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22. Romani 7:7-25

“L’Autoritratto del Cristiano”

di Joe Morecraft III

Romani 7: 7 Che diremo dunque? Che la legge è peccato? Cosí non sia; anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non mediante la legge; infatti io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire».

Il peccato invece, presa occasione da questo comandamento, ha prodotto in me ogni concupiscenza,

perché senza la legge, il peccato è morto. Ci fu un tempo in cui io vivevo senza la legge, ma essendo venuto il comandamento, il peccato prese vita ed io morii,

10 e trovai che proprio il comandamento, che è in funzione della vita, mi era motivo di morte.

11 Infatti il peccato, colta l’occasione per mezzo del comandamento, mi ingannò e mediante quello mi uccise.

12 Cosí, la legge è certamente santa, e il comandamento santo, giusto e buono.

13 Ciò che è buono è dunque diventato morte per me? Cosí non sia; anzi il peccato mi è diventato morte, affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento,

14 Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto come schiavo al peccato.

15 Giacché non capisco quel che faccio, perché non faccio quello che vorrei, ma faccio quello che odio.

16 Ora, se faccio ciò che non voglio, io riconosco che la legge è buona.

17 Quindi non sono piú io ad agire, ma è il peccato che abita in me.

18 Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo.

19 Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio.

20 Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono piú io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.

21 Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male.

22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore,

23 ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.

24 O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

25 Io rendo grazie a Dio per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore. Io stesso dunque con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

Ancora una volta giungiamo ad un passo molto pratico della bibbia che concerne come vivere la vita cristiana, e io conto sul fatto che vediate che in quest’intera sezione, cominciando dal capitolo 5 verso 20, attraverso il capitolo 6 e arrivando al capitolo 7 e infine all’8 c’è un argomento fittamente intessuto, deduzioni tratte dagli elementi fondamentali del capitolo 5 versi 20 e 21.

E qui c’è la relazione di questa sezione con capitolo 7 verso 7. Visto che la legge causa l’incremento delle trasgressioni, come abbiamo imparato nel capitolo 5 verso 20, e se noi siamo stati fatti morire alla legge in Cristo, capitolo 7 verso 4, e se siamo stati sciolti dalla legge, capitolo 7 verso 6, questa sezione comincia chiedendo:

“Che diremo dunque, che la legge è peccato?”

La legge è forse qualcosa che è così lontana da noi che non è necessario che le prestiamo più alcuna attenzione? Avete notato che in questo libro di Romani che tratta del vangelo della grazia sovrana e gratuita di Dio, Paolo continua a tornare indietro alla legge di Dio, ancora e ancora. Infatti si può capire molto di una persona considerando il suo atteggiamento nei confronti della legge di Dio. Di fatto, la legge di Dio è talmente importante per Dio, perché rivela la sua volontà e il suo carattere, che diede suo Figlio per onorare quella legge. Pertanto la corretta comprensione della relazione tra legge e vangelo accresce la grandezza e la gloria e la magnificenza del vangelo. Dirò di più, le persone non apprezzeranno il vangelo finché non avranno compreso la potenza e la malvagità e la cattiveria del peccato e questo non potrà mai avvenire senza una conoscenza della legge di Dio. Nel momento in cui una persona comprende la vera natura del peccato diventa turbata nella sua anima e cerca un salvatore. Il problema è, però, che quando le persone arrivano proprio a quel punto cercano di fare una di due cose: spesso cercano di trasformare il vangelo in una salvezza per legge: ‘sicuramente c’è qualcosa che io devo fare’, ‘sicuramente c’è qualcosa cui io devo contribuire’; o, dall’altro lato, molti trasformano il vangelo in salvezza dalla legge intesa come regola di vita, ‘ora che sono salvato per sola grazia la legge di Dio non è più per me’, questo è antinomismo. Ma questo passo ci mostra l’opposto. Questo passo ci aiuta a comprendere la perfezione, la continua autorità della legge di Dio, la magnificenza del vangelo e la malvagità e cattiveria del peccato ed espone queste cose in tre punti.

Fate dunque attenzione a questi tre punti nei versi da 7 a 13. Ci sono due sezioni, qui: da 7 a 13 e da 14 alla fine del capitolo. Nella sezione da 7 a 13  sono sviluppati tre punti. Primo, Il proposito originale della legge di Dio, perché Dio ha dato la legge in primo luogo e che non fu a Mosè ma fu all’indietro fino ad Adamo; in secondo luogo, qual’è la funzione della legge di Dio nella vita del peccatore non credente, ha la legge di Dio un ruolo da giocare nella vita della persona che non è mai stata nata di nuovo; e poi in terzo luogo vedremo una descrizione di modi in cui il non credente usa e abusa la legge di Dio. Vediamo dunque questi tre punti. Il proposito originale di Dio per la sua legge; la funzione della legge di Dio nella vita del non credente; e l’abuso e malo uso della legge di Dio da parte del peccatore non credente.

Prima di tutto: il proposito originale della legge di Dio. Serviva fin dal primissimo inizio della razza umana per custodire e promuovere e accrescere la vita. La legge di Dio non può dare la vita, solo Dio nel vangelo da vita, ma la legge di Dio fu data per custodire e promuovere e accrescere la vita. Lo vediamo in molti posti, fatemene leggere un paio. Andate a Levitico capitolo 18 e versi 4 e 5

Metterete in pratica i miei decreti e osserverete i miei statuti per conformarvi (vivere in accordo con) ad essi. Io sono l’Eterno, il vostro DIO. Osserverete i miei statuti e i miei decreti, mediante i quali, chiunque li metterà in pratica, vivrà. Io sono l’Eterno.

Qui vedete che lo scopo della legge di Dio era accrescere e abbellire e proteggere la vita pia. Romani 7.10 ci dice che quello scopo originale è ancora in vigore. Dice: e questo comandamento che è in funzione della vita, risultò essere motivo di morte per me. Ebbe l’effetto opposto, non perché ci fosse stato un cambiamento nella legge di Dio ma perché l’uomo era cambiato; ma nel principio lo scopo della legge di Dio era di accrescere, rafforzare, abbellire e proteggere la vita. E poi in I Timoteo capitolo 4 verso 8 leggiamo queste parole:

Perché l’esercizio corporale è utile a poca cosa, ma la pietà (la pietà include vivere secondo la legge di Dio) è utile ad ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura.

Pertanto, la legge di Dio osservata correttamente è di beneficio al cristiano in ogni sfaccettatura della sua vita, e il punto è che qualsiasi tipo di vita nuova degna di tale nome è impossibile senza Cristo e senza il vangelo: non si può ottenere vita dalla legge, la si può ricevere solamente dal vangelo. Questa nuova vita di gioia e di conoscenza di Dio non può essere acquisita mediante l’obbedienza alla legge di Dio; solo Cristo da vita. Però, il godimento e l’accrescimento delle vita è impossibile al di fuori della legge di Dio. Al di fuori della legge di Dio nella bibbia non c’è protezione, non c’è struttura dentro a cui e su cui costruire la vita, non ci sono produttività, ordine, amore, gioia, e libertà. Lo scopo della legge di Dio non è di confinare e ammortare, ma vitalizzare e liberare. Quando la legge di Dio è negletta tutto appassisce e muore e questo è vero non solo per individui ma è vero anche per nazioni e per istituzioni nazionali. Vita e pace non sono possibili per nazioni o istituzioni senza Cristo. Vita e pace stabili non sono possibili senza ubbidienza alla legge di Cristo. E queste sono dunque le implicazioni del fatto che la legge fu originariamente data per rafforzare e custodire e abbellire la vita.

Ma ora il secondo punto che viene fatto in questo passo: qual’è la funzione della legge di Dio nella bibbia nella vita del peccatore. È necessario che sappiamo queste cose, parecchie cose. Prima di tutto, come abbiamo visto in diverse occasioni, la legge di Dio identifica e definisce il peccato. Cos’ha detto Paolo lì sopra nel capitolo 7 verso 7?

Non avrei conosciuto il peccato se non mediante la legge, infatti io non avrei saputo cosa fosse la concupiscenza senza la legge di Dio.

Romani 3 dice che non si può essere giustificati dalla legge ma mediante la legge è data la conoscenza del peccato. E perciò la legge di Dio è una definizione dettagliata, scritta in modo chiaro di ciò che costituisce peccato. E questo ci salva da soggettivismo, relativismo arbitrario, ignoranza morale o perversione, noi non definiamo ciò ch’è giusto e ciò ch’è sbagliati nei termini della nostra opinione ma nei termini del criterio della parola di Dio. Noi non sappiamo cosa sia ‘peccato’ senza la legge.

Ma c’è una seconda cosa che abbiamo imparato in Romani ed è che la legge di Dio ci mostra che il desiderio è dannabile quanto l’azione. Oggi, sapete, nel cattolicesimo romano, la concupiscenza, cioè il desiderio, non è un peccato. Il peccato è l’effettivo portare a compimento quel desiderio nella vostra vita. E ciò giocò un ruolo anche in alcune parti del fariseismo, che la cosa più importante fosse la conformità esteriore alla legge di Dio; ma notate il comandamento che Paolo utilizza per mostrare come egli imparò a comprendere legge di Dio: non fu da non ruberai, non fu da non ucciderai, ma da non concupire. Quale parte del corpo si usa per concupire? Nessuna parte del corpo! È un desiderio del cuore e un desiderio dell’anima. E perciò, ciò che abbiamo imparato dal libro di Romani è che la legge di Dio condanna i desideri e gl’impulsi a peccare quanto l’effettivo comportamento e compimento di quel desiderio peccaminoso. E poi abbiamo imparato anche che la legge di Dio ci fa comprendere la piena forza della corruzione e dell’inganno del peccato. Quando, il non credente in particolare, mette propria vita al vaglio della legge di Dio o cerca d’obbedire la legge di Dio, allora scopre realmente quanto malvagio è. E più s’impegna a obbedire la legge di Dio più scopre quant’è corrotto  e quanto è ingannato dal proprio peccato. Parleremo di questo un po’ più avanti. Ma ora, notate, questa è una dichiarazione impressionante, guardate il verso 13:

Ciò che è buono è dunque diventato morte per me? Così non sia; anzi, è il peccato che mi è diventato morte, affinché appaia come peccato, causandomi la morte per mezzo di ciò ch’è buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento.

O su nel verso 7:

Che diremo dunque? Che la legge è peccato? Così non sia; anzi, io non avrei conosciuto il peccato, se non mediante la legge di Dio;

e dunque il punto è che qui c’è un uomo che è un fariseo, uno che dovrebbe essere un esperto della legge di Dio, era nel sinedrio, questo significa che doveva essere l’esperto degli esperti, e doveva essere estremamente morale da essere modello per la gente intorno a sé, eppure dice non avrebbe mai conosciuto la legge di Dio, verso 7, non aveva conosciuto la legge di Dio per la maggior parte della sua vita, un fariseo, un esperto della legge, che aveva studiato la legge, per tutto il tempo non aveva mai conosciuto la legge di Dio, ne era ignorante finché Dio non fece qualcosa di nuovo nella sua vita. Infatti osservate come descrive se stesso, per la maggior parte della sua vita, nei versi 8 e 9.

Il peccato invece, colta l’occasione, per mezzo di questo comandamento, ha prodotto in me ogni concupiscenza, perché senza legge il peccato è morto. Ci fu un tempo in cui io vivevo senza la legge, ma essendo venuto il comandamento, il peccato prese vita, ed io morii.

Notate le due frasi che descrivono la maggior parte della sua vita da non rigenerato. E questa è che il peccato era morto in lui e lui era vivo per quanto concerne la legge di Dio, senza nessun reale intendimento di essa, fintanto che non fu convinto di peccato da essa, finché non ne ebbe una reale comprensione, il peccare il lui era morto ed egli era vivo senza la legge. Ora queste sono frasi figurative e questo è ciò che vuole dire: dire che il peccato era morto significa che il peccato era dormiente, Satana aveva tutto sotto controllo, i suoi peccati non lo disturbavano, erano lì sotto la superficie, non creavano troppi problemi a questo fariseo, infatti al verso 9 dice ero vivo senza la legge, cioè mi sentivo soddisfatto di me stesso, convinto, sicuro di me, felice di me stesso, sentivo che non ci fosse niente di sbagliato in me, ero soddisfatto di me stesso, senza alcun senso di bisogno, senza grossi problemi, facevo tutto bene, come il fariseo, non il pubblicano. Era vivo. La coscienza non lo disturbava, pensava di obbedire la legge in modo adeguato, ed era auto-compiaciuto. Questa è la condizione in cui si trovano molti, se non tutti gli italiani di questo tempo. E questo è il motivo per cui hanno bisogno della predicazione della legge e del vangelo che li uccida e li vivifichi. Quando si tratta di evangelismo, la gente spesso fa un errore, ed è comprensibile, corrono troppo velocemente a Gesù, cominciano troppo presto a parlare alla gente della salvezza che si trova in Cristo, quando invece non la comprenderanno se prima non li confronteremo con l’autoritratto. Finché non abbiamo mostrato loro quali siano le loro vere sembianze agli occhi di Dio confrontando la loro particolare posizione con la legge di Dio. Ricordate ciò che dicemmo essere i due motivi del vero pentimento nella Confessione di Fede di Westminster? Non solo un’attingere alla misericordia di Cristo per tutti quelli che si pentono, ma il senso dell’odiosità e malvagità e pericolo della propria posizione di peccatori per aver vissuto in disobbedienza a Dio. Hanno bisogno di essere uccisi e spezzati dalla legge per poter apprezzare il loro bisogno per la vita data dal vangelo.

E poi abbiamo quella frase interessante al verso 9:

Ci fu un tempo in cui io vivevo senza la legge

Tutto sembrava andare bene,

ma essendo venuto il comandamento, il peccato prese vita ed io morii.   

Ci fu un momento nella vita di Paolo, prima che diventasse cristiano, nel quale fu bloccato dalla legge di Dio, il suo atteggiamento verso sé stesso e verso la legge di Dio cambiò, fu convinto dei propri peccati e della propria miseria e dice: quando entrò, la legge mi colpì come un fulmine, e io morii. Ora, noi usiamo figure retoriche come questa: “Quando mi sono reso conto di cosa mi stesse succedendo, mi era passato sopra un treno.” Paolo sta usando una simile figura retorica, qui.  Quando improvvisamente la legge entrò nella mia vita, morii. Ero felice di me stesso, ma ora, avendo compreso cosa la legge di Dio realmente significasse, per la prima volta nella mia vita mi sono reso conto delle mie debolezze e della mia impotenza e peccaminosità. Un tempo Paolo si vantava di essere irreprensibile, ed ora riconosce che tutto ciò che aveva realizzato nella propria vita è immondizia. Ora, non fu la nuda legge, la legge di Dio da sola che gli provocò questo. L’arrivo della legge che lo uccise e lo turbò e cominciò a convincerlo di peccato, e distrusse la sua convinzione di essere giusto in sé stesso e il suo auto-compiacimento, fu opera dello Spirito Santo di Dio con la legge di Dio. Perché la legge di Dio non ha da se stessa il potere di fare quelle cose. Innumerevoli persone possono leggere la legge di Dio e non averne nessun effetto; ma quando lo Spirito santo prende la legge di Dio e instilla quella legge dentro al tuo cuore, le cose accadono. In Giovanni 16:8 Gesù ha detto dello Spirito santo:

E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio.

Così, il ruolo dello Spirito santo, nella vita dei non cristiani, degli eletti non ancora cristiani, è di ucciderli; è di convincerli del loro peccato e della loro miseria, fare in modo che si vedano come Dio li vede. Ma comprendete, non è la legge da sola che convince di peccato. Lo Spirito santo prende la legge di Dio, quando un non cristiano la legge, e investiga il suo cuore, lo mette a nudo, forza il non credente a vedere che il proprio cuore è contaminato dal peccato, e lo spezza sopra la legge di Dio. Una volta che è spezzato e ucciso dal senso della propria peccaminosità, la legge, come pedagogo a quel punto, lo trascina a Cristo, affinché possa essere giustificato per fede. Un buon esempio di qualcuno che fu ucciso dalla legge di Dio fu re Davide quando confessa il peccato del proprio adulterio nel Salmo 51.

Così, la legge di Dio spezza una persona, lo Spirito santo la usa per questo, e il Vangelo la guarisce, nella potenza della legge nello spezzare e nella potenza del vangelo nel guarire, in entrambe la potenza è lo Spirito santo di Dio. Il vero, che sia legge o vangelo è inefficace nel vincere le persone a Cristo, senza l’opera dello Spirito santo. Fate attenzione, pertanto, a credere ad una salvezza ottenuta per sola educazione, informazione o conoscenza, il problema dell’uomo non è l’ignoranza dei fatti, o modi errati di pensare che necessitano correzione, il problema dell’uomo è il suo cuore malvagio che ha bisogno di essere cambiato e che solo lo Spirito santo può cambiare e pertanto, non c’è niente che la nostra povera nazione necessiti oggi di più che la predicazione della legge e del vangelo. Ha bisogno di essere scossa fuori dalla propria apatia, dalla convinzione di giustizia intrinseca, dalla falsa sicurezza mediante la predicazione della legge di Dio, deve essere edotta del proprio problema che non è in ultima analisi politico o economico o sociale, ma spirituale; deve essere snidata dalla propria fede in sé, nello stato e nell’umanesimo e portata a Cristo solamente per la salvezza, perché a meno che sia portata a Cristo per la salvezza questa povera nazione nostra sicuramente perirà. E quindi comprendete che nell’evangelismo, e io spero che diventiate più coinvolti in esso, non dovete avere fretta di parlare di Gesù alle persone, parlate loro della legge di Dio e pregare che Dio usi quella legge per spezzarli fino a che si prostrino davanti a Dio e riconoscano che la loro unica possibilità di salvezza è nel Signore Gesù.

Mentre Paolo ci dice che il nostro peccato  strumentalizza e usa male la legge di Dio, è molto attento a non implicare alcuna deficienza o imperfezione o lato oscuro della legge di Dio. Dice che la legge di Dio fa aumentare le trasgressioni, la legge di Dio aggrava il peccato e provoca un non-credente a voler peccare di più ed è molto preoccupato adesso di farci capire che non è a motivo di qualche biasimo nella legge di Dio, la legge di Dio è la sacra trascrizione del suo santo carattere e quindi dice lì, nel verso 12

Cosí, la legge è certamente santa, e il comandamento santo, giusto e buono. Ciò che è buono è dunque diventato morte per me? Cosí non sia; anzi il peccato mi è diventato morte, affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento, Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale.

La legge è santa, la legge è giusta, la legge è buona, la legge è spirituale, perciò non interpretate che ciò che Paolo sta dicendo sia che la legge fa aumentare il peccato perché c’è qualche deficienza nella legge di Dio; è santa, riflette la purezza trascendente e la maestà  e purezza di Dio onnipotente; è giusta, riflette il suo immutabile carattere di giustizia; è buona perché promuove il più alto benessere per l’uomo, è buona per tutti gli uomini; è mediante la legge di Dio che impariamo ciò ch’è meglio per noi, non c’è vita migliore per uomini e nazioni che quella vissuta per la legge di Dio; ed è spirituale. In questo caso, come nella maggioranza dei casi nel NT la parola spirituale dovrebbe avere la S maiuscola perché significa non una cosa attraverso cui la tua mano può passare, non spirituale in contrapposizione a materiale e fisico; denota ‘prodotta dallo Spirito’. E dire che la legge è prodotta dallo Spirito è dire che ha la propria scaturigine in Dio e perciò ogni cosa che la riguarda è perfetto, non c’è assolutamente niente nella Bibbia che dica che la legge di Dio mal rappresenti Dio o ci allontani da Dio; neppure quelle piccole leggi del VT che sono così sconcertanti per la cultura moderna: una di esse dice che se un giovane uomo, un ragazzo maggiorenne è un festaiolo, ingiuria i propri genitori, vive nell’incorreggibilità, deve essere consegnato alla polizia e a un tribunale, e se trovato colpevole deve essere giustiziato mediante lapidazione; vedete qualcosa di oscuro in questo? La maggior parte degl’Italiani direbbe di sì. Questa è una delle leggi nella bibbia che la maggior parte dei detrattori della teonomia criticano, ma la bibbia dice delle leggi di Dio che ciascuna di esse è santa, giusta , spirituale, e non c’è assolutamente deficienza alcuna, nessun lato oscuro in nessun aspetto della legge di Dio.

Ma ora notate che questo testo enfatizza come il peccatore malvagio strumentalizza e mal usa la legge di Dio. Possiamo vedere quanto sciagurato e  malvagio sia un peccatore senza Cristo quando pensiamo a come costui strumentalizza e cerca di manipolare qualcosa ch’è perfetto e santo e giusto, e buono, e beneficale come la legge di Dio. Lasciate che vi dica alcuni modi in cui la legge è abusata dai peccatori, ne menzionerò 8 o 9. La legge abusata dal peccatore desta in esso ribellione e volontà di auto-affermarsi, mette nella mente del peccatore idee che non c’erano prima: adulterio? Non dovrei commettere adulterio? Dev’essere un divertimento. Persuade un peccatore che niente gl’importa, eccetto le sue azioni, questo è il modo in cui il peccato perverte la legge di Dio, e che cose come desiderio e immaginazione non contano poi così tanto fintantoché egli sta facendo cose buone e si sta astenendo da quelle veramente cattive.

La legge, quando abusata dal peccatore lo fa sentire senza speranza nei confronti della sua situazione: ora che ha trasgredito la legge di Dio pensa che non serva a nulla provare ancora, tanto vale continuare a peccare; il peccato è un depressivo. Crea nel peccatore un antagonismo verso la legge di Dio, gli fa sentire che Dio è contro di lui: “Perché Dio mette alla mia vita tutte queste restrizioni e soffoca il mio stile di vita?” Dio è un  legislatore severo, ingiusto, dispotico, insensibile. La legge fa sì che il peccatore pensi che la legge è irragionevole, e che le sue richiesta siano impossibili da compiere. Ho realmente avuto persone che hanno visitato la nostra chiesa quando predicavo sul soggetto che mi hanno chiesto: che c’è di male con l’ubriachezza? Non è assurdo interessarsi di questa cosa? Quando è abusata dal peccatore la legge fa sì che il peccatore la odii. Inganna il peccatore riguardo a sé stesso. Fa che il peccatore stia bene con sé stesso, la legge è un’insulto nei suoi confronti, egli pensa che deve affermarsi, esiste per essere libero, e per esprimersi liberamente; sa  meglio di Dio di cos’abbia bisogno, ha impulsi naturali e pulsioni che deve soddisfare. Sono tutti buoni e costituiscono i suoi istinti e pertanto non devono essere repressi, egli deve dare pieno sfogo alla propria personalità.

La legge di Dio quando abusata fa sembrare attrattivo il peccato, la vita cristiana è fatta sembrare scialba, poco attraente; il mondo e i suoi luccichini sono fatti sembrare meravigliosi e allettanti. E la legge di Dio quando abusata scoraggia  e mette in ridicolo nel peccatore ogni pensiero riguardo alle conseguenze. Il peccato inganna riguardo ai risultati e alle conseguenze, assicura il peccatore che non gli accadrà nulla di spiacevole se pecca. Il peccato parlerà di qualsiasi cosa in modo da far sì che il peccatore chiuda i suoi occhi sulle conseguenze della proprie azioni.

E, la legge abusata dal peccatore inganna il peccatore riguardo al significato della morte di Cristo. Parla di amore, e di meriti, e di perdono, ma non dell’ira di Dio, dello stornare la sua ira, della propiziazione, della punizione del peccato, della giustizia e della necessità di pentimento.

A questo punto dovrebbe essere ovvio come la legge abbia ucciso Paolo. Non solo lo ha convinto di peccato, ha agitato tutti questi impulsi peccaminosi in questo fariseo che prima di allora pensava di essere al di sopra di tutte queste cose e lo ingannò. Cercare di salvare voi stessi, come Paolo fece quand’era un fariseo, cercare di salvare voi stessi osservando la legge è come cercare di spazzare tutta la polvere da un pavimento di terra battuta, riesce solo a produrre più polvere. E così, ci sono delle importanti conclusioni che delineiamo da questo testo.  Primo, la nostra salute spirituale non deve mai essere giudicata nei termini delle nostra azioni esteriori ma anche nei termini delle nostre reazioni alla luce della santità di Dio e della sua legge. La misura della nostra peccaminosità è la misura della nostra resistenza alla santità di Dio, i Dieci Comandamenti, il Sermone sul Monte, l’umanità del Signore Gesù Cristo; l’uomo non è la misura dell’uomo. Non paragonate voi stessi con qualcun altro e dite: beh, gloria a Dio non sono così pervertito, gloria a Dio non ho mai commesso adulterio, non ho mai avuto un aborto;  e dunque ci paragoniamo a queste persone che consideriamo peggiori di noi e ci diamo delle pacche sulle spalle e questo è sempre mortale; misurate voi stessi col carattere di Dio e con la sua legge e col Signore Gesù Cristo.

La seconda conclusione è che non c’è fraintendimento più grande della legge di Dio e dell’etica cristiana che quello di pensare che l’obbligo implichi capacità. Lo dico di nuovo: non c’è fraintendimento della legge di Dio e dell’etica cristiana più completo che il pensare che l’obbligo implichi capacità. Dio mi ha obbligato ad obbedire tutte queste leggi perciò devo avere la capacità d’obbedirle, perché Dio non mi obbligherebbe a fare qualcosa ch’io non abbia la capacità di fare. Questo è il modo in cui la maggior parte delle persone pensano. Provatelo con la vostra banca, dove avete dei debiti. Andate dal direttore e ditegli, ho un debito di 1 milione di euro, sono bancarotta e perciò non ho la capacità di pagare. Pensate che funzionerebbe? No. Un tempo ne avete avuto le capacità, e questo è quando eravate in Adamo. E il fatto che in Adamo l’abbiamo persa è qualcosa per cui voi ed io siamo condannati. Noi abbiamo avuto la capacità di pagare un tempo; perciò comprendete che, poiché Dio vi obbliga a fare qualcosa  non significa che abbiate in e da voi stessi la capacità di farlo, ma dovete farlo in quanto cristiani e la capacità proviene dalla potenza dello Spirito santo che vive in voi. Avete presente quella grande preghiera di Agostino: “Signore, da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi.” Signore, se tu dai il potere di obbedirti, comandami qualsiasi cosa e io lo farò! Perché in me e da me non ne ho la forza.

E poi la terza conclusione è che il primo segno della vita spirituale o l’inizio della vita spirituale è sentire che sei spiritualmente morto e che hai disperato bisogno di Cristo. Sei morto nei tuoi peccati, sei loro chiavo, più cerchi di raddrizzare la tua vita è più vuoi peccare e ti rendi conto di avere un disperato bisogno di Gesù Cristo. Gesù Cristo salva dall’aggravamento nel peccare, causato dall’abuso della sua legge, Egli perdona quelli che abusano la sua legge, e li libera dall’infinito circolo vizioso del peccare, per la forza dello Spirito Santo. Questi sono dunque i punti di 7 a 13.

Veniamo adesso alla seconda metà del nostro testo, che è l’autoritratto del cristiano. Parla della lotta interiore e la vittoria in quella lotta, che solo veri cristiani sperimentano. Ci sono due comprensioni popolari di questo testo che inizia col verso 14 e va fino al 25. L’opinione di maggioranza è probabilmente che Paolo stia parlando di persone non rigenerate. Che Paolo stia parlando di un’esperienza di persone che non sono veri cristiani, che sperimentano persone che non sono mai nate di nuovo. L’opinione di minoranza, e credo quella corretta è che Paolo stia descrivendo un’esperienza che solo i credenti possono provare, e che solo persone rigenerate, nate di nuovo sperimentano. Perché dico questo? Non credo stia parlando di una persona non rigenerata, lo stava facendo nei versi precedenti, da 7 a 13. Ma ora volta pagina e parla della sua esperienza come cristiano. E dunque questa è una figura, l’autoritratto di ogni cristiano. Lasciate che vi dia tre ragioni per cui credo in questo modo. Prima di tutto, questo capitolo continua l’enfasi che ha sviluppato lungo tutto il capitolo 6 cominciando dal capitolo 5 versi 20 e 21 e questa è che il credente è stato salvato dalla colpa e dal potere e dalla tirannia e dal dominio del peccato nel Signore Gesù Cristo. Questo non significa che è perfetto, ma significa  di certo che non è più uno schiavo del peccato. Secondo, e per questa è la più ovvia, c’è questo drammatico cambiamento di tempo dei verbi. Nei versi da 7 a 13 il tempo che è usato continuamente è il passato: io morii, mi uccise quando giunse il comandamento, tutti quei verbi che compaiono nel versi da 7 a 13 fanno riferimento a qualcosa che avvenne nel passato di Paolo, ed ora, cominciando col verso 14 abbiamo un ovvio utilizzo del tempo presente.

Verso 14: Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono carnale,

Verso 15 Giacché non capisco quel che faccio, perché non faccio quello che vorrei.

Verso 16 Ora, se faccio ciò che non voglio, io riconosco che la legge è buona.

E così fino alla fine, lungo tutti questi versi abbiamo il tempo presente, sta descrivendo la sua presente condizione di cristiano malgrado sia un apostolo. E dunque la conclusione è che questa descrizione è vera solamente di persone rigenerate e questa che Paolo fa è un’affermazione poderosa. E il terzo punto, il primo è che è coerente col fluire dell’argomento, Romani 6 e 7, secondo questo drammatico cambio di tempo dal passato al presente, e terzo, ci sono affermazioni che Paolo fa nei versi da 13 a 25 che solo un credente nato di nuovo può fare. Diamo una veloce occhiata ad alcune di queste affermazioni che rivelano, primo, il come si pone nei confronti del peccato, dice del peccato cose che solo un credente dirà; secondo, quel che dice della sua lotta col peccato, descrive un combattimento che solo cristiani possono sperimentare, terzo come si pone nei confronti della legge di Dio, dice cose della legge di Dio che nessun non credente direbbe mai. E quarto, i suoi commenti riguardo alla propria volontà, ciò che desidera nella vita, ed infine vediamo come si pone nei confronti di Cristo che è tale che solo un credente può avere. E dunque ora osserviamoli meglio uno per uno.

Prima di tutto notate come si pone riguardo al peccato. Nel verso 14, e questo è un verso che confonde le persone e le porta a pensare che Paolo stia parlando del suo stato non rigenerato, “Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono carnale,” sta parlando della sua condizione presente, non lo si può aggirare, “io sono carnale, venduto come schiavo al peccato”, Ora, farete la domanda, com’è possibile che un cristiano dica una cosa come questa? Ma se è morto alla carne, è sotto il dominio della grazia, non è più sotto il dominio del peccato e della morte, come può un vero credente nato di nuovo dire:

io sono carnale, venduto come schiavo al peccato?

Riflettiamo su questa parole, ciò che dice letteralmente è io sono di carne e questo è dire qualcosa di diverso da “io sono nella carne” o “la mia mente è collocata nella carne” o “sono uno schiavo della mia carne” e per ‘carne’ non intende i suoi desideri fisici o la sua depravazione totale che è caratteristica di chi non è nato di nuovo, sta dicendo: ci sono rimasugli di peccato e di ribellione ancora in me malgrado sia stato liberato dalla tirannia del peccato; questo è ciò che è andato dicendo in Romani 6 e 7: non sono più sotto la tirannia del peccato, ma ci sono ancora sacche di resistenza, ci sono ancora residui di peccato che sono rimasti on me, non sono più nel peccato ma il peccato è in me. La carne non è più quella cosa che mi descrive totalmente, totalmente depravato in ribellione contro Dio, ma ci sono rimasugli di quella vecchia carne e di quella vecchia vita che mi ha dominato prima che diventassi cristiano con cui devo ancora fare i conti nella mia vita oggi. Quindi Paolo sta dicendo che anche da persona rigenerata, libera dal dominio del peccato, è ancora ben lontano dalla perfezione se paragonato alla legge spirituale di Dio. Ma poi c’è quella frase:

Venduto come schiavo al peccato.

Questa è un’espressione molto forte che ha un timbro simile ad un’espressione in 1 Re. Voglio dunque che andiate a 1 Re cosicché possiamo mettere a confronto qualcosa che sembra simile ma che è molto dissimile e che può aiutarci a capire. In 1 Re capitolo 21 verso 20:

Achab disse ad Elia: “Mi hai dunque trovato, o mio nemico?”. Elia rispose: “Sì, ti ho trovato perché ti sei venduto per fare ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno”.

Qui abbiamo il profeta che condanna Achab perché ha venduto sé stesso al servizio del male. Ha venduto sé stesso per fare ciò ch’è male agli occhi del Signore. Ora torniamo all’ espressione che stiamo trattando, che è: “ma io sono carnale, venduto come schiavo al peccato”. Così a prima vista notate qualcosa ch’è grammaticalmente differente? La situazione di Achab è descritta come qualcosa che egli ha fatto a sé stesso, ti sei venduto al peccato. Ed ora Paolo si rincresce del fatto che è stato venduto come schiavo al peccato. Vendere sé stessi al peccato è una cosa totalmente diversa dall’essere venduti al potere del peccato. Queste due espressioni rappresentano due condizioni umane interamente differenti. Una persona che abbandona sé stesso al peccato e un’altra che biasima e rimprovera sé stesso per i peccati che commette e dai quali solo la grazia può liberarlo. Questa espressione rivela il profondo rincrescimento di Paolo che la sua vita non sia interamente spirituale, è imperfetta, il peccato un tempo vi regnava, ma ora, in quanto rigenerato esso ancora abita nelle sue membra. Vedete dunque che un non credente non si rincrescerebbe mai di essere stato venduto al peccato. Non l’ha fatto da sé, Paolo sta ancora trattando con questo fatto: non sono perfetto, ci sono ancora in me larghe sacche di ribellione, ma grazie siano rese a Dio non sono più sotto la tirannia del peccato. E dunque questa è la prima cosa: come si pone nei confronti del peccato, un non credente non direbbe mai queste cose del peccato, non mostrerebbe mai alcun rincrescimento per queste cose.

Ma poi abbiamo il suo combattimento contro il peccato: Le cose che vorrei fare non le faccio, quelle che non vorrei fare, le faccio, le cose che faccio non sono quelle che veramente vorrei fare e parla di questo combattimento. Ebbene, in Galati, capitolo 5 versi 16 e 17 ritorna su questa questione del suo combattimento dentro al suo cuore, ma la descrive come la carne e lo spirito. Ora, non interpretate nessuna di queste raffigurazioni del suo combattimento come neoplatoniche, vale a dire che il corpo fisico e lo spirito dell’uomo siano in conflitto l’uno con l’altro e voi dovete sopprimere gli appetiti corporali, gl’impulsi e i desideri e applicarvi esclusivamente allo spirituale, il contemplativo e il celeste. Fu proprio quest’atteggiamento che diede vita al movimento monastico del tardo Medio evo e che ha dato vita al movimento pietista dopo la Riforma. In nessuna parte la Bibbia inserisce un cuneo tra il corpo e l’anima come se il corpo fosse qualcosa di inferiore all’anima, come se il corpo fosse abbietto e sporco e l’anima qualcosa di spirituale e pertanto noi rigettiamo il corpo e rigettiamo i vari impulsi del corpo e ci applichiamo solo alle cose spirituali, non  a quelle fisiche, mondane: La Bibbia non da questo tipo di dicotomia da nessuna parte. La questione in Galati è tra la carne e lo Spirito S maiuscola, tornate a leggerlo qualche volta, la carne, cioè i rimasugli di quella vecchia vita che ancora sono aggrappati a noi e lo Spirito santo che ha introdotto una novità di vita nel nostro cuore. Ora, qui Paolo, in Romani 7: 22, 23 descrive il conflitto non nei termini della carne e lo spirito con la s maiuscola, ma nei termini di due principi e potenze antitetici che sono all’opera in lui. Come cristiano sono i dettami di Dio che egli ama e che preferisce compiere, ed è determinato di fare, ma trova in sé anche i dettami del peccato ancora rimasto e deve sempre combattere contro di essi. Sta dicendo. Non sono perfetto, sono un uomo nuovo, il vecchio io è stato crocefisso, cammino in novità di vita a motivo della mia unione con Cristo, ma non sarò perfetto finché non morirò e resusciterò di nuovo alla fine della storia e nel frattempo c’è questa lotta che infuria dentro di me tra i dettami di Dio e i dettami del peccato rimasto. Quello che ciò significa allora è che questo combattimento è sperimentato solo da coloro i quali sono rigenerati. Una persona non credente non ha nella propria esperienza assolutamente nessuna esperienza di questo tipo di combattimento. Perché? Perché è tutta carne. Lo Spirito santo non c’è. Non c’è novità di vita. Non c’è niente il lui/lei che possa resistere. Carne. Do pieno sfogo alle espressioni della carne. E non c’è nessuna lotta interiore nel non credente come questa lotta che il cristiano sperimenta tra la carne e lo Spirito, S maiuscola, tra i comandi di Dio e i comandi del peccato. Osserviamo un paio di versetti, qui, perché anche questi hanno fuorviato qualcuno perché li ha male interpretati.

Verso 17 “Quindi non sono piú io ad agire, ma è il peccato che abita in me.”

Verso 20 “Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono piú io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.”

Ora, alcune persone usano questi versi per evadere la responsabilità per il peccato nella vita cristiana, e dicono, ebbene, Paolo dice: non biasimate me! Non sono io a peccare, è questo vecchio peccato in me, io non voglio che il peccato sia lì, non mi sento in colpa per queste cose, queste sono cose che sono semplicemente parte della vita, non posso farci niente. Ebbene, non c’è qui nessuna evasione, voglio dire, contraddirebbe tutto ciò che è andato dicendo fin qui nel libro di Romani, ma il verso che refuta questo modo di vedere  una volta per tutte è il 25

Io rendo grazie a Dio per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore. Io stesso dunque con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

Pertanto, Paolo qui dice chiaramente: io sono quello che sta facendo entrambi. Io sono quello che fa cose buone e sceglie cose buone a motivo di ciò che Dio ha fatto di me, e io sono quello che pecca; io pecco perché c’è peccato nella mia vita, ma io ho il potere di resistere quel peccato se lo voglio, io ho il potere di dirgli di no, non sono più sotto il peccato e la morte, sono nel regno della grazia  e delle risorse della grazia; perciò, quando pecco sono da biasimare malgrado sia cristiano.

Ora, i versi 22 e 23 sono versi difficili.

22 Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore,

23 ma vedo un’altra legge (o potenza o principio) nelle mie membra, che combatte contro la legge (i principi che governano) della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Oh, miserabile uomo che sono.

E la gente dice: com’è possibile che un cristiano possa dire cose come queste? Io le ho dette molte volte nella mia vita. E un cristiano che comprenda la parola di Dio e che sia sensibile della propria situazione davanti a Dio dirà queste cose molte volte. Paolo non ci sta dando una descrizione della composizione del corpo umano e cioè amore di Dio nel tuo cuore e peccato nel tuo braccio e le varie altre membra del tuo corpo; questa è una figura retorica, e ciò che sta dicendo qui è: c’è una legge differente in me, nelle membra del mio corpo, in me, che guerreggia contro la legge che governa la mia mente, e qual’è il principio che governa la mia mente? Verso 22: “Io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore” nella mia personalità intima, nell’io in nuce, nel cuore del mio essere. Quella frustrazione, di dover fare i conti con questo principio in me, che resiste i tentativi che faccio di mettere ad effetto nel mio comportamento questa legge che governa la mia mente, mi fa sentire come un prigioniero del principio del peccato che è nelle mie membra. Ora, queste sono parole di frustrazione. Ciò che sta dicendo è: Bramo di essere liberato da questo combattimento. Bramo essere liberato dalla presenza del peccato nella mia vita, oh miserabile uomo che sono! Ogni cristiano, che sia onesto con se stesso ha detto e dice queste parole. Così, il punto è che uno che voglia fare bene perché è una nuova creatura è anche uno che ha in sé due potenze antitetiche che si mostrano nel suo comportamento. La prima potenza è la potenza della parola di Dio e la seconda è il potere del peccato che è ancora lì trincerato a resistere tutti i suoi sforzi di fare bene. Così vediamo che la sua lotta col peccato e contro il peccato è qualcosa che solo il cristiano può sperimentare. La stai sperimentando? O il peccato non di da nemmeno fastidio? Puoi cadere in qualsiasi tentazione che incroci per la tua strada e poi dormire la notte come un bambino? O senti colpa. Sperimenti mai questa frustrazione: misero uomo che sono, sono cristiano, non sono sotto la tirannia del peccato ma sono misero perché io ho meno scuse per peccare di quante ne abbia un pervertito non credente, perché io vivo sotto il regno della grazia i miei peccati sono peggiori dei suoi, non ci sono scusanti per nessuno dei miei peccati, ed ho dentro di me questa guerra di cui sono disgustato e anelo ad esserne liberato. Solo un cristiano sa qualcosa di questo combattimento.

E poi come si pone nei confronti della legge di Dio rivela che questa persona è un vero cristiano. Notate cosa dice nel verso 16 “Ora, se faccio ciò che non voglio, io concordo con la legge di Dio e riconosco che è buona.” Io non sono contro la legge di Dio, io concordo con essa. Verso 22: Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore. Il non credente odia la legge di Dio non può e non vuole obbedire la legge di Dio, infatti, non c’è nulla che possa fare per piacere a Dio. Ma qui, questa persona si diletta nella legge di Dio al centro del suo essere. Verso 25 Io rendo grazie a Dio per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore. Io stesso dunque con la mente servo la legge di Dio, non lo sto facendo perfettamente, sto ancora avendo problemi coi rimasugli della carne, ma sto servendo la legge di Dio. Solo un cristiano può dire una cosa come questa! E poi notate cosa dice della sua propria volontà. Ora, non so perché qualcuno traduca questa parola con ‘desidero’ perché la parola greca significa volere,  e anche amare, conoscere, desiderare, determinare, volere. Nel verso 16, notate cosa di dice della propria volontà, di cosa desidera, ama, sa, di cosa vuole: Dice nel verso 15

Giacché non capisco (o non amo quel che faccio) perché non faccio quello che vorrei, ma faccio quello che odio,

vedete come stia usando parole molto forti, io odio fare queste cose, quando pecco, io non amo il peccato.

Vs. 16 Ora, se faccio ciò che non voglio, o non desidero, o non amo, o non voglio  fare, perché la mia volontà è di fare bene e di essere buono, il non credente non ha questo: non c’è nessuno che faccia il bene, nessuno che cerchi Dio tra i non credenti, ma qui questa persona dice vorrei fare il bene, se faccio ciò che non voglio io concordo con la legge riconosco che la legge è buona.

Quindi non sono piú io ad agire, ma è il peccato che abita in me. “Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà (il desiderio, l’amore) di fare il bene, ma il fare non è sempre là, ciò che voglio e che amo, non sempre lo faccio. Perché il bene che voglio e che amo non sempre faccio, è ho aggiunto ‘sempre’ non per inserire nel testo qualcosa che non c’è, ma perché questo è il pensiero, perché l’insegnamento generale di questo testo è  che essendo in Cristo non siamo più sotto la tirannia del peccato, siamo sotto le risorse della grazia; non siamo perfetti e pertanto abbiamo dei combattimenti.

Poiché ben si trova nella mia carne la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo. Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, che non tollero, che non amo quello faccio. Infatti le cose che faccio quando pecco sono cose che odio fare, Ma, se faccio ciò che non voglio, non sono piú io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.

Io scopro dunque questo principio: che volendo fare il bene, perché mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore, vedo però una potenza diversa nelle membra del mio corpo, che combatte contro la legge della mia mente, e che mi fa prigione della legge del peccato che è presente nelle mie membra.

Così vedete qui che Paolo sperimenta questo combattimento perché ama fare il bene, ha questa determinazione di fare bene, vuole fare bene, ma non è perfetto in questa vita, e perciò, molte volte si ritrova a fare proprio quelle cose che odia fare. Ora, solo il cristiano sa qualcosa di quel tipo di volontà, determinazione e desiderio interiore.

E poi l’ultima ragione per cui sappiamo che Paolo sta descrivendo l’esperienza cristiana è a motivo di come si pone nei confronti di Cristo. Versi 24 e 25

O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte?

Questo corpo che è ancora sotto l’influenza del peccato, non è più sotto il controllo del peccato, ma è ancora sotto l’influenza del peccato, non c’è niente di male col mio corpo come tale, ma sperimento lo stesso gli effetti della morte du di me. Chi mi libererà! Potete percepire la sua frustrazione e il suo desiderio di essere liberato. Chi mi libererà da questo corpo di peccato?

Io rendo grazie a Dio” questa non è una espressione di disperazione, è una nota di trionfo 

Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore.

Gesù  sarà il mio liberatore, ed Egli mi libererà da questo corpo di morte. Come? Questo corpo, che esegue impulsi del peccato, come mi libererà Gesù, da questo corpo di morte? Mediante la resurrezione! Questo è il punto, qui. Questa è una grande nota di trionfo. “Io rendo grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo”, così, da un lato io stesso con la mia mente servo la legge di Dio, egli sta vivendo la vita cristiana, non interpretate come se avesse un atteggiamento di sconfitta da parte sua, non è che è sempre sconfitto, non è che cede sempre alle cose che odia fare, sta servendo Dio! Si diletta nella legge di Dio, concorda con la legge di Dio, ma non lo fa perfettamente perché ha ancora i rimasugli di questa vecchia vita, la legge del peccato ancora in lui, che ancora resiste il suo desiderio di servire il Dio vivente.

Così, questa persona, descritta in Romani 7, odia il peccato, vuole fare ciò ch’è bene, nell’uomo interiore si diletta nella legge di Dio, si rammarica profondamente dei propri peccati, e ringrazia Dio per la sua liberazione in Cristo. Come sarebbe possibile che tale persona sia nient’altro che una persona rigenerata dalla potenza dello Spirito santo. Per interpretare questo passo diversamente dovremmo ridefinire e indebolire il nostro concetto di depravazione totale, o indebolire il nostro concetto della legge di Dio, o cercare di sostenere il perfezionismo, cioè che possiamo in questa vita vivere al di sopra del peccato. E dunque qual’è il punto fatto ora in Romani 7? Lasciate che vi dia queste applicazioni. Qual’è il punto che viene fatto? Ci sono due sezioni, da 7 a 13, e poi 14 a 25; cosa insegnano queste due sezioni. Da 7 a 13, la legge di Dio non può fare di una persona cattiva una persona buona. E il punto, della sezione 14-25 è, la legge non può neppure fare di un uomo buono un uomo migliore. La legge di Dio in sé stessa non ha potere di giustificare né di santificare. La legge di Dio non vi può salvare, e la legge di Dio non vi può migliorare. Non può rafforzare le decisioni, né la forza della moralità, né alcuna delle risorse che risiedano nell’uomo lo possono fare, ma lo Spirito santo può. La legge di Dio non può dare l’avvio alla santità di vita nel non rigenerato, né può perfezionare o promuove la santità nel rigenerato. Solo lo Spirito di Cristo può. Non dobbiamo cercare liberazione dal potere del peccato nella legge, benché i cristiani siano chiamati ad obbedirla. Dobbiamo cercare e trovale liberazione solamente nella grazia per mezzo di Gesù Cristo, che dà liberazione totale dal peccato. Come siamo andati una prima volta a Cristo per essere giustificati, ricevere il perdono dei nostri peccati ed essere dichiarati giusti da Dio una volta per sempre, ora voi ed io in quanto cristiani, dobbiamo costantemente tornare a Cristo ogni giorno per essere santificati. E questo è essere resi giusti ogni giorno di più.

1 Corinzi 1: 30, 31 dice: Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesú, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, affinché, come sta scritto: «Chi si gloria, si glori nel Signore» E come dice Colossesi 2:6 Come dunque avete ricevuto Cristo Gesú, il Signore, cosí camminate in lui.

Questo passo che abbiamo considerato oggi, definisce il cristiano, ora esamina te stesso: quel che Paolo di di sé come cristiano è vero anche di te? Non è che non sei cristiano. Cosa dice Paolo di sé stesso? Il cristiano è una persona che guarda solamente a Cristo per essere salvato dai peccati, il cristiano è una persona che si diletta nella legge di Dio come guida per la sua nuova vita in Cristo. Il cristiano è una persona che odia il peccato e brama esserne liberato; il cristiano è una persona che conosce il combattimento interiore contro gl’impulsi del peccato e costantemente li resiste. Che il non rigenerato non conosca l’intensità di questo combattimento e del dolore per il peccato, che chiunque voglia salvare la propria anima si decide a combattere, non lo si può evadere. Il cristiano è una persona che sta sempre invocando la liberazione, e gioendo nel suo liberatore Gesù Cristo. Il cristiano è uno che anticipa la piena liberazione da tutti gli effetti del peccato nella propria vita quando Dio lo resusciterà dai morti.

Preghiamo

Che meraviglioso vangelo abbiamo, o Signore, che meravigliosa legge abbiamo nella tua parola. Aiutaci ad amare ed apprezzare la tua legge e aiutaci ad amare ed apprezzare il tuo vangelo, e benedicici Padre in tutti i nostri tentativi di testimoniare e di portare a Cristo altre persone, per dire loro i requisiti della legge affinché possano spezzarsi, e l’offerta del vangelo affinché siano guariti. Nel nome di Gesù. Amen.

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