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21. Romani 7: 1-6 “Morti alla Legge”

di Joe Morecraft III

Oggi, per comprendere Romani 7, i primi sei versi, dobbiamo tornare indietro a Romani 5 e cominciare lì. Questa è un’argomentazione e una discussione così ragionata che dovrete porre attenzione ad ogni verso del capitolo 6 e specialmente nella prima parte del capitolo 7 alla luce dell’esposizione che ha avuto inizio al verso 21 del capitolo 5. Leggeremo pertanto il capitolo 5 dal verso 21 al capitolo 7 verso 6.

20 Or la legge intervenne affinché la trasgressione abbondasse; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata,

21 affinché come il peccato ha regnato nella morte, cosí anche la grazia regni per la giustizia a vita eterna per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore.

6.1 Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato, affinché abbondi la grazia?

Niente affatto! Noi che siamo morti al peccato, come vivremo ancora in esso?

Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesú Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte?

Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, cosí anche noi similmente camminiamo in novità di vita.

Poiché, se siamo stati uniti a Cristo per una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione,

sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo piú al peccato.

Infatti colui che è morto è libero dal peccato.

Ora se siamo morti con Cristo, noi crediamo pure che vivremo con lui,

sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore piú; la morte non ha piú alcun potere su di lui.

10 Perché, in quanto egli è morto, è morto al peccato una volta per sempre; ma in quanto egli vive, vive a Dio.

11 Cosí anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesú Cristo, nostro Signore.

12 Non regni quindi il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze.

13 Non prestate le vostre membra al peccato come strumenti d’iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia.

14 Infatti il peccato non avrà piú potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.

15 Che dunque? Peccheremo noi, perché non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Cosí non sia.

16 Non sapete voi che a chiunque vi offrite come servi per ubbidirgli, siete servi di colui al quale ubbidite, o del peccato per la morte, o dell’ubbidienza per la giustizia?

17 Ora sia ringraziato Dio, perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso.

18 E, essendo stati liberati dal peccato, siete stati fatti servi della giustizia.

19 Io parlo in termini umani per la debolezza della vostra carne. Perché, come un tempo prestaste le vostre membra per essere serve dell’impurità e dell’iniquità per commettere l’iniquità, così ora prestate le vostre membra per essere serve della giustizia, per la santificazione.

20 Perché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi in rapporto alla giustizia.

21 Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte.

22 Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna.

23 Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesú, nostro Signore.

7.1  Ignorate, fratelli (perché parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull’uomo per tutto il tempo che egli vive?

Infatti una donna sposata è per legge legata al marito finché egli vive, ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge del marito.

Perciò, se mentre vive il marito ella diventa moglie di un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma quando il marito muore, ella è liberata da quella legge, per cui non è considerata adultera se diventa moglie di un altro uomo.

Così dunque, fratelli miei, anche voi siate stati messi a morte (NR 1994) quanto alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio.

Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge operavano nelle nostre membra, portando frutti per la morte,

ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di spirito e non il vecchio sistema della lettera.

Se non siete stati presenti a nessuno dei nostri messaggi su Romani 6 permettetemi d’incoraggiarvi d’ ascoltare quei sermoni. Credo che Romani 6 e 7 siano due dei capitoli più importanti della bibbia per comprendere come vivere la vita cristiana con successo, nel come avere vittoria sul peccato e come essere più coerenti e continui nell’obbedire la parola di Dio. Ora, il punto in cui cominceremo oggi è 6: 17 dove abbiamo terminato l’ultima volta. Nei versi 17 e 18 abbiamo una spiegazione della trasformazione più profonda che un essere umano possa mai sperimentare mediante la fede.

Verso 17: “Ora sia ringraziato Dio, perché eravate servi del peccato, ma avete ubbidito di cuore a quel modello di dottrina che vi è stato trasmesso. E, essendo stati liberati dal peccato, siete stati fatti servi della giustizia.” Che cos’ è questa trasformazione? Ebbene, prima che foste cristiani eravate servi del peccato, dovevate fare ciò che il peccato vi diceva di fare, non potevate resistergli con successo, ma è sopraggiunto un tempo nella vostra vita nel quale Dio ha fatto qualcosa nel vostro cuore, e questo è che vi ha fatti obbedienti alla sua parola dal cuore, letteralmente: versandovi dentro a quello stampo, quel modello di dottrina che vi è stato trasmesso (o a cui siete stati affidati), versandovi dentro a quella forma d’insegnamento. Così, Dio ha usato la sua parola per liquefarvi e vi ha versati dentro quella forma dando alla vostra vita una nuova configurazione.

E i due grandi effetti di quella trasformazione sono elencati nel verso 18: siete stati liberati dal peccato e siete stati fatti servi della giustizia. Vi ricordate che abbiamo detto che, essere stati liberati dal peccato non significa che ora siamo senza peccato, non significa che siamo esenti da tentazioni o da desideri peccaminosi, ma che siamo liberati dal dominio, dalla servitù, dalla tirannia del peccato, non siamo più i suoi schiavi; e dall’altro lato della medaglia, siamo servi della giustizia. Questi sono dunque i due effetti, una volta che siamo trasformati da Dio stesso mediante la sua parola, non siamo più sotto la tirannia del peccato e siamo schiavi della giustizia. Giustizia significa conformità alla legge di Dio dal di dentro come pure all’esterno a motivo del nostro amore per il Signore Gesù Cristo. Era impossibile per noi essere giusti prima di essere convertiti, a motivo di questa trasformazione – rigenerazione – ci sono diverse parole nella bibbia per questo cambiamento; ma come risultato di questa rigenerazione ora, per la prima volta nella nostra vita, amiamo essere giusti, volete essere giusti più di qualsiasi altra cosa al mondo; volete piacere a Dio, volete obbedire la sua parola; e, essere servi della giustizia non significa che semplicemente ammirate la giustizia o vorreste essere giusti, apprezzate, encomiate, elogiate la giustizia, ma  significa che ora, in quanto cristiani voi siete sotto il controllo e l’ascendente, e il potente controllo della giustizia, cosicché la connotazione più evidente della vostra vita è la giustizia. Siete ancora peccatori, voi ed io saremo peccatori fino al giorno della morte, ma non siamo più totalmente depravati con ogni aspetto del nostro essere corrotto dal peccato; noi abbiamo un cuore nuovo, siamo nuove creature in Cristo, le cose vecchie son passate, il nuovo è presente, e siamo ora dominati dalla giustizia più di qualsiasi altra cosa al mondo, vogliamo essere giusti. Quando non siamo giusti noi rimaniamo angustiati di questo fatto, e lo vedremo più avanti nel capitolo 7 di Romani.

Ora, quali sono le motivazioni che Dio ci da per vivere come schiavi di Cristo e della giustizia? In altre parole, come fa Dio a usare la vostra memoria per stimolarvi a vivere una vita di giustizia e ad avere pensieri di giustizia. Questo è il punto dei versi 20 e 21 (e abbiamo parlato del 19 la settimana scorsa): “Perché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi in rapporto alla giustizia. Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte”. E dunque qui abbiamo l’utilizzo della memoria, se volete essere motivati a vivere una vita giusta ed evitare di peccare così tanto, usate la vostra memoria e ricordatevi cosa eravate e ricordatevi cosa siete. Il verso 20 vi dice di ricordarvi cosa eravate: eravate schiavi del peccato. Facevate ciò che il peccato vi diceva di fare, qualunque impulso peccaminoso, se non seguivate gl’impulsi peccaminosi non era perché eravate bravi ragazzi, ma era perché non eravate disposti a pagare nella vostra vita il prezzo che la realizzazione di quell’impulso sarebbe costato. Eravate schiavi del peccato, ed eravate liberi per quanto concerne la giustizia. Cioè, la giustizia in nessun modo, configurazione o forma, vi controllava o era dominante, di fatto vi era impossibile fare qualsiasi cosa che fosse realmente giusta agli occhi di Dio. Vedremo, quando arriveremo al capitolo 8 di Romani, che la Bibbia dice che mentre eravamo morti nei nostri peccati non potevamo fare nulla, non volevamo fare nulla che piacesse a Dio. Non volevamo farlo, non eravamo capaci di farlo. Eravamo liberi in rapporto alla giustizia, la sola cosa che il non rigenerato faceva, quando ancora sotto il dominio del peccato e della morte, la sola cosa che il non rigenerato fa è peccare. Talché la Bibbia dice in Proverbi 21:4, nella King James quantomeno: “L’arare del malvagio è peccato”. Che quando un malvagio ara il proprio campo per mantenersi in vita sta peccando contro Dio. Pertanto, ricordate ciò ch’eravate! Eravate schiavi del peccato, ed eravate liberi riguardo alla giustizia. Ora, ricordate ciò che siete! Verso 21 è un sacco pieno: “Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché la loro fine è la morte. Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna”. Cosa dice che siete? Ebbene, prima che foste cristiani la vostra vita non produceva frutto che piacesse a Dio, che ridondasse alla sua gloria. Questo è frutto. Frutto qui non significa frutto di raccolta, come mietere anime, significa portare frutto nella vostra vita e nel vostro carattere e nel vostro comportamento. Prima che foste cristiani non c’era assolutamente null’altro che frutti marci nella vostra vita, perché non c’era cuore pulito.”Quale frutto dunque avevate allora dalle cose delle quali ora vi vergognate?” Nessun frutto. E l’intera vostra vita era di vergogna. Voi non ve ne rendevate conto al tempo, godevate il vostro peccare, ma ora che siete cristiani, guardate indietro e vi vergognate di tutta la vostra vita passata; e il suo risultato, se foste rimasti in quella situazione, morti nei vostri falli e nei vostri peccati, la vostra vita non solo sarebbe stata sterile, improduttiva, per come Dio la considera, ma sareste anche morti della peggiore delle morti alla fine della vostra vita. Ma ora, (ora invece), quando Paolo usa questa frase significa che sta introducendo il cambiamento più drastico possibile, un chiaro contrasto. Ma ora, in contrasto con ciò ch’eravate, essendo stati liberati dal peccato, non in modo assoluto, ma dalla tirannia e dal dominio del peccato, e fatti servi di Dio (prima di questo ha detto ‘fatti servi della giustizia’), questa non è una qualche affermazione astratta, che adesso volete fare cose morali e cose giuste perché siete stati fatti servi delle cose morali; ma  volete fare cose morali perché siete servi di Dio, è una felice schiavitù, è una schiavitù d’amore, e poiché siete servi di Dio ora siete servi della giustizia, ed avete per vostro frutto la santificazione e per fine, per risultato finale, la vita eterna. Ora, per la prima volta nella vostra vita, in quanto cristiani, siete capaci di vivere una vita produttiva agli occhi di Dio, siete in grado di portare frutto a Dio, siete in grado di vivere un vita fruttifera, e quella vita fruttifera di cose che compiacciono a Dio, che ridondano alla sua gloria, risultano in santificazione. Ora, santificazione può essere usata in due sensi nel Nuovo Testamento, in un senso può riferirsi a quel procedimento per il quale Dio ci fa sempre più santi e sempre più come Cristo. Può essere usata anche per quello stato e condizione di vita in cui siamo per virtù del fatto che siamo vivi a Dio e siamo stati rigenerati da Dio e Dio ci sta santificando. Pertanto, la parola santificazione qui potrebbe essere tradotta ‘santità di vita’. Vediamo così che siamo stati liberati dalla tirannia del peccato, siamo asserviti a Dio, siamo in grado di vivere vite fruttifere, che risultano in una condizione di santità di vita; non c’è una cosa come un cristiano non santo. Tutti i cristiani sono santi, a volte sono più santi di altre volte, e a volte sono più fedeli di altre volte: Cosa significa la parola ‘santo’? Ebbene, cosa significa quando è applicata a Dio? La parola santità significa che Dio è totalmente consacrato a se stesso. Questo è ciò che la parola santità significa quand’è applicata a Dio: Dio è totalmente consacrato a se stesso, e quando noi siamo santi significa che siamo completamente consacrati a Dio, e che siamo separati dal resto del mondo per servire i propositi di Dio e per vivere per il suo onore e per la sua gloria nella nostra vita. Così questa è la natura della vostra vita ora, e va avanti e continua col dire che liberati dalla tirannia del peccato e fatti servi di Dio abbiamo per frutto la santificazione e per risultato finale la vita eterna. Qual’è il risultato finale di una vita non rigenerata, di una vita non salvata? La morte! Ora, cosa intende Paolo quando usa la parola morte, in particolare più avanti nell’ultimo verso di questo capitolo? Morte nel senso più pieno della parola: morte che è la conseguenza del peccato dell’uomo, come nel Giardino di Eden, la morte fisica, la morte spirituale. Questa fu il primo tipo di morte che l’uomo sperimentò; ricordate che Dio disse ad Adamo “Nel giorno in cui ne mangerai, per certo morrai” ma Adamo ha continuato a vivere per altri 900 anni. E il punto è che egli morì quel giorno, spiritualmente, perché fu separato da Dio, perciò ‘morte’ nel senso più pieno della parola significa separazione da Dio, morte spirituale, morte fisica e infine, naturalmente, la morte peggiore di tutte e quella è la morte eterna e i tormenti dell’inferno.  Quella sarebbe stata la direzione della vostra vita se aveste continuato a vivere nel modo in cui vivevate. Ma ora Dio ha cambiato la direzione della vostra vite e siete liberi dalla tirannia del peccato, siete servi di Dio e vivete una vita fruttifera, una vita santa, e il fine della vostra vita è la vita eterna nel senso più pieno della parola.

Ora, quando la bibbia usa la parola ‘eterna’ significa imperitura, per sempre, significa infinita, non quantificabile, significa una vita che non finisce mai, ma la parola vita qualificata dall’aggettivo eterna è prima e soprattutto una qualità di vita, perché Gesù ha detto, nel vangelo di Giovanni, che il cuore e l’anima della vita eterna è conoscere Dio: “Or questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesú Cristo che tu hai mandato”. Dunque questa è la grande benedizione della vita eterna, è trascorrere l’eternità alla presenza di Dio, conoscendolo, non semplicemente sapendo di Lui, ma conoscerlo, amarlo e avere comunione con Lui.

Ora, voglio che notiate qualcosa di molto importante, qui. Notate: cosa produce il risultato della vita eterna? Non la giustificazione da sola, ma tutto ciò che costituisce il verso 22. Se volete vivere in eterno alla presenza di Dio, dovete essere liberati dal peccato e essere stati fatti servi di Dio nella rigenerazione che include anche la giustificazione, dovete vivere una vita fruttifera che risulta in santificazione o santità di vita, e il risultato della rigenerazione, della giustificazione e della santificazione è la vita eterna. Ogni qual volta separate le due, giustificazione e santificazione, andate a terminare o nel legalismo o nell’antinomismo. Andate sempre a parare o nell’opinione che dovete salvarvi da voi in un modo o nell’altro osservando la legge di Dio, oppure dall’altro estremo che una volta che siate salvati non dovete occuparvi della legge di Dio per niente. Ma il verso 22 refuta chiaramente quell’intera idea, dicendo, cos’è che conduce alla vita eterna, la vita eterna è il risultato di cosa? Il risultato della rigenerazione, e della giustificazione, e della santificazione, per la potenza dello Spirito Santo, e di una vita fruttifera — il fine è la vita eterna. Un verso grande ed importante.

E poi verso 23 ci da la conclusione dell’intero capitolo: “Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesú, nostro Signore.” Notate cosa sta dicendo ora. Questa morte che ricevete dopo una vita di peccato e di ribellione a Dio è qualcosa che meritate. Tutti gli increduli meritano di morire e andare all’inferno. È la conseguenza inevitabile della vostra ribellione contro Dio. La morte è un salario nel senso più pieno della parola. E la ragione per cui la morte è il salario e l’inevitabile conseguenza del peccato è duplice. Prima di tutto perché è il giudizio di Dio, quella è la forma che il giudizio di Dio assume nei confronti dell’incredulo. E la seconda ragione è che il peccato è auto-distruttivo. Quando peccate distruggete voi stessi. Cosa dice la Bibbia? “Chi mi odia, dice il Signore, ama la morte” , è auto-distruttivo. Così, il salario del peccato è la morte, è qualcosa che si merita, che si guadagna; ma il dono gratuito di Dio è vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. La parola greca per dono gratuito è dono di grazia, è l’esatto opposto di salario, che questo dono che Dio dà a quelli del suo popolo non è qualcosa di meritato in nessun modo possibile o immaginabile. È un dono che ha origine nell’immeritata, gratuita, non guadagnata, grazia di Dio, e quel dono di Dio per i suoi è vita eterna, nel senso più pieno della parola, ed è ricevuto e sperimentato solamente in Cristo Gesù, nostro Signore.

Qui c’è la frase centrale del libro di Romani, la frase centrale  del sesto e settimo capitolo. Qual’è l’argomento di questi capitoli? La nostra unione con Cristo. Cosa significa essere in Cristo. Quali sono le implicazioni gli effetti e le conseguenze di essere in Cristo. E perciò questo dono della vita eterna è vissuto e ricevuto come ogni altro dono della grazia di Dio, nel Signore Gesù Cristo, nella vitale unione con Lui che è l’uno e l’unico mediatore tra gli uomini e Dio “Gesù Cristo, uomo”. A proposito, vi mostro un piccolo errore nella Confessione di Fede di Westminster, se non lo dite  a nessuno,  siamo d’accordo? Uno dei miei capitoli preferiti della Confessione di Fede è quello su Cristo il Mediatore del Patto. Grande capitolo, quando tornate a casa, leggetelo. In esso c’è scritto che Gesù Cristo è l’unico mediatore tra Dio e l’uomo (8.2). — Ora, qui c’è un errore. La nota a fondo pagina apparentemente fa una citazione di 1 Timoteo, ma il testo in 1 Timoteo non dice che c’è un solo mediatore tra Dio e l’uomo, l’uomo Gesù Cristo. Dice che c’è un solo mediatore tra Dio e gli uomini (1 Tim. 2:5) perché Gesù Cristo non è il mediatore dell’umanità, non è il mediatore della razza umana. Ora, naturalmente, i divini di Westminster non intendevano certo fare questa implicazione, ma il punto è che che c’è un punto in cui la Bibbia è meglio della Confessione di Fede di Westminster ( Il tono è scherzoso qui, ovviamente). Dunque, notate quale sia qui il punto del verso 23 che è di esibire i destini completamente diversi di chi è in Adamo e di chi è in Cristo. Se sono schiavi del peccato, questo non solo porterà un aumento dell’anarchia nella loro vita, ma porterà la morte. Se sono schiavi di Cristo, della giustizia, di Dio, questo non solo porterà un aumento di santità di vita, ma significherà vita eterna nella presenza di Dio. E non c’è un territorio neutrale tra questi due principi. Questi due principi, la schiavitù al peccato porta alla morta e la schiavitù a Cristo porta a vita eterna sono operativi sempre. Nessuno si può collocare al di fuori o al di sopra della loro rispettiva influenza. O il peccato ci sta continuamente distruggendo o la giustizia ci sta innalzando. O siamo sempre nel servizio di Cristo e stiamo uccidendo il peccato, o altrimenti il peccato sta sempre uccidendo noi. Come dice Proverbi 8 35, 36, Dio dice: “Poiché chi mi trova, trova la vita, e ottiene favore dall’Eterno. Ma chi pecca contro di me, fa male a se stesso; tutti quelli che mi odiano amano la morte.” Pertanto ci sono due e solo due possibilità di fronte ad ogni individuo sulla terra: vita, in schiavitù a Cristo, o morte, in schiavitù del peccato. Ogni individuo che sia mai vissuto sulla terra riceverà qualcosa da Dio, quale sarà per te? Un salario o un dono? Un incredulo riceve da Dio ciò che merita e che si è guadagnato: la morte. Un credente riceve da Dio ciò che non merita, ma ciò che Cristo ha meritato al suo posto: la vita. E la risposta sta nella tua relazione con Gesù Cristo, Egli fa la differenza tra la vita e la morte, non ci sono eccezioni, la paga del peccato è la morte, ma il dono della grazia di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Ora questo ci porta al settimo capitolo di Romani, e i primi 6 versi del capitolo 7 sono collegati con ciò che Paolo ha dichiarato nel sesto capitolo verso 14. Torna indietro a trattare questo argomento, ora da un’altra prospettiva. “Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.” Dice: qui c’è il perché voi non decadrete dall’amore di Dio. Qui c’è la ragione per cui non tornerete sotto il dominio del peccato, perché il peccato non è più il vostro padrone; siete salvati e adesso la grazia è il vostro padrone. Non siete più sotto la legge intesa come strumento di condanna, che eccita la ribellione dentro di voi e aggrava il peccato in voi perché non volete ubbidire quella legge, ma invece siete sotto la grazia, avete una nuova relazione con la legge di Dio e siete sotto tutte le risorse della grazia. La legge non vi può aiutare, può solo dirvi cosa dovete fare e poi condannarvi se non lo fate, ma la grazia, nel vangelo, vi da ciò che la legge comanda, e siete sotto tutte le risorse della grazia talché ora, come cristiani non siete più sotto il padronato del peccato. Ora, qualcuno ha preso questa proposizione, come abbiamo visto nel verso 15 e ha cercato di giustificare uno stile di vita licenzioso, ha cercato di giustificare l’antinomismo dicendo che, dire che non siamo più sotto la legge ma sotto la grazia, significa che ora possiamo peccare, e Paolo dice: Assolutamente no! Così non sia! Siete schiavi di Cristo e dunque non più sotto la legge e sotto  il suo dominio. Ora tratterà l’argomento da un’altra prospettiva perché vuole che voi ed io afferriamo il punto. Dal verso 14 del capitolo 6 e il primo verso del settimo capitolo Paolo ha sviluppato la risposta alla falsa illazione degli antinomiani, anti significa contro, nomiani viene dal greco nomos che significa legge, persone che non amano la legge di Dio e cercano di giustificare la loro disobbedienza ad essa, ha sviluppato, dicevo, la risposta alla falsa conclusione degli antinomiani tratta dalla sua proposizione nel verso 14 e con ciò che ha detto in Romani 5: 20 e 21: siete sotto il regno della grazia. Ora, dal verso 1 del capitolo 7 risponde alla domanda concernente il disimpegno dalla legge di Dio, ‘ché una delle ragioni per cui il peccato non sarà più il nostro padrone è perché noi che siamo in Cristo per grazia mediante la fede siamo stati sciolti, disimpegnati dalla legge di Dio. Ora, questa è una grande dichiarazione quando la si intenda biblicamente. E una dichiarazione che porta dannazione quando la si intenda in modo non biblico. E Paolo spiega come ciò è avvenuto.

Guardiamo dunque il verso 1. “Ignorate, fratelli (perché parlo a persone che hanno conoscenza della legge),” in altre parole quella frase è un appello ai suoi lettori, egli sta assumendo che i suoi lettori sappiano di cosa sta parlando, perché, dice, parlo a persone della legge che io so che conoscete,  “che la legge ha potere sull’uomo per tutto il tempo che egli vive?” In altre parole, sta assumendo che i suoi lettori sappiano cosa sia la legge e dichiara un principio generale: per quanto concerne le relazioni sulla terra Dio vincola un uomo finché vive e quando muore il dominio e la giurisdizione della legge su di lui sono dissolti. E poi versi 2 e 3. “Infatti una donna sposata è per legge legata al marito finché egli vive, ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge del marito.” Ora sta prendendo questo principio generale e lo sta applicando al fatto del matrimonio. Fatemi finire il pensiero nel verso 3 “Perciò, se mentre vive il marito ella diventa moglie di un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma quando il marito muore, ella è liberata da quella legge, per cui non è considerata adultera se diventa moglie di un altro uomo.” Dunque ora sta tracciando un’implicazione dal principio generale, che la legge ha giurisdizione su un uomo finch’egli vive, fino a che muore, e questo è valido anche applicato al matrimonio. Quando il marito muore, il matrimonio è sciolto e la moglie è libera di risposarsi. Quella morte ha sciolto la donna, e può anche essere il contrario e sciogliere l’uomo, ma quella morte scioglie la donna dal vincolo del matrimonio. Ella è obbligata a rimanere sposata con lui, a meno che egli commetta un peccato che rende possibile il divorzio: adulterio e il colpevole è impenitente, ella è responsabile di vivere dentro al vincolo del matrimonio finché suo marito muore. Se divorzia per ragioni non bibliche è un’adultera perché quel legame è valido vino alla morte. Se poi il marito muore, ella non è più obbligata a quel vincolo ed è libera di sposarsi con la benedizione del Signore. Ed ora egli prende questa analogia con matrimonio è l’applica a ciò che ha spiegato nei versi precedenti ma le dà una svolta particolare. Provate a vedere se la vedete. Ora sta applicando la sua analogia nei versi 2 e 3 e dice nel verso 4 “Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio.” Ora sta applicando questa analogia nell’area della redenzione. È necessario comprendere chi rappresenta cosa. Nell’illustrazione che ha appena dato, i credenti sono rappresentati come morti con Cristo e per quell’unione siamo sciolti dal vincolo della legge in modo che possiamo portare frutto a Dio essendo uniti con Cristo nella sua resurrezione. Il marito corrisponde alla legge, nell’applicazione, e la donna al credente. Dice: La donna è legata al marito finché il marito muore, a quel punto ella è libera e può unirsi ad un altro. Quella donna ovviamente rappresenta i credenti e il marito rappresenta la legge di Dio. Noi siamo sposati con la legge come la donna lo è al marito e non possiamo essere sciolti da questo vincolo finché non intervenga la morte proprio come la donna è sciolta dal vincolo del matrimonio solo quando il marito muore. Ma ora c’è una sorprendente inversione, Paolo da un piccola torsione nella sua analogia: la legge non muore. Dice la donna rappresenta il credente, il marito rappresenta la legge, la donna è vincolata da quel matrimonio, dalla giurisdizione di quel matrimonio finché il marito muore. E poi lo rovescia quando lo applica e non è il marito che muore ora, ma è la donna a morire. Ed è perché la donna è morta che ella ha una relazione interamente diversa con la legge di Dio. Ora, la ragione per cui Paolo ha dovuto dare quella svolta e non parlare del marito come quello che muore, è perché da nessuna parte nella Bibbia, in Romani, in Galati o da qualsiasi altra parte, Paolo parla mai della legge come morta o messa a morte. Guardate in 7:4 “Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge  (non è stata la legge a morire). Verso 6 ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti,” Non è la legge a morire, siamo noi che siamo morti. Ed in Galati 2:19 Paolo dice: “Perché per mezzo della legge io sono morto alla legge, affinché io viva a Dio.” Vedete perciò che Paolo dovette dare una svolta alla sua illustrazione, non poteva parlare della legge di Dio che muore come il marito moriva nei due versi precedenti. Intendo che era un concetto alieno alla sua intera teologia attraverso tutto il Nuovo Testamento. Paolo sta applicando questa illustrazione e l’applicazione non è esattamente come l’illustrazione ma il punto che fa è chiaro. La morte ci scioglie dal vincolo alla legge, e quella morte è la nostra morte alla legge nella morte di Gesù Cristo che Paolo stava spiegando lungo tutta questa sezione, nei capitoli 6 e 7. Il verso 4 pertanto, spiega il modo in cui la grazia  e non la legge ci svincola dalla tirannia del peccato. Cosa significa essere in sottomissione alla legge? Significa essere in sottomissione al peccato. Se la legge è la tua unica risorsa, se questo è ciò su cui fai conto per giungere a Dio, tu sei servo del peccato perché tutto quello che la legge può fare è condannarti e tutto quello che la legge di Dio può fare è aggravare  e stimolare il tuo desiderio di peccare dicendoti no quando tu vuoi dire sì e dicendoti sì quando vuoi dire no. Perciò essere sotto la legge in quel senso è essere legati al peccato. Ora, tenete presente, Paolo non sta parlando del nostro obbligo d’obbedire la legge come regola perfetta di giustizia, questo non è nemmeno in discussione qui. La questione è la legge di Dio come quella cosa che ci condanna e come quella cosa che ci rende servi del peccato. Siamo liberati o sciolti dal legame alla legge nella nostra unione con Cristo nella sua morte perché tutti i compimenti della morte di Cristo nel soddisfare i requisiti della legge di Dio diventano nostri e noi siamo liberati dalla tirannia e dal potere del peccato al quale eravamo un tempo asserviti. E notate ancora una volta, qui, la forma passiva di questi verbi. Dice nel verso 4 “Cosí, fratelli miei, anche voi siete stati messi a morte quanto alla legge mediante il corpo di Cristo” (NR) Questo non è qualcosa che voi avete fatto, è qualcosa che vi è stato fatto. “Siete stati messi a morte quanto alla legge di Dio”, quando sono morto io alla condanna della legge di Dio e al suo potere in me di aggravare il peccato? “Mediante il corpo di Cristo” Mediante il corpo di Cristo crocefisso, usa queste parole per additare l’effettivo evento storico della crocifissione di Cristo e della nostra unione giuridica con Lui sulla croce, che eravamo con Lui quando morì, eravamo con Lui quando fu sepolto, eravamo con Lui quando resuscitò dai morti. Perciò quello è il momento in cui noi, in quanto popolo di Dio, siamo stati fatti morire alle accuse della legge contro di noi, fu mediante il corpo crocifisso di Cristo. E quale fu lo scopo? Lo scopo di quella morte alle accuse della legge fu affinché potessimo essere sposati ad un altro, a Colui che fu risorto dai morti, affinché portiamo frutto a Dio. Siamo stati sposati al peccato, siamo morti a quella relazione, non siamo più sotto il suo dominio, in Cristo siamo resuscitati a novità di vita ed ora abbiamo rimaritato un altro. E questi è il Signore Gesù Cristo. Volta dopo volta in Romani 6 e 6 si vedono queste cose, siamo morti al potere del peccato e perciò possiamo resistergli, siamo morti nella morte e sepoltura di Cristo, e siamo risorti nella resurrezione di Cristo, che significa che abbiamo il potere di camminare in novità di vita. Verso 4: “Così dunque, fratelli miei, anche voi siate stati messi a morte (NR 1994) quanto alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti”, questo significa che quest’unione tra Cristo e noi nella sua morte e resurrezione è indissolubile. Cristo vive per sempre. Abbiamo visto in Romani 6 che Cristo è resuscitato dai morti per non morire mai più, e finché Cristo è in vita noi saremo uniti a Lui e saremo in grado di camminare in novità di vita prima progressivamente e poi in cielo perfettamente. E qual’è la conseguenza di essere sposati a Cristo? “Affinché portiamo frutti a Dio.” Per la prima volta nella nostra vita possiamo vivere una vita produttiva, e una vita produttiva è una vita che è vissuta in ubbidienza e servizio a Dio, ponendo la fede nel Signore Gesù Cristo con tutti i benefici che l’accompagnano, e per vivere quel tipo di vita voi ed io dobbiamo essere stati messi a morte quanto alla legge e sposati al Signore Gesù Cristo.

Ora, i versi 5 e 6 sono in contrasto l’uno con l’altro. Il verso 5 descrive di nuovo la nostra condizione passata, che ha per frutto la morte, e il verso 6 che descrive la nostra condizione alla quale siamo stati trasformati che procede dal nostro essere stati sciolti dalla legge. Lasciate che ve lo legga.

“Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge operavano nelle nostre membra, portando frutti per la morte,

ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di Spirito e non il vecchio sistema della lettera.”

Qui giungiamo alla prima volta, nel libro di Romani, in cui la parola ‘carne’ viene usata in senso spregiativo. Attraverso tutto il Vecchio Testamento ‘carne’ è usata in senso spregiativo per descrivere la nostra natura umana totalmente depravata prima che fossimo rigenerati dalla grazia di Dio. Ci sono molte occasioni in cui la parola ‘carne’ non ha questa connotazione malvagia ma significa semplicemente la nostra umanità fisica. E non c’è nulla di peccaminoso, come abbiamo visto molte volte, riguardo al nostro corpo fisico, a come siamo fatti, perché Dio lo creò molto buono. Andate al primo capitolo di Romani e vedremo un uso della parola carne in senso buono “Paolo, servo di Cristo Gesú, chiamato a essere apostolo, messo a parte per il vangelo di Dio, che egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne” cioè si è incarnato. Ma ora giungiamo a questo verso 5 e la parola ‘carne’ qui è utilizzata con questa connotazione di peccato: “Infatti, mentre eravamo nella carne”, mentre eravamo separati da Dio, mentre eravamo totalmente depravati, mentre eravamo sotto il dominio del peccato e della morte, “le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge” la parola ‘mosse’ non c’è nel Greco, ma chiarifica il concetto, “le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge operavano nelle nostre membra, portando frutti per la morte”. Ora, qui c’è il perché essere sotto la legge e non sotto il vangelo significa essere servi del peccato. Perché quando si è nella carne, quando la vita è dominata dalla ribellione contro Dio, le membra del corpo e i vari desideri del corpo vengono usati per propositi peccaminosi perché sono mosse dalla legge di Dio. E più si legge la legge di Dio e più si cerca di vivere in accordo con essa e peggio si diventa se si è non credenti. Perché la legge muove le passioni peccaminose che sono in voi, talché il solo frutto che sarete capaci di portare in quella vita non rigenerata è morte.

Completamente diverso ora, per quelli che sono rigenerati e nati di nuovo, e sono sotto il potere della grazia. Noi “siamo stati sciolti dalla legge”, non come perfetta regola di giustizia, (Paolo ha già detto: tutto quello che sto dicendo stabilisce la legge di Dio), ma siamo sciolti dalla legge come quella cosa che ci condanna, e come quella cosa che aggrava il peccato, essendo morti a ciò a cui eravamo vincolati, siamo stati in servitù ad essa, ora siamo morti ad essa,  essendo morti al peccato in Cristo, “per cui serviamo in novità di spirito, e non col vecchio sistema della lettera”. Così, una delle cose che la Bibbia dice di me e di voi in quanto cristiani,  che dovrebbe essere una grande motivazione e uno stimolo per obbedire il Signore, anche quando è difficile ubbidirgli, è che siamo morti alla legge. Noi siamo morti alla legge. Non abbiate timore di sottolineare questo fatto, noi non siamo sotto la legge, siamo sotto la grazia, ma siamo morti alla legge in un senso molto specifico: siamo morti alla sua condanna; Romani 8: 1 dice: “Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù;” e verso 2 dice per il sacrificio che Cristo ha fatto per noi, E il secondo modo in cui siamo morti alla legge è che non aggrava più i nostri peccati, non ci eccita più a fare ciò che la legge proibisce e a non fare ciò che la legge comanda. Ora noi vogliamo fare ciò che la legge comanda. Ora noi vogliamo evitare ciò che la legge proibisce.  E dunque siamo morti in quel senso e viviamo a Dio, non siamo più servi del peccato ed ora siamo in una posizione nella quale siamo capaci di servire in novità di spirito e non col vecchio sistema della lettera.

Ora, cosa significa tutto ciò? Che siamo stati resi capaci, adesso, di vivere una vita nella quale serviamo Dio, in novità di Spirito, alcune versioni usano la S maiuscola per chiarire le cose, e non col vecchio sistema della lettera. Ora, Paolo non usa Spirito e lettera nel modo in cui noi lo facciamo, ma sta presentando un contrasto, ma non è il contrasto tra la lettera della legge e lo spirito della legge, la gente dice che sei legalista se consideri solamente la lettera della legge senza lo spirito della legge, lo spirito della legge è la cosa importante, questo non è il contrasto. Neppure si tratta del contrasto tra il senso letterale della legge e il senso spirituale. Che i cristiani non dovrebbero interpretale la legge in senso letterale ma in quello spirituale o figurativo, questo non è il contrasto. Il contrasto è tra la novità dello Spirito e il vecchio sistema della lettera in questo senso: la novità di Spirito, S maiuscola, è un riferimento allo Spirito santo e alla novità di vita che lo Spirito produce in noi. Il vecchio o impotente, quando si pensa di qualcosa di molto molto vecchio si pensa di qualcosa che sta perdendo la sua forza,  la vecchiezza o impotenza della lettera fa riferimento alla legge di Dio; perché ‘lettera’? Perché la legge fu scritta su pietra. Quindi, dice, ora siamo stati sposati a Cristo, Egli ha ingravidato la nostra sterilità, così potentemente che siamo capaci di portare frutto per Lui, spendere il resto della nostra vita servendolo in un modo che è coerente con la sua novità di Spirito, sotto le cui risorse noi viviamo, e non sotto l’impotenza della legge di Dio. La legge di Dio, ricordate, non può giustificare, né può santificare. Paolo fa di nuovo questo contrasto in II Corinzi 3:6 quando dice: “Il quale ci ha anche resi ministri idonei del nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito (S maiuscola), poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita”. Ed in quel contesto, egli contrasta la grandezza e la gloria del Vecchio Testamento, con la sua legge e i suoi patti, e la gloria superiore del vangelo  e del Nuovo Patto. In II Corinzi 3 dice che c’erano delle cose importanti che riguardavano la legge, ma la ragione per cui il Nuovo Patto, la ragione per cui il vangelo è molto più glorioso della legge è perché tutto ciò che la legge poteva fare era condannare. Infrangi la legge ed essa non ti poteva perdonare. Infrangi la legge e tutto quello che poteva fare era condannarti. Ed ora, in questa nuova amministrazione dello Spirito, questa nuova dispensazione dello Spirito che chiamiamo il Vangelo, la legge uccide, ma lo Spirito dà vita. Ora il vangelo può fare per te, il vangelo ti può dare, ciò che la legge non avrebbe mai potuto dare, La legge di Dio poteva comandarti di essere giusto, ma non poteva mai darti giustizia e non poteva mai perdonarti quando eri ingiusto. Ora, nel vangelo, Gesù Cristo ti dà proprio quella giustizia, l’abilità di obbedire, e proprio quella giustizia accreditata che la legge richiede e ti tiene in quella posizione per tutta la tua vita.

E dunque, ora, essendo morti alle accuse della legge, ed essendo sposati a Cristo, siamo in grado di portargli frutto, cioè frutto che compiace a Dio e che ridonda a gloria di Dio, e la nostra vita può essere vissuta in costante servizio a Lui che ci fa risorgere dai morti in novità di vita dello Spirito e non nella vecchiezza della lettera.

Perciò, concludendo, Cristo è la chiave alla fruttuosità e alla produttività. Tutti noi vogliamo vivere vite produttive, non vogliamo sprecarle, ma vogliamo portare frutto a Dio. E Gesù Cristo è la chiave a quella fruttuosità e produttività ad ogni livello. In un senso, l’intero scopo di essere cristiani è che veniamo a conoscere l’amore potente e tenero di Gesù, che lo conosciamo! Noi possiamo accettare la posizione ortodossa con la nostra mente e lo stesso non essere cristiani. Puoi conoscere e recitare il credo apostolico e non essere un cristiano, possiamo vivere una buona vita e cercare di imitare Cristo, e lo stesso non essere cristiani. È necessario che siamo sposati a Cristo mediante la fede perché senza di Lui noi non possiamo fare nulla. E quindi io chiedo a voi, state vivendo una vita produttiva, veramente fruttifera per Dio? Lasciate che vi faccia questa domanda: siete dove avreste voluto essere a questo punto della vostra vita? Spiritualmente e in ogni altro modo. Se la tua risposta è al negativo, è un no, non sto veramente vivendo una vita produttiva e non sono dove avrei voluto essere come cristiano a questo punto della vita. Se la risposta è negativa, potrebbe essere che non sei mai stato messo a morte alla legge di Dio e sposato a Gesù Cristo. Se la legge di Dio, che significa provare a fare del tuo meglio in pensieri, parole ed opere, se la legge di Dio è tutto quel che hai per giudicare i tuoi progressi, per motivarti, per determinare la tua relazione con Dio, e probabilmente ti stai rendendo conto che non ti sta portando da nessuna parte, non più vicino a Dio ma più distante, continuerà a tenerti schiacciato con colpa insostenibile, mentre continui a mancare il bersaglio. Se la legge di Dio è tutto quel che hai essa aggraverà il peggio di te, e metterà in moto il peccato in te. La morte regnerà nella tua vita, e se questo sei tu, e cominci a vedere il reale declino della tua vita e cominci ad essere terrorizzato dal pensiero della tua stessa morte, la tua forza, e tutto quel che hai, se sei ancora sotto la legge, con tutto quello che devi attingere per produrre, sostenere, vivere, relazionarti, sono sicuro che hai già scoperto di essere terribilmente inadeguato. Hai scoperto di essere impotente. Ma c’è salvezza da tutto questo nel Signore Gesù Cristo. Egli libera dalla colpa, salva dal peccato, cambia il cuore nei confronti di Dio e della sua legge, cambia la tua relazione con la legge di Dio, ti da forza per ubbidire, ti dà nuova vita e ti da la potenza di produrre per Dio. Egli è pronto, volenteroso e capace di salvarti. E dunque se tu sei uno di questi, forse sei stato membro di questa chiesa per anni, ma ti sei improvvisamente reso conto: non sono mai veramente morto alla legge di Dio e sposato a Cristo, io ti esorto in questo momento, a pentirti dei tuoi peccati e a ricevere Cristo come tuo salvatore e marito. Prendi la sua parola e impara a conoscere meglio Lui e la sua volontà per te. Divorzia da tutti i tuoi altri idoli e dalle forze malvagie che influenzano la tua vita, che richiedono il tuo tempo e le tue energie, e la tua dedicazione. A te cristiano io chiedo: Sei tu stato la sposa fedele di Gesù Cristo? È lui la tua sola fonte di vita e di salvezza? Godi del suo amore? Sei sottomesso alla sua volontà e al suo operare in te? E se nel farti queste domande ti rendi conto di essere stato negligente e tiepido nel servire questo salvatore nel quale sei morto e nel quale sei risorto dai morti, grida a lui per il suo perdono e per un rinnovamento ed Egli te lo darà.

Preghiamo:

Padre nostro in cielo ti ringraziamo per averci dato il Signore Gesù Cristo. Ti ringraziamo per aver fatto in modo che fossimo uniti con lui nella sua morte, sepoltura e resurrezione, ti ringraziamo che avendoci fatti uno con Cristo, e morti alla nostra vecchia relazione con la legge di Dio ora noi vogliamo ubbidire quella legge, vogliamo fare ciò che dobbiamo fare, e siamo in grado di servirti in novità dello Spirito e non nel vecchio sistema della lettera, perché siamo sotto tutte le risorse della grazia.

Nel nome di Cristo Gesù. Amen.

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