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Romani 1: 1-13

 

Il Vangelo di Dio

di Joe Morecraft III

Ora, vi ricordate dalla scorsa predicazione, che vedemmo i primi 4 versetti nei quali Paolo presenta il tema su cui espanderà ed edificherà lungo tutto il libro di Romani. Vi ricorderete che la prima cosa che vedemmo nel verso 1 fu che l’origine dell’evangelo è Dio, il vangelo è il vangelo di Dio. Ha origine da Dio, non nasce dall’uomo; è qualcosa che è rivelato da Dio alla razza umana e che avendo origine in Dio è un vangelo su Dio, riguarda Dio, Egli è il protagonista, la persona principale del vangelo. Il vangelo concerne Dio. Le sue decisioni, le sue prerogative le sue azioni sono al cuore del vangelo, non le opinioni soggettive dell’uomo. E poi vedemmo al verso 2 dove si trova questo vangelo: “che egli aveva in passato promesso per mezzo dei suoi profeti in sante Scritture”, Perciò abbiamo visto che Paolo afferma che il vangelo di cui scriverà in questa epistola e nelle altre, non è qualcosa che egli ha messo insieme, ma è qualcosa che è radicato nel Vecchio Testamento. Che il vangelo del Nuovo testamento è il vangelo del Vecchio Testamento. E che insieme formano le sante Scritture. Sante nel senso che è un sacro corpo di scritti unici rispetto a tutti gli altri scritti sulla terra perché hanno la scaturigine in Dio. E perciò qui abbiamo una grande dichiarazione dell’unità e della continuità del Vecchio e del Nuovo testamento, nel verso 2: “Che egli aveva in passato promesso per mezzo dei suoi profeti in sante Scritture”.

Ed ora noi procediamo a esaminare quale sia il punto focale del vangelo. Qual’è il centro focale del vangelo, e questo lo vediamo nei versi 3 e 4. “Riguardo a suo Figlio, nato dal seme di Davide secondo la carne, dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità mediante la resurrezione dai morti: Gesú Cristo, nostro Signore”. Così nel verso 3 vediamo il centro focale del vangelo, e cioè la divinità del Signore Gesù Cristo. Gesù è Dio il Figlio. Quando Gesù è chiamato il Figlio di Dio qui, quel titolo fa riferimento alla sua relazione con Dio il Padre prima dell’inizio del tempo, indipendentemente dalla sua incarnazione. Gesù non divenne il figlio di Dio quando nacque da una vergine ma il Figlio ha avuto quella relazione col Padre da tutta l’eternità che significa che Dio il Figlio è eguale a Dio il Padre e Dio lo Spirito santo. Così, il punto focale del vangelo è su Dio il Figlio, la divinità di Gesù Cristo stesso.

E poi procede a dirci qualcosa “riguardo a suo Figlio, nato dal seme di Davide secondo la carne”. Ora, dire che nacque secondo la carne è dire che questo eterno Figlio di Dio che preesisteva prima dell’inizio del tempo e che è eguale a Dio prese su se stesso la nostra intera umanità. Che Egli diventò un uomo, diventò un essere umano nel senso più pieno della parola, senza il nostro peccato, cosicché Egli è pienamente Dio e pienamente uomo per sempre. Ora questa fu la grande formulazione del concilio di Calcedonia del 451 tempo in cui circolavano un sacco di eresie sul Signore Gesù Cristo che dicevano che non fosse pienamente Dio. La chiesa tutta, per mezzo dei suoi rappresentanti fissò questa formula che da allora in poi è stata alla base della libertà occidentale. Questa dice che, poiché Gesù Cristo è pienamente Dio e pienamente uomo, due nature, una umana e una divina in una persona, per sempre, Egli è il Signore di tutti. Egli è l’unica persona nell’universo in cui l’umano e il divino s’uniscono, e Dio non è umanizzato e l’uomo non è divinizzato, mantengono le loro distinzioni, e allo stesso tempo non c’è confusione ne separazione, nessuna mistura, ma che Gesù Cristo è una persona in due nature, il Figlio di Dio e la nostra carne, cioè la nostra umanità corpo e anima.

Ora, la concezione di Paolo remava contro l’opinione generale del suo tempo, proprio come la decisione di Calcedonia si oppose alla generale concezione della propria epoca. E in entrambe le epoche la credenza popolare era che l’unione del divino con l’umano si trovava in Cesare. Era nel capo dello stato. E perciò lo stato era l’istituzione ultima sulla terra. In virtù di quell’unione dell’umano e del divino nel capo dello stato lo Stato aveva il diritto di controllare come una piovra ogni area di vita. Tutte le religioni gli erano sottoposte, ogni nazione gli era sottoposta, per mezzo della conquista militare, e l’istituzione ultima sulla terra era lo stato. Ebbene, il Concilio di Calcedonia si espresse contro tutto questo e qui vediamo Paolo fare altrettanto. Non è in Cesare che l’umano e il divino s’uniscono, ne s’uniscono nel papa di Roma, ma c’è una persona e questi è Gesù Cristo, il quale è il Figlio di Dio, pienamente Dio, che nacque, niente di soprannaturale riguardo alla sua nascita, Gesù nacque proprio come il resto di noi è nato, ciò che fu soprannaturale fu il suo concepimento. Il suo concepimento fu completamente miracoloso perché il Figlio dell’Uomo non ebbe uomo come padre, suo Padre fu Dio e sua madre fu Maria. Dice: “Riguardo a suo Figlio, nato dal seme di Davide secondo la carne”. E la parola ‘carne’ non significa che ebbe pelle, ossa, carne, ma che prese su se stesso, non carne angelica, ma carne decaduta, vale a dire che eccezion fatta per il peccato, tutti gli effetti della caduta nel peccato erano nel suo corpo. Aveva sete, poteva stare male, poteva piangere, poteva morire, tutte quelle cose che gli esseri umani esperiscono a motivo delle conseguenze del peccato. E Cristo prese su se stesso di esser il nostro sostituto, di prendere il nostro posto con la stessa carne che noi portiamo eccetto che egli fu senza peccato.

Ora quella frase, che egli nacque come discendente di Davide è importante perché questo ci dice, proprio fin dall’inizio, che Gesù Cristo è Re. E questo è il motivo per cui la Confessione di fede dice che Gesù è il Signore. Gesù è il Signore non solo perché è il Signore Dio onnipotente, ma perché egli è il discendente messianico di Davide, del Re Davide, e Dio ha stabilito un patto con Re Davide, e ha detto: “Davide, tuo figlio e il mio”, ora credo questo sia significativo, vi do il succo di quel grande Capitolo 7 di 2 Samuele: Tuo figlio e mio, verrà sulla terra, ed edificherà due cose: edificherà un imponente regno in questo mondo che oscurerà ogni altro regno e che conquisterà tutti i regni avversari; e, Egli edificherà per me una casa sulla terra, un luogo dove posso entrare in comunione col mio popolo. E quindi, ovviamente, questo è un patto messianico, il figlio di Davide e il figlio di Dio, il Signore Gesù Cristo, avrebbe edificato un grande regno su questa terra. E, naturalmente questa è l’enfasi degli angeli con Maria; andate a Luca 1 e vediamo ciò ch’essi dissero a lei quando la informarono, lei la vergine Maria, che avrebbe concepito un bambino e che quel bambino sarebbe stato il Messia. E così in Luca 1: 31 l’angelo le dice: “ Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre [e quindi non solo è figlio di Dio ma anche di Davide], e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine”. E così, proprio all’inizio della sua vita la sua missione sulla terra è definita proprio nei termini della sua regalità, che era stata promessa nell’antichità per mezzo di un patto nell’Antico Testamento. E dunque, noi dobbiamo aspettarci che adesso queste cose vengano confermate nel libro di Romani. Che il vangelo ha origine in Dio, il contenuto, l’argomento e l’origine è Dio, dobbiamo aspettarci un sacco di citazioni e allusioni al Vecchio Testamento nel libro di Romani perché ha detto: questo vangelo l’ho ricevuto dal Vecchio Testamento, questa è la promessa che Dio ha fatto al suo popolo. E abbiamo già notato che nel libro di Romani il punto focale è su Cristo, che è uomo, che è Dio, e la cui Signoria è su tutti, non solo perché è Dio, ma anche a motivo del patto che Dio aveva fatto con Davide molti secoli addietro.

Ora, notate, nel verso 4 abbiamo un verso difficile. Non sembra difficile a prima vista, ma lo è. Parlando del Figlio incarnato, nel verso 3 è incarnato, verso 4 “Dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità mediante la resurrezione dai morti: Gesù Cristo nostro Signore”. Voglio che notiate alcuni paralleli, perché sarà necessario per intendere correttamente questo verso. Notate il parallelo tra il verso 3 e il verso 4. Nel verso 3 è detto che il Figlio di Dio è nato, che è nato dal seme di Davide, e che ha vissuto nella carne, tre cose. Notate ora che nel verso 4 ci sono tre cose che sono parallele al vero 3. Non è nato Figlio di Dio nel verso 4, è stato dichiarato Figlio di Dio in potenza; secondo lo Spirito, che è parallelo a ‘secondo la carne’; e mediante la resurrezione dai morti che è parallelo al ‘seme di Davide’. Cosa significano questi distinzioni? Sono le distinzioni tra due stadi successivi nella vita del Figlio di Dio incarnato. Due stadi successivi nella vita del Figlio di Dio incarnato. Nel verso 3 il Figlio di Dio è nato, e il risultato di quella nascita è stato che ha vissuto secondo la carne. Nel verso 4 è stato dichiarato, non il Figlio di Dio, ma il Figlio di Dio in potenza, il risultato di questa dichiarazione è che ha vissuto secondo lo Spirito, e ciò ha avuto inizio dalla resurrezione dai morti. Così, vedete qui i due stadi nella vita del Signore Gesù Cristo che sono così essenziali per la nostra salvezza, ché molto del libro di Romani spiega e presuppone e che la WCF e il Catechismo confessano come i due stati di Cristo, quello di umiliazione e quello di esaltazione. La sua umiliazione ebbe inizio quando fu concepito, prese su di se la nostra carne e visse nella carne, come uomo per 33 anni, soffrì e morì sulla croce e fu sepolto. E come premio per tutto questo Dio lo ha esaltato, lo ha fatto risorgere dalla tomba nella resurrezione, lo ha fatto ascendere al cielo, e infine nella Seconda Venuta che sarà l’apice della sua esaltazione, e gli ha dato un regno universale. Entrambi questi stadi si vedono qui. Nel verso 3 vediamo il risultato della sua incarnazione e nel verso 4 vediamo il risultato della sua resurrezione dai morti quando fu dichiarato essere il Figlio di Dio in potenza. Il Figlio di Dio incarnato fu dichiarato o installato o intronizzato nella posizione di sovranità e potenza in un evento che ha sorpassato qualsiasi cosa che gli sia precedentemente avvenuta mentre era incarnato.

L’incarnazione fu un evento sufficientemente miracoloso, ma la resurrezione del Signore Gesù dai morti e la sua investitura con potenza alla destra di Dio fu un evento più grande di qualsiasi altro che questo Figlio di Dio incarnato abbia mai sperimentato. Ora, alcuni amano applicare la frase ‘secondo lo Spirito di santità’ come il mezzo per cui Gesù fu resuscitato dai morti e in Romani 8 dice proprio questo. Dice chiaramente che lo Spirito santo, che resuscitò fisicamente Gesù Cristo dai morti vivificherà anche i nostri corpi, ma questo spezza il parallelo qui. Il parallelo qui è tra il risultato della sua incarnazione, ha vissuto secondo la carne, una vita interamente umana, e il risultato della sua resurrezione, ha vissuto secondo lo Spirito con la esse maiuscola. Ora, questo è un modo di parlare inusuale, a meno che non si tengano presenti alcune cose che il Nuovo Testamento dice in vari luoghi, e ciascuno da sé è difficile, ma insieme credo presentino un quadro più completo. Così ora, dichiarato Figlio di Dio in potenza Egli regna secondo lo Spirito di santità. Lasciate che vi dia alcuni passi paralleli. In 1 Corinzi 15:45 è scritto: “l’ultimo Adamo [Cristo] divenne Spirito vivificante” con la esse maiuscola. L’ultimo Adamo divenne Spirito vivificante, che dà la vita. In 2 Corinzi 3. 17 dice: “il Signore [Gesù Cristo] è lo Spirito” esse maiuscola, dalla sua resurrezione. e poi in 2 Corinzi 3: 18 vediamo Cristo essere il Signore dello Spirito. Qui ci sono quattro frasi che descrivono la vita del Cristo risorto il quale, alla sua resurrezione fu dichiarato essere il Figlio di Dio in potenza. Egli vive ora secondo lo Spirito di santità, egli è Spirito vivificante, Egli è lo Spirito, egli è il Signore dello Spirito.

Ora, qualsiasi cosa significhino queste frasi, e in un minuto vi dirò cosa penso che significhino, qualsiasi cosa significhino, non sono un’offuscamento della Terza Persona della Trinità. Non sta affatto affermando che non c’è distinzione tra la Seconda Persona della trinità, che è il Figlio di Dio, e la Terza Persona della Trinità, lo Spirito santo. Non è questo il punto. Lasciate che vi legga come lo dice e lo spiega John Murray. “Cristo è ora, in ragione della sua resurrezione, così dotato di Spirito e così in Controllo dello Spirito santo, che senza alcuna confusione tra le persone, Cristo è identificato con lo Spirito tanto da essere chiamato ‘Il Signore dello Spirito’”. La signoria di Cristo, nella quale fu intronizzato per mezzo della resurrezione, è interamente condizionata dalla potenza dello Spirito santo. Ciò che queste frasi stanno dicendo è che Gesù dopo la resurrezione è così dotato di Spirito senza misura, così in controllo dello Spirito santo che benché le due Persone siano distinte, la loro presenza è la stessa, e la loro potenza è la stessa. Così si può dire del verso 4 che il Signore Gesù Cristo, il Cristo risorto, che ci ha redenti con la sua morte, Gesù Cristo è adesso il glorificato datore dello Spirito che dà la vita. Che il Signore Gesù Cristo è risorto dai morti ed è salito alla destra del Padre, e cos’è avvenuto subito dopo la sua ascensione? Egli ha compiuto le profezie ed ha conferito, o battezzato la sua chiesa con lo Spirito santo, abbondantemente, super-abbondantemente. Anche nel VT il popolo di Dio aveva lo Spirito santo, si può dire che lo Spirito gocciolava su di loro. Ma lo Spirito santo, il giorno di Pentecoste fu riversato su di loro come una prorompente cascata, dal Signore Gesù Cristo sulla sua chiesa in modo super- abbondante ed ora, dalla destra di Dio egli è il glorificato datore dello Spirito vivificante. Egli fu umiliato, come incarnato per 33 anni, e poi, nel secondo stadio della sua vita umana Egli fu esaltato alla destra di Dio dove ora egli è in controllo dello Spirito datore di vita e lo riversa super- abbondantemente su tutti noi che siamo suo popolo.

Tant’è che si può dire, in una semplice frase, che la vita di Gesù Cristo è il vangelo in sintesi. La vita di Gesù Cristo è il vangelo in nuce. Vuoi sapere cos’è il vangelo? Ecco qui: Gesù Cristo il Figlio di Dio fu incarnato, è vissuto secondo la carne, nella nostra piena umanità, in quanto seme di Davide, é morto per noi sulla croce, il terzo giorno fu fatto risorgere dai morti da Dio e fu dichiarato essere tutto ciò che aveva detto di essere in potenza, ed ora la sua vita comprende il controllo e la dotazione dello Spirito santo che Egli distribuisce al suo popolo. Questo è il vangelo. Così, la storia di Gesù Cristo è il vangelo in nuce.

Ora, notate l’ultima frase nel verso 4. “Dichiarato Figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità, mediante la resurrezione dai morti: Gesù Cristo, nostro Signore”. Qui c’è il suo nome. E tutti questi nomi sono di vitale importanza. Gesù significa ‘salvatore’. Matteo 1:21 l’angelo dice a Giuseppe: “Gli porrai nome Gesù perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati”. Cristo, dal greco Christos, significa messia, l’unto, colui che fu promesso nel Vecchio Testamento che sarebbe venuto e avrebbe compiuto tutte le profezie e tutte le promesse del VT e a portare salvezza e restaurazione al suo popolo. Ed egli è il Signore. La parola greca per Signore era una parola altamente politica che invitò molte controversie e condusse alla morte molti martiri. Perché la parola Kurios, che significa signore, era lo stesso appellativo con cui Cesare chiamava se stesso. Poiché Kurios, di tutti i titoli che Cesare poteva avere, questa parola Kurios significava più che re, più che imperatore, significava re dei re, signor dei signori, significa l’autorità superiore in potere in tutto l’universo, e questo era il titolo che Cesare dava a se stesso. E così quando arrivarono i cristiani, e Cristo identificò se stesso come il Signore, e i cristiani cominciarono a chiamare Lui il signore, quella fu una dichiarazione di guerra all’impero Romano. Quell’affermazione significava fondamentalmente: noi non crediamo alle affermazioni che Cesare fa su se stesso, non ci inchineremo davanti alle sue pretese di divinità, perché c’è UN Signore nell’universo, un kurios, e questi è il Signore Gesù Cristo, nostro Signore.

E così, per essere un cristiano in quei giorni, dovevi confessare che Gesù Cristo è il vero Signore, il vero Kurios. Voglio dire che fare professione di fede a quei tempi era una questione di vita o di morte eppure, per la fine del primo secolo c’erano come minimo un milione di cristiani attraverso tutto l’impero romano e la chiesa cominciò a crescere, e a crescere, e a crescere e per il 400 Roma cadde e la chiesa continuò a crescere fino al giorno d’oggi. Gesù Cristo nostro Signore. Quando fu celebrato il compleanno di Cesare Augusto, fu fatto uno stendardo su cui c’era scritto: “Non è dato alcun altro nome sotto il cielo per il quale gli uomini debbano essere salvati. E quel nome è Cesare Augusto”. I nostri figli potrebbero essere costretti a fare questa scelta a motivo dell’aumentare del totalitarismo ovvero della divinità dello stato. Cosa risposero i Cristiani? Risposero: “non c’è alcun altro nome sotto il cielo per il quale gli uomini debbano essere salvati. E quel nome è il nome di Gesù Cristo, nostro signore”. Potete così vedere le immense implicazioni politiche di una confessione della signoria di Cristo nel primo secolo e ne vedremo ancora nella vita dei nostri figli.

Adesso giungiamo al verso 5, e nel verso 5 l’apostolo Paolo comincia a descrivere la sua personale relazione con questo Figlio di Dio incarnato che è stato investito di tale potere. E qui c’è la sua personale relazione con lui nel verso 5. “Per mezzo del quale [cioè Gesù cristo nostro Signore] noi abbiamo ricevuto grazia e apostolato, per l’ubbidienza di fede fra tutte le genti per il suo nome, fra le quali siete anche voi chiamati da Gesù Cristo”. Così, qui Paolo ci dice della sua personale relazione con questo incarnato Figlio di Dio, egli dice, ci fu un giorno nella mia vita in cui Egli mediò per me la grazia di Dio e l’ufficio di apostolo; quando mi chiamò fuori dalla mia incredulità e dalla mia ribellione contro Dio, lui perdonò i miei peccati, mi salvò per la sua grazia, e mi fece apostolo e mi commissionò di predicare l’evangelo.

Andiamo indietro a leggere quella storia già che ci siamo. Leggiamo in Atti 9 dove troviamo la storia della conversione di Paolo. Perché questa è la registrazione ufficiale di quando Il Signore Gesù risorto e che regna investito di tale potenza, mediò a Paolo la grazia salvifica di Dio e allo stesso tempo lo commissionò a diventare un apostolo. Fatemi leggere alcuni versi:

Atti 9
Saulo intanto, spirando ancora minacce e strage contro i discepoli del Signore, si recò dal sommo sacerdote, e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco affinché, se avesse trovato alcun seguace della Via, uomini o donne, li potesse condurre legati a Gerusalemme. Or avvenne che, mentre era in cammino e si avvicinava a Damasco, all’improvviso una luce dal cielo gli folgorò d’intorno. E, caduto a terra, udí una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Ed egli disse: «Chi sei, Signore?». E il Signore disse. «Io sono Gesú, che tu perseguiti; ti è duro recalcitrare contro i pungoli». Allora egli, tutto tremante e spaventato, disse: «Signore, che vuoi ch’io faccia?». E il Signore: «Alzati ed entra nella città, e ti sarà detto ciò che devi fare». Or gli uomini che viaggiavano con lui si fermarono attoniti, perché udivano il suono della voce, ma non vedevano alcuno. Poi Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva alcuno; allora prendendolo per mano, lo condussero in Damasco. E rimase tre giorni senza vedere, nei quali né mangiò né bevve. Or a Damasco vi era un discepolo di nome Anania, al quale il Signore disse in visione: «Anania!». Ed egli rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Alzati e recati nella strada detta Diritta, e cerca in casa di Giuda un uomo di Tarso di nome Saulo, che sta pregando; egli ha visto in visione un uomo, di nome Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista». Allora Anania rispose: «Signore, io ho sentito molti parlare di quest’uomo di quanto male ha fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. E qui ha l’autorizzazione dai capi dei sacerdoti, di imprigionare tutti coloro che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va perché costui è uno strumento da me scelto per portare il mio nome davanti alle genti, ai re e ai figli d’Israele. Poiché io gli mostrerò quante cose egli deve soffrire per il mio nome». Anania dunque andò ed entrò in quella casa; e, imponendogli le mani, disse: «Fratello Saulo, il Signore Gesú, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno di Spirito Santo». In quell’istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e riacquistò la vista; poi si alzò e fu battezzato. E, dopo aver preso cibo, egli ricuperò le forze. Poi Saulo rimase alcuni giorni con i discepoli che erano a Damasco. E subito si mise a predicare il Cristo nelle sinagoghe, proclamando che egli è il Figlio di Dio. E tutti quelli che lo udivano stupivano e dicevano: «Non è costui quel tale che a Gerusalemme perseguitava tutti coloro che invocavano questo nome, ed è venuto qui col preciso scopo di condurli prigionieri dai capi dei sacerdoti?». Ma Saulo confondeva i Giudei che abitavano a Damasco, dimostrando che Gesú è il Cristo.

E quindi, in questa storia della drammatica esperienza sulla strada di Damasco vediamo ciò che Paolo intende quando nel verso 5 dice che Gesù Cristo mediò per lui la grazia salvifica e poi fece di lui un apostolo ai gentili; qualcuno che sarebbe andato ai gentili quanto ai Giudei e avrebbe predicato l’evangelo. Così vediamo questa relazione personale con Gesù, non ci sta dando della fredda teologia qui, quando dice: “Dichiarato figlio di Dio in potenza, secondo lo Spirito di santità mediante la resurrezione dai morti: Gesù Cristo nostro Signore” ci sta parlando di qualcuno che conosce personalmente. Ci sta parlando di qualcuno che conosce, qualcuno che è entrato nella sua vita e ne ha fatto un cristiano, quando non si sognava nemmeno di essere un cristiano, non aveva intenzione di essere cristiano, stava andando a Damasco a perseguitare cristiani, Gesù lo salvò e poi lo chiamò ad essere un apostolo al mondo.

Ora, notate il proposito, di nuovo in Romani, lo scopo, per cui Gesù mediò questo apostolato a Paolo. Dice nel verso 5: “per mezzo del quale noi abbiamo ricevuto grazia e apostolato, per l’ubbidienza di fede fra tutte le genti per amore del suo nome”. Perciò, la ragione per cui Dio salvò Paolo e ne fece un apostolo, un predicatore, un missionario, un testimone dell’evangelo é affinché, per grazia di Dio, nella potenza dello Spirito santo, egli potesse portare all’obbedienza di fede persone da tutto il mondo.

Ora, la frase ‘l’ubbidienza di fede’ potrebbe significare due cose. Può significare ‘l’obbedienza che è fede’. Cioè, quando Dio chiama qualcuno a credere nel Signore Gesù Cristo, non si tratta di un semplice invito, quello è un comando. È il dovere di tutte le persone obbedire il comando di Dio e di credere nel Signore Gesù Cristo. Così quando dice di aver ricevuto l’apostolato per condurre tutte le genti all’obbedienza di fede potrebbe stare parlando di quell’obbedienza a Dio che è Fede in Cristo. O, e io credo voglia dire questo, è ‘l’obbedienza che proviene dalla fede’. L’obbedienza che cresce dalla fede, l’obbedienza che la fede ispira e che la fede motiva poiché la fede senza le opere è morta. Così potrebbe stare dicendo che Dio mi ha salvato e ha fatto di me un apostolo affinché possa aiutare la gente a vivere vite che provano che Dio ha di fatto dato loro fede, cioè vite d’obbedienza. Comunque la si prenda, il punto è che la fede che Paolo voleva che le persone sperimentassero non era fatta di fugaci emozioni, non era un sentimento, era una dedicazione di tutto cuore a Cristo e alla verità del vangelo. E Dio lo ha salvato e ne ha fatto un apostolo affinché egli, per la potenza dello Spirito santo, potesse portare persone all’obbedienza di fede in tutto il mondo. Verso 5 “Per mezzo del quale noi abbiamo ricevuto grazia e apostolato, per l’ubbidienza di fede fra tutte le genti”; vale a dire, non solo ai Giudei, ma anche a tutti i non Giudei, ai gentili di tutte le tribù e nazioni di tutta la terra.

Ora, ci sono diversi versi nel libro di Romani, ove Paolo parla di tutte le nazioni del mondo come l’oggetto dell’evangelismo. E questo fatto giocherà un ruolo importante, in modo particolare quando arriveremo al capitolo 10 di Romani e Polo parla dell’evangelismo come di un evento globale. E dunque qui Paolo comincia a sollevare questa questione quando dice Dio mi ha chiamato a portare il vangelo ai quattro angoli della terra, e qual’è lo scopo principale, perché Dio ha fatto di me un cristiano? Perché Dio ha fatto di me un apostolo e un missionario per portare all’ubbidienza di fede tutte le nazioni non giudaiche del mondo. È stato in definitiva per il vantaggio di queste nazioni? Ebbene, dovunque nazioni, o un numero significativo di persone dentro a nazioni producono l’obbedienza di fede, quella nazione intera ne beneficia. Ma è stato quello l’obbiettivo ultimo per cui Dio ha chiamato Paolo, affinché la gente credendo l’evangelo ne traesse un beneficio? No. Dice nel verso 5: “Per mezzo del quale noi abbiamo ricevuto grazia e apostolato, per l’ubbidienza di fede fra tutte le genti per amore del suo nome”.

Ora, questa è la cosa più importante per Paolo. Paolo amava le persone al punto di dire che le supplicava di credere l’evangelo. Voglio che le persone siano salvate dai loro peccati. Dei suoi connazionali dice: non voglio che vadano all’inferno. Io li amo. Ma la cosa più importante per Paolo, la cosa che lo teneva in pista quando fu perseguitato, battuto, lapidato, lasciato a terra creduto morto, quando fuggì da città, screditato, vilipeso, calunniato, la ragione che lo teneva in corsa non era il suo amore per le persone, ma il suo desiderio di portare gloria e onore al Signore Gesù Cristo. Questo era per lui più importante che portare vantaggi e benedizioni alle nazioni. E questo è ciò che deve motivare anche noi negli anni a venire. Quando la gente crede nel Signore Gesù Cristo gli effetti delle benedizioni sono sparsi sulla nazione. Ma se la cultura è in ribellione contro Dio cercherà di schiacciare quell’effetto benefico del vangelo sulla nazione. E giorni difficili stanno arrivando. Più una nazione diventa indurita nella sua ribellione contro Dio, più assisteremo al suo tentativo di resistere il vangelo. Cosa ci fa andare avanti quando saremo screditati, derisi, saranno scritti articoli di giornale contro di noi. Quando i liberali prendono il potere, ciò rafforza la mano dei nemici del vangelo nei media, in educazione, nella comunità e altrove, e io mi aspetto intensa persecuzione nei giorni a venire, per noi, ma ancor di più per i nostri figli e per i nostri nipoti. Cosa ci farà andare avanti, il fatto che amiamo le persone che ci stanno perseguitando? Ebbene, sicuramente dovremmo amarli, ma questo non è ciò che ci farà andare avanti. Se siamo fedeli, a portare al mondo il vangelo del Figlio di Dio incarnato, noi sappiamo che qualsiasi cosa ci accada, qualsiasi cosa ci facciano, sappiamo che in ciò che sta avvenendo il Signore Gesù Cristo riceve onore ed è glorificato, e questo è tutto ciò che importa.

E poi, nel verso 6 Paolo ci dà un esempio di quelli portati alla fede, i credenti di Roma. Fra le quali, cioè fra quelle genti che sono state condotte all’obbedienza di fede, in particolare fra i Gentili, fra le quali voi, la chiesa di Roma, siete anche voi chiamati da Gesù Cristo. Qui vediamo una parola che Paolo ha usato con riferimento a se stesso nel verso 1 e che avrà un ruolo primario nel libro di Romani, cioè quest’idea di ‘chiamata’, che molte più volte nella Bibbia i cristiani sono appellati come ‘i chiamati’ di quanto lo siano come ‘cristiani’, perché non c’è altra parola che ci possa definire quanto la parola ‘chiamati’. Questo è qualcosa che Dio fa. C’è la chiamata generale del vangelo che proviene dalla predicazione che porta testimonianza alla parola di Dio ma non è di questo che sta parlando. Sta parlando di quella chiamata soprannaturale da parte di Dio che va direttamente al cuore degli eletti insieme alla parola di Dio che chiama quella persona eletta fuori dalle tenebre dentro la luce di Dio e che fa diventare quella persona ciò che l’ha chiamata ad essere. In questo modo la chiamata di Dio è ciò che ci definisce, è tutto ciò che siamo. Questa chiamata costituì tutti i credenti di Roma come i discepoli di Cristo, è ciò che ha fatto di me e di voi i discepoli di Cristo. Non diventi discepolo di Cristo quando prendi le decisione di farlo. Diventi discepolo di Cristo quando il Dio vivente ti chiama a sé. E notate che noi siamo i chiamati da Gesù Cristo. Normalmente, nelle Scritture il soggetto di questa chiamata è Dio il Padre. Non Dio lo Spirito santo, ma Dio il Padre è usualmente colui che effettua la chiamata nel NT. Perché dunque, siamo qui chiamati i chiamati da Gesù Cristo? Ebbene, quel ‘da’ nel greco è un genitivo è un ‘di’ che denota possesso, e quando Dio ci chiama a sé e ci chiama a Cristo noi ora apparteniamo a Cristo. Siamo suoi, siamo collocati in un unione vitale e una comunione con Lui. Ricordate ciò che dice Atti 1:8, quando lo Spirito santo verrà su di voi riceverete potenza e voi sarete miei testimoni. Ora ciò che il Greco dice, perché c’è un enfasi qui, è “voi sarete testimoni che appartengono a Me”. Perciò il vero punto focale di Atti 1:8 è che questi testimoni che vanno a Gerusalemme, Giudea, Samaria e tutte le altre parti della terra sono persone che appartengono personalmente al Signore Gesù cristo. Tocca un capello del loro capo e tu stai mettendo le mani sulla sua proprietà, la pupilla del suo occhio, ed è la chiamata di Dio che ci ha collocati in questa relazione personale con Gesù Cristo stesso.

Così, nel verso 7 Paolo comincia a pronunciare su di loro una benedizione e dice: “A quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati santi, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù cristo”. Ora, la prima cosa che vediamo in questo saluto, “grazia a voi e pace”, è che non lascia spazio ad alcuna discriminazione razziale. Non c’è discriminazione ad esempio tra Giudei e gentili, tra giudei e Greci, non ci può essere discriminazione razziale dentro la chiesa del Signore Gesù Cristo. La salvezza è per grazia non per razza. Questo è uno dei grandi punti del libro di Galati. Una volta ho chiesto ad un uomo che si professava cristiano, e cristiano Riformato e che allo stesso tempo era razzista, se si può immaginare, e gli ho chiesto: ‘Tal dei tali, cosa pensi costituisca la definizione ultima di un essere umano, la sua razza, o la sua relazione col Signore Gesù cristo?” Volete sapere cosa rispose? “Veramente non lo so!” ora, se avesse detto “la razza” sarebbe stato un eretico, e poiché disse “non so” dimostra che non ebbe il coraggio di dire ciò che realmente avrebbe voluto dire. Lo sapete che nella Bibbia nessuno viene mai distinto dal colore della sua pelle? Che le razze nella Bibbia non sono gran che quando si tratta di distinguere tra esseri umani. Sono le famiglie, le famiglie d’appartenenza. Sei un discendente di Sem, di Cam o di Japhet, questa è la cosa realmente importante, non il colore delle tua pelle. Così, qui troviamo uno di quei versi a cui possiamo andare per dire che il vangelo non permette alcuna discriminazione razziale. La grazia, non la razza, è ciò che fa la differenza tra le persone.

Ma notate la frase “a quanti sono in Roma, amati da Dio”. Quali sono le implicazioni di questa frase. “A tutti quelli che a Roma sono amati da Dio”. Quali sono le implicazioni di questa frase. Lasciate che v’aiuti. Non dice: “All’amata Roma” come se Dio amasse tutti a Roma. Fa una distinzione tra Roma e quanti a Roma sono amati da Dio. Ora qui c’è uno di quei versi che insegna chiaramente che Dio non ama tutti allo stesso modo. Quello è una visione teologica relativamente nuova che ha dato origine al socialismo. Crede nella dottrina nell’amore indiscriminato di Dio per qualsiasi persona senza eccezioni e nello stesso tempo pone le basi per il livellamento della società in una nazione socialista. Se Dio ama tutti allo stesso modo, allora tutti sono eguali, e tutti dovrebbero essere trattati esattamente nello stesso modo. Eccoci arrivati qui. Da anni siamo chiamati a votare tra due partiti diversamente socialisti ma pur sempre socialisti ed anzi non occorre più andare a votare perché il socialismo non può che essere la solo corretta forma di governo. Ma è “Agli amati da Dio che sono in Roma”, vedete che sta distinguendo la chiesa dal resto dei cittadini romani. Cosa dice in Efesini 5? Mariti, amate le vostre mogli come Cristo ha amato … la chiesa e ha dato se stesso per lei.

Così, questa frase, “a quanti sono in Roma amati da Dio” non solo crea una distinzione tra la chiesa e il resto della gente in Roma, ma indica anche un’intimità, una tenerezza dell’amore del Padre per il suo popolo e denota l’abbraccio che dà al suo popolo nel seno della sua affezione. Ed è questa consapevolezza di Paolo di questo legame che lega Dio al suo popolo che lega Paolo non solo alla chiesa di Roma che non ha mai visto ma a tutte le altre chiese del tempo degli apostoli. E dice, di tutte queste persone, “a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati santi”. Questa parola ‘chiamati’ mette l’enfasi sull’efficace carattere di questa chiamata per la quale i credenti diventano santi. Ecco perché noi parliamo di questa chiamata di Dio al cuore dell’uomo come della ‘efficace chiamata di Dio’. Quando voi ed io chiamiamo persone a venire a Cristo, quella chiamata origina in noi, la chiesa, è indirizzata a chiunque la fuori nel mondo la possano udire, e quella chiamata può essere resistita da chiunque. Ma quando Dio il Padre, in modo soprannaturale chiama uno degli eletti a diventare cristiano, quella chiamata è irresistibile. Possono contorcersi e dimenarsi per un po’, ma quando Dio chiama uno dei suoi eletti a diventare cristiano quella persona viene, e non c’è potenza al mondo che possa trattenere quella persona dal venire al Signore Gesù Cristo.

Così, qui vediamo che la chiamata di Dio è quell’azione di Dio che porta il suo amore dentro al tempo. È quell’azione di Dio nelle nostre vite che porta l’eterno, distintivo, discriminante amore di Dio nelle nostre vite e lo rende efficace. E noi sperimentiamo gli effetti di essere amati da Dio. Andiamo insieme a Romani 9 e vediamo qui nuovamente che la chiamata è ciò che porta la predestinazione dentro al tempo. La predestinazione è qualcosa che Dio ha fatto prima dell’inizio del tempo e la chiamata è ciò che la porta dentro al tempo e dentro la nostra esperienza. Dice qui, in Romani 9, cominciamo al verso 19 “Tu mi dirai dunque: «Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?». Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: «Perché mi hai fatto cosí?». Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili?”

Cioè, ciò che Dio ha predestinato nell’eternità, prima dell’inizio del tempo. voi sperimentate per mezzo della chiamata efficace di Dio, “quelli che ha predestinati li ha pure chiamati, e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati, e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati”.

Vedete dunque che quando Dio vi chiama voi verrete. Non c’è alcun dubbio in proposito. E ciò vi separerà da chiunque altro nel mondo ed è anche quell’azione di Dio per la quale il suo amore diventerà efficace nella vostra vita. E siamo chiamati ad essere santi. Questa parola enfatizza la consacrazione che è l’intento e l’effetto della chiamata di Dio. Siamo chiamati ad essere santi. Questo è l’intento della chiamata. Questo è lo scopo della chiamata di Dio. È ciò che Dio ci chiama ad essere. È l’effetto di essere chiamato da Dio. Sei consacrato da Dio per i suoi propositi e tu con gioia deponi la tua vita per essere controllato, governato da Lui e per vivere per Lui.

E così pronuncia su di loro questa grande benedizione e dice: “A quanti sono in Roma, chiamati da Dio, grazia e pace, queste parole non sono mai nell’ordine inverso, non dice mai pace e grazia perché la pace è il risultato della grazia, la grazia è il favore gratuito, immeritato di Dio, mostrato a noi nel Signore Gesù cristo. Quando vedete la parola pace dovete sempre vederla e collocarla sullo sfondo dell’alienazione dell’uomo da Dio a motivo dei propri peccati e per questo posto sotto l’ira di Dio, e la pace è una condizione del libero accesso a Dio che ci perviene in quanto effetto della redenzione e questa è effettuata dal Signore Gesù cristo. Perciò, grazia e pace a voi, e notate l’origine di grazia e pace, “da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù cristo” ora, qui Gesù, con questa dichiarazione, è posto lassù con Dio stesso come la sorgente di grazia e pace. da dove proviene la grazia? da Dio il Padre e dal Signore Gesù cristo. Da dove proviene la pace? Dio il Padre e il Signore Gesù Cristo. Vedete, questo è ciò che abbiamo detto lassù nel verso 3, che il punto focale del libro intero è questa eguaglianza del Signore Gesù con lo stesso Dio il Padre.

Ebbene, dobbiamo fermarci qui. Ma io spero, mentre guardiamo a tutte queste cose, perché invece è quello che spesso facciamo, che questo non è un libro di teologia. Questo non è un libro dove s’imparano solamente delle dottrine, dei principi teologici. Questo è un uomo che ha una relazione personale col Signore Gesù cristo, che ci dice, sotto ispirazione dello Spirito santo, ciò che Dio Dice essere il significato di quella relazione. Leggete il libro di Romani in questo modo. E mentre lo fate, esaminate la vostra relazione con Dio. È la vostra relazione con Dio in qualche modo simile a questa di Paolo. Potete dire della vostra relazione con Dio le stesse cose che Paolo dice della propria relazione con Dio. Quando leggete queste parole risponderete, o sì predicatore, capisco cosa vuoi dire, non perché ho letto Berkhof e Dabney, ma io conosco colui del quale stai parlando, è anche amico mio. E mi posso identificare, posso simpatizzare con questa relazione che dici di avere con Cristo. Mentre leggete il libro di Romani, questo è un grande momento per valutare la vostra relazione con Cristo mentre lo state facendo.

Preghiamo.

Noi ti ringraziamo Dio benedetto, per aver mandato tuo figlio per essere un uomo, perché vivesse per noi, morisse per noi, ti lodiamo che l’hai risorto dai morti e l’hai dotato dello Spirito Santo cosicché può spandere quello Spirito su di noi. Ti ringraziamo che ci hai chiamati ad essere santi, che ci hai chiamati all’obbedienza di fede, ci hai chiamati a portare il vangelo della salvezza a tutte le nazioni del mondo. Il tuo amore ci ha separati da questo mondo ed ora o Signore fa che possiamo vivere come persone che sono amate da Dio. Preghiamo per la tua grazia, preghiamo per la tua pace, nel nome di Gesù. Amen.

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