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3. Romani 1: 8-17bibbiaaperta

Il Debito che i Cristiani Devono al Mondo.

di Joe Morecraft III

Un breve ripasso di ciò che abbiamo fatto finora. Nel primo capitolo, dopo aver presentato i fondamenti basilari del vangelo nei versi da 1 a 4, al verso 5 Paolo procede a presentare il proprio rapporto personale con la persona che è al centro di quel vangelo, il Signore Gesù Cristo. Poi, nei versi 5-6 egli definisce gli scopi del suo apostolato, dopo di che prega che il Signore imparta grazia e pace alla chiesa di Roma che egli chiama ‘gli amati da Dio che sono in Roma, chiamati santi’. Ed ora, al verso 8, dove cominceremo oggi Paolo ci dice della sua preghiera di ringraziamento a Dio per essi. E dunque nel verso 8 dice: “Prima di tutto, rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesú Cristo per tutti voi, perché la vostra fede è pubblicata in tutto il mondo”. Qui vediamo Paolo ringraziare Dio per la fede dei romani. Vedete qualcosa di significativo in questo? Vedete qualche implicazione nel fatto che Paolo ringrazi Dio per la fede dei romani? Non ha ringraziato i romani per la loro fede. Non ha detto: Oh, ragazzi, vi devo proprio ringraziare per aver creduto in Gesù. Non so cos’avrei fatto se non aveste creduto in Gesù. No. Perché la fede non nasce da lui. La maggior parte dei i cristiani oggi crede che ci sia bisogno solo di una piccola spintarella dello Spirito santo per credere, non Paolo, per lui la fede è un dono di Dio, non per opere affinché nessuno si glori. Così non ringrazia i cedenti romani per aver creduto, ma anzi, ringrazia Dio per aver dato loro il dono della fede. Vi ricordate come comincia II Pietro? II  Pietro capitolo 1 verso 1 dice: “Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ricevuto […la salvezza? Non dice così. A coloro che hanno ricevuto … Gesù? Non dice questo] a coloro che hanno ricevuto una fede preziosa quanto la nostra”. Così, si riceve Cristo per fede, si riceve la salvezza per fede, e la fede per la quale si riceve la salvezza è essa stessa ricevuta quale dono di Dio.

Perciò, la testimonianza delle Scritture è chiara, la fede non è qualcosa che facciamo emergere dal di dentro di noi stessi, è qualcosa che Dio stesso produce in noi. Ora, avete notato la relazione personale di Paolo col Dio vivente, verso 8: “Rendo grazie al mio Dio”. È come tornare indietro al libro dei Salmi. Quante volte il Salmista chiama Dio “Il mio Dio” sempre indicando la propria relazione personale, pattizia con Dio. Questo Dio non è semplicemente un Dio di cui sta scrivendo il quale vive nell’infinità dei cieli, questo è il mio Dio, Egli mi appartiene, io appartengo a Lui. Di fatto Paolo più tardi definirà se stesso, la propria appartenenza nel libro di Atti dicendo “Il Dio cui io appartengo e che servo” (27:23). È come se avesse detto: Io sono suo ed Egli è mio. C’è un intimità in questa relazione. Anche voi parlate di Dio in questo modo? Anche voi parlate di Dio in questi termini personali? Il mio Dio; il mio Signore; il mio Salvatore. Questa cosa ci dice molto sulla personale relazione di Paolo col Signore. E notate Cristo agire da mediatore nella preghiera di Paolo. Cristo mediò la grazia salvifica a Paolo su nel verso 4, mediò a Paolo la grazia salvifica, mediò a Paolo il suo apostolato, ed ora media presso Dio la preghiera di Paolo: Rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo. Non si può andare direttamente a Dio se non per mezzo di un mediatore. E la sola ragione per cui Dio ascolta qualsiasi nostra preghiera non è perché siamo eloquenti, sinceri o ferventi, non perché ci sia in noi alcunché di meritevole, qualcosa di cui Dio deve riconoscere il valore, ma Dio accetta le nostre preghiere solamente quando esse sono mediate presso il suo trono di grazia da Gesù Cristo nostro Salvatore.

Qual era una delle figure simboliche di maggior importanza del Vecchio Testamento? Il Sommo Sacerdote. Israele aveva bisogno di un Sommo Sacerdote per entrare nel luogo Santissimo, che Israele non poteva andarci da sé; e questa figura ha il suo compimento nel Signore Gesù Cristo. Noi non possiamo andare a Dio da soli e cominciare a parlare, abbiamo bisogno di un mediatore, e quel mediatore è niente di meno che il Signore Gesù Cristo. E Gesù Cristo media la preghiera di ringraziamento di Paolo. E notate cosa dice, per che cosa rende grazie: “Rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo per tutti voi, perché la vostra fede è pubblicata in tutto il mondo”. Paolo sta dicendo: Io ringrazio Dio ogni qual volta penso a ciò che sta facendo nelle vostre vite e alla vostra fedele testimonianza al Vangelo e alla vostra robusta fede in Cristo, e dovunque io vada la gente ne sta parlando. Dovunque io stia viaggiando nel mio viaggio missionario, la gente sta parlando della fede solida e fervente dei santi che sono in Roma.

Ora, questo ci dice molto riguardo alla chiesa del tempo degli apostoli, 2000 anni fa. Paolo dice che con la diffusione globale del vangelo c’era anche la diffusione di questa relazione sulla fede dei Romani, il che ci da anche il senso della fratellanza, della comunione che esisteva tra le varie chiese in tutto il mondo. Ora, questo non è quel che le chiese fanno oggi in questa nazione. In questa nazione ogni chiesa fa la propria lode, nel senso che non partecipa di niente con nessun altro, tutte le altre chiese sono basilarmente irrilevanti per questa chiesa. Ma non era così nel Nuovo Testamento. Nell’epoca del Nuovo Testamento, e tenete presente che non avevano i cellulari, internet, aerei, automobili, treni, corriere, UPS, le Poste; dovevano viaggiare lunghe distanze per lo più a piedi, qui c’è una chiesa in questa parte del mondo, in Turchia, in Grecia, che sa tutto della chiesa dall’altra parte del mondo, a Roma. Sapevano quel che succedeva in una chiesa dall’altra parte del mondo. Probabilmente comunicavano per lettera o con visite personali, e tramite questi evangelisti itineranti sapevano cosa stava succedendo nelle chiese gli uni degli altri. Si sentivano l’uno parte dell’altro, avevano il senso dell’unità della chiesa di Gesù Cristo e non solo come individui isolati. La prima chiesa era famigliare con se stessa. Avevano il senso dell’unità, erano a conoscenza di ciò che succedeva, e questa testimonianza della fedeltà dei cristiani romani si diffondeva dovunque si diffondeva il vangelo.

L’ultima volta abbiamo detto che Paolo stava scrivendo questa lettera per far sapere ai Romani perché non era ancora stato lì a visitarli. E non era per negligenza, o per mancanza d’amore, semplicemente gli eventi non avevano ancora permesso questa visita, ma ora che poteva, che sperava di far loro visita quando sarebbe passato nel suo viaggio verso la Spagna scrisse il libro di Romani per preparali a questa visita, per farsi conoscere, far conoscere la sua dottrina e il suo vangelo, e notate cosa dice al verso 9: “Perché Dio, a cui io servo nel mio spirito predicando l’evangelo di suo Figlio, mi è testimone che non smetto mai di menzionarvi”. Ora, che ne siate o no consapevoli, Paolo qui sta facendo un giuramento. Dice: “Dio, a cui servo nel mio spirito mediante la predicazione del vangelo di suo Figlio  mi è testimone.” Dio è il mio testimone, giuro davanti a Dio che non smetto mai di menzionarvi e che bramo venirvi a trovare. I giuramenti sono dunque permessi ed appropriati in solenni e importanti occasioni. Ma perché Paolo in quest’occasione giura? Perché ha giurato, con cotali e tante parole: Giuro davanti a Dio che vi amo e vi menziono continuamente nelle mie preghiere? Io credo per rassicurarli. Per rassicurarli di due cose: del suo interesse per loro, per il cristiani che sono in Roma. Solo perché non era ancora stato capace di visitarli come essi volevano e com’egli stesso voleva non significa che egli non fosse interessato alle loro vite. Dice: Giuro che sono molto interessato a voi, vi amo e prego continuamente per voi. E perciò quel giuramento, come mezzo di grazia ebbe l’impatto di rassicurare i cristiani di Roma riguardo all’amore e all’interesse di Paolo per loro. Ma servì anche lo scopo di rassicurarli che il suo aver mancato di visitarli finora non era dovuto a mancata volontà di farlo. Non era perché  a Paolo non piacevano quelli di Roma, non era perché non fosse interessato a loro o non li amasse, ma era a motivo della volontà di Dio che non aveva ancora mostrato la sua faccia a Roma. “Perché Dio, a cui io servo nel mio spirito predicando l’evangelo di suo Figlio mi è testimone che non smetto mai di menzionarvi, chiedendo continuamente nelle mie preghiere che mi sia finalmente concessa dalla volontà di Dio l’opportunità di venire da voi”. In altre parole sta dicendo: Prego per voi del continuo, ogni volta che penso a voi, e questo dovrebbe essere il modo d’essere di tutti i cristiani con riferimento alle varie chiese, dice: prego continuamente che mi sia finalmente concesso, dopo tanti tentativi falliti, di venire finalmente a trovarvi.

In altre parole, il desiderio di Paolo è che Dio gli permetta di fare questa visita. Paolo si affida completamente alla volontà di Dio in questa faccenda come in tutto il resto. È stata la volontà di Dio che non sia venuto ancora a trovarvi. Non è perché non ci abbia provato. Continuerò a provarci nella speranza di avere finalmente successo, ma tutto è determinato dalla volontà di Dio. Ora questo non è fatalismo. Paolo non si era tirato indietro e non si era seduto  braccia conserte pensando: Se Dio vuole che io vada a Roma Dio mi alzerà e mi porterà a Roma. No, Paolo aveva fatto molti tentativi ed ora riproverà di nuovo mentre sta andando in Spagna. Ma Paolo è consapevole che se Dio non vorrà che egli vada a Roma non ci sarà modo d’andarci e se Dio vorrà che egli ci vada non ci sarà nulla che glielo potrà impedire. E dunque questo non è fatalismo, questo è fare affidamento, abbandonarsi alla volontà di Dio. È la resa, la remissione della volontà di un uomo nelle mani della volontà di Dio. E Paolo parla in questo modo svariate volte. Atti 18: 20-21 “Questi lo pregavano di rimanere con loro piú a lungo, ma egli non acconsentí; ma si congedò da loro, dicendo: «Devo proprio passare la prossima festa a Gerusalemme, ma ritornerò di nuovo da voi, se piace a Dio. Cosí partí via mare da Efeso”. Se piace a Dio, se Dio vuole me ne andrò e ritornerò, ma tutto dipende dalla volontà di Dio. Guardate in Romani 15: “Or vi esorto, fratelli, per il Signor nostro Gesú Cristo e per l’amore dello Spirito, a combattere con me presso Dio per me nelle vostre preghiere, affinché io sia liberato dagli increduli che sono nella Giudea, perché il mio servizio per Gerusalemme sia accettevole ai santi, affinché, se piace a Dio, io venga con gioia da voi e sia ricreato insieme a voi”. Non c’è niente che io desideri di più che di venire da voi per crescere con voi, ma tutto questo se piace a Dio, se Dio vuole. Giacomo ribadisce la stessa cosa quando dice: Quando affermate faremo questo faremo quest’altro, aggiungete sempre, se Dio vuole. Se Dio vuole. In quest’aspetto i mussulmani sono più fedeli di noi. Avete mai sentito parlare un mussulmano? In tutto quello che dicono, quando parlano di qualcosa che deve avvenire nel futuro, aggiungono sempre: se il Signore vuole.

Abituatevi a parlare in questo modo. Voglio dire, il modo in cui parliamo rivela ciò che abbiamo nel cuore, ciò che dite nelle vostre conversazioni rivela ciò che avete nel cuore. E se noi siamo realmente convinti che le nostre vite sono determinate dalla volontà di Dio, e siamo disposti ad arrendere le nostre vite nelle mani di Dio, allora tutto questo dovrebbe trasparire nel modo in cui parliamo: “verrò a trovarvi a Roma, Dio volendo”.

Ora, nei versi da 11 a 13 Paolo ci da i motivi per cui desidera visitare la chiesa di Roma: “Perché io desidero grandemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, affinché siate fortificati. E questo è per essere in mezzo a voi consolato insieme mediante la fede che abbiamo in comune, vostra e mia. Ora, fratelli, io non voglio che ignoriate che molte volte mi sono proposto di venire da voi per avere qualche frutto fra voi come ne ho avuto fra le altre genti, ma finora ne sono stato impedito”. E così, il motivo per l’incessante preghiera di Paolo, e la ragione per cui Paolo arde di desiderio di andare a Roma è per impartire loro qualche dono spirituale prodotto dallo Spirito. Gli apostoli potevano predicare e benedire le persone per lo Spirito della loro predicazione, ma gli apostoli avevano anche il dono miracoloso di imporre le mani alle persone e di trasmettere in questo modo ad altre persone dei doni prodotti dallo Spirito. Ora, non c’è motivo qui per credere che stia parlando di qualche dono miracoloso perché la dichiarazione è vaga ed ambigua che non è il suo modo abituale di descrivere doni miracolosi, “Perché io desidero grandemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale”, qui probabilmente egli si riferisce a quei doni ordinari permanenti, ma grandemente importanti e utili doni dello Spirito santo di cui ogni credente possiede una forma unica, e che sono così essenziali al ministero della chiesa e alla vita del Corpo. E li si vedono descritti dettagliatamente in Romani 12 dove abbiamo questi miracolosi doni permanenti dello Spirito piuttosto che quei miracolosi doni dello Spirito temporanei. E notate Romani 12 descrive questi doni miracolosi, permanenti dello Spirito, quei doni che Dio da alla sua chiesa lungo le generazioni. I doni miracolosi descritti in 1 Corinzi 14 sono doni temporanei che cessarono con l’epoca apostolica, ma questi in Romani 12 sono quelli permanenti: Romani 12: 6-8 “Ora, avendo noi doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo profezia, profetizziamo secondo la proporzione della fede; se di ministero, attendiamo al ministero; similmente il dottore attenda all’insegnamento; e colui che esorta, attenda all’esortare; colui che distribuisce, lo faccia con semplicità; colui che presiede, presieda con diligenza; colui che fa opere di pietà le faccia con gioia”. Qui abbiamo la lista biblica dei doni permanenti dello Spirito, e sembra come se Paolo voglia dire: voglio venire da voi, voglio predicare a voi, e vi voglio impartire dei doni che vi rendano più efficaci nel servire me e nell’essere testimoni del Signore Gesù Cristo. E poi notate che dice anche “affinché siate fortificati”. “Perché io desidero grandemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, affinché siate fortificati”, resi forti, confermati, stabiliti nella fede. Paolo ha già detto che rende grazie a Dio perché la loro fede è ciò di cui tutto il mondo sta parlando, ma egli non è soddisfatto con questo. Lode al Signore che tutti stanno parlando di quanto robusta sia la vostra fede, ma adesso io voglio di più. La voglio più avanzata, vi voglio più maturi della fede, non voglio che vi adagiate sulla vostra presente fede e che diciate, beh, so di più della maggior parte della gente, ho una buona fede, e che pensiate di essere arrivati. Paolo dice: rendo grazie a Dio per la vostra fede, ma io ricerco di più. Voglio essere usato da Dio per portarvi ancora più avanti nella fede cristiana. In 2 Tessalonicesi 2: 17 Paolo prega che il Signore Gesù Cristo: “Consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni buona parola ed opera”. E poi in Romani 16: 25, in conclusione del suo libro, Paolo dice: “Or a Colui che vi può raffermare secondo il mio evangelo e la predicazione di Gesù Cristo”. Così vedete che negli scritti di Paolo i suoi sforzi nell’aiutare le persone ad essere cristiani migliori sono inseparabili dalla Parola di Dio, vuole che siano più forti nel parlare e nel fare, cioè nel loro comportamento cristiano e nella loro testimonianza, e voglio farvi più forti per mezzo della mia predicazione del vangelo di Dio e la predicazione di Gesù Cristo. Questo è grande. Dice: non è la mia predicazione, ma è Cristo che predica nella mia predicazione che fa sì che la mia predicazione sia efficace nel fortificarvi, rafforzarvi, rendervi forti.

E poi, nel verso 12, vedete l’umiltà di Paolo, perché egli vuole andare a Roma non solo per portare loro una benedizione, ma ci vuole andare per essere da loro benedetto. E dunque dice nel verso 12 E questo per essere rafforzato e consolato mentre sono tra voi, ciascuno di noi dalla fede dell’altro, vostra e mia. E dunque dice, voglio venire a Roma perché abbiamo bisogno di mutuo incoraggiamento. Abbiamo bisogno di mutuo rafforzamento. Abbiamo bisogno di edificarci gli uni gli altri nella fede. Voi avete bisogno di me, io ho bisogno di voi. Questo sta dicendo. E questo è il solo atteggiamento che è appropriato nel corpo di Cristo. È il solo atteggiamento che incoraggia la crescita e la maturità nel corpo e dell’individuo nel corpo, il riconoscimento che abbiamo bisogno di mutuo incoraggiamento da parte di ciascuno. Abbiamo sempre bisogno di essere motivati e incoraggiati, ed edificati, ed esortati nella fede. Sappiamo rimproverare, e anche questo va bene, ma cos’è che abbiamo maggiormente bisogno? Incoraggiamento!. Cos’hanno bisogno maggiormente i vostri mariti, signore? Uomini, cos’hanno bisogno più di tutto le vostre mogli? Incoraggiamento. Cristiani, cosa avete maggiormente bisogno di dare e di ricevere da altre persone nella chiesa? Incoraggiamento. Incoraggiamento! Ogni altra cosa al mondo cerca di scoraggiare e Paolo dice: io mi scoraggio molto facilmente. E dunque ho bisogno di venire a Roma, Dio volendo, e avere comunione con voi sicché insieme possiamo rafforzarci l’un l’altro.

Ora, notiamo i mezzi per i quali questo mutuo incoraggiamento avviene. “E questo è per essere assieme a voi consolato, mediante la fede che abbiamo in comune, vostra e mia”. Perciò qual’è il mezzo del mutuo incoraggiamento nella chiesa? La fede che abbiamo in comune.  Cos’è che Dio usa, quando ci troviamo assieme, per incoraggiarci mutuamente? Non parlare del Derby d’Italia, anche se spesso è una gara di buon spessore agonistico. Nemmeno il parlare di denaro e di investimenti, benché anche questo abbia il suo posto nella vita. Ma ciò che realmente incoraggia la gente nel Corpo di Cristo è la fede che abbiamo in comune. La fede nel Signore Gesù Cristo e le cose di cui parliamo che fanno riferimento a quella fede. Questo significa che quando i cristiani stanno insieme, c’è qualcosa in quella comunione che è differente da qualsiasi altra comunione sulla faccia della terra. È differente da un ritrovo di tutta la famiglia, è differente da una festa in ufficio, è differente da qualsiasi altro tipo di ritrovo, è la comunione dei santi. Sono i cristiani che si riuniscono e sperimentano la realtà spirituale del condividere la loro fede mentre parlano di interessi comuni, comuni testimonianze, bisogni comuni, problemi comuni, vittorie comuni, gioie comuni, e comuni tristezze, e mentre parliamo insieme di queste cose, dalla prospettiva della fede comune, diventiamo mutui incoraggiatori l’uno dell’altro e sperimentiamo la potenza spirituale della comunione cristiana.

Ora, notate al verso 13, Paolo dice perché non era ancora stato là. “Or, Fratelli, io non voglio che ignoriate che molte volte mi sono proposto di venire da voi per avere anche tra voi qualche frutto, come tra gli altri gentili, ma finora ne sono stato impedito.” Sentite, non è che non ho avuto interesse, ho pianificato molte volte di venire da voi, ho fatto progetti, ho fatto posto nella mia agenda, ho considerato le mie spese, ho impostato un itinerario, volta dopo volta, ho fatto ogni sforzo per venire da voi per  raccogliere tra voi qualche frutto, ma ne sono stato impedito. Ora, quando sentite Paolo dire cose così, capite che sta parlando della provvidenza di Dio. Ha già parlato della volontà di Dio ed ora lo dice con parole diverse. Non sono venuto a motivo della volontà di Dio e per ora non posso venire perché Dio me lo sta impedendo, Dio ha per me progetti altrove, Egli non vuole che venga da voi, per ora, o mai, o quel che sia. E dunque sta dicendo: ne sono stato impedito dalla provvidenza di Dio. E così in quest’affermazione vedete una buona illustrazione di diversi proverbi. Ho progettato di venire, ho provato con tutte le mie forze di venire, ma Dio non me l’ha permesso. Proverbi 19:21 “Ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo, ma solo il piano dell’Eterno rimarrà fermo”. Proverbi 20:24 “I passi dell’uomo sono dall’Eterno; come può quindi l’uomo conoscere la propria via?” Proverbi 16:9 “Il cuore dell’uomo programma la sua via, ma l’Eterno dirige i suoi passi”. Ora, la prossima volta che i vostri progetti sono repressi da Dio non preoccupatevi, non andate in tensione, lo dico a voi ma lo dico sempre anche a me stesso. Dio non vuole che andiamo in un certo posto Egli chiude la porta. Quando chiude la porta nessuno la può aprire. E questo è ciò che sta dicendo. Ho provato a venire, ho fatto progetti per venire, non era secondo i piani di Dio, Dio ha frustrato tutti i miei piani per portare avanti i suoi. I piani dell’uomo spesso falliscono e se hanno successo è solamente perché i piani dell’uomo sono in accordo con i piani di Dio il Quale non è mai frustrato.

E notate ciò che dice: ‘ho voluto venire, mi sono proposto molte volte di venire, per avere anche tra voi qualche frutto tra voi cristiani romani, come ho fatto altrove in tutto il mondo’. E l’idea qui non è di portare frutti come un melo produce mele, ma l’idea è di raccogliere frutti, non vagamente nel senso del suo ministero, ma nel senso più specifico di salvare i perduti come ha fatto dappertutto nel mondo dei gentili. Dio ha usato me per raccogliere frutti in ogni parte del mondo dei gentili, e io non voglio venire a Roma solo per ministrare a voi e voi a me, voglio venire a Roma per raccogliere ancora altri frutti qui a Roma. Voglio portare altre persone al Signore Gesù Cristo mentre sarò lì a Roma. In Colossesi capitolo 1, versi 3-6 Paolo riprende quest’idea del raccogliere frutti “Noi rendiamo grazie a Dio e Padre del Signor nostro Gesú Cristo, pregando continuamente per voi, perché abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesú e del vostro amore verso tutti i santi, a motivo della speranza che è riposta per voi nei cieli, di cui avete già sentito nella parola della verità dell’evangelo, che è giunto a voi, come pure in tutto il mondo e porta frutto e cresce, come avviene anche tra di voi, dal giorno in cui udiste e conosceste la grazia di Dio in verità”. Paolo da questa testimonianza: dovunque io vada e predichi l’evangelo quel vangelo porta frutti, e persone sono condotte alla fede in Cristo proprio come la predicazione del vangelo ha portato alla fede voi. Così, lasciate che io vi chieda, prima di passare al prossimo versetto: È la vostra fede l’oggetto dei discorsi nella vostra famiglia e nella comunità in cui vivete? Sta la gente parlando della vostra fede? Ragazzi, quel tipo che si dice cristiano crede veramente in Gesù. Gente, la loro fede è fedeltà, conoscono il vangelo, credono il vangelo e affrontano la vita nei termini di quel vangelo, e si incoraggiano a vicenda per mezzo della loro comune fede, quel gruppo è conosciuto per la sua fede. Parla le gente della tua fede? nella tua famiglia, tra i tuoi amici, nel tuo vicinato. Avete un forte desiderio d’incoraggiare l’un l’altro, e di essere da altri incoraggiato. Amate essere usati per incoraggiare altre persone e rafforzarle. E amate essere da altri incoraggiati ed edificati? Volete raccogliere frutti tra i perduti, state cercando di raccogliere frutti tra i perduti. Avete quella stessa eccitazione ed esuberanza che Paolo aveva: “Non vedo l’ora di venire a Roma per raccogliere qualche altro frutto come ho raccolto in tutto il mondo vincendo a Cristo i perduti”.

Ora giungiamo al verso 14, e questo verso è posto in stretta relazione logica col verso 13. “Io sono debitore ai Greci e ai barbari, ai savi e agli ignoranti”, l’enfasi qui è posta sui frutti che l’apostolo ha raccolto nel suo ministero tra i gentili. L’enfasi nel verso 14 è collocata sul suo senso di essere debitore, l’obbligo, il senso d’indebitamento sotto cui Dio lo ha posto mentre va a predicare l’evangelo e annuncia alle nazioni e a ogni gente il Vangelo del Signore Gesù Cristo, Paolo lo fa come se fosse il pagamento di un debito, si sente obbligato a farlo, dice in essenza io sono un debitore, perciò sono pronto a proclamare l’evangelo. Siete anche voi pronti a proclamare l’evangelo? A Greci e barbari, a savi e ignoranti? Il vangelo  è per tutte le persone senza distinzione di nazionalità o di sviluppo culturale. Non conta chi siano, la loro razza, la loro nazionalità, la loro lingua o la loro posizione economica o la loro collocazione dentro allo sviluppo culturale della popolazione del mondo, di alta cultura o di bassa cultura non ha importanza, il vangelo è per chiunque lo voglia.

Poi nel verso 15, dopo aver stabilito il fatto del suo obbligo di predicare l’evangelo a tutti, di essere costretto, di ripagare un debito con tutti, qui nel verso 15  vedete una dichiarazione, diciamo necessaria, per quanto tutto ciò che ha detto concerne la chiesa di Roma: ‘perciò, da parte mia, non vedo l’ora di predicare l’evangelo anche a voi che siate a Roma’. Non è stato per negligenza, tutto in me vuole essere lì, ho fatto progetti, preparativi, calcolo dei costi finanziari e sono pronto e voglioso perché come sono in debito con gli altri sono in debito di predicare l’evangelo anche  voi per ciò che il vangelo ha fatto nella mia vita sono in debito a Cristo di predicare a tutti, anche a voi che siete a Roma, l’evangelo che ha salvato la mia vita.

Poi, nei versi 16 e 17 Paolo da le ragioni per la sua prontezza e la sua voglia di venire a Roma, e qui abbiamo un dispiegamento di ragioni per cui egli è pronto. Notate nel verso 16, dice nel verso 13 voglio venire da voi per avere anche tra voi qualche frutto, verso 14, sono debitore sia ai Greci che ai barbari, sia ai savi che agli ignoranti, perciò sono pronto a predicare l’evangelo anche a voi che siete a Roma, perché io non mi vergogno del vangelo, perché è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del greco, poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata di fede in fede, come sta scritto: “Il giusto vivrà per fede”. Parleremo di questi due versi in modo più completo un altro giorno, ma ciò che voglio vediate qui è il suo ragionamento. Ho un senso di essere indebitato verso il mondo, perciò sono desideroso di predicare l’evangelo, perché non mi vergogno del vangelo. Non me ne vergogno. Non mi vergogno che la gente sappia che lo credo, non mi vergogno di alcun aspetto del vangelo. Sentite cose dice John Murray di questo sentimento di vergogna. Dice:

L’emozione di vergogna, con riferimento al vangelo, quando confrontato con le pretese della sapienza e della potenza umana, tradisce l’incredulità nella verità del vangelo, e l’assenza di vergogna è prova di fede.

Così sta dicendo che se credi l’evangelo, quando sei confrontato con gli scherni, la sufficienza e la critica di questo mondo, se ti fa vergognare dell’evangelo, quella vergogna è prova d’incredulità. Ma se puoi presentare l’evangelo, anche in faccia ad una situazione ostile, non dando importanza a ciò che gli altri credono, ma interessandoti solo che il Signore ti possa usare per portare frutto nelle loro vite, quella assenza di vergogna è prova di vera fede. Marco 8: 38 dice: “Perché chi si vergognerà di me e delle mie parole, in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo, con i santi angeli”. O 2 Timoteo 1:8, “Non vergognarti dunque della testimonianza del Signor nostro, né di me suo prigioniero, ma soffri anche tu con me per l’evangelo, sostenuto dalla potenza di Dio, che ci ha salvati”. Perciò, tenete a mente questo, quando siete con persone che sono scettiche, agnostiche, schernitori, e sapete che dovete dire qualcosa, che dovete sventolare la bandiera, sapete che dovete dire loro qualcosa e non lo fate perché vi sentite imbarazzati: cosa succede se scoprono cosa veramente credo? è un segno di incredulità nei confronti del vangelo. E allora, la prossima volta che ti trovi in quella situazione, e hai la tentazione di provare vergogna, fa un atto di fede, dì qualcosa di vero, dì qualcosa del vangelo malgrado come ti senti, perché quella mancanza di vergogna è prova di fede.

E poi, al verso 16 Paolo dice perché non si vergogna del vangelo, perché è la potenza di Dio per la salvezza, e nel verso 17 egli ci dice, finalmente perché il Vangelo è la potenza di Dio per la salvezza ed è perché nel vangelo la giustizia di Dio è rivelata, e Dio volendo parleremo di queste cose la prossima volta. Ma voglio concludere con questa parola di esortazione. Voi dovete il vangelo al mondo. Ora, ciascuna di queste parole è usata con dovizia. Voglio dire tre cose su queste tre frasi. Voi, dovete il vangelo al mondo. Voi, dovete il vangelo, al mondo. Voi, dovete, il vangelo, al mondo. Ora, per prima cosa, chi deve il vangelo al mondo? Ogni cristiano individuale. La bibbia enfatizza questo volta dopo volta dopo volta. Paolo qui ne parla come uno che conosce Cristo, egli l’ha incontrato sulla via di Damasco. L’ho incontrato sulla via di Damasco, voglio che tutti conoscano la verità. Voglio che tutti sperimentino l’obbedienza di fede. Voglio che tutti ricevano grazia e pace. Egli sta parlando qui come un credente cristiano, sì, anche come apostolo, ma sta parlando come uomo cristiano e volta dopo volta si vede nel libro degli Atti che ogni credente, e non solo i predicatori, non solo gl’insegnanti, ma ogni cristiano deve il vangelo al mondo. Tu, cristiano, comprendi che ogni uomo egualmente ha bisogno del vangelo, tu comprendi che il vangelo è egualmente adatto per chiunque nel mondo intero, tu sai che Dio offre gratuitamente il vangelo e con urgenza comanda che ogni peccatore creda l’evangelo in modo da essere salvato dal peccato e  perciò, quando tu offri la salvezza a chiunque crede in Gesù, Dio lo utilizza per mantenere la sua rivendicazione sulla coscienza di ogni uomo e per raccogliere il suo popolo fuori dal mondo degli uomini in ribellione contro di lui. Tu, devi il vangelo al mondo.

Tu devi il vangelo al mondo. Paolo ha detto: “io sono debitore”. Qual’è la natura di questo senso d’indebitamento che Paolo sperimentava, questo senso di obbligazione? Voi sapete bene quanto me che il senso di avere un debito è una motivazione potente. Se hai un debito tu vuoi uscire da quel debito il più presto possibile. Ci muove a obbedienza, ci da un senso di responsabilità, di essere costretto a fare qualcosa. Ti senti obbligato, non puoi avere riposo finché il debito non sia pagato. Ho usato queste parole di proposito, perché Paolo le usa applicandole a se stesso. “L’amore di Cristo mi costringe”. “Guai a me se non predico l’evangelo” sono sotto compulsione di predicare l’evangelo. Questo è ciò che il senso di debito ti fa sentire, e Paolo dice: Io ho questo senso di debito, questa costrizione di offrire al mondo l’evangelo e di condividere il vangelo con quelli che sono perduti. Ma perché siamo debitori di portare l’evangelo al mondo, voi ed io? Per diversi motivi. Per la profonda compassione e interesse che Dio Padre ha per questo mondo perduto e peccatore. Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna. Noi siamo in debito di portare il vangelo al mondo anche per la profonda compassione e interesse che Dio il Figlio ha per questo mondo perduto e peccaminoso. In Giovanni 6 Gesù dice: “Io sono il pane della vita che darò per la vita del mondo”. Non curarsi dei perduti dunque è non curarsi del Figlio di Dio. Noi siamo in debito di portare il vangelo al mondo per il profondo interesse che lo Dio lo Spirito santo ha per questo mondo perduto e di peccato. La Bibbia c’insegna, in Giovanni 16 che lo Spirito santo è all’opera per convincere il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio e per condurlo alla fede. E lo Spirito santo è all’opera anche in questo momento in questo mondo a raccogliere frutto, a raccogliere gli eletti alla fede in Cristo.

E poi, siamo in debito di portare il vangelo al mondo a motivo del nostro personale debito con Cristo per averci salvati. Tu, devi, il vangelo, al mondo.

Il mondo qui è il genere umano universalmente in ribellione a Dio e perduto nel peccato. Nessuno sulla terra ne è escluso. Ognuno ha bisogno del vangelo. Tutti dovrebbero avere il vangelo. A ogni persona che vi ascolta deve essere detto, dal più grande al più piccolo, dal sofisticato Greco al crudo barbaro, dal brillante e scettico all’ignorante e sempliciotto, dal perspicace all’ottuso, dal ricco al povero, dal nero al bianco, rosso e giallo, di cultura o senza, vecchi e giovani, maschi e femmine, non sono esclusi gruppi, categorie, razze, tutti devono udire il vangelo del Signore Gesù Cristo perché è la loro sola speranza. Tu devi il vangelo al mondo.

Ed infine, tu, devi, il vangelo, al mondo. Non la costituzione più bella del mondo, non la carta dei diritti dell’uomo, per quanto possano avere il loro posto, tu devi il vangelo, al mondo. C’è un solo vangelo che salva. C’è una sola buona novella che può fare del bene, e questo è il vangelo di Dio, il vangelo che ha al suo cuore il Figlio di Dio incarnato, il vangelo di Dio rivelato nella Bibbia, e compiuto dal Signore Gesù Cristo. Gli ingredienti basilari di questo vangelo sono espressi nei primi quattro versi del primo capitolo del Libro di Romani. Il suo punto focale è sul Cristo crocifisso e risorto. La sua offerta è la potenza di Dio e la giustizia di Dio imputata in Cristo insieme al perdono dei peccati e l’adozione nella famiglia di Dio. Il vangelo è ricevuto solamente  per grazia per mezzo della fede in Cristo. Tu, ed io, dobbiamo, quel vangelo al mondo.

Avete questo senso d’indebitamento?

Preghiamo.

Padre, ti ringraziamo per Paolo che ci ha dette queste cose dalla sua vita ed esperienza personale, ti ringraziamo per ciò che possiamo da esse imparare, ti preghiamo di darci quel senso di costrizione, quel senso di essere in debito, che noi si possa avere questo intenso desiderio, non solo d’incoraggiarci l’un l’altro dentro la chiesa, ma d’uscire fuori dalla chiesa e raccogliere frutti da questo mondo perduto, Signore aiutaci ad avere quello stesso sentimento, quella stessa motivazione, che siamo in debito, e che perciò siamo pronti e desiderosi di condividere il vangelo a chiunque, ovunque, e in ogni tempo, poiché noi non ci vergogniamo del vangelo di Dio perché è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. Nel nome di Gesù Cristo, Amen.

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