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La Rivelazione Naturale È Sufficiente per Governare la Cultura? [1]

di John M. Frame

La domanda nel titolo mi sembra centrale nell’attuale discussione nel campo riformato tra chi segue la lezione di Kuyper e e chi quella di  Kline. I kuyperiani sostengono che la Scrittura governa tutti gli aspetti della vita umana, compresa la cultura e il governo. [2] I klineiani [3] credono che la politica e la cultura generale siano governate dalla rivelazione naturale e dalla grazia comune.[4]  Secondo quest’ultima prospettiva, i cristiani non dovrebbero forzare principi distintamente biblici sulle istituzioni della società; piuttosto, dovrebbero attirare l’attenzione della gente sulle richiesta della legge naturale, le implicazioni etiche della rivelazione naturale.

Credo che questa posizione sia sbagliata, per i seguenti motivi:

1. La rivelazione naturale non era sufficiente prima della caduta di Adamo. Perfino in Paradiso, come diceva Cornelius Van Til, i nostri primi genitori impararono la verità, non solo dalla rivelazione di Dio nella creazione mediante i loro sensi e ragione, ma anche dalla voce divina stessa. Secondo Gen. 1: 28-30, Dio non ha lasciato che i nostri primi genitori scoprissero la sua volontà da soli, considerando la rivelazione naturale. Piuttosto, ha parlato loro con le sue stesse parole, dando loro il compito fondamentale della loro esistenza. In effetti, è questo passaggio, spesso chiamato il “mandato culturale”, che definisce la cultura per il popolo di Dio.

Diede loro ulteriori parole divine in Genesi 2: 16-17. Adamo ed Eva avevano la responsabilità di interpretare la rivelazione naturale in accordo con le parole udibili che Dio aveva loro detto. Le parole pronunciate da Dio funzionavano come un criterio per la verità di qualsiasi interpretazione della rivelazione naturale con cui fossero venuti in contatto.

2. La rivelazione naturale non è sufficiente dopo la caduta. A differenza dell’Adamo non caduto, l’uomo caduto cerca di governare la sua vita con la sua presunta-autonoma conoscenza della rivelazione naturale, senza obbedire alle parole udibili e scritte di Dio. Ma per farlo è necessario distorcere il significato della rivelazione naturale. Romani 1 ci dice che il peccatore soffoca la verità della rivelazione naturale, scambiandola con una menzogna. Quindi il suo uso della rivelazione naturale porta solo a peccare di più e peggio. Paolo menziona in particolare i peccati d’idolatria e d’impurità sessuale. [5]

3. La rivelazione naturale non è sufficiente per la salvezza. Come la Scrittura la presenta in passi come Salmo 19 e Romani 1, la rivelazione di Dio in natura dice alla gente che Dio esiste, rivela la sua natura e le sue norme morali. Ma non dice loro come possono essere perdonati delle loro violazioni di questi standard morali.

4. La rivelazione naturale non è sufficiente per piacere a Dio in qualsiasi sfera. Poiché la rivelazione naturale non porta le persone alla salvezza, non può impedire la propria distorsione nel cuore umano. Con la rivelazione naturale da sola, nessuno può compiacere Dio.[6]

5. L’unico rimedio per la distorsione della rivelazione naturale è la grazia di Dio. Più avanti Paolo dice: “… poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio e sono  gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Ro. 3: 23-24).

6. La grazia di Dio giunge a noi attraverso la rivelazione speciale di Dio, il Vangelo della Scrittura (Romani 10: 14-17). La fede salvifica è fidarsi di quel messaggio: che Dio salverà tutti quelli che vengono a lui mediante Cristo.

7. Quindi non possiamo comprendere la rivelazione naturale senza distorsioni, a meno che non la consideriamo biblicamente. Calvino dice (Istituzione, I. I .VI. 1) che la Scrittura è come un paio di occhiali, che fa vedere nitidamente ciò che altrimenti risulta sfocato.

8. Dio non ha mai autorizzato alcuna istituzione o attività sociale a governarsi senza l’uso delle sue parole parlate e scritte. Kline e altri hanno affermato che Dio ha autorizzato quel tipo di società tra Caino e l’alleanza mosaica, una società che Kline descrive come un ordine di “grazia comune”, governato dalla rivelazione naturale solamente. L’Alleanza mosaica ha iniziato un diverso tipo di società, una società “santa”, governata dalle parole scritte di Dio. Ma anche durante l’amministrazione di questa alleanza, secondo Kline, le nazioni diverse da Israele erano società di grazia comune. E quando il Nuovo Patto in Cristo sostituì quello Mosaico, non ci fu più alcun provvedimento, nemmeno tra il popolo di Dio, perché la Scrittura governasse la società. Quindi tutte le nazioni oggi sono nazioni di “grazia comune”, le società devono essere governate dalla rivelazione naturale, non dalla Bibbia.

Non credo, tuttavia, che la Scrittura stessa abbia mai fatto una distinzione del genere. Nella Scrittura non vi è documentazione di alcuna nazione o società divinamente autorizzata a governarsi da sola mediante la rivelazione naturale. La disposizione di Dio per Caino (Genesi 4: 8-16) è per rivelazione speciale, le parole proprie di Dio. Lo stesso vale per le alleanze di Dio con Noè (Gen. 8: 20-9: 17) e Abrahamo (12: 1-3, anche i capitoli 15 e 17). Dio autorizza la famiglia di Noè a stabilire la legge e l’ordine, compresa la pena di morte a coloro che versano il sangue (9: 6). Noè perciò riceve questa autorizzazione, non per rivelazione naturale, ma per rivelazione soprannaturale. Durante il periodo dell’Alleanza mosaica, i profeti di Dio si rivolgono non solo a Israele, ma anche a nazioni pagane, portando loro le parole pronunciate da Dio (ad esempio Isaia 10-24) e chiedendo che vivano all’altezza degli standard rivelati da Dio. Date le insufficienze della rivelazione naturale sopra riportate, questo fatto non dovrebbe sorprendere.

9. La rivelazione naturale non è sufficiente per il nostro dialogo pubblico con i non cristiani. Alcuni saranno sorpresi di questa affermazione, si è spesso pensato che la posizione di Kline sia un vantaggio per il dialogo pubblico. È meglio fare appello alla natura, si dice, piuttosto che scagliare passi biblici alle persone. Certamente, questa posizione ha alcuni vantaggi retorici nell’attuale clima di incredulità. Molti almeno prestano all’etica della legge naturale un’attenzione che non darebbero all’esposizione biblica. Ma ciò che guadagniamo in retorica, a mio avviso, perdiamo in persuasività.

Romani 1 dice che Dio rivela chiaramente i suoi standard etici nella rivelazione naturale. Ma non dice come li rivela. Tommaso d’Aquino e altri pensavano che Dio li rivelasse attraverso la nostra capacità di escogitare argomenti, deducendo conclusioni dai fenomeni naturali. Ciò è improbabile, dal momento che Paolo considera questa chiara rivelazione come universale (vedi Ro. 3: 10-20), e molte persone (ad esempio i bambini piccoli) sono incapaci di escogitare argomenti. Più probabilmente, la conoscenza della rivelazione naturale ci viene in modo intuitivo, sebbene alcuni possano essere in grado di sviluppare argomenti basati su quei dati intuiti.

Ma gli argomenti effettivamente sviluppati da premesse di rivelazione naturale (“argomenti dalla legge naturale” come vengono chiamati) sono raramente convincenti. I cattolici romani, ad esempio, sostengono spesso che il controllo delle nascite è vietato, a causa della naturale connessione tra il rapporto sessuale e la riproduzione. Quella connessione ovviamente esiste, ma la conclusione morale non è necessaria. In effetti, l’argomento (come molti argomenti di diritto naturale) è un errore naturalistico, un tentativo di ragionare da fatto ad obbligo, da “essere” a “dovere”.

Il ragionamento etico convincente e persuasivo presuppone una visione del mondo e uno standard di giudizio. Non è facile escogitarli dalla sola natura. Per i cristiani, questi standard provengono dalla Scrittura. Quindi, a parte la Scrittura, la discussione etica perde la sua forza di cogenza e spesso la sua persuasione. I non credenti, naturalmente, di solito non accettano la Scrittura come autorevole. Ma possono almeno rispettare un argomento che è consapevole dei suoi presupposti epistemologici e metafisici.

Nella discussione pubblica, a volte può essere desiderabile discutere una posizione senza riferirsi direttamente alla Scrittura. Potremmo, per esempio, indicare le conseguenze culturali della politica del figlio unico in Cina, o l’indifferenza generale alla vita umana incoraggiata dall’aborto legalizzato, o alle conseguenze sociali dell’istruzione secolarizzata. Argomenti come questi saranno persuasivi per alcuni non cristiani. Fanno appello a quella conoscenza della rivelazione naturale che non sono in grado di sopprimere completamente. Ma quando qualcuno ci preme per chiedere, per esempio, perché pensiamo che l’indifferenza verso la vita umana sia una cosa negativa, dobbiamo infine fare riferimento alla Scrittura, poiché questa è la fonte ultima dei nostri valori.

10. Gesù Cristo governa tutte le sfere della vita umana (Matteo 28:18), compresa la politica. È Re dei re e Signore dei Signori (Apocalisse 17:14, 19:16, cfr 1 Tim. 6:15). La confessione principale del Nuovo Testamento è Kyrios Iesous, “Gesù è il Signore” (Romani 10: 9, 1 Cor 12: 3, Phil 2:11). Questa confessione si oppone allo slogan “Cesare è il Signore”. Sebbene il regno di Gesù sia diverso in molti modi dai regni terreni, i Romani temevano giustamente Gesù come rivale di Cesare. Col tempo, l’impero divenne cristiano, non con la spada, ma con il potere del Vangelo. Quindi, come in molti altri modi, il Vangelo, scritto e predicato, ha trasformato la società. Non dovremmo adottare una teoria che limiti gli effetti sociali del Vangelo nel nostro tempo.

11. Il Vangelo trasformerà l’intera creazione. Ciò include anche la creazione inanimata. L’ordine naturale “attende con intensa speranza la manifestazione dei figli di Dio” (Rm 8:19). In Cristo, tutte le cose saranno riconciliate con Dio (Col. 1:20). Ciò rende ancor meno probabile la visione secondo cui la parola di Dio governa solo la chiesa istituzionale, e non la cultura generale.

12. I cristiani dovrebbero cercare la gloria di Dio in tutti gli ambiti della vita (1 Corinzi 10:31). Poiché il Vangelo trasforma tutte le cose, dovremmo anche cercare quell’obiettivo, allineando le nostre azioni responsabili con lo scopo sovrano di Dio. Dio intende che tutti i pensieri umani siano resi prigioni all’obbedienza di Cristo (2 Co. 10: 5).

13. Quindi la rivelazione naturale è insufficiente nella nostra testimonianza della signoria di Cristo. Nel nostro dialogo pubblico su questioni culturali, la cosa più importante è essere fedeli al Grande Mandato, esaltando Cristo prima degli esseri umani. La nostra argomentazione dovrebbe essere una testimonianza o, per lo meno, non dovrebbe sminuire la testimonianza. A tal fine, la rivelazione naturale è di qualche utilità. Paolo, per esempio, fece appello alla rivelazione naturale quando si occupò di Gentili in Atti 14: 15-17 e 17: 22-31. Ma l’apice del sermone di Atti 17 fu un appello alla risurrezione di Cristo, cero non un dato della rivelazione naturale.

Troppo spesso, nel dibattito etico, i cristiani suonano troppo come i miscredenti. Ragionano come se loro e i loro avversari operassero entrambi dallo stesso principio: la razionalità umana autonoma. Credo che quasi inevitabilmente diano questa falsa impressione quando ragionano secondo la sola legge naturale. Solo quando il cristiano oltrepassa la legge naturale e inizia a parlare di Gesù come il re dei re risorto, la sua testimonianza diventa distintamente cristiana. A quel punto, naturalmente, egli sta ragionando dalla Scrittura, non dalla sola rivelazione naturale.

Quindi concludo che il ragionamento cristiano sull’etica, pubblica o privata, non dovrebbe mai basarsi solo sulla rivelazione naturale. La rivelazione naturale è importante, certamente, nell’applicare i principi della Scrittura. E le osservazioni di fatti naturali possono fare la differenza in alcuni casi (ad es., quando una scelta di politica pubblica dipende da una statistica). Ma un argomento etico completo deve fare appello alla fonte ultima dell’autorità morale. E per i cristiani protestanti quell’autorità è la Scrittura e la Scrittura solamente. Un’ulteriore conseguenza è la conclusione data nel titolo di questo articolo: la rivelazione naturale non è sufficiente per governare la società o la cultura umana.

Questo approccio kuyperiano non dovrebbe implicare che lo stato e la chiesa debbano fondersi, o che lo sforzo culturale umano porti da solo il regno di Dio, o che tutte le arti debbano dedicarsi interamente all’evangelismo, o che la chiesa debba diventare mondana. Un certo numero di persone, come Michael Horton, [8] hanno portato l’accusa che la visione di Kuyper porta a tali errori. Ma tutto ciò che i kuiperiani vogliono dire è che il coinvolgimento cristiano in tutte le aree culturali dovrebbe essere governato dalla parola di Dio. Certamente, se la parola di Dio dice che stato e chiesa dovrebbero fondersi, allora lo stato e la chiesa dovrebbero fondersi. Ma non lo dice. Alcuni cristiani nel passato hanno sbagliato in questo senso, come quando hanno cercato di ottenere il potere per la chiesa brandendo la spada. Ma hanno sbagliato, non nel cercare di portare la Scrittura nella vita pubblica, ma nel fraintendere ciò che richiede la Scrittura. E anche se gli errori dei nostri antenati dovrebbero motivare maggiore umiltà da parte nostra quando proviamo ad applicare la Scrittura alla società, questi errori sono del tutto irrilevanti per la questione se oggi si debba cercare di applicare la Scrittura alla cultura.

Sono grato che Dio abbia indotto la chiesa a dibattere nuovamente su questi temi, e spero che questo dibattito porti i cristiani a una maggiore chiarezza su questa importante questione. La vera signoria di Cristo è il problema. Siamo chiamati a confessare questa signoria in tutto ciò che facciamo e in ogni ambito della vita in cui entriamo.

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1 Una versione più breve di questo articolo è stata pubblicata su Christian Culture (agosto 2006), 1-3. È pubblicato qui su autorizzazione.

2 Ci sono alcune eccezioni. I seguaci di Dooyeweerd nell’Istituto di studi cristiani di Toronto si identificano con Kuyper, ma credono che la Scrittura stessa non governi tutta la cultura. Piuttosto (1) fornisce il messaggio del Vangelo mediante il quale le persone sono rigenerate dallo Spirito Santo, (2) ci dà una visione del mondo e della vita (creazione, caduta e redenzione) che dovremmo cercare di mettere in relazione con tutto nel mondo, e (3) dà una direzione specifica in materia di fede, che dal punto di vista Dooyewerdiano è nettamente distinta dalle altre sfere dell’apprendimento umano e dell’organizzazione sociale. Dal loro punto di vista, quindi, la Scrittura non ci fornisce gli standard per ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Piuttosto, questi standard devono essere trovati dalla rivelazione naturale sotto l’impulso della rigenerazione e una visione generale del mondo (creazione-caduta-redenzione) derivata dalla Scrittura. Di fatto, il movimento Dooyeweerdiano mantiene una posizione di legge naturale nell’etica, nella politica, nelle arti e in altre questioni culturali, più caratteristico della visione klineiana-luterana che di quella kuyperiana.

3 Vedi Meredith G. Kline, Kingdom Prologue (scaricabile da https://www.twoagepress.org/books.htm.) I discepoli di Kline spesso collegano la sua posizione con i contrasti luterani tra legge e vangelo e tra i “due regni”. Io sostengo che questi punti di vista sono anche simili alla distinzione cattolica tra natura e grazia. Vedi Frame, Doctrine of the Christian Life, in stampa, capitolo 12 e passim.

4 La “Rivelazione naturale” è la rivelazione di Dio di se stesso nell’ordine creato, separata da tali rivelazioni verbali come la Scrittura, la profezia e la voce divina dal Cielo. La Scrittura parla di questo in passi come Salmo 19 e Romani 1. “Rivelazione speciale” è Dio che si rivela in parole e frasi. Il Vangelo della redenzione mediante Cristo è parte della rivelazione speciale. “La grazia comune” è la grazia non salvifica, la bontà di Dio verso coloro che non credono in lui, compreso il suo contenimento del loro peccato.

5 La rivelazione naturale è, tuttavia, chiara e autorevole, togliendo ogni scusa (Romani 1:20). La rivelazione naturale dichiara la verità di Dio, e i peccatori continuano a conoscere quella verità ad un certo livello della loro coscienza anche se la distorcono. Quindi la loro distorsione è colpevole. Adottano un’interpretazione della rivelazione naturale che giustifica il loro peccato, anche se sanno che non si può fare.

6 Questo non significa, naturalmente, che le persone non salvate siano cattive come possono essere, o negare che la grazia comune di Dio limiti il peccato umano. È semplicemente per dire che, a parte la grazia, nessuno può piacere a Dio (Rom 8: 8).

7 Sono sicuro che avrebbe detto la stessa cosa nel discorso di Atti 14 se avesse avuto abbastanza tempo. Forse l’ha fatto, e Luca non l’ha registrato. Ma Paolo cercò in ogni luogo soprattutto di predicare Cristo e lui crocifisso (1 Co. 2: 2).

8 Vedi la mia critica della sua posizione su https://www.christianculture.com/cgi-local/npublisher/viewnews.cgi?category=3&id=1145485285. (L’articolo sembra non essere al momento disponibile, propongo questo. N.d.T.) 

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