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38. Romani 12: 1-2  

Per le Compassioni di Dio, Sacrifici Viventi.

di Joe Morecraft III

 

Noi passiamo ora a Romani capitolo 12, versi 1 e 2

1 Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio.

2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.

Ora giungiamo ad una nuova sezione nel libro di Romani. I primi 11 capitoli sono stati esposizioni dottrinali, in particolare della grande verità evangelica della giustificazione per fede, ed ora Romani da 12 a 16 sono un’applicazione pratica dell’esposizione dottrinale dei primi 11 capitoli. In altre parole, se una persona crede Romani 1-11 metterà in pratica Romani 12-16. Ora, anche Romani 1-11 ha una specifica relazione con Romani 12: 1-2 che abbiamo appena letto. È ovvio che Romani 12: 1-2 sono cardini su cui il libro ruota dall’esposizione dottrinale all’applicazione della dottrina ad ogni area di vita. E in questi due versi, la relazione con ciò che li precede ci dimostra i tratti distintivi dell’etica cristiana. L’etica cristiana non è semplicemente un libro di morali, non è solo un mucchio di moralismi. Fa’ questo, non fare quello; fa’ questo, non fare quello. In questa semplice frase si vedono le caratteristiche distintive dell’etica cristiana: Il come è basato sul perché. Il come è basato sul perché. Poiché non c’è distinzione tra il come dovete vivere e perché lo dovete vivere, sono ambedue congiunte l’una all’altra inseparabilmente. Per dirla in un altro modo: l’etica è basata sulla dottrina. La Bibbia vi da le ragioni prima di comandarvi cosa fare. E il fondamento e la  sorgente  del vivere cristiano è il compimento della redenzione da parte di Dio in Gesù Cristo e la nostra unione con Lui. Così che l’etica si deve poggiare sul fondamento e le dinamiche della redenzione. Senza questi fondamenti, l’etica è vuoto moralismo, cioè il tentativo di dare esortazioni morali pratiche senza una base dottrinale per quelle esortazioni. E dall’altro lato, l’esposizione dottrinale senza applicazioni pratiche è inutile scolasticismo. Cioè, il tentativo di dare delle dottrine sistematiche senza dare le applicazioni pratiche per le quali la dottrina era stata rivelata.

Ora, c’è un paio di versetti nel Nuovo Testamento che ci aiutano a comprendere il punto che stiamo facendo. Il primo è in Tito 1 verso 1 dove Paolo dice di essere un servo di Dio e apostolo di Gesú Cristo,

Secondo la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è secondo pietà.

Così, con una sola, frase Paolo spiega chiaramente ciò che ho cercato di spiegare con molte frasi, e cioè che la verità biblica è secondo conoscenza talché noi impariamo il vero, impariamo dottrina, affinché abbia un impatto sul comportamento e sul modo di relazionarsi. Così, la verità biblica è la conoscenza della verità che è secondo pietà (l’essere pii). O, 1° Corinzi capitoli 8 verso 1 dice questo:

Ora, riguardo alle cose sacrificate agli idoli, noi sappiamo che tutti abbiamo conoscenza; la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica.

Ora, non travisate questa frase. Paolo non sta dicendo non preoccupatevi della conoscenza, non preoccupatevi di dottrina perché vi fa solo diventare gonfi ed arroganti, interessatevi solo di amare; non è quel che sta dicendo. Quando dice “La conoscenza gonfia, ma l’amore edifica” sta dicendo: la conoscenza senza applicazioni pratiche, conoscenza senza amore, gonfia; ma quando aggiungi amore alla conoscenza hai qualcosa che veramente edifica, qualcosa che rafforza ambedue. Perciò, il punto a cui sto arrivando è che l’etica cristiana non è solo un cumulo di fa’ e non fare, non è semplicemente un manuale di leggi, è dei fa’ e non fare basati su ragioni dottrinali. Che quando la bibbia vi dice di fare qualcosa, quando la bibbia vi dice di non fare qualcosa, è sempre radicato in qualche dottrina specifica, specificamente collegata al Signore Gesù Cristo.

Ora, noi possiamo notare una certa progressione verso il basso nelle tre o quattro passate generazioni. Le generazione dei miei genitori ci ha detto i come senza dirci i perché. Cioè, sapevano ancora che c’erano delle cose che non si dovevano fare, e delle altre che si dovevano fare, ma s’erano dimenticati le ragioni. Così, dissero alla mia generazione, comportatevi bene, fate i bravi, non fate questo, non fate il male, ma la sola base che avevano per tutto questo era: questo è il modo che abbiamo sempre fatto. Questo è il modo in cui la nostra famiglia si comporta. Perciò tu fai uguale. Pertanto, quando la generazione dei miei genitori ci trasmise l’etica senza la dottrina, la mia generazione rispose: al diavolo l’etica. Se non avete un buon solido perché, un valido motivo, non parlarmi di giusto e sbagliato. Così vedete che in due o tre generazioni sono stati persi i perché. Sono state perse la basi dottrinali per il bene e per il male. Una volta che quelle basi dottrinali furono perse, ma che si cercò ancora di far sì che la gente facesse il bene e non facesse il male, questo è durato solo per l’ultima generazione e poi tutto è cominciato a crollare. Perciò, voi vorrete assicurarvi d’insegnare ai vostri figli, quest’aspetto distintivo dell’etica cristiana: ci saranno cose che dite loro di fare e altre che dite loro di non fare, ma direte loro perché. Dovete dare le basi dottrinali per la varie esortazioni che date loro nella vita, e quindi, i primi 11 capitoli di Romani è la dottrina, e poi 12 a 16 è l’etica, le applicazioni pratiche della dottrina. Paolo era uno scrittore così coerente, preciso, razionale, nel suo pensiero e in tutti i suoi libri gli argomenti sono strettamente intessuti e nessuno supera Romani.

Lasciate che vi dimostri una delle preoccupazioni che porta a galla nella sezione dei capitoli 12-16 e notate il fluire di queste cose. Nei primi 16 versetti del capitolo 12, Paolo parla della nostra vita nel Corpo di Cristo. Poi nei versi 17-21 descrive la nostra risposta ad un mondo ostile. E poi nel capitolo 13, versi 1-7, discute la nostra sottomissione alle autorità civili, nei versi 8-14 del capitolo 13 discute il nostro amare e la relazione tra il nostro amare e l’amore di Dio. Nel capitolo 14 verso 1 fino al capitolo 15, verso 7 spiega cosa significhi avere libertà in Cristo, la libertà del cristiano, e nel capitolo 15 versi 8 a 13 parla della nostra opera missionaria mondiale, il lavoro d’evangelizzazione del mondo, e poi, nel capitolo 16 il punto focale  è la nostra vittoria su Satana. Così vedete che in questi capitoli inserisce tutti gli aspetti della vita cristiana e mostra come la dottrina è da applicare a tutto ciò che facciamo.

Ora, nel capitolo 12, versi 1-21 c’è un fluire molto razionale delle cose. I primi due versi concernono la nostra relazione con Dio. Versi 3-16 la nostra relazione con altri cristiani. E versi 17-21 la nostra relazione con un mondo incredulo. Ora, mostrato questo contesto, parliamo di questi due versi di transizione. Leggiamoli di nuovo perché ogni parola è importante in modo vitale.

[Io] l’apostolo, con l’autorità di Cristo, “Vi esorto” voi cristiani di Roma “dunque,” alla luce di tutto quello che è stato detto precedentemente, “fratelli,” fratelli e sorelle in Cristo,  “per le compassioni di Dio,” rivelate nel vangelo, “a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.”

Ora, notate la tenerezza con cui Paolo scrive, ha spiegato l’evangelo della giustificazione per fede con tutto il suo cuore, ed ora sta pressando teneramente e coraggiosamente le richieste di Cristo e del vangelo sui fratelli e le sorelle in Cristo di Roma. E li appella come fratelli. Vi esorto dunque fratelli, per le misericordie di Dio. Qui c’è un uomo che non si colloca sopra la chiesa di Roma come se fosse un papa o qualcosa del genere, ma qui c’è un uomo che nella tenerezza di una condivisa relazione d’amore con i fratelli in Cristo, vuole aiutare tutti questi altri fratelli che corrono insieme. Vedete in Ebrei e da altre parti che la vita cristiana è come una corsa, che non si tratta di quanto buona sia la partenza ma è chi supera il traguardo che vince la corsa. E parla di deporre tutte quelle cose che possono causare l’inciampare dei tuoi piedi, ma c’è una differenza tra il vivere la vita cristiana e una corsa, e questa differenza è che in una corsa tutti cercano di battere tutti gli altri, c’è un solo vincente, tu non vuoi aiutare nessun altro a vincere, tu vuoi vincere la gara da solo. Non è così nella vita cristiana. Nella vita cristiana, i cristiani, vogliono aiutarsi l’un l’altro a superare la linea d’arrivo, con successo, contemporaneamente. Questa è la ragione per cui siamo chiamati fratelli, questo è il motivo per cui siamo chiamati fratelli e sorelle, perché abbiamo questa preoccupazione, se veramente abbiamo amore per la fratellanza, che tutti noi attraversiamo insieme la linea d’arrivo e che nessuno di noi sia lasciato indietro.

E poi presenta come motivo per presentare i nostri corpi un sacrificio vivente: le misericordie di Dio. Dice:

Io vi esorto dunque, fratelli, per le misericordie di Dio.

Vale a dire: se tu sei uno di quelli che ha ricevuto la misericordia di Dio, qui c’è come devi vivere. Se Dio ha avuto misericordia di te, se tu sei un ricettore della misericordia di Dio descritta nei primi 11 capitoli, che eri totalmente depravato, eri sotto il giudizio di Dio, eri senza speranza, eccetto che per la sua sovrana misericordia, e ha mandato il suo Figlio a fare per noi ciò che la legge non poteva fare, nel deporre la propria vita in sacrificio per i nostri peccati, che mediante la fede potessimo essere liberati dalla schiavitù del peccato, e dalla colpa del peccato, che potessimo essere ripieni di Spirito santo e vivere la nostra vita alla gloria di Dio. Alla luce di questo glorioso vangelo, perciò, a motivo di questo vangelo e a motivo della misericordia di Dio ti esorto a vivere in un certo modo. Che ognuno di coloro sui quali Dio ha avuto misericordia vive un certo tipo di vita. Questo non è il sentimento di maggioranza oggi. Voglio dire, se Dio ha avuto misericordia di te, hai ricevuto il perdono dei peccati, la tua reazione basilare è un sospiro di sollievo. Aaaaah, mi posso rilassare, adesso. Ho fatto ciò che Dio richiede per entrare e adesso sono dentro, non conta ciò che faccio, posso semplicemente rilassarmi perché sarò trasportato in cielo in carrozza. Questa non è l’attitudine del libro di Romani. Il libro di Romani insegna che quando Dio ti fa misericordia quella misericordia ha delle pretese su ti te. Che quando Dio ti salva dalla miseria dei tuoi peccati per sola grazia e non perché tu valga qualcosa, questo pone un requisito sulla tua vita che rimarrà sulla tua vita per il resto dei tuoi giorni. Perciò, la ragione per cui Dio elargisce su di noi la sua grazia è in modo che noi presentiamo i nostri corpi un sacrificio vivente. Ora, notate la richiesta della misericordia.

Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio.

Questa è la richiesta della misericordia di Dio. Se Dio ha avuto misericordia di te, la tua responsabilità e il tuo privilegio, perché non è qualcosa che qualcuno vuole obbligarti a fare, ma che tu vuoi fare, è dedicare ogni giorno la tua vita, dentro e fuori, corpo e anima al servizio del Dio vivente. Dare la tua vita,  presentare la tua vita un sacrificio vivente, questo è il linguaggio del rito sacrificale. Presentare un sacrificio all’altare, una volta, nell’Antico Testamento, significava rinunciare ogni diritto e ogni proprietà su ciò che veniva presentato. Una volta che avessi presentato quell’animale all’altare non avevi più alcun diritto su di esso. Non era più tuo. Questa è l’idea, qui. Che questa mattina, questa presentazione di noi stessi, dei nostri corpi, in sacrificio è un arrenderli totalmente, irreversibilmente, e dedicare il nostro sacrificio ad uno scopo preciso, il piacere di Dio onnipotente. Questo è un sacrificio vivente. Nel Vecchio Testamento il sacrificio richiedeva l’uccisione della vittima, questo sacrificio è un sacrificio vivente. Io vi esorto dunque, fratelli, a presentare i vostri corpi un sacrificio vivente, come quelli vivi dai morti. L’idea di ‘vivente’ probabilmente denota anche la permanente presentazione di noi stessi al Dio vivente in gratitudine per la misericordia. Inoltre, questo è un verbo al tempo presente. E vi ricordate ciò che vi ho detto del tempo presente in greco. Denota un’azione continua, abituale, pertanto, presentare i vostri corpi un sacrificio vivente non è qualcosa che fate una volta per tutte; voi non dite io l’ho fatto 25 anni fa, gloria a Dio, l’ho fatto una volta ed è fatto. No. Continuate a presentare i vostri corpi, è una cosa continua, giorno dopo giorno, ogni giorno, ogni volta che adorate il Signore, ogni volta che pregate, ogni culto, ogni inno, arrendete voi stessi di nuovo e ri-dedicatevi di nuovo all’opera e al servizio di Dio onnipotente. Fin quando dura la vita, e in tutta la sua ampiezza, noi stiamo sempre presentando i nostri corpi un sacrificio vivente, rinunciando a ogni diritto a noi stessi; ogni volta che preghiamo, chiediamo: Signore, non voglio più reclamare diritti sulla mia vita, non voglio mai più pensare di possedere dei diritti su me stesso, sul mio tempo, la mia energia, la mia mente, il mio corpo, per fare con queste cose ciò che voglio. Queste cose non mi appartengono. Ho cominciato ad offrirmi a te quando sono diventato un cristiano e continuo ad offrire me stesso ogni giorno come sacrificio vivente e questo non è nemmeno abbastanza in gratitudine alla tua misericordia.

Io vi esorto dunque, fratelli, a presentare i vostri corpi un sacrificio vivente, santo.

La santità è fondamentale al carattere di Dio onnipotente, e, di quelli che sono nel procedimento di essere restaurati ad immagine di Dio. Esiste un solo tipo di cristiano, e questo è un cristiano santo. Se una persona non è santa, costui o costei ha poche ragioni se non zero ragioni per pensare di essere un cristiano. Cos’è santità? Ne abbiamo parlato stamattina, santità è amore per la legge di Dio, amore per l’obbedienza, amore per Dio e la sua legge, amore per una vita separata dal male del mondo. Ma la santità, quando descrive Dio, significa principalmente al totale auto-consacrazione di Dio. Che Dio è totalmente consacrato a se stesso e perciò, essendo noi a sua immagine, dobbiamo essere santi come Dio è santo, e tradotto in soldoni noi dobbiamo essere totalmente consacrati a Dio, vivere per lui in ogni area di vita finché siamo in vita.

Santo e accettevole.

La parola accettevole significa compiacevole. E questo è il principio che governa la vita del cristiano, il piacere di Dio. Essere e fare qualsiasi cosa faccia piacere a Dio. Mi piace quella frase in “Momenti di Gloria” quando Erik Liddle sta per andare alle olimpiadi, vi ricordate la storia di quel presbiteriano scozzese che non avrebbe corso di domenica, e va alle olimpiadi e gli assegnano la sua gara di domenica, e lui risponde: non lo posso fare di domenica. È il giorno del Signore! E così gli assegnano un’altra gara che non ha mai corso nella sua vita, e la vince e diventa una medaglia d’oro olimpica, e divenne famoso. E sua sorella è preoccupata che diventi famoso, e c’è una scena, mi sembra vicino a Glasgow, dove sono fuori in un prato e lei sta teneramente rimproverando suo fratello e gli dice: Non dimenticare che Dio ti ha chiamato ad essere un missionario. Perciò non permettere che tutta questa fama e questa gloria ti accechino nei confronti di quella vocazione ultima che Dio ha per la tua vita. Ed Erik divenne un missionario e morì sul campo. Ma la sua risposta a sua sorella è ciò che non dimentico mai, Erik le rispose: “Oh, non ho dimenticato che Dio mi ha chiamato ad essere un missionario, intendo pienamente diventarlo, ma Dio mi ha anche fatto veloce, e quando corro io sento il suo compiacimento.” Non è meravigliosa questa frase? Quando sto facendo ciò che Dio mi ha dato i doni per fare, per il suo onore e la sua gloria, io sento il compiacimento di Dio con me. Questo è ciò che la parola “accettevole” qui significa.

Io vi esorto, dunque, fratelli, a presentare i vostri corpi un sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio, che è il vostro ragionevole servizio

Che compiace a Dio. Che quando una persona arrende la propria vita al Signore ed elimina tutte le pretese per se stessa, e le da tutte al Signore Gesù Cristo, sente il compiacimento di Dio, sa che Dio è compiaciuto con lui. E poi abbiamo questa frase interessante, lì, nell’ultima parte del verso 1.

Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio, il che è il vostro ragionevole servizio.

La Riveduta ha “Che è il vostro culto spirituale.” Quella parola per “spirituale” è una parola molto rara per spirituale nel Nuovo Testamento. Non è la parola normalmente usata per spirituale. Sarebbe probabilmente meglio tradotta con “razionale” o appunto come la Diodati, “ragionevole”.  È la sola cosa ragionevole da farsi se Dio ha avuto misericordia di te. Presentare i vostri corpi un sacrificio vivente è la sola cosa ragionevole che si possa fare, qualsiasi altra cosa è assurda. Qualsiasi altra cosa è irragionevole e in più, la vostra dedicazione del vostro corpo a Dio include anche la vostra razionalità. Include anche la vostra mente, il vostro pensare, e la vostra istruzione, e la capacità analitica, e ogni altra cosa che la mente faccia, talché quando date voi stessi a Cristo per grazia date il vostro corpo, la vostra anima, la vostra mente. Tutte le vostre capacità mentali come ha detto Paolo, per portare ogni pensiero prigione al Signore Gesù Cristo.

Guardiamo un attimo a quella parola: corpi.

Io vi esorto, dunque, fratelli, per le compassioni di Dio  a presentare i vostri corpi un sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio, che è il vostro ragionevole servizio.

Non dice: presentate le vostre anime, non dice di presentare il vostro spirito, non dice di presentare l’intera vostra vita interiore soggettiva, non dice nemmeno di presentare la vostra mente. Dice, per la compassioni di Dio, poiché siete ricettori delle misericordie di Dio, presentate i vostri corpi un sacrificio vivente, e la parola “corpo” si riferisce al corpo fisico. Ora, perché Paolo ha usato quella particolare parola? Cerchiamo di comprendere la parola “corpi” biblicamente. La parola corpo enfatizza l’aspetto fisico dell’essere umano, ma ha anche riferimento alla persona intera. Dentro e fuori, tutto ciò che siamo, un completo essere vivente, corpo e anima, con un enfasi sull’aspetto fisico. Ora, la comprensione di “corpo” di Paolo era assai diversa da quella che era la concezione del suo tempo. Il suo tempo era dominato da un concetto platonico che vedeva come importanti solo l’aspetto contemplativo, intellettuale. Che tutto il resto, il corpo e le cose fisiche non sono importanti, e che se ti lasci coinvolgere nel soddisfare i desideri fisici verrai distratto dalle cose che sono veramente importanti, la contemplazione, l’intelletto, lo spirito, il celeste e così via. I greci di quel tempo avevano del corpo un concetto più basso di quel che avevano per l’anima, così, cosa facessi col corpo era irrilevante, e c’erano due modi con cui lo dimostravano. Uno, nell’immoralità. Se il corpo è inferiore e abietto, e tutto quello che conta è la mente e la contemplazione e la mente, chissenefrega di cosa fai col corpo. Fa quello che vuoi fare, va a letto con chi vuoi, se il corpo è irrilevante, ubriacati o drogati o qualsiasi altra cosa, non ha importanza. E poi, due, c’era l’altra fazione, che diceva, poiché la sola cosa che è importante è lo spirito, il celeste, la contemplazione, allora devi sopprimere tutti gli appetiti corporali. Devi isolarti dalla buona compagnia, devi astenerti dal buon cibo, e da tutti gli altri appetiti, i normali, fisici appetiti e desideri e piaceri del corpo, devi negarli e sopprimerli e vivere una vita austera, e di qui l’inizio del movimento monastico nel Medio Evo dovuto al neoplatonismo. Oppure oggi, nel mondo riformato, abbiamo quello che è chiamato il pietismo, che non è la stessa cosa della pietà. La pietà è buona, il pietismo non è buono. Pietà significa un comportamento attento e pio davanti a Dio, il pietismo è l’idea che le sole cose importanti siano quelle spirituali, quelle celesti, e perciò vi dovete dissociare da quelle fisiche e materiali, e non lasciarvi prendere da questo mondo perché le sue cose sono solo distrazioni sulla strada verso il cielo. Ed oggi vediamo questa cosa dappertutto, in modo particolare nel fondamentalismo, ma anche in vari altri gruppi. Quest’idea che il corpo e le cose materiali sono tutte distrazioni e che il nostro solo interesse deve essere morire e andare in cielo quando moriamo  e tenerci personalmente e spiritualmente immacolati. È incredibile quanti degli inni che sono cantati nelle chiese fondamentaliste parlano di morire e andare in cielo. È quasi come se avessero tutti un desiderio di morte. Non vedo l’ora di morire e d’andare in cielo quando muoio. Mentre gli inni del nostro innario hanno qualche canto che parla del cielo, ma predominano i canti che parlano di Dio, e cosa Dio ha fatto per noi qui e cosa farà per tutta l’eternità. E ho già sottolineato altre volte come questo neoplatonismo abbia infettato i nostri canti,

“Questo mortale un dì cadrà,

quando sarà nol posso dir,

ma questo so con verità,

che in cielo è pronto il mio gioir” .

oppure in un altro inno, il ‘cantore’ dopo aver salutato il sole che non vedrà mai più:

Cittadina sei del cielo,

alma mia deh spiega l’ale,

va immortal con l’Immortale, 

a risplendere lassù.

Sembra quasi di vedere persone che non vedono l’ora di morire di liberarsi del corpo e volare finalmente in cielo. Questa è una completa negazione di ciò che insegna la bibbia. Noi non lasciamo i nostri corpi, noi riceviamo corpi resuscitati alla seconda venuta di Cristo alla fine del mondo. Ma vedete l’influenza del neoplatonismo anche nel modo in cui le persone cantano oggi. L’enfasi non è nel lasciare il nostro corpo ma nel riceverlo indietro perfetto, carne risorta, immortale che viene con la resurrezione. Così, Paolo aveva un concetto alto della bibbia e dei bisogni e desideri spirituali. C’è un lato spirituale dell’uomo, ed è importante, ma c’è anche un lato fisico dell’essere umano e anche quello è importante. Paolo non era imbarazzato del corpo umano, non pensava che il corpo umano fosse peccaminoso o abietto, non negava gli appetiti e le pulsioni date da Dio, non pensava del corpo fisico come della prigione dell’anima. Ecco alcune cose che pensava, cose che la bibbia insegna del corpo. Un essere umano non è tale senza il suo corpo. Ricordate cosa c’è scritto della creazione dell’uomo? Che Dio creò l’uomo dalla polvere della terra, e soffiò l’anima nelle sue narici?

Non è quello che dice!

Dice due cose. Dio formò l’uomo dalla polvere; non dice formò il corpo dell’uomo, dice formò l’uomo dalla polvere. Ora, voi ed io crediamo che il nostro corpo è essenziale alla nostra umanità senza che ce ne rendiamo conto. Se qualcuno vi afferra per il braccio, e voi non volete fate una di queste cose: o dite non afferrarMI per il braccio o dite non toccarMI, perché riconoscete che quel braccio siete voi, il vostro corpo siete voi. Dio formò l’uomo dalla polvere della terra e non dice che gli ha soffiato un anima nelle narici; dice che Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita e l’uomo divenne un’anima vivente. Non un corpo con un’anima. Ma l’uomo divenne un’anima vivente. Perciò non è come se ci fosse questa dicotomia di un corpo e di un’anima in guerra l’uno con l’altra, e si spera che l’anima abbia il sopravvento sugli appetiti fisici, ma generalmente vincono gli appetiti del corpo, questo non è il punto delle Scritture. Il punto delle Scritture è che l’uomo è una unità, ha un lato fisico, ha un lato spirituale, e la persona intera è importante per Dio onnipotente. Infatti, la separazione del corpo dall’anima è il salario del peccato, e perciò abnorme. Cosa fa la morte? La morte separa il corpo dall’anima. Non c’è niente di buono in questo, non c’è niente di normale in questo, è abnorme, è il risultato dell’ingresso del peccato nel mondo. La dicotomia tra il corpo e l’anima è la conseguenza del peccato che è guarita solo nella resurrezione e la consumazione della nostra salvezza alla resurrezione di Cristo. E lo abbiamo detto qui tante volte, Gesù non è venuto sulla terra per salvare la tua anima. Gesù è venuto per salvare te, corpo ed anima. Ti ha salvato spiritualmente quando ti ha rigenerato, ma questo è solo metà della cosa. Perfino quando muori e vai in cielo e il tuo corpo va nella tomba, e il tuo spirito va con Gesù, Paolo dice in 2° Corinzi 5, benché sarà meraviglioso essere a casa col Signore, ci sentiamo ancora nudi senza una nuova casa, senza il mio nuovo corpo. Così, perfino quando muori e vai in cielo, la tua salvezza non è completa finché il tuo corpo non è stato salvato ed è risorto dai morti e fatto completamente nuovo, adatto per l’eternità. Pertanto, la santificazione e la consacrazione a Cristo interessano il corpo e tutto ciò che facciamo col corpo, e non solo la nostra anima. Qualsiasi cosa facciamo col nostro corpo deve essere dedicato fedelmente al servizio di Dio. Cosa fai tu nel tuo corpo? Il tuo cervello deve essere dedicato a pensare per Dio, i tuoi occhi e orecchie per vedere, udire, leggere per Dio. La tua bocca per parlare per Dio, le tue mani per lavorare per Dio, i tuoi organi sessuali all’amore coniugale alla gloria di Dio e i tuoi piedi per andare dovunque Dio voglie che tu vada. Questo è ciò che significa presentare il tuo corpo un sacrificio vivente, tutto quello che fai col corpo arreso al Signore Gesù Cristo per il suo onore e la sua gloria. E, avendo presentato il tuo corpo, tutto quello che sei dentro e fuori, in sacrificio a Dio, la richiesta della misericordia continua, verso 2

E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.

Così, abbiamo per primo un comando negativo: “E non vi conformate a questo mondo,” ora la cosa interessante è che di solito la Bibbia comincia col negativo, con i non.  Joy, mio figlio, ha chiesto a mio nipote Charlie, il quinto, cosa voglia fare quando crescerà; egli ha risposto: “Voglio fare il predicatore come il nonno,” e Joy gli ha chiesto: “Charlie, cos’è che vuoi predicare?”  E lui risponde: “Mosè.” E suo padre, “Ebbene, Charlie, su cosa vuoi predicare di Mosè?”  “No, no, no, no, non fare, non fare, non fare.” Aveva compreso Mosè. Ma il punto è, perché la bibbia di solito comincia col negativo? Con i non? Non vi conformate  questo mondo. La risposta è molto semplice e ovvia: Perché la bibbia è realista. Tiene sempre conto della presenza e l’attività del peccato, anche nella vita del credente. Così, ciò che il verso 2 sta dicendo al cristiano che ha presentato la sua vita a Cristo è: Rifiuta, consapevolmente, deliberatamente, rifiuta di conformarti a questo mondo di peccato. E la parola “conformarti” significa, come lo dice una parafrasi, non lasciare che questo mondo ti comprima dentro la sua forma. Da un taglio netto con le forme peccaminose di comportamento che hai attorno e che sono così tipiche di questo mondo malvagio.

Cosa significa la parola”mondo”?

E non vi conformate a questo mondo

Non lasciate che questo mondo vi comprima dentro la sua forma, la forma del mondo. La parola mondo potrebbe essere tradotta sia con mondo che con epoca,  rappresenta la totalità della vita non redenta dominata dal peccato e da Satana. Questo è il modo in cui la parola mondo è usata maggiormente nel Nuovo Testamento. La totalità della vita umana, culturalmente e dentro l’essere umano, che è dominata dal peccato e da Satana. È il contesto della vita, il contesto culturale in cui vivi che è dominato dal peccato. E il significato perciò è: Sii in guardia contro le influenze e le seduzioni di questa cultura malvagia in Italia, o in Grecia al tempo di Paolo. Non lasciarti influenzare dal presente tempo malvagio, che è stato giudicato da Dio in Cristo, che sta passando via, e non lasciare che questo mondo t’influenzi nel tuo pensare e nel tuo vivere, per quanto forte  e costante sia la pressione a conformarti. In altre parole, sta in guardia contro questa malvagia cultura italiana e non permettere che ti comprima dentro la sua forma. Resisti le pressioni di questo mondo mentre ci vivi dentro, in modo che possa vedere la realtà della potenza di salvare del vangelo nella tua vita, per la misericordia di Dio. Sii separato dal mondo in modo da poter entrare nel mondo per il suo bene e la sua salvezza e dare la vita per esso se necessario. Non permettere che l’ambiente in cui vivi ti controlli, non lasciarti compromettere dalla cultura peccaminosa del mondo anzi opera per cambiare quella cultura per la potenza del vangelo. Non permettere che gli obbiettivi e le priorità, i criteri e gli stili di vita e le mode di questo presente tempo malvagio diventino tuoi. Non essere corto di vista. Gli obbiettivi del mondo sono fortuna fama, potere, piacere, gli obbiettivi del cristiano sono il regno di Cristo e la sua giustizia e ricorda che non appartieni a te stesso. E non appartieni a questo mondo. Tu ti sei presentato a Dio, non a questo mondo. Perciò, per quanto concerne la sua moralità, tieniti separato da questo mondo. E poi c’è il lato positivo del comando: “E non vi conformate a questo mondo, ma” positivamente

Siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente

In altre parole, una persona che è grata per le compassioni di Dio per lui in Cristo, sarà continuamente nel processo di trasformare se stesso in una direzione cristiana. Costante progresso. Nel come si presenta, nella disposizione, nella visione del mondo, abitudini, preferenze, priorità, comportamenti, relazioni, e tutte le altre forme di auto-espressione.

Presumo sappiate cosa significa la parola “trasformati”. Non vi conformate a questo mondo ma siate trasformati”. C’è un termine molto famoso, famigliare, biologico che spunta da questo termine greco per trasformati, “metamorfosi”, questa è la parola tradotta trasformati, è un verbo per il sostantivo metamorfosi, cioè un cambiamento radicale di natura e di vita. Non solo cambiamenti superficiali, ma il cambiamento di un girino in una rana, il cambiamento di un bruco in una farfalla. Così radicale e così completa è questa trasformazione per la vita del cristiano. E dice: siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente. Ora, la parola mente qui è “nous” e non ha riferimento semplicemente alle nostre capacità mentali, non denota solamente la vita intellettuale di una persona, è la sua intera vita interiore. Sii trasformato, sii metamorfizzato col rinnovamento dell’intera tua vita interiore. Questa è una continua trasformazione. E procede dalla profonda trasformazione dello Spirito che ci conforma all’immagine di Cristo. Anche la parola trasformati è nel tempo presente, denota una continua trasformazione. Non è solo che il cristiano è stato riformato e trasformato dalla parola di Dio, ma è nel procedimento di essere riformato e di essere trasformato dalla parola e Spirito di Dio ogni giorno della sua vita. Questo è lo scopo del suo operare. Questo è lo scopo verso cui lo Spirito santo sta operando dentro di lui, ed egli nella sua vita deve operare verso quello stesso scopo con la potenza di ciò che lo Spirito santo sta facendo dentro di lui. L’essere costantemente trasformato in una direzione che ha per punto d’arrivo la somiglianza a Cristo. Pertanto questo è un durevole, sostanziale, crescente, progressivo, cambiamento che un vero cristiano sperimenta. La sola idea che ci sia questo tipo di cambiamento dovrebbe riempirci di speranza. Questa non è la misera nozione di qualche emotiva seconda benedizione, sono stato salvato 10 anni fa e ho ricevuto una seconda benedizione 5 anni fa. Non una qualche misera nozione come questa, è la costante conversione, cosicché non siete stati convertiti solo una volta; siete rigenerati una volta per tutte, ma non siete convertiti solo una volta, questo processo di conversione che è iniziato quando siete stati rigenerati è un procedimento: siete convertiti e riconvertiti e riconvertiti, questo cambiamento in voi continua a procedere per il resto della vostra vita di cristiani. È l’idea di progresso e crescita e vittoria sul peccato, contrapposta alla stagnazione, compiacenza, costante sconfitta e l’orgoglio di essere arrivati. Questa trasformazione consiste nel rinnovamento del pensare che costringe e abilita il cristiano, nel mezzo di questo tempo, a distinguere tra le leggi dell’uomo e la volontà di Dio onnipotente, tra ciò ch’è bene ciò ch’è male, dà ad una persona discernimento e sensitività morale.

E qual’è il mezzo, quale lo strumento che Dio ci ha dato per farci capaci di essere continuamente trasformati e rinnovati nella nostra mente.

E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.

Così, lo strumento di questa continua trasformazione nella quale siamo coinvolti è un dovere; tenete presente che ci sono altri versi che parlano della trasformazione che Dio porta nella vostra vita. Non sta parlando di qualcosa che Dio fa’, qui. Non sta dicendo che Dio sta operando questa trasformazione, è un dovere che voi ed io abbiamo. Avendo presentato la nostra vita a Dio come sacrifici viventi perché abbiamo ricevuto la sua compassione, NOI ci rifiutiamo di essere conformati alla malvagità di questa cultura, e poi NOI siamo nel procedimento di trasformare l’intera nostra vita interiore mediante il rinnovamento della nostra mente con la parola e lo Spirito di Dio. Questa è una cosa nella quale noi siamo coinvolti nel fare. Non è un’opra che noi facciamo da e in noi stessi, nella nostra forza, noi certamente la facciamo nella potenza di Dio, e gli strumenti che Dio ha messo nelle nostra mani per operare questa continua trasformazione della nostra vita sono, 1) il rinnovamento dello Spirito Santo, perché lo Spirito di Dio è entrato nella tua vita ed ora opera dentro di te per fornire sia il desiderio che la capacità di fare ciò che gli piace e 2, il secondo strumento è il rinnovamento della bibbia. Che mentre confidate nel rinnovamento dello Spirito santo che vi dà il desiderio e l’abilità, e leggete e studiate la bibbia e cercate di metterla in pratica nella vostra vita, siete capaci di portare avanti questo processo di trasformazione della vostra vita. Il punto qui è che lo studio biblico fatto in fede e messo in pratica ha un effetto su di noi, non solo intellettualmente. Modella e dà forma alla nostra vita e alla nostra mente in modi conosciti e sconosciuti. Se non studiamo la bibbia, saremo preda di qualsiasi cosa. Questo è il motivo per cui molte chiese hanno due culti, uno al mattino e uno la sera la domenica oltre a svariati studi biblici durante la settimana. Per aiutare i cristiani a mettere più studi biblici dentro la loro vita. Con lo studio e la pratica fedele degli insegnamenti della bibbia noi saremo costantemente trasformati, ma senza la costante lettura della bibbia noi saremo conformati a questa cultura. Polo ha detto in Romani 6:17

Ma sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d’insegnamento che vi è stata trasmessa.

Ora c’è una figura retorica, qui. Dice: eravate schiavi del peccato, non lo siete più, siete ancora peccatori ma non siete schiavi del peccato, perché ora siete diventati obbedienti dal cuore perché siete stati versati nello stampo della parola di Dio. E quella parola opera su di voi e vi da forma, e vi rende più desiderosi di essere obbedienti a Lui. E questo è ciò che lo studio con fede della bibbia fa, perché fa a noi molto di più di quanto possiamo perfino immaginare. Continua a modellarci e dare forma ai nostri desideri, obbiettivi, brame, comportamenti, relazioni e ogni altra cosa. Questo è il modo in cui questo procedimento di trasformazione continua nella vostra vita, nel rinnovamento della nostra mente per la potenza dello Spirito santo mediante lo studio della bibbia.

E qual’è l’obbiettivo di questa trasformazione? Verso 2:

E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.

Ora, state attenti a comprendere ciò che sta dicendo, qui. Che voi imparate praticando quale sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio. Quando credete la bibbia, la studiate, pregate Dio che permetta alla sua Parola di trasformarvi, mentre la applicate alla vostra vita e alla vostra fede, voi imparate quanto vera sia la bibbia. Imparate quanto sia un libro pratico. Che non vi delude mai, non porta mai fuori strada, non è mai trovata carente o difettosa, che non c’è mai un momento o una questione della vita che non definisca e su cui non dia ordini. La Bibbia ha sovranità sopra tutta la vita in quanto parola di Dio. L’alternativa a credere la bibbia e la sua sovranità per tutta la vita non è la neutralità religiosa, è credere nella propria sovranità. È credere in voi stessi.

E così, dice:

Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.

E come ha detto John Murray. Il grande teologo dei primi anni del XX Secolo ha detto:

Se la vita è senza direzione, stagnante, infruttuosa, improduttiva, e senza contenuto, è perché noi non stiamo entrando, per esperienza, dentro la ricchezza della volontà di Dio. Agire e vivere dentro alla volontà rivelata di Dio, la bibbia, è il posto più profittevole da essere, il più soddisfacente più elettrizzante posto in cui essere, il più utile dei posti in cui essere, il posto più sicuro in cui essere.

Allora, vuoi essere un buon cristiano? Stai avendo problemi nel voler fare e saper cosa dovresti fare? Studia le compassioni di Dio in Cristo e cosa quella compassione ti ha così gratuitamente dato in Lui. Voi avere più apprezzamento  e conoscenza  della compassione di Dio? Datti da fare ad essere un buon cristiano, dedicando tutta la tua vita a Dio in Cristo, non permettendo a te stesso di essere conformato a questo mondo, costantemente trasformando te stesso e rinnovando la tua mente per la Parola e lo Spirito di Dio, sperimentando la potenza e l’affidabilità della parola di Dio per la tua vita e mentre fai queste cose tu vedrai quanto hai bisogno di compassione divina, vedrai presto quanto tu possa cambiare perché hai ricevuto quella compassione.

Preghiamo

Signore, noi abbiamo citato questi versi e riflettuto su questi versi innumerevoli volte nella nostra vita, noi ti ringraziamo per questa fresca occhiata che abbiamo loro dato, questa occhiata in profondità che abbiamo loro dato. Noi preghiamo, oh Signore, che ci descrivano, per amore di Cristo. Amen

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