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48. Romani 16 

I Membri della Prima Chiesa.

Di Joe Morecraft III

Non so se qualcuno abbia mai intrapreso uno studio dei vari membri della chiesa apostolica del primo secolo. I membri furono parecchie migliaia ma rimarrete sorpresi di quante persone noi sappiamo qualcosa. Un giorno incontreremo in cielo la maggior parte di queste persone. Oggi noi faremo una panoramica almeno sul capitolo 16 di Romani dove Paolo manda i suoi saluti a varie persone che conosce e sa che sono lì. E poi, se ne avremo il tempo andremo a Colossesi e Atti. Andiamo al capitolo 16 e anziché leggerlo tutto vi leggerò i versi che menzionano persone. La prima persona che incontriamo nei versi 1 e 2 è una cara sorella di nome Febe.

Or io vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa che è in Cencrea,

affinché l’accogliate nel Signore, come si conviene ai santi, assistendola in qualunque cosa avrà bisogno di voi, perché ella ha prestato assistenza a molti e anche a me stesso.

Ora, voi sapete che Febe è quella sorella intorno a cui c’è stato un turbinare di controversie perché nel primo verso ella è chiamata una serva, una diaconessa della chiesa di Cencrea. E la parola greca per servo è diaconos e naturalmente, si dice che sia stata la prima donna ad essere investita dell’ufficio di diacono nella chiesa apostolica, perché così è chiamata qui: “Che è diaconessa della chiesa che è in Cencrea”. Prima che esaminiamo questa parola diacono, cioè “servo” una piccola domanda triviale. C’è qualcuno che sa cosa il libro degli Atti dice essere avvenuto a Cencrea? Uomini o bambini che mi danno la risposta? Io so che le donne lo sanno già. Qui è dove Paolo si fece tagliare i capelli. È tutto quel che c’è su Cencrea. Credevo di farne un punto ma rinuncio. La parola “diakonos”, era Febe un vero diacono? Voglio dire, nella nostra denominazione noi non permettiamo che ci siano donne diacono e la PCA sta passando attraverso un grande combattimento proprio su questo argomento, ordinare oppure no, donne all’ufficio di diacono. Era Febe un diacono nella chiesa apostolica? Dopo tutto qui c’è scritto che lo è, un diacono, un servo della chiesa, accoglietela nel Signore come si conviene ai santi. In altre parole ella era un servitore della chiesa molto importante, assistetela in qualsiasi cosa abbia bisogno perché ella ha aiutato molte persone me incluso. Perciò, sono in attesa di vedere Febe in cielo.

La parola “diacono” è usata in tre modi diversi nel Nuovo Testamento. Nel senso di “dovere”, “dono” e “ufficio”. Ci sono versi nel Nuovo Testamento che dicono che tutti i cristiani hanno il dovere di servire, il dovere di ministrare, il dovere di ‘diaconare’ l’un l’altro e di aiutarsi a vicenda nelle varie necessità che abbiamo nella nostra vita. Perciò questa è una cosa che tutti noi dobbiamo essere trovati a fare. La parola diacono anche, in Romani 12, è un dono. Alcune persone sono servitori migliori di altri, alcune persone sono più efficaci di altre; è perché hanno il dono spirituale di ‘diaconare’, di servire. Non dovete necessariamente essere diaconi per avere il dono, tuttavia alcuni cristiani hanno il dono spirituale di servire, tutti i cristiani devono ‘diaconare’ come loro dovere, servirsi gli uni gli altri; e poi c’è l’ufficio di diacono; cioè, alcuni uomini nella chiesa vengono eletti e ordinati all’ufficio di diacono perché incoraggino e guidino il servizio reciproco nella chiesa. E 1° Timoteo 3 dice che quell’ufficio deve essere ricoperto da uomini che sono marito di una sola moglie, e noi abbiamo l’elezione di diaconi in Atti 6, e tutti quei diacono erano uomini. Pertanto, l’insegnamento che Febe sia stata una diaconessa nella chiesa non è accurato perché per essere diacono, per assumere l’ufficio di diacono devi essere il marito di una sola moglie, che sarebbe stato assai difficile per Febe; ma Febe, quanto tutti i cristiani ha avuto il dovere di ‘diaconare’ di ministrare e servire nel contesto della chiesa e apparentemente Febe era particolarmente efficace in questo, aveva il dono del servizio. Paolo ci da’ due versi pieni d’informazioni su questa donna, era stata d’aiuto a molte persone oltre che a lui stesso.

Ora, molte volte, Paolo fece portare la sua lettera ai destinatari. E se il portatore era sconosciuto nella chiesa cui era portata l’epistola, Paolo ne esaltava le doti. Potrebbe essere, che dopo che ha detto così tanto di Febe, dopo averla messa in cima alla lista, potrebbe essere che si fidava di lei così tanto che Febe sia stata colei che ha di fatto consegnato l’epistola ai Romani alla chiesa lì a Roma.

Le persone successive che sono elencate nei versi 3 e 4 sono i greci Priscilla e Aquila

Salutate Priscilla ed Aquila miei compagni d’opera in Cristo Gesú, i quali hanno rischiato la loro testa per la mia vita; a loro, non solo io, ma anche tutte le chiese dei gentili rendono grazie. Salutate anche la chiesa che è in casa loro;

Quindi, Priscilla e Aquila erano amici di lunga data di Paolo, hanno collaborato con lui nel ministero, in questo momento avevano una chiesa che si riuniva a a casa loro, e inoltre,  Priscilla e Aquila insegnavano la bibbia come coppia o in coppia. Guardate Atti 18, avevano uno studio biblico a casa loro, separato dalla chiesa che si riuniva a casa loro. La bibbia lo rende chiaro, entrambi insegnavano. Priscilla non avrebbe insegnato negli incontri pubblici della chiesa, sicuramente non avrebbe insegnato in un gruppo misto della chiesa, uomini e donne, perché la bibbia lo proibisce, ma è chiaro che nell’intimità della loro famiglia e nell’ambiente informale di casa loro ambedue, Priscilla e Aquila insegnavano la parola di Dio separatamente dall’attività ufficiale della chiesa. Ora, ciò che è ancora più interessante è che il più delle volte Priscilla è menzionata prima di Aquila. Era  altamente inusuale nel primo secolo che una moglie fosse menzionata prima del marito. Ci sono delle implicazioni per questo fatto? Potrebbe essere che quando tenevano i loro studi biblici nell’ambiente informale della loro casa lei avesse nell’insegnare un ruolo maggiore sotto l’autorità del marito. Di fatto, come coppia essi istruirono e prepararono al ministero (questo segna la profondità della loro istruzione nell’informalità della loro casa), prepararono uno dei predicatori più famosi del periodo apostolico: Apollo, il quale fu uno dei grandi predicatori della prima chiesa. Ed egli ricevette l’istruzione nella parola di Dio che gli permise di diventare uno dei predicatori della parola più famosi del primo secolo, in privato a casa di Priscilla e Aquila.

Poi, nella seconda parte del verso 5 dice: 

Salutate il mio caro Epeneto il quale è la primizia dell’Acaia in Cristo.

Qui vedete cosa Paolo pensa di lui: è un caro, amato, amico, e fu la prima persona a diventare cristiano in tutta l’Asia.

Ora, Dio ha del senso dell’umorismo con questo che segue. Questo è per la chiesa di Roma.

Salutate Maria, la quale si è molto affaticata per noi.

Maria fu probabilmente uno dei primissimi membri della chiesa di Roma, fu probabilmente a motivo dei suoi sforzi e delle sue abilità organizzative e della sua influenza che fu creata la chiesa di Roma. Non la Vergine Maria, non c’è Mariologia, qui, ma questa cara, cara sorella di Paolo, di nome Maria che fu lì in quella chiesa molto, molto prima della Vergine (se mai la Vergine lo fu).

Poi nel verso 7

Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigione, i quali sono segnalati fra gli apostoli, e anche sono stati in Cristo prima di me.

Ora, Andronico e Giunia, a giudicare dai nomi erano più che probabilmente giudei-cristiani. Erano anche parenti di Paolo. Se prendiamo le sue parole alla lettera erano anche stati in prigione con lui, avevano sofferto le stesse persecuzioni che egli aveva sofferto, erano diventati cristiani prima che lo diventasse lui, ed erano ben conosciuti anche tra i dodici apostoli, di fatto essi stessi sono chiamati apostoli, e non solo apostoli, ma segnalati tra gli apostoli. Ora, la parola apostoli nel Nuovo Testamento ha due designazioni. Prima, i dodici Apostoli, gli Apostoli del Signore Gesù Cristo ispirati e unti dallo Spirito santo, i quali o scrissero il Nuovo Testamento  o diedero il loro imprimatur a chi lo fece. E poi c’erano gli apostoli con la a minuscola. Gli apostoli con la A maiuscola furono i fondatori della chiesa, gli apostoli con la a minuscola furono gli assistenti degli apostoli, persone che viaggiarono con loro, persone che li aiutarono. E qui, Andronico e Giunia erano due giudei-cristiani nella chiesa di Roma che molto probabilmente assistevano gli apostoli lì.

Verso 8

Salutate Amplia, mio diletto nel Signore.

Vedete tutte queste persone che Paolo non vedeva l’ora di abbracciare e che amava. Aveva avuto con loro diversi tipi di relazione negli anni in un modo o nell’altro. C’è un vincolo d’amore che lega insieme Paolo e Amplia e c’era un affetto tra loro probabilmente simile a quello di Davide con Gionatan.

Prima perte del verso 9

Salutate Urbano, nostro compagno d’opera in Cristo

Il nome “Urbano” suggerisce che sia stato probabilmente un nativo della città, di Roma. Che fosse famigliare con la cultura, forse con la cultura romana. Ed era pure stato un compagno di viaggio di Paolo per il Vangelo che lo accompagnava quando predicava.

La seconda parte del verso 9

Salutate Urbano, nostro compagno d’opera in Cristo, e il mio caro Stachi.

Anche Stachi era probabilmente nativo di Roma, c’erano altri Stachi nella città, e il suo nome è in realtà un soprannome. Stachi in greco significa calloso o incallito. Questo tizio è assai calloso. Paolo lo conosce così bene, che sotto l’ispirazione dello Spirito santo dice: salutate il calloso da parte mia.

E poi, nella prima parte del verso 10

Salutate Apelle, che è approvato in Cristo.

Il provato in Cristo, quello che è stato testato con prove e tribolazioni ed è stato trovato verace avendo perseverato e superato le varie prove.

Nella seconda parte del verso 10

Salutate quelli della casa di Aristobulo.

C’erano credenti nella sua famiglia. Qui abbiamo una delle prime famiglie menzionate come tali nella chiesa lì. La tradizione racconta che egli fu uno dei settanta discepoli che Gesù mandò a predicare nel primo viaggio missionario registrato nel ministero di Gesù, e sembra che Aristobulo potrebbe essere andato a predicare l’evangelo fino in Gran Bretagna.

E poi, nel verso 11

Salutate Erodione, (nome interessante, non vi sembra?) mio parente.

Quindi Erodione era un giudeo, parente di Paolo e potrebbe essere appartenuto alla famiglia di Erode a giudicare dal nome. Il vangelo da subito infiltrò alcune della famiglie giudaiche importanti a quel tempo ed Erodione, nella chiesa di Roma potrebbe essere stato un membro della famiglia di Erode che venne alla fede in Cristo.

Seconda parte del verso 11

Salutate quelli della casa di Narcisso che sono nel Signore.

Qui c’è un’altra persona influente. Potrebbe essere stato, poiché c’è un nipote con questo nome, potrebbe essere stato il nipote di Erode in Grande. Erode il grande che fu tale persecutore del proprio popolo nel primo secolo. Narcisso potrebbe essere stato il nipote dello stesso Erode e potrebbe essere stato il fratello di re Agrippa, un altro monarca locale, e so lo era, aveva stretta relazione con l’imperatore romano Claudio. Qui sembra che ci sia un altro uomo di potere nella chiesa di Roma. Nella chiesa di Roma c’erano tutti i ceti sociali, dagli schiavi agli uomini di potere.

Verso 12 

Salutate Trifena e Trifosa, che si affaticano nel Signore.

Ora, potete riconosce dalla a finale, che erano donne, probabilmente sorelle, e il nome di Trifena è stato trovato su una inscrizione di uno schiavo o di un burocrate della famiglia reale di Roma, la famiglia di Cesare. Trifena e Trifosa erano operaie del Signore.

12 b:

Salutate la cara Perside, che si è molto affaticata nel Signore.

Anche questo è un nome femminile. Questa donna ha lavorato sodo, insieme a Trifena e Trifosa, ed era, probabilmente, una signora proveniente dalla Persia, e Paolo si riferisce a lei come sua cara. Perciò, in questa città internazionale, c’è una piccola chiesa veramente cattolica, con giudei, gentili, persiani e tutto il resto.

Verso 13

Salutate Rufo, che è eletto nel Signore, e sua madre che è pure mia.

Rufo è menzionato anche nel capitolo 15 di Marco come figlio di Simone il cireneo e, voglio dire, quale onore che un apostolo ti chiami un cristiano di valore (che è il significato di ‘eletto’ qui). È ovvio che Paolo aveva una stretta relazione con Rufo visto che manda i saluti anche a sua madre, e la mia. Cosa significa “che è pure mia”? Probabilmente allude ad una stretta relazione con la famiglia di Rufo nella quale Paolo fu talmente di casa da considerare sua madre la madre di Rufo.

Verso 14:

Salutate Asincrito, Flegonte, Erma, Patroba, Erme e i fratelli che sono con loro.

Questi uomini sono menzionati insieme e costituivano probabilmente, una particolare comunità di credenti in una località particolare. Forse con la stessa vocazione, forse appartenenti ad una gilda, o forse di un’altra congregazione, ma sono citati insieme come una comunità di credenti. Erma è il nome di uno degli autori di uno dei libri cristiani più antichi che possediamo al di fuori del Nuovo Testamento. Il libro si chiama Il Pastore di Erma. Non è canonico, ma è uno dei primo scritti cristiani; esiste ancora e lo si può leggere. Forse questo Erma è l’uomo che l’ha scritto.

Poi nel verso 15

Salutate Filologo, Giulia, Nereo e sua sorella Olimpa, e tutti i santi che sono con loro.

Forse questo è un altro gruppo di credenti che si riuniva in una località specifica. Giulia è ovviamente una donna e potrebbe essere stata la moglie di Filologo.

Poi, nel verso 21, torneremo ai versi che ho saltato quando ritornerò dall’Europa.

Timoteo, mio compagno d’opera,

Tutti conoscono Timoteo. Due libri del Nuovo Testamento sono stati indirizzati a lui. Un giovane predicatore di cui Paolo aveva grande stima e che Paolo stesso aveva addestrato e ordinato. Aveva lavorato con Paolo come suo figlio spirituale nel Signore. In Filippesi 2:19-24 potete andare a vedere il carattere, l’imitazione di Cristo di quest’uomo di nome Timoteo. Dice che aveva sinceramente a cura il bene dei cristiani. Non cerca il proprio interesse ma quello di Gesù Cristo. Si è provato di valore nell’avanzamento del vangelo.

E poi, nella seconda parte del verso 21

Timoteo, mio compagno d’opera, Lucio, Giasone e Sosipatro, miei parenti, vi salutano.

Dal loro nome sembrerebbe che queste persone fossero giudei-cristiani. Anche questi parenti di Paolo. Giasone è menzionato in quella famosa sezione di Atti 17 dove fu perseguitato per aver ospitato quelli che dicevano che c’è un altro re che Cesare: Gesù; e stavano mettendo il mondo sottosopra. Sosipatro pure è menzionato in Atti 20 dove è descritto come bereano, uno che ricevette la parola di Dio con grande, grande trepidazione esaminando le Scritture ogni giorno per controllare se quello che Paolo insegnava fosse vero.

Verso 22, interessante. 

Io, Terzio, che ho scritto questa epistola, vi saluto nel Signore.

Pensavo che l’apostolo Paolo avesse scritto Romani. Ma adesso, nel bel mezzo di questa lista di persone salta fuori questo tizio che dice “Io ho scritto il libro di Romani, e vi saluto nel Signore”. Ebbene, Paolo ha scritto la lettera, Terzio non sta mentendo e non c’è qui una contraddizione. Molte delle lettere paoline sono state scritte da uomini che chiamiamo amanuensi. Un amanuense è qualcuno a cui si dettava o che ricopiava un documento.  Ricordate che Paolo sembra aver avuto problemi con la vista, forse quella era la spina nella carne, e una delle indicazioni che egli avrebbe potuto aver bisogno di un amanuense a causa della debolezza delle sua vista, potrebbe essere stato il motivo per cui in una delle epistole dice: “Io Paolo metto la mia firma su questa lettera in modo che sappiate che ve l’ho scritta io. La firma è scritta nella mia tipica calligrafia che è molto grande”. E quindi, questo potrebbe significare che Paolo doveva scrivere a grandi caratteri a causa dei suoi occhi, e questa è la ragione per cui ebbe bisogno di Terzio. Non sappiamo perché ma sappiamo che utilizzo dei segretari, talché sia lui che i segretari furono guidati in ciò che scrivevano, dallo Spirito santo.

Verso 23 a:

Gaio, che ospita me e tutta la chiesa, vi saluta.

In 1 Corinzi 4 vi ricorderete che Gaio fu battezzato dall’apostolo Paolo a Corinto, dove ospitò Paolo e tutta la congregazione, dev’essere dunque stato un uomo ricco.

Seconda parte del verso 23:

Erasto, il tesoriere della città e il fratello Quarto vi salutano.

Vedete quanti tipi di persone c’erano in questa chiesa. Probabili discendenti di Erode, persone appartenenti alla burocrazia di Cesare, il tesoriere della città. La maggior parte della gente crede che la prima chiesa fosse costituita da schiavi, e lo era “Non molti potenti, non molti nobili, ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti” ma c’erano alcuni potenti che Dio aveva salvato. E di Quarto, Paolo dice semplicemente che è “il fratello”.

Bene, da questo capitolo per ora ci fermiamo. Ci ritorneremo più avanti perché voglio presentarvi diverse altre persone. A Corinto, per esempio. In 1° Corinzi 16 o Atti 18 troviamo un uomo di nome Apollo. Lo abbiamo già menzionato per essere stato istruito da Priscilla e Aquila. Apollo era formato per il ministero, era uomo eloquente, potente nelle scritture, fervente nello Spirito, non aveva timore di parlare arditamente del Signore Gesù Cristo. In Atti 18 c’è scritto che dopo la sua formazione teologica aiutò grandemente coloro che avevano creduto per grazia, perché confutava i giudei potentemente in pubblico dimostrando che Gesù era il Cristo. Perciò qui, uno dei predicatori più poderosi era connesso con la chiesa di Corinto.

E ancora in 1° Corinzi 1 veniamo a conoscere un uomo di nome Stefana. Egli fu il primo convertito dell’Acaia, devoto al servizio di Cristo. E Paolo incoraggia i cristiani di Corinto a stare in sottomissione a uomini come lui.

E poi nel 15° capitolo di 1° Corinzi Paolo ci fa conoscere anche Fortunato e Acaico. Paolo dice che queste persone “hanno ricreato il mio spirito e il vostro” e chiede pertanto che siano riconosciuti.

Veniamo al libro di Colossesi e nel 4° capitolo di Colossesi veniamo a conoscere altri primi cristiani. 7-9 troviamo un uomo chiamato Tichico 

Caro fratello e fedele ministro.

Tichico è l’uomo che portò alla chiesa di Colosse la lettera di Paolo a loro indirizzata. Paolo fa riferimento a lui come suo compagno di servizio, uno schiavo di, e legato a, Cristo.

Poi nel verso 9 di Colossesi 4 c’è Onesimo. Se avete letto l’unico capitolo del libro di Filemone, Onesimo era uno schiavo. Qui c’è un esempio di uno schiavo nella stessa chiesa con presone di statuto diverso. Un compagno di viaggio di Tichico, un membro della chiesa di Colosse. E Paolo fa riferimento a questo schiavo come caro e fedele fratello. E un libro intero della bibbia, Filemone, è stato scritto su questo fratello Onesimo e al suo padrone.

Poi in Colossesi 4:10 facciamo la conoscenza di Aristarco e Paolo fa riferimento a lui come suo compagno di prigionia. Quando leggete di Paolo in Prigione, non pensate sempre di Paolo da solo, ma a gruppi di cristiani in queste prigioni, a soffrire insieme a Paolo.

In 1 Corinzi 14 leggiamo di Barnaba. Voi conoscete la storia di Paolo e Barnaba. Erano in missione insieme in varie parti del mondo. In Colossesi 4:10 insieme a Barnaba è menzionato Marco. Marco era cugino di Barnaba che scrisse il secondo vangelo. Ora, Marco era probabilmente l’amanuense di Pietro, o il segretario di Pietro, o in ogni caso Pietro è stato la fonte ultima da cui Marco ha ottenuto le proprie informazioni. Ma qui vedete Marco nella chiesa di Colosse.

E poi. In 10:11 vediamo Gesù chiamato Giusto. Ora, con un nome così sapete che era un giudeo cristiano, perciò a Colosse non c’erano solo gentili-cristiani ma anche giudei-cristiani e Paolo dice di Gesù Giusto che gli fu di grande conforto nell’opera del regno di Dio.

Nel verso 12 troviamo Epafra, un altro nome per Epafra in Filippesi è Epafrodito. Si trovava nella chiesa di Colosse ed è descritto da Paolo come un servo di Cristo, che si evidenziava per  essere uno che non aveva rivendicazioni sulla propria vita, ma che riconosceva la rivendicazione di Cristo su tutto se stesso. Paolo dice di Epafrodito che “Combatte sempre per voi nelle preghiere chiedendo che i cristiani fossero “fermi, perfetti, e compiuti in tutta la volontà di Dio”. Paolo dice di Epafrodito che aveva un profondo interesse per le persone.

E poi. In Colossesi 4:14 troviamo un altro scrittore del Vangelo: Luca, che era anche l’amato medico di Paolo, che viaggiava con lui come suo medico e che scrisse il terzo vangelo. Ora, ciò che è interessante è che questi apostoli e scrittori dei vangeli si conoscevano ed erano in collegamento gli uni con gli altri. Abbiamo Matteo, ma poi abbiamo Marco, collegato con Pietro e con Paolo, abbiamo Luca, collegato principalmente con Paolo, abbiamo Pietro che conclude 2° Pietro dicendo che ci sono persone che torcono gli scritti di Paolo come fanno col resto della Scrittura. Vedete niente di significativo in questa citazione? “Torcono le epistole di Paolo come fanno col resto delle Scritture”. Abbiamo qui apostoli del primo secolo che fanno riferimento agli scritti reciproci come apostolici, e come Scritture, pronunciate da Dio, ispirate dallo Spirito. Perciò quando giungiamo a 2° Timoteo 3 dove dice che “Ogni Scrittura è ispirata da Dio” non pensate come pensano molti che Paolo stesse parlando solo del Vecchio Testamento. Il Vecchio Testamento da Genesi a Malachia, come voi ed io abbiamo in mano, non come ce l’hanno i cattolici romani, ma come l’abbiamo noi, quello era il Vecchio Testamento pronunciato da Dio, che era originato da Dio, non dall’uomo, ispirato dallo Spirito, ma quando gli apostoli del Nuovo Testamento usarono la parola Scritture non intendevano esclusivamente il Vecchio Testamento, ma includevano anche gli scritti del Nuovo Testamento. Per esempio, mi sembra si trovi in 1° Timoteo, dove Paolo dice: Come dice la Scrittura, e poi da due citazioni dalla Scrittura, “non mettere la museruola al bue che trebbia”, e, secondo, “un operaio è degno della sua mercede”. La prima citazione proviene da Deuternomio, ma se cercate nel Vecchio Testamento per la seconda citazione non la troverete, perché non si trova nel Vecchio Testamento ma nel Nuovo, è nel Vangelo di Luca. E quindi, questi scrittori si conoscevano gli uni gli altri, si influenzavano l’un l’altro, erano ispirati dalle stesse Scritture, e riconoscevano a vicenda gli scritti ispirati dallo Spirito come Parola di Dio.

Ora viene un caso triste: Dema, in Coloseesi 4:11. Dema fu una persona tragica. Andiamo a vedere le tre volte in cui è menzionato.

Filemone vs.24.

Marco, Aristarco, Dema e Luca miei compagni d’opera, ti salutano.

Qui vedete Dema menzionato con Luca a perfino prima di Luca.

Colossesi 4:14

Il caro Luca, il medico, e Dema vi salutano.

Interessante che questa volta sia menzionato dopo Luca.

2 Timoteo 4:10

Perché Dema mi ha lasciato, avendo amato il mondo presente, e se n’è andato a Tessalonica.

Non è triste? Questo è un uomo del quale potete vedere la caduta. È menzionato prima di Luca, poi è menzionato dopo Luca, e poi dice qui c’è un uomo che è un tragico esempio di uno che ha amato il mondo in cui viviamo ed ha amato ciò che il mondo offre più di Gesù Cristo e così ha apostatato. Ha disertato Paolo e tutto ciò per cui Paolo viveva. Perciò c’erano già degli apostati, così presto, nella chiesa.

Poi, in 4:15-16 abbiamo una donna chiamata Ninfa e tutto quello che sappiamo è che la congregazione s’incontrava nella sua casa a Laodicea.

Poi nel verso 17 abbiamo Archippo. Archippo era un ministro nella prima chiesa e aveva bisogno d’incoraggiamento.

Poi veniamo al libro di Filippesi. Ci sono alcune persone nel ministero che Paolo menziona lì a Filippi. Nei versi 2 e 3 ci sono due donne: Evodia e Sintiche, e queste due donne avevano dei contrasti e perciò Paolo dovette esortarle a smettere di combattersi e a competere tra loro e a produrre invece armonia. Se andate a qualche commentario liberale potreste trovare che Evodia e Sintiche fossero le due mogli di Paolo, e perciò egli le poteva rimproverare perché era il capo di entrambe, ma noi sappiamo che non è così.

Ora c’è un altro personaggio interessante in Filippesi 4:3, Clemente. Clemente condivideva la lotta di Paolo nel vangelo e uno dei Padri della prima chiesa più famosi, Origene, che visse a cavallo tra il primo e il secondo secolo disse che Clemente fu il primo predicatore importante a Roma, e per quella o altre ragioni alcuni pensano che Clemente sia stato papa. Certamente non poco dopo la presenza lì di Paolo, tuttavia pensano che lo sia stato del tempo dopo per la grande reputazione che aveva nella prima chiesa.

Andiamo adesso a Filippesi 4:22, dice:

Salutate quelli della casa di Cesare

che significa che il vangelo aveva già penetrato la casa di Cesare. Quali sono le implicazioni della parola “casa”? Può significare una di due cose: può significare membri della famiglia, talché c’erano in realtà membri della famiglia di Cesare, imperatore di Roma, che erano cristiani e che erano stati portati al vangelo da Paolo. O, la parola “casa” potrebbe significare “burocrazia” talché il significato potrebbe essere: portate i miei saluti ai membri della burocrazia di Cesare che significherebbe che c’erano cristiani nella burocrazia dell’impero romano che avevano assunto una coraggiosa posizione per Cristo, senza compromessi, che usavano la loro posizione per il bene e la protezione dei cristiani.

E poi le epistole a Timoteo e Tito ci parlano di diverse persone. Ci parlano di Tito al quale fu scritta una lettera del Nuovo Testamento. Egli era un missionario a Corinto, fu mandato da Paolo perché si fidava di lui, a piantare una chiesa a Creta.

In 1 Timoteo 1:20 leggiamo di Imeneo e Alessandro. Questi due uomini non mantennero la fede. Altri due apostati. Rigettarono una buona coscienza, andarono contro coscienza e ciò che credevano, e pertanto, dice Paolo, fecero naufragio nella fede; furono scomunicati dalla chiesa e dati in mano a Satana perché imparassero a non bestemmiare. Così, solo in questi piccoli scorci della vita di queste persone vedete che la vita della prima chiesa non era poi così diversa da quella di oggi. Qui ci sono due uomini che non mantennero la loro fede, principalmente perché non seguirono la loro buona coscienza, cioè quando la coscienza diceva loro: “Non farlo, non farlo, non farlo” procedettero e fecero ciò che volevano fare e ciò che preferivano fare anche se la legge di Dio scritta nella loro coscienza li convinceva a non farlo. Fecero naufragio nella fede, furono dati in mano a satana affinché possibilmente  stare con satana li convincesse a tornare. Perché apostatarono? Quale fu il primo passo verso quella fine? Giocare con la propria coscienza. Furono tentati di fare qualcosa e la coscienza urlava dentro di loro: Non farlo, non farlo, non farlo. Ed essi lo fecero. Quando si comincia a fare così la coscienza diventa incallita. Il Nuovo Testamento parla di una coscienza incallita, dura, insensibile. E questi due uomini cominciarono ad andare verso il loro naufragio e la loro scomunica semplicemente dicendo no alla loro coscienza quando la loro coscienza cercava di convincerli del loro peccato. Perciò tenetelo bene a mente.

In 2 Timoteo 1:5 incontriamo altre due donne, due donne che meritano tutta la nostra attenzione. E notate quante sono le donne menzionate, talché nella prima chiesa, a Roma come altrove,  c’era una grande considerazione per le donne che invece c’era nella società comune.

Mentre ricordo la fede non finta che è in te, e che abitò prima in Loide tua nonna ed in Eunice tua madre, e sono persuaso che abita anche in te.

Perciò, al tempo in cui Paolo stava scrivendo queste lettere, verso la fine del 50 agli inizi degli anni 60 del primo secolo c’erano già tre generazioni di cristiani, e qui abbiamo Timoteo, sua madre Eunice e sua nonna Loide, tutti fedeli alla parola e qui Eunice e Loide hanno allevato Timoteo nella fede. Dov’era il padre? Dov’era il nonno? A passare alla storia furono queste due donne fedeli, Eunice e Loide.

E poi il libro degli Atti è pieno di nomi, come saprete.

Nel primo capitolo al verso 23 leggiamo di Giuseppe detto Barsabba. Giuseppe Barsabba sembra essere stato un uomo altamente rispettabile all’interno della chiesa apostolica perché la gente pensò che aveva le qualità per essere un apostolo. Aveva visto il Cristo risorto faccia a faccia ed aveva sufficiente spessore per essere nella conta per diventare apostolo. Non fu eletto, ma c’era un altro uomo altamente rispettato di nome Mattia che fu scelto a prendere il posto lasciato vacante da Giuda Iscariota. Abbiamo qui un altro esempio che l’assunzione dell’ufficio era per elezione e non per auto-referenza.

E poi in Atti 5 c’è l’infima coppia di marito e moglie, Anania e Saffira. Anche Anania e Saffira erano cristiani altamente rispettati e Dio li uccise all’istante davanti a tutti perché si erano messi d’accordo di mentire allo Spirito santo.

Poi, nel libro di Atti,  leggiamo di Barnaba, un grande missionario. Spesso aveva con Paolo qualche contrasto, uno portò pure ad una separazione. Il nome Barnaba ha un che di dolce, significa infatti figlio di consolazione.

E poi abbiamo Stefano. Stefano fu il primo martire cristiano. Era un predicatore e fu eletto diacono del sesto capitolo di Atti. È descritto come un uomo pieno di fede e di Spirito santo.

Poi abbiamo Filippo. Anche Filippo in Atti fu uno dei primi diaconi e più tardi fu chiamato a diventare un potente evangelizzatore. Battezzò in gran numero uomini e donne che avevano ricevuto il vangelo dalla sua predicazione. E le Scritture dicono che predicava il regno di Dio  e il nome di Gesù Cristo. Condusse a Cristo l’eunuco, un alto ufficiale della regina Candace d’Etiopia, predicandogli l’evangelo dal libro di Isaia. Dice: “Cominciando da questa Scrittura, gli annunziò Gesù”. Questo burocrate etiope, eunuco, ufficiale di Candace, la regina d’Etiopia,  ha un’allettante reputazione. La chiesa più vecchia del mondo, se non la più vecchia una delle più vecchie, è la chiesa copta d’Etiopia. Non è più una chiesa sana, ha ogni tipo di posizioni eretiche. Ad un certo punto credette che l’imperatore Hailè Selassiè fosse un’incarnazione di Cristo. Pur tuttavia è una delle chiese più antiche sulla terra, se non la più antica, in ragione della grande opera di questi eunuco etiope quando ritornò a casa dopo essere stato convertito da Filippo. Ora, quando Filippo gli predicò il vangelo, non dice che lo predicò come diacono, dice che gli predicò l’evangelo come evangelista.

Ancora nel libro di Atti, al capitolo 6 abbiamo Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola con Stefano e Filippo. Questi furono i primi diaconi del Nuovo Testamento ed erano responsabili per la cura delle necessità materiali delle persone bisognose della chiesa. Nicola era un proselito, cioè uno che si era in precedenza convertito al giudaismo, ed ora al cristianesimo.

E poi leggiamo, nel capitolo 8, di un altro membro della chiesa, Simon mago. Simone il mago aveva fatto una professione di fede credibile agli anziani della chiesa. Ma solo perché si fa una professione di fede davanti agli anziani ed essi pensano che sia credibile, non significa che si è veri credenti. Perché gli anziani non possono vedere il cuore. Perciò il requisito per essere membri della chiesa non è fede in Cristo, perché gli anziani non possono vedere nel cuore; non è una sincera professione di fede, perché gli anziani non possono vedere la sincerità nel cuore; il requisito per diventare membri della chiesa è una professione di fede che appare credibile agli occhi degli anziani, che stanno facendo del loro meglio, ma che possono lo stesso sbagliare perché non possono vedere il cuore. Simone il mago, aveva ovviamente fatto una professione di fede credibile, ma era un pseudo-credente, un finto credente. Sembrava che avesse fatto una certa professione di fede sotto la predicazione di Filippo, e aveva vissuto con Filippo per un certo tempo, ed era meravigliato dai miracoli che gli apostoli potevano compiere a conferma che stavano predicando l’infallibile parola di Dio. Era così meravigliato, infatti, da cercare di comprare lo Spirito santo; voleva avere lo stesso potere degli apostoli e quindi offerse a Pietro una somma considerevole perché gli fosse dato questo potere dello Spirito santo di fare miracoli. Pietro rispose: “Vada il tuo denaro in perdizione con te, perché tu hai pensato di poter acquistare il dono di Dio col denaro.Tu non hai parte né sorte alcuna in questo, perché il tuo cuore non è diritto davanti a Dio”.

Ora, nel nono capitolo abbiamo un altro Anania, diverso da quello di Anania e Saffira. Questo è il discepolo che Dio mandò da Paolo convertito, ancora cieco a Damasco dopo aver visto Gesù, per guarirlo della sua cecità e per battezzarlo e farne un discepolo. E tutto quello che sappiamo di lui è che era “un certo discepolo a damasco”. Una delle frasi che preferisco, essendo presbiteriano, è ciò che Anania disse a Paolo nella casa dove abitava a Damasco: Paolo si alzò e fu battezzato.

Dopo di questo abbiamo Sila. Sila, insieme a Paolo, Barnaba e Barsabba erano uomini autorevoli tra i fratelli, ed essi ebbero una parte importante non solo nell’attività missionaria ma anche nella grande assemblea a Gerusalemme in Atti 15. In Atti 16  vediamo Sila in prigione con Paolo da dove vengono miracolosamente liberati, fatto che porta alla conversione del carceriere di Filippi.

Poi, nel capitolo 9 c’è una donna chiamata Dorcas che è la versione greca di Tabitha. Costei era una dei discepoli di Cristo a Joppe, che era una città portuale, e la bibbia dice di lei che abbondava in opere buone ed elemosine. Dorcas si ammalò e morì, ma Pietro la resuscitò dai morti, fatto questo che mosse molte persone del luogo a credere nel Signore.

Poi nel nono e decimo capitolo abbiamo Simone il conciatore di pelli; Pietro dimorava spesso a casa sua a Joppe. E nel decimo capitolo di Atti abbiamo Cornelio. Un pio soldato, un centurione della coorte italica, la bibbia dice di lui che “egli era un uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua casa, faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo”. Potrebbe essere descritto come un santo del Vecchio Testamento che viveva durante il periodo di transizione tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. Non aveva mai sentito predicare il vangelo dagli apostoli pur essendo un credente del vangelo del Vecchio Testamento. Perciò quando un angelo gli appare e gli dice di mandare a chiamare Pietro a casa sua per parlargli delle vita, morte, resurrezione di Gesù, affinché diventasse un giudeo compiuto, un credente compiuto, Cornelio invitò una grande folla di gente a casa sua a sentire Pietro predicare, e mentre Pietro predicava il vangelo lo Spirito santo cadde su tutti quelli che stavano ascoltando e Cornelio e tutta la sua casa furono battezzati.

Poi, nel capitolo 16 abbiamo una delle mie donne preferite della chiesa apostolica, Lidia. Senza marito. Era divorziata? Era vedova? Non sappiamo. Ma Lidia era una ricca commerciante che teneva un incontro di preghiera per donne vicino a casa sua e Paolo la incontrò lì. Lidia è descritta come una commerciante di porpora, che significa che la sua attività vendeva vestiario alla classe alta della società. Anche lei era una persona che era stata convertita al giudaismo e la ragione per cui fu battezzata lei e la sua casa è semplicemente, come sta scritto, perché il Signore aprì il suo cuore per dare ascolto alle cose dette da Paolo.

Poi c’è un profeta del Nuovo Testamento un profeta con la p minuscola: Agabo. Egli fu profeta nella chiesa apostolica, la parola profetica veniva sovranamente su alcune persone, uomini e donne. Non avevano l’ufficio di profeta, era loro sovranamente dato il dono di profezia in varie occasioni, il dono andava e veniva, e Agabo era abilitato da Dio a predire il futuro. Egli profetizzò una grande carestia in tutto il mondo che in effetti avvenne durante il regno dell’imperatore Claudio. Profetizzò inoltre, che Paolo sarebbe stato legato dai giudei a Gerusalemme e dato ai gentili cose che accaddero.

Poi c’è un’altra donna di nome Rode, in Atti 12. Una giovane serva e la sua storia l’ho sempre considerata così divertente, fatevi il quadretto. Stavano avendo un incontro di preghiera nella casa dove serviva, e stavano pregando che Pietro fosse liberato dalla prigione, non sapendo che Dio aveva già drammaticamente e miracolosamente fatto uscire Pietro di prigione. Qualcuno bussa alla porta, la giovane inserviente Rode va a rispondere, è Pietro! Era così agitata che lasciò chiusa la porta e andò a dire a tutti che Pietro era libero, fuori dalla porta.

E poi ci sono altri personaggi, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, in Atti 13. Questi uomini, insieme a Paolo e Barnaba, erano alcuni dei profeti e insegnanti della chiesa di Antiochia, i quali, guidati dallo Spirito santo mandarono in missione Paolo e Barnaba. Simeone Niger, dal soprannome era probabilmente un africano. Manahen era il fratello di latte di Erode il tetrarca. Avete qui questa chiesa inter-razziale.

Nello stesso capitolo abbiamo Sergio Paolo che era un proconsole, un altro alto ufficiale dell’impero romano nell’isola di Cipro. La bibbia dice che era un uomo prudente, intelligente. Costui chiamò Paolo e Barnaba perché voleva udire l’evangelo. Quando Elimas il mago fu fatto diventare cieco da Paolo perché stava cercando d’impedirgli di credere, credette in Gesù.

Poi abbiamo Giacomo il fratello di Gesù. Questo è un altro caso interessante. Vi ricorderete che precedentemente, nella vita di Gesù, c’è scritto che i suoi fratelli e le sue sorelle pensarono che Gesù fosse pazzo; uno dei suoi fratelli era un uomo di nome Giacomo. Ma dopo la resurrezione di suo fratello Gesù, Giacomo non fu mai più lo stesso di prima. Egli fu il moderatore del primo ‘concilio’ generale a Gerusalemme registrato in Atti 15, e probabilmente scrisse l’epistola di Giacomo, che abbiamo nella Bibbia.

Poi, in Tito 3 verso 12 veniamo ad Artema. Artema era con Paolo quand’egli scrisse la lettera a Tito.

Poi, in Tito 3 abbiamo un uomo di nome Zena. Zena era un avvocato, che in un’occasione viaggiò con Apollo.

In Filemone 2 abbiamo Apfia, una donna. Costei era la sorella cristiana di Paolo.

C’è Archippo in Filemone, che era membro della chiesa e che è chiamato compagno d’armi, compagno ministro.

Poi, in 2 Timoteo abbiamo Ebulo, Prudente, Lino, Claudia. Erano con Paolo quando scrisse a Timoteo.

Filemone lo conosciamo, il padrone di Onesimo lo schiavo fuggito che era nella chiesa.

E poi in Atti 17 leggiamo di Dionigi l’aeropagita e Damaris; un uomo e una donna convertiti dalla predicazione di Paolo. Dionigi era nella corte suprema di Atene.

In Atti 18 incontriamo Crispo, uno dei capi della sinagoga di Corinto che credette in Gesù con tutta la sua famiglia.

In Timoteo sentiamo parlare anche di Onesiforo, il proprietario di una casa che spesso accolse e ristorò Paolo, non si vergognava delle catene di Paolo. Una volta giunse a Roma e cercò diligentemente Paolo finché lo trovò. La preghiera di Paolo per lui e per la sua famiglia fu che trovasse grazia presso il Signore nel giorno del giudizio.

Poi c’è Mnasone in Atti 21, un ricco cipriota, un discepolo di lunga data.

In Atti 20 c’è Eutico. Eutico è quel giovane che si addormentò seduto sulla finestra perché la predicazione di Paolo si protrasse fino a mezzanotte. Cadde e morì. E fu resuscitato da Paolo.

In Atti 20 c’è Secondo. Quando Paolo scoprì che c’era una congiura per ucciderlo lasciò la Grecia e andò in Macedonia. Lo accompagnarono Sopatro dalla Berea; e Aristarco e Secondo, tessalonicesi; Gaio di Derbe; e Tichico e Trofimo oriundi dell’Asia.

Tiriamo delle conclusioni. Questi sono alcuni nomi, sono certo di averne dimenticato qualcuno. Che conclusioni possiamo trarre da questa lista di membri della prima chiesa? Il primo è che era una realtà trans-culturale, trans-nazionale e trans-razziale. Una varietà di razze, di nazionalità, di culture di provenienza. C’erano greci come Aquila e Aristobulo, romani come Urbano, Narcisso; giudei come Lucio e Giasone, persiani come Perse. Caucasici, latini, persiani di colore, etiopi neri, eunuchi, e negri come Simeone Niger. La prima chiesa aveva un’alta considerazione per l’utilità e il posto delle donne, Febe, Priscilla, maria, Giunia, Trifene Trifosa, Lidia, Giulia, eccetera.

I membri della prima chiesa provenivano da ogni classe sociale, statuto e vocazione. Includeva schiavi come Onesimo, Trifena, e Rode, padroni di schiavi come Filemone, Fabbricanti di tende come Paolo e Aquila, avvocati come Zena, membri di famiglie reali come Narcisso ed Erodione, e membri della casa di Cesare; ufficiali governativi come Erasto e Giulio Paolo, filosofi come Dionidi e Filologo, teologi come Crispo, medici come Luca, ricchi commercianti come Lidia, soldati come Cornelio, missionari, anziani, diaconi e profeti.

I  membri della prima chiesa includevano ipocriti e apostati e pseudo-cristiani che avevano fatto una professione di fede credibile. Dema, Imeneo, Alessandro, Anania e Saffira, Simon mago.

Evodia e Sintiche, Rode, Archippo. Vedete che era una vera chiesa. Non era una chiesa perfetta, somigliava molto ad un sacco di chiese con cui siamo famigliari.

Lasciate che vi dia un piccolo test da portare a casa e fare in proprio. Paolo conosceva tutte queste persone per nome e sapeva qualcosa di tutte queste persone di tutte queste chiese: Roma, Filippi, Colosse, Corinto, dappertutto nel mondo mediterraneo. Prendete l’elenco dei membri della chiesa, scorretelo e vedete di quanti membri e famiglie voi potete dire qualcosa perché sapete qualcosa di loro, buono e cattivo, cercate che sia buono se possibile. Vedete di quante famiglie della chiesa voi potreste dire qualcosa come Paolo faceva. Poi, fatevi dare l’elenco di alcune chiesa presbiteriane della città, scorrete il loro elenco e vedete di quante persone potete dire qualcosa. Paolo ha detto qualcosa di tutte queste chiese che conosceva e che conoscevano lui. Quanto estesa è la vostra comprensione di, il vostro apprezzamento di, e la vostra familiarità con le famiglie della nostra chiesa e le famiglie delle nostre chiese. Qualcosa come Paolo fece con riferimento ai membri della nostra denominazione. Vedete, questa è la ragione per cui sopravvissero. Non erano un mucchio di individui isolati. Stavano insieme, soffrivano insieme, compagni d’armi, compagni di sofferenza, compagni aiutanti, si conoscevano, pregavano gli uni per gli altri.

Perciò, se avete l’elenco dei membri di chiesa di Chalcedon e di altre chiese, e non riuscite a pensare niente che potreste dire di quasi nessuno, gridate a Dio che abbia misericordia di voi. Gridate a Dio che vi perdoni. Perché il marchio di una chiesa debole è dove tutti vivono come individui isolati e non come membri di una famiglia.

Preghiamo.

Padre, ti siamo grati per questi uomini e donne di cui abbiamo appena studiato che sono membri della stessa chiesa cui apparteniamo anche noi. Trepidiamo per il giorno in cui vedremo quelli che furono veramente salvati. Signore aiutaci ad evitare le loro debolezze, aiutaci ad imitare i loro punti di forza, ed aiutaci ad essere effettivamente santi, apostolici e cattolici.

Nel nome di Cristo. Amen.

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