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30. Romani 9 

Elezione ed Evangelismo

Di Joe Morecraft III

Oggi giungiamo ad una nuova sezione nel libro di Romani, i capitoli da 9 a 11. Affinché possiate avere il senso del fluire di questo capitolo, su cui staremo per alcune settimane, lo leggeremo per intero. E il titolo che avete visto esposto: “Elezione ed Evangelismo” è il titolo per tutta questa sezione. Due verità, due idee che non si vedono normalmente insieme, eppure, voglio che vediate, mentre leggiamo questa sezione, che si tratta proprio di questo. Tratta l’elezione e l’evangelismo insieme.

Leggiamo dunque Romani 9.

Io dico la verità in Cristo, non mento, perché me lo attesta la mia coscienza nello Spirito Santo;

ho grande tristezza e continuo dolore nel mio cuore.

Infatti desidererei essere io stesso anatema e separato da Cristo per i miei fratelli, miei parenti secondo la carne,

che sono Israeliti, dei quali sono l’adozione, la gloria, i patti, la promulgazione della legge, il servizio divino e le promesse;

dei quali sono i padri e dai quali proviene secondo la carne il Cristo che è sopra tutte le cose Dio, benedetto in eterno. Amen.

Tuttavia non è che la parola di Dio sia caduta a terra, poiché non tutti quelli che sono d’Israele sono Israele.

E neppure perché sono progenie di Abrahamo sono tutti figli; ma: «In Isacco ti sarà nominata una progenie».

Cioè non i figli della carne sono figli di Dio, ma i figli della promessa sono considerati come progenie.

Questa fu infatti la parola della promessa: «In questo tempo ritornerò e Sara avrà un figlio».

10 E non solo questo, ma anche Rebecca concepí da un solo uomo, Isacco nostro padre.

11 (infatti, quando non erano ancora nati i figli e non avevano fatto bene o male alcuno, affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio secondo l’elezione e non a motivo delle opere, ma per colui che chiama),

12 le fu detto: «Il maggiore servirà al minore»,

13 come sta scritto: «Io ho amato Giacobbe e ho odiato Esaú».

14 Che diremo dunque? C’è ingiustizia presso Dio? Cosí non sia.

15 Egli dice infatti a Mosé: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia, e avrò compassione di chi avrò compassione».

16 Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.

17 Dice infatti la Scrittura al Faraone: «Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra».

18 Cosí egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.

19 Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?».

20 Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto cosí?».

21 Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore?

22 E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione?

23 E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria,

24 cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?

25 Come ancora egli dice in Osea: «Io chiamerò il mio popolo quello che non è mio popolo, e amata quella che non è amata.

26 E avverrà che là dove fu loro detto “Voi non siete mio popolo”, saranno chiamati figli del Dio vivente».

27 Ma Isaia esclama riguardo a Israele: «Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, solo il residuo sarà salvato».

28 Infatti egli manda ad effetto la decisione con giustizia, perché il Signore manderà ad effetto e accelererà la decisione sopra la terra.

29 E come Isaia aveva predetto: «Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra».

30 Che diremo dunque? Che i gentili, che non cercavano la giustizia, hanno ottenuta la giustizia, quella giustizia però che deriva dalla fede,

31 mentre Israele, che cercava la legge della giustizia, non è arrivato alla legge della giustizia.

32 Perché? Perché la cercava non mediante la fede ma mediante le opere della legge; essi infatti hanno urtato nella pietra d’inciampo.

33 come sta scritto «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e una roccia di scandalo, ma chiunque crede in lui non sarà svergognato».

Ora, alcuni commentatori credono che i capitoli 9-11 siano un’interpolazione che non ha niente a che vedere col resto del libro, che non ci siano collegamenti col resto della lettera e che debbano provenire da un’altra fonte. E invece, io spero che vedrete, mentre lo studiamo, che questo è esattamente il loro posto; voglio dire che si incastra perfettamente col tema e la tesi del libro intero. Per esempio, i capitoli 1-8 spiegano la giustificazione, il bisogno per la giustificazione, la natura della giustificazione, gli effetti della giustificazione, e Romani 9 spiega la base e la causa della nostra giustificazione in Cristo che è l’elezione divina. Inoltre, Romani 9-11 sboccia da Romani 8:28 e da quella parola importante dalla quale provengono il capitolo 8 e 9 di Romani: “Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. E il resto di Romani 8 riguardava il proponimento di Dio, ed ora vediamo, nel capitolo 9 di Romani, che continua a spiegare il proponimento di Dio con particolare riferimento ai Giudei e ai Gentili.

E in terzo luogo, si vede in questi capitoli, 9-11, profezia biblica di come il proponimento di Dio per tutto il mondo riguarda Giudei e non-Giudei. Se i capitoli 9-11 fossero stati lasciati fuori, i capitoli 1-8 avrebbero lasciato un sacco di domande inevase, in particolare alla luce della dichiarazione/tesi del libro in Romani 1: 16-17, che dice: “Infatti io non mi vergogno dell’evangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza, di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. Perché la giustizia di Dio è rivelata in esso di fede in fede, come sta scritto: «Il giusto vivrà per fede».” E la frase di questo passo con la quale tratta Romani 9-11 è: “Del Giudeo prima e poi del Greco.” Alla luce della incredulità e apostasia di lunga data del popolo giudaico, come può dire che la potenza di Dio per la salvezza è per i Giudei prima? Lascia ogni sorta di domande problematiche. E così, i capitoli 9-11 vanno indietro alla dichiarazione/tesi del primo capitolo e dicono: ecco come i Giudei sono connessi a quella tesi. E qui c’è anche come i Giudei e i non-Giudei sono in correlazione.

Così, nel capitolo 9 il tema è che Dio è sovrano nella distribuzione dei suoi favori, che non è influenzato in alcunché nell’uomo, non è influenzato dalle azioni degli esseri umani, non è influenzato dal carattere degli esseri umani nella selezione di quelli sui quali elargirà grazia; che Dio è libero di rigettare o di chiamare chi Egli vuole. Il capitolo 10 ci dice che Dio intende offrire il vangelo a tutto il mondo e non solo ad un gruppo etnico. Il capitolo 11 ci dice che la reiezione da parte di Dio dei  Giudei per aver rigettato Cristo non è né totale né definitiva. Non è totale perché attraverso tutta la storia c’è un rimanente di veri Giudei salvati, e non è definitiva perché ci sarà una massiccia conversione di tutti i Giudei rimasti prima del ritorno del Signore Gesù Cristo, che farà segnare — la conversione in massa dei Giudei farà segnare una trasformazione spirituale del resto del mondo non giudaico.

Ora, ci sono tre caratteristiche basilari che voglio teniate in mente mentre studiamo questi capitoli. E la prima è che questi capitoli si concernono con la sovranità di Dio e la profezia biblica. C’è molta profezia in questi capitoli, e l’interesse è per la correlazione tra sovranità di Dio e profezia biblica.

La seconda caratteristica è l’atteggiamento mentale di Paolo nello spiegare l’elezione divina. Lo fa con uno caldo spirito evangelistico. Anziché insegnare l’elezione in un modo gelido che schiaccia lo zelo evangelistico, vediamo Paolo spiegare l’elezione in un modo che accende il suo spirito evangelistico.

E poi, la terza cosa che si nota in questi tre capitoli è l’uso pervasivo di testi dall’Antico Testamento. Ci sono citazioni e citazioni e citazioni dal Vecchio Testamento ed allusioni che dimostrano ancora una volta che i soggetti trattati qui hanno le loro radici nel Vecchio Testamento. Se vi ricordate, questo è il modo in cui Paolo ha iniziato il libro di Romani nei primi quattro versi, dicendoci che il vangelo che spiegherà nel libro di Romani lo ha preso direttamente dal Vecchio Testamento.

Guardiamo ora ai primi 5 versetti di Romani 9. È importante leggere e comprendere questi 5 versi nell’ottica che preparano il palcoscenico per l’elezione. Lasciate che li legga di nuovo.

1Io dico la verità in Cristo, non mento, perché me lo attesta la mia coscienza nello Spirito Santo;

ho grande tristezza e continuo dolore nel mio cuore.

Infatti desidererei essere io stesso anatema e separato da Cristo per i miei fratelli, miei parenti secondo la carne,

che sono Israeliti, dei quali sono l’adozione, la gloria, i patti, la promulgazione della legge, il servizio divino e le promesse;

dei quali sono i padri e dai quali proviene secondo la carne il Cristo che è sopra tutte le cose Dio, benedetto in eterno. Amen.

Notate come comincia il decimo capitolo subito dopo la sua discussione dell’elezione:

“Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza.”

E dunque qui vediamo Paolo esprimere un desiderio che è intenso, doloroso, profondo, continuo; é causato dalla sua unione con Cristo, e in quell’unione con Cristo i desideri che sono nel cuore di Cristo diventano i desideri di Paolo. Paolo agogna la salvezza dei suoi parenti secondo la carne, i Giudei. E sta descrivendo i Giudei etnicamente; dice il mio cuore si spezza, io mi struggo di vedere i miei connazionali venire a fede salvifica in Cristo. E questo agognare aveva due ragioni. Prima di tutto per il suo amore per la sua nazione, e il suo amore per i suoi parenti; egli ha detto, nel capitolo 9:

Io dico la verità in Cristo, non mento, perché me lo attesta la mia coscienza nello Spirito Santo; ho grande tristezza e continuo dolore nel mio cuore. Infatti desidererei essere io stesso anatema e separato da Cristo per amore dei miei fratelli.

Non sta desiderando di essere anatema, maledetto, in modo che i suoi fratelli fossero salvati, non sta dicendo vorrei essere maledetto perché prendendo su me stesso la loro maledizione io possa essere per loro come Cristo e poterli salvare. No, la chiave lì è il modo del verbo, io desidererei, non io desidero, perché il mio essere maledetto non aiuterebbe nella loro salvezza, ma se potesse aiutare che io fossi maledetto e separato da Cristo, io bramo così tanto la salvezza della mia nazione del mio popolo, che sarei disposto ad essere maledetto e separato da Cristo se fosse di profitto per la salvezza dei Giudei. E così vedete qualcosa dell’intensità del suo cuore per il suo popolo modellato sul cuore di Cristo per noi.

Ma c’è una seconda ragione per la quale egli desidera così caldamente e così ferventemente la salvezza dei suoi connazionali, e questo è perché essi sono stati spogliati della loro privilegiata e  distinta storia pattizia. E questo è il motivo per cui elenca questa lista di benedizioni pattizie ed onori che l’Israele etnico ebbe lungo tutto il periodo del Vecchio Testamento. Sono miei fratelli, miei parenti nella carne, sono Israeliti; come nazione sono il popolo scelto di Dio. Come nazione furono adottati come figli, videro la gloria di Dio nel tempio e nel tabernacolo e vivendo nella terra promessa. Furono percettori di tutti quei grandi patti, furono i percettori della legge di Dio e di tutto il culto del tempio e di tutta l’adorazione che era ad esso collegata, di tutte le promesse pattizie, e di tutti i padri Patriarchi del Vecchio Testamento. E quel che conta ancor di più, la salvezza viene dai Giudei. Essi sono quelli dai quali venne Cristo secondo la carne il quale è il Figlio di Dio. E dice: per questa ragione il mio cuore si strugge: stanno perdendo tutte queste cose. Tutto questo gli è tolto a causa della loro incredulità.

E c’è un’altra ragione, ed è per il suo amore per Cristo. Paolo amava Cristo e voleva glorificare Cristo nell’evangelizzazione e conversione dei Giudei. Così, Paolo aveva questo intenso desiderio perché amava la propria nazione e i propri parenti e voleva vederli salvati; il suo cuore era spezzato perché essi avevano perduto tutti quei privilegi che erano stati loro nel Vecchio Testamento,  e amava il Signore Gesù Cristo e voleva portargli gloria nell’evangelizzazione e salvezza di Giudei e Gentili, entrambi.

Ora, notate come espresse questo desiderio per la loro salvezza. Non si risolse in qualche sorta di malinconia senza speranza, non si risolse meramente con Paolo seduto in un angolo ad angustiarsi, ma notate le due cose mediante le quali questo profondo desiderio per la salvezza del suo popolo si espresse. Una fu la preghiera; egli intercedette presso Dio a nome di Israele. Pregò ferventemente che fossero salvati, capitolo 10 verso 1, egli pregò ferventemente che questi israeliti venissero a Cristo e a Dio e, secondo, evangelizzò Israele. Quindi, intercessione ed evangelismo furono i due strumenti mediante i quali questo desiderio per la salvezza dei suoi connazionali si manifestò.

Ora, una cosa che voglio notiate, prima di continuare, è come il credere di Paolo nell’elezione divina fu uno sprone e sempre è uno sprone per l’evangelismo. Ci sprona in avanti. Più sapete riguardo all’elezione, più sapete della grazia sovrana di Dio, più volete essere zelanti nell’evangelizzare e nel condividere la verità. Mostratemi qualcuno per il quale la comprensione della predestinazione e della grazia sovrana e dell’elezione ha strozzato l’evangelismo e vi mostrerò uno che ha inteso le cose terribilmente male riguardo a ciò che predestinazione e grazia sovrana sono. Ora, ci sono delle conclusioni che dovremmo tenere a mente prima di procedere alla prossima sezione, e sono che, malgrado possiate appartenere ad una vera chiesa, e godere di tutti i suoi privilegi, come gli Israeliti, lo stesso potreste essere alla fine rigettati perché la nostra correlazione esterna col popolo di Dio non può rendere sicura la nostra salvezza. Israele godette tutte queste relazioni esteriori e benedizioni pattizie, eppure Dio li rigettò. La cosa importante è la nostra relazione interiore, per fede in Gesù Cristo. Comprendete dunque, che potete essere membri di una chiesa, per anni e anni e anni, e lo stesso essere rigettati, perché non è una relazione esterna che vi fa partecipi, è la fede.

Secondo, una parentela cristiana e un retroterra cristiano, come aveva Israele, sono delle grandi benedizioni, sono radici dalla quali noi cresciamo ed esercitiamo un pio dominio. Se una persona è senza radici, chiunque può farlo ondeggiare. Quando uno si recide da questa storia cristiana, è alla deriva in un oceano in tempesta pieno di squali. Però, neppure una parentela cristiana o un retroterra cristiano sono sufficienti a salvare una persona, senza l’obbedienza di fede. Siate grati per i vostri genitori, i vostri nonni cristiani, per il vostro retroterra culturale cristiano che avete come cristiani, ma comprendete che neppure quell’eredità cristiana può rendere sicura la vostra salvezza, solo la fede in Cristo.

Così vi faccio un paio di domande. Avete questo desiderio che i Giudei siano salvati venendo alla fede in Gesù che Paolo aveva? Pregate mai per i Giudei? C’è un uomo che ho incontrato alla conferenza di Gary De Mar e che sta cominciando ora un nuovo ministero ai Giudei per cercare di vincerli a Cristo. John Witherspoon, uno dei firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza, disse che avrebbe considerato la possibilità di battezzare un Giudeo dentro la chiesa cristiana il picco più alto del suo ministero. Perciò pregate per i Giudei, vedremo quando arriviamo al capitolo 11 che c’è un giorno nel futuro nel quale i Giudei saranno salvati in massa; ma fino a quel tempo ci sarà sempre un rimanente di persone giudaiche salvate. Assicuratevi perciò di pregare per il popolo giudaico se non lo fate già. E la seconda domanda che vorrei farvi è: è la vostra vita consumata da questa continua dolorosa bramosia per la salvezza della vostra nazione e del vostro popolo. Il vostro amore per Cristo vi fa desiderare ardentemente di vederlo onorato in Italia? State lavorando per questo obbiettivo e pregando per questo obbiettivo? Avete rinunciato all’Italia in modo tale che non avete più alcuna pulsione per la sua salvezza? Bramate che i vostri connazionali italiani siano salvati come Paolo faceva per i suoi? Come si ottiene questo desiderio se non l’avete? É come il coraggio per don Abbondio, uno che non ce l’ha non se lo può dare. Prima di tutto, leggete la bibbia, credendo e pregando, paragonate voi stessi e l’Italia con la misura della Bibbia. Secondo, studiate la storia, paragonate ciò che siamo stati, edificatori di cattedrali, università e ospedali con ciò che siamo oggi. Terzo, studiate voi stessi, cosa siete diventati lungo gli anni? Più cristiani o più italiani? Studiate i vostri figli, e il loro futuro; cos’ha in serbo per loro il futuro nella direzione in cui stiamo andando? Studiate profezia biblica. Cos’ha pianificato Dio per il futuro del suo popolo? Studiate Cristo? Chi è costui? Cosa vuole? Per cosa sta lavorando? Quali sono i desideri del suo cuore? E una volta che avete speso del tempo studiando ciascuno di questi argomenti e tutti insieme, scoprirete di avere questo desiderio che vediamo in Paolo per la salvezza della sua nazione e dei suoi parenti, e quando avrete quel desiderio, esso vi guiderà all’evangelismo e all’intercessione. Non farete tanta intercessione, e non farete tanta evangelizzazione per l’Italia, fintantoché non ne avete l’interesse. Fintantoché non c’è nel vostro cuore un’intensa brama per la salvezza della vostra nazione e per i vostri parenti in questa nazione. Ma una volta che avrete quella bramosia, ci sarà da parte vostra un rinnovato desiderio di intercedere per l’Italia, e un rinnovato desiderio di evangelizzare i vostri amici e i vostri vicini in questa nazione.

Ora veniamo a Romani 9: 6-13, e giungiamo ad alcune di quelle sezioni controverse nel libro di Romani. Ma se dovete comprendere questo capitolo, vi dovrete avvicinare con umiltà, attitudine ad imparare, sottomissione al Signore. Se giungete a questo capitolo con l’atteggiamento giusto, con gioiosa aspettativa: cosa imparerò oggi? Cosa non ho mai visto in questo testo che avrei dovuto vedere prima? Come può questo testo arricchire la mia fede e la mia conoscenza, al mia comprensione di Cristo? Se venite a questo testo con l’atteggiamento: “Ah, ecco, ci siamo con questa predestinazione di nuovo!”, non imparerete molto o forse niente. Ma se venite con una gioiosa anticipazione, cosa imparerò di nuovo dell’amore di Dio per me, allora questo passo può essere molto ricco per te.

Così, diamo un’occhiata, versi 6-13, lasciate che li legga, prima:

Tuttavia non è che la parola di Dio sia caduta a terra, poiché non tutti quelli che sono d’Israele sono Israele.

E neppure perché sono progenie di Abrahamo sono tutti figli; ma: «In Isacco ti sarà nominata una progenie».

Cioè non i figli della carne sono figli di Dio, ma i figli della promessa sono considerati come progenie.

Questa fu infatti la parola della promessa: «In questo tempo ritornerò e Sara avrà un figlio».

10 E non solo questo, ma anche Rebecca concepí da un solo uomo, Isacco nostro padre.

11 (infatti, quando non erano ancora nati i figli e non avevano fatto bene o male alcuno, affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio secondo l’elezione e non a motivo delle opere, ma per colui che chiama),

12 le fu detto: «Il maggiore servirà al minore»,

13 come sta scritto: «Io ho amato Giacobbe e ho odiato Esaú».

Ora, Paolo sta enunciando la sua arringa a favore della sovranità della grazia di Dio, ma voglio che notiate come comincia. Comincia difendendo la parola di Dio dai discorsi che vi aspettereste dopo ciò che ha detto riguardo ai Giudei. Ha detto che i Giudei erano stati il popolo scelto di Dio, che  le promesse erano state fatte a loro, che Cristo provenne da loro,  che avevano avuto tutte queste ricche benedizioni da Dio, ma che le hanno perse; non credettero e perdettero tutte queste ricche benedizioni. Perché? Che sia perché la parola di Dio è caduta in terra, che l’Israele etnico è rimasto cieco al vangelo? Dopo tutte queste cose che sono state dette e tutte queste cose che Dio ha fatto per i Giudei, com’è possibile che abbiano perso queste ricche benedizioni che Dio aveva sparso su di essi? E la sua risposta è molto diretta, dice nel verso 6:

Non è che la parola di Dio sia caduta a terra, poiché non sono tutti Israele quelli che discendono da Israele.

Ora, abbiamo visto recentemente questa cosa in alcuni Salmi, c’è la nazione d’Israele nel Vecchio Testamento e all’interno della nazione d’Israele c’è il popolo eletto di Dio. C’è il seme spirituale in mezzo al seme naturale. E Paolo dice: La parola di Dio non è caduta a terra! Dio non ha fatto la promessa di salvare e portare a fruizione le speranze del suo popolo ad ogni uno singolarmente del seme di Abrahamo, a tutto il popolo giudaico, Egli parlò degli eletti all’interno d’Israele, poiché non tutti quelli che sono d’Israele sono il popolo scelto di Dio, il seme spirituale, non sono tutti quelli che sono fisicamente discendenti d’Israele, cioè di Giacobbe. E così, fin dal principio sta facendo una distinzione tra il seme naturale di Giacobbe e di Isacco e di Abrahamo, e il seme spirituale, il vero popolo eletto che si trova in mezzo e dentro quel seme naturale. Sta pertanto facendo il punto che non è per discendenza naturale che una persona diventa un erede delle promesse di Dio, è per sola grazia. Non è per discendenza naturale, solo perché tu hai un cristiano per padre o per antenato non significa automaticamente, che tu sia un percettore delle promesse. Non tutti sono Israele, non tutti sono il vero popolo scelto di Dio, quelli che sono discesi da Israele, e vedete la distinzione, tra la discendenza spirituale, alla quale Dio ha fatto le promesse, e la discendenza naturale in mezzo alla quale si trova quella spirituale. In Giovanni 1: 13, riguardo a quelli che hanno ricevuto Cristo, avete la risposta sul perché lo fecero: “I quali sono nati, non da sangue, né da volontà di carne, né dalla volontà dell’uomo, ma sono nati da Dio.” Queste persone ricevettero Cristo ed erano percettori delle benedizioni di Dio, non da sangue, non a motivo della razza, non in ragione di con chi erano in relazione, né per l’aver esercitato la volontà umana, ma per l’azione sovrana di Dio che ha cambiato il loro cuore e ha conferito loro la grazia.

Perciò, il verso 6 è un importante piccolo verso perché c’insegna che la salvezza non è per discendenza naturale ma è per grazia.

E poi nel verso 7 dà il sostegno biblico per questa verità. “E neppure perché sono progenie di Abrahamo sono tutti figli,” figli di Dio nati di nuovo ai quali sono state fatte le promesse;   neppure sono tutti figli per il fatto di essere discendenti di Abrahamo “ma:” e cita il Vecchio Testamento, in particolare Genesi 21:12 “In Isacco ti sarà nominata una progenie”. Sta dunque dicendo, non tutti quelli che sono discendenti di Israele sono figli, né sono tutti veri figli di Dio bonificati, eredi delle promesse solo perché sono geneticamente collegati ad Abrahamo, perché Dio ha detto, in Genesi 21, citazione: “Che la linea spirituale passa da Isacco e non da Ismaele.” Isacco ed Ismaele erano entrambi discendenza naturale di Abrahamo, ma fu Isacco ad essere scelto da Dio per essere il seme spirituale. Ora, dopo aver fatto questa distinzione, Paolo procede a spiegarla ancor più chiaramente.

“Cioè non i figli della carne” semplicemente per il fatto di essere nati figli di Abrahamo, non sono i figli della carne ad essere “figli di Dio,” vedete che l’argomento è che la parola di Dio non è caduta in terra, Dio non ha fatto le sue promesse a tutti gli effettivi figli di Abrahamo, Ha fatto quelle promesse ai figli della promessa, che si trovano tra il seme fisico e i discendenti di Abrahamo nella carne.

Ora, notate un’altra cosa prima che andiamo avanti, perché i nostri fratelli battisti amano questi versi, e noi li amiamo ancor di più, ma essi amano questi versi, perché essi li usano come ragione per cui non battezzano i loro bambini, ma, comprendete cosa fecero questi Patriarchi. Dio dice che non tutta la progenie naturale è la progenie spirituale, e la progenie spirituale è da trovarsi tra i discendenti naturali della discendenza di Abrahamo. E poi ricordate cosa i patriarchi come Abrahamo fecero: trattarono tutti i loro figli naturali come spirituali figli di Dio, a meno che la loro vita avesse provato diversamente. Ora, semplicemente perché Dio fece una distinzione nei figli naturali di Abrahamo, non significa che Abrahamo disse ad alcuni dei suoi figli naturali: ora io vi tratterò in modo diverso perché so che voi siete figli diversi da questi altri. Non c’è niente di tutto ciò. Che si tratti di Isacco, o di Ismaele, che si tratti di Giacobbe o di Esaù; poiché la discendenza spirituale di Dio è da trovarsi tra la discendenza naturale dei credenti, i credenti del Vecchio Testamento trattarono tutti i loro figli come discendenza spirituale, mettendo su di loro il segno del Patto, li allevarono nella disciplina e ammonizione del Signore, pregarono per essi e pregarono su di essi le promesse di Dio, fino a che, con la loro vita, avessero eventualmente provato di essere apostati. Perciò questo non è un rifugio per battisti, quando considerate come i Patriarchi l’applicarono nella loro vita.

Bene, nel verso 9, Paolo dà del sostegno biblico supplementare. Ha già illustrato il suo punto con Isacco e Ismaele, Dio fece una distinzione. Ed ora nel verso 9 citerà di nuovo il Vecchio Testamento e dice: “Questa fu infatti la parola della promessa: “In questo tempo ritornerò e Sara avrà un figlio.” Sta dunque citando nuovamente il Vecchio Testamento per ricordarci mediante queste citazioni, che la ricezione delle promesse di Dio è per grazia sovrana e scelta sovrana e non per discendenza naturale o meriti umani. Verso 9 Dio dice: Io ho fatto una distinzione tra i tuoi figli, Abrahamo: Isacco è il figlio della promessa. E così abbiamo qui la discendenza spirituale dentro a quella naturale e il recepimento delle promesse di Dio non si basa sulla discendenza umana o meriti umani, ma dipende da un atto sovrano di Dio. I Giudei del tempo di Paolo avrebbero dovuto conoscere il loro Vecchio Testamento, citando Genesi 18:10 riguardo a Sara. Il compimento delle promesse pattizie di Dio è basato sulla grazia sovrana, e non su chi era nato per primo, e non su chi è nato da genitori cristiani, ma sulla grazia di Dio.

Ora, nel verso 10 e seguenti, Paolo da un’ulteriore illustrazione. Non si ferma con Isacco e Ismaele, vuole dimostrare che questa è la forma usata col popolo di Dio. Non si ferma con la storia di Abrahamo e Sara e i loro figli, Isacco ed Ismaele, ma l’applica pari pari ai figli di Isacco, mostrando che questo è il modo in cui Dio tratta col suo popolo, verso 10:

“E non solo questo, ma anche Rebecca concepí da un solo uomo, Isacco nostro padre. (infatti, quando non erano ancora nati i figli e non avevano fatto bene o male alcuno, affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio secondo l’elezione e non a motivo delle opere, ma per colui che chiama), le fu detto: «Il maggiore servirà al minore»”

Ora questa è un’affermazione che più chiara non si può fare. Stessa situazione coi figli di Rebecca e Isacco. Ci sono due gemelli nel ventre, Giacobbe ed Esaù, e Dio determinò il destino di questi due figli prima che fossero nati, quando ancora non avevano avuto un’opportunità di fare alcuna azione buona o malvagia. La determinazione di Dio è fondata sulla sovrana grazia di Dio e assolutamente niente in questi due piccoli bambini. Tutto dipende da, ed è determinato da, la volontà di Dio, non dalla volontà dell’uomo.

E poi dice: “quando non erano ancora nati i figli e non avevano fatto bene o male alcuno”, e allora perché ha Dio scelto Giacobbe, già che ci siamo? Quando fece la sua scelta nessuno dei due aveva ancora avuto l’opportunità di fare qualsiasi cosa di bene o di male, perché ha Dio scelto Giacobbe e non Esaù? Perché Giacobbe era il migliore dei due? Perché avrebbe provato di essere il più dolce dei due? No. Giacobbe fu il più aspro dei due. Ma perché piacque a Dio fare così! Amo citare Spurgeon sul verso 13: “Com’è scritto, ho amato Giacobbe ma ho odiato Esaù.” Qualcuno andò da Spurgeon e gli disse: Signor Spurgeon, ho un problema con Romani 9:13. E Spurgeon disse: ebbene, ciò è interessante. Qual’è il suo problema? Rispose: il mio problema è che non so perché Dio ha odiato Esaù. Spurgeon rispose, tutto ciò è interessante, anch’io ho un problema col verso 13, non riesco a capire perché Dio ha amato Giacobbe. E così, vedete, la ragione per cui Dio ha scelto l’uno e non l’alto non è da cercarsi nella persona. Questa persona era migliore, questa peggiore. Ma la ragione per la differenziazione tra Giacobbe ed Esaù si trova esclusivamente nel Dio vivente e nella sua scelta, e dice che lo ha fatto, “quando non erano ancora nati i figli e non avevano fatto bene o male alcuno, affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio secondo l’elezione e non a motivo delle opere,” non per qualche cosa che questi bambini avessero fatto o avrebbero fatto, ma solamente “per colui che chiama,” la sovranità di Dio, Egli determinò che Esaù avrebbe servito il gemello minore. E poi cita di nuovo Malachia, “come sta scritto: «Io ho amato Giacobbe e ho odiato Esaú».” Ma la frase è questa: “Affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio secondo l’elezione.” Che Dio ha fatto le cose nel modo in cui le ha fatte affinché il suo proponimento determinativo, per il quale fa si che tutte le cose cooperano al bene che amano Dio, per il quale determina su chi ripone il suo amore, chi predestina ad essere conforme all’immagine del suo Figlio, affinché l’eterno decreto di Dio, il suo proponimento dall’eternità che diventa operativo nell’elezione possa rimare fermo, irremovibile, e non può essere scosso attraverso tutta l’eternità cosicché Egli sarà lodato.

Ora, voglio trattare questo soggetto, e può prendere il resto del nostro tempo, ma va bene così. Poiché i nostri amici arminiani e i nostri amici della “Federal Vision” entrambi travisano questo passo della Scrittura, orribilmente. Ecco ciò che dicono, e ciò che vogliono poter difendere è che quando Dio dà a qualcuno la salvezza, questi la può perdere. Che Dio da la salvezza e quella salvezza può essere persa. Uno dei loro detti preferiti dice così: “Elezione e riprovazione non sono irreversibili.” Che puoi essere un eletto di Dio e poi diventare non-eletto. Che puoi essere un reprobo, cioè un non-eletto, e poi puoi essere eletto. Ancor più importante, essi credono che si possa essere una persona eletta e lo stesso perdere la salvezza e andare all’inferno quando si muore. E morire come persona non-eletta. Il modo in cui fanno questo è dicendo che Romani 9 tratta di elezione collettiva, nazionale, che si può perdere, dei Giudei del Vecchio Testamento. Non tratta l’elezione di individui, ma dicono loro, da tutte le nazioni del mondo Dio elesse, Dio scelse Israele come proprio popolo speciale. Israele come nazione, in quel senso collettivo, fu la nazione eletta di Dio, va bene? Va bene fin qui! Prossima frase: E l’hanno persa! Erano gli eletti di Dio, erano il popolo scelto da Dio, e l’hanno persa. E Dio li ha ripudiati e gettati via. Così, pertanto, quando la bibbia parla di elezione in Romani 9 sta parlando di questa teocratica, collettiva, nazionale scelta di Israele, che può essere persa. E su questa base dicono che si può essere eletti e perdere la propria salvezza proprio come Israele fu eletto e perse la sua elezione. Ebbene, è vero che nel Vecchio Testamento bisogna distinguere tra l’elezione collettiva di Israele come nazione, che può essere persa, e la sovrana elezione di individui all’interno di quella nazione, la cui elezione soterica, cioè l’elezione a salvezza non può essere rovesciata. “Non tutti quelli che sono d’Israele sono Israele.” Tutto Israele ricevette questa elezione naturale, che li separò dal resto del mondo, la potevano perdere; ma ci sono alcuni all’interno della nazione che possedevano questa personale, individuale elezione che non può essere persa. Così, l’enfasi della “Federal Vision” è su questa elezione collettiva, e hanno ragione. C’è stata una tale cosa  nel Vecchio Testamento e nei primi cinque versetti di Romani 9 Paolo sta presupponendo proprio questo. Nei primi 5 versi Paolo presuppone la nazionale, perdibile elezione di Israele. Erano Israeliti, erano scelti da Dio, erano adottati come figli, voglio dire: non può che stare parlando di un peccato collettivo, perché se sei personalmente adottato per grazia come figlio non puoi perdere quell’adozione e quella figliolanza, ma sta parlando di questa nazionale scelta di Dio, di questa adozione nazionale che può essere persa.

Ma, molto rapidamente passa da quella all’elezione divina che garantisce la salvezza degli individui sui quali è posta tale elezione. Lasciate che vi mostri come lo fa. Egli parla della scelta di individui, parla della scelta di Isacco l’individuo, su Ismaele l’individuo. Parla degli individui Abrahamo, Sara e Rebecca. Parla degli individui Giacobbe ed Esaù. ora, ammesso che quando Malachia usa quella frase “Ho amato Giacobbe ma ho odiato Esaù” che è la prima volta che quella frase compare in tutta la bibbia, egli sta facendo riferimento ai discendenti di Giacobbe e di Esaù, gl’Israeliti apostati, gli Edomiti, ma la ragione per cui gl’Israeliti apostati e gli edomiti furono trattati nel modo in cui furono trattati è a motivo di ciò che Dio fece ai loro progenitori. Ci fu dunque, questa originale scelta di Giacobbe e ci fu questa individuale reiezione di Esaù che portò alla reiezione di tutti i suoi discendenti, per cui sta traslando da nazioni a individui specifici. E poi usa anche la parola “eletto” o “elezione” e quella parola, quando si presenta nel Nuovo testamento fa riferimento all’elezione di particolari individui alla salvezza eterna, la quale, elezione, garantisce e assicura la loro eterna salvezza. Lo abbiamo già visto in Romani 8: 33 “Chi accuserà gli eletti di Dio?” Non sta parlando di peccati collettivi, sta parlando di individui sui quali Dio ha posto il suo amore, ha predestinati e scelti per sé e ogni accusa portata contro di essi non raggiungerà lo scopo perché quell’elezione ha garantito la loro salvezza eterna. Efesini 1: 4 fa riferimento direttamente a questa elezione soterica, questa elezione che efficacemente salva, e che non si può perdere. Dice: “Allorché in Cristo ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili …” E in quel testo non sta parlando d’Israele o dei Giudei, sta parlando di individui sui quali Dio ha posto il suo amore, e che ha scelto prima dell’inizio del tempo. E poi abbiamo quella grande frase, affinché il proponimento di Dio rimanesse fermo. La ragione per cui scelse un bambino su quell’altro fin dal seno della madre non fu basato su alcunché essi fecero o avrebbero potuto fare, non per opere, affinché il proponimento di Dio, secondo la sua scelta, o la sua elezione, rimanesse fermo. Guardate a tutte le parole in quella frase. Proponimento, questa parola, che si trova in Romani 8:28 “Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio i quali sono chiamati secondo il suo (eterno) proponimento.” Quand’è usato in quel modo fa sempre riferimento alla volontà determinativa di Dio, il decreto di Dio, il compiacimento sovrano di Dio che fa sempre ciò che vuole fare e che ha preordinato tutto ciò che avviene. E dice che Dio ha fatto le cose in tal modo ed ha eletto Giacobbe e non Esaù, affinché il suo proponimento, in accordo con la sua elezione, rimanesse fermo. Rimanesse fermo significa fosse permanente, non mancherà di salvare quelli che sono eletti. Come ha detto John Murray: “Il proponimento di Dio conformemente all’elezione rimane fermo e ciò assicura che la promessa del patto non sia disattesa.” Questo non può essere riferito a qualche tipo di elezione collettiva, nazionale perché le promesse non furono fatte alla progenie naturale ma alla progenie spirituale, gli eletti all’interno della progenie naturale e questi furono eletti con un’elezione che rimane ferma, che non fallirà nell’assicurare la salvezza degli individui che sono scelti. Un elezione che è irreversibile. Un’elezione che dà una salvezza che non può essere persa.

Ebbene, ci fermiamo qui perché non voglio entrare nella sezione dell’amore e dell’odio di Dio, questa ci prenderà un’altra mezzora. Così vedete che bisogna lasciare che la bibbia spieghi se stessa. Noi non dobbiamo leggere dentro la bibbia qualche cosa che vogliamo essa dica, solo prendete la bibbia nel senso semplice delle parole e lasciate che essa si spieghi da sola ed eviterete tutte quelle varie false dottrine che hanno confuso, ingannato e spazzato via così tante persone. E Gioite nel fatto che siete stati eletti con un’elezione che rimane ferma. Non fallirà di salvarvi. Come lo sapete? Come sapete che siete uno/una degli eletti? 

Due modi: Uno, Atti 13: 48 “tutti coloro che erano preordinati alla vita eterna credettero (in Gesù).” Numero due, Efesini 1: 4 “Ci ha eletti in Cristo prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili.” Stai vivendo una vita santa e irreprensibile? Le sole persone in tutto il mondo e in tutta la storia umana che vivranno mai  una vita santa e irreprensibile, benché non una vita perfetta, sono quelli che Dio ha scelto perché lo facessero prima dell’inizio del tempo. Le sole persone che crederanno mai in Gesù in tutta la storia della razza umana sono quelle che Dio ha scelto a vita eterna. E questi sono i due segni che Dio ti ha salvato con un’elezione che rimarrà ferma e che non sarai mai perduta. E poi ricordate quell’altro principio, che la parola di Dio non è caduta in terra perché non tutti i Giudei sono stati salvati, perché Dio non ha fatto le sue promesse indiscriminatamente a tutti i giudei uno per uno, ma alla progenie spirituale all’interno di quella fisica. E a motivo di quella promessa i Patriarchi trattarono tutti i loro figli come se fossero progenie spirituale a mano che con la loro vita non avessero dimostrato il contrario.

Preghiamo

Ti ringraziamo, o Signore, per aver incluso questo grande capitolo nella tua parola. Noi gioiamo in ciò che possiamo imparare in esso, del tuo amore per noi e della tua grazia, del nostro bisogno del tuo amore della tua grazia. Aiutaci a continuare a studiare la tua parola e a non pensare mai di aver scandagliato la sua profondità. Per amore di Cristo.

Amen.

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