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                          15. Romani 4: 18:25 “Le Azioni della Fede”

Di Joe Morecraft III

Andiamo insieme al Libro di Romani. Ed è sempre bene, ogni tanto, tornare indietro e riprendere il fluire delle cose, per ricordare dove siamo stati per comprendere dove stiamo andando. Torniamo indietro al Capitolo 1 e diamo solo una breve revisione a ciò che abbiamo imparato. Paolo, nei primi 4 versi, ci dice quale sia il punto focale di tutto il Vangelo e lo radica nel Vecchio Testamento. Il centro è la persona del Signore Gesù Cristo, e Paolo radica il vangelo nel Vecchio Testamento dimostrando l’unità del Vecchio e del Nuovo Testamento nel Vangelo. Poi ci dice alcune cose personali nei versi da 5 a 15 e poi, nei versi 16 e 17 presenta il tema. Questa è la sostanza del vangelo, in particolare come sarà spiegato nei primi 11 capitoli, e dice:

Infatti io non mi vergogno dell’evangelo di Cristo perché esso è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. Perché in esso la giustizia di Dio è rivelata di fede in fede, come sta scritto: “Il giusto vivrà per fede”.

E così, il tema del Libro di Romani è la giustificazione per sola fede.

Poi, da 1:18 al capitolo 3:20 ci dice della necessità per la giustificazione. E poi, nel verso 21 del capitolo 3 fino al verso 31 parla della natura della giustificazione, cos’è la giustificazione e come la si riceva, qual’è la sua relazione con l’opera di redenzione di Cristo. Poi il capitolo 4, dove siamo stati ora per alcune settimane e che è un capitolo molto importante, voglio leggere cos’abbiamo studiato sin qui. Ma permettetemi di darvi il fluire. Nei primi 3 o 4 versi sta parlando della natura della fede; che la salvezza per grazia è ricevuta per fede e non per opere, né per meriti. Poi dal verso 3 giù fino al verso 8 parla di come Dio possa prendere questo credente, che crede in Gesù, e dichiararlo giusto quando sa che non lo è. E lì abbiamo il grande soggetto dell’imputazione, Dio che carica su Cristo i nostri peccati e lo punisce, e accredita a noi la giustizia di Cristo e noi siamo benedetti per questo motivo.

Poi, dal verso 9, fino a circa il verso 12 vediamo la relazione tra fede e i sacramenti, fede e battesimo, fede e circoncisione nel VT. E abbiamo visto refutato il Cattolicesimo Romano, e la Federal Vision, che il sacramento del battesimo presuppone la giustificazione per fede piuttosto che introdurla. E poi, come abbiamo visto la corsa settimana, cominciando dal verso 13 fino al 17 abbiamo visto la relazione tra la giustificazione di Dio e le sue promesse pattizie. E abbiamo speso un po’ di tempo a parlare delle presupposizioni della promesse di Dio nella giustificazione per fede nel NT.

Ed ora, a Dio piacendo, cominciando col verso 18 e procedendo verso il verso 25 vediamo una delle più belle definizioni di fede di tutte le Scritture. E in modo particolare si concerne con le azioni della fede; un credente in Gesù cosa fa? Ebbene, cominciamo a leggere dal verso 1 fino alla fine del capitolo.

Che cosa diremo dunque in merito a ciò, che il nostro padre Abrahamo ha ottenuto secondo la carne?

Perché se Abrahamo è stato giustificato per le opere, egli ha di che gloriarsi; egli invece davanti a Dio non ha nulla di che gloriarsi.

Infatti, che dice la Scrittura? «Or Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia».

Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito;

invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è imputata come giustizia.

Davide stesso proclama la beatitudine dell’uomo a cui Dio imputa la giustizia senza opere, dicendo:

«Beati coloro le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti.

Beato l’uomo a cui il Signore non imputerà il peccato».

Ora dunque questa beatitudine vale solo per i circoncisi, o anche per gli incirconcisi? Perché noi diciamo che la fede fu imputata ad Abrahamo come giustizia.

10 In che modo dunque gli fu imputata? Mentre egli era circonciso o incirconciso? Non mentre era circonciso, ma quando era incirconciso.

11 Poi ricevette il segno della circoncisione, come sigillo della giustizia della fede che aveva avuto mentre era ancora incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono anche se incirconcisi, affinché anche a loro sia imputata la giustizia,

12 e fosse il padre dei veri circoncisi, di quelli cioè che non solo sono circoncisi ma che seguono anche le orme della fede del nostro padre Abrahamo, che egli ebbe mentre era incirconciso.

13 Infatti la promessa di essere erede del mondo non fu fatta ad Abrahamo e alla sua progenie mediante la legge, ma attraverso la giustizia della fede.

14 Poiché se sono eredi quelli che sono della legge, la fede è resa vana e la promessa è annullata,

15 perché la legge produce ira; infatti dove non c’è legge, non vi è neppure trasgressione.

16 Perciò l’eredità è per fede, in tal modo essa è per grazia, affinché la promessa sia assicurata a tutta la progenie, non solamente a quella che è dalla legge, ma anche a quella che deriva dalla fede di Abrahamo, il quale

17 (come sta scritto: «Io ti ho costituito padre di molte nazioni»), è padre di tutti noi davanti a Dio a cui egli credette, il quale fa vivere i morti e chiama le cose che non sono come se fossero.

Ora il nostro testo di oggi, e alcuni dei primi versi danno una meravigliosa definizione della fede e di ciò che la fede fa e cosa  fa fare al credente; e l’ultimo paio di versi parlano della relazione tra la giustificazione e la resurrezione di Cristo.

18 Egli, sperando contro ogni speranza, credette (Abrahamo)  per diventare padre di molte nazioni secondo ciò che gli era stato detto: «Cosí sarà la tua progenie».

19 E, non essendo affatto debole nella fede, non riguardò al suo corpo già reso come morto (avendo egli quasi cent’anni), né al grembo già morto di Sara.

20 Neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio,

21 pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo.

22 Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia.

23 Ora non per lui solo è scritto che questo gli fu imputato,

24 ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesú, nostro Signore,

25 il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Ora Paolo userà grande meticolosità  nello spiegare cosa sia la vera fede salvifica, affinché nessuno sia ingannato nel pensare d’avere vera fede mentre di fatto non possiede fede salvifica. Ora, notate cosa, la fede salvifica, abilita una persona a fare. Cominciando col verso 18: abilita una persona a credere le sorprendenti parole di promessa di Dio. Ed era stata una parola sorprendente.

Sperando contro ogni speranza, cioè tutto nella sua vita era stato calcolato per distruggere la speranza che Dio avrebbe mai adempiuto la promessa; sperando contro ogni speranza, credette per diventare padre di molte nazioni secondo ciò che gli era stato detto: «Cosí sarà la tua progenie».

Dio fece ad Abrahamo una promessa, che concerne Gesù Cristo, la ‘progenie’ per eccellenza secondo Galati 3 e Abrahamo la credette. Vi ricordate ciò che Gesù ha detto di Abrahamo nel vangelo? Disse ai farisei: Vostro padre Abrahamo giubilò di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò (Gv. 8:56). Cioè vide il sistema di salvezza in Cristo che Dio gli aveva rivelato in quella progenie promessa in Isacco. Dio aveva fatto ad Abrahamo una promessa concernente la progenie numerosa che avrebbe incluso innumerevoli gentili che sarebbero venuti alla fede, e per un uomo vecchio, quasi centenario, con una moglie di circa la stessa età, quella era una straordinaria parola di promessa. Tu avrai una discendenza, Abrahamo, hai cento anni e avrai una progenie più numerosa delle stelle nel cielo e della sabbia del mare, ed egli credette a Dio. Questo è ciò che la fede abilita a fare, indipendentemente da quanto sorprendenti siano le promesse nella parola di Dio, la fede le crede. Nel verso 18 vediamo anche che la vera fede abilita  a credere le promesse di Dio sulla nuda e cruda  sola parola di Dio, senza alcun altro sostegno esterno. Notate nel verso 18. Dio fece ad Abrahamo una dichiarazione, ed Abrahamo, su quella dichiarazione da sola, credette.

Sperando contro ogni speranza credette. Cosa? Per diventare padre di molte nazioni, secondo ciò che gli era stato detto: aperte le virgolette: “Così sarà la tua progenie”.

Abrahamo accetta la parola di Dio al suo valore nominale, senza alcuna corroborazione, non chiede alcuna prova, non ha bisogno di prove, è contento con la parola di Dio, Dio ha parlato e per la fede ciò è sufficiente. La fede non chiede prove, la fede non chiede conferme da parte dell’uomo, la fede non si basa nell’uomo ma nella testimonianza e nell’autorità di Dio solamente. Come dice la nostra confessione di fede: La fede di un cristiano crede alla verità di tutto ciò che è rivelato nella parola in quanto in essa vi parla l’autorità di Dio stesso (WCF 14, 2).

Verso 19. E, non essendo affatto debole nella fede, non riguardò al suo corpo già reso come morto (avendo egli quasi cent’anni), né al grembo già morto di Sara.

In altre parole, la vera fede, la fede salvifica rende una persona capace di credere le promesse di Dio malgrado tutte le evidenze del contrario. Ogni cosa che Abrahamo vedeva in superficie contraddiceva la promessa. Ogni cosa. Cosa vedeva? Un piccolo vecchietto, una piccola vecchietta. E pure, malgrado tutto ciò che vedeva fosse contrario alla promessa di Dio, egli credette lo stesso , e sperò e fu certo e sicuro che la promessa che Dio gli aveva posto davanti sarebbe diventata realtà. In altre parole camminò per fede e non per visione. Questo è ciò che questa frase significa. Camminare per fede non significa camminare con la testa tra le nuvole, significa camminare per fede in ciò che Dio ha detto semplicemente perché Dio lo ha detto, e non permettere a ciò che ti circonda di determinare ciò che credi nella tua vita. Non permetterlo a ciò che leggi nel giornale, non permetterlo alla tua osservazione, questo è un grande problema coi cristiani oggi, spesse volte noi ci facciamo delle opinioni sulla cose, e le nostre opinioni non sono basate sulla parola di Dio ma sono basate sulla nostra osservazione di qualcosa nella nostra vita o del nostro retroterra o della nostra famiglia o della nostra cultura. E non dobbiamo camminare per osservazione, non dobbiamo camminare per visione, dobbiamo camminare  permettendo alla fede nella parola di Dio di dare forma alla nostra comprensione delle cose. Così fece Abrahamo, malgrado tutto intorno a sé sembrasse contraddire la promessa, lo stesso credette. Notate anche qualcos’altro nel verso 19:

E, non essendo affatto debole nella fede, non riguardò al suo corpo già reso come morto (avendo egli quasi cent’anni), né al grembo già morto di Sara.

In altre parole, la fede ci rende capaci di affrontare i fatti. Anche al loro peggio. La fede non è cieca. La fede non cerca di manipolare i fatti. Non c’è escapismo nella fede. La fede non teme i fatti perché tutti i fatti sono fatti di/da Dio, essendo da Lui per Lui e per mezzo di Lui. E quello è un verso importante da ricordare. sapete, in molti modi, un cristiano è più libero di pensare ai fatti e non cercare di sfuggire ad essi e non temerli e a valutarli e a contemplarli, e malgrado quanto possano sembrargli difficili, perché sa che tutti i fatti sono fatti di Dio, e tutti i fatti dell’universo cooperano insieme per il suo bene, e per la gloria di Dio. L’incredulo non lo può fare, ci sono fatti di ogni sorta che l’incredulo non può permettersi di prendere in considerazione, non è libero di pensare a quelle cose, perché se pensasse a quelle cose non ci sarebbe nicchia, non ci sarebbe posto in cui collocarle nella sua cornice di pensiero umanista, razionalista, materialista, idealista, quale che possa essere. Non così il cristiano; non deve nascondersi da qualunque fatto. Abrahamo non chiuse gli occhi sul fatto che era un piccolo vecchietto, lo contemplò, lo ‘riguardò’, ci pensò su seriamente, lo soppesò nella sua mente; e benché comprendesse perfettamente il fatto, non ondeggiò nella sua fede, perché sapeva, che l’unico modo in cui si può comprendere qualsiasi fatto è per  mezzo della fede. Ché i fatti sono da noi interpretati solo mentre cerchiamo di comprenderli per mezzo della fede nella parola di Dio. La fede non si ferma ai fatti, non li teme, li valuta attentamente, ma la vera fede non si ferma ai fatti, o alle difficoltà, o agli ostacoli nella vita, li guarda, non ha paura di valutarli, ma una volta che ha osservato i fatti guarda a Qualcun Altro, Q maiuscola, A maiuscola.  Guarda a qualcun altro, il creatore a autore di quei fatti, che mette tutti questi fatti insieme per il nostro bene. L’incredulità, dall’altra parte, guarda solo alle difficoltà, vede solo gli ostacoli.

Poi, nel verso 20 Neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio,

La vera fede ci abilita ad essere forti e irremovibili davanti agli assalti dell’incredulità e del dubbio. Quando una persona possiede vera fede in Cristo che è un dono di Dio, quella fede in Cristo mette vigore e potenza e forza e stabilità nella sua intera vita. Ci trattiene dall’ondeggiare nell’incredulità realizzando che l’incredulità ci attacca su due fronti. L’incredulità ama indicare le nostre debolezze, ama sottolineare le nostre deficienze, la nostra finitudine, ama anche indicare la grandezza della promessa; tu sei debole, sei patetico, questa promessa è incredibilmente grande, tu ti aspetti che questo si realizzi nella tua vita? Guarda a tutto intorno a te, tutto intorno a te dice NO alla promessa. Ma la fede tiene forte e irremovibile una persona. Non le abilità intellettuali, non il tuo I.Q. , non quanto sei istruito, qualcuno pensa che se uno è più istruito può diventare più stabile nella fede, non è così; è la fede che ci  trattiene dall’ondeggiare ogni qual volta l’incredulità ci assalta e cerca di farci diventare divisi, doppi, di due idee contrapposte. Notate pure nel vero 20, riguardo alla promessa di Dio, e tenete presente, che in questo brano, a cominciare dal verso 13 anche un po’ prima, il vangelo è definito ‘la promessa di Dio’, per una ragione molto importante. Non è un salario, una paga. Se fosse un salario da parte di Dio sarebbe qualcosa che noi potremmo acquisire coi nostri sforzi, con la nostra intraprendenza, ma una promessa è una cosa che è fatta sovranamente e sovranamente elargita. Non è qualcosa che meritiamo, non è qualcosa di cui siamo degni. E questa è la ragione per cui il vangelo è chiamato la promessa, qui. E dice:

Riguardo alla promessa di Dio, il vangelo della giustificazione, non dubitò per incredulità ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio.

Questo è importante, tutti questi fatti, tutte queste contraddizioni lo fecero più forte nel credere. Sapeva che non c’era nulla nell’uomo su cui potesse riporre la sua fiducia e il solo essere personale in cui poteva porre la sua fiducia era il Dio vivente. Perciò, tutti questi fatti, anziché far inciampare la sua fede, la rafforzarono, e la vera fede inoltre, gli permise di tenere lo sguardo centrato sulla gloria di Dio. Questo è ciò che la vera fede fa. La vera fede continua a ricordarti perché sei qui, continua a ricordarti perché sei stato creato, perché sei stato redento, perché sei giustificato per grazia mediante la fede, e cioè perché tu adesso non viva più per te stesso, ma viva per l’onore e la gloria di Dio e goda di lui per sempre. E dunque Abrahamo fu un uomo che comprese che l’obbiettivo della propria vita, come credente, non era di cercare d’ottenere agio e benessere,  ma era di portare onore e gloria a Dio, di credere che Dio è esattamente ciò che dice di essere nella pagine della sacra Scrittura, fidarsi che Lui è per te quel Dio, studiare le perfezioni di Dio e ammirarle e imparare a dedurre da esse cose con cui nutrire la tua fede  e assicurarti che Dio compirà le promesse che ti ha fatto. E dunque Abrahamo conosceva Dio, sapeva perché lo aveva salvato, e non era per la sua propria comodità, in ultima analisi non era nemmeno per la sua propria salvezza. Era affinché Dio fosse lodato, affinché Dio fosse glorificato.

E poi, nel verso 21: Pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo.

E dunque, la vera fede consente ad una persona d’avere convinzione e certezza riguardo alle promesse di Dio nel vangelo e al loro compimento nella nostra vita di credenti. Vera fede, la certezza della salvezza può crescere o diminuire nell’arco della vita cristiana, ma la fede ha sempre in qualche misura questo elemento di assicurazione e di certezza e di confidente speranza. Infatti, in Ebrei 11: 1 e 13 ed Ebrei 10: 22 la fede è pienamente persuasa delle cose, è più che un mero assenso intellettivo. È avere la sicurezza, la certezza che ciò che Dio ha promesso è anche pienamente capace di fare e vuole fare nella nostra vita.

Questo ci porta ai versi 22 fino a 25 i quali contengono un sacco di teologia. il verso 22, a proposito, la conclusione è che questa fede salvifica che Abrahamo aveva gli fu  imputata a giustizia.

Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia.

Non semplicemente un qualsiasi tipo di fede, non solo una fede generica, ma la fede che è stata definita nei versi precedenti.

23 Ora non per lui solo (cioè per Abrahamo) è scritto che questo gli fu imputato,

24 ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesú, nostro Signore,

25 il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Ora qui vediamo di nuovo, come abbiamo visto la volta scorsa, che l’oggetto della fede giustificante è Dio il Padre. Ascoltate ciò che dice Martin Lloyd Jones:

Questo è il punto di partenza della vera fede, questo è il punto di partenza di tutto il cristianesimo. Non comincia con me e i miei sentimenti e percezioni soggettivi, o con cosa alcuna che mi possa accadere, non comincia nemmeno col Figlio di Dio, né con lo Spirito santo, ma sempre con Dio Padre, la Prima Persona della trinità. Ricordate ciò che disse Gesù in Giovanni 14: “Credete in Dio, credete anche in me.

Perciò in primo luogo la fede, è riposta in Dio padre, colui che ha resuscitato Gesù dai morti”. Infatti, ho ascoltato molti sermoni, molti predicatori e ho letto molti libri che spiegano le cose riguardo alla fede giustificante che non menzionano nemmeno e neppure alludono alla priorità e al carattere e all’attività di Dio il Padre, non solo nel pianificare la salvezza, e nel compierla, ma nell’applicazione della salvezza nella nostra vita. È stato lasciato fuori. Oso dire, che perfino nel nostro grande, meraviglioso, incomparabile Catechismo Minore, c’è un piccolo errore. Si può manipolare un po’, per così dire, cosicché non sembri un errore; la mia risposta preferita, nel Catechismo Minore, è alla domanda: 

Cos’è la chiamata efficace?

La chiamata efficace è l’opera dello Spirito di Dio  in cui Egli, convincendoci della nostra colpevolezza davanti a Dio a causa del peccato, come pure della miseria in cui ci troviamo, illumina la nostra mente per farci conoscere Cristo e rinnova la nostra volontà. E’ l’opera per cui lo Spirito Santo ci persuade e ci mette in grado di abbracciare Cristo, offertoci per grazia nell’Evangelo.

Da nessuna parte nel NT, è scritto mai, che lo Spirito santo sia l’autore della chiamata efficace. Ma ogni libro riformato sullo Spirito santo, che ho nella mia biblioteca, dice che lo Spirito santo è la persona che fa la chiamata efficace. Ecco, qui vi dico come potete interpretarlo in modo corretto. Lo Spirito santo è l’agente per mezzo del quale le Persone della trinità compiono i loro propositi nelle nostra vita. Ma regolarmente, attraverso tutto il Nuovo Testamento è Dio il Padre che chiama efficacemente. Qual’è il verso per antonomasia? “Nessuno può venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira”. Vedete? E così, nemmeno noi, nei circoli riformati, abbiamo collocato l’enfasi sull’opera di Dio il Padre nell’applicazione della salvezza alla nostra vita come sarebbe doveroso. Questo è il punto di partenza, e la fede che giustifica, crede in Dio il Padre nei termini della resurrezione corporale di Gesù Cristo. Notate cosa dice il nostro testo, verso 24 “Ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesú, nostro Signore”. Così, la veda fede salvifica, che è così attento a distinguere dalla fede-fede, è una fede che certamente crede in Gesù, crede nello Spirito santo, ma è una fede che soprattutto e prima di tutto crede in Dio il Padre nei termini del fatto che ha resuscitato Gesù dai morti.

Ora, questo è un altro punto molto importante che è spesso trascurato perché è così ovvio. Ci sono diverse maniere in cui si potrebbe dire Gesù è risorto dai morti. Si può dire: Gesù è risuscitato dai morti. Si può dire: Gesù ha svuotato la sua tomba. Si può dire, come Gesù stesso ha detto in Giovanni 10: Nessuno prende la mia vita, io la depongo e la riprendo, di mia iniziativa, e tutti questi modi di esprimere la cosa sono giusti. Ma nella stragrande maggioranza di casi nel NT non è Gesù ad essere descritto come l’autore della propria resurrezione, è Dio il Padre. E io ho elencato qui nella mia nota una trentina di versi nel NT che fanno riferimento alla resurrezione di Cristo, e in tutti questi versi è Dio Padre che lo ha resuscitato dai morti, non Gesù si è resuscitato, Gesù resuscitò, tutte queste sfumature sono vere, ma l’enfasi è su Dio il Padre che resuscita Gesù dai morti. Questo non è semplicemente un pezzettino di vuota, interessante trivialità nel NT. Questo ha per noi implicazioni molto importanti. Dio spiega così la resurrezione del Signore Gesù come ‘uno che Dio ha resuscitato dai morti’  perché ha alcune cose speciali da dirci intorno alla resurrezione del Signore Gesù Cristo. Vuole anche collegare la resurrezione di Gesù con la nostra resurrezione: Dio resusciterà noi dai morti un giorno, perché Dio ha resuscitato Gesù dai morti 2000 anni fa, vedete la similitudine nel linguaggio. Ma ecco alcune delle cose speciali che Dio sta dicendo a voi e a me, quando dice che Gesù è Colui che Dio il Padre ha resuscitato dai morti. Prima di tutto, resuscitando Gesù dai morti, Dio ci sta dicendo che è il Signore della vita di tutto l’universo. Cosa dice Romani 10, verso 9?  “Se con la tua bocca avrai confessato  che Gesù è  Signore, e nel tuo cuore avrai creduto che Dio lo ha resuscitato dai morti, sarai salvato”. Così, quando Dio dice di aver resuscitato dai morti Gesù lo dice per farti sapere che lo ha resuscitato per farlo Signore su tutto ciò che c’è in modo che possa compiere i propositi di Dio.

Qui c’è un’altra ragione per cui dice lungo tutto il NT che Dio ha resuscitato Gesù Cristo dai morti. Resuscitandolo dai morti Dio attesta la divinità di Cristo, che Cristo è ciò che ha detto di essere. La resurrezione di Cristo è il modo in cui Dio conferma che Gesù realmente è Dio. Torniamo a Romani 1, ricordate come comincia il Libro di Romani?

Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato ad essere apostolo, appartato per l’evangelo di Dio, che egli aveva in passato promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture, riguardo a suo figlio, nato dal seme di Davide secondo la carne, dichiarato figlio di Dio in potenza mediante la resurrezione dai morti.

E dunque la resurrezione di Cristo dai morti fu la prova di Dio, per così dire. Una conferma irrefutabile che Gesù Cristo veramente è Dio. E poi anche, resuscitando Gesù dai morti, Dio ci sta dicendo che fu completamente e pienamente soddisfatto con l’opera sacrificale di Cristo sulla croce. Come fai a sapere – adesso tutti noi sappiamo dalla Bibbia che la morte di Cristo servì allo scopo di essere un sacrificio espiatorio per i nostri peccati – come fai a sapere che ha funzionato? Come fai a sapere che è una realtà? Dio lo ha resuscitato dai morti. Che se quel sacrificio non fosse stato adeguato, Gesù avrebbe dovuto rimanere punito per i nostri peccati, sarebbe ancora nella tomba. La sua anima sarebbe ancora all’inferno. Starebbe ancora soffrendo per i nostri peccati. Se l’espiazione di Cristo non fosse stata realmente tale, e il fatto che dopo tre giorni Dio lo abbia resuscitato dai morti è l’attestato di Dio al mondo che l’espiazione ha funzionato. Che Dio ha di fatto accettato il sacrificio di Cristo al posto dei peccatori. Ora, ci sono diversi posti dove possiamo vederlo. Andate a Romani capitolo 8, verso 32 a 34 .

Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche resuscitato; egli è alla destra di Dio ed anche intercede per noi” Perciò “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?

Qualsiasi accusa sia portata contro di noi, un sacco di persone terrene o celesti può portare accuse contro di noi, un sacco di  persone può portare delle giuste critiche nei nostri confronti, ma nessuna avrà efficacia nel separarci da Dio perché Dio ci ha giustificati basandosi sulla morte del Signore Gesù Cristo che fu resuscitato dai morti il terzo giorno. Ora, ascoltate cosa dice il nostro testo, perché il nostro testo lo dice ancor più chiaramente, nel verso 25, anzi cominciamo dal 23:

Ora non per lui solo è scritto che questo gli fu imputato, ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesú, nostro Signore, il quale (Gesù) è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.

Ora, è importante notare queste frasi che descrivono ‘stato dato’ e ‘resuscitato’. Comunque s’interpreti l’uno, l’altro dev’essere interpretato nello stesso modo. Verso 25: Cristo è ‘stato dato’ a morire ‘a motivo’ delle nostre trasgressioni, perché questo è ciò che le nostre trasgressioni meritano. Se il signore Gesù doveva essere il nostro salvatore e il nostro mediatore egli doveva essere dato alla croce a motivo delle nostre trasgressioni, perché questo è ciò che i nostri peccati richiedevano: punizione. E, fu resuscitato il terzo giorno a motivo della nostra giustificazione. In altre parole, proprio come morì a motivo delle nostre trasgressioni, resuscitò dalla tomba perché la sua morte aveva funzionato. Coprì i nostri peccati, portò la loro pena, depose le basi per la nostra accettazione con Dio, il perdono dei nostri peccati nella sua morte, e la sua resurrezione testificò il fatto che la sua morte compì l’opera, ed Egli era stato un sacrificio espiatorio al nostro posto. Inoltre, resuscitando Gesù dai morti, Dio testifica che tutte le promesse di Dio sono adesso adempiute e sono amministrate nella nostra vita. Andiamo a Romani 15. È un testo complicato ma è un grande testo. Aspetteremo finché ci arriviamo per spiegarlo ma voglio solo fare il punto quest’oggi. Vediamo, verso 8 di Romani 15, e io interpreterò alcune parole, e dovremo attendere finché arriveremo lì per la difesa di quest’interpretazione. “Poiché io dico che Cristo è diventato un servo ‘ministro’ della circoncisione, vale a dire  del patto di grazia il cui segno era la circoncisione, da parte della verità di Dio, per confermare le promesse date ai padri, e per i gentili affinché glorifichino Dio per la sua misericordia. In altre parole, Dio ha resuscitato Gesù dai morti, per amministrare le promesse del patto, e per confermare quelle promesse date ai padri nel VT, portando non solo alla conversione dei Giudei, ma alla conversione dei gentili che avrebbero ricevuto la misericordia di Dio. Ora, questo è ciò che il Signore Gesù sta facendo fino a quest’oggi. È morto sulla croce per acquisire le promesse di Dio fatte al suo popolo. E Dio lo ha resuscitato dai morti affinché fosse l’amministratore di quelle promesse. Per assicurarsi che ogni persona per la quale Cristo è morto ricevesse le promesse che Dio ha fatto al suo popolo, e questo avrebbe portato alla conversione dei popoli non Giudaici del mondo.

Vedete dunque che questo testo di Romani 4, è una meravigliosa definizione della fede, e ne vedete dentro la teologia. Ma risponde a una domanda molto pratica: cosa fa di una persona un cristiano? Qual’è il cuore della fede salvifica? Come sai di avere una vera fede e non una finta fede? La fede salvifica è avere ben chiara la centralità di Dio nella fede, nella vita e nella salvezza. Avere ben chiaro che Dio è l’autore della vita, è l’autore della vita spirituale, è l’autore della fede, è l’autore della salvezza. Nessuna di queste cose ha origine dall’uomo. Fede salvifica significa che abbiamo ben chiara la persona di Gesù, sappiamo chi è, sappiamo che è Dio e uomo, e il nostro Signore e salvatore, il solo mediatore tra Dio e l’uomo, che ha deposto la sua vita come propiziazione per stornare per noi e da noi l’ira di Dio. Fede salvifica significa che giungiamo a credere che la nostra intera salvezza dipende dal Cristo crocifisso e risorto, e fidando di quel Cristo per la nostra salvezza, non fidando nell’uomo, non fidando nella chiesa, non fidando in sforzi umani, ma la vera fede salvifica vede che ogni aspetto della salvezza dipende da Cristo crocifisso e risorto. Per essere giustificati con Dio dobbiamo credere nelle straordinarie promesse di Dio: il vangelo, e appoggiarci solamente a quella nuda parola. Dobbiamo credere che Gesù è stato dato a motivo delle nostre trasgressioni e resuscitato per la nostra giustificazione, dobbiamo credere ogni cosa Dio ci ha detto quando ha detto che ha resuscitato Gesù dai morti. Siamo chiamati a credere ciò che Dio ha dichiarato nel suo figlio, malgrado tutto ciò che sappiamo delle nostre debolezze e la nostra propensione a fallire; malgrado tutto ciò che la legge di Dio sa di noi, in faccia a tutto ciò che l’inferno sa di noi, in faccia  tutto ciò che sappiamo di noi stessi e tutto ciò che i membri della nostra famiglia sanno di noi, inclusi i nostri amici; in faccia a tutto questo sappiamo che siamo giustificati per grazia mediante la sola fede. E così guardiamo non a noi stessi, non a ciò che pensiamo di noi stessi, non a ciò che abbiamo deciso riguardo a noi stessi o perfino a cos’abbiamo deciso riguardo a Dio, ma guardiamo a ciò che Dio ha fatto e a ciò che Dio ha deciso, e a ciò che Dio ha detto in Cristo Gesù. Guardiamo a quello solamente, e siamo salvati.

Preghiamo:

Padre, ti ringraziamo per questo vangelo chiaro, così profondo in tanti modi, così imperscrutabile in tanti modi, eppure così semplice, chiaro in così tanti modi. Noi preghiamo che tutti noi in questa stanza, e i nostri figli, non saranno ingannati intorno a questo vangelo, preghiamo che tu metta nei nostri cuori se non è già là, fede vera, salvifica. Ti ringraziamo per Cristo il nostro redentore, aiutaci ad amarlo con tutto il nostro cuore e a servirlo con tutta la nostra vita, per la sua gloria. Amen.

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