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34. Romani 10: 8-15

“La Potenza dell’Evangelismo”

Di Joe Morecraft III

 

L’intero capitolo 10 di Romani è sull’evangelismo e prima di leggere versi 1-15 voglio darvi uno schema del capitolo 10 cosicché potrete vedere che è sull’evangelismo. Se avete carta e penna fareste bene ad annotarlo perché fece a me una grande impressione quando mi sono reso conto per la prima volta cosa contenga questo testo, della piena esposizione dell’evangelismo che ci da.

Versi 1-8  Il messaggio dell’evangelismo che è:  Cristo il fine della legge per la giustificazione.

Versi 9-12 le richieste dell’evangelismo. Sono fede e confessione.

Versi 13-15 la potenza dell’evangelismo, che è la predicazione di Cristo

Verso 15 la natura dell’evangelismo.

Verso 16 il trionfo dell’evangelismo.

Verso 17 la necessità per l’evangelismo.

Verso 18 la portata dell’evangelismo.

Verso 19 gli obbiettivi dell’evangelismo.

E versi 20-21 la base dell’evangelismo e su questa c’è un a, un b, e un c.

 a) vs. 20 la grazia non ricercata di Dio

b) vs. 21 la pazienza di Dio e infine

c) è il capitolo 11, la promessa del successo dell’evangelismo.

Bene. Fatemi leggere 1-15. Il nostro testo oggi sarà la seconda parte del verso 8 fino al verso 15.

Romani 10:

10 Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza.

Rendo loro testimonianza infatti che hanno lo zelo per Dio, ma non secondo conoscenza.

Poiché ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia non si sono sottoposti alla giustizia di Dio

perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede.

Mosé infatti descrive cosí la giustizia che proviene dalla legge: «L’uomo che fa quelle cose, vivrà per esse».

Ma la giustizia che proviene dalla fede dice cosí: «Non dire in cuor tuo: Chi salirà in Cielo?». Questo significa farne discendere Cristo.

Ovvero: «Chi scenderà nell’abisso?». Questo significa far risalire Cristo dai morti.

Ma che dice essa? «La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo;

poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesú, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.

10 Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza,

11 perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato».

12 Poiché non c’è distinzione fra il Giudeo e il Greco, perché uno stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano.

13 Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato».

14 Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è chi predichi?

15 E come predicheranno, se non sono mandati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la pace, che annunziano buone novelle!».

Ci sono molti modi in cui si può riassumere il vangelo e nei  primi 8 versi Paolo lo riassume con l’espressione: “Il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di chiunque crede.” I Giudei di quel tempo credevano che la salvezza fosse per opere, che la strada verso il cielo fosse pavimentata da opere buone fatte in obbedienza alla legge, e Paolo sta dicendo che quello è totalmente un mito, Cristo è morto sulla croce e ha gettato la base per la salvezza; la legge di Dio non fu mai stata data come scala mediante la quale si salga al cielo: siamo salvati per grazia mediante la fede, solamente.

E poi procede, come abbiamo visto la settimana scorsa, nei versi 6 e 7, facendo riferimento ad un testo nel libro del Deuteronomio: “Non dire in cuor tuo: Chi salirà in Cielo?». Questo significa farne discendere Cristo,” “Chi scenderà nell’abisso?. Questo significa far risalire Cristo dai morti.” Ma cosa dice? Qui cita il Vecchio Testamento, credo sia Deuteronomio 30: 14, “La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo.” Ora ciò che Paolo sta enfatizzando qui citando il libro del Deuteronomio è che sta parlando della accessibilità, l’accessibilità della salvezza. Che la salvezza è talmente vicina e talmente accessibile che non è necessario farne una grande ricerca, non è necessario fare un grande programma di viaggio per costruire la propria via al cielo assicurandoci di obbedire tutti gli apici e gli iota della legge di Dio; la salvezza è vicina quanto la fede. È nella tua bocca, è vicina così, non devi andare in una grande ricerca. E poi, ciò ch’è interessante del verso 8,

La parola che è presso di te, che è nella tua bocca e nel tuo cuore, è la parola che noi predichiamo,

Così, qui, ancora una volta, Paolo prende un passo del Vecchio Testamento e lo applica a Cristo e poi dice che quella parola che è così vicina a voi nel Vecchio Testamento è lo stesso vangelo che stiamo predicando oggi. Perciò qui, ancora una volta, Paolo identifica il vangelo del Nuovo Testamento col vangelo del Vecchio Testamento. Non ce ne sono due, il Vecchio Testamento non insegna la giustificazione per opere e il Nuovo Testamento la giustificazione per fede, Paolo dice: questo intero vangelo della giustificazione per fede che vi stiamo predicando è la parola che era vicina a voi nel libro del Deuteronomio. E ricordate che questo è il modo in cui comincia il libro. Andate indietro a Romani 1 ancora una volta e vediamo che Paolo è chiaro che egli non è un innovatore, che ha ricevuto il suo vangelo direttamente dal Vecchio Testamento.

Romani 1: 1

Paolo, servo di Gesú Cristo, chiamato ad essere apostolo, appartato per l’evangelo di Dio, come egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture, riguardo a suo Figlio.

Perciò è la primissima cosa che Paolo insegna nel libro di Romani. La enfatizza di nuovo: Non vi sto dando nessun nuovo vangelo. La parola vicina di Deuteronomio 30 è la parola della fede che noi, in quanto apostoli del Signore Gesù Cristi vi stiamo predicando. E pertanto Paolo è chiaro quanto lo si possa volere riguardo all’unità dei 2 testamenti, e che c’è solamente un Vangelo nel Nuovo testamento e nel Vecchio Testamento: il vangelo per sola fede in Cristo. Ora, abbiamo una frase interessante, qui: “Questa è la parola della fede, che noi predichiamo.” E la frase: “la parola della fede” non significa la parola che la fede pronuncia. La parola che la fede parla. Questa parola non è originata dall’uomo. Non è originata nemmeno con la fede salvifica. Questa è la parola che la fede riceve. Questo è ciò che la frase: “la parola della fede” significa. La parola che la fede riceve, non è qualcosa che viene creato dalla fede dei cristiani, ma è la parola che va indietro tutta al Vecchio Testamento. E qual’è quella parola, che stiamo predicando? Quella parola vicina? Verso 9-10

Poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesú (che Gesù è il Signore), e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato.

Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza.

E qui abbiamo un’altra dichiarazione riassuntiva del vangelo di Cristo che concerne l’incarnazione, la morte, la resurrezione, la signoria universale di Cristo, concerne la fede e concerne la confessione, ma dice : Questa è la parola che predichiamo. Vuoi essere salvato? Non metterti in una grande ricerca cercando di guadagnare la salvezza: Confessa con la tua bocca che Gesù è il Signore  e credi nel tuo cuore che Dio lo ha resuscitato dai morti, e quando fai questa cosa sarai salvato. Qui vedete, ancora una volta, la fede quale mezzo attraverso il quale riceviamo la salvezza e la confessione quale evidenza della fede. La correlazione tra la fede e confessione della nostra fede è la stessa di quella tra fede e opere. La fede senza opere è morta. La fede senza confessione di fede è morta. È necessario avere più che la confessione di fede, questo è ciò che Giacomo ci dice, non si è salvati solo da una confessione di fede in Cristo senza il cambiamento dello stile di vita. Deve essere radicata nella fede e qui la confessione è radicata nella fede che riempie il cuore, e il cuore, a proposito, nella bibbia non è il centro delle emozioni. Oggi, in italiano, quando si parla del cuore: “Ti amo con tutto il cuore,” si sta parlando di emozioni. Non è il modo in cui era usato nell’ebraico o nel greco. Per parlare di emozioni in particolare in ebraico si parlava delle reni, che le reni sono il centro delle emozioni: “Ho lasciato le mie reni in Sardegna” oppure “Ti amo con tutte le mie reni,” le reni sono il centro simbolico delle emozioni; il cuore è il centro di tutto, il cuore è il centro dell’intelletto, del processo pensante, la volontà – l’aspetto volitivo della vita, degli affetti e delle emozioni, il cuore determina chi tu sei e cosa sei, e perché fai le cose che fai, su cosa ti concentri nella vita, e pertanto, se nel tuo cuore c’è veramente fede nella resurrezione di Cristo, non solo qualche generica fede in Dio, ma fede in Dio nei termini di Colui che ha resuscitato Gesù Cristo dai morti, sei salvato. E ne abbiamo già parlato, la frase lì nel verso 9: “Se confessi con la bocca il Signore Gesù e credi nel tuo cuore che Dio lo ha resuscitato dai morti.” Ci sono molti modi di parlare della resurrezione di Cristo: Cristo è resuscitato, Cristo è risorto, ma la frase più frequente nel Nuovo Testamento che descrive la resurrezione di Cristo è che Dio lo ha resuscitato dai morti. Questo fatto è molto specifico, si può scorrere lungo la Scrittura, Dio lo ha resuscitato dai morti. Giovanni 10 parla di Cristo che resuscita di propria potenza ma attraverso tutto il Nuovo Testamento Dio lo ha resuscitato dai morti. Voglio dire che c’è da fare un punto molto importante, che se hai da credere in Dio devi credere in Lui specificamente in termini del suo aver resuscitato Cristo. Dio ha resuscitato Gesù dai morti per compiere diversi propositi nella nostra vita, cosicché se noi crediamo nel nostro cuore, al centro del nostro essere che determina ciò che siamo, se veramente crediamo, cioè abbiamo gettato via ogni altra dipendenza e ci affidiamo completamente a questo Dio, ci fidiamo completamente di Lui per la nostra salvezza, e non ci appoggiamo a null’altro, questo è il punto di “se credi nel tuo cuore,” questo è il punto della fede, è un movimento totale verso Dio, che se il nostro cuore sta andando  verso Cristo, e si dedica a Lui e abbraccia Lui e Dio come Colui che lo ha resuscitato dai morti, a quel punto, quella vera fede nel cuore vorrà fare confessione pubblica mediante la bocca e la vita che questo Gesù che Dio ha resuscitato dai morti è Signore. Ricordate che Paolo ne fa un caso importante in Filippesi dove dice che Cristo abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 

Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesú si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee, e ogni lingua confessi che Gesú Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

E qui dice la stessa cosa, che se tu veramente credi nella resurrezione di Cristo nel cuore, che devi credere per essere salvato, confesserai a quel punto anche la sua signoria universale su ogni area di vita inclusa la tua di vita, o la fede non è reale. C’è una stretta correlazione tra fede e confessione. La fede è la radice dalla quale cresce la confessione, la confessione di fede in Cristo è l’evidenza che abbiamo realmente vera fede. Che se confessi con la tua bocca che Gesù è il Signore (CEI) o Gesù come Signore (NR), l’ “è” o il “come” dovrebbero essere in corsivo perché può essere tradotto usando entrambi per maggiore comprensione. Credo che questa fosse probabilmente  una forma di confessione di fede della chiesa apostolica: Gesù è il Signore.

Ora, cosa state dicendo quando dite che Gesù è il Signore? Ebbene, state parlando di Gesù, state parlando di una reale persona storica, una persona unica, non c’è mai stata né ci sarà mai nella storia una persona come Lui, Egli non fu semplicemente un grande insegnante, ma fu “sui generis,” unico nel suo genere, non paragonabile ad alcun altro, la sua persona è pienamente Dio e pienamente uomo, che qualsiasi cosa si possa dire di Dio si può dire di Gesù, e qualsiasi cosa si possa dire dell’uomo, peccato escluso, si può dire di Gesù, e la parola stessa Gesù significa Salvatore, Matteo 1:21, “Gli porrai nome Gesù perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati.” Pertanto, cosa state dicendo quando confessate che Gesù è il Signore? State dicendo: Egli è il mio Salvatore, io credo nella storia, c’è stata una persona storica dal nome di Gesù, che, a proposito, mi ricorda di dirvi che la fede cristiana è l’unica delle religioni del mondo fondata su fatti storici. Tutte le altre religioni di cui potete leggere, induismo, buddismo, ecc., fondamentalmente sono idee che qualcuno ha avuto molto tempo fa e che ha imposte ai suoi seguaci. Sono radicate nell’intelletto, nei sentimenti, sul soggettivo, ‘ché la cristianità è la sola religione radicata su fatti storici reali. Avete mai meditato sul credo degli apostoli? Ci sono un sacco di cose che concernono il vangelo che non ci sono nel credo degli apostoli. Il credo apostolico non vi dice come essere salvati, il credo degli apostoli non dice niente della giustificazione, santificazione e tutto il resto, perché? Perché quello non è il suo proposito. Il suo proposito è di registrare la storia. E questo è un documento di storia: Dio ha fatto l’universo, Gesù Cristo il suo unigenito figlio nostro Signore, concepito di Spirito santo, nato da Maria Vergine, soffrì sotto Ponzio Pilato, fu crocefisso, morì e fu sepolto. Questa è la registrazione di fatti storici, per testimoniare a tutto il mondo, contrariamente agli gnostici del primo secolo della chiesa, che il cristianesimo non è fondato sull’idea di qualcuno, che il cristianesimo è basato sui fatti, e questo è ciò che state dicendo quando dite che Gesù è il Signore. Io credo che il cristianesimo è fondato sui fatti che è esistito un uomo di nome Gesù, che è allo stesso tempo Dio. E che Egli è il Signore.

Ora, prima che consideriamo la parola ‘Signore,’ avete bisogno di sapere cosa fa la moderna teologia e noi chiamiamo questa la neo-ortodossia, la moderna teologia, che è critica delle Scritture, inserisce un cuneo tra il Gesù storico e il Cristo della fede. Una divisione tra il Gesù della storia e il Cristo della fede. Il Gesù della storia, secondo loro fu un saggio Galileo, che amava, e noi dobbiamo seguire i suoi insegnamenti. I miracoli e tutte le cose soprannaturali furono sovra-imposte alla sua vita più tardi dalla chiesa e quest’ultimo è il Cristo della fede. Che tutte le azioni miracolose redentive che leggete su Cristo sono state imposte su di lui dalla fede della chiesa secoli dopo, pertanto avreste il Cristo della fede, che è creazione della chiesa, e il Gesù della storia che fu semplicemente un saggio Galileo. E frasi come “Gesù è il Signore” contenute nella bibbia non possono essere prese sul serio se si ha una tale dicotomia. Ma questo brano dice che il Gesù della storia è il Signore. Che il Cristo della fede è il Gesù della storia. Non sono due diverse persone, che ciò che la chiesa crede riguardo a Cristo non è stato da essa inventato. “La parola della fede” vi ricordate? Questo è il punto che abbiamo fatto: La parola della fede non è la parola che la fede esprime, non la parola che la fede crea, è la parola che la fede riceve. Vedete che non c’è potere di innovare, di creare, nella fede, nei termini di Cristo, la fede semplicemente crede il racconto storico concernente il Signore Gesù Cristo. E quindi, il Gesù della storia è il Cristo della fede, una sola persona, ed egli è Signore! Ora, chiamare Gesù “il Signore” nel Primo Secolo, con quella parola greca particolare, è una dichiarazione di peso. La parola in greco è ‘Kurios’ e significa due cose. Significa una cosa per i giudei di lingua greca e qualcosa anche per i romani di quel tempo. Per i giudei di lingua greca la parola greca Kurios era la parola per Yahweh, che Kurios è la parola greca che è tradotta Signore con la esse maiuscola nel Vecchio Testamento in greco,  la parola Kurios significava Dio,  il Dio della Scrittura. Vedete dunque che dire che questo Gesù della storia è Signore è dire che è Dio; non è meramente come dire che è alla pari con Yahveh, che è alla pari col Creatore, Gesù è il Creatore, Gesù è Yahweh in carne umana. Non ci sono due divinità, un Dio del Vecchio Testamento e un Dio del Nuovo Testamento, c’è un solo Dio e si è incarnato nel Signore Gesù Cristo. Perciò in che consiste questa confessione senza la quale non puoi definirti cristiano e nessun altro può chiamarti o chiamare se stesso cristiano? È l’evidenza della tua vera fede nel cuore nella resurrezione di Cristo, in che consiste? Gesù è Dio, è pienamente uomo ma è Dio, non è alla pari con Dio, è Dio nel senso più pieno della parola. Gesù è Kurios, ogni giudeo di lingua greca avrebbe saputo quanto blasfemo gli sarebbe risultato questo concetto.

Ora, il secondo significato è quello che sarebbe risultato al cittadino romano di quel tempo. ‘Kurios’ era il titolo che Cesare aveva scelto per se stesso. Kurios significava più che un re, significava più che principe, significava più che autorità, la parola kurios significava a tutti gli effetti Re dei re, Signor dei signori. Kurios significava il dominatore dei re della terra. Significava che questa autorità, questo re è così alto che non c’è nessuno sopra di lui e ogni altra fonte d’autorità sulla terra è sotto di lui. Tutto questo è implicito nella parola kurios e pertanto, per diventare cristiani, per provare che lo si era, bisognava credere che  Gesù è pienamente Dio, ma bisognava anche dire che Gesù e non Cesare è l’autorità più alta alla quale tutte le autorità e istituzioni umane devono rispondere. Questo ti sarebbe costato la vita. Il Cesare di Roma non è il Kurios. Il governo di Roma esigeva che quando si passasse davanti ad una statua di Cesare si chinasse il capo, si desse un cenno di totale sottomissione. Non era necessario credere, bastava dare un piccolo cenno altrimenti saresti stato dato ai leoni. I cristiani non davano neanche il cenno col capo a Cesare perché non credevano che fosse Kurios per niente. Vi ho raccontato cosa Cesare Augusto fece scrivere per celebrare il proprio compleanno. È contenuto in un poema di Virgilio: “Non c’è sotto il cielo alcun altro nome dato agli uomini per il quale abbiano da essere salvati, che il nome di Cesare Augusto.” Lo storico numismatico Ethelber Stauffer fu il primo a rendere pubblico questo fatto in tempi moderni nel suo libro “Cristo e i Cesari.” L’affermazione di Pietro in Atti 4:12 gli è successiva di qualche decennio e riprende parola per parola questa frase e l’applica a Gesù. Quella dei cristiani era una dichiarazione di guerra e i cristiani sapevano di mettere in ballo la loro vita. Perciò, nei prime tre secoli della chiesa, confessare pubblicamente che eri cristiano significava che molto probabilmente saresti stato ucciso. Provate ad immaginare che per 300 anni la vita normale cristiana era andare a letto pensando che forse domani mattina è il giorno in cui devo morire. Ci furono 10 ondate di persecuzione nell’Impero Romano nei primi tre secoli della chiesa. E alcune di queste ondate furono più sanguinose e brutali di altre, ma per due o tre secoli quella fu la vita normale per i cristiani, aspettarsi di venire ucciso oggi, o vedere la tua chiesa arrestata. E se non aveste pronunciato la frase della fede: “Gesù è il Signore” riconoscendo il suo dominio su ogni autorità e aspetto della vita nessuno vi avrebbe riconosciuto come cristiani. Non potevi dirlo solo col tuo cuore, dovevi dirlo con la tua bocca, e questo pubblicamente, davanti al mondo. Poiché credo nel mio cuore la resurrezione del Cristo crocefisso, mi ergo qui e confesso davanti al resto del mondo che Egli è Dio e possiede il dominio universale e tutte le autorità, Cesare incluso, devono rispondere a Lui. È molto più facile, per così dire, diventare cristiani oggi. “Chiedi a Gesù di entrare nel tuo cuore e sei del gruppo.”  “Prendi una decisione per Gesù e sei del gruppo.” Quante volte avete sentito predicatori dire: tutto quel che dovete fare è chiedere a Gesù di entrare nel vostro cuore, non è necessario che facciate di Lui il Signore della vostra vita. Questa cosa è lontana dal cristianesimo quanto più possibile. Cosa dice qui? Che se confessi con la tua bocca che Gesù è il Signore, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha resuscitato dai morti, sarai salvato. Mi piace ciò che Albert Martin, il grande predicatore evangelico ha detto con riferimento a questo versetto: non puoi godere i benefici della croce di Cristo senza inchinarti davanti alle richieste della corona di Cristo. Non si può godere dei benefici della croce di Cristo senza inchinarsi davanti alle sue richieste come re.

Poi procede a spiegarlo : “Infatti col cuore si crede per ottenere giustizia (o giustificazione)” e siamo ancora una volta proprio al cuore del messaggio del libro di Romani. Paolo molto specificamente nel verso 10 non collega la confessione di fede con la giustificazione. L’avete notato? Paolo non crede che siamo giustificati per la nostra confessione di fede. È molto attento qui. La confessione di fede è un prodotto della fede ma noi siamo giustificati, dichiarati giusti da Dio mediante la sola fede. Col cuore l’uomo crede e questo gli è messo in conto di giustizia, è dichiarato giusto, e con la bocca confessa e questo risulta nella sua salvezza, prova la sua salvezza, la sua posizione con Dio.

Perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato». Questa è una citazione dal libro di Gioele.

Dice nel verso 9 se confessi con la tua bocca il Signore Gesú, chi è il soggetto di questa frase? Chi è il tu del verbo confessare? Chiunque. Chiunque crede in lui non sarà svergognato. Non importa chi sei, non importa se sei un giudeo di lingua greca, non importa sei uno schiavo dell’Impero Romano, non importa chi sei e non importa cos’hai fatto: chiunque crede in lui non sarà svergognato. Perché? Perché non c’è distinzione tra giudeo e greco, perché il Signore stesso è il Signore di tutti, abbondante in misericordia su chiunque lo invochi. Paolo ha già usato questo argomento. Andate a Romani capitolo 3 e lasciate che vi mostri a cosa alludo. Romani capitolo 3, Paolo dice questo, verso 29:

Noi dunque riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non lo è anche dei gentili? Certo, è anche il Dio dei gentili. Poiché vi è un solo Dio, che giustificherà il circonciso per fede e anche l’incirconciso mediante la fede.

In altre parole, il suo punto lì in Romani 3 è che poiché c’è un solo Dio ci può essere solamente una via a Lui, e quell’una via è per mezzo della fede. Che tu sia giudeo o gentile. Ora, sta facendo un simile argomento di nuovo qui in Romani 10. Sta dicendo: c’è un solo Signore, e questi è il Signore Gesù Cristo, il Signore di tutti, la sua signoria è universale, Egli abbonda in misericordia su tutti quelli che lo invocano e pertanto non c’è distinzione tra giudeo e greco. Se un giudeo ha da essere salvato, se un greco ha da essere salvato, c’è un solo modo in cui possono essere salvati se c’è un solo Signore che ha il dominio universale, e questo modo è quello che Egli ha prescritto e cioè: chiunque crede in lui non sarà svergognato.

Poi, nel verso 13 cita un altro testo del Vecchio Testamento, e questo è il testo di Gioele, e dice: “Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato».” Avete notato questa gratuita offerta del vangelo? Se tu, se chiunque, confessa Cristo, chiunque crede in Lui, non c’è distinzione tra giudeo e greco: Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato! Non siate esitanti qui, adesso. Non permettete che la vostra dottrina della predestinazione vi renda confusi. Potete guardare in faccia chiunque incontriate e potete dirgli: Chiunque avrà invocato il nome del Signore Gesù sarà salvato. Non m’interessa chi sei; chiunque creda sarà salvato. Così, la famosa frase: chiunque lo voglia può venire, quella frase non si trova nella bibbia da nessuna parte. Ma l’idea c’è. Chiunque riceverà Cristo può averlo. Ora, nessuno può volere, nessuno può neppure desiderare se Dio non cambia il cuore, ma questo fatto non cambia l’offerta gratuita del vangelo: chiunque voglia Cristo lo può avere. E pertanto dice: “Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.” Ora, il verso 13, che è una citazione di Gioele 2: 32, nel suo contesto originale sta parlando del Signore Dio onnipotente, e sta dicendo: chiunque avrà invocato il nome di Dio onnipotente sarà salvato. Cosa sta succedendo, qui? Qui sta succedendo che Paolo prende il verso che nel suo contesto si riferisce a Dio onnipotente e lo applica a Gesù. Pertanto, chiunque avrà invocato il nome del SignoreGesù, che è ovviamente il Signore di cui sta parlando qui, sarà salvato. Qui c’è uno dei tanti casi del Nuovo Testamento in cui è preso un passo che tratta di Dio ed è applicato direttamente al Signore Gesù Cristo. E dunque il punto del verso 13 è: chiunque tu sia, se tu adori Gesù come Dio onnipotente sarai salvato. Chiunque avrà invocato il nome del Signore era una frase idiomatica del Vecchio Testamento che significava: chiunque adori Dio. E in questo contesto significa: chiunque adori Gesù come Dio, sarà salvato.

E poi prosegue:

Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto?

In altre parole, nessuno adorerà Gesù come Dio, a meno che credano ciò che la bibbia dice di Lui. A meno che credano che Egli è chi Egli dice di essere. Domanda successiva: E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? Nessuno crederà in Gesù se prima non ne hanno sentito parlare. Ora, noterete se avete una Nuova Diodati, dice: “come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E il punto è ben fatto, come potresti credere in Gesù se non ne hai sentito parlare? Se non hai sentito parlare di Lui? Il fatto è che la preposizione ‘de’ dovrebbe essere in corsivo, perché nell’originale greco non c’è, e pertanto non dovrebbe essere lì. Sta dicendo qualcosa di molto più profondo. Sta dicendo: come crederanno in Lui che non hanno udito parlare. E come udiranno, se non c’è chi predichi? E come predicheranno, se non sono mandati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la pace, che annunziano buone novelle!». Ora, voglio che notiate tutte le correlazioni in queste frasi perché questo è un punto molto, molto potente.

Dice:

1° chiunque adora e invoca il nome di Gesù il Signore sarà salvato.

2° nessuno adorerà Gesù come Signore a meno che non credano in Lui.

3° nessuno crederà in Lui finché non abbiano udito la sua voce.

4° la voce di Gesù è udita mediante la predicazione del vangelo.

5° una persona non è un predicatore se Cristo non l’ha mandato a predicare.

Ora, questa è un’interessante catena di affermazioni che costituiscono un punto che la chiesa oggi ha ampiamente dimenticato .

Dunque, chiunque adora Gesù come Dio sarà salvato. Ma non si crederà in lui se non si è creduto, se non si ha rinunciato a tutte le altre leali sudditanze, e tutte le altre dipendenze, e non ci si posa su Lui solo; e poi la domanda seguente: come si crederà in Lui se non lo si è udito? Ci dice che nessuno crederà in Gesù finché non abbiano udito la voce di Cristo. Questo è vero oggi quanto allora; non si sarà capaci, nemmeno lo si vorrà, credere in Gesù fintanto che Gesù Cristo non abbia parlato al nostro cuore. Non alle vostra orecchie, non intendo con una voce udibile, ma intendo parlato al cuore. Ricordate cosa  disse Gesù in Giovanni 10 quando si identificò col buon pastore che avrebbe messo la sua vita per le pecore? Disse: Le mie pecore odono la mia voce e mi seguono. Ed è solo dopo che le pecore hanno udito la sua voce che lo seguono. Ricordate che ha detto che quelli che sono morti nei loro peccati udranno la voce del figlio di Dio e saranno resuscitati spiritualmente. Perciò, attraverso tutto il Nuovo Testamento abbiamo quest’idea della voce di Gesù udita da cuori di peccatori morti e induriti, e quella voce ha  spiritualmente su di essi lo stesso effetto di quello che la voce letterale di Gesù  ebbe su Lazzaro morto. “Lazzaro vieni fuori!” Lazzaro venne fuori. Peccatori morti vengono in vita ricevendo Gesù come salvatore e credendo in Lui sono salvati, e nessuno crederà finché abbia prima di tutto udito la voce di Gesù Cristo. Ora, non tutti odono la voce di Cristo, le mie pecore odono la mia voce.  I lupi non odono la voce di Cristo, i capri non odono la voce di Cristo, sono le pecore, il popolo scelto di Dio per il quale Egli è morto, che odono la sua voce.

Quindi sta dicendo: Devi adorare Gesù come Dio per essere salvato, ma come adorerai Cristo come Dio se non hai creduto in Lui, e come crederai in Lui se non hai udito la sua voce. Nessuno è salvato, nessuno crede finché abbiano udito la voce di Cristo, e poi abbiamo quella successiva, poderosa frase: e come udranno (la voce di Cristo) se non c’è chi predichi (un predicatore KJV; uno che predichi CEI). Perciò, la potente voce di Cristo, datrice di vita, che produce fede in coloro che l’odono, giunge mediante la predicazione del vangelo, verso 8, questa è la parola della fede che noi predichiamo. Ora, quella parola ‘predicatore’ è una parola molto, molto importante. In greco è la parola ‘Kerux,’ predicatore, araldo. Questa parola era già in uso prima che Paolo la utilizzasse con riferimento al vangelo. Era usata per araldi che annunciavano messaggi del re, che se qualcuno era mandato a gridare per le strade il messaggio del re, non poteva aggiungere nulla ne sottrarre nulla a quel messaggio, annunciava il messaggio del re sostenuto dall’autorità del re, portando il favore e la fiducia del re, era il mezzo ufficiale di comunicazione del re. Nessun altro poteva essere araldo eccetto chi era a questo designato dal re. Perciò era una parola già in uso, e allo scopo, una buona parola. Ma la parola Kerux per predicatore compare solo tre volte nel Nuovo Testamento. Tre volte. Ogni volta in cui è usata, però, mai è applicata al cristiano ordinario. I cristiani in senso generico non sono mai chiamati predicatori. Non è dato ad anziani di governo della chiesa. In nessuna parte del Nuovo Testamento  si può trovare che un anziano che governa la chiesa sia chiamato un predicatore. Solo una certa classe di persone sono chiamate predicatori. Quelli che Cristo ha mandato a predicare. Gli anziani devono insegnare, devono essere capaci d’insegnare, ma quella lista di qualifiche non è data per predicatori. I predicatori sono una specifica classe di persone. Un’altra cosa riguardo al concetto di predicatore. Ho detto che la parola kerux è usata solo tre volte nel Nuovo Testamento. Non è nemmeno usata nel nostro testo. La parola kerux non compare nel verso 14. Non sta scritto: E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è un kerux? Non usa la parola kerux. Vi dico perché, è molto importante. Il messaggio portato dal kerux è chiamato il kerigma. Questo è il messaggio predicato. Il verbo predicare è kerusso. Basta che impariate queste tre parole: kerux è il predicatore, kerigma è il messaggio predicato, kerusso è il verbo predicare. La parola tradotta ‘predicatore’ qui nella nostra versione è il participio presente del verbo kerusso.  ‘Il predicante’. Il participio presente può essere usato come sostantivo. Infatti, quando si usa il verbo al presente s’intende un’azione continuativa. ‘Colui che continua a predicare,’ questo è ciò che dice in greco letteralmente. Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è chi continui a predicare? Ora, perché mai non ha usato la parola kerux? Perché la parola kerusso, è usata un sacco di volte nel Nuovo Testamento come pure nel Vecchio Testamento in greco. L’enfasi nel Nuovo Testamento non è sul predicatore. Questa è la ragione per cui è usata solo tre volte. L’importante non è il predicatore; voglio dire che se edifichi una casa prendi carriola e cazzuola e quando hai terminato la casa non dici che grande cazzuola è questa che ha costruito questa casa. La carriola e la cazzuola non sono nulla, il muratore è tutto. Il predicatore è carriola e cazzuola. Così, nella bibbia non è posta grande enfasi sul predicatore. Anche il messaggio predicato è molto importante, ma anche quella parola, kerigma non è usata tanto quanto kerusso: questo fedele predicare la parola di Dio da parte di uno mandato a predicare dal Signore Gesù è lo strumento primario attraverso il quale la parola di Cristo è udita nel cuore delle persone per portarle credere in Cristo. Questo è il punto, qui. E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non mediante l’efficace, fedele ufficiale predicare di uno mandato ufficialmente da Cristo? E questo è ciò che rende la predicazione così potente. Non è l’eloquenza del predicatore, non è l’intelligenza del predicatore, puoi venire in chiesa e andartene pensando di essere stato confrontato da Dio, la predicazione ti ha scosso in profondità, non è per niente a causa del predicatore, è perché in quel predicare Cristo ha predicato a te. È perché in quella predicazione avete udito più che la voce del predicatore. Il mio predicare non può farvi alcun bene in alcun modo, il solo predicatore che può farvi del bene con la predicazione è Gesù. E se Gesù non viene a voi e vi predica mediante la mia debole predicazione, il mio predicare non può farvi alcun bene. E questa è la ragione per cui una persona può rendersi conto di essere stato confrontato da Dio, come ho detto, ma non è stato a causa del predicatore, è perché Cristo predica nel predicare di uomini.

Ora, questo predicatore, “come predicheranno se non sono mandati” da Cristo? Cioè, solo Cristo può fare di un uomo un predicatore. Una persona non può ergersi a predicatore, non può ergersi e definirsi un predicatore, dire di essere diventato un predicatore, voglio dire che sarebbe un fake, starebbe correndo senza essere mandato. La sola persona che può fare di un uomo un predicatore è il Cristo risorto e lo fa’ mandandolo. Come avviene questa cosa? Come fa’ Cristo a fare di un uomo un predicatore mandandolo? Gli da un turbamento interiore dell’anima che non può sfuggire. Che tutto quello che vuole fare è predicare l’evangelo con la mira di salvare persone, cuori e vite. Accompagnano quel turbamento interiore dell’anima dei doni che lo Spirito santo gli da’ che lo rendono capace di esprimere quel desiderio di predicare il vangelo, gli da’ cioè l’abilità di predicare. Dio non ha mai chiamato a predicare nessuno a cui non abbia dato il dono di saper  predicare. E poi, terzo, quel predicatore, oltre all’interiore turbamento del cuore, e i doni, non può dipendere dal proprio giudizio di se stesso per decidere se sia o no un predicatore, sarebbe un po’ arrogante. Perciò sottomette se stesso ai conduttori della chiesa, che hanno l’autorità di Cristo, e poi, Cristo, attraverso i conduttori della chiesa lo mettono alla prova. Provano la sua capacità di comunicare, provano la sua conoscenza, provano il suo carattere, provano l’insieme della sua comprensione delle cose, talché Cristo manda attraverso l’imprimatur della chiesa, attraverso i conduttori della chiesa. Così, se una persona ha l’interiore turbamento dell’anima che deve predicare l’evangelo, ha i doni per predicare l’evangelo, ed ha l’approvazione di Cristo attraverso l’approvazione della chiesa, questo è ciò che intendiamo quando diciamo che Cristo manda qualcuno a predicare. Che senza il Cristo risorto non si possono avere predicatori perché è il Cristo risorto che fa’ di un uomo un predicatore del vangelo.

E dunque, cos’abbiamo qui? Verso 13: “Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato».

Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui [del quale] che non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è [uno mandato da Cristo] che predichi? E come predicheranno, se non sono mandati? [da Cristo] Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la pace, che annunziano buone novelle!».

Ora, questo è un verso prezioso, ammiratelo: «Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la pace, che annunziano buone novelle!». Buone novelle è il significato della parola vangelo. Vangelo è la traslitterazione di eu-aggelion che significa buona novella, buon messaggio, buona notizia. Qui sta dunque dicendo che quando Dio fa sorgere qualcuno a predicare l’evangelo, mediante il quale Cristo predica, i suoi piedi sono belli. L’idea di questa persona mandata da Di che viene e predica buone novelle è qualcosa di cui la chiesa dovrebbe gioire.

Ora. Lasciatemi concludere con Isaia 52, da dove proviene questa citazione. Perché quando vedete questa citazione: quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano il vangelo, quando lo vedete nel suo contesto capite quale sia la vera natura dell’evangelismo. L’evangelismo non è cercare di salvare individui solitari, staccati, sparsi in tutte le nazioni. Notate cosa dice, leggiamo l’intero contesto, Isaia 52, cominciamo col verso 5

Ora che faccio io qui», dice il Signore, «quando il mio popolo è stato deportato per nulla? Quelli che lo dominano lanciano urli», dice il Signore, «e il mio nome è del continuo, tutti i giorni insultato;perciò il mio popolo conoscerà il mio nome; perciò saprà, in quel giorno, che sono io che ho parlato. Eccomi!» Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie,”

Quale vangelo?

Dio regna!»    Ascolta le tue sentinelle! Esse alzano la voce, prorompono tutte assieme in grida di gioia; esse infatti vedono con i propri occhi il Signore che ritorna a Sion. Prorompete assieme in grida di gioia, rovine di Gerusalemme! Poiché il Signore consola il suo popolo, salva Gerusalemme. Il Signore ha rivelato il suo braccio santo agli occhi di tutte le nazioni; tutte le estremità della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Questa è la buona novella! Magnifico! Non qualche tipo di messaggio pessimista di sconfitta, un vangelo individualistico, ma un vangelo che ha a che vedere con la salvezza del popolo di Dio e la restaurazione di tutta la terra. E quando i predicatori predicano questo vangelo, Cristo predica attraverso di loro e fa’ accadere proprio queste cose. Perciò, l’arma più potente che abbiamo nella trasmissione della verità e della conversione del mondo è il vangelo di Dio.

Recentemente ho letto un articolo su “Intercessors for America”, se anche voi lo ricevete, sappiate che io concordo con un terzo di quel che contiene. L’articolo era sul regno, e dice che la politica ha a che vedere col regno di Dio, e votare è una cosa correlata al regno, che ogni volta che entrate nel gabbiotto elettorale avete la possibilità di votare per il regno di Dio o per il regno di satana. Mah, talvolta avete solo il regno di satana diviso su due facce. Ma qui è ciò che dice l’articolo: Il mezzo principale per l’avanzamento del regno di Cristo in America è … l’urna elettorale. L’urna elettorale! Che ne è della predicazione di Gesù mediante persone mandate da Gesù per portare buone novelle, la restaurazione di Sion e la conversione delle nazioni della terra. Questo è lo strumento principale. Lo strumento principale non è il gabbiotto elettorale, può essere un piccolo strumento, ma lo strumento principale non è il voto, è la fedele, autoritativa predicazione del vangelo che ha alle spalle la parola di Dio.

Pertanto, non dovremmo ringraziare Dio solo per un Cristo predicato, perché Cristo è il contenuto del vangelo, ma dovremmo ringraziare Dio e gioire  per la predicazione di Cristo, perché Cristo predica il vangelo mediante la predicazione di uomini e questo è ciò che trasforma uomini e culture. Ricordate che c’è quel verso, mi sembra in Efesini 2, dove Paolo dice: “Ed egli (Cristo) venne per annunziare la pace a voi che eravate lontani e a quelli che erano vicini.” E dunque chiederete: quando Cristo è andato a Efeso? Vi ricordate qualche particolare occasione in Matteo, Marco, Luca e Giovanni, ove sia registrato che Gesù andò ad Efeso? Non è mai andato a Efeso. Vi ricordate qualche passo in Atti dove il Cristo risorto abbia fatto qualche apparizione a Efeso? Zero volte. Cosa significherà allora Paolo quando dice che Cristo venne a Efeso e predicò agli efesini? Mediante i predicatori. Mediante i fedeli apostoli e i fedeli predicatori del vangelo che settimana dopo settimana predicarono il vangelo alla chiesa di Efeso e nella loro fedele predicazione Cristo venne a Efeso e predicò. E la stessa cosa è vera qui. Domenica dopo domenica, quando la parola di Dio è predicata, Cristo viene a Chalcedon [la chiesa di Morecraft III] a predicare. E quando venite in chiesa ogni domenica, o quando venite, pregate prima di sedervi sui banchi: Cristo, vieni a me e predica a me attraverso la predicazione di uomini.

Preghiamo.

Ti ringraziamo, o Signore, per la predicazione di Cristo, ti ringraziamo che la sua voce resuscita i morti oggi come ha sempre fatto. Preghiamo che tu faccia sì che innumerevoli persone, in tutto il mondo, mediante la fedele predicazione di fragili uomini, odano la voce di Cristo e siano portati alla salvezza. E insieme a questo, o Signore, aiutaci a vedere, la restaurazione di Sion e la conversione della nazioni. Per amore di Cristo. Amen.

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