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GIOVANNI CALVINO E

IL POSTMILLENNIALISMO

Di Greg L. Bahnsen

La teologia riformata (in quanto distinta da quelle evangelica e luterana) riconosce come proprio padre l’indiscutibile gigante teologico della Riforma Protestante: Giovanni Calvino. Il retaggio del Postmillennialismo nella teologia riformata si può reperire nel corpus letterario calviniano. J. A. De Jong, nella sua dissertazione per il dottorato alla Free University di Amsterdam (Come le Acque Coprono il Mare), affermò che “I commentari di Calvino danno ad alcuni studiosi ragione per concludere che egli si aspettasse la diffusione del vangelo e della vera religione fino ai confini della terra.” [1]

J. T. McNeill, l’editore delle Istituzioni della Religione Cristiana per la Library of Christian Classic, parla della “Concezione di Calvino della vittoria e futura universalità del Regno di Cristo attraverso tutta la razza umana, un tema introdotto di frequente nei commentari.” [2] Nel suo recente studio: The Puritan Hope, Iain Murray ha affermato che “Calvino credeva che il Regno di Cristo è già stabilito e, diversamente da Lutero, egli s’aspettava d’avere ancora un trionfo maggiore nella storia prima della consumazione.” [3] Il giudizio di questi uomini ( e delle risorse secondarie su cui poggiano) è certamente ben radicato negli scritti di Calvino.

Circa la  prospettiva che Cristo possa avere un letterale regno di mille anni sulla terra (cioè il premillennialismo), Calvino disse che questa “La loro tesi [fantasia] è così puerile che non richiede di essere confutata, poiché non ne è degna.” Allo stesso tempo, egli indica il suo implicito disaccordo con la prospettiva (coltivata dagli amillennialisti seriori) che il millennio attenga allo stato intermedio dei santi (cioè il loro riposo celeste senza corpo susseguente la morte fisica e precedente la resurrezione generale); secondo Calvino, il “mille” di Apocalisse 20 attiene alla Chiesa mentre sta ancora operando sulla terra. “ Non si riferisce alla beatitudine permanente della Chiesa, ma a molte rivoluzioni che dovevano accadere per molestarla” [Istituzioni 3:25:5]. Né Calvino avrebbe accondisceso con la posizione che dice che il trionfo millenario dei santi sia semplicemente le vittorie spirituali (invisibili) nel cuore del cristiano o le benedizioni interiori sperimentate privatamente dalla chiesa (ossia, una scuola d’interpretazione amillennialista). Con specifica applicazione al Regno di Cristo, egli disse: “Non sarebbe stato sufficiente per il regno l’esser fiorito internamente.” [Commentario al Salmo 21:8] Calvino intese il Salmista dire che la prosperità e la forza del Re voluto da Dio deve essere visibile e pubblicamente riconosciuta; Cristo deve essere esibito nella sua vittoria su tutti i suoi nemici in questo mondo, e il suo regno deve essere dimostrato essere immune dalle varie concitazioni correntemente sperimentate nel mondo. [Commentario a Salmo 21: 17]

Nel suo commentario a 2 Tessalonicesi 2:8, Calvino dichiarò:

“Paolo, comunque, allude che Cristo nel frattempo, col raggio che egli emetterà precedentemente la sua venuta,  farà scomparire le tenebre in cui l’anticristo regnerà, proprio come il sole, prima ancora di essere visto da noi, scaccia le tenebre della notte emettendo i suoi raggi.

Questa vittoria sul mondo, perciò, mostrerà se stessa in questo mondo … Egli ha inoltre dotato Cristo proprio di queste armi affinché possa sconfiggere i suoi nemici. Questo è un notevole encomio di vera e solida dottrina — che è rappresentata come sufficiente per mettere fine a ogni empietà, e come destinata ad essere invariabilmente vittoriosa, in opposizione a tutte la macchinazioni di Satana.”

Per Calvino, il regno di Cristo era visto come stabilito al primo avvento e perdurante in vigore fino al secondo avvento. Durante questo periodo tra i due avventi, la chiesa è destinata a sperimentare un capillare successo; attraverso la storia porterà tutte le nazioni sotto l’impero di Cristo. A questo periodo tra i due avventi Calvino rimandò molte delle gloriose profezie concernenti il regno del Messia trovate nel Vecchio Testamento. “I santi cominciarono a regnare sotto il cielo quando Cristo introdusse il suo regno mediante la promulgazione del vangelo.” [Commento a Daniele 7:27]

Commentando sulla profezia di Isaia 65:17 di Dio che crea nuovi cieli e nuova terra, Calvino ha detto: “Con queste metafore Egli promette un rimarchevole cambiamento di cose;  Come se Dio abbia detto che ha sia l’inclinazione che la potenza  non solo di restaurare la sua chiesa, ma di restaurarla in tal maniera che sembrerà ricevere nuova vita e vivere in un nuovo mondo.  Questi sono modi d’esprimersi esagerati;  ma la grandezza di una tale benedizione, che doveva manifestarsi alla venuta di Cristo, non poteva essere descritta in alcun altro modo. Nè intende solamente la prima venuta , ma l’intero regno, che deve essere esteso fino alla seconda venuta. …In questo modo il mondo è (per così dire) rinnovato da Cristo … ed anche ora siamo nel suo progresso e compimento … Il profeta ha in vista l’intero regno di Cristo, giù fino alla sua chiusura finale, che è chiamata anche ‘il giorno di rinnovamento e restaurazione.’ (Atti iii.21)”

Commentando Giovanni 12:31 Calvino nota: “La gloria di Dio risplende …mai più luminosa che sulla croce, sulla quale … tutto il mondo fu rinnovato e tutte le cose restaurate all’ordine.”

Riguardo ad Isaia 2:2-4 Calvino ebbe da dire quanto segue: “Mentre la pienezza dei giorni cominciò alla venuta di Cristo, essa fluisce in un progresso ininterrotto finché egli appaia la seconda volta per la nostra salvezza.” Durante questo tempo “la chiesa, che nel passato era stata, per così dire, rinchiusa in un angolo, sarebbe ora raccolta da ogni contrada … Il profeta qui mostra che i confini del suo regno saranno allargati affinché Egli regni su svariate nazioni … Cristo non è mandato solo ai Giudei, affinché regni su di loro, ma che possa avere l’imperio sul mondo intero.”  Il trionfante progresso della chiesa, mentre regna sotto Cristo, sarà considerevole attraverso la storia; la restaurazione soterica del mondo sarà sempre più evidente mano a mano che tutte le nazioni si sottopongono al governo del Salvatore. Questa fu la speranza di Calvino, la sua filosofia della storia.

Lo scettro del regno di Cristo mediante il quale egli regna è “la sua parola solamente” e Satana col suo potere fallisce nella misura in cui il regno di Cristo è edificato mediante la potenza della predicazione. [Commentario a Isaia 11:4] Calvino proclamò arditamente che “L’opera di Cristo, e di tutta la chiesa, sarà gloriosa, non solo davanti a Dio, ma egualmente davanti agli uomini … Ne consegue, pertanto, che noi dobbiamo avere buone speranze di riuscita.” [Commento a Isaia 49:6] “Noi non dobbiamo dubitare che nostro Signore verrà finalmente a sfondare tutte  le barriere degli uomini e creare un passaggio per la sua parola. Teniamo dunque ferma con coraggio la speranza, più di quanto possiamo comprendere; egli comunque supererà la nostra opinione e la nostra speranza.” [Citato da Murray: The Puritan Hope. xii]

La fiducia del Riformatore fu chiaramente espressa nella sua esposizione del ‘Padre Nostro’ alla seconda petizione (“Venga il tuo regno”):

“Ora, poiché la parola di Dio è come uno scettro reale, siamo qui esortati a supplicarlo di portare tutte le menti ed i cuori degli uomini a volontaria obbedienza ad esso … Pertanto Dio erige il suo regno umiliando il mondo intero … Noi dobbiamo desiderare quotidianamente che Dio raccolga a sé chiese da tutte le parti della terra; che le estenda e aumenti di numero; … che getti a terra tutti i nemici del puro insegnamento e della pura religione; che disperda il loro consiglio e e schiacci i loro sforzi. Da ciò è evidente che lo zelo per un progresso quotidiano non ci è comandato in vano … Con splendore sempre maggiore, egli mette in evidenza la sua luce e verità, mediante le quali le tenebre e le falsità di Satana svaniscono, vengono spente e trapassano … [Dio] si dice regni tra gli uomini quand’essi si dedicano e sottomettono volontariamente ad essere governati da Lui … Con questa preghiera noi chiediamo, che Egli rimuova tutti gli ostacoli, e possa portare tutti gli uomini sotto il suo dominio … La sostanza di questa preghiera è, che Dio illumini il mondo con la luce della sua Parola — modelli il cuore degli uomini, per l’influenza dello Spirito, ad obbedire la sua giustizia — e che restituisca all’ordine, esercitando per grazia il suo potere, tutto il disordine che esiste al mondo … Ancora, mentre il regno di Dio sta crescendo continuamente e avanzando ai confini della terra, noi dobbiamo pregare ogni giorno che [il regno] venga: poiché in qualsiasi misura l’iniquità ancora abbonda nel mondo, in quella misura il regno di Dio, che porta con sé giustizia perfetta, non è ancora venuto.” [Commento a Matteo 6:10]

Questa preghiera per l’evidente successo del Grande Mandato non sarà vana, secondo Calvino; la nostra speranza di successo dovrebbe essere audace, poiché non dobbiamo dubitare che Cristo compirà questo proposito nel mondo. Qui abbiamo la visione postmillennialista per la storia che precede la consumazione.

Note:

1. J. D. De Jong, As the Waters Cover the Sea: Millennial Expectations in the Rise of Anglo-American Missions 1640-1810 (J. H. Kok N.V. Kampen, 1970), 8.

2. J. T. McNeill, Calvin: Institutes of the Christian Religion, ed. John T. McNeill, trans. Ford Lewis Battles (Philadelphia: Westminster, 1960), 2: 904.

3. Iain Murray, The Puritan Hope: A Study in Revival and the Interpretation of Prophecy (London: Banner of Truth, 1971), 40.

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