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40. Romani 12:9-16  

L’Amore nel Corpo di Cristo

di Joe Morecraft III

 

L’amore sia senza ipocrisia, detestate il male e attenetevi fermamente al bene.

10 Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri.

11 Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore

12 allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera;

13 provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l’ospitalità.

14 Benedite quelli che vi perseguitano benedite e non maledite.

15 Rallegratevi con quelli che sono allegri, piangete con quelli che piangono.

16 Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri; non aspirate alle cose alte, ma attenetevi alle umili; non siate savi da voi stessi.

Ora, il dodicesimo capitolo di Romani è così fittamente intessuto insieme, in un argomento così stagno, che mi spiace leggerne una sezione senza leggere tutto il capitolo ogni volta che veniamo ad una nuova sezione, perché è così unito. E ciò che sta succedendo qui in questo dodicesimo capitolo di Romani è che ci è presentata una descrizione dell’aspetto di un vero cristiano nelle sue relazioni interpersonali. Per esempio, nei primi due versi vediamo che il cristiano è dominato da devozione a Dio in Cristo. Che se hai ricevuto la compassione di Dio la tua risposta è dedicare te stesso, interamente, un sacrificio vivente, al servizio di Dio nel Signore Gesù Cristo. Rinnovi la tua mente nella sua parola, non permetti che il mondo ti comprima dentro la sua forma, ma ti fai continuamente trasformare dalla parola di Dio. Poi, nei versi da 3 a 8 vediamo che il vero cristiano è contrassegnato dall’umiltà. E in quella particolare sezione, vi ricorderete dall’ultima volta che siamo stati insieme, abbiamo parlato dei doni dello Spirito santo. E abbiamo detto che ci sono due tipi di doni spirituali. Quei doni che sono miracolosi, straordinari e temporanei; e quei doni, come il dono di guarire, di parlare in lingue e così via, avevano a che vedere con la fondazione della chiesa nel primo secolo; questi doni miracolosi, straordinari erano intesi essere temporanei, e sono usciti di scena col terminare del primo secolo. E poi abbiamo i doni ordinari, non miracolosi, permanenti dello Spirito e questi sono doni che Egli distribuisce in modo sovrano ai veri membri della chiesa in modo che siamo efficaci nel servirci a vicenda. E vi ricorderete che ci sono due tipi di doni dello Spirito ordinari, non miracolosi, permanenti, secondo questa sezione 3-8. Ci sono doni che hanno a che vedere col parlare, insegnare, esortare, predicare; e poi ci sono quei doni che hanno a che vedere col servire: condividere, con la generosità e tutto il resto.

Ed ora veniamo ai versi 9-16  e vediamo che il cristiano è dominato da vero amore. E poi. Dio volendo, domenica prossima prenderemo in considerazione i versi 17-21 e vedremo che il vero cristiano è dominato dalla bontà. Dunque oggi vediamo i versi da 9 a 16 che spiegano la natura del vero amore. E, come saprete, una delle famose parole in greco per amore è “agape”. L’amore è qualcosa che tutti vogliono se non ce l’hanno. Se ce l’hanno ne vogliono ancora. Non se ne può mai avere abbastanza. La vita non merita di essere vissuta senza amore. Abbiamo bisogno di qualcuno da amare e che ci ami. Di fatto tutto il nostro dovere nei confronti di Dio è riassunto in una parola: amore. Agape. Dopo aver detto tutto questo, bisogna dire anche che oggi molte persone che vogliono amore non hanno la più pallida idea di cosa sia. Si dice oggi, in questa cultura dominata dai film, che l’amore è un sentimento, e che due persone dovrebbero stare insieme fintantoché dura il sentimento. Un cartello in un negozio in California diceva: “Affitta un anello nunziale”. Ma il vero amore, secondo la bibbia, ha diverse caratteristiche essenziali. Prima di tutte, l’amore è il compimento della legge di Dio. L’amore non è mai anarchico se è vero amore. Ricerca sempre di ottemperare ciò che Dio vuole da me nel mio trattamento di un’altra persona, e questo trattamento deve sempre essere secondo la legge di Dio. Così, l’amore è il compimento della legge di Dio. Secondo, la parola agape esprime l’idea di dare te stesso a qualcun altro. Perciò, quando la parola agape è usata in riferimento a Dio Egli da’: Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio. Quindi il vero agape include il dare te stesso, il tuo tempo e la tua energia per il beneficio e il benessere di altre persone. E inoltre, vediamo nel nostro testo, e ci arriveremo un po’ più tardi a verso 10, che include i sentimenti dell’affetto. Include i sentimenti dell’affetto.

Vediamo ora ciò che questo testo dice dell’amore. Nel verso 9, la prima parte:

“L’amore sia senza ipocrisia”.

Così, agape, il vero amore, è vero e senza false apparenze. Tu non cerchi di fingere vero amore. Infatti, penso che non ci sia nulla di più malvagio, ripugnante e distruttivo dell’amore ipocrita, del fingere di amare qualcuno se non lo ami. Mettere in atto dimostrazioni d’amore quando in fondo al tuo cuore non c’è nessun vero affetto per quella persona. Questo è il motivo per cui uno dei peccati più disgustosi e irritanti in tutta la bibbia è quando Giuda baciò Gesù. Quando Giuda diede a Gesù questa espressione di intimo affetto e d’amore e nel suo cuore non c’era affatto amore. Il vero amore non finge. Il vero amore è reale, è senza false apparenze.

E poi la seconda parte di 9:

“L’amore sia senza ipocrisia, detestate il male e attenetevi fermamente al bene”.

Siamo di nuovo a Salmo 97. Ricordate che quello era l’interesse del Salmo 97, odiare il male, amare la giustizia, e il Nuovo Testamento da’ la stessa descrizione di un cristiano: l’amore odia il male e l’amore ama il bene. E come ha detto un commentatore, quando il male diventa l’atmosfera della nostra vita, noi soffochiamo nel denso fumo del peccato e del consiglio degli empi. Che quando siamo in una situazione in cui tutti peccano liberamente, o dove il consiglio non è quello che dovrebbe essere, il cristiano si sente come se non riuscisse a respirare. Così tanto odia il male, l’amore odia il male e si aggrappa, si tiene stretto, anche se la gente cerca di strapparlo da te, si aggrappa a ciò ch’è buono.

Verso 10, la prima parte:

“Nell’amore fraterno, amatevi teneramente”.

Questa parola per amore fraterno denota una pronta inclinazione ad amare gratuitamente. Include affetto, in modo tale che agape, il vero amore cristiano ama toccare, ama mostrare espressioni di sé, non stiamo parlando solo di relazioni famigliari; l’amore sente, l’amore non è un sentimento ma ha sentimenti perché proviene da una persona che è spirituale e fisica. L’amore è emotivo, l’amore è affettivo, l’amore piange, l’amore ride, l’amore sperimenta gioia,  ama sperimentare e dare affetto.

Seconda parte del verso 10:

“nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri.”

In altre parole l’amore discrimina. Avete mai visto quell’adesivo che dice “Commetti atti di gentilezza casuale”? Sembra bello, no? Assolutamente niente di biblico in quella frase. Commetti atti di gentilezza a caso. Perché la parola di Dio vi deve governare in riferimento a verso quali persone dovreste essere gentili e riguardo alla natura della gentilezza che conferite. L’amore è discriminante. L’amore che non discrimina è crudele e assurdo. Cosa è l’amore non discriminante? L’amore non discriminante ama tutti egualmente, indipendentemente, non discrimina, ama Hitler e i giudei equamente. Ama lo stupratore e la sua vittima, equamente. Quello non è vero amore. È amore non discriminante. Il vero amore discrimina tra quelli su cui porre il proprio amore. Dobbiamo avere priorità nel nostro amare. Amate Mario Rossi, un cristiano che crede in Gesù Cristo, che non è un membro della vostra chiesa, non crede la vostra dottrina, lo amate comunque. Amate un membro della vostra chiesa che condivide la vostra dottrina e la vostra visione. Amate le vostre mogli, amate i vostri mariti, amate i vostri figli, ci sono delle priorità in questi amori, certamente, li amate tutti, ma ci sono della priorità, ne amate alcuni più di altri, scegliereste alcuni prima di scegliere altri. Amare il bene e il male equamente, e non essere discriminanti nel proprio amore, è una negazione dell’ordine creazionale di Dio. Una negazione del modo in cui siamo fatti, una negazione delle nostre emozioni, è un’affermazione di Marxismo, una negazione della realtà e malvagità del male. Ora, questo non implica affatto che l’amore condoni la discriminazione fondata sulla razza o altre aberrazioni. Ma l’amore è discriminante. Il solo criterio discriminante dell’amore è la parola di Dio. E la parola di Dio dice che ci sono certi modi di esprimere l’amore a certe persone. Per esempio, dice che non dovete associarvi con una persona irascibile. Dovete amare quella persone, vale a dire che dovete osservare la legge con riferimento a quella persona, per quanto vi è possibile dovete dare il vostro tempo e la vostra energia per il benessere di quella persona a meno che questo non costituisca un sussidio al peccato e renda per lui più facile attaccare la chiesa. L’amore discrimina su chi posarsi. È una cosa molto importante da ricordare. Noi non siamo razzisti, ma siamo persone che credono che la legge di Dio governa il modo in cui amiamo, e come amiamo, e l’intensità di quell’amore, e dovete obbedire la legge per quanto concerne l’amare una persona irascibile, ma non potete associarvi con una persona rabbiosa perché quella rabbia si ritorcerà su di voi. Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi. Non significa che non amerai quelli che costituiscono le cattive compagnie, adempirai la legge nei loro confronti ma non potrai lo stesso associarti con cattive compagnie, quantomeno a certi livelli, perché distruggerebbe la tua fede cristiana, il tuo carattere cristiano, la tua vita cristiana. L’amore discrimina. Non solo “Commetti atti di gentilezza casuali” è non biblico, ma anche quell’altra frase: “L’amore è incondizionato” non lo è. Tutti credono quest’affermazione, “L’amore è incondizionato” ma non è biblica affatto, ci sono un sacco di condizioni che poni all’amore. Neppure l’amore di Dio è incondizionato, ci sono condizioni, ci sono discriminazioni, e devono tutte essere basate sulla parola di Dio.

E poi notate quell’ultima frase nel verso 10

“Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri.” “gareggiate nello stimarvi a vicenda”[CEI].

Anziché attendere di essere lodato da altre persone, la persona che sa cosa sia il vero amore, sarà la prima ad incoraggiare e ad innalzare altre persone lodandole ed onorandole. Un cristiano che ama è più preoccupato ad onorare che ad essere onorato. È più preoccupato con l’essere amico che col ricevere amicizia da altri. È una cosa importante, perché molte persone oggi dicono non mi piace questa chiesa o quell’altra perché non sono “friendly”, eppure molte persone che dicono così sono esse stesse poco amichevoli e dunque il loro interesse primario non è come trattano le persone ma come le persone trattano loro. E così, l’amore fa a gara nell’onorare gli altri. Dobbiamo comprendere, comunque, che non tutti hanno gli stessi doni, non dobbiamo trascurare le differenze che ci sono nel corpo di Cristo. Per esempio, Paolo si considerava meno del minore dei cristiani. Ma non permise che questa opinione di  se stesso lo ostacolasse nell’esercitare il suo ministero apostolico. Perciò, nell’onorare altre persone più di te devi tenere a mente le differenze dentro al corpo di Cristo. Vere, reali, pie differenze dentro al corpo di Cristo.

Verso 11

“Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore”.

Così, l’amore è diligente ed entusiasta di servire Dio in Cristo. Abbiamo qui due tratti cristiani molto importanti. Diligenza ed entusiasmo, ambedue. Non è sufficiente essere buoni, non è sufficiente essere gentili, ma se vogliamo avere connotati realmente cristiani dobbiamo essere diligentemente buoni, entusiasticamente gentili, talché non ci sembra che qualcuno ci stia derubando del nostro tempo e delle nostre energie perché ci fanno delle richieste o hanno qualche bisogno. La vita cristiana non è monotona, non è noiosa, non è smorta; ogni situazione nella vita deve essere vista come un’opportunità di servire il Signore. E il modo in cui serviamo il Signore non può essere un colpo sì e un colpo no, non deve essere solo quando ci conviene, deve essere con diligenza ed entusiasmo.

Prima parte di verso 12:

“allegri nella speranza”

“allegri nella speranza”. Pertanto l’amore non è solo pieno di gioia, è anche pieno di speranza, e diverse volte nel libro di Romani ci è detto che la speranza riguardo alla vita e al futuro è un connotato cristiano. Il pessimismo è un connotato non-cristiano. Il cristiano non deve mai limitare il proprio orizzonte a causa di ciò che vede intorno a sé, ma essere sostenuto dalle promesse della parola di Dio; questo è ciò che significa camminare per fede e non per visione. La speranza porta gioia alla vita, se perdi la speranza perdi la gioia. Non c’è conforto nella tristezza se non dove c’è speranza. Una vita senza speranza è una vita senza gioia. E una vita senza gioia è una vita morta,  e Romani 15:13 dice che il cristiano deve abbondare di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondi nella speranza; l’abbiamo imparato nell’ottavo capitolo di Romani, che tutto della vita cristiana è speranza, il cristiano è speranzoso, ha questa confidente sicurezza. E ricordate che speranzoso non è una parola negativa, una definizione di speranza è “convinta sicurezza”. Il cristiano ha una convinzione e una sicurezza riguardo al futuro, che ciò che gli riserva il futuro gli è sconosciuto, ma sa che sarà buono per lui, non è qualcosa di cui deve avere timore, non perché è lui o lei a controllare il futuro, non perché confida nelle proprie capacità di sbrigare le cose, ma perché sa che Dio sarà fedele a tutte le sue promesse, e a motivo della fedeltà di Dio confida ed è sicuro che qualsiasi cosa ci sia nel futuro per la mia famiglia, sarà buono; porterà gloria a Dio e porterà del bene a me e alla mia famiglia.

La seconda parte del verso 12:

“costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera.”

Il vero amore persevera sotto pressione. Questo include non solo sopportare la tribolazione ma essere tenaci durante la tribolazione rimanendo costanti nell’amore, nella speranza e nel dovere. Ho letto questa settimana un libro su Samuel Rutherford, il quale ha visto morire tutti i suoi figli eccetto uno, e dovette assistere a molteplici tragici eventi nella sua vita, ma molte delle lettere che scrisse ai suoi amici contengono alcune delle cose più dolci che potesse dire delle promesse di Dio e del modo in cui Dio ha trattato con lui, perfino durante i tempi oscuri e quelli tragici della sua vita. E l’autore di questo libro particolare apparentemente non condivide la teologia di Rutherford o la sua comprensione di Dio perché dice: una delle cose che hanno caratterizzato Samuel Rutherford fu il suo stoicismo durante le prove; il suo stoicismo durante le prove. Ora, lo stoicismo, la filosofia degli stoici, è quanto di più lontano ci possa essere dalla perseveranza nella prova; lo stoicismo dice: non posso controllare ciò che mi sta succedendo perciò stringo i denti e lo sopporto. Non sarò entusiasticamente triste o entusiasticamente felice perché se sarò troppo felice mi succederà qualcosa e tornerò triste, perciò cercherò di mantenere le cose abbastanza piatte, stringo i denti e sopporto, non posso controllare le potenze che controllano l’universo; ciò che mi succede in questa vita, dice lo stoico, non ha niente a che vedere col mio carattere, non ha niente a che vedere col mio comportamento, il fato porterà nella mia vita ciò che vuole indipendentemente da se sarò buono o sarò malvagio, così vedete che in questa filosofia c’era questo sfondo di tragedia perché non potevano controllare le cose e ciò che ti accadeva non aveva niente a che vedere con chi eri o la natura del tuo carattere, dovevi solo irrigidirti e sopportare. Questo non è Samuel Rutherford, questa non è la perseveranza, non è quel che l’amore fa. L’amore non stringe i denti, l’amore sopporta qualsiasi tribolazione Dio porti nella sua vita, e il cristiano sa che la tribolazione è la sua parte in questa vita come cristiano, ma sa anche che Dio ha un proposito per la tribolazione, e che ciò che ci accade nella nostra vita è in diretta relazione a come viviamo, a cosa succede dentro di noi, c’è una correlazione diretta tra carattere e provvidenza. La provvidenza non è la cieca fatalità, non è una casualità irrazionale; la provvidenza è il governo di Dio onnipotente, il Dio personale, infinito, sapiente, amorevole che governa ogni cosa e provvede per ogni cosa in modo che qualsiasi cosa accade sarà per il meglio dei suoi figli e alla sua gloria. Pertanto, lo stoicismo e l’amore che resiste sotto pressione sono due cose diverse. L’amore non stringe i denti, l’amore si accontenta. L’amore si accontenta. Signore, non so perché  mi stai premendo forte in questo particolare punto della mia vita ma ti conosco, ricordate la grande preghiera di Calvino quando stava passando attraverso molti dolori, disse: “Signore, la tua mano preme pesantemente su di me, ma prendo conforto dal fatto che è la tua mano, e non quella di un altro.” E questo è ciò che l’amore perseverante fa, è contento con la mano di Dio anche se non sempre capisce.

Vediamo ora l’ultima parte del verso 12.

“allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera”.

Come perseveriamo sotto pressione si misura con la nostra diligenza nel pregare. Come riusciamo a resistere quando siamo feriti è in diretta relazione alla nostra vita di preghiera. La preghiera è il mezzo che Dio ha ordinato per supplirci la sua grazia che è sufficiente a tutto in faccia alla pusillanimità cui siamo tentati quando affrontiamo afflizioni. Dio dice: la mia grazia ti basta indipendentemente da quanto tu sia debole, da quanto profondamente sia ferito, la mia grazia ti basta; e quella grazia che a tutto basta ti giunge mediante la preghiera. Ci sono dunque delle cose che Dio non farà per il cristiano a meno che non le chieda in preghiera. Questo non limita Dio, è esattamente ciò che ha decretato. Dio non dice: Non posso fare questa cosa per te perché non preghi, Dio dice: Non farò questa cosa perché ho determinato che la farò per te se preghi e ti abbandoni alla mia misericordia, e tu chiedi che ti supplisca la mia grazia. E questo è l’aspetto del vero amore, l’amore prega.

Verso 13:  

provvedete ai bisogni dei santi.”

Ora, la parola santi, dobbiamo evidenziarlo di nuovo perché è importante, la parola santi non compare mai nella bibbia al singolare, non è mai detto che Tizio è santo o che Caio è santo, e la parola santi nella bibbia, al plurale, non si riferisce solo ai cristiani in cielo, ma si riferisce in maniera predominante a cristiani sulla terra. Talché santi è un’altra parola per la Chiesa. La chiesa è fatta di persone che sono sante, cioè persone che Dio ha separato dal mondo per i propri propositi e le ha fatte membra della chiesa. Sapete, una delle grande enfasi della Bibbia e del Governo di Chiesa Presbiteriano, diversamente da un sacco di altre chiese, è che la chiesa non è un’associazione di volontari. Noi non siamo un gruppo di volontari, e gli anziani e i diaconi della chiesa non sono dei volontari, e i membri della chiesa non sono dei volontari. Voi siete entrati nella chiesa perché siate stati chiamati dalle tenebre alla luce e Dio ha messo nel vostro cuore di diventare membri della chiesa e venire sotto la cura di pastori. Sei un pastore un diacono o un predicatore per una ragione, non perché hai alzato la mano e ti sei offerto volontario ma perché Dio ha messo nel tuo cuore di desiderare di servire la chiesa in quella qualità e poi ha mosso il cuore della congregazione a votare per te a arruolarti. Così, la chiesa non è un’associazione di volontari, la chiesa è costituita da tutti quelli che appartengono a Dio, che Dio ha separato dal resto del mondo, e ciò che questo “provvedete ai bisogni dei santi” dice è che in quel corpo di santi, l’amore condivide con altri cristiani in tempo di bisogno contribuendo ai bisogni dei santi. L’amore condivide con altri cristiani in tempo di bisogno. L’abbiamo già visto precedentemente nel capitolo come uno dei doni dello Spirito santo, dove dice, nel verso 8 “chi l’esortazione, all’esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.” E pertanto, l’amore è generoso, l’amore condivide con altri cristiani in tempo di bisogno; la parola “provvedete” nel verso 13 è probabilmente la seconda parola greca più popolare tra i cristiani. La prima è agape, e la seconda parola è Koinonia. E koinonia è la parola greca che significa comunione, sodalizio, la partecipazione con qualcuno in qualcosa, condivisione con qualcuno in qualcosa; Filippesi 1 parla dei cristiani come partecipi nel vangelo, la koinonia del vangelo, e il significato è che si uniscono per spargere l’evangelo, partecipano insieme nell’opera del vangelo, fanno avanzare il vangelo, hanno comunione insieme, tutti questi significati provengono dalla parola koinonia e qui dice che l’amore ha koinonia con altri cristiani, condivide con altri cristiani in tempo di bisogno. Ricordate che koinonia significa essere solidali, partecipare con qualcuno in qualcosa e perciò questo ci chiama ad identificarci con i bisogni dei cristiani e fare dei loro bisogni la nostra preoccupazione. Abbiamo imparato precedentemente nel capitolo 12 che siamo partecipi nei doni di altri (versi 3-8) e qui è detto che siamo partecipi dei bisogni di altre persone nella chiesa. E così, vi ricorderete che abbiamo detto che questo è uno dei significati di agape, agape da’, da’ a quelli che ama e qui c’è scritto che l’amore contribuisce ai bisogni di altri cristiani in tempo di bisogno, condivide del proprio tempo, energia, risorse, denaro, anche se è fastidioso, anche se significa perdere salute, voi mettete i bisogni dei vostri fratelli e sorelle in Cristo al di sopra dei vostri.

E poi abbiamo questa grande affermazione nell’ultima parte del verso 13

provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l’ospitalità.”

Esercitate l’ospitalità, o il greco dice datevi all’ospitalità, e la parola greca per datevi è essere dipendenti, come nella dipendenza da sostanze, così, il vero amore non sa stare senza l’ospitalità. Ricerca l’ospitalità come si ricerca la santità senza la quale nessuno vedrà il Signore. Vi ricordate al tempo dei patriarchi, Abrahamo, Isacco Giacobbe, e gli altri, ci sono molte cose che gli scrittori ispirati potevano dire di questi uomini, erano credenti, avevano un carattere cristiano, e ci sono un sacco di cose che avrebbero potuto evidenziare, ma il tratto dominante in ogni uno dei patriarchi che è enfatizzato in modo speciale nel libro di Genesi è quello dell’ospitalità. Abrahamo, Isacco, Giacobbe erano ospitali. E potete vedere perché fu così, perché la loro responsabilità era la conquista del mondo, l’estensione del dominio cristiano, l’estensione della comunità dei credenti finché divenne una compagnia di nazioni dove dei re usciranno dai vostri lombi. E questo implica non solo l’avere grandi famiglie, ma include la conquista di altri popoli. E senza ospitalità voi ed io non andremo da nessuna parte, non saremmo di alcuna utilità nell’avanzamento del regno di Dio, nel raggiungere altre persone, nell’evangelizzare, nell’ampliare i confini della chiesa, tutte queste cose, indipendentemente da quanto ortodossi siate nelle dottrine, non sarete di alcuna utilità se non ospitate. Talché una persona, con una minore conoscenza teologica, ma che è ospitale, può essere molto più efficace, è molto più efficace di una persona con un enorme bagaglio teologico che non è ospitale. Ora, i calvinisti in particolare hanno bisogno di sapere questa cosa. Hanno bisogno di saperlo i giovani calvinisti che amano mostrare su internet la loro competenza teologica ma quando li incontrate dite tra voi: “Mamma mia questo qui è solo un nerd! Ed io mi sento un nulla quando sono alla sua presenza.” E li avete visti, e io li ho visti, ed è per questo che il vero amore si dedica all’ospitalità. Ma che cos’è ospitalità? Significa far sentire importanti le persone che incontri. Piace loro starti attorno perché le fai sentire importanti. Hai persone a casa tua e a quelle persone piace stare lì anche se la tua casa non è bella come la loro perché si sentono a casa a casa tua, tu sai come farle sentire a casa, sai farle stare bene. Ora, per praticare l’ospitalità devi sapere anche altre cose. Devi saper essere cortese, avere buone maniere, devi sapere cosa fare quando hai una signora nella stanza, devi conoscere l’etichetta in un pranzo formale. Queste cose non sono solo dei dettagli culturali che enfatizzano piccole formalità; il punto della formalità, del galateo, della buona educazione è far sì che i tuoi ospiti si sentano bene a casa tua, e come puoi servire efficacemente. Sei seduto a mangiare, hai ospiti a casa tua, e allunghi la mano e prendi le patate per primo e te ne servi mezze nel tuo piatto mentre hai altre dieci persone da servire, questo non è cristiano, non è essere ospitali. Ospitalità significa far sentire a casa propria e comode e importanti le persone che ti stanno attorno. E questa cosa è veramente importante. Mi potresti dire, Joe, quand’ero piccolo nessuno mi ha insegnato queste cose, come essere di buone maniere e come praticare la cortesia, la creanza, la grazia, cosa devo fare? Leggiti il galateo. Leggiti il galateo o comprati uno di quei libri che insegnano le buone maniere, leggilo e pratica le cose che ti sono insegnate lì. Apri la porta alle donne, io lo faccio nei negozi, non solo per ragioni cristiane ma anche apposta per colpire, specialmente se vedo arrivare una che dall’abbigliamento e portamento si vede che è una donna liberata, in abito tre pezzi maschile, e io so che non vuole che le apra la porta. Io le apro la porta, e mi manderà una terribile occhiata di riprovazione per il mio sciovinismo ed il mio sussiego e io le dico: Signora, non lo faccio perché credo nell’eguaglianza delle donne, lo faccio perché credo nella superiorità delle donne. Questo cambia totalmente l’espressione sulla sua faccia. Il punto è: impara a essere assuefatto all’ospitalità se vuoi essere utile nell’estendere il regno di Dio.

Verso 14:

Benedite quelli che vi perseguitano benedite e non maledite.”

L’amore benedice i propri nemici. L’amore si frena da azioni di ritorsione e fugge i pensieri di vendetta. L’amore non ricerca peccaminosamente la vendetta personale, invoca invece le benedizioni di Dio suoi propri nemici personali. Ciò presuppone che i maltrattamenti da parte di altri che ne fa nemici nostri, sia causato dall’aver loro fatto del bene e non dall’aver loro fatto del male. Benedire i propri nemici non esclude l’odio nei confronti dei nemici di Dio come nel Salmo 139 dove il salmista dice : “Non odio io quelli che ti odiano, o Signore? Io li odio di un odio perfetto” Infatti, potete amare odiare una persone allo stesso momento. Ora, non lo potete fare se l’amore è un sentimento. Come faccio ad avere un sentimento d’amore di tenerezza verso Mario Rossi e odiarlo allo stesso tempo? Non puoi, se l’amore è solo un sentimento. Ma se l’amore è il compimento della legge di Dio, lo puoi amare. Benché tu lo odii, nel senso che farai tutto ciò ch’è in tuo potere per resistere i suoi disegni malvagi, le sua malvagie aggressioni alla chiesa, e lo denuncerai e ti scontrerai con lui, non trasgredirai la legge di Dio per fermarlo. Continuerai ad osservare la legge di Dio nei suoi confronti. Noi dobbiamo assicurarci di distinguere la legge civile e la vendetta privata di chi fa il male. La bibbia ci dice che nelle nostre relazioni personali noi come individui cristiani non dobbiamo cercare rivalsa, ma poi in Romani 13 leggiamo che il magistrato civile deve essere lo strumento della vendetta di Dio sulla testa dei criminali e dei malvagi.

Verso 15:

“Rallegratevi con quelli che sono allegri, piangete con quelli che piangono”

Cioè l’amore è profondamente simpatetico, Il nostro apprezzamento del corpo di Cristo farà sì che entriamo nelle gioie e nei dolori di altre persone come se fossero nostre. Di fatto, questa empatia che il vero amore ha per altri cristiani è così essenziale che senza non possiamo dire di amare. Il vero amore è profondamente simpatetico. Se qualcuno, un fratello o una sorella in Cristo sperimenta una grande benedizione, voi non rispondete con l’invidia: Io sono un cristiano migliore di lui, come mai a me non sono giunte queste benedizioni? Gioirete con lui. Direte: sia lodato il Signore che hanno ricevuto quella grande benedizione. E se qualcuno ha una tragedia non direte, vabbè, io non sono veramente coinvolto nella vita di quella famiglia, no, voi piangerete, quantomeno nel vostro cuore se non coi vostri occhi, a motivo di questa grande empatia che l’amore cristiano ha per gli altri.

Prima parte del verso 16:

“Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri; non aspirate alle cose alte,”

Cioè l’amore produce unità di cuore e di mente nei cristiani. I cristiani che amano stanno sempre lottando per avere una maggiore unità in Cristo, nella verità e nell’amore reciproco. Efesini 5: 21 dice che dobbiamo sottometterci gli uni gli altri. Sottomettere le nostre energie, i nostri doni al servizio reciproco perché l’amore cerca di far avanzare l’unità; questo è un’altro dei marchi della chiesa, ricerca l’unità nel modo più completo possibile, unità della mente, l’avere gli stessi valori, gli stessi obbiettivi, la stessa dottrina, medesima missione, il vero amore cerca di far progredire l’unità in tutte queste cose. L’amore non vuole essere divisivo, non vuole creare problemi, l’amore cerca di far sì che tutti i cristiani siano di una sola mente e di un solo cuore gli uni verso gli altri. Non siate altezzosi nella vostra mente, ma associatevi agli umili. In altre parole, l’amore è condiscendente nel senso buono e pio della parola. Sapete che si potrebbe parlare di condiscendenza in un senso negativo, ma questo è in senso positivo. Dio è un Dio condiscendente, infatti questa è la distinzione del cristianesimo su tutte le altre religioni. Tutte le altre religioni sono il tentativo dell’uomo di raggiungere Dio, il cristianesimo  è l’unica religione in cui Dio condiscende e proprio discende verso l’uomo, viene dal suo livello ad un livello più basso per fare del bene a quelli che è venuto a salvare. E dunque, il vero amore è condiscendente, proprio come lo è Dio. Noi dobbiamo essere contenti con posizioni modeste, compiti modesti, associazioni modeste, come fece Cristo. Qual’è il grande esempio nella vita di Gesù che dimostra che il suo grande amore fu un amor condiscendente? Lavò i piedi dei suoi apostoli. Gesù ci ha detto che se siamo produttivi nelle piccole cose Egli ci farà produttivi in quelle grandi. Condiscendere in greco significa essere trascinato via insieme, cioè siamo perfettamente a nostro agio con le circostanze modeste che Dio ha ordinato che sperimentiamo. Non c’è aristocrazia nella chiesa, non ci devono essere vantaggi dei ricchi sui poveri, nessun piedistallo per quelli di superiore condizione sociale o economica. Dall’altro lato della medaglia, la conversione non include il cambiamento della nostra sfera sociale o economica d’appartenenza. Se sei ricco e Dio ti salva, non devi dare via tutto il tuo denaro. Neppure ti devi preoccupare se sei povero e Dio ti salva dentro una chiesa di persone ricche. Quando Dio salva una persona non richiede necessariamente che cambi la sua condizione economica e sociale. Qualsiasi visione della ricchezza che faccia sentire colpevole un ricco pio non è biblica. Ci fu un best seller cristiano anni fa scritto da un certo Ron Sider, che aveva un sacco di presupposti marxisti, e il titolo del suo libro aveva il proposito di farti sentire in colpa anche se non eri ricco e avevi di che pagare le tue bollette. Il titolo era: “Rich Christians in an Hungry World”. Ricchi cristiani in un mondo affamato. E se avevate un qualche salario di lavoro vi faceva sentire in colpa, cristiani ricchi in un modo che ha fame. Così   Gary North disse al mio amico David Chilton: David, io terrò una conferenza nel cortile di Ron Sider, il Seminario Gordon-Cornwell tra sei settimane e voglio che tu scriva un libro di circa 250 pagine che oppugni Ron Sider col quale dibatterò. Non diremo niente a nessuno, tu lo scrivi, io lo pubblico e sarà tutto fatto nelle sei settimane che mancano al mio dibattito con lui al Gordon-Cornwell. Così, Gary North arriva al Gordon-Cornwell e ci sono scatoloni e scatoloni pieni di copie del libro che Chilton ha scritto a confutare Ron Sider. Il libro di Ron Sider era Rich Christians in an Hungry World, il libro di Chilton s’intitolava Productive Christians in an Age of Guilt Manipulators (Cristiani produttivi in un epoca di manipolatori della colpa), Non è tutto della storia. La copertina del libro era identica a quella del libro di Ron Sider. E così gli studenti stavano acquistando il libro di Chilton credendo che fosse quello di Sider. Potete immaginare cosa passò per la testa di Sider quando vide arrivare North con decine di scatoloni di Cristiani produttivi in un’epoca di Manipolatori della colpa. Questo è uno dei libri migliori che io conosca sulla visione biblica del mondo. Infatti, la nostra chiesa anni fa aveva un ministero con cui portava studenti cristiani laureati dalla Corea in America,  vivevano nelle famiglie della nostra chiesa per sei mesi nei quali veniva loro insegnata una visione del mondo distintamente cristiana. Avemmo diversi studenti coreani, ed essi dovevano leggere 40 libri in quei sei mesi in cui erano qui, ed ognuno di loro disse che il libro che più li aveva aiutati a comprendere la visione biblica del mondo era il libro di Chilton Productive Christians in a World of Guilt Manipulators. (Oggi disponibile gratis on line). Vi raccomando caldamente di leggere questo libro e di spiegare i punti del libro ai vostri figli. Perché? Perché i cristiani sono condiscendenti. Sanno che se Dio li ha fatti ricchi è una benedizione e non debbono sentirsi in colpa per questo; e se sono poveri, ma sono persone che lavorano sodo ma non guadagnano nemmeno una parte di quello che guadagnano i più ricchi non devono sentirsi inferiori per questo. C’era un uomo che ha un sacco di asili nido che parlò in una conferenza dove parlai anch’io ….. e questo avvenne nei primi anni 80 quando la gente non guadagnava tutti i dollari di carta che prende ora, e quest’uomo disse. Sto parlando con voi giovani, adesso, se il vostro papà non guadagna più di 50.000 dollari l’anno, e a quel tempo 50.000 era un sacco di soldi, se vostro papà non guadagna più di 50.000 dollari non merita di essere vostro padre. Questo non è il modo in cui parla l’amore. Quando mia figlia si sposò, uno dei requisiti che chiesi a suo marito, oltre ad essere un cristiano riformato, fu che fosse in grado di mantenerla col suo salario. Gli dissi, non m’importa quanto guadagni, non m’importa quanto poco guadagni, ma devi essere in grado di mantenerla col tuo salario. E così, questo è il modo in cui pensa un cristiano. Qualsiasi cosa Dio mi dia sarò contento e qualsiasi cosa mi abbia dato devo condiscendere e usarlo ed essere disposto a servire in una umile posizione per compiere gli obbiettivi di Dio per la mia vita.

E poi l’ultima caratteristica, qui, verso 16:

“Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri; non aspirate alle cose alte, ma attenetevi alle umili; non siate savi da voi stessi.”

Vale a dire: l’amore non è presuntuoso. La presunzione implica il pensiero dell’autosufficienza e della compiacenza di se stessi. Un presuntuoso pensa di sé in modo così elevato che non avrà considerazione per la saggezza che gli provenga da altre persone. Non ha apprezzamento per i doni del corpo di Cristo e del propio bisogni di quei doni. Pensa che tutto ciò di cui ha bisogno lo possiede in se stesso e gli altri non sono lì ad aiutarlo, sono lì per essere usati. No, l’amore non è presuntuoso. Così, qui abbiamo uno dei marchi del vero cristiano. Nessuno di noi può dire: Sì, tutti questi tratti mi caratterizzano sempre. Non lo possiamo dire. Nessuno di noi è perfetto; nessuno di noi ama come dovrebbe amare. Ma un cristiano può dire: Sì, per la grazia di Dio, per l’opera dello Spirito santo che vince le mie debolezze, posso vedere i diversi tratti dell’amore nella mia vita. Perché umiltà, amore, bontà, sono i tre tratti principali di un vero carattere cristiano.

Preghiamo

Signore ti ringraziamo per la tua parola che ci dice che noi amiamo perché tu ci hai amati per primo. Noi non avevamo la capacità d’amare finché tu noi hai cambiato il nostro cuore perché noi eravamo così innamorati di noi stessi. Grazie che ci ami, e ti preghiamo, Signore di fare di noi persone capaci di amare altre persone, per amore di Cristo, Amen.

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