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13. Romani 4: 4-12

Giustizia Accreditata e Battesimo

Di Joe Morecraft III

Andate ora al quarto capitolo di Romani. Vi ricordate cosa Paolo ha fatto fin qui nel Libro di Romani, in particolare nel terzo e quarto capitolo? L’ultima parte del terzo e il quarto, e anche il quinto. Nel capitolo 4 in particolare Paolo ha utilizzato Scritture del Vecchio Testamento per comprovare e sostenere il suo vangelo della giustificazione per sola fede in Cristo. E fin qui ha parlato della natura della fede salvifica. Cos’è la fede salvifica, come si riconosce, e ha dato due esempi, i due esempi migliori che conoscesse di cosa significhi credere in Gesù, ed entrambi sono persone del Vecchio Testamento, uno è Abrahamo e l’altro Davide. Abbiamo parlato di Abrahamo la settimana scorsa e parleremo di Davide oggi. E poi, la terza cosa che sta facendo è mostrare la totale antitesi tra il sistema di salvezza per opere e il sistema di salvezza per fede. Sono uno l’opposto dell’altro. Tutto di essi è diverso. L’idea che siamo giustificati per obbedienza alla legge di Dio e l’idea che siamo giustificati per sola fede in Cristo sono agli antipodi. Tutto nell’obbedienza indica te stesso e ciò che tu fai, tutto nella fede indica lontano da te e a ciò che Dio fa e tu ricevi solamente per fede. La settimana scorsa abbiamo considerato Abrahamo, la figura centrale della fede giudaica, eppure di esso è detto che credette a Dio e gli fu messo in conto di giustizia. Che la cosa importante della sua vita, la cosa per cui fu accettato da Dio non fu il suo carattere, non fu il suo comportamento, fu la sua fede in Cristo.

Ed ora veniamo a Davide, nei versi da 4 a 8.

4 Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito;

5 invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è imputata come giustizia.

6 Davide stesso proclama la beatitudine dell’uomo a cui Dio imputa la giustizia senza opere, dicendo:

7 «Beati coloro le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti.

8 Beato l’uomo a cui il Signore non imputerà il peccato».

Ora, ci sono qui delle frasi molto importanti di cui dobbiamo prendere nota. Chi è giustificato da Dio, secondo il nostro testo? Qual’è la descrizione della persona che Dio giustifica. Ora, notate bene, la giustificazione è una decisione legale da parte di Dio, che prende una persona e la dichiara non colpevole e le perdona i peccati e l’adotta nella sua famiglia, sulla base dell’opera di Cristo che è ricevuta attraverso la fede, e non per qualsiasi cosa tale persona abbia fatto. Ma notate cosa dice di quella persona. Dice, nei versi 4 e 5: Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito; invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è imputata come giustizia.

E dunque la prima cosa che si nota, qui, della persona che è giustificata è che non opera ma crede in Gesù. Questo non significa che è uno sfaccendato, che Dio perdona tutti i fannulloni, quelli che non fanno niente. Il contesto qui è il contrasto tra opere e fede; non è dire che non c’è assolutamente nessun ruolo per le buone opere nella vita cristiana, noi tutti sappiamo che l’obbedienza alla legge di Dio e una vita di buone opere sono evidenze della vera fede e il frutto della vera fede; ma ciò che sta dicendo qui è che la persona che è giustificata è la persona che smette di operare per guadagnare il favore di Dio. È una persona che ha completamente smesso di vincere punti con Dio, di cercare di meritare qualsiasi cosa da Dio, di cercare di guadagnare il favore di Dio, di comperarlo perché sa di non essere buono abbastanza per fare tale cosa. E perciò la persona che è perdonata da Dio e accettata nella sua famiglia è una persona che non ha parte in un sistema in cui si cerca di fare pace con Dio facendo buone opere, ma invece è giustificata credendo. E rammentate che credere è costituito da tre elementi. Credere implica innanzitutto intendimento, la comprensione del vangelo e di ciò che insegna; assenso, cioè concorda con il vangelo e che ciò che la bibbia dice di lui stesso e di Gesù è vero; e in terzo luogo c’è l’elemento della fiducia, chi crede si affida a Cristo, e si fida che Cristo è per lui ciò che la bibbia dice che di fatto è. E poi notate cos’altro dice nel verso 5, descrivendo la persona che Dio giustifica: “invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio”, Dio giustifica persone empie. Questo è un colpo mortale al concetto di giustificazione per una vita pia, e al concetto di giustificazione per obbedienza a Dio. Dio non giustifica pie persone, Dio giustifica persone empie, persone che non dichiarano di avere alcuna giustizia in se stesse, persone che sanno di non poter fare niente nemmeno per prepararsi ad essere accettate da Dio, sono empie, che meritano giustamente il suo sfavore e sono senza speranza eccetto la sua sovrana misericordia, e queste sono le persone che Dio giustifica. Ogni qual volta una persona empia, per quanto empia quella persona possa essere, smette di operare per la propria salvezza e comincia a credere in Cristo solamente, quella persona può essere certa del perdono dei suoi peccati e dell’adozione nella famiglie di Dio.

Ora, la seconda domanda che vorrei ci chiedessimo in questi primi versi per conoscerne la risposta è: ‘Chi è l’oggetto della fede che giustifica’. È l’oggetto della fede che dà alla fede la sua forza e la sua efficacia. Come ho detto molte volte, questo è ciò che Gesù ha detto: “Se avete fede come un granel di senapa” è tutto ciò di cui avete bisogno. Perché? Perché la cosa importante non è la misura della fede ma l’oggetto su cui poggia quella fede. Potreste avere fede in Buddha della grandezza di un’anguria e non vi porterà da nessuna parte. Potreste avere fede in Cristo della misura di un granel di senapa e quella è fede salvifica. La forza e l’efficacia della fede che salva proviene non dalla misura di quella fede ma dall’oggetto su cui quella fede si posa. E dunque, qual’è l’oggetto su cui si posa la fede salvifica se è vera fede salvifica? C’è una sola risposta e l’abbiamo vista attraverso tutto il capitolo 3, chi è? Gesù! La persona che crede in Gesù, che crede ciò che la bibbia dice di Gesù è vero e che si affida a Cristo affinché sia tale per lui o per lei. Ma notate cosa dice il nostro testo, giusto per spazzare via qualsiasi malinteso, nel verso 5: “Invece colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio”. Ora, di chi sta parlando? Chi è quel ‘colui che giustifica’? Sta parlando di Dio Padre. Dio Padre è il giustificatore. Dio  Padre è il giudice che ci dichiara ‘non colpevoli’ basandosi sull’opera compiuta da Cristo. E qui possiamo vedere che non solo Cristo, il Figlio di Dio incarnato è l’oggetto della fede salvifica, ma anche Dio il Padre, colui che opera la giustificazione è l’oggetto della fede salvifica. Così, la fede salvifica si poggia sulla Trinità, il Dio trino, Padre, Figlio e Spirito santo. Ora questo è importante perché quando noi diciamo che siamo giustificati per fede in Cristo solamente non intendiamo in Cristo piuttosto che fede in Dio che resuscita i morti, il Dio che giustifica, ecc. Quello non è l’intento dell’espressione ‘sola fede’, cioè noi non crediamo solo in Gesù e in nessun altra persona della divinità che non sia Gesù per essere salvati, ma il senso è che noi crediamo in Gesù per essere salvati e non c’è nient’altro che dobbiamo fare o possiamo fare per ricevere il perdono dei nostri peccati. Così, in questo testo particolare, vediamo che Gesù è l’oggetto della nostra fede (3:26) e in 4: 5 Dio il Padre è colui in cui crediamo. Colui che giustifica l’empio è l’oggetto della nostra fede. Vedete perciò che la fede salvifica è una fede intelligente. La fede salvifica comprende qualcosa della trinità. Una persona diventa cristiana perché sa di non avere altro salvatore che Gesù, e sa perché ha bisogno di Gesù come salvatore, sa dei propri peccati e sa chi Gesù è e in cosa consiste la sua opera di salvezza, ma è anche una persona che sa che è Dio Padre che ci giustifica sulla base di ciò che Cristo ha fatto per noi. È una persona che ha qualche intendimento della trinità, crede nella trinità. Ora, nessuno comprende completamente la trinità, nessuno comprende tutto ciò che si potrebbe sapere della trinità perché Dio è infinito. Ma ciò nonostante, la chiesa lungo i secoli ha sempre creduto che la fede nella trinità sia essenziale per la salvezza. Che uno non può dirsi cristiano se non crede nella trinità. Dio il Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito santo.

Adesso c’è un’altra domanda che possiamo fare e che il nostro testo chiarirà, e questa è: Come può Dio giustificare l’empio e rimanere giusto? Ora, che cos’è la giustificazione? Dio dichiara una persona giusta e la accetta nella sua famiglia. Dio dichiara quella persona in perfetta conformità con la sua legge, non più punibile dal suo giudizio, nessuna condanna su di lui o lei, ed è accettata nella famiglia di Dio come figlio per mezzo della fede in Cristo. Ma come può fare questo? In altre parole, come può Dio dichiarare che siamo qualcosa che non siamo e lo sa che non lo siamo. Come può Dio dichiarare che siamo giusti e accettarci su questo fondamento quando sa fin troppo bene che non siamo buoni e giusti, siamo peccatori. Forse che Dio fa giochi di parole? È questo ciò che la Chiesa Romana chiama falso giuridico? Che Dio semplicemente s’è inventato qualche cosa? No. Il modo in cui Dio può rimanere giusto e al contempo giustificare gli empi è per imputazione, e questa è la parola chiave nel nostro testo. Il verbo imputare è usato 9-10 volte in questi versi della prima metà del capitolo.Verso 3. “Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia” . Verso 5: “Colui che non opera, ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è imputata come giustizia”. Verso 6: “Così pure Davide proclama la beatitudine dell’uomo a cui Dio imputa la giustizia senza opere”. Verso 8: “beato l’uomo a cui il Signore non imputerà il peccato”. Nel verso 9: “Ora dunque, questa beatitudine vale solo per i circoncisi, o anche per gli incirconcisi? Perché noi diciamo che la fede fu imputata ad Abrahamo come giustizia”. Verso 10: “In che modo dunque gli fu imputata?” e due o tre altri posti lungo tutto questo testo, versi 22 e 23. Vedete così che il verbo imputare è una parola chiave di questo capitolo. Ma cosa significa? Significa accreditare qualcosa sul conto di qualcuno. Mettere qualcosa sul conto di qualcuno. Tu hai un debito, non lo puoi pagare, qualcuno lo può pagare e accredita l’ammontare sul tuo conto e paga il debito fino all’estinzione proprio come se l’avessi pagato tu. Noi siamo abituati ad usarlo quasi esclusivamente in senso negativo ma di imputare il dizionario dice: “Mettere in conto, attribuire, giudicare, ascrivere, attribuire. E dopo una croce, che denota un significato morto ‘ascrivere a merito’” Significa coprire la deficienza, il deficit di un altro, “Abrahamo credette a Dio e gli fu imputato a giustizia”, quell’una cosa che Dio richiedeva ad Abrahamo, giustizia, gli fu imputata come se l’avesse prodotta egli stesso. Gli fu accreditata sul suo conto.

Ora, ci sono un paio di posti nella bibbia dove viene usata questa parola. Il primo è nel libro di Filemone. Sapete che il libro di Filemone concerne questo schiavo fuggito, e Paolo parla a Filemone, il padrone dello schiavo fuggito, Onesimo, e dice a Filemone riguardo ad Onesimo: “Se ti ha fatto qualche torto, o ti deve qualcosa, addebitalo a me”. “Imputalo a me”. Pago il suo conto. Ecco, questa è imputazione. Se ti deve qualsiasi cosa, mettilo nel mio conto. E quindi, ciò che avviene nella nostra salvezza è che Dio accredita la giustizia della vita di Cristo che egli richiede da noi ma che noi non possiamo produrre. È sulla base di quell’accredito Dio ci salva.

Notate inoltre che nei versi di Romani 4: 7 e 8 che Paolo cita Salmo 32, versi 1 e 2.  “Beato colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto!Beato l’uomo a cui l’Eterno non imputa l’iniquità.” La cosa interessante di questa citazione è che il Salmo 32 definisce la giustificazione e l’imputazione in termini negativi. Dice che l’uomo che è accettato da Dio non è l’uomo le cui buone opere sono accreditate sul suo conto, ma è l’uomo il cui peccato non è imputato, addebitato sul suo conto. Vedete il senso negativo. Nel verso di Filemone e in questo del Salmo 32 vediamo che ‘imputazione’ ha due facce. L’addebito dei nostri peccati sul conto di Cristo, questo avvenne quando Cristo morì sulla croce, i nostri peccati furono addebitati sul suo conto, come se li avesse commessi lui, cosa che non ha fatto, ed egli soffrì la punizione per quei peccati; e la seconda faccia è l’accredito della giustizia di Cristo sul nostro conto, saldando il debito che abbiamo con Dio. Ci sono un paio di versi in 2 Corinzi capitolo 5 che esprimono perfettamente questo concetto. 2 Corinzi 5, versi 19-21,

Poiché Dio ha riconciliato il mondo con sé in Cristo, non imputando agli uomini i loro falli, ed ha posto in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio. Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.

E qui vedete il cuore del vangelo. Qui vedete perché Dio può dichiarare un credente in Gesù ‘giusto’ e accettarlo come figlio per tutta l’eternità, a motivo di quella grande transazione, Cristo porta i nostri peccati, sono addebitati sul suo conto ed egli li espia, e la sua perfetta giustizia, della sua vita e della sua morte espiatrice è accreditata sul nostro conto estinguendo qualsiasi ammontare dovessimo a Dio e su quella base siamo accettati da Dio. Perciò, imputare la giustizia è la stessa cosa che giustificare per fede, sono due frasi con lo stesso significato. Essere giustificato per fede ed avere la giustizia di Cristo accreditata sul tuo conto sono concetti paralleli. Dio prende i nostri peccati e le nostre responsabilità penali e le addebita a Cristo, e punisce lui, e poi prende la giustizia di Cristo e la accredita a noi e ci premia con tutto ciò che la perfetta giustizia di Cristo merita. E quella imputazione è basata sull’unione che abbiamo con Cristo, questa intima, mistica, vitale, pattizia unione che noi abbiamo col Signore Gesù Cristo. E questo è il cuore della giustificazione. Questo è ciò che entusiasmò così tanto Martin Lutero da farlo diventare  quel grande predicatore della Riforma che fu. Egli comprese, e io prego che voi abbiate compreso, che Dio ha posto tutti i nostri peccati su Cristo, e ha posto tutta la giustizia di Cristo su di noi, mediante la sola fede. Noi non avevamo nulla. Cristo aveva tutto. Dio ha messo i meriti di Cristo sul nostro conto, con ciò estinguendo qualsiasi debito avessimo avuto con Dio. Dio ha dichiarato che qualsiasi rivendicazione avesse la legge contro di noi credenti è stata soddisfatta, le accuse sono state fatte cadere, “non c’è dunque ora nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù”, il Giudice ci ha dichiarati non colpevoli, il nostro destino eterno poggia con sicurezza su questo immutabile decreto del nostro grande Dio, la transazione è avvenuta, il conto è sistemato, la nostra posizione davanti a Dio è sistemata per sempre e nulla potrà mai cambiarla. Noi eravamo coperti da panni sporchi, Dio ci ha trovati e ci ha ricoperti con la purezza di Cristo ed ora Dio vede quello e niente altro. Noi siamo accettati nell’amato suo. Questa è la giustificazione, questa è l’imputazione, questo è il modo in cui la fede in Cristo ci è accreditata come giustizia, ed è questa irreversibile dichiarazione da parte di Dio a costituire la base della nostra eterna sicurezza, e della certezza della nostra salvezza. Non periremo mai. I giustificati non periranno mai. Dio non tornerà sulle sue parole, non ci sarà mai un rovesciamento o un annullamento della sua decisione.

Vi ricordate cos’ha detto Paolo in Romani 8 nel suo argomentare l’eterna sicurezza dei credenti: “Chi accuserà gli eletti di Dio?” Naturalmente un sacco di persone lo farà, il diavolo lo farà; i vostri nemici lo faranno; la vostra stessa coscienza lo farà; ma il punto è chi presenterà l’accusa in modo così efficace che rimarrà attaccata agli eletti di Dio. E la risposta è “Dio è colui che li giustifica”. “Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche resuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi”. La questione è chiusa. Chi può condannarci effettivamente e con ciò separarci dall’amore di Dio in Cristo? Nessuno! Chi può presentare effettive accuse contro gli eletti di Dio? Ebbene, noi siamo colpevoli di molte cose, ma nessuna di queste accuse avrà mai efficacia. Perché? Dio è colui che ci giustifica. È l’immutabile Dio che ha preso una decisione a nostro riguardo. Vedete, piuttosto che enfatizzare la decisione umana di seguire Cristo. dobbiamo enfatizzare la decisione di Dio perché non è la nostra decisione per Dio che ci salva, è la decisione di Dio nei nostri confronti che ci salva. Che il momento in cui riceviamo Cristo, Dio prende una decisione a nostro riguardo: Non colpevoli. Giusti. In piena conformità con la legge di Dio. Non più passibili di condanna. Adottati nella famiglia di Dio con vita eterna come figli suoi. Dio non ritorna mai sulle sue parole. Così, la nostra sicurezza eterna è basata non su qualche incompleta opera di Dio nei nostri cuori. Vedete, questo è stato l’errore di molto del Puritanesimo, e cioè quando si ascolta molta della predicazione puritana e riformata oggi, la maggior parte è, giustamente, intorno alla rigenerazione e a ciò che Dio produce nei cuori, e questo è, ovviamente, una parte importante del vangelo. Ma la nostra sicurezza eterna si basa non tanto su ciò che Dio sta facendo in noi quanto su ciò che Dio ha deciso a nostro riguardo. E questa è la decisione che non siamo colpevoli, basata sulla vita e  morte di Cristo, accreditando la sua giustizia a noi e addebitando i nostri peccati al Signore Gesù Cristo.

Ora, quali sono gli effetti della giustificazione? Quando Dio non tiene più conto dei peccati di una persona e la riveste della giustizia di Cristo, che effetti ha su un uomo o una donna, personalmente, nella loro esperienza. La giustificazione non è qualcosa che si sperimenta. La giustificazione non è qualcosa che avviene nel tuo cuore. La giustificazione è qualcosa che avviene al di fuori di te. Avviene nel tribunale celeste dove il Giudice ti dichiara: Non colpevole. Ma la conoscenza di quella giustificazione ha un effetto tremendo su una persona giustificata. E notate quante volte questa parola particolare è usata. Verso 6: “Così pure Davide proclama la beatitudine dell’uomo a cui Dio imputa la giustizia senza opere” “Beati coloro le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo a cui il Signore non imputerà il peccato”. Verso 9: “Ora, dunque, questa beatitudine vale solo…” Paolo enfatizza ripetutamente l’dea che la persona che  è giustificata per fede e sa di essere stata giustificata è un uomo felice, è una donna felice.  E questa felicità non è una cosa passeggera. La parola beato significa oh, che felice! E non è una cosa superficiale, non è che sei sempre spumeggiante, voglio dire che ci sono molte situazioni nella vita in cui non si è spumeggianti, dove non c’è quel tipo di sorriso sulla tua faccia, potresti stare morendo di cancro. Ma pure c’è questa profonda, durevole felicità che nessuna tragedia in questo mondo  può rubarti. E quella felicità, quello stato di beatitudine in cui sei totalmente contento in Dio, e nell’amore e nella grazia di Dio, e dove quella benedizione di Dio si posa a coprire ogni aspetto della tua vita e arricchisce ogni relazione ed ogni attività della tua vita, quella è la conseguenza che effettivamente sperimenta una persona che è stata giustificata. La frazione di secondo in cui una persona abbraccia Cristo, in quella frazione diventa un cristiano, nella posizione giusta davanti a Dio. Immediatamente, non c’è tempo d’attesa, non c’è tempo di prova, perché Dio ha completato la nostra salvezza in Cristo Gesù e non rimane niente da fare per compire la salvezza di coloro per i quali Cristo è morto. Sulla croce, egli ha ottenuto redenzione eterna per ognuno di quelli per i quali è morto, non c’è niente altro che noi si debba contribuire, non c’è nient’altro che si possa contribuire, e questa è la ragione per cui la frazione di secondo, indipendentemente da ciò che hai fatto fino a quel momento, la frazione di secondo in cui credi in Gesù, in quel momento diventi un cristiano. In quel momento Dio ti dichiara figlio suo, e da quel momento in poi è assolutamente impossibile per te essere perduto.

Attenti a non pensare: Questo è tutto troppo semplice. Di sicuro devo pregare di più, e riformarmi di più, e leggere la bibbia di più, prima di poter dire per certo che sono salvato. Quando pensi in quel modo, dimostri di non aver ancora afferrato la dottrina e il vangelo di Paolo della giustificazione per sola  fede in Cristo. Se hai il sentimento che rimane qualcosa che devi fare per rendere la tua salvezza veramente sicura, non hai colto il nocciolo della questione. Se tu avessi un milione di anni da vivere non basterebbero. Cristo ha guadagnato la salvezza eternamente per tutti quelli che credono in “colui che giustifica l’empio”. Non c’è niente altro che debba essere fatto. Se tu credi in colui che giustifica l’empio tramite Cristo sei salvato, perdonato, adottato nella famiglia di Dio e nessuno mai può separarti dall’amore di Dio nel signore Gesù Cristo.

Veniamo ora ad un altro paragrafo nel capitolo 4 di Romani. Il paragrafo da 9 a 12, che è importante in modo altrettanto vitale perché il suo punto è che la salvezza è ricevuta immediatamente per sola fede e non per l’esecuzione di qualsiasi rito religioso o qualsiasi sacramento. Leggiamo, versi da 9 a 12.

9 Ora dunque questa beatitudine vale solo per i circoncisi, o anche per gli incirconcisi? Perché noi diciamo che la fede fu imputata ad Abrahamo come giustizia.

10 In che modo dunque gli fu imputata? Mentre egli era circonciso o incirconciso? Non mentre era circonciso, ma quando era incirconciso.

11 Poi ricevette il segno della circoncisione, come sigillo della giustizia della fede che aveva avuto mentre era ancora incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono anche se incirconcisi, affinché anche a loro sia imputata la giustizia,

12 e fosse il padre dei veri circoncisi, di quelli cioè che non solo sono circoncisi ma che seguono anche le orme della fede del nostro padre Abrahamo, che egli ebbe mentre era incirconciso.

Che testo di vitale importanza abbiamo qui. Ora, prima di vedere questo testo voglio ricordarvi come il Nuovo Testamento tratta la circoncisione. Che il battesimo, come la circoncisione nel Nuovo Testamento, come nel verso 11,  il battesimo, come la circoncisione è chiamato un segno e un sigillo. Il battesimo è segno e sigillo della giustizia che abbiamo in Cristo e un sigillo della relazione pattizia che abbiamo con Dio. Nel Nuovo Testamento il battesimo è indicato come sigillo e lo Spirito santo come sigillatore, e in Colossesi capitolo 2 ciò che la circoncisione simboleggiava nel Vecchio Testamento ora è simboleggiata nel Nuovo dal battesimo. Cosicché tutti quelli che avevano diritto di ricevere la circoncisione nel Vecchio testamento, tutti i maschi che professassero la fede in Cristo e i figli che dipendevano da loro hanno il diritto al battesimo nel Nuovo, cioè quelli che professano fede in Cristo, sia maschi che femmine, quanto la loro intera casa, cioè tutti i loro discendenti. Ora, un’altra cosa da tenere a mente  è che precedentemente, in Romani 4:3 Paolo ha fatto riferimento a Genesi 15:6 “Or Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia”, e adesso, in questo paragrafo del capitolo 4 parlerà della circoncisione di Abrahamo. Ebbene, la cosa da tenere a mente, prima di procedere, è che ci sono 14 anni tra questi due eventi. Ci sono 14 anni tra Genesi 15 dove Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia, e il comando di Genesi 17 che Abrahamo e tutta la sua casa fossero circoncisi. Ora notate quale sia il punto di Paolo perché è un punto potente. Né la circoncisione nel Vecchio Testamento né il battesimo oggi, contribuiscono alcunché alla giustificazione, né alcuno dei due costituisce garanzia. Paolo fa il punto, la fede fu messa in conto di giustizia ad Abrahamo; quando? Quando è Abrahamo diventato un credente e quando ha Dio accreditato il suo conto con la giustizia che che Egli stesso richiedeva ad Abrahamo? Quando era circonciso o prima che fosse circonciso? Questa è una domanda molto importante. Perché se la risposta fosse: ebbene Dio ha imputato a giustizia la fede di Abrahamo quando era circonciso questo legherebbe la giustificazione e la salvezza al sacramento, talché non ci sarebbe salvezza senza il segno del patto, senza questo sacramento. Oggi sarebbe applicato in questo modo, che la giustizia ci è imputata e siamo adottati nella famiglia di Dio nel battesimo. E perciò non c’è salvezza senza battesimo nell’acqua. Che chiunque è battezzato con acqua è giustificato e se non sei battezzato con acqua non sei giustificato. Questo non è ciò che dice il testo. C’erano persone a quel tempo che legavano la salvezza alla circoncisione, che pensavano che solo i giudei, le persone circoncise fossero salvate. Ma Paolo dice: Quando fu imputata la giustizia ad Abrahamo? Nella circoncisione? Dopo che fu circonciso o prima che fosse circonciso? Prima! In altre parole, il sacramento non contribuì alcunché alla sua giustificazione. Questo è importante! Proprio come la circoncisione nel Vecchio Testamento non contribuì nulla alla giustificazione di Abrahamo, il battesimo non contribuisce nulla alla giustificazione. Paolo ha già fatto il punto che l’obbedienza alla legge di Dio non contribuisce nulla alla giustificazione benché abbia un ruolo reale e un contributo da dare nella santificazione della vita cristiana, ed ora sta facendo questo secondo punto, che la giustificazione non è legata al battesimo. Questo è importante, alla luce della “Federal Vision” e del “New Perspective on Paul”, a queste persone che vogliono parlare di rigenerazione battesimale e vogliono legare l’unione con Cristo e rigenerazione, e giustificazione, e adozione nella famiglia di Dio e tutto il resto, con il battesimo nell’acqua. La circoncisione non aveva relazione con la giustificazione. Il battesimo non ha relazione con la giustificazione. Il battesimo non contribuisce in nessun modo, alcunché alla giustificazione. Infatti la presuppone. La presuppone. Guardiamo cosa dice il testo. Sta veramente tracciando una linea di demarcazione. In che modo gli fu dunque imputata la giustizia, quando fu giustificato? Mentre era circonciso? NO! Mentre era ancora incirconciso? SÌ! E ricevette il segno della circoncisione, un sigillo della giustizia della fede che aveva avuto mentre era ancora incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono mentre erano incirconcisi, affinché anche a loro sia imputata la giustizia. E fosse il padre dei veri circoncisi, di quelli cioè che non solo sono circoncisi ma che seguono anche nelle orme della fede del nostro padre Abrahamo, che egli ebbe mentre era incirconciso. Paolo dice: c’è una relazione tra il sacramento della circoncisione e il battesimo e la giustificazione, la giustificazione avviene prima, questi sacramenti non hanno contribuito nulla alla giustificazione, ma essi sono segni e sigilli della giustificazione, verso 11: “Poi ricevette il segno della circoncisione” noi riceviamo il segno del battesimo, “come sigillo della giustizia” della giustizia imputata, “della fede” imputata attraverso la fede, “Che aveva avuto mentre era ancora incirconciso”. Vedete che sta facendo il punto ripetitivamente. La giustizia che ricevette mediante la fede la ricevette mentre era ancora incirconciso, prima che avesse ricevuto il sacramento.  E però il sacramento è segno e sigillo della sua giustificazione e presuppone che la sua giustificazione sia già avvenuta.

Ora, cos’è un segno e sigillo? Quando definiamo un sacramento dobbiamo assicurarci che lo facciamo da una prospettiva centrata su Dio e non solo da una centrata sull’uomo. Benché ci siano aspetti del sacramento orientati verso l’uomo, specialmente la parola sacramento, la parola stessa proviene da un’usanza dell’esercito Romano, dal giuramento che un soldato faceva al suo comandante di combattere e morire al suo posto, quest’idea della nostra dedicazione e della pubblica testimonianza al mondo di questa decisione mediante il battesimo e la cena del Signore che siamo del popolo di Dio, ma l’enfasi primaria del sacramento è orientata a Dio, cioè non è solo un segno che noi esibiamo al mondo, che portiamo il marchio di Cristo, che apparteniamo a Cristo, è un segno che Dio esibisce, ed è in quel senso che il battesimo e la cena sono segni, sono segni nella mano di Dio mediante i quali egli fa pubblicità, voglio dire questo è ciò che si fa quando si va in giro con un cartellone per pubblicizzare qualcosa, e i sacramenti sono cartelloni nelle mani di Dio mediante i quali egli rende pubblica l’esistenza, la realtà di ciò che il segno significa. Questo è un segno, il battesimo nell’acqua, la cena del Signore, sono segni di una realtà spirituale, è un attestato pubblico, che ciò che questo segno simboleggia, noi in quanto credenti possediamo. Questo è il segno. I sacramenti sono Dio che predica a noi, i sacramenti sono Dio che predica ai credenti. Questo è il motivo per cui nessuno che non sia credente dovrebbe prendere il sacramento. Perché nel sacramento, il battesimo o la santa cena, il Signore predica alle persone: c’è una realtà in questo simbolo e se tu sei uno del mio popolo e sei in Gesù tu possiedi quella realtà.

Un sigillo fa un passo ulteriore. Al tempo, un sigillo alla fine di una lettera, cioè della cera fusa  su cui uno imprimeva il suo simbolo, il suo segno distintivo, la cera induriva, e questo costituiva conferma che la lettera provenisse da colui che aveva impresso il segno che stava in fondo alla pagina. Che lo scopo di un sigillo è di autenticare, confermare, garantire, la genuinità di ciò che è significato. In altre parole, quando voi ed io, in quanto popolo di Dio, riceviamo i sacramenti, e solo il popolo scelto di Dio può esperire queste cose, c’è qualcosa di spirituale che prende corpo. Che non è solo un segno, non è solo Dio che dichiara a tutti i tuoi sensi, vista, udito, gusto, tatto e tutto il resto, è Dio che ti dichiara: “Tu appartieni a me”. Ed allo stesso tempo garantisce al credente che è proprietà di Dio, è come se nel sacramento Dio dicesse: “Tu mi appartieni e te lo confermo” E lo spirito santo sigilla questo sul tuo cuore, questa è l’opera di suggello dello Spirito santo, confermarti e assicurarti, che ciò ch’è offerto nel sacramento, tu lo possiedi mediante la fede. Il lavacro dai peccati nel battesimo, la rimozione della colpa nel battesimo, e il nutrimento della fede e la nuova vita in Cristo sono rinnovati ogni volta che prendiamo la cena del Signore.

Ma ora, sia che si stia parlando di circoncisione, sia che si parli di battesimo, questi segni e sigilli presuppongono nella persona che sta per essere  battezzata la realtà della giustificazione per fede. Notate nel verso 11:  “Poi ricevette il segno della circoncisione, come sigillo della giustizia della fede che aveva avuto mentre era ancora incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono anche se incirconcisi, affinché anche a loro sia imputata la giustizia, e fosse il padre dei veri circoncisi, di quelli cioè che non solo sono circoncisi ma che seguono anche le orme della fede del nostro padre Abrahamo, che egli ebbe mentre era incirconciso.”

Il punto è che sia che tu sia giudeo, sia che tu sia non giudeo, un gentile, tutti sono accettati da Dio nello stesso modo, sulla base dell’opera di Cristo e l’imputazione della perfetta giustizia della sua vita e della sua morte espiatrice mediante la fede che è un dono di Dio e non un’opera. E dunque sia che tu sia giudeo o che tu sia gentile, siamo salvati per fede in Cristo solamente e perciò Abrahamo è nostro padre; non perché abbiamo il suo DNA, non perché possiamo dimostrare d’avere con lui una parentela di sangue, ma perché seguiamo le sue orme. Chiunque segua nelle orme di Abrahamo è considerato come suo figlio ed egli è loro padre. Orme di cosa? Orme della fede. Non orme di comportamento, ma fede. Che chiunque crede come Abrahamo credette, in Gesù Cristo e nel metodo di salvezza di Dio solamente, Dio imputa loro la giustizia.

Fatemi fare ancora un punto pratico qui e poi abbiamo finito per oggi. Verso 11: “Poi ricevette il segno della circoncisione, come sigillo della giustizia della fede che aveva avuto mentre era ancora incirconciso.” Qual’è il punto che abbiamo estratto da questa affermazione? Abbiamo detto che i sacramenti, circoncisione, battesimo, presuppongono il possesso della giustificazione per fede nella persona che viene battezzata. Ora, cosa significa questo per noi come credenti e come membri di chiesa? Che chiunque sia battezzato in acqua da un ministro del Vangelo, nel nome del Dio trino, dovrebbe essere considerato da noi come possessore della giustificazione per fede, a meno che non provino diversamente con la loro vita ed eventualmente muoiano in apostasia. Questo è il modo in cui consideriamo i nostri piccoli bambini. Dite: com’è possibile che un piccolo bambino sia un credente? Non lo so, ma Gesù ha detto, lasciate che i piccoli fanciulli vengano a me. “Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d’asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare”. Davide, nel Salmo 22, dice che aveva fede da quando riposava sulle mammelle di sua madre, Giovanni Battista balzò di gioia nel grembo di sua madre essendo ripieno di Spirito santo e solo chi crede in Gesù può essere ripieno di Spirito santo. Come potevano avere fede questi bambini?  – Come potete voi? Come posso io? Solo per rigenerazione, la quale è l’opera sovrana dello Spirito santo, che porta a nuova vita quando vuole e a chiunque sceglie. E dunque, poiché il battesimo presuppone la giustificazione in chi riceve il battesimo, questo è ciò che dobbiamo assumere di chiunque sia battezzato in questa chiesa, a meno che per la loro apostasia e per scomunica provino di essere diversamente. A volte è difficile farlo, specialmente quando i vostri figli sono peccatori, ma ricordate da chi l’hanno ricevuto. Ed anche, in molte chiese fondamentaliste c’è sempre chi dice di altri: Io non credo che quella persona sia un cristiano. Quella persona non può essere un cristiano. Ebbene, questa è una piccola affermazione molto arrogante, che qualcuno da sé dica dogmaticamente di qualcuno che è stato battezzato nel nome del Dio trino, e se questo qualcuno è un adulto, la cui testimonianza è non considerata discreditante dagli anziani.  Questo non significa che tutti quelli che sono battezzati con acqua sono effettivamente salvati, non dimentichiamo che Giuda aveva ricevuto il segno del patto. Giuda era stato circonciso, se fosse stato nell’epoca cristiana sarebbe stato battezzato. Ma il punto è che noi dobbiamo assumere che quelli che sono stati battezzati con acqua appartengono a Dio, hanno avuto i loro peccati perdonati perché hanno ricevuto giustificazione per sola fede in Cristo e noi dobbiamo continuare ad assumere che lo siano anche quando sono particolarmente scadenti nella loro vita cristiana. Voglio dire che i cristiani sono capaci di peccati terribili, non dimenticate che Davide fu un adultero e un omicida. Ed egli fu un uomo secondo il cuore di Dio. Perciò, solo perché qualcuno nella chiesa non sta facendo ciò che dovrebbe non si può dire automaticamente che non è un cristiano. Osservate la loro vita, vedete come rispondono alla consulenza, alla disciplina della chiesa, al ministero degli anziani, e allora, se il corpo di persone che ha riconosciuto credibile la loro professione di fede giungono alla conclusione che a motivo di qualche impenitenza che rifiutano di eliminare dalla propria vita la loro testimonianza non è più credibile, solo allora potete dire, con timore e tremore, dobbiamo trattare questa persona come se non fosse un cristiano, mentre in realtà potrebbe ancora esserlo perché il figliol prodigo tornò a casa. Dobbiamo stare attenti a non essere individualisti, facendo di noi stessi i giudici l’uno dell’altro, e dobbiamo comprendere quanto potente sia il battesimo nella vita del cristiano. Non contribuisce nulla alla giustificazione, nulla! Ma è un segno e sigillo che incoraggia il giustificato e lo riassicura che il suo peccato è veramente stato perdonato e che egli è stato adottato nella famiglia di Dio.

Preghiamo

Signore, ti ringraziamo per averci detto queste cose, che sono così chiarificanti e che c’incoraggiano così tanto. Aiutaci sempre a discernere e ad essere cauti e chiari nella comprensione della tua parola, sia nel modo in cui l’applichiamo alla nostra vita, sia nel modo in cui l’applichiamo ad altri che nel modo in cui la annunciamo ad altre persone. Per amore di Cristo.

Amen

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