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Matteo 12:38-50   Il Segno di Giona

(da uno studio di James Montgomery Boice)

I Farisei devono essersi fatti furbi dopo la loro sconfitta verbale da parte di Gesù. Gesù aveva loro dimostrato che la loro malvagia spiegazione dei miracoli, cioè che Egli scacciava i demoni per il potere di satana, era sia assurdo sia contraddittorio. Le ragioni di Gesù avrebbero dovuto far loro riconsiderare la loro posizione, ma non lo fecero, naturalmente. I Farisei odiavano Gesù, così, piuttosto che cambiare opinione, vennero a lui da una direzione diversa richiedendo un segno miracoloso.

Un segno? A cosa stavano pensando? Probabilmente intendevano un tipo di segno diverso da quelli che Gesù aveva già fatto, forse un miracolo fatto su richiesta. Ma che segno avrebbe potuto dare Gesù in più dei miracoli che già aveva fatto? Egli aveva detto ai discepoli di Giovanni Battista “Andate e riferite a Giovanni le cose che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista e gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano e l’evangelo è annunziato ai poveri”. (Mt.11:4-5). Questi erano veri segni Messianici, e Gesù li aveva fatti, il che significa che alla luce di questi miracoli la richiesta di un ‘segno’ era sia offensiva che spudorata. Era anche ipocrita, perché a prescindere da ciò che Gesù avrebbe potuto fare per accontentarli, questi uomini avrebbero ancor più puntato i piedi e rifiutato di credere in lui.

È lo stesso oggi, che  sono stati dati molti più segni di quelli visti da quegli uomini di quel lontano giorno. Oggi c’è una straripante evidenza a favore dell’affermazione di Gesù di essere l’Unico Figlio di Dio e il Salvatore. Ancora la gente non crede, ed è un insulto a Dio affermare che le evidenze sono ancora insufficienti. Che tipo di evidenza ci vorrebbe? Qualche volta dico che se anche Dio riordinasse le stesse stelle in cielo affinché si leggesse: “Questo è il mio Figlio diletto in cui mi sono compiaciuto, ascoltatelo!”, la gente guarderebbe su, si gratterebbe la testa e direbbe: “ma guarda che strano. Mi domando come hanno fatto le stelle a riallinearsi in quel modo.”

Sì, Gesù offrì loro un segno, almeno uno che a tempo debito sarebbe stato dato al mondo intero. Era il segno della sua morte e resurrezione. Gesù lo chiamò il segno del profeta Giona, dicendo: “Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell’uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt. 12:40).

Tre giorni e tre notti

Nessuno oggi può leggere questo brano senza capire immediatamente che è una profezia della resurrezione di Gesù. Ma c’è un problema. Nel modo usale in cui siamo abituati a trattare la Settimana della Passione, Gesù fu crocifisso di venerdì e risorse dai morti domenica mattina. Tutti quattro gli scrittori dei vangeli hanno collocato la crocefissione nel giorno immediatamente precedente un normale Sabbath di sabato (Vedi Mt. 27:62; Mc. 15:42; Lc. 23:54; e Gv. 19:31). Eppure, se questa è la corretta comprensione di quegli eventi, come si può dire che Gesù passò “tre giorni e tre notti” nella tomba?

Secondo l’idioma Ebraico, la frase “tre giorni” non significa necessariamente un periodo di settantadue ore. Può anche solo significare un giorno intero più parti di due altri giorni. Ma mentre questa osservazione ci aiuta a trattare con i testi che dicono “tre giorni”, non ci aiuta a trattare con la versione della profezia che Matteo ci da, poiché qui la frase non è “tre giorni” ma “tre giorni e tre notti”.

È possibile che siano compresi parti di un giorno e una notte, piuttosto che tre giorni interi e tre notti intere; ciò nonostante dobbiamo rendere conto per tre periodi di luce e tre periodi di tenebre. Questo requisito, senza tenere conto d’altro, è fatale alla teoria della crocifissione di venerdì. Ai nostri dubbi sul venerdì si aggiunge l’affermazione dei due discepoli sulla via di Emmaus, fatta di domenica pomeriggio (Lc. 24:21) siamo già al terzo giorno da quando sono avvenute queste cose. Il venerdì diventa sempre più improbabile. Domenica non è il terzo giorno dopo venerdì.

C’è anche un’altra difficoltà, una difficoltà evidente a chiunque abbia cercato di selezionare gli eventi della settimana della Passione e di assegnare loro i giorni in cui sono successi. Mediamente, un terzo dei vangeli è costituita dagli eventi dell’ultima settimana di vita di Gesù. Questo significa che gli eventi di questa settimana ci sono riportati completamente in modo dettagliato. Infatti, dall’arrivo di Gesù a Betania, sei giorni prima della Pasqua, fino alla resurrezione, ogni momento sembra essere riportato. Eppure, quando gli eventi di quei giorni sono posizionati insieme in un tutt’uno, viene a mancare un giorno intero o forse due. Uno dei giorni mancanti potrebbe essere spiegato col Sabbath precedente, un giorno in cui Gesù riposò a Betania e ricevette quelli che vennero e vedere lui e Lazzaro. Ma, l’altro giorno? Potrebbe essere che in una settimana piena come questa, un giorno intero rimanga non registrato. Come possiamo spiegare questa omissione?

La difficoltà di rendere conto per questo giorno fece si che uno studioso così accurato come Frederick Godet abbia spostato gli avvenimenti della domenica delle Palme a Lunedì, comprimendo in questo modo sei giorni di attività dentro a cinque. È una posizione interessante, ma lo stesso effetto può essere ottenuto spostando il giorno della crocefissione indietro a Giovedì piuttosto che spostando in avanti gli eventi della Domenica delle Palme.

Una terza difficoltà è di sviluppo più recente. La datazione di avvenimenti storici è stata una questione complicata che coinvolgeva i giorni ed i tempi di eclissi solari e lunari e di nuove lune. Ma in tempi recenti, grazie all’uso di computer, molto di ciò che una volta era incerto è adesso conosciuto. In questo modo, per fare un esempio, nel 1973, fu pubblicata un’opera di Herman H. Goldstine   intitolata “ Lune Nuove e Piene ” , dalla quale è possibile calcolare i giorni della settimana in cui cadeva la Pasqua Giudaica in qualsiasi dato anno della vita di Gesù Cristo e susseguenti. Se tale calcolo stabiliva una Pasqua di sabato e perciò una crocefissione di Venerdì per un qualunque anno dentro al periodo in cui Gesù deve essere stato crocifisso, avrebbe fornito un sostegno eccellente per la teoria tradizionale. Ma in realtà non lo fa. Invece, il giorno prima della Pasqua cade di venerdì solo nel 26, che è troppo presto, e nel 33, che la maggior parte degli studiosi concorda essere troppo tardi. (Gesù sarebbe nato nel -4)

Come dobbiamo fare con questi problemi? C’è una soluzione? Io credo che ci sia e che sia ovviamente la soluzione, una volta superata l’idea che la crocifissione debba essere avvenuta di Venerdì, come dice la tradizione. La soluzione è semplicemente che ci furono due Sabbath in quest’ultima settimana del ministero di Gesù. Uno era il regolare Sabbath settimanale, che cadeva sempre di Sabato. Il secondo fu un extra Sabbath di Pasqua, che in questa particolare settimana deve essere avvenuto di Venerdì.

È necessario dire, nel caso non sia interamente evidente da se, che il Sabbath di Pasqua cadeva sempre il quindici del mese di Nisan e che perciò è sempre caduto in giorni diversi della settimana, nei diversi anni, come succede al Natale nel nostro calendario. In ogni caso veniva osservato come Sabbath. Nella mia (J.M. Boice) ricostruzione Gesù sarebbe stato crocifisso di Giovedì e sarebbe stato resuscitato dai morti un po’ prima dell’alba di Domenica mattina.

6 aprile, 30 d.C.

Qual è la relazione di questo suggerimento con i problemi che abbiamo notato risultare dalla datazione tradizionale? Li elimina tutti.

  1. Ci sono tre giorni e tre notti reali. Gesù aveva parlato di un periodo di tempo che cominciava con la luce del giorno e che comprendeva tre giorni e tre notti intere, con la possibile precisazione che il periodo del giorno iniziale e quello finale della notte non devono necessariamente essere di dodici ore. Questo è presentato come segue. Gesù morì Giovedì pomeriggio all’incirca alle tre del pomeriggio. Quindi, le ore dalle tre del pomeriggio fino all’oscurità contano come primo giorno. Questo periodo è seguito da, — giovedì notte, venerdì — venerdì notte, sabato — e sabato notte, cioè tre giorni e tre notti in quel preciso ordine. In questo schema delle cose, Gesù potrebbe essere risorto dai morti in qualsiasi momento dopo il buio la sera del sabato. Ciò che sappiamo è che Gesù risorse del tempo prima che le donne arrivassero alla tomba all’alba di Domenica mattina. Diversi punti minori rafforzano quest’idea. Primo, quando i soldati cercarono di spiegare perché non furono capaci di fare la guardia alla tomba con successo dissero: “ suoi discepoli sono venuti di notte, e l’hanno rubato mentre noi dormivamo” (Mt. 28:13). Quello sarebbe stato un modo di parlare normale se la resurrezione e la susseguente apertura del sepolcro da parte degli angeli sia avvenuta di notte. Colpisce ancor di più il fatto che nel Greco originale, il resoconto da parte di Matteo degli eventi del mattino della resurrezione comincia: “Ora, alla fine dei sabati, (plurale) all’alba del primo giorno dopo i sabati, Maria Maddalena e l’altra Maria, andarono a vedere il sepolcro (Mt. 28:1). Il plurale è sempre stato un rebus per molti traduttori, che spesso lo cambiano nel singolare ‘sabato’. Ma la parola è al plurale, e il plurale si spiega se c’erano due sabati consecutivi in quella settimana, il sabato speciale della Pasqua, che cadde di venerdì, e il regolare Sabbath di sabato, che venne il giorno dopo.
  2. Viene reso conto di ogni giorno della settimana. In questo nuovo arrangiamento degli eventi abbiamo quanto segue.

Sabato, (il Sabbath Giudaico): Gesù non viaggia in questo giorno ma rimane a Betania con i suoi discepoli e Lazzaro. Molti vengono a vedere Gesù e l’uomo che aveva resuscitato dai morti.

Domenica: Gesù entra a Gerusalemme cavalcando un asino dopo aver provveduto a procurarsi l’animale. Va nell’area del tempio e si guarda attorno, ma è già troppo tardi e quindi ritorna a Betania senza che venga registrata alcuna ulteriore azione o insegnamento. (Mc.11:11).

Lunedì: Gesù ritorna a Gerusalemme. Lungo la strada maledice il fico come simbolo della sterilità d’Israele e come profezia di ciò che sarebbe avvenuto alla nazione. A Gerusalemme ripulisce il tempio per una seconda e ultima volta (vedi Gv. 2:12-22) e ritorna di nuovo a Betania, dove trascorre ognuna delle notti di questa settimana salvo l’ultima.

Martedì: Sulla strada tornando a Gerusalemme i discepoli trovano il fico seccato e ricevono la spiegazione di Gesù. In città i discepoli fanno commenti sulla magnificenza del tempio e viene loro detto che il tempo viene in cui sarà distrutto. Sulla via del ritorno Gesù fa pausa sul Monte degli Olivi per pronunciare il famoso discorso riguardante il futuro. La profezia domina l’insegnamento di questo giorno.

Mercoledì: Gesù manda i discepoli a fare i preparativi per la Pasqua, che viene però mangiata quella sera senza l’agnello Pasquale. Gesù viene arrestato quella stessa sera mentre Gesù deliberatamente si attarda nel Getsemani durante quello che sarebbe dovuto essere il suo normale viaggio di ritorno a Betania.

Giovedì: Gesù viene processato e poi crocifisso. Il processo comincia in quel che chiameremmo mercoledì notte (ma che è in realtà nelle prime ore di giovedì secondo il modo di calcolare dei Giudei) e viene completato nel mattino. Gesù viene crocefisso. Le tenebre coprono il paese dal mezzogiorno alle tre. Gesù è sepolto la sera stessa da Nicodemo e da Giuseppe d’Arimatea. Le donne osservano dove Gesù è sepolto e comprano le spezie, ma poiché ora è l’inizio del Sabbath di Pasqua (cioè il Sabbath di venerdì che cominciò la sera del Giovedì), non fanno in tempo ad ungere il corpo di Gesù fino a Domenica mattina.

Venerdì e sabato: Il corpo di Gesù rimane nella tomba. Le donne e i discepoli osservano i due Sabbath. Gesù resuscita dai morti nel tempo che va dal buio di sabato notte al giungere dell’alba di domenica mattina.

  1. Il giorno della crocefissione di Cristo. Il giorno prima della Pasqua, il quattordicesimo giorno di Nisan, non cadde di venerdì tra gli anni 26 e 33 d.C. Ma di Giovedì? Sorprendentemente, il quattordici di Nisan cadde di Giovedì una volta in quegli anni, e quella volta si adatta perfettamente alla situazione. Il quattordici di Nisan cadde di giovedì nel 30 d.C, l’anno più probabile della crocifissione anche da altri calcoli. Perciò possiamo concludere, con ragionevole certezza, che la crocifissione di Gesù può essere datata 6 Aprile 30, e la resurrezione 9 Aprile.

Questa generazione malvagia

Questa discussione provvede una buona e robusta evidenza della veridicità del cristianesimo ed è il motivo per cui mi sono preso così tanto tempo per ripassarla. Dimostra l’accuratezza della Bibbia, la divina auto-consapevolezza e la conoscenza profetica di Gesù, e, più di tutto, forse, l’importanza della resurrezione come verifica della dichiarazioni di Gesù. Il segno di Giona è ancora il più grande di tutti i segni.

Eppure, tristemente, i segni non sono sempre seguiti, e le evidenze, perfino per una questione così grande come la veridicità del cristianesimo sono spesso non credute. Questo è ciò di cui Gesù parla di seguito. I farisei avevano chiesto a Gesù un segno, e Gesù ne diede uno, benché fosse un segno che non sarebbe stato visto da loro fino all’avvicinarsi della fine del suo ministero e del suo ritorno in cielo. Gli avrebbero creduto allora? Gesù non si faceva illusioni su questo punto. Egli vide la loro reazione tanto chiaramente quanto la sua stessa resurrezione, e quel che vide era la loro totale incredulità. Essi ebbero il segno della sua resurrezione, ma avrebbero risposto in maniera esattamente contraria di quanto fecero le persone a Ninive, le quali cedettero quando Giona predicò loro, e come fece la “Regina del Sud”, che venne dalla lontana Etiopia per vedere ed imparare da Salomone.

Il segno fece un paragone tra Gesù e Giona. Entrambi erano “segni” a motivo della loro liberazione soprannaturale. Ma la somiglianza si ferma lì, perché la gente di Ninive si pentì alla predicazione di Giona, mentre nel caso di Gesù i cuori delle persone furono indurati. Le persone che Gesù conosceva non avrebbero creduto in Lui. Costruendo su ciò che aveva detto in precedenza riguardo a Tiro, Sidone e Sodoma nella sua denuncia dell’incredulità delle città della Galilea (Mt. 11:20-24), Gesù dichiarò che i cittadini di Ninive si sarebbero alzati nel giorno del giudizio e avrebbero condannato la sua generazione poiché essi si pentirono alla predicazione di Giona mentre la gente dei giorni di Gesù non si sarebbe pentita, benché una persona ben più grande di Giona fosse in mezzo a loro. Lo stesso era vero della ‘Regina del Sud’, cioè la regina di Saba (1Re 10:1-13). Ella venne a vedere Salomone e a imparare da lui, e Gesù era più grande anche di quel grande re d’Israele.

Quando leggo questo, tremo per la nostra generazione. Tu no? È vero che Gesù era presente quel giorno, e non è fisicamente presente sulla terra ora. Ma ci sono molte più evidenze per la veridicità delle affermazioni di Gesù oggi, inclusa la sua resurrezione nel corpo, di quante ce ne fossero nel primo secolo cristiano. Ho letto che più di venti specifiche profezie furono adempiute nelle ultime ventiquattrore della vita terrena di Gesù solamente. E quando fu risuscitato dai morti il terzo giorno e apparve agli apostoli, essi furono così convinti della sua resurrezione e così affascinati dalla sua persona che cominciarono a percorrere l’intero mondo Romano per raccontare di Lui ad altra gente. Continuarono a farlo anche di fronte a severe difficoltà, e la maggior parte di loro diede la vita per questa causa. È così che il Vangelo è giunto fino a noi. La storia di Gesù è stata proclamata con effetti potenti e stupefacenti. Vite sono state cambiate. La storia è stata alterata. Del bene è stato fatto. Tutto a motivo di Gesù. Cosa diremo di una generazione che è capace di voltare le spalle a quella testimonianza e di supporre nella propria follia di esser padroni del proprio destino e che con le loro anime va tutto bene?

Qui c’è una terrificante descrizione del nostro tempo: il quadro fatto da Gesù di un uomo che è stato liberato da uno spirito malvagio ma che non aveva niente di valore da mettere nel posto lasciato libero. Così in seguito lo spirito è ritornato e quell’uomo fu posseduto non da uno ma da sette cattivi spiriti. I nostri contemporanei hanno sentito l’evangelo, ma la maggior parte di loro l’ha rifiutato. Spero non sia così anche per te. Non hai niente dentro eccetto i rifiuti di un vuoto materialismo e di una insana sensualità? Se è così la tua ultima condizione sarà peggiore della prima, e perirai insieme a tutti gli altri non credenti nel giorno del giudizio.

La famiglia di Dio

Che capitolo triste è stato questo, e sembra che finirà ancor più tristemente quando leggiamo che la madre e i fratelli di Gesù vennero dove Gesù stava insegnando, chiedendo di parlare con lui (v. 46-50). Matteo registra questo episodio senza ulteriori spiegazioni, ma in Marco 3:21 scopriamo perché vennero. Essi dissero: “Egli è fuori di se”. Questo era lo stesso giudizio che avevano fatto i Farisei, benché essi l’avessero detto in termini meno morbidi: “è posseduto da Beelzebub” (Mc. 3:22; Mt. 12:24). Quella che abbiamo qui non è una gran bella fotografia della famiglia di Gesù, ma che cos’altro potevano concludere? Quale uomo sano di mente avrebbe dichiarato di essere più grande di Giona o di Re Salomone?

Nessuno, naturalmente. A meno che quest’uomo non fosse il Figlio di Dio, il Messia!

Questo è stato l’argomento di questi capitoli fin dal principio, dall’inizio del capitolo 11 alla fine del capitolo 12, ed è la giusta domanda da porre. È Gesù veramente il Messia di Dio. Gesù è Re? A questo punto la madre di Gesù ed i suoi fratelli non erano in grado di rispondere dicendo di sì. Essi pensarono che fosse semplicemente uscito di senno. Però, è importante che eventualmente loro tutti alla fine cedettero in Lui. Maria e i fratelli di Gesù compaiono insieme a tutti gli altri credenti della prima ora in Atti 1:12-14. Per quanto concerne Giacomo, a suo tempo emergerà come leader del primo concilio di Chiesa in Atti 15.

Però, la questione importante ora non è se essi credettero o no. La questione è se tu credi e se tu segui Gesù, perché chi sono quelli che appartengono alla famiglia di Gesù? Non sono quelli che sono nati dentro la sua famiglia naturale secondo la carne. Gesù rende perfettamente chiaro questo concetto in questi ultimi versetti. Sono quelli che sono divenuti suoi discepoli, quelli che hanno rinnegato se stessi, hanno preso la propria croce e hanno seguito Gesù. Indicando i suoi discepoli, Gesù disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli. Poiché chiunque fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello, sorella e madre”. (v. 49-50).

Qual è la volontà del Padre? Ormai dovreste sapere la risposta quanto me. È che la gente ogni dove si penta dei loro peccati e creda in Gesù quale re e salvatore. Questo è quello che Dio vuole che tu faccia. In fatti, lo comanda. Dedicherai te stesso, te stessa  a Gesù Cristo? Questa è la via della salvezza e la strada alla vita.

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