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32. Romani 9:18-33 

Elezione ed Evangelismo 3

Di Joe Morecraft III

18 Cosí egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.

19 Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?».

20 Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto cosí?».

21 Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore?

22 E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione?

23 E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria,

24 cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?

25 Come ancora egli dice in Osea: «Io chiamerò il mio popolo quello che non è mio popolo, e amata quella che non è amata.

26 E avverrà che là dove fu loro detto “Voi non siete mio popolo”, saranno chiamati figli del Dio vivente».

27 Ma Isaia esclama riguardo a Israele: «Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, solo il residuo sarà salvato».

28 Infatti egli manda ad effetto la decisione con giustizia, perché il Signore manderà ad effetto e accelererà la decisione sopra la terra.

29 E come Isaia aveva predetto: «Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra».

30 Che diremo dunque? Che i gentili, che non cercavano la giustizia, hanno ottenuta la giustizia, quella giustizia però che deriva dalla fede,

31 mentre Israele, che cercava la legge della giustizia, non è arrivato alla legge della giustizia.

32 Perché? Perché la cercava non mediante la fede ma mediante le opere della legge; essi infatti hanno urtato nella pietra d’inciampo.

33 come sta scritto «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e una roccia di scandalo, ma chiunque crede in lui non sarà svergognato».

Ora, la settimana scorsa abbiamo imparato questi due principi fondamentali, e cioè che la storia è il realizzarsi dell’amore di Dio e dell’odio di Dio, e che l’amore di Dio per il suo popolo garantisce la loro salvezza e l’odio di Dio per i reprobi garantisce la distruzione di tutti i suoi nemici. Perciò questo è il primo grande principio che abbiamo imparato la settimana scorsa: che la storia dell’umanità è l’espletarsi dell’amore di Dio e dell’odio di Dio.

C’è un secondo principio fondamentale che abbiamo imparato, e questo è che la salvezza stessa è l’espletarsi dell’amore di Dio e dell’odio di Dio. Che Dio ha congegnato la salvezza in modo tale da essere lodato per il suo amore e la sua grazia nella salvezza dei suoi eletti, e sarà lodato per la sua ira, la sua giustizia e la sua santità nella condanna dei non eletti e reprobi.

Ed ora giungiamo ad una domanda nel verso 19, una domanda che nasce dall’affermazione della fine del verso 18. Nel verso 19 Paolo dice:

“Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?».”

Ora questa è una domanda che nasce dall’ultima affermazione di verso 18: “Cosí egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.” E il problema che la persona con cui sta trattando sottopone è : Come possono essere soggetti alla condanna di Dio quelli che sono induriti, se Dio è quello che ha prodotto l’indurimento? Se indurisce chi vuole, come può trovare ancora qualcosa da dire a quelli che ha indurito? Sono in quella condizione per volontà di Dio! E nessuno può frustrare la volontà di Dio. In altre parole, come può Dio incolparci quando noi siamo le vittime, per così dire, del suo decreto irresistibile? Se Dio ha irresistibilmente decretato che certe persone siano indurite perché le odia e certe persone siano ammorbidite e salvate perché le ama, com’è possibile che quelli che sono stati preordinati ad essere induriti siano biasimati per essersi induriti, considerato che Dio lo ha preordinato? Questa è la domanda. E quante volte te la sei sentita rivolgere? Io molte volte. La risposta è nel verso 20. Ed è silenzio reverenziale.

“Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio?”

Perciò Paolo non discute con quella persona. Paolo dice semplicemente: Chi credi di essere, da inquisire la sapienza e la maestà di Dio onnipotente? Quando leggiamo queste cose che sono troppo profonde per noi da capire, anziché obbiettare, rimanete in riverenza e silenzio. Perché è arrogante replicare a Dio. In altre parole, cosa sta dicendo nella sua risposta

“Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio?” Sta contrapponendo l’uomo con questo grande Dio e dice: Chi siamo noi per disputare sul come Dio agisce? Questa è la sua risposta alla domanda; risposta che non sarà soddisfacente per il cuore della persona nella sua incredulità. E così la risposta di Dio accumulerà altra ira sul capo di quella persona per essersi indurito ulteriormente. Così, alla domanda: come può qualcuno essere incolpato di essersi indurito quando è Dio ad averlo preordinato? La risposta di Paolo è: Chi credi di essere tu che vuoi dibattere con Dio? Rimani in silenzio reverenziale perché Dio non deve rendere conto a te. Dio può fare tutto ciò che gli piace, non può essere chiamato a rendere conto a te o me, non lo si può chiamare alla sbarra, e così, quando si giunge a questi passi difficili della sua parola, e ce ne sono molti, noi rimaniamo in timore reverenziale. Diciamo: Sissignore, e c’inchiniamo in sottomissione.

Ora, la seconda parte del verso 20 va insieme al verso 21 quindi leggiamolo così; e ciò che sta facendo adesso è ancora rispondere all’obiezione. Sta usando una comune figura retorica del Vecchio Testamento, per provare il suo punto:

“La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto così?». Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore?”

Così, Paolo qui prende questa vecchia illustrazione di un vasaio e la sua argilla per provare il punto che Dio ha diritto sovrano non solo sull’uomo come uomo ma specialmente sull’uomo come peccatore. Tenete a mente ciò di cui sta parlando. Non sta parlando semplicemente di esseri umani e del diritto sovrano di Dio sugli esseri umani in quanto tali, questa non è la questione. La questione è il diritto sovrano di Dio sugli uomini in quanto peccatori, che Dio ha preordinato tutto ciò che gli piace in riferimento a persone nel peccato e lo dimostra con l’illustrazione del vasaio e l’argilla. E il punto è, e scrivetelo negli appunti perché questo è il punto, è tutto il punto che potete fare quando spiegate a qualcuno cosa dice la bibbia, e poi essi devono venire a termini con l’autorità della Scrittura, ed ecco il punto: ‘Il Dio sovrano determina di fare con l’umanità tutto ciò che gli piace, senza chiedere permesso o cercare approvazione.’ Questo è il punto del vasaio e dell’argilla. Questa è la questione fondamentale dalla quale ci sono stati distacchi lungo tutta la storia della chiesa. Abbiamo in particolare Pelagio, ai tempi di Agostino, ma ai giorni di Calvino abbiamo Arminio e da allora diversi gruppi come abbiamo oggi. Ma questo è un principio fondamentale della Scrittura, e se voi non comprendete questo principio o ne siete in disaccordo, se non comprendete questa perfezione di Dio, allora non comprendete Dio correttamente, e il vostro Dio sarebbe troppo piccolo, e non sarebbe il grande Dio di cui abbiamo parlato stamane dal Salmo 86. Il Dio sovrano, determina di fare con l’umanità, cioè tu, la persona che ti è accanto, ogni altra persona nel mondo, di fare con l’umanità tutto ciò che gli piace e non chiede permesso o cerca approvazione.

Ora, vediamo come l’illustrazione del vasaio e dell’argilla esplica questo punto. Abbiamo un vasaio e abbiamo la sua argilla. Il vasaio forma vasi secondo il proprio desiderio e per i propri scopi e piacere. “Cosa vorresti diventare? Cosa vorresti che creassi da te?”, Dio non fa alcuna domanda alla creta. Dipende interamente  dai desideri, dai propositi e dal compiacimento del vasaio. Il vasaio ha un blocco d’argilla? Egli decide senza consultarsi con l’argilla, se l’argilla è contenta oppure no, decide da sé cosa vuole fare con quest’argilla. Ed è semplicemente il suo compiacimento e la sua preferenza che determina cosa fa con questo blocco d’argilla. L’uomo può arrovellarsi col suo Fattore quanto voglia, è ancora nient’altro che argilla nelle mani del vasaio. C’è una cosa da tenere in mente: ovviamente il vasaio è Dio e l’argilla è l’umanità peccatrice. E per quanto le persone peccatrici contendano con Dio non sono altro che argilla nelle mani del vasaio. E Dio ha il diritto di fare alcuni vasi per uso onorevole e altri per un uso inferiore. È il proprietario del blocco d’argilla. È la sua argilla. E perciò Egli ha ogni prerogativa su quel blocco d’argilla. Può prenderne una parte e farne un bel vaso per contenere diamanti, e con un’altra parte può farne una sputacchiera se così sceglie, è la sua argilla. Dio sovranamente fa ambedue, vasi per uso onorevole e vasi per altri usi, li fa ambedue dalla stessa argilla e l’intera pasta d’argilla gli appartiene. In altre parole, ogni essere umano, originariamente era contenuto nello stesso blocco d’argilla, ed ora c’è tra loro una grande differenza, alcuni sono vasi per uso onorevole, altri per uso disonorevole. Cos’ha causato la differenza? In origine erano tutti nella stessa pasta, ed ora abbiamo due tipi di vasi fatti dalla stessa pasta, cos’ha fatto la differenza? Il vasaio o l’argilla? Dio o l’uomo? Fu Dio a fare la differenza, non l’uomo!

Ora, notate, perché l’applica ancor meglio.

“Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria,”

Egli applica l’illustrazione del vasaio e dell’argilla con riferimento all’uomo peccatore. Prima di tutto dice, da questo blocco di umanità decaduta, poiché Dio fa con l’uomo tutto ciò che gli piace, Dio ha fatto di alcune di queste persone vasi per contenere ira, erano vasi preparati per la distruzione, erano vasi da essere riempiti con l’ira di Dio a motivo dei loro peccati. Dio li ha abbandonati al giudizio che meritano a causa dei loro peccati ed ora ne ha fatto degli strumenti per la dimostrazione della sua ira. Questi sono peccatori che sono stati selezionati da Dio per essere dimostrazioni della sua vendetta e della sua ira. Vi ricordate che Dio vuole che lo conosciamo e lo glorifichiamo come Dio d’ira e di giustizia proprio come vuole che lo glorifichiamo perché è un Dio di misericordia e di grazia. Noi perdiamo di vista questo fatto perché siamo subordinativi. Ricordate che abbiamo detto che il subordinazionismo fu una vecchia eresia della chiesa che attribuiva ad una Persona della Trinità maggiore importanza  che alle altre due, e noi non facciamo molto questa cosa oggi, anche se in effetti ne facciamo un po’, quanto invece facciamo una subordinazione di perfezioni, che facciamo alcune perfezioni più importanti di altre: dai, parliamo della grazia e della misericordia di Dio, ma non parliamo dell’odio e della giustizia di Dio, perché non sono altrettanto belle e non sono attraenti quanto la sua grazia e il suo amore. E così torniamo al subordinazionismo e dimentichiamo che Dio è le sue perfezioni. Dio è le sue perfezioni. Dio è amore; Dio è sapienza; Dio è verità; Dio è santità; Dio è giustizia. E quando si diminuisca una qualsiasi di queste perfezioni, si sta in ultima analisi, diminuendo Dio stesso, Notate dunque cosa fa di questo primo vaso tratto dal blocco d’argilla. Dice che lo fa per dimostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza. In altre parole, ha selezionato alcuni peccatori perché siano vasi d’ira perché ha voluto che la gente vedesse quanto gloriose sono la sua potenza e la sua ira. E pertanto ha sopportato con grande pazienza questi vasi d’ira, come faraone; vi ricordate sopra nel verso 17?

“Dice infatti la Scrittura al Faraone: «Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra».”

Ne abbiamo parlato questa mattina, ne abbiamo parlato domenica scorsa, che lo scopo della vita di faraone per quanto concerne Dio fu che faraone avrebbe vissuto e indurito il proprio cuore talché Dio avrebbe avuto più tempo e più spazio per mostrare più della sua gloria, e più della sua grandezza e più della sua potenza nella liberazione d’Israele e nella distruzione dell’Egitto. E questo è ciò che sta dicendo: Dio è paziente con questi reprobi, Dio non li manda all’inferno immediatamente, quelli che Dio non ha scelto, quelli che Dio ha odiato, quei vasi d’ira che Dio ha selezionato perché contenessero la sua ira, che sono stati preparati per la distruzione, Dio è paziente con loro, consentendo ad alcuni di loro di vivere lunga vita, e prospera lunga vita, ma non prendano la pazienza di Dio come segno del suo favore, perché mediante la sua pazienza con loro sta prendendo maggior spazio con la sua pazienza  e li lascia vivere a lungo cosicché possono peccare di più, per dichiarare maggiormente la sua gloria con la sua ira e il suo giudizio sul peccato con l’ira che pone sul loro capo.

Ora, c’è una cosa interessante, benché non sia così diretta come nel prossimo verso, ma dice:

“E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione?”

Ora non dice chi li ha preparati per la distruzione talché si può interpretare questa frase in modi diversi. Primo, Dio li ha preparati per la distruzione, voglio dire, l’intero brano è sull’espletarsi nella storia dell’odio di Dio sui suoi nemici e il suo amore sui suoi amici, il tutto è basato sulla pre-ordinazione di Dio, il suo selezionare gli uomini a diversi destini, e credo che questo sia il significato. Ma se volete intendere preparati in altro modo, si sono preparati da sé. I vasi d’ira si preparano da soli per la distruzione peccando contro Dio onnipotente. Quando Dio li punisce non dà loro niente di più di quel che meritano.

Così, abbiamo primo, i vasi d’ira preparati per la distruzione, secondo, abbiamo i vasi di misericordia. Verso 23: “E questo” cioè ha preparato i vasi d’ira per la distruzione, “per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria.” Così ci sono alcuni peccatori tra gli esseri umani che Dio ha scelto per sopportare la sua ira per tutta l’eternità, ci sono altri peccatori tra gli esseri umani i quali Dio nella sua grazia sovrana, ha scelto perché fossero vasi che contengono la sua misericordia e la sua grazia per tutta l’eternità. Perché fossero esposti come trofei della sua misericordia e della sua grazia e della ricchezza della  gloria della sua grazia verso questi vasi di misericordia, che Lui ha già preparato per la gloria. Non potete sbagliare questa volta, Dio è molto diretto qui. Mentre per i vasi d’ira si potrebbe dire che si sono preparati da soli per la distruzione a causa dei loro peccati, la loro ribellione contro Dio e la durezza del loro cuore, che Dio ha completato; ma quando si viene a questi vasi di misericordia, loro non si sono preparati da soli per la gloria; un peccatore non può prepararsi per la gloria, deve essere preparato da Dio onnipotente. Deve essere scelto, salvato dalla morte di Gesù, quella grazia deve essere applicata alla sua vita dalla potenza dello Spirito santo, e la Scrittura non vuole che ci sia nessuna incomprensione a questo riguardo. I vasi d’ira, Dio li ha preparati, ma essi hanno collaborato, i vasi di misericordia  li ha preparati Dio perché non avrebbero potuto prepararsi da sé per la misericordia.

Così, abbiamo i vasi d’ira, con lo scopo di contenere l’ira di Dio, e i vasi destinati a contenere la misericordia di Dio, ambedue sono radicati nell’eternità dell’amore e dell’odio di Dio, quelli che Dio ha odiato li ha fatti vasi d’ira, quelli sui quali ha posto il suo amore dal principio, (Romani 8) li ha predestinati ad essere vasi di misericordia, in modo che possiamo lodarlo sia per la gloria della sua ira sia per la gloria della sua misericordia. Ora qui, nel verso 23 c’è una dichiarazione molto sorprendente, e questo nelle prime 3 o 4 parole. Leggiamo il 22 e il 23 insieme.

“E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? E questo per — far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia.”

Ora, notate in quelle parole, ‘e questo per,’ sta evidenziando la correlazione tra i vasi d’ira e i vasi di misericordia: l’orrenda rovina del malvagio è necessaria per la piena esibizione delle ricchezze della misericordia di Dio nel salvare gli eletti. Diciamolo di nuovo, tutto quello che si può fare è rimanere in reverenziale silenzio; in spaventata ammirazione. Qual’è la correlazione tra i vasi d’ira e i vasi di misericordia? Vengono tutti dalla stessa pasta, la differenza tra i due è determinata da Dio, la correlazione che hanno è che i malvagi vengono distrutti come vasi d’ira per mettere pienamente in mostra le ricchezze della misericordia di Dio nel salvare gli eletti. La distruzione del malvagio è parte della nostra salvezza. In altre parole, quando considerate cosa Dio fa ai non eletti, e poi considerate cosa fa agli eletti che sono meritevoli di condanna esattamente quanto i non eletti, questo fa della scelta degli eletti ancor più gloriosa e la grazia di Dio ancor più gloriosa nel fatto che i vasi di misericordia non ricevono ciò che meritano che i vasi d’ira invece ricevono. Così, Dio ha scelto alcuni peccatori per essere recipienti della sua ira perché fosse evidenziata la gloria della sua grazia nello scegliere alcuni peccatori per essere recipienti di misericordia. E così, il grande obbiettivo di Dio, in tutto ciò che fa, di qualsiasi cosa si stia parlando, creazione, provvidenza, redenzione, salvezza, il grande obbiettivo di Dio nell’elezione e nella riprovazione entrambe, è la sua propria gloria. Dio fa ogni cosa per la propria gloria. Perché Dio ha scelto alcuni peccatori per essere vasi d’ira? Per la propria gloria. Perché Dio ha scelto alcuni peccatori per essere vasi di misericordia? Per la propria gloria. Tutto ciò che conta è la gloria di Dio. Perciò state in spaventata ammirazione e atteggiamento d’adorazione davanti  a un tale Dio come quello che noi abbiamo.

Il nostra Catechismo Maggiore, domanda 13, risponde così:

Iddio, mediante un decreto eterno ed immutabile, sula sola base del suo amore, a lode e gloria della sua grazia, affinché fosse manifestata a tempo debito, ha eletto per la gloria alcuni angeli; e in Cristo Egli ha scelto alcune creature umane persone, perché ottenessero vita eterna, come pure i mezzi che a questo fine sarebbero stati usati. Inoltre, secondo il suo potere sovrano e l’insondabile consiglio della sua volontà (per il quale egli estende il suo favore o lo nega come a Lui piace), è passato oltre, prestabilendolo, al resto dell’umanità, destinandolo al disonore e all’ira, ad essere puniti per i loro peccati, a lode e gloria della sua giustizia.

E voi lodate Dio per la gloria della sua giustizia ogni volta che pensate ai tormenti che i non eletti ricevono all’inferno? Su questo aspetto miglioreremo quando moriremo e andremo in cielo, ma non di meno possiamo farlo in questa vita. Lodate Dio per la gloria della sua grazia, ogni qual volta vedete un peccatore meritevole dell’inferno, salvato da quella grazia? Dio fa ogni cosa per la sua propria gloria. Ed anche gloria nella misericordia che è mostrata a voi. Ricordatevi che gli eletti differiscono dai reprobi solo nel fatto che siamo stati liberati dalla distruzione che meritiamo e che i non eletti riceveranno. Ricordate cosa siete, voi ed io siamo nient’altro che braci tolte dal fuoco. C’è un gran fuoco, c’è un mucchio di legna morta, tutto sta bruciando, tutto il legno sul fuoco merita di essere bruciato, neanche un pezzo di quel legno può salvarsi da solo, anzi, neanche un pezzo vuole neppure essere salvato, e Dio allunga la sua mano e toglie dal fuoco alcuni di quei rami morti che meritavano di essere bruciati e li salva. Voi! Io! Braci tolte dal fuoco! E ogni volta che pensate a ciò che siete, e che differite dai reprobi solo perché Dio vi ha salvati, che non meritavate di essere salvati, lodatelo per questo! Vi rendete conto che ci sono persone all’inferno in questo momento, che non sono neppure lontanamente peccaminosi come voi siete stati nella vostra vita? E voi non andrete all’inferno. Ogni volta che ci pensate, lodate Dio per questo.

E se siete qui, oggi, e siete dei non credenti, io non conosco il vostro cuore, pentitevi e credete in Gesù, perché Dio usa parole d’avvertimento: elezione e riprovazione, nel cuore dei non rigenerati per mettere paura dentro al loro cuore, e per mettere nel vostro cuore una fame per la misericordia di Dio. Io prego che se non avete quella paura e quella fame, Dio userà la meditazione nel vostro cuore delle cose che avete udito oggi per provocare in voi quella paura e quella fame.

Ora giungiamo al verso 24 e seguenti. Ricordate che abbiamo detto che l’insegnamento dell’elezione e predestinazione di questi versi è sempre nel contesto dell’evangelismo? E qui è dove lo vediamo. Leggiamo i versi 23 e 24 perché notate che il verso 23 non termina con un punto ma con una virgola,

“E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?”

Vorrei che prendessimo in considerazione per primo nel verso 24 “cioè noi che egli ha chiamato.” Questo è il modo in cui ciò che Dio ha deciso nell’eternità, entra nel tempo. Questo è il modo in cui l’eternità entra nel tempo. Prima della fondazione del mondo Dio ha scelto il suo popolo perché fossero vasi di misericordia, e quella scelta è manifestata mediante la chiamata efficace. Che tutte queste persone elette, dovunque siano, benché siano sciagurati peccatori quando Dio li trova, ognuna di queste persone elette, viene un tempo prima o dopo la nascita nel quale Dio li convince del loro peccato e della loro miseria, illumina la loro mente nella conoscenza di Cristo, libera la loro volontà per cui possano abbracciare Cristo per fede com’egli è liberamente offerto loro nel vangelo. Questa è la chiamata efficace. La chiamata efficace è quando Dio fa di te un cristiano, tu non fai di te un cristiano da te stesso, e quando Dio chiama, le sole persone che odono questa chiamata efficace sono gli eletti, nessun altro riesce a udire questa chiamata, non è in parole, ma in un linguaggio che il cuore comprende, e giunge con tale forza e potere irresistibile, che tu la puoi combattere per un po’, ma non puoi combatterla per molto tempo, Dio effettivamente scioglie quella resistenza, e tu sei portato in sottomissione a Lui. Questa è la chiamata efficace. E la prova che sei stato chiamato da Dio dalle tenebre alla luce è che adesso anziché amare le tenebre e odiare la luce, ami la luce e odii le tenebre. Ha fatto una differenza nella tua prospettiva, ha fatto una differenza nel tuo comportamento. Ha fatto una differenza nella tua visione del mondo, ha fatto una differenza nel tuo atteggiamento nei confronti della vita. E questo è il modo in cui sai se sei o non sei un vaso di misericordia. Non c’è un file che puoi aprire per vedere se c’è il tuo nome, ma ti chiedi se sei stato chiamato. Sei tu una di queste persone che Dio ha chiamato dalle tenebre alla vita? E quella chiamata ha cambiato la tua vita? Ha cambiato il tuo atteggiamento? Ti ha dato amore per Cristo? Ti ha dato amore per la santità? Questo è il modo per sapere se sei o non sei uno di quei vasi di misericordia mediante la chiamata efficace.

Ma ora notate anche nel verso 24, sta parlando di vasi di misericordia adesso: “cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i Gentili?” Ora, il resto di questo capitolo parlerà della misericordia universale di Dio. Vedete quant’è facile per Paolo parlare dell’amore differenziante di Dio e dell’odio differenziante di Dio che ha amore per alcuni e odio per altri, e quell’amore fa si che scelga alcuni per essere vasi di misericordia e quell’odio fa si che scelga altri per essere vasi d’ira, e affinché tu non creda che l’amore e la misericordia di Dio siano qualcosa di piccolo e di ridotto, ora sta dicendo che lo devi vedere nel contesto della misericordia universale di Dio. Quando pensi dei vasi di misericordia non credere che si tratti di una piccola parte della razza umana e i vasi d’ira siano la grande maggioranza dell’umanità, questo non è il quadro che la bibbia raffigura, come se ci fosse un piccolo numero di eletti e la maggior parte della razza umana lungo tutta la storia non è eletta e così saranno vasi d’ira. La bibbia non lo dice da nessuna parte. C’è un versetto che la gente ama usare per provarlo, ma non lo prova, e questo è il verso che citano, che molti saranno i chiamati ma pochi gli eletti. Prima di tutto c’è un errore nella citazione perché il verbo non è al futuro. E al presente. Non dice molti saranno chiamati ma pochi saranno eletti, ma dice, ed è Gesù a parlare, molti sono chiamati e pochi sono eletti, e non sta facendo la conta degli eletti e non eletti della razza umana, con riferimento a quale sarà il numero maggiore alla fine dei tempi, sta parlando dell’impatto della sua predicazione ai suoi giorni, nel primo secolo, sui giudei. Osservate il contesto. Sta dicendo: sto predicando a molte persone giudee, tempo presente, ma molto poche persone sono state scelte per la salvezza tra i giudei al presente e lungo i secoli. Perciò non c’è niente nella bibbia che possa farci credere che i vasi scelti per la misericordia siano solo un piccolo gruppo e che i vasi d’ira comprendano il resto. Non abbiamo il tempo per parlarne questa mattina, ma credo lo possiate vedere negli ultimi versi di Galati 4, e varie altre profezie in Isaia e Salmi, e cioè che il numero degli eletti sarà molto più grande di quello dei non eletti. Che quelli in cielo saranno molto più numerosi di quelli all’inferno. Che alla fin fine quelli all’inferno saranno una minoranza della razza umana. Oltre alle varie profezie, un modo che abbiamo di saperlo è che la bibbia insegna che per secoli la razza umana sarà convertita. La vasta maggioranza della razza umana sarà di convertiti.

E così, Paolo evidenzia nei versi 24 e seguenti che questi vasi di misericordia saranno un fatto universale, non solo tra i Giudei, ma anche tra i non Giudei e cioè tra i Gentili, vale a dire dal resto del mondo. Ora, si trovano versetti così in Apocalisse 5 dove sta scritto che l’agnello fu ucciso per acquistare a Dio col suo sangue persone da ogni tribù, lingua, popolo e nazione. Si trovano profezie nel libro della Genesi, nei Salmi, l’abbiamo visto questa mattina, attraverso tutto il libro di Isaia, che il vangelo non fu mai inteso essere limitato ai giudei come lo fu nel Vecchio Testamento per un periodo, ma che il suo intento era di irrompere in tutte le nazioni del mondo, universalmente; Dio avrebbe avuto misericordia di Giudei e Gentili allo stesso modo. E Paolo sta allargando l’applicazione del verso 6. Che argomento ha trattato fin dall’inizio? Guardate il verso 6: “Tuttavia non è che la parola di Dio sia caduta a terra, poiché non tutti quelli che sono d’Israele sono Israele.” La gente stava chiedendosi se Dio aveva dato tutte queste promesse ad Israele perché fin qui Israele non era ancora stato salvato, e non era credente, e Paolo risponde: non è perché la parola di Dio sia caduta in terra ma è perché Dio non ha mai fatto queste promesse ad ogni singolo giudeo fin dal principio. Che non sono tutti Israele quelli che discendono da Israele; sta facendo una distinzione tra la discendenza naturale d’Israele e la discendenza scelta dentro la discendenza naturale. Ora lo sta allargando, e sta dicendo: una parte di quella discendenza, fisicamente, proviene completamente dall’esterno dell’Israele etnico. Cosicché quella vera progenie di Dio, quella progenie scelta da Dio, quel vero Israele di Dio è composto da progenie spirituale da dentro la progenie fisica dei giudei, e — persone che non sono per niente correlati ai giudei: Gentili, perché Dio raccoglie una chiesa di vasi di misericordia che sarà più numerosa della sabbia del mare e delle stelle del cielo, la nuova Israele. Questo Israele, restaurato in Cristo è di nuova costituzione, fatto di credenti giudei e gentili. Include un rimanente di giudei lungo tutta la storia, la massa dei giudei sarà salvata in un determinato tempo futuro, tutti i Gentili che saranno salvati lungo la storia, e la schiacciante maggioranza di gentili che sarà salvata nel futuro. Tutte queste persone insieme, a prescindere dalla loro origine etnica, verranno a Dio, e poi Paolo cita alcuni versi per provarlo.

Verso 25. Il resto del capitolo è in gran parte citazioni dal Vecchio Testamento. “Come ancora egli dice in Osea: (2:23) «Io chiamerò il mio popolo quello che non è mio popolo, e amata quella che non è amata.” E ciò ch’è interessante di questo verso e del prossimo che è Osea 1:10

“E avverrà che là dove fu loro detto ‘Voi non siete mio popolo’, saranno chiamati figli del Dio vivente.”  Ciò ch’è interessante è che nel contesto da cui sono stati presi ambedue riguardano Israele. Dice, “io chiamerò quelli che  non sono mio popolo” perché li ho rigettati per la loro apostasia, “mio popolo”, io restaurerò Israele, e quella che non è amata, perché ha rinunciato al mio amore come nazione, la chiamerò amata di nuovo, e dove sta scritto non siete mio popolo, perché siete stati scomunicati da me per la vostra apostasia, saranno chiamati figli del Dio vivente perché saranno ristabiliti. Paolo sta dicendo che in questi versi paralleli Dio sta trattando dei gentili, di entrambi gentili e giudei. Vedete, nel Vecchio Testamento i giudei furono rigettati a causa della loro incredulità e della loro apostasia e Dio li ristabilisce, un rimanente lungo tutta la storia e poi la massa alla fine della storia, e questo è ciò che Dio sta facendo con i Gentili. I gentili furono esclusi dal suo favore molto tempo addietro quando Dio scelse Abrahamo e lo fece uscire da Ur dei Caldei, ma nel Signore Gesù Cristo ora Dio ristabilisce i gentili davanti a sé, e il nuovo Israele di Dio non sarà più caratterizzato da questa distinzione tra Giudeo e Greco.

E poi nei versi 27, 28 e 29, Paolo cita 3 versi da Isaia. Isaia 10: 22-23; e Isaia 1:9, fatemeli leggere:

27 “Ma Isaia esclama riguardo a Israele: «Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, solo il residuo sarà salvato».

28 Infatti egli manda ad effetto la decisione con giustizia, perché il Signore manderà ad effetto e accelererà la decisione sopra la terra.

29 E come Isaia aveva predetto: «Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra».”

Cosa sta facendo adesso Paolo? Paolo sta usando nei versi 25 e 26 testi del Vecchio Testamento per dimostrare che Dio sta ristabilendo i Giudei e che i Gentili avranno una storia parallela a quella dei Giudei, che essendo stati rigettati saranno ristabiliti, ed ora, nei versi 27-29 sta confermando la sua tesi, che le promesse pattizie non garantivano, non contemplavano la salvezza di tutti i Giudei. Dice: quelle promesse, furono per un rimanente dei Giudei lungo la storia, così ora, in questi versi, sta dicendo: non dimenticate quello che sto trattando fin dall’inizio, solo perché una persona è un membro della chiesa visibile, solo perché è membro dell’Israele etnico, non significa che partecipi di tutte le promesse salvifiche di Dio, perché queste promesse sono per il popolo scelto di Dio.

Notate quindi cosa fa, nei versi da 6 a 13, per ricapitolare, nei versi 6-13 Paolo dimostra che l’incredulità dei Giudei non ha invalidato le promesse di Dio agli eletti. Nei versi 14-18 Paolo difende il proprio punto facendo appello alla misericordia di Dio; nei versi 19-29 risponde alle obiezioni che la sovranità di Dio tolga al peccatore qualsiasi tipo di colpa o biasimo, ed ora, coi versi 30-33, coi quali si conclude questo capitolo, Paolo si sposta dall’enfasi sulla sovranità di Dio all’enfasi sulla responsabilità umana. Dice: Dio ha scelto chi voleva, ma questo non nega la responsabilità umana. Dice, il guscio, gli eletti erano il nocciolo, e il guscio non eletto d’Israele fu perduto perché Dio scelse di non salvarli, ma di dare loro ciò che meritavano.

Ora, dal punto di vista dell’uomo questo è il motivo per cui non ottennero le promesse, versi 30-33:

30 Che diremo dunque? Che i gentili, che non cercavano la giustizia, hanno ottenuta la giustizia, quella giustizia però che deriva dalla fede,

31 mentre Israele, che cercava la legge della giustizia, non è arrivato alla legge della giustizia.

32 Perché? Perché la cercava non mediante la fede ma mediante le opere della legge; essi infatti hanno urtato nella pietra d’inciampo.

33 come sta scritto ( e cita Isaia 28 e Isaia 8) «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e una roccia di scandalo, ma chiunque crede in lui non sarà svergognato».

Paolo dice: Se guardate al quadro generale dietro all’uomo vedete la sovranità di Dio. Per quanto concerne l’uomo, perché la massa degli Israeliti non hanno ottenuto le promesse? Perché hanno cercato la giustizia per opere e non per fede il Cristo solamente. Perché i Gentili furono salvati? Dietro all’uomo c’è la sovranità di Dio. Per quanto concerne l’uomo, perché questi Gentili cercarono la salvezza per sola fede e non per le opere della legge. Vedete così che l’intero brano sulla sovranità di Dio conclude con la responsabilità e rendicontabilità dell’uomo.

“E quanti credettero furono salvati.”

E quelli che non credettero furono perduti per tutta l’eternità.

Ora noi abbiamo parlato di elezione e riprovazione, lasciatemi evidenziare le differenze tra le due. L’elezione ha che vedere con Dio che fa di alcuni, vasi di misericordia, la riprovazione ha a che vedere con Dio che fa di altri vasi, vasi d’ira. Nell’elezione, persone sono elette e il risultato è la fede salvifica in Cristo. Dio non ha eletto alcune persone perché hanno o avrebbero creduto, ma persone hanno creduto perché erano elette. La fede in Cristo è il frutto, il risultato, la prova che si è eletti. Nella riprovazione, la riprovazione non crea ribellione, Dio non riprova qualcuno e poi questi si ribellano, i peccatori sono ribelli e Dio li riprova a motivo della sua sovranità e li condanna a motivo della sua giustizia. E la loro ribellione è la causa primaria della loro condanna. Nell’elezione Dio mette da parte persone peccatrici per la salvezza e assicura in loro l’opera della grazia. Nella riprovazione Dio non fa assolutamente nulla per salvare i non eletti; Dio scavalca il peccatore non eletto, con ciò trattenendo la sua grazia rigenerante da lui, per sempre.

Ricordate, cosa facciamo con una dichiarazione come questa? Cosa facciamo con una frase come questa: Dio scavalca il peccatore non eletto con ciò trattenendo la sua grazia rigenerante da lui, per sempre, non facendo assolutamente nulla per salvarlo. Rimaniamo in reverente silenzio. Diciamo: Dio ha il diritto di fare come gli piace coi peccatori, perché Egli non deve questa grazia a nessun uomo. Ecco come lo illustrò William Shedd:

Mario Rossi si getta nell’acqua ed è salvato da Giovanni Bianchi. Si può dire che Mario è salvato perché Giovanni lo ha soccorso. Ma se Mario si getta nell’acqua e non è salvato da Giovanni, il verdetto del medico legale sarebbe suicidio, non omicidio.

Dio tratta i reprobi con giustizia perfetta. Ora, la chiave di tutto questo è il Signore Gesù Cristo. Se voi ed io abbiamo da possedere la misericordia di Dio dobbiamo volgere il nostro sguardo a Lui e tenerlo fisso si di Lui, e poggiare lì la nostra fede e dire: Io credo in te Gesù. Qualsiasi cosa debba credere la crederò perché credo in te e credo che non mi inganneresti.

Comprendete inoltre che non ci sono scusanti per l’incredulità e la ribellione, nessuna scusa per l’incredulità e la ribellione  terrà davanti a Dio. Qualcuno dirà; sono troppo peccatore per essere salvato, ebbene, considerate i Gentili; Dio ha salvato loro. Oppure, io sono sufficientemente buono, non mi devo preoccupare di essere salvato; considerate i Giudei. Essi erano obbedienti, quantomeno esternamente, e sono stati condannati per la loro incredulità. O direte: crederò quando voglio io. E io ti dico: ricorda il procedimento di indurimento, tu cominci indurendo il tuo cuore, Dio finirà ciò che tu cominci. Oppure qualcuno dirà, mi prendo il rischio, e voi rispondete, non hai possibilità di scampo in un universo governato da un Dio sovrano. O dirà: Gesù non mi lascerà perire, e voi rispondete: non presumere troppo, ha lasciato perire persone migliori di te. O dirà: Dio sarà giusto, sarà oggettivo con me, ciò significa che ti darà ciò che meriti, cioè l’inferno. Perciò pentitevi dei vostri peccati e ricevete Gesù Cristo come vostro Signore e Salvatore se non l’avete ancora fatto.

Ora, alcune persone hanno problemi con questi testi, non perché sono troppo difficili da comprendere ma perché sono troppo chiari da capire. La maggior parte delle persone rigetta questi insegnamenti. Non è perché sono troppo difficili, è perché sono troppo chiari. Dio ama alcune persone e odia altre. Quelli che ama li mette da parte per essere vasi che contengono la sua misericordia per tutta l’eternità. Quelli che odia li mette da parte per essere vasi della sua ira per tutta l’eternità, perché Dio ha la prerogativa di fare con la razza umana tutto ciò che gli piace. ora, alcune persone lo accettano in fede e lodano il Signore e dicono: che Dio meraviglioso abbiamo. E altri induriranno il loro cuore e diranno: noi abbiamo bisogno di una forma più leggera di questo insegnamento, qualcosa che non sia così duro, qualcosa che abbia su di noi una sovranità limitata. E, ovviamente, quando limiti la sovranità di Dio la stai negando. Non si può parlare di sovranità limitata quando si parla di Dio onnipotente.

E dunque qui abbiamo il grande capitolo di Romani 9 dal quale riceviamo la nostra comprensione dell’elezione, dal quale riceviamo la nostra comprensione dell’evangelismo, e dal quale riceviamo la nostra comprensione della misericordia universale di Dio. Che Dio avrà un popolo, avrà un popolo da tutte la varie nazioni del mondo più numeroso delle stelle nel cielo e della rena del mare. E la nostra responsabilità è vedere il nostro ruolo e la nostra parte nel portare quel vangelo della grazia e della misericordia di Dio ai confini di tutta la terra.

Preghiamo.

Ti ringraziamo, Padre, per queste gloriose verità su chi tu sei, e sul tuo decreto e la tua volontà per il futuro della razza umana; ti ringraziamo per averci dato occhi per vederle cuori per amarle, ti ringraziamo per aver chiamato noi nella tua famiglia, nella tua chiesa, nel tuo regno. Usaci, o Signore, in qualsiasi modo ti reputi adatto, per portare la gloria della tua Parola, alle parti più remote della terra. Per amore di Cristo.

Amen.

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