breve carriera, prima di essere torturato e ucciso da una marmaglia di Giudei del luogo, istigati dai capi del culto del Tempio, e dal governo Imperiale Romano. Se Gesù fosse stato un uomo come tutti gli altri, tutto sarebbe finito con la sua morte. Nessuno avrebbe preso nota. Al massimo egli, le sue vicende e la sua tragica fine, avrebbe rappresentato solo un numero statistico in più nei lunghi annali di crudeltà inflitti da Roma antica. Ma Gesù era ben lontano dall’essere meramente un uomo ordinario, egli era ed è la seconda Persona della Trinità, Dio il Figlio, il Logos, la Logica e la Sapienza di Dio. Tre giorni dopo la sua crocefissione, uscì dalla sua tomba sorvegliata dalle guardie, esattamente come aveva predetto. Il peggio che l’Impero mondiale potesse fare era miseramente fallito: Gesù era vivo, per non morire mai più.

Circa sei secoli prima ed alcune centinaia di chilometri a Oriente, il Re Nabukadnetsar dell’impero di Babilonia, ebbe un sogno. Egli vide una grande statua. Questa grande statua, il cui splendore era straordinario, stava davanti al Re, e il suo aspetto era terribile. La testa della statua era d’oro fino, il petto e le braccia erano d’argento, il suo ventre e le sue cosce di bronzo, e le sue gambe di ferro, i suoi piedi in parte di ferro e in parte d’argilla. Mentre Nabukadnetsar stava guardando, fu tagliata, senza che intervenisse alcuna mano d’uomo, una pietra, che colpì la statua sui suoi piedi di ferro e d’argilla e li frantumò. Il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro furono frantumati assieme e diventarono come la pula sulle aie d’estate, il vento li portò via e di essi non si trovò più alcuna traccia. Ma la pietra che aveva colpito la statua diventò un grande monte che riempì tutta la terra. (Daniele 2).

Con queste parole, Dio, per mezzo di Daniele, predisse la venuta di Cristo e del suo Regno. Cristo era la Pietra, la Roccia, che avrebbe frantumato in polvere la grande statua e l’avrebbe soffiata via, e la statua rappresentava gli imperi del mondo. Nei duemila anni passati, la pietra è cresciuta, a volte impercettibilmente, a volte visibilmente, sempre inesorabilmente. Il cristianesimo ha cambiato profondamente le società cui è pervenuto, ha cambiato le loro istituzioni, le loro credenze, le loro culture. Ciò che è emerso può essere descritto solamente come una nuova civiltà.

Il Mondo in cui Cristo Entrò

Se ci riflettessimo un solo momento, scopriremmo di cullare una visione romantica e idealizzata della Grecia e di Roma antiche. Le pensiamo come fossero state società pacifiche, piacevoli e libere. Vediamo i monumenti e le rovine; i loro filosofi sono ancora oggetto di discussioni e di elogi, e leggiamo delle imprese dei Cesari. Atene, ci viene detto, fu un modello di diffusione della cultura e di democrazia, e Roma fu un modello di giustizia e di ordinamenti giudiziari. È in larga parte alla Grecia e a Roma, ai loro filosofi e ai loro statisti che dobbiamo la nostra libertà, la nostra civiltà e la nostra prosperità, così recita la storia tradizionale.

La World Book Encyclopedia, comunemente utilizzata dagli studenti delle superiori, informa i propri lettori che: “I principi che tennero legato l’Impero Romano, giustizia, tolleranza, e un’aspirazione per la pace, influenzarono innumerevoli generazioni”. Ma la frase successiva, in sorprendente contrasto con la prima, è più vicina alla verità: “La crudeltà e l’avidità di Roma causarono grande sofferenza, e l’uso della forza portò stenti e morte”1. Roma fu un Impero di violenza, non di giustizia, crebbe attraverso conquiste operate da eserciti condotti da brillanti generali; e fu tenuta insieme dalle temute legioni Romane. Non tollerò alcuna disobbedienza, e la pace fu un evento raro. Perfino nel suo periodo migliore, cioè durante la Pax Romana del primo e del secondo secolo dopo Cristo, l’Impero fu, secondo le parole dello storico Romano, Livio: “ Ricco di catastrofi, spaventoso nelle sue battaglie, fertile di ammutinamenti, sanguinario anche in pace”2. Il debito che la civiltà Occidentale ha nei confronti della Grecia e di Roma è stato esagerato. Per comprendere l’impatto della venuta di Cristo è necessario avere del mondo classico una comprensione più accurata.

La Religione Classica

Grecia e Roma non erano degli stati laici: erano invece immersi nella religione. Non c’era a quel tempo alcuna distinzione significativa tra il sacro ed il secolare; quella fu un’idea cristiana posteriore. Al suo arrivo ad Atene, Paolo trovò una città dedicata agli idoli (Atti 17:6). Sogni, presagi, fantasmi, apparizioni e il malocchio erano sia temuti, come fonti di nocumento, che ricercati, come fonti di guida. L’astrologia era considerata una vera e propria scienza e facente parte della cultura superiore; essa godeva, allora, dello stesso rispetto che, oggi, avrebbe, per esempio, una scienza come la psichiatria. Idoli, immagini e templi erano onnipresenti. I sacrifici di animali facevano parte integrante di ogni regolare e dignitosa adorazione religiosa, festività e giorni sacri erano frequenti (da un calcolo accurato, a Roma, ben 109 giorni all’anno erano considerate festività). La prostituzione sacra nei templi era comune. In Grecia il nome della città di Corinto, un centro di devozione religiosa, divenne sinonimo di immoralità religiosa. “Corintizzare” significava partecipare alle pratiche sessuali più depravate e pervertite. Nella cultura pagana di Roma, l’omosessualità era comune ed accettata.

Gli dei e le dee greche e romane erano visti come uomini e donne ingigantiti. Combattevano, tramavano, mentivano, si ubriacavano, violentavano e commettevano incesto. I Romani adoravano 12 dèi e dee maggiori, e migliaia di dèi minori che erano sorti dall’animismo della Roma primitiva. C’erano dei per la guerra, la fertilità, l’amore, il raccolto, i viaggi, la soglia, ad infinitum. Ciascun dio o dea aveva la propria sfera d’influenza, il proprio dipartimento, e il devoto Romano non adorava un dio ad esclusione degli altri, ma li adorava tutti secondo quanto richiedessero le circostanze. Una successione di spiriti proteggeva ciascun periodo della vita di un uomo dalla nascita alla morte. Giunone Lucina, Candelifera e le Carmentes aiutavano alla nascita. Vagitano era il solo che poteva ispirare il primo vagito. Cunina proteggeva l’infante nella culla, lasciava il posto a Cuba quando il piccolo Romano perveniva all’età del letto. Da Rumina gli veniva insegnato a poppare il latte della madre, Edusa e Potina lo proteggevano dopo lo svezzamento. Fabulinus gli insegnava a parlare, Statilinus a stare in piedi; Abeona e Adeona si occupavano di lui nelle prime uscite di casa; Catius acuiva il suo ingegno, Sentia dava profondità ai suoi sentimenti, mentre Volumna rafforzava la sua volontà. Viduus separava l’anima dal corpo3. Preghiere e pellegrinaggi a reliquiari e templi erano una comune pratica nella vita degli uomini e donne del mondo antico. I tratti distintivi della religione Romana includevano non solo l’astrologia, ma anche stregoneria e spiritismo, divinazione per mezzo di sogni, volo di uccelli, lettura della forma delle interiora di animali, magia, sortilegio e malocchio, eroi, dei e dee; acqua santa, tombe sante, sante reliquie, città sante, templi santi e giorni santi, visioni, segni e incantesimi, sacrifici animali ed umani, miracoli di guarigione, della natura o di distruzione, riti, processioni, statue ed affreschi, incubazioni, maledizioni e culto dei morti, culto di Diana, Regina dei Cieli, preti mendicanti, monaci ed ascetismo; incenso, campane e cori ad infinitum. La società Romana era molto religiosa, e quella religione non terminò che alla Riforma Cristiana del Sedicesimo Secolo.

Le religioni Greca e Romana erano molto diverse dal cristianesimo, non solo per il loro politeismo (o più accuratamente: polidemonismo), ma in quanto le religioni pagane non si facevano promotrici di particolari impegni per una maggiore conoscenza, per l’apprendimento, la comprensione, l’insegnamento. Esse non prevedevano sermoni, non avevano libri da studiare, non avevano un corpo di dottrine cui credere.

«Gli scopi principali delle religioni pagane», ci informa W. E. H. Lecky, «erano predire il futuro (per mezzo dello studio di interiora di animali e più tardi l’interrogazione degli oracoli), spiegare l’universo, allontanare le calamità, e ottenere l’assistenza degli dei. Non contenevano alcun strumento di insegnamento morale analogo alla nostra istituzione della predicazione, o la preparazione morale alla ricezione del sacramento, o alla confessione, o la lettura della Bibbia, o all’educazione religiosa, o la preghiera comunitaria per benefici spirituali»4.

Un risultato di questo anti-intellettualismo fu, naturalmente, che la pietà religiosa si esprimeva solamente nel comportamento religioso: frequentando i templi, offrendo sacrifici, facendo pellegrinaggi: poiché «i Greci davano valore alla ortoprassi, il fare le cose giuste, piuttosto che all’ortodossia. In tutto questo, la religione Greca rifletteva e sosteneva l’ethos generale della cultura Greca. Esso scoraggiava l’individualismo, enfatizzava il senso di appartenenza ad una comunità e la necessità di osservare le convenzioni sociali»5. La Grecia implementava questi tratti salienti con la morte.

In Grecia e a Roma, tutto ciò che avesse avuto a che fare coll’insegnamento, la lettura e l’educazione era espletato non tanto dai sacerdoti, ma, piuttosto, dai filosofi; quest’ultimi, erano largamente scollegati dai culti religiosi popolari. Il cristianesimo, in contrasto a ciò, fece della conoscenza teologica e morale e dell’insegnamento le caratteristiche centrali della missione della Chiesa, che mise a disposizione di tutti (non solo delle classi aristocratiche, fino allora credute le sole capaci della virtù!). Ciò non fu vero della Religione Cattolica che susseguentemente si divise in Cattolica Romana e Chiesa Ortodossa. Dal Quinto Secolo in poi, la religione Cattolica preferì utilizzare immagini: icone, statue, affreschi, e così via, non letteratura per educare la popolazione. E quelli ritenuti capaci della virtù furono i religiosi, non i laici; i religiosi erano la nuova classe aristocratica Cattolica. Lecky, uno storico che non era certamente cristiano, scrisse: «Sotto la sua [del cristianesimo] influenza, le dottrine concernenti la natura di Dio, l’immortalità dell’anima, e i doveri dell’uomo, che i più nobili intelletti dell’antichità potevano a malapena afferrare divennero la verità acclarata della scuola del villaggio, il proverbio del tugurio e del vicolo». (Questo, naturalmente, fu il risultato della Riforma, non del Cattolicesimo.)

Poiché c’era questa grande varietà di dei in Roma, alcuni storici hanno erroneamente concluso che Roma godette di libertà religiosa. Ma sia il comando delle Dodici Tavole (circa 450 a. C.), che le persecuzioni dei dissenzienti religiosi, rendono chiaro che la libertà religiosa non era affatto una caratteristica della società Romana: “Nessuno abbia dei per proprio conto, né nuovi né stranieri, ma solo quelli istituiti dallo Stato”. Nel Secondo secolo dopo Cristo, il giurista pagano Giulio Paolo registrò un decreto legale allora in vigore: “Di quelle persone che introducono nuove religioni con costumi sconosciuti o metodi dai quali le menti degli uomini potrebbero risultarne disturbate, quelli delle classi superiori saranno deportati, quelli delle classi inferiori saranno messi a morte”. Le sole religioni permesse a Roma erano quelle ammesse e autorizzate dallo Stato.

Sia la poleis Greca che l’Impero Romano erano Chiese-Stato totalitarie. Per il pagano antico, quanto per quello medievale, l’arte di condurre gli affari dello stato era l’arte di entrare nelle anime e imporvi la religione dello stato. Socrate fu giustiziato perché ateo; cioè, per aver corrotto la gioventù di Atene insegnando loro a dubitare degli dei di Atene. Altri subirono la stessa sorte. Secoli dopo che Socrate fu messo a morte dalla democrazia ateniese, Plinio il Giovane, Speciale Alto Commissario alle province di Bitinia e del Ponto, scrisse una lettera a Traiano Imperatore, nel 111 d.C. La sua lettera illustra sia come Roma trattasse i dissenzienti religiosi sia la sua mancanza di un sistema di giustizia.

Questa è la prassi che ho adottato nel caso di quei cristiani che sono stati portati davanti a me. Chiedo loro se sono cristiani, se dicono di sì, ripeto la domanda una seconda ed una terza volta avvertendoli delle pene che ciò comporta, e, se persistono lo stesso, ordino che siano portati in prigione. Non ho infatti alcun dubbio che, quale che sia il carattere del crimine che confessano, la loro pertinacia e la loro inflessibile ostinatezza devono certamente essere punite…

A Roma, la pertinacia era un crimine punibile con la carcerazione a tempo indeterminato. Plinio spiegò ciò che i suoi soggetti dovevano fare per riguadagnare la loro libertà:

Quelli che negano di essere o di essere stati cristiani e invocano gli dei con le formule in uso, recitandole insieme a me, quelli che offrono incenso e vino davanti alla tua (dell’imperatore) immagine, la quale io ordino sia portata davanti per questo scopo, insieme alle statue delle divinità, tutte tali persone io considero debbano essere assolti, specialmente se maledicono il nome di Cristo, cosa che, si dice, quelli che sono veramente cristiani non possono essere indotti a fare.

A Roma, come ad Atene, si poteva sfuggire alla punizione adorando gli dei.

In un caso in cui alcune persone avevano anonimamente accusato i loro vicini di essere cristiani, Plinio ritenne assolutamente necessario:

… scoprire quanta verità ci fosse in quelle affermazioni [d’accusa] sottoponendo due donne, che erano chiamate diaconesse, alla tortura … Molte persone di tutte le età, e di entrambi i sessi parimenti, sono messe in pericolo di vita dai loro accusatori, ed il processo [di inquisizione e di punizione] continuerà. Poiché il contagio di questa superstizione [il cristianesimo] s’è sparso non solo nelle città libere, ma anche nei villaggi e nei distretti rurali, e però mi pare che possa essere controllato e corretto. È al di la di ogni dubbio che i templi [pagani], che sono stati quasi disertati, cominciano di nuovo ad essere affollati di adoratori, che i sacri riti che per lungo tempo sono stati lasciati andare in decadenza, ora vengono rinnovati, e che il cibo delle vittime sacrificate ora si riesce nuovamente a vendere.6

Plinio era compiaciuto di riportare che i suoi metodi di tortura e imprigionamento stavano incoraggiando la gente ad adorare gli dei e che i templi Romani stavano nuovamente crescendo di numero. Lungo tutta la storia, la coercizione è stata il metodo preferito per ottenere la crescita numerica della chiesa.

Nella sua lettera a Traiano, Plinio sottolineò che adorare l’imperatore è il modo per evitare la punizione. Al tempo di Cristo il culto imperiale era relativamente nuovo, avendo avuto inizio con Augusto, ed era il culto che unificava Roma. Tiberio succedette ad Augusto come imperatore nel 14 d. C. . Qui ci sono alcuni stralci da una lettera che Tiberio mandò al magistrato della città di Gythion, dandogli istruzioni sui rituali appropriati per il culto imperiale:

Tiberio Cesare Augusto, figlio del dio Augusto, pontifex maximus … Lei dovrà porre un’immagine del dio Augusto Cesare il padre sulla prima [sedia], una di Giulia Augusta sulla seconda da destra, e una di Tiberio Cesare sulla terza … Sia da lei preparato un tavolo [per i sacrifici] al centro del teatro e vi sia posto un turibolo per l’incenso, e i rappresentanti del popolo e i magistrati offrano sacrifici … conduca la festività il primo giorno in onore del dio Augusto il Salvatore e Liberatore, figlio del dio Cesare…7

Guerra e Pace

Il mondo pagano non era affatto pacifico. Atene, generalmente considerata una delle città-stato Greche più pacifiche, fu in guerra più di due anni su tre nel periodo tra le Guerre Persiane e il 338 a.C., quando Filippo il Macedone fu sconfitto. I tre secoli che seguirono furono anche peggiori. Atene non godette mai di più di dieci anni consecutivi di pace.

Livio riporta che la Repubblica Romana fu in pace solamente due volte nella sua intera storia: una alla fine della Prima Guerra Punica a metà del III secolo a.C., ed un’altra nel 30 a.C., dopo che Augusto sconfisse Antonio e Cleopatra. Possiamo dire che, in un certo senso, nel mondo antico, la guerra fosse, niente di più e niente di meno, che un normale modo di vivere.

Nelle prime pagine di “Leggi” Platone fa dire a Clinia che ciò che la maggior parte degli uomini chiama pace è mera apparenza, in realtà tutte le città sono per natura in uno stato permanente di guerra non dichiarata contro tutte le altre città. Ma nei suoi dialoghi, Platone dipinge un’Atene sanitizzata, fattadi intellettuali che discorrono questioni filosofiche, che passeggiano nella città, mangiando e bevendo di casa in casa:

I Dialoghi di Platone ritraggono Atene in vividi dettagli, come un mondo di giovani intellettuali somiglianti a dei che s’incontrano nelle case private per conversare o socializzare bevendo, passeggiano in parchi suburbani o camminano giù al Pireo per una festività, ascoltando famosi visitatori dotati in retorica o filosofia provenienti da tutta la Grecia. Eppure, per la maggior parte del tempo che Platone descrive, Atene stava combattendo una lunga e sanguinosa guerra nella quale almeno metà della popolazione morì; molti da una piaga particolarmente orripilante che lasciò segnati anche quelli che sopravvissero, e che fu parzialmente la conseguenza delle cattive condizioni sanitarie in cui un gran numero di cittadini era accampato, dapprima nel caldo torrido dell’estate e più tardi, per tutto l’anno, in qualsiasi spazio disponibile di terreno aperto o consacrato, all’interno delle mura della città. In realtà viaggiare era pericoloso e molto limitato, e la strada fino al Pireo deve essere stata sporca, puzzolente e affollata come le odierne baracche di Calcutta.8

Quanto a Roma, nel mezzo secolo delle guerre contro Annibale e la Macedonia, il dieci per cento e spesso anche di più di tutti i maschi italiani adulti furono in guerra anno dopo anno (una percentuale che durante le guerre del I Secolo a. C. crebbe fino a uno su tre maschi).

Finley riconduce il prevalere dello stato di guerra nel mondo antico alla religione pagana:

Né l’enormemente potente Marte Romano né il più debole Ares Greco subirono la minima competizione dalle divinità minori della pace. Veniva sempre assunto che il sostegno divino fosse disponibile per una guerra … Le divinità attraverso i loro oracoli e segni non raccomandarono mai la pace in sé …9

È significativo che, nonostante ci fosse guerra perpetua in Grecia e in Roma, la guerra non sia mai stata né il titolo né il soggetto di un trattato filosofico antico. La Pax Romana durante i primi due secoli dell’era cristiana, benché abbia rappresentato un miglioramento confronto ai secoli precedenti, fu interrotta da guerre alle frontiere dell’impero e dalla distruzione di Gerusalemme nel 70 d. C. con una perdita stimata da uno a due milioni di vite.

Economia, Schiavitù, e Lavoro

Al tempo di Cristo, la popolazione dell’Italia Romana era costituita da cinque o sei milioni di liberi cittadini e da uno fino a due milioni di schiavi. Molti schiavi lavoravano nelle miniere dell’Impero Romano, ed erano a volte costretti a vivere sottoterra fino alla morte. Agli schiavi era proibito sposarsi, e il potere del padrone sui suoi schiavi era assoluto. La caste della società Romana: schiavi, plebei, notabili e nobili, non erano, ai tempi di Cristo, così rigide quanto lo erano state nei secoli precedenti; ma dobbiamo riconoscere che la società Romana rimase comunque radicalmente iniqua.

Le conquiste militari della Repubblica e dell’Impero diedero come risultato l’afflusso a Roma di centinaia di migliaia di schiavi. Quegli schiavi non vennero utilizzati solo per il lavoro, ma anche per l’intrattenimento nei combattimenti tra gladiatori ai quali sia i nobili che i proletari amavano assistere. L’entusiasmo dei Romani per questo sport crudele produceva e rifletteva un selvaggio desiderio e un forte desiderio di deliziarsi nell’infliggere dolore. Migliaia di schiavi morirono per divertire i Romani. Poiché erano vivide espressioni della crudeltà e della volontà di dominio dell’elite Romana, i giochi dei gladiatori erano parte delle celebrazioni ufficiali dell’Imperatore in ogni grande città.

Oltre ai combattimenti dei gladiatori:

…erano commessi numerosi atti di odiosa barbarie: Flaminio ordinò che uno schiavo fosse ucciso per gratificare con tale spettacolo la curiosità di un ospite; …Vedio Pollione sfamava i suoi pesci con la carne di schiavi;…Augusto sentenziò che uno schiavo, reo di aver ucciso e mangiato una quaglia cui l’Imperatore teneva, fosse crocefisso. Schiavi vecchi e infermi venivano regolarmente abbandonati su un’isola del Tevere a morire.10

La schiavitù non era solamente una pratica onnipresente nel mondo pagano, ma essa era pure teorizzata dagli intellettuali d’allora. I migliori ed i più brillanti tra i filosofi Greci, Platone ed Aristotele, difesero e sostennero la schiavitù, poiché gli schiavi erano considerati, per natura, esseri inferiori. La condizione di schiavi, donne e bambini riflettevano il giudizio di Aristotele che le facoltà mentali nello schiavo mancavano del tutto, nella donna erano inoperanti e nel bambino erano sottosviluppate. La nozione cristiana che tutti gli uomini sono creati ad immagine di Dio, e che l’immagine di Dio è la razionalità, era sconosciuta al pensiero pagano e alle sue società. Murray ha così commentato la condizione della donna in Atene:

Noi idealizziamo i Greci come scaturigine della cultura Occidentale. Ma dovremmo ricordare che (poligamia esclusa) la posizione delle donne ateniesi era, negli aspetti più salienti ed importanti, simile a quella che oltre 200.000.000 di donne oggi [1986] devono vivere sotto l’Islam11.

In ogni società in cui la schiavitù gioca un ruolo importante, l’ozio diviene virtù. Fu così nel Sud dell’America e così fu a Roma. I Romani tenevano in disprezzo il lavoro e deridevano chi lavorasse con la proprie mani. Il lavoratore era spregevole e socialmente inferiore. La maggior parte degli artigiani e dei bottegai erano liberti, ed erano tutti disprezzati. Neppure uno, aveva scritto Aristotele, che conduca vita di manovale o di lavoratore può praticare la virtù.

L’eloquente Demostene, difendendosi davanti ad un collegio giudicante Ateniese, presentò il proprio argomento in questo modo:

Io valgo di più di Eschino [il querelante] e sono migliore di lui per nascita. Non vorrei che vi sembrasse che io insulti la povertà, ma sono costretto a dire che la mia sorte da bambino è stata di aver avuto sufficienti ricchezze da non essere costretto dal bisogno ad occuparmi con lavori vergognosi. Mentre tu, Eschino, la tua sorte da bambino è stata di spazzare, come avrebbe fatto uno schiavo, la classe in cui tuo padre serviva in qualità d’insegnante.

Demostene vinse facilmente la propria causa.

Seneca, tutore e più tardi vittima dell’imperatore Nerone, scrisse che

Le Arti Comuni, le arti sordide, sono, secondo il filosofo Posidone, quelle praticate dai lavoratori manuali, quelli che passano tutta la loro vita a guadagnarsi da vivere. Non c’è bellezza in tali occupazioni, ché poca somiglianza hanno col Bene.

Il grande senatore Romano Cicerone credeva che Il lavoro salariato fosse disgustoso e indegno di un uomo libero, poiché i salari sono il prezzo del lavoro e non di qualche tipo d’arte; il mestiere artigianale è sordido quanto l’attività di dettagliante.

Il capitalismo non avrebbe potuto svilupparsi in una società nella quale prevaleva un tale concetto del lavoro.

Il controllo di Roma sull’economia fu ostacolato dalla primitività dell’economia. Ma dovunque l’attività economica potesse essere controllata, i filosofi e gli statisti pagani credevano che lo Stato avesse tutto il diritto di controllarla. Un lineamento basilare della Costituzione di Sparta era il completo controllo dell’attività economica. Atene aveva la proprietà delle miniere di Larium. L’Economia, un trattato scritto probabilmente nel III secolo a. C. ed incorrettamente attribuito ad Aristotele, racconta come i governanti riempissero i propri forzieri derubando e sfruttando il proprio popolo. Il libro indica e dà per scontato che qualsiasi tipo di proprietà privata debba essere messa a disposizione dello Stato. Hasebroek, nel suo libro Trade and Politics in Ancient Greece riporta che il controllo dell’attività economica nellaPoleis era tirannico.

Quanto a Roma, era prassi assai comune attuare massicce confische, non compensate, di terreni privati e di contadi paesani per provvedere alla buonuscita dei soldati. Alla fine, tutte le generazioni di lavoratori: fornitori d’olio, macellai, lavoratori del pesce, fornai, trasportatori e minatori, nonché lavoranti in uffici governativi minori, furono congelati nelle loro occupazioni per stabilizzare l’ammontare delle tasse e per far quadrare il bilancio12. Fustel de Coulanges concluse: “Gli antichi, perciò, non conobbero la libertà nella vita privata, né libertà in economia, né libertà religiosa”13.

Vita e Morte

Nel mondo antico, l’aborto, l’abbandono di neonati, l’infanticidio ed il suicidio erano comuni e legali. Alla venuta di Cristo, il Governatore Romano in Giudea, Erode il Grande, nel tentativo di assassinare Gesù, ordinò che tutti i bambini di Betlemme e dell’area intorno ad essa, dai due anni in giù, fossero messi a morte.

Il capo di una famiglia Romana aveva diritto di vita e di morte, patria potestas, sui suoi figli e sugli schiavi. Alla nascita, la levatrice deponeva il nuovo nato per terra, dove egli sarebbe rimasto, a meno che il padre non lo avesse raccolto e alzato da terra. Se il padre non avesse alzato il bambino, egli, o molto più probabilmente, ella, sarebbe stata lasciata morire in qualche spazio pubblico. I pagani abbandonavano i propri figli per svariati motivi, quali la povertà, l’ambizione, o la preoccupazione per la loro qualità di vita; oppure, per non vederli corrotti da un’educazione mediocre che li avrebbe lasciati inidonei per rango o qualità (per citare Plutarco). I primi cristiani salvarono migliaia di bambini scartati dai pagani. Anche i pagani ne salvarono migliaia per allevarli ad essere schiavi o prostitute. Se i neonati presentavano difetti, venivano frequentemente uccisi piuttosto che abbandonati. L’infanticidio non era meramente la pratica dei pagani, ne costituiva pure la dottrina; Platone ed Aristotele ratificavano l’infanticidio, e Seneca scrisse: “ciò che è buono deve essere separato da ciò che non è buono a nulla.”

Secondo la legge Romana il potere del padre sui figli durava a vita. Un Romano adulto non poteva fare nulla senza il consenso del padre; suo padre poteva perfino sentenziarlo a morte. È probabile che pure la mafia abbia ereditato il proprio accentramento sulla famiglia proprio dai suoi antenati Romani.

Il contrasto tra il paganesimo antico e il cristianesimo è lampante in queste questioni di vita e di morte. Nel suo “Storia delle dottrine Morali” Lecky scrisse:

Il primo aspetto con cui il cristianesimo si presentò al mondo fu una dichiarazione della fraternità degli uomini in Cristo. Considerati esseri immortali, destinati agli estremi della felicità o della miseria, e uniti l’un l’altro da una speciale comunanza di redenzione, il primo e più chiaro dovere di un cristiano era di guardare ai propri consimili come esseri sacri, e da questa nozione crebbe l’idea eminentemente cristiana della santità di ogni vita umana.

Non sono le leggi della natura che determinano il comportamento o l’etica, poiché

...la natura non dice all’uomo che è sbagliato uccidere un altro senza provocazione … È un fatto storico non discutibile che siano esistite società raffinate e persino morali nelle quali l’uccisione di uomini di una classe o nazione particolare è stata considerata senza scrupolo alcuno di coscienza, al pari dell’uccisione di animali in una battuta di caccia. I primi Greci nel loro trattamento dei barbari, i Romani nel loro trattamento dei gladiatori e, in certi periodi della loro storia, degli schiavi, gli Spagnoli nel loro trattamento degli indiani, quasi tutti i colonizzatori, lontani dalla supervisione Europea, nel loro trattamento di una razza considerata inferiore, ed una immensa proporzione delle nazioni dell’antichità, nel loro trattamento dei neonati, hanno fatto mostra di questa completa ed assoluta insensibilità dimostrando un cuore completamente duro e perfino “ calloso” proprio a causa della continua e pervicace abitudine ad agire così.

Anziché le leggi della natura, è stata la cristianità a cambiare la cultura antica:

Ora, uno dei servizi più importanti resi dalla cristianità è stato quello che, oltre a ravvivare vivacemente i nostri sentimenti benevoli, dogmaticamente e con decisione affermò la peccaminosità nel decidere l’annichilimento della vita umana per divertimento o per pura convenienza: e con ciò, essa formò un criterio nuovo, più elevato di qualsiasi altro esistente al mondo.

L’influenza del cristianesimo, in questo ambito, cominciò proprio con i primi stadi della vita umana. Quella abortiva era una pratica cui poche persone univano un qualche profondo sentimento di condanna…In Grecia, Aristotele non solo appoggiava la pratica, ma desiderava perfino che fosse implementata per legge quando la popolazione avesse ecceduto certi limiti imposti. Nessuna legge in Grecia, o nella Repubblica Romana, o durante la maggior parte dell’Impero, condannava l’aborto. Una lunga lista di scrittori, sia pagani che cristiani, rappresentarono la pratica come dichiarata e quasi universale. La descrivono esser essa causata, non semplicemente da licenziosità e da povertà, ma perfino da motivi così futili quali la vanità, che faceva rifuggire le madri dal momentaneo abbruttimento da parto. Questi scrittori ci assicurano che la frequenza del crimine era tale che ciò fece sorgere perfino una regolare professione.

Se passiamo allo stadio successivo di vita umana, quello cioè dell’infante appena nato, ci troviamo alla presenza della pratica dell’infanticidio che costituì una delle macchie più nere della civiltà antica. L’infanticidio era quasi universalmente ammesso tra i Greci, essendo promosso, e in qualche caso imposto, in base a ciò che oggi chiameremmo “il principio di maggior felicità” dall’ideale legislazione di Platone e di Aristotele, e dall’effettiva legislazione di Licurgo e Solone14.

Ma non era solo questo tipo di violenza ad essere condonata ed incoraggiata fra i pagani al tempo di Cristo; anche il suicidio era considerato una virtù. Il suicidio era accettato, perfino ammirato. Il coraggio dell’uomo che decide di porre fine alle proprie sofferenze e di accettare il riposo eterno era esaltato dai filosofi, perché il suicidio provava la verità della nozione filosofica che ciò che conta è la qualità e non la quantità di tempo che si vive15.

Legge e Governo

Comunemente si suppone che Roma ci abbia dato il nostro sistema giuridico, ma la legge di Roma al tempo di Cristo era piuttosto ingiusta. In una società con la diseguaglianza e la disparità di diritti come quella Romana, è ovvio che i diritti formali, per quanto chiari, non avevano realtà, e che un uomo debole aveva poco da guadagnare andando a processo16.

Lo storico Veyne ci da questo esempio di legge Romana:

Supponiamo che tutto ciò che posseggo al mondo sia una piccola fattoria. Un vicino potente concupisce la mia proprietà. A capo di un esercito di schiavi, invade la mia terra, uccide tra i miei schiavi quelli che cercano di difendermi, mi fa bastonare, mi scaccia dalla mia terra, e si prende la mia fattoria. Cosa posso fare? Un cittadino moderno mi direbbe: va’ a processo onde ottenere giustizia e persuadere le autorità a restituirti la tua proprietà.

Per prima cosa, l’aggressione da parte del mio potente vicino sarebbe stata considerata un caso strettamente civile, non sarebbe stato coperto dal codice penale. Sarebbe dipeso da me, quale parte civile, fare in modo che il querelato comparisse in tribunale. In altre parole, avrei dovuto andare a prendere l’incriminato nel mezzo del suo esercito privato, arrestarlo, e tenerlo in catene nella mia prigione privata fino al giorno del giudizio. Se questo fosse stato al di sopra delle mie possibilità, il caso non avrebbe mai trovato audizione.

Se, comunque, da vittima fossi riuscito a mettere insieme un esercito, catturare il mio nemico, portarlo a processo e vincere, sarebbe poi stato di mia competenza implementare quella sentenza, se ne fossi stato in grado. Un giudice non poteva sentenziare che il colpevole semplicemente restituisse il maltolto. Lasciando la mia fattoria al proprio destino, il giudice mi avrebbe autorizzato ad impadronirmi dei beni reali e personali del mio avversario e venderli all’incanto, trattenendo una somma pari al valore dato alla mia fattoria dal giudice, e restituendo il resto al mio nemico. Chi avrebbe preso in considerazione il ricorrere ad un sistema giuridico così poco interessato a punire i reati contro il patrimonio?

Ma l’ingiustizia sistematica dell’ apparato legale Romano era accresciuta pure dalla sua sistematica corruzione:

Un nobile Romano (o anche un mero notabile) aveva molto di più in comune con un ‘padrino’ che con un moderno tecnocrate. Arricchirsi attraverso la funzione pubblica non fu mai disdegnato neppure da coloro che avevano assunto l’ufficio di pubblico servitore a coronamento dei propri ideali.

Il funzionario onesto è una peculiarità delle nazioni occidentali moderne. In Roma ogni superiore rubava ai suoi subordinati. Lo stesso avveniva negli imperi Turco e Cinese, dove il baksheesh17 era la regola generale. Ogni funzione pubblica era un racket, quelli in carica ‘estorcevano’ i subordinati, e tutti insieme sfruttavano la popolazione. Questo avvenne sia durante il periodo di maggior fulgore di Roma, quanto durante il suo declino. Anche l’ufficio pubblico meno importante, quale quello dell’usciere o dello scrivano dei tribunali, era venduto dalle persone in carica agli aspiranti candidati, perché ogni posizione portava in dote un reddito garantito in forma di “bustarelle”. La burocrazia antica non era per niente come la nostra. Per millenni i sovrani si affidarono a mafiosi per estorcere tasse e controllare i loro soggetti18.

Perfino le rinomate legioni Romane operavano in questo modo. Lo storico Romano Tacito ci dice che i soldati tradizionalmente corrompevano i loro ufficiali per ottenere l’esenzione dal servizio, e quasi un quarto del personale di ogni reggimento poteva essere trovato ad oziare nelle campagne o perfino a bighellonare intorno alle caserme, provvisto che il loro ufficiale avesse ricevuto la propria tangente. I soldati si procuravano i soldi necessari con furti e dandosi al banditismo o eseguendo i gravami degli schiavi. Se un soldato fosse stato un po’ più ricco degli altri, il suo ufficiale lo batteva e oberava di doveri finché avesse pagato e poi sarebbe stato dispensato.

Cicerone scrisse che il modo di arricchire dei senatori era di saccheggiare le province sotto la propria giurisdizione. Cicerone si gloriava della propria onestà. Dopo aver governato una provincia per un anno, guadagnava l’equivalente di un milione di Euro all’anno, una somma considerata piuttosto piccola dai suoi pari.

Il Mondo Dopo Cristo

Cristo nacque all’interno di questa cultura pagana. Ma il suo regno, come Egli spiegò, mentre era in questo mondo, non era di questo mondo (Giovanni 18:36). Trovava la propria scaturigine, la propria autorità, i propri principi altrove. Al posto del prevalente politeismo della Grecia e di Roma egli insegnò il monoteismo: “Io e mio Padre siamo uno”(Giovanni 10:30). Al posto degli dei peccaminosi e limitati del paganesimo, Cristo rivelò il Dio santo e trascendente, Creatore del cielo e della terra, governatore di tutte le cose. Al posto delle divinità pagane i cui passatempi principali erano violenza, immoralità sessuale e indolenza, Egli insegnò un Dio razionale che pianifica ed opera: “Il Padre mio opera fino ad ora, ed anche io opero” (Giovanni 5:17). Reiterò e spiegò i Dieci Comandamenti con la loro condanna dell’idolatria, dell’uso di immagini e statue nel culto, del linguaggio blasfemo, della mancanza di rispetto per i genitori e della domenica, dell’ozio, dell’omicidio, dell’immoralità sessuale, del furto, della menzogna e della concupiscenza(Matteo 5-7). Ancor più importante della legge, che egli spiegò di nuovo per correggere tutte le male interpretazioni dei giuristi Giudei, Cristo rivelò il Vangelo della giustificazione per fede nella sola giustizia di Dio, il Quale, solo, poteva divinamente trasformare uomini e società. Al posto della nozione pagana che, se gli uomini vogliono possedere la verità, essi devono scoprirla con i loro mezzi, Egli insegnò che Dio, nella grazia, rivela la verità agli uomini, e che la verità rivelata è scritta, cosicché tutti, e non solo i pochi aristocratici, la possono conoscere.

Contro il totalitarismo degli imperi mondiali pagani, Cristo insegnò la limitazione del potere dello stato e la separazione tra Chiesa e Stato: “Date dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Matteo 22:21). Né Cesare, né alcun altro uomo era pontifex maximus. Cristo stesso era la via, la verità, la vita, il solo mediatore tra Dio e l’uomo (Giovanni 14:6; I Timoteo 2:5). Egli negò esplicitamente la teoria politica e la pratica pagana: “Voi sapete che i sovrani delle nazioni le signoreggiano e che i grandi esercitano il potere su di esse, ma tra di voi non sarà così; anzi chiunque tra di voi vorrà diventare grande, sia vostro servo” (Matteo 20:25-26). Cristo richiese che i governanti, sia civili che ecclesiali, servissero, non controllassero la gente. Disegnò un ruolo limitato per il governo civile, non da plasmatore di anime, come nelle filosofie pagane, ma semplicemente da punitore dei criminali. Fondò una chiesa il cui governo era rappresentativo e repubblicano, i cui ufficiali erano eletti dalla gente, e la cui costituzione, la Bibbia, era scritta. Ispirati dalle sue parole i Fondatori Americani fecero i loro progetti per una nuova Repubblica, un governo del popolo, dal popolo e per il popolo19.

I primi cristiani, condannati come stupidi, sciocchi e superstiziosi, da pagani come Celso e Porfirio, non furono uccisi per la loro stupidità, ma perché rigettarono i valori più alti della società pagana: l’adorazione dello Stato totalitario nella persona dell’Imperatore. I cristiani rigettarono Aristotele (Lo Stato è al di sopra di tutti. I cittadini appartengono allo Stato) e credettero a Cristo. Cristo, nel morire per la salvezza di uomini individuali, esaltò entrambi, l’individuo e Dio. Dio è eterno e gli uomini sono immortali, nazioni e sovrani vanno e vengono con rapidità sorprendente, ma le anime degli individui vivono per sempre. Roma non è una città eterna, solo uomini individuali godono la vita eterna.

Cristo insegnò che l’uomo è una creatura di Dio e signore della creazione. Le origini dell’uomo non erano animali ma divine, e la terra era stata fatta per l’uomo. Gli individui erano immortali e ciò che avrebbero creduto e fatto sulla terra avrebbe avuto conseguenze eterne. Dopo la morte essi non sarebbero discesi in qualche terra delle ombre, ma a ciascuno sarebbe stato richiesto di rendere conto della propria vita al proprio fattore e giudice. Tutti gli uomini erano uguali davanti a Dio e alla sua legge, e ciascun uomo sarebbe stato giudicato individualmente. Le classi della società antica: nobili, proletari, schiavi, cittadini, uomini, donne, Giudei, barbari, non avevano alcun significato per Dio. Nella nuova fede cristiana: “Non c’è né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3:28).

Il regno di Cristo cresce solo per persuasione, mai per coercizione, è una repubblica di conoscenza, verità e dottrina, non un impero di dominio, costrizione o violenza, e ci sono voluti secoli perché alcune idee cristiane fossero comprese e credute. Ciò nonostante, come l’angoscioso lamento di Friedrich Nietzsche nel diciannovesimo secolo indica così chiaramente, l’assorbimento di idee cristiane è stato molto diffuso, benché lungi dall’essere completo.

Il Pasticcio Medievale

Se il Vangelo della giustificazione per sola fede fosse stato predicato accuratamente e creduto diffusamente nell’Impero Romano, la storia d’Europa e del Medio Oriente sarebbe stata assai diversa dal primo secolo in poi. Ma non fu così. Il Vangelo fu sovvertito e attaccato nelle chiese stesse perfino prima che morissero gli apostoli, e dopo la loro morte, il legalismo, la nozione che la salvezza provenga dalla fede e dalle opere, divenne il messaggio principale delle chiese. Il risultato fu un corrotto minestrone di idee, alcune dalla Bibbia, molte dalla società pagana, altre elaborate dai filosofi e dai primi teologi della chiesa.

Uno chef del pasticcio medievale fu Origene (182-251), il quale insegnò che Cristo aveva seminato i semi della dottrina cristiana in ogni uomo. Cristo avrebbe sotteso il meglio della cultura Greca, della sua filosofia e della sua etica, proprio come aveva rivelato la Legge ai Giudei. Perciò, concluse Origene, un cristiano non poteva rigettare né l’impero Romano né la cultura Greca. L’uomo che perfezionò questa nozione in occidente (la nozione fu accettata anche in oriente) fu Tommaso d’Aquino (1225-1274), il Dottore ufficiale della Chiesa-Stato Romana, il quale abilmente intesse i detti dei primi teologi con quelli di Aristotele (che Tommaso chiamava con riverenza Il Filosofo) a produrre un intricato sistema d’errore che negava il Vangelo e assicurò che la Chiesa-Stato Romana avrebbe perseguitato tutti quelli che nella sua sfera d’influenza annunciassero l’Evangelo. Tommaso avocava la coercizione di apostati e non credenti, ed esaltò le immagini come aiuti per comunicare con, e per adorare il divino. Adottò la difesa delle immagini Ortodossa proposta da Giovanni Damasceno (675-749), che qualsiasi devozione data ad un oggetto materiale ascende alla realtà spirituale che rappresenta. Fu questa idolatria religiosa dell’immanente, questa religione empirica, terrena, sensuale, che la Riforma abolì in quelle terre dove il vangelo di Gesù Cristo fu creduto diffusamente per la prima volta in secoli.

Malgrado la mistura di poca verità e di molto errore che prevalse nel Medio Evo, alcune idee cristiane ebbero un effetto sulla società civile.

Sotto l’influenza della cristianità, la legge Romana del periodo post-classico riformò le leggi concernenti la famiglia, dando alla moglie maggior eguaglianza davanti alla legge, richiedendo il mutuo consenso di entrambi gli sposi per la validità del matrimonio, rendendo più difficile il divorzio, ed abolendo la potestà di vita e di morte sui propri figli da parte del padre, riformò la legge della schiavitù, dando allo schiavo il diritto di appellarsi al magistrato nel caso il padrone abusasse dei propri poteri e perfino, in qualche caso, il diritto alla libertà se il padrone esercitava crudeltà, moltiplicando i modi di emancipazione degli schiavi, e permettendo ad essi di acquisire diritti imparentandosi con uomini liberi, ed introdusse un concetto generale di equità nei diritti e doveri legali, con ciò allentando la durezza delle prescrizioni generali.20

Le codificazioni della legge Romana che venne con Giustiniano e successivamente, furono dovute alla convinzione che la cristianità richiedeva che la legge fosse sistematizzata quale passo indispensabile alla sua umanizzazione.

Idee cristiane ebbero anche qualche effetto sugli invasori che entrarono a Roma nel 410:

I sovrani dei popoli germanici, Slavi, ed altri popoli Europei durante grosso modo la stessa epoca (dal quinto al decimo secolo) esercitavano la propria podestà su un regime giuridico che consisteva principalmente di costumi tribali primitivi e di regole del clan. È molto più che una coincidenza che i governanti di molti dei maggiori popoli tribali, dall’Inghilterra Anglosassone alla Russia di Kiev, dopo la loro conversione alla cristianità, promulgarono collezioni scritte di leggi tribali ed introdussero varie riforme. Le leggi di Alfredo il Grande (circa 890) cominciano con una recitazione dei Dieci Comandamenti e di stralci della legge Mosaica.

Ma l’impatto della cristianità durante l’Evo Buio e il Medio Evo fu minimo; l’obbiettivo della Chiesa-Stato Romana non era la propagazione del vangelo (di fatto la Chiesa-Stato Romana perseguitò quelli che propagavano il vangelo) ma la costruzione di un cosiddetto impero cristiano: La Cristianità. Parte del biasimo per la Cristianità deve essere attribuito all’Imperatore Costantino.

Costantino: Edificatore della Cristianità

Suggerire, come alcuni storici (e molti altri che scolpiscono la storia con la mannaia) hanno fatto, che Costantino salvò la chiesa cristiana dalla persecuzione è pura fantasia. I cristiani avevano goduto di completa tolleranza nell’Impero Romano a partire dal 260-302. Più importante ancora, i cristiani furono perseguitati dal regime posto in essere da Costantino.

Ciò che stava accedendo alle chiese durante quel periodo è significativo. Peter Brown, uno degli storici antichi più affidabile la pone così:

La conversione di un Imperatore Romano alla cristianità, di Costantino nel 312, potrebbe non essere avvenuta o, se è avvenuta, avrebbe assunto un significato totalmente diverso se non fosse stata preceduta, per due generazioni, dalla conversione della cristianità alla cultura e agli ideali del mondo Romano.21

Brown vede due generazioni di accomodamenti, compromessi, corruzione ed infine conversione delle chiese alla cultura Romana. Ma la mondanità delle chiese cominciò molto prima, perfino prima della morte degli apostoli.

Ciò che l’adozione Costantiniana della Chiesa Cattolica quale espressione della religione dell’Impero significò fu che i vescovi, preso atto che la forma di governo ecclesiale biblico, presbiteriano, era stato abbandonato dalle chiese prima dell’avvento di Costantino, i vescovi ora si unirono ai burocrati a formare la nuova classe di governo nell’Impero22. I vescovi d’Italia divennero gli eredi del Senato Romano, e il vescovo di Roma divenne il successore dell’imperatore. Attraverso tutto l’impero, i vescovi cattolici utilizzarono monaci (asceti comunisti) come terroristi per imporre il proprio governo.

Bande di “vigilantes” monastici, capeggiati da Schenudi di Atripe (morto nel 466) pattugliarono le città dell’Egitto Mediterraneo frugando le case dei nobili pagani in cerca di idoli. Nel Nord Africa, simili monaci errabondi, i Circoncellioni, armati di randelli chiamati ‘Israeli’ scorrazzavano per i grandi poderi, col loro grido di “Gloria a Dio” più temibile del ruggito di un leone di montagna23.

Il vescovo cristiano, riporta Brown, governando ora grandi congregazioni e sostenuto dalla violenza dei monaci, era venuto alla ribalta. L’Imperatore Teodosio commise il bagno di sangue di Tessalonica [il massacro dei residenti della città nel 390] eppure fu annoverato nella storia come Teodosio il ‘Grande’, l’esemplare monarca Cattolico.

Con la sua adozione a Chiesa dell’Impero, la Chiesa Cattolica divenne ricca quanto sanguinaria:

La ricchezza poteva essere usata per coprire i costi di una assoluzione nell’Ultimo Giorno. Dal quinto secolo in poi, questa ricca inondazione scaturì dentro la Chiesa cristiana ‘per la remissione dei peccati’. La crescita della posizione economica della Chiesa fu improvvisa e drammatica: si sviluppò rapidamente come una moderna compagnia assicurativa. Già al sesto secolo, il reddito del vescovo di Ravenna era di 12.000 pezzi d’oro, il vescovo di una piccola città ricavava un salario paragonabile a quello di un governatore provinciale senatoriale24.

Il ben rodato, tradizionale sistema Romano di sfruttamento degli inferiori da parte dei superiori, con tutta la gerarchia a sfruttare il popolo, era stato adottato dalla Chiesa-Stato cattolica. Questo sfruttamento fu possibile solo perché la Chiesa Cattolica aveva già rigettato il vangelo della salvezza per libera grazia. La reiezione del vangelo della giustificazione per sola fede da parte della Chiesa Cattolica rese tutti i susseguenti errori ed atrocità non solo possibili, ma inevitabili.

Costantino non stabilì il cristianesimo come la sola religione legittima dell’Impero (un atto che sarebbe stato anticristiano), egli stabilì la Chiesa Cattolica quale sola chiesa legittima nell’Impero, un differente atto anticristiano.

Alcuni hanno argomentato che l’intenzione iniziale di Costantino fosse la libertà di culto per tutti. L’editto di Milano, promulgato nel 313 assieme all’imperatore Licino, diceva, in parte:

Abbiamo quindi ritenuto una buona misura, e consona a un corretto giudizio, che a nessun uomo sia negata la facoltà di aderire ai riti dei Cristiani, o di qualsiasi altra religione a cui lo dirigesse la sua mente…” Eusebio (263-339), vescovo di Cesarea, riportò un rescritto dell’Editto di Milano mandato ad un governatore provinciale che portava queste parole: “Per un lungo tempo passato abbiamo fatto nostro l’obbiettivo che la libertà di culto non sia negata, ma che ad ogni uomo, secondo le proprie inclinazioni e desideri, sia dato permesso di praticare la propria religione come sceglie. Ogni uomo può avere il permesso di scegliere e praticare qualsiasi religione desideri25.

Quali che siano state le intenzioni di Costantino: riconoscere la libertà di religione o meramente utilizzare la libertà di religione per traghettare dal paganesimo al cattolicesimo quale religione ufficiale dello Stato, la libertà di religione non fu il risultato del suo editto.

Lo stesso anno in cui promulgò l’Editto di Milano, Costantino ordinò al suo prefetto in Africa di perseguitare i Donatisti:

Io considero assolutamente contrario alla legge divina che noi si debba trascurare tali litigi e contenzioni per i quali la più Alta Divinità potrebbe forse essere mossa ad ira, non solo contro la razza umana, ma anche contro me stesso, alla cui cura egli ha, per il suo volere celeste, affidato il governo di tutte le cose terrene. Poiché io sarò realmente e pienamente capace di sentirmi sicuro e di sperare sempre nella prosperità e nella felicità per la pronta benevolenza del Dio Altissimo, solo quando vedo tutti venerare il Dio Altissimo nell’appropriato culto dalla Religione Cattolica con armoniosa fratellanza di adorazione.

Costantino non stabilì il cristianesimo, perché Costantino, molto francamente, non sapeva cosa il cristianesimo fosse. La leggenda di Costantino, che Costantino stesso promosse, dice che prima della battaglia di Ponte Milvio, egli ebbe la visione di una croce, ma i pagani Romani avevano avuto visioni per secoli. Infatti, questa non fu la prima visione che Costantino ebbe visto. Egli aveva precedentemente veduto Apollo, il quale gli aveva garantito le sue precedenti vittorie militari. Ma ad una festa a conclusione del Concilio di Nicea (che egli stesso aveva convocato) nel 325, Costantino ne diede per la prima volta pubblicamente notizia, 13 anni dopo il fatto; ed Eusebio, il suo ossequioso biografo, ce l’ha riportato:

L’Imperatore ha detto che intorno al mezzogiorno, quando il giorno cominciava ormai a declinare, egli vide con i propri occhi nel cielo sopra il Sole una croce fatta di luce, e che ad essa era attaccata un’iscrizione che diceva: ‘con questo vinci’. A quella vista, egli disse, fu colto da stupore lui e le sue truppe che lo stavano accompagnando nel suo viaggio e che videro il miracolo. Egli disse, inoltre, di aver dubitato in se stesso circa il valore che questa apparizione potesse avere. E che mentre continuava a riflettere e a ragionare sul suo significato, la notte sopravvenne improvvisamente; allora, mentre dormiva, il Cristo di Dio gli apparve con lo stesso segno che aveva veduto in cielo, e gli comandò di fare un’immagine di quel segno che aveva visto in cielo, e di usarla come protezione [portafortuna; JR] in tutti i combattimenti coi suoi nemici. All’alba del giorno, egli si alzò e comunicò la meraviglia ai suoi amici; e poi, radunati gli orafi e i lavoratori di pietre preziose, sedette in mezzo a loro e descrisse loro la figura del segno che aveva visto, richiedendo che la rappresentassero in oro e pietre preziose. E questa rappresentazione ho avuto io stesso l’opportunità di vedere.26

Se realmente Costantino avesse visto o avesse udito qualche cosa, fu una visione e una voce demonica, non un oracolo da Dio. Brown ci dice che dopo la sua conversione, il primo imperatore Cristiano accettò onori pagani dai cittadini di Atene. Saccheggiò l’Egeo di statue classiche pagane per adornare Costantinopoli. Trattò un filosofo pagano da collega. Pagò le spese di viaggio di un sacerdote pagano che visitò i monumenti pagani d’Egitto. Sol Invictus, il dio Sole pagano, fu onorato sulle monete di Costantino fino al 321.

Questo è l’uomo che ha ricevuto il credito di aver fatto del cristianesimo la religione dell’Impero, ma Costantino, non sapendo egli stesso cosa fosse il cristianesimo, si volse ai vescovi Cattolici, i quali gli diedero le risposte più svariate. Ciò era per lui intollerabile. E per quella ragione, Costantino radunò concili nel tentativo di unificare teologicamente l’impero, proprio come l’aveva unificato militarmente nel 324 quando sconfisse Licinio, il suo ultimo rivale per il potere. I concili si riunirono in ottemperanza ai suoi ordini e di quelli di imperatori successivi, e le formulazioni dei credi dal quarto secolo in avanti divennero formulazioni approvate dall’Imperatore Romano. Tutti quelli che dissentivano venivano esiliati dall’Impero, o puniti in modi più dolorosi.

Nel 324, dopo aver sconfitto Licinio, Costantino si proclamò capo della Chiesa cattolica e convocò vescovi a Nicea per un concilio nel quale egli stesso avrebbe presieduto. Duecentocinquanta obbedirono. In un altro appello scrisse: tale è la considerazione che ho per la legittima Chiesa Cattolica che desidero non lasciate in nessun luogo alcun scisma o divisione.

Non solo l’Imperatore non avrebbe permesso alcun dissenso (poiché doveva esserci unità di dottrina pari all’unità politica dell’Impero), egli cominciò pure a sovvenzionare la Chiesa Cattolica.

Poiché ho deciso che in tutte le province, vale a dire Africa, Numidia e Mauretania, alcuni indicati ministri della legittima e santissima Religione Cattolica debbano ricevere contributi per coprire le spese, ho mandato una lettera ad Ursus, l’Eminente Ministro delle Finanze in Africa, informandolo che deve provvedere al trasferimento in favore di Vostra Eminenza [Ceciliano, vescovo di Cartagine] di 3000 folles in contanti [una somma enorme JR]. Il Vostro compito, al ricevimento di questa somma di denaro sarà di assicurarvi che venga distribuito tra le persone sopra indicate secondo le modalità indicateVi da Hosio [vescovo di Cordova e consulente religioso di Costantino]. Se successivamente vi troverete ancora a corto di mezzi per ottemperare alle mie intenzioni a questo riguardo rispetto a tutti loro, non dovrete esitare a chiedere a Heraclide il nostro tesoriere qualsiasi cosa riterrete necessaria. Gli ho dato ordine personalmente che se Vostra Eminenza gli chiedesse qualsiasi somma, deve fare in modo che vi sia trasferita senza far questioni.27

Nel 315 Costantino promulgò un editto che rendeva criminale per un Giudeo fare proseliti. Il suo obbiettivo in tutto questo era di assicurarsi che il corretto culto della Religione cattolica fosse osservato in tutto l’Impero: Alla faccia del permesso ad ogni uomo di praticare la propria religione che avesse scelto. Un secolo più tardi, un giudeo che facesse proselitismo era punibile con la morte.

Roma Papale

Quindici secoli dopo la nascita di Cristo, poco era cambiato in Europa Occidentale eccetto i nomi degli dei adorati. L’Europeo Occidentale del quindicesimo secolo viveva ancora in un mondo incantato, un mondo di magie e miracoli.

Al posto delle dodici divinità dell’antica Roma, c’era il culto dei dodici apostoli, le cui reliquie potevano curare malattie, controllare la meteorologia, e infliggere mali ai loro oppositori.

Al posto delle divinità dipartimentali di Roma antica, c’erano i Santi dipartimentali di Roma papale.

Al posto del culto di Diana, regina dei cieli, c’era il culto di Maria, Regina dei Cieli.

Le festività, le processioni, i sacrifici, e i riti continuarono; le apparizioni, i pellegrinaggi, le reliquie e i capitelli rimasero; le sfide gladiatorie furono sostituite dall’autodafé28 nelle quali i religiosi cantavano i Salmi e pregavano la liturgia. Laing scrisse:

…benché ci sia una differenza notevole nel carattere degli esseri soprannaturali che nel quarto secolo succedettero alle innumerevoli funzioni dei vecchi spiriti dipartimentali, c’è poco o niente di cambiato nell’atteggiamento mentale.

Ci viene detto che i fondatori della Chiesa-Stato Cattolica:

…erano profondamente interessati di conquistare alla fede i pagani, ed ebbero successo. Ma senza dubbio un elemento del loro successo fu l’inclusione nel loro sistema della dottrina della venerazione dei Santi. Sembra che abbiano avuto la sensazione che per poter fare qualche progresso fosse loro necessario pareggiare lo sciame di spiriti a disposizione dei pagani con una moltitudine di prodigiosi Santi e Martiri. Quanto fossero stati disposti a concedere è indicato dall’atteggiamento favorevole che mostrarono alla venerazione pagana di Virgilio che ammontava quasi ad una deificazione. I santi succedettero al culto dei morti proprio come avevano succeduto al culto delle divinità dipartimentali e degli idoli penati. Racconti di miracoli operati da esseri umani erano comuni tra gli antichi romani ed erano accolti dalla grande massa di gente senza remore. I [Romani] cristiani si adattarono all’attitudine pagana. Agli operatori di miracoli dei pagani fecero corrispondere i Santi operatori di prodigi; e col loro successo il numero dei miracoli crebbe. La sacralità delle reliquie, ben stabilita com’era già tra i pagani, acquisì maggiore auge in tempi cristiani [medievali] e le fu dato un grado d’enfasi che non aveva mai avuto prima d’allora. Come gli eroi deificati e gli imperatori dell’epoca pagana, i santi furono onorati con altari, edifici sacri, incenso, luci, inni, offerte ex-voto, festività con illuminazioni e grande ilarità, preghiere ed invocazioni. I santi divennero divinità intermedie29.

Uno storico Cattolico Romano descrisse la religione nell’Europa della prima parte del sedicesimo secolo con queste parole:

Nel 1509, quando nacque Giovanni Calvino, la Cristianità Occidentale condivideva ancora una comune religione d’immanenza. Il cielo non era mai troppo lontano dalla terra. Il sacro era diffuso nel profano, lo spirituale nel materiale. Il potere divino, incorporato nella chiesa [Romana] e nei suoi sacramenti, giungeva giù attraverso innumerevoli punti di contatto per farsi sentire. Per perdonare o punire, per proteggere contro le furie della natura, per guarire, per calmare, e per operare ogni sorta di prodigi. I preti potevano assolvere adulteri ed assassini, o benedire campi e bestiame. Durante la loro vita, i Santi potevano impedire ai fulmini di colpire, ridare la vista ai ciechi, o predicare ad uccelli e pesci. Liberati dalle limitazioni di tempo e spazio, potevano fare ancor di più dopo la morte attraverso immagini e reliquie. Un pio sguardo alla statua di san Cristoforo al mattino, forniva protezione da malattia e morte per tutto il giorno. La sepoltura secondo la pratica di san Francesco aumentava le prospettive per l’al di là. Un pellegrinaggio a Santiago, dove il corpo dell’apostolo Giacomo era stato deposto dagli angeli, o a Canterbury poteva far camminare uno storpio o accelerare il rilascio di un’anima dal purgatorio. La carta geografica d’Europa pullulava di luoghi santi; la vita pulsava con l’aspettativa del miracoloso. Nella mente popolare e in molto dell’insegnamento ufficiale della Chiesa [Romana], quasi ogni cosa era possibile. Si poteva perfino mangiare la carne del Cristo risorto in una cialda consacrata.30

Molto della religione tardo Medievale era magico, e la differenza tra ecclesiastici e maghi si trovava meno in ciò che dichiaravano di essere in grado di fare che nell’autorità su cui erano fondate le loro dichiarazioni. Ciò è illustrato dal crocifisso che ‘controllava’ il meteo a Tallard. La religione tardo-medievale dimostrava una quasi irreprimibile necessità di localizzare il potere divino, renderlo tangibile e metterlo sotto controllo.

La Riforma Cristiana

Le vestigia della religione Romana

Bisognò attendere la Riforma Cristiana del sedicesimo secolo perché il vangelo di Gesù Cristo liberasse l’Europa Occidentale dal miscuglio di superstizioni del paganesimo e della Chiesa Romana che erano prevalse durante il Medio Evo. (L’Oriente non ebbe mai una Riforma, e in larga parte è caduto preda dell’Islam) La letteratura religiosa popolare nel quindicesimo secolo era quasi interamente devota al culto di Maria e dei santi. Per quanto concerne la letteratura meno popolare e più accademica, uno storico registrò che dopo 50 anni di una vita di diligente ricerca, non aveva trovato da nessuna parte, nel quindicesimo secolo, una sola difesa della salvezza per sola fede o per solo affidamento nelle opere esterne e nelle indulgenze; in ogni dove la salvezza era piuttosto concepita come provenire solo dalla penitenza più sincera, dall’attivo auto-miglioramento, e dal riconoscimento della grazia di Dio31. Fu questa religione ibrida: fede-opere, che la Riforma Cristiana del sedicesimo secolo abolì in molta dell’Europa occidentale.

Chiesa e Stato, Separati e Riformati

Il coraggioso rifiuto di Martin Lutero di questa religione di fede-opere nel nome della Rivelazione scritta, della logica, e della libertà, pose il fondamento teologico necessario per l’emergere di una società civilizzata, umana, libera dall’antico e medievale paganesimo della cristianità. Il risultato fu libertà religiosa e le sue figlie: libertà politica, civile ed economica.

Il primo principio della Riforma fu la rivelazione proposizionale, divina, non contraddittoria. Questo si nota chiaramente nella dichiarazione di Lutero al suo processo davanti agli ufficiali della Chiesa Stato Romana riuniti, la Dieta di Worms, nell’aprile del 1521:

A meno che non venga convinto da testimonianze delle scritture o da ragioni evidenti ; poiché non confido né nel Papa, né nel solo Concilio, poiché è certo che essi hanno spesso errato e contraddetto loro stessi, sono tenuto saldo dalle scritture da me addotte, e la mia coscienza è prigioniera dalla parola di Dio, ed io non posso ne voglio revocare alcunché, vedendo che non è sicuro o giusto agire contro la coscienza.32

La Riforma cominciò rigettando la contraddizione logica, non abbracciandola. I papi e i concili non avevano autorità e non potevano averla perché si erano contraddetti. Diversamente da molti teologi cristiani che ci esortano ad abbracciare contraddizione, paradosso, tensione, antinomia e mistero quali segni e modelli della verità divina, Lutero comprese chiaramente che una Parola da Dio autoritativa deve essere chiara e non contraddittoria33

Lutero semplicemente echeggiò l’apostolo Paolo: Se infatti la tromba dà un suono sconosciuto, chi si preparerà alla battaglia? (1Corinzi 14:8). Col suo rifiuto delle fonti contraddittorie, Lutero spazzò via secoli di pio religioso nonsenso.

Ma la Riforma non si fondò semplicemente sul rifiuto della contraddizione; si fondò sulla Sacre Scritture, cioè la rivelazione scritta di Dio. La Bibbia sola è la rivelazione di Dio non contraddittoria, e Dio ha messo per iscritto tutta la sua rivelazione. Lutero enfatizzò talmente quest’idea che essa divenne nota come lo Schriftprinzip: il principio della scrittura. Qui ci sono alcune dichiarazioni di Lutero di questo principio fondamentale, che egli chiama un assioma ed un primo principio:

Noi intendiamo gloriarci in nient’altro che la Sacra Scrittura, e siamo certi che lo Spirito Santo non può opporre e contraddire se stesso.

Ho imparato a sostenere l’inerranza della sola Sacra Scrittura. Tutti gli altri scritti che ho letto, per quanto eruditi o santi, non considero che ciò che dicono sia vero a meno che non provino che è vero per mezzo della Scrittura o della ragione.

Accantonando tutti gli scritti umani, dovremmo lavorare di più e più persistentemente sulla sola Sacra Scrittura. O ditemi, se lo potete, chi sia il giudice finale quando le dichiarazioni dei padri si contraddicono. In questo caso il giudizio della Scrittura deve dirimere la questione, il che non può essere fatto se non diamo alla Scrittura il primato perché essa [la Bibbia] è in se stessa la più certa, la più facilmente compresa, la più chiara, il proprio interprete che approva, giudica e illumina tutte le dichiarazioni degli uomini. Perciò, nulla, eccetto le parole divine, devono costituire il primo principio per i cristiani; tutte la parole umane sono conclusioni tratte da esse e devono essere ad esse ricondotte e da esse approvate.

La Scrittura stessa, sola, è la fonte di ogni saggezza.

E perfino negli scritti dei Padri non dovremmo accettare nulla che non sia in accordo con la Scrittura. La sola Scrittura deve rimanere il giudice e il metro di tutti i libri.

Ora, lo Schriftprinzip ebbe effetti profondi e rivoluzionari sia sul pensiero che sulla società. Riconoscendo lo statuto unico, assiomatico della Sacra Scrittura, Lutero de-divinizzò tutti gli altri scritti e tradizioni. Poiché non erano divinamente ispirati, non erano di alcuna autorità nella chiesa. Questo liberò i cristiani d’occidente dalla tirannia ecclesiastica che aveva signoreggiato su di loro per più di un millennio. La libertà del cristiano divenne lo slogan della Riforma, e la prima di tutte le libertà fu la libertà dalle imposizioni dei capi religiosi.

Col riconoscimento che un testo, i 66 libri della Bibbia ispirati da Dio, come 2 Timoteo 3:16 dice, è l’assioma cristiano, la presa di coscienza di Lutero produsse cambiamenti rivoluzionari nella società tutta. La Chiesa cristiana fu ora sottoposta al governo della legge piuttosto che al governo di uomini. Quella legge, la Parola di Dio scritta nella sua interezza, era pubblica, permanente, non soggetta a cambiamento, auto-interpretante, e intesa ad essere capita e creduta da tutti i cristiani. Ciò implicò molte cose, alcune delle quali furono:

  1. Ogni uomo doveva leggere la Parola di Dio da sé. Lutero non si stancò mai di indicare che le lettere del Nuovo testamento sono indirizzate a tutti i cristiani, non ad una elite, e che il lettore deve farsi un proprio giudizio, non fare affidamento sui capi religiosi che gli dicano cosa pensare, ma solamente sulla Scrittura per sua interpretazione di se stessa.

  2. Questo, a sua volta, richiese una popolazione letterata, ed è perciò che un’educazione universale, non elitaria, divenne una delle riforme sociali più importanti che siano sbocciate dalla Riforma.
  3. Gli ufficiali ecclesiastici erano portatori solamente di autorità delegata, ministeriale, e Cristo per mezzo della sua Parola, la Bibbia, delega quell’autorità. Se avessero ecceduto quell’autorità, le loro decisioni non sarebbero state vincolanti per la coscienza.
  4. Sia gli ufficiali che le istituzioni dovevano essere giudicate dal normale e ordinario cristiano per quanto riguarda: se stessero obbedendo la Scrittura o eccedendo l’autorità loro data dalla Scrittura. I Riformatori si appellarono frequentemente a passi quali Atti 17:11; 1 Corinzi 10:15 e 1Corinzi 14:29, nei quali ai cristiani ordinari è comandato di giudicare e sono encomiati per aver giudicato le parole degli apostoli con la parola divinamente ispirata della Scrittura.
  5. L’intera rivelazione di Dio è stata scritta nei 66 libri della Bibbia, alla quale nulla può essere aggiunto, né da ecclesiastici adducendo alla tradizione antica né da entusiasti adducendo a nuove rivelazioni.

La rivoluzione per prima compiuta nelle chiese non poté essere quivi confinata, ma si sparse velocemente al governo civile. Non solo ci fu una riduzione del potere delle chiese nelle società Protestanti, ma anche una riduzione della misura e delle attribuzioni del governo. Per esempio, Steven Ozment riporta che, quando la Riforma fu consolidata a Rostock nel 1534, non solo essa mise fine ai privilegi del clero, ma anche il governo accordò di ridurre il proprio numero di un terzo e di sottoporre un dettagliato resoconto annuale34. Karl Holl, Professore di Storia della Chiesa all’università di Berlino (1906-1926), scrisse: è stata la Riforma a porre per prima dei limiti rigidi al potere assoluto dello Stato35.

L’individuo, per la prima volta nella storia umana, fu ampiamente riconosciuto come la diretta creazione di Dio, come l’immagine di Dio e come il redento da Dio. Holl scrisse che la scoperta della dottrina della giustificazione elevò l’indipendenza dell’individuo. Fu la persona individuale, l’anima umana, ad essere stata liberata dalla tirannia pagana e medievale attraverso la Riforma, e da quella libertà sgorgò una società libera, umana e civilizzata.

Harold Berman arguì che

La chiave del rinnovamento del diritto in occidente, dal sedicesimo secolo in avanti fu il concetto protestante del potere dell’individuo, per grazia di Dio, di cambiare la natura e di creare relazioni sociali nuove attraverso l’esercizio del proprio volere. Il concetto Protestante della volontà individuale divenne centrale allo sviluppo delle moderne leggi concernenti la proprietà e il contratto. La natura divenne proprietà. Le relazioni economiche divennero contratti. I diritti relativi a proprietà e a contratti, in questo modo creati, furono considerati sacri ed inviolabili fintanto che non contravvenivano la coscienza. E così, la secolarizzazione dello stato, nel senso ristretto della rimozione da esso del controllo ecclesiastico, fu accompagnato da una spiritualizzazione e perfino una santificazione della proprietà e del contratto36.

Dopo Lutero venne Calvino. Il calvinismo ebbe effetti profondi nello sviluppo della legge occidentale, e specialmente sulla legge Americana. I Puritani portarono avanti il concetto Luterano della santità della coscienza individuale37 e anche, in giurisprudenza, la santità della volontà umana come si rifletteva nei diritti di proprietà e di contratto. Puritani del diciassettesimo secolo, inclusi uomini come John Hampden, John Lilburne, Walter Udall, William Penn ed altri, con la loro disobbedienza alle leggi Inglesi, gettarono le fondamenta per la legge Inglese e Americana dei diritti civili e delle libertà civili come espresse nelle nostre rispettive costituzioni: liberà di parola e di stampa, libertà di esercitare la propria religione, i privilegi contro l’auto-incriminazione, l’indipendenza della giuria dai dettami giudiziali, il diritto di non essere carcerati senza causa, e molti altri tali diritti e libertà38.

La Riforma riconobbe inoltre la distinzione che Cristo fece tra Dio e Cesare (una distinzione che era stata negata o offuscata nelle società antiche e medievali sia a oriente che a occidente), e separò le istituzioni della Chiesa e dello Stato. Lo Stato non ha ricevuto la sua autorità dalla Chiesa o attraverso la Chiesa; in Romani 13, Paolo insegnò che il governo civile ha ricevuto la sua autorità direttamente da Dio, non dal papa, e che la Chiesa non ha ricevuto la sua autorità dallo Stato o attraverso lo Stato; Cristo aveva indicato un governo per la Chiesa, con ufficiali ed autorità sue proprie, separate e distinte dal governo civile. La Chiesa era una istituzione completa già nel primo secolo, non una che fu completata solo grazie all’ascensione al potere di Costantino nel quarto secolo.

Sviluppo Economico

Furono le nazioni sulle quali la Riforma aveva maggiormente influito che per prime posero fine alla schiavitù e alla servitù della gleba, non meramente perché riconobbero la libertà del cristiano e il sacerdozio di tutti i credenti, ma anche perché si resero conto che tutti gli uomini sono stati creati ad immagine di Dio, e che nessun uomo è per via naturale inferiore ad un altro. La Riforma provocò una rivoluzione nel pensiero concernente la dignità del lavoro, e il lavoro diventò una vocazione, le buone opere diventarono quei compiti svolti nel compimento della vocazione personale, piuttosto che sgranare il rosario, accendere candele, o acquistare indulgenze. Il risultato fu un aumento esponenziale delle attività economiche che trasformarono le nazioni Protestanti, facendo di esse le più prospere, inventive, e potenti nazioni sulla terra.

Nel diciannovesimo secolo era lapalissiano che le differenze politiche ed economiche tra nazioni erano dovute alle loro diverse religioni. Nel 1845, Charles Dickens, descrivendo la nuda e cruda differenza tra un cantone Svizzero Protestante e uno Cattolico, scrisse:

Sul lato Protestante, pulizia, allegrezza, industriosità, educazione, continua aspirazione a cose migliori. Sul lato cattolico, sporcizia, malattia, ignoranza, squallore e miseria. Ho osservato così costantemente le evidenze di ciò fin dal mio arrivo, che ho il triste presentimento che la religione dell’Irlanda stia alla radice dei suoi dolori39.

Un profondo conoscitore di storia dell’economia della seconda metà del secolo scorso ha riportato di non aver trovato nessun, ripeto nessun, scrittore, cattolico o non cattolico, che abbia seriamente messo in discussione l’affermazione che la nazioni Protestanti siano state generalmente più prospere di quelle cattoliche. Anche prima che Max Weber scrivesse “L’Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo” c’era un assenso quasi universale che ci fosse stata una stretta associazione storica tra il Protestantesimo e lo sviluppo del capitalismo nelle sue forme moderne40.

Uno storico della prima metà del secolo scorso ha elencato sei modi in cui il Protestantesimo fece nascere la libertà e la prosperità in Europa Occidentale:

  1. Il Protestantesimo permise all’intelletto di dedicarsi alle attività secolari, non solo a quelle religiose.

  2. Il Protestantesimo portò l’educazione alle masse;
  3. Il Protestantesimo non incoraggiò l’indolenza, l’avversione o il disdegno del lavoro come fece il Cattolicesimo Romano;
  4. Il Protestantesimo sostenne la causa dell’indipendenza e della responsabilità individuale;
  5. Il Protestantesimo creò un tipo più alto di moralità;
  6. Il Protestantesimo promosse la separazione tra la Chiesa e lo Stato41.

Non era nelle intenzioni di Lutero la formazione di una nuova civiltà; all’inizio della Riforma, egli non contemplò nemmeno di organizzare una nuova Chiesa, tanto meno una nuova società. Ma una nuova civiltà era nell’intenzione di Dio. Il primo interesse di Lutero fu la salvezza eterna della propria anima, e Dio trasformò il suo terrore in gioia mostrandogli, dalla Scrittura, la dottrina dell’imputazione della perfetta giustizia di Cristo ricevuta per sola fede. Quella dottrina era insegnata in modo particolarmente chiaro nelle lettere di Paolo ai Romani e ai Galati.

Nel sedicesimo secolo, Dio fece sì che il vangelo della giustificazione per sola fede fosse predicato e creduto in lungo e il largo in Europa occidentale, usando Lutero, Calvino e molti altri per compiere il suo proposito di edificare il suo regno. Poiché il vangelo fu creduto estesamente, Dio benedì i credenti d’Europa occidentale e d’America al di là di quanto avrebbero potuto immaginare, e le sue benedizioni tracimarono nella società in generale, creando ciò che noi oggi chiamiamo la civiltà occidentale. Cristo l’aveva promesso nel Sermone sul Monte:

Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 

E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un solo cubito? Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano;eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi o uomini di poca fede?

Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose, il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

Tutte queste cose, le cose che chiamiamo la civiltà occidentale, furono aggiunte ai cristiani europei e americani, ad un grado storicamente senza precedenti, proprio come Cristo le aveva promesse. E furono aggiunte perché le loro priorità erano giuste: cercarono prima il regno di Dio e la sua giustizia imputata, non la loro propria giustizia o prosperità.

Giudea contro Roma

Lutero rigettò gli errori di Costantino e dei suoi successori nelle Chiese Cattolica e Ortodossa. Egli scrisse:

È con la Parola che dobbiamo combattere, con la parola dobbiamo rovesciare e distruggere ciò che è stato istituito con la forza. Non userò la forza contro i superstiziosi e gli increduli. Nessuno deve essere costretto. La libertà è la vera essenza della fede. Discuterò, predicherò e scriverò, ma non costringerò nessuno, poiché la fede è un atto volontario. La Parola di Dio dovrebbe essere lasciata operare da sola, senza il nostro lavoro o interferenza. Perché? Perché non è in mio potere modellare i cuori degli uomini come il vasaio modella la creta. Non posso andare al di là delle loro orecchie; i loro cuori non li posso raggiungere. E poiché non posso mettere la fede nei loro cuori, io non posso, né dovrei, forzare alcuno ad avere fede. Quella è opera di Dio solo. Noi dobbiamo predicare la Parola, ma i risultati devono essere lasciati solamente alla buona decisione di Dio.

A dispetto dell’enorme progresso fatto in Europa occidentale e negli Stati Uniti fin dal sedicesimo secolo, un risorgere del paganesimo antico e medievale ora minaccia la civiltà occidentale. Il paganesimo di Roma papale ha fatto un inaspettato ritorno nel ventesimo secolo, e anche l’antico paganesimo Romano è in ascesa. Tra i moderni filosofi il tedesco Friedrich Nietzsche ha chiaramente compreso la rivalutazione di tutti i valori [pagani] che il cristianesimo rappresenta. Nel suo Genealogia della Morale, Nietzsche ha scritto:

Il simbolo di questa lotta, scritto in caratteri che sono rimasti finora leggibili al di là di tutta la storia umana, è ‘Roma contro la Giudea, la Giudea contro Roma’. Non c’è stato finora nessun avvenimento più grande di questa lotta, della sollevazione di questo problema, di questa contrapposizione di mortale inimicizia…a ragione si ha il diritto di collegare la salvezza e l’avvenire del genere umano alla signoria assoluta dei valori aristocratici, dei valori romani.42

Nietzsche negò che l’uomo sia ad immagine di Dio:

Noi non facciamo più [dopo Darwin] derivare l’uomo dallo ‘spirito’ o dalla ‘divinità’, lo abbiamo ricollocato indietro tra gli animali…L’uomo non è per nulla la corona della creazione, ogni essere vivente gli sta a fianco allo stesso livello di perfezione.

Anticipando il movimento neopagano ambientalista del ventesimo secolo, Nietzsche dichiarò:

Il nostro intero atteggiamento verso la natura, il modo in cui la violiamo con l’aiuto di macchine e l’incurante inventività dei nostri tecnici ed ingegneri, è di superbia…

Il paganesimo anticristiano, anti-capitalista, aristocratico di Nietzsche fu un fattore nell’eruzione del paganesimo politico ed economico del ventesimo secolo. Egli diede il benvenuto a tutti i segnali che un’epoca più maschia e più bellicosa stesse per cominciare, un’ epoca che, più di tutto, onorerà di nuovo il ‘valore’.

Quell’epoca bellicosa è cominciata nel ventesimo secolo, e non mostra segni che terminerà nel ventunesimo. Anzi, nel ventesimo secolo al risorgimento delle medievali religioni del Cattolicesimo, Ortodossismo, Giudaismo ed Islam viene aggiunto il risveglio del paganesimo antico. Dio solo può prevenire il loro sanguinario trionfo, e se lo fa, lo farà col mezzo che ha sempre svergognato il mondo. Farà in modo che ancora una volta il vangelo della giustificazione per sola fede sia estensivamente predicato e creduto. Ma quale che possa essere il piano di Dio per il nostro immediato futuro, sanguinose guerre di religione tra false religioni, o l’emergere di una civiltà pacifica, libera ed umana attraverso la diffusa predicazione e adesione al vangelo, possiamo essere certi che il suo regno continuerà a crescere, proprio come ha promesso per mezzo del suo profeta Daniele, 2600 anni fa, non con mani umane, ma per la sua sola giustizia.


NOTE

1 The Roman Empire, Volume 16, 380-381

2 Nel mondo antico « Una gran parte della forza lavorativa operava sotto varie forme di costrizione non economica; per un lungo periodo e in vaste parti del territorio i mortali combattimenti tra gladiatori erano la forma più popolare di intrattenimento tanto per le elite che per le masse; il brigantaggio, la pirateria e le rappresaglie erano spesso incoraggiate se non perfino praticate dal governo ‘civile’» (M.I. Finley, Ancient Story, New York 1987, 70-71)

3 Gordon J. Laing, Survivals of Roman Religion

4 Lecky, History of European Morals

5 Robert Parker, Greek Religion, Oxford History of the Classical World 1986, 261

6 Ramsey MacMullen and Eugene N. Lane, editors, Paganism and Christianity 100-425 C.E.Minneapolis, 1992, 164-165

7 MacMullen and Lane, 74-75

8 Oswyn Murray, Life and society in Classical Greece, The Oxford History of the Classical World, New York, 1986

9 Finley, p. 68

10 Lecky, I, 127

11 Murray, 216

12 E.G. Weltin, Athens and Jerusalem, Atlanta, 1987, 34.

13The Ancient City, 1901, 222-223

14 Lecky, II, 9-11

15 Murray, 229

16 Paul Veyne, The Roman Empire. A History of Private Life, Cambridge, 1987, 166

17 Pizzo, Bustarella,Tangente.

18 Veyne, 167, 97-98, 100

19 Queste parole sono notoriamente di Abramo Lincoln, ma egli le prese in prestito da John Wycliffe, che scrisse la sua traduzione della Bibbia nel 14° secolo: «Questa Bibbia è per il governo del popolo, dal popolo e per il popolo». Un solenne monito agli autocrati sia civili che ecclesiastici.

20 Harold Berman, The Interaction of Law and Religion, London, 1974, 53

21 Peter Brown, The World of Late Antiquity, A.D. 150-750. London and New York, 1971, 82

22 Così anche Montanelli: Storia di Roma, Feltrinelli 1969 p. 511

23 Ibid. 104

24 Ibid. 109

25 Eusebius, The History of the Church, Book 10, § 5

26 Eusebius, Life of Costantine, Book 1 § 30

27 Eusebius, The History of the Church, Book 10, § 5

28L‘autodafé, o auto da fé o sermo generalis, era una cerimonia pubblica, facente parte in particolare della tradizione dell‘Inquisizione spagnola, in cui veniva eseguita, coram populo, la penitenza o condanna decretata dall‘Inquisizione

29 Laing, 8-9, 83, 120-121

30 Carlos Eire, War Against the Idols: The Reformation of Worship from Erasmus to Calvin, Cambridge, 1986, 1, 11.

31 Steven Ozment, The Reformation in the Cities, Yale, 1975, 16

32 Philip Schaff, History of the Christian Church, Volume VII, The German Reformation, 304-305

33 L’elenco di teologi e scuole di pensiero che insegnano questo è lungo: si va dai Neo-Ortodossi (Karl Barth) passando per i mistici di ogni genere ai proponenti della teologia negativa e analogica, inclusi i Tomisti (Tommaso d’Acquino).

34 Ozment, 122

35 The Cultural Significance of the Reformation, 1911, 53

36 Berman, 64-65

37 «Lutero istituì pure la libertà di coscienza, la cui difesa egli rese un obbligo individuale, e un principio razionale per lo stato… Il principio basilare di Lutero venne raccolto dai suoi seguaci. Venne osservato alla prima vera opportunità che si presentò, la visita all’Elettorato di Sassonia nel 1527-28. In questa occasione l’Elettore rinunciò esplicitamente alla forzata adesione di ogni suddito alla sua fede… Questa evenienza in un piccolo territorio tedesco ebbe un significato storico generale. Fu una rottura con una tradizione di più di mille anni…» (Holl, 54) Così la Riforma cominciò a riparare agli errori di Costantino

38 Berman, 66,67

39 Lettera a Mr. Foster citata in Ernest Phillips, Papal Merchandise, London, n.d., 169-170.

40 Jacob Viner, Religious Thought and Economic Society, Durham, 1978, 182, 185

41 Felix Rachfahl, Kapitalismus und Kalvinismus, 1909

42 Friedich W. Nietzsche Genealogia della Morale RCS Libri SpA Milano 1997; p.87.

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