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12. Romani 3: 27-31

Giustificati Per Fede, Non Per Comportamento

Di Joe Morecraft III

27 Dov’è dunque il vanto? E’ escluso. Per quale legge? Quella delle opere? No, ma per la legge della fede.

28 Noi dunque riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge.

29 Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non lo è anche dei gentili? Certo, è anche il Dio dei gentili.

30 Poiché vi è un solo Dio, che giustificherà il circonciso per fede e anche l’incirconciso mediante la fede.

31 Annulliamo noi dunque la legge mediante la fede? Cosí non sia, anzi stabiliamo la legge.

Ora, una delle cose importanti di questi versi è che ci dicono qualcosa del Vangelo che spesso perdiamo di vista in quest’epoca centrata sull’uomo, ed è che il vangelo, come pure tutto l’insieme della rivelazione biblica è una rivelazione verbale del carattere e delle perfezioni e della volontà di Dio onnipotente. Tutto quel che c’è nella bibbia, tutto ciò che riguarda il vangelo, fluisce da Dio e addita Dio. Infatti, il vangelo di Gesù Cristo tratta primariamente della maestà e della gloria di Dio onnipotente, e solo secondariamente dei benefici che porta all’uomo. Ora questo non è il modo in cui il vangelo è presentato oggi. Oggi il vangelo è primariamente qualcosa che fa del bene a te. Ed è buono per te, periresti senza il vangelo. Ma l’interessa primario del vangelo è di glorificare e onorare il nostro grande Dio, ed è solo questa prospettiva centrata su Dio del vangelo che può conservare il nostro pensiero dal degenerare nelle mere formule per il pensiero positivo e la vita di successo.

Prendiamo in considerazione dunque i versi 27 e 28 prima di tutto, e vediamo che il vangelo rivela la gloria di Dio, cioè la somma totale di tutte le sue perfezioni, perciò la vera via della salvezza per mezzo di Cristo non lascia spazio per il vanto, vale a dire per il prenderci dei crediti da parte nostra.

Dov’è dunque il vanto” verso 27. “È escluso”! “Per quale legge? per quella delle opere? No, ma per la legge della fede. Noi dunque riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge”.

Perché non c’è vanto nel vangelo? Perché tutto nel vangelo è disegnato per dare onore e gloria a Dio talché l’uomo non può prendersi nessun credito per la propria salvezza. Ora c’è una frase interessante qui, dice che il vangelo esclude totalmente il vanto perché è totalmente centrato su Dio, perché contiene una legge della fede, contrapposta alla legge delle opere. Ora, noi normalmente non usiamo una frase come “la legge della fede” contrapponendola alla legge delle opere. Qual’è il punto qui. Ebbene, una cosa che abbiamo cercato di evidenziare nel nostro studio del terzo capitolo di Romani è che Paolo usa la parola “legge” con grande flessibilità, e nella stessa sezione può utilizzarla con diverse sfumature intendendo due o tre cose strettamente correlate. La parola “legge” può significare da un comando che esige obbedienza, alla Legge Mosaica, al Vecchio Testamento in generale, a potenza, come in Romani 8, vi ricordate dove dice che non c’è per noi più nessuna condanna “perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesú mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte”, cioè la potenza dello Spirito santo ci ha liberati dalla potenza del peccato e della morte. Ebbene, qui la parola “legge” nel nostro testo significa “sistema” “principio”, in altre parole sta tracciando un contrasto tra il sistema di salvezza basato sulle buone opere, sul buon comportamento come metodi di guadagnare il favore di Dio e il principio o sistema della sola fede come lo strumento attraverso il quale la salvezza è ricevuta che è basato sul Signore Gesù Cristo. Come vedremo più tardi, non significa che Dio abbia abbassato l’asticella per la salvezza, da una legge di opere e di obbedienza a una mera legge della fede, lo vedremo più tardi. Il punto è che questi due sistemi di salvezza sono completamente antitetici l’uno rispetto  all’altro. Cercare di essere salvato, di avere perdonati i peccati facendo abbastanza opere buone, attraverso la fedele obbedienza alla legge di Dio, e la salvezza mediante la fede in Cristo solamente che esclude qualsiasi tipo di vanto a motivo della sua differenza radicale con le opere sono antitetiche. Non si può avere qualcosa di più diverso di opere e fede. Considerate, la fede rinuncia al sé e poggia in qualcun altro. Le opere sono auto-congratulatorie, poggiano nel sé e in ciò che il sé è capace di fare. La fede guarda a ciò che Dio fa, le opere guardano a ciò che l’uomo fa. La fede non contribuisce nulla, riceve semplicemente, è un dono; la fede è nient’altro che lo strumento che riceve la salvezza. Non pensate mai della fede come di qualcosa di forte in sé e per sé. Non isolatela mai dal suo oggetto, che è Dio in Cristo. La sola cosa che dà alla fede della forza è l’oggetto su cui è posata. E dunque il punto è che non ci può essere nulla di più radicalmente diverso di un sistema di opere e un sistema di fede ed è solo un sistema di salvezza per fede che esclude qualsiasi tipo di vanto.

E Dio l’ha fatto in quel modo perché odia il vanto. Detesta che prendiamo il credito per qualsiasi cosa abbiamo fatto. Ricordate ciò che ha detto Giona quando il grande pesce lo vomitò sulla terraferma: “Sono felice di essere riuscito a convincere questo grande pesce a vomitarmi sulla terraferma”. No!Disse “Il salvare appartiene al Signore” Punto. Niente precisazioni, niente digressioni, niente eccezioni. “Il salvare appartiene al Signore!” E Dio odia il vanto perché ha disegnato ogni cosa di questo metodo di salvezza per fede perché porti a Lui e non all’uomo la gloria. Perciò se noi ci vantiamo, se prendiamo il credito anche per una minima parte, non abbiamo ancora capito la morte di Cristo; perché quando veniamo faccia a faccia con la morte di Cristo smettiamo di vantarci di cosa alcuna eccetto che di Cristo e della sua croce.

Ora, nei versi 29 e 30 vediamo Paolo introdurre una delle basilari perfezioni di Dio, e questa è la sua unicità. E vediamo che il vangelo rivela l’unicità di Dio, perciò la via della salvezza di Dio abolisce tutte le altre vie di salvezza come totalmente inutili. Vediamo i versetti 29 e 30:

Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non lo è anche dei gentili? Certo, è anche il Dio dei gentili.

 Poiché vi è un solo Dio, che giustificherà il circonciso per fede e anche l’incirconciso mediante la fede.

Ora il punto che Paolo fa è che Dio è uno solo. È il Dio dei Giudei, è il Dio dei Gentili e perciò la giustificazione per Giudei e gentili è la stessa. Non lasciatevi deviare dalle preposizioni in questa frase che dice che i Giudei sono giustificati per fede e i gentili mediante la fede. Il punto di queste due diverse parole non è di fare una differenza. Il punto semplicemente è, comunque tu la concepisca, con chiunque tu stia parlando, la giustificazione è per fede solamente. Perché? Perché Dio è uno solo.

Ora, nella nostra chiesa e nella nostra cerchia noi diamo per scontato che Dio sia uno, è ovvio che Dio è uno, non c’è nessun altro dio oltre al Dio che noi serviamo, il Dio trino. Ma la bibbia pone un grande accento su questo fatto perché ha delle implicazioni per noi che dovremmo prendere seriamente. Andate indietro a Isaia 45 e notate quante volte in un capitolo è dichiarato che Dio è uno. Per esempio versi 5 e 6

“Io sono l’Eterno e non c’è alcun altro; fuori di me non c’è DIO. Ti ho cinto, anche se non mi conoscevi, perché dall’est all’ovest si riconosca che non c’è nessun Dio fuori di me. Io sono l’Eterno e non c’è alcun altro”.

verso 18

“Poiché cosí dice l’Eterno che ha creato i cieli, egli, il DIO che ha formato la terra e l’ha fatta; egli l’ha stabilita, non l’ha creata informe ma l’ha formata perché fosse abitata: «Io sono l’Eterno e non c’è alcun altro”.

Versi 21 e 22:

“Annunziatelo e presentate le vostre ragioni, sí, si consiglino pure insieme. Chi ha annunciato questo fin dai tempi antichi e l’ha predetto da lungo tempo? Non sono forse io, l’Eterno? Non v’è altro DIO fuori di me, un Dio giusto, un Salvatore; non c’è nessuno fuori di me. Volgetevi a me e siate salvate, voi tutte estremità della terra. Poiché io sono Dio e non c’è alcun altro”.

Ancora e ancora troviamo questa enfasi lungo tutta la Scrittura. Questo è il pilastro del cristianesimo. Ora, quali sono le implicazioni che Paolo tre da questo grande punto? Poiché c’è un solo Dio può esserci solamente una legge assoluta e una via di salvezza davanti a quel Dio e un solo modo di accostarsi a quel Dio, e cioè nel modo in cui Egli prescrive. Non si possono avere legittimamente due leggi più di quanto si possano avere due Dii. Non si possono avere due vie di salvezza e di accettazione con Dio più di quanto si possano avere due Dii. Poiché Dio è uno solo ci può essere solamente una legge assoluta per la quale tutti devono vivere, e più particolarmente, nel nostro testo, c’è una sola via di salvezza uguale per tutti. Dio non ha un certo numero di vie per salvare le persone, non ci possono essere due vie di salvezza, e non ci sono due vie di salvezza perché c’è un solo Dio.

Questo refuta diversi errori che sono popolari intorno a noi oggi. C’è l’ecumenismo radicale, come il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC) ed altri, e papi e presidenti e politicanti che dicono che c’è un solo Dio e tutti gli uomini lo adorano. Tutti gli uomini adorano lo stesso Dio anche se lo chiamano con nomi diversi a seconda che siano giudei o cristiani o buddisti o indù o mussulmani, noi tutti adoriamo lo stesso Dio indipendentemente dal nome che gli diamo. Ma, c’è un solo Dio e un solo modo di accostarsi a Lui, e questo modo è mediante il Signore Gesù Cristo. Nessuno può andare a Dio, nessuno può conoscere Dio, nessuno può adorare Dio eccetto che per il sangue di Cristo. Questa è la testimonianza della Scrittura. Dio è uno solo e può essere avvicinato solo nel modo che Egli ha prescritto nelle sacre Scritture.

E poi c’è il dispensazionalismo radicale, sostenuto da molti cristiani conservatori, che dice che c’è una distinzione reale e duratura tra i giudei e la chiesa nel proposito di Dio. I giudei sono il popolo di Dio sulla terra e la chiesa il suo popolo celeste; ci sono due distinti vangeli, uno del regno, per i giudei, e uno per i non giudei della grazia. C’è una dicotomia, ci viene detto, tra la legge e la grazia perché ci sono due vie per giungere a Dio. Una via di giungere a Dio nel Vecchio Testamento e più tardi nel regno millenario, ed un’altra via di giungere a Dio in mezzo ai due. Ma il Nuovo Testamento insiste, come nel nostro testo, che l’intera distinzione giudei/gentili è terminata per sempre per non ritornare mai più. Un solo Dio significa un vangelo per giudei e gentili, notate cosa dice il nostro testo:

“Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non lo è anche dei gentili? Certo, è anche il Dio dei gentili. Poiché vi è un solo Dio, che giustificherà il circonciso (cioè i giudei) per fede e anche l’incirconciso (cioè i gentili) mediante la fede”.

Poiché c’è un Dio solo il vangelo si applica a tutti gli uomini e non ci sono più distinzioni di sorta tra giudei e gentili nel grande piano di Dio. Se in giudeo deve essere salvato, da qui alla fine del mondo, se un non giudeo deve essere salvato, da qui alla fine del mondo deve avvenire per fede in Cristo solamente.

Ma poi c’è quell’altra idea che è molto popolare e che è una vacca sacra nella nostra cultura, e questa è il pluralismo, il pluralismo religioso. E la gente si gloria del fatto che la nostra nazione è religiosamente pluralista, che abbiamo una varietà di religioni legali e tutte sono egualmente vere ed egualmente false ed egualmente difese e che perciò noi non dobbiamo criticarci l’un l’altro ma dobbiamo essere tolleranti l’uno dell’altro indipendentemente da ciò che crediamo. Ma il fatto che Dio è uno solo cosa insegna? Che non possono esserci due ordinamenti legislativi validi e legali, non possono esserci due religioni valide e legali e due diverse vie a Dio  più di quanto possano esserci due Dii. Questa terra appartiene all’unico vero Dio, nessun uomo ha il diritto di adorare idoli nell’universo di Dio. Il pluralismo è basato sul politeismo o sull’ateismo, e assume che tutte le religioni siano egualmente vere ed egualmente false.

Poi giungiamo all’ultimo verso del capitolo 3, una poderosa dichiarazione quantunque breve. Pone una domanda e da la risposta. Ora, ricordate cosa trattano questi ultimi versi. Ci insegnano che il punto di riferimento ultimo del vangelo è la gloria di Dio, e lo scopo ultimo del vangelo è manifestare la gloria di Dio, manifestare che Dio è uno solo, ed ora vedremo il vangelo manifestare la sovranità di Dio. E perciò, poiché il vangelo rivela la sovranità di Dio su tutti, la via di salvezza di Dio per grazia non annulla la legge di Dio, ma la stabilisce. Annulliamo dunque noi la legge attraverso il nostro sistema di salvezza mediante la fede solamente senza le opere della legge? In altre parole, dicendo che non siamo accettati da Dio a motivo della nostra fedele obbedienza alla legge di Dio ma per la fede in Cristo solamente, stiamo annullando la legge di Dio? Stiamo dicendo che la legge di Dio non ha nessun uso nella nostra vita, e poi, nel modo più energico in cui potesse dirlo in greco Paolo dice: Assolutamente no! Non sia mai! Al contrario, è vero esattamente l’opposto. Il nostro sistema di fede, il nostro sistema di giustificazione per sola fede senza le opere della legge stabilisce la legge di Dio.

Ora, perché ha introdotto questo argomento? Voglio dire, è ovvio per noi; ma non è ovvio per tutti i cristiani, e non era ovvio per la gente del tempo di Paolo. Ebbene, ricordate qual’è l’argomento di Paolo. Paolo sta argomentando che la legge è totalmente incapace di giustificare peccatori. Totalmente incapace a giustificare peccatori. Che quando si tratta di giustificazione e di avere perdonati i tuoi peccati e di essere accettato come figlio di Dio, le buone opere sono buone a nulla, che obbedendo alla legge di Dio non puoi ottenere il perdono dei peccati. Secondo, la salvezza è disponibile a tutte le persone che credono malgrado le loro trasgressioni della legge di Dio.  In altre parole, malgrado quanto tu sia stato ingiusto ed empio nella tua vita, se credi, non importa quante volte o quanto malvagiamente hai trasgredito la legge di Dio, se credi in Gesù la salvezza è aperta ed accessibile per te. Vedete ora il problema nella mente di alcune persone? Ebbene, se la legge è totalmente incapace di giustificarci, e se siamo salvati e perdonati credendo, indipendentemente da quante volte abbiamo trasgredito al legge di Dio, mi sembra che stai annullando la legge di Dio. Mi sembra che stai dicendo che la legge di Dio non abbia più alcun ruolo o autorità nella nostra vita. Ecco ciò che Paolo sta facendo. Sta cercando di refutare due cose con una frase. Sta cercando di refutare il legalismo, cioè la vecchia credenza, che aveva avuto origine col giudaismo e anche prima, la credenza che vinciamo il favore di Dio osservando la legge. E Paolo rende perfettamente chiaro che noi manteniamo che l’uomo è giustificato per fede senza le opere della legge. Ma vuole refutare anche ciò che chiamiamo “antinomismo”, parola costituita da due parole in greco, anti, essere contro, e nomismo dal greco nomos, legge. Antinomismo è la credenza che la salvezza per grazia dissolve ogni obbligo di obbedire la legge biblica da parte di crede. Come puoi essere salvato per grazia e persino parlare di obbedienza alla legge? Sembra, a molte persone oggi, come che questo sia un ritornare al vecchio legalismo. Ed ecco come ragionano questi antinomisti, dicono: l’incapacità della legge a giustificarci porta con sé la deduzione che la legge sia perciò scartata e abrogata. Che se la legge di Dio non può salvarti, e se obbedire alla legge di Dio non ti giustifica, sembra che quel che stai facendo sia scartare la legge di Dio da qualsiasi effettivo ruolo nella tua vita.

Oppure dicono questo: ‘Ora, la legge morale è inutile e non ha autorità su di noi perché nel suo obbedire la legge Cristo ci ha liberati dalla soggezione alla legge morale di Dio. Vale a dire che, poiché ha obbedito la legge di Dio al posto nostro, come nostro sostituto, noi non siamo più obbligati ad obbedire la legge di Dio. Non importa se Gesù ha detto: ‘Non interpretate quello che dico in alcun modo come se abrogassi neppure il segno più minuto, uno iota o un apice, le più piccole richieste morali della legge, io non sono venuto per abolirle ma per confermarle e per mandarle ad effetto e per stabilirle.

Altre persone ancora dicono che Dio in quanto legislatore ha rinunciato a tutte le sue prerogative di legislatore nel vangelo. Credi e basta. È tutto quello che devi fare. Egli non richiede obbedienza. Tu puoi essere un cristiano carnale, puoi vivere come il diavolo, ma se chiedi a Gesù di entrare nel tuo cuore, questo ti spalanca le porte del paradiso, hai fatto quello che la bibbia dice che devi fare per entrare. Dio rinuncia alla propria autorità di promulgatore della legge nel vangelo. Egli è un salvatore, certo, il solo salvatore che esiste è il Signore, il legislatore incarnato, Jehovah stesso.

Così, Paolo asserisce, in questa brillante risposta, corta, concisa, precisa, “Annulliamo noi la legge con la nostra dottrina della giustificazione per fede? Assolutamente no! Al contrario, facciamo esattamente l’opposto e stabiliamo la legge di Dio. Anziché annullare la legge di Dio, la salvezza per grazia ha aumentato i nostro obblighi d’obbedirla, per amore, come Cristo, il cui cibo, egli disse, fu obbedire la volontà del Padre”. Permettete che vi dia delle citazioni sul valore della legge di alcuni grandi cristiani lungo tutta la storia, di come la legge di Dio non è messa da parte nel sistema di salvezza per grazia mediante la fede. Ho un libro nel mio ufficio intitolato “Legge o Grazia”, dice che sono diametralmente opposti l’uno rispetto all’altro. Ricordate che tempo fa dissi che il sistema di salvezza per obbedienza alla legge è diametralmente opposto al sistema di salvezza per fede, ma non ho mai detto che ci sia un’antitesi tra legge e grazia per cui si debba scegliere tra l’uno e l’altro. La legge ti porta a Cristo, ricevi la grazia salvifica da Cristo e quella grazia salvifica ti abilita e potenzia a vivere una vita d’obbedienza alla sua legge. Lasciate che vi legga solo alcune brevi ma memorabili citazioni da grandi uomini della storia. Una delle migliori è di Samuel Rutheford, egli disse:

La via che svaluta dovere e santificazione e obbedienza non è la via della grazia. In altre parole quel modo di vedere che dice non parlare di dovere, non impegnarti a ricercare la santità,  quella non è la via della grazia. Disse: “la grazia è un cosa innocente, e non toglierà le persone dai loro doveri, la grazia non distrugge l’obbedienza, Cristo ha fatto delle fede un’amica della legge.

Ernest F. Kevan ha detto questo:

La legge non cessa d’essere la legge ora che un cristiano è giunto ad amarla.

Questa è una grande frase. Lungi dal revocare la legge, la fede ci libera dalla condanna che la legge emette ma non ci libera dall’obbligo d’obbedire quella legge. Ricordate ciò che Paolo ha detto in Romani 8 “Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesú, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito”, verso 4 “Affinche la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito”. In che consiste la giustizia della legge? Nell’essere giusti, nell’obbedire alla legge, perciò, la ragione per cui Cristo ci ha salvati è per metterci di nuovo nella condizione in cui possiamo obbedire la legge di Dio. Ecco Greg Bahnsen:

La legge non salva un uomo, ma gli mostra perché ha bisogno di essere salvato, e come deve camminare dopo che è stato salvato.

Samuel Bolton, mi sembra che fosse nell’assemblea di Westminster, disse:

La legge ci manda al vangelo affinché siamo giustificati, e il vangelo ci rimanda alla legge a domandare quale sia il nostro dovere ora che siamo giustificati.

Un’altro uomo di nome Tomas Blake:

Dio non abdica mai il suo trono, neppure nella grazia; quando Dio divenne un salvatore per gli eletti dell’umanità non cessò d’essere un sovrano.

Il grande John Owen:

Niente può annichilire l’imperativa autorità della legge di Dio, benché Dio abbia messo da parte la sua ira per mezzo di Cristo, pure non metterà da parte la sua autorità” Puoi tu dire insieme a Samuel Rutheford: “Poiché Cristo è morto per me, obbedirò dunque la stessa legge di Dio sotto la quale stavo prima, solo che ora non temo più la sua condanna.

Poter dire questo è marchio di un vero cristiano.

Ma come fa il vangelo della grazia a stabilire la legge? In tre modi. Prima di tutto Cristo rispettò la sua autorità sottoponendosi a tutte le sue penalità. Vale a dire che Gesù morì sulla croce a motivo del suo grande rispetto per la legge di Dio. Non cercò di scopare tutto sotto il tappeto. Non  disse: Lo so che la legge di Dio ha tutte queste maledizioni, lo so che la legge di Duo ha tutte queste pene, ma  scordatevene, perdonerò tutti quanti. No, il Signore Gesù Cristo stesso ha stabilito la legge obbedendo a tutti i suoi requisiti in tutti i suoi 33 anni di vita sulla terra, e poi sottoponendosi a tutte le sue pene con la sua morte sulla croce. In secondo luogo, Cristo visse la sua vita in perfetta obbedienza alla legge di Dio, quello era il suo cibo, è quello che lo faceva andare avanti, quella era la caratteristica primaria della sua vita. E terzo, Cristo, nel vangelo dà al credente la grazia per poter obbedire alla legge di Dio. La santità di vita richiesta al credente nel vangelo è la vera conformità alla legge di Dio, questo è il significato di santità per noi. Ci sono dunque tre modi in cui la grazia e la nostra dottrina di giustificazione per fede stabiliscono la legge di Dio. Cristo la rispettò talmente tanto da rispettarla, da obbedirla ogni secondo della sua vita, da soddisfare tutte le sue richiesta di pena, e nella salvezza egli non solo ci perdona i nostri peccati ma ci da il potere di vivere vite sante, e la santità è portare la nostra vita in conformità con la legge biblica.

E dunque, qual’è la relazione tra Legge e Grazia? Vai alla legge di Dio per vedere il tuo bisogno di Cristo. Vai al vangelo per la salvezza  dal salario e dal potere del peccato. Vai alla legge, per imparare come vivere come credente del vangelo.

Noi arriviamo ora al quarto capitolo di Romani. Sono sicuro che riusciremo a prendere in considerazione solo i primi versetti. Il capitolo 4 è brillante. Nel capitolo 4 Paolo prova dalla bibbia, cioè dal Vecchio Testamento, il punto che stava facendo nel capitolo 3, ed è stato brillante scegliere Abrahamo e Davide dal Vecchio Testamento come esempi, perché essi furono personaggi cardine nella storia e nella religione giudaiche. Permettetemi di mostrarvi la correlazione tra il capitolo 3 e il capitolo 4. Capitolo 3, ricordate, versi da 1 a 20 mette sotto accusa tutta la razza umana per il suo peccato e la sua depravazione. E poi nei versi da 21 a 26 del capitolo 3 egli specifica la natura della salvezza nei termini della giustificazione, che Dio ci dichiara: “non colpevoli” e ci accetta come suoi figli, senza la legge, per grazia, cioè immeritatamente, per mezzo di sangue, che la base della nostra accettazione e dell’assoluzione da parte di Dio è la morte di Cristo, ed è ricevuta per grazia. E poi, nei versi 27 a 31 abbiamo appena visto la correlazione della giustificazione col carattere di Dio. Il vangelo è tale che non ci può essere vanto. C’è una sola via a Dio e questa è quell’una via che Egli ha prescritto, per sola fede, e quel sistema di salvezza per fede non annulla la legge di Dio ma anzi, la stabilisce.

Ora giungiamo al capitolo 4, e il capitolo 4, versi da 1 a 25 specifica la natura della fede che giustifica. Si potrebbe dire che la seconda metà del terzo capitolo specifica la natura della giustificazione, ed ora, Romani 4 specifica la natura della fede che giustifica. E i due esempi migliori con cui Paolo può presentare ciò che significò credere in Gesù nel Vecchio Testamento, sono due credenti del Vecchio Testamento: Abrahamo e Davide. E i primi tre versi descrivono la fede di Abrahamo. Leggiamoli.

“Cosa diremo, dunque, che il ostro padre Abrahamo abbia ottenuto secondo la carne? Perché se Abrahamo è stato giustificato per le opere, egli ha di che gloriarsi, ma non davanti a Dio. Infatti, che dice la Scrittura? ‘Or Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia’”.

Così qui Paolo sceglie Abrahamo, un credente del Vecchio Testamento, per mostrare ai cristiani del Nuovo Testamento cosa significhi credere nel Signore Gesù Cristo e accettare il vangelo. Ora, la presupposizione di questi tre versi è che c’è un solo patto di grazia che ingloba Vecchio e Nuovo Testamento, c’è un solo piano di salvezza che ingloba Vecchio e Nuovo testamento, e la chiave per comprendere il Vecchio Testamento è Cristo, e la comprensione dell’intera bibbia ci presenta una salvezza con le stesse benedizioni e gli stessi requisiti. Paolo fonda l’intero suo argomento su una frase dell’Antico Testamento. Questo vi mostra cosa credesse dell’autorità del Vecchio Testamento. Egli basa la sua intera comprensione del sistema di salvezza per sola fede su una breve frase del Vecchio Testamento e per quanto lo concerne questo dirime la faccenda una volta per sempre. Per inciso, anche tu leggi la bibbia in quel modo? Quante volte deve Dio dirti qualcosa nella bibbia prima che tu lo creda? Una frase! Una frase, dice Paolo, poiché proviene da Dio, io fondo tutto il mio argomento su Genesi 15:6 che dice:

“Ed Abrahamo credette all’Eterno, che glielo mise in conto di giustizia”.

E Paolo dice: Ecco la prova! Questo dirime che tutto ciò che ho discusso del sistema di fede senza obbedienza alla legge di Dio come mezzo per la giustificazione è vero, perché la parola di Dio dice che è vero in genesi 15:6. En passant, permettetemi di dire una cosa molto velocemente, ci sono passi nella bibbia che dicono: “Abrahamo credette a Dio e gli fu messo in conto di giustizia,” altri che dicono: “Abrahamo credette in Dio e ciò gli fu messo in conto di giustizia”. E allora, quale dei due. Abrahamo credette a Dio o credette in Dio. Ebbene, non dovete scegliere, ovviamente. Se credete in qualcuno credete a quello che dice. Se credete in Dio credete a quello che dice. Come potreste dire di credere in qualcuno se non credete le sue parole? E dunque, sia che dica che Abrahamo credette a ciò che Dio disse quando rivelò il suo metodo di salvezza, o Abrahamo credette in Dio, pose la sua fiducia in Dio e gli fu messo in conto di giustizia, entrambe sono in essenza la stessa cosa.

Ora, il punto di Genesi 15:6, questo è il motivo per cui Paolo lo cita, qui, è che Abrahamo fu salvato per fede in Cristo esattamente nello stesso modo in cui noi siamo salvati. Senza opere e senza meriti. Voglio dire, secondo me questo è un colpo mortale al dispensazionalismo e a tutti gli altri ‘ismi’ che conficcano un cuneo tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Nel scegliere Abrahamo come esempio culmine della fede salvifica  Paolo sta dicendo che Abrahamo fu salvato mediante la fede in Cristo esattamente come siamo salvati noi oggi mediante la fede in Cristo, senza opere e senza meriti.

Ora, notate la domanda e la risposta, qui, molto velocemente, e poi la vedremo in dettaglio in un minuto. Verso 1

Cosa diremo, dunque, che il nostro padre Abrahamo abbia ottenuto secondo la carne?

Vale a dire, cosa ha ottenuto Abrahamo, nei termini della sua relazione a Dio, col proprio contributo come essere umano nella carne? Qual’è la risposta? Zero! Niente!

Seconda domanda dal verso 2. Fu Abrahamo un amico di Dio a motivo del proprio carattere, per le proprie opere? No! Perché se la base della sua amicizia con Dio fosse stata nel proprio carattere o nelle proprie opere avrebbe motivo di gloriarsi. E poi dal verso 3, Dio annunciò ad Abrahamo il piano di salvezza in Cristo ed Abrahamo credette e fu salvato. Giovanni 8 non sta meramente dicendo che Abrahamo credette a Dio in un senso generico e vago su ciò che Dio gli aveva detto, ma sta dicendo che Abrahamo credette nel metodo di salvezza rivelatogli da Dio, “giubilò nella speranza di vedere il mio giorno, lo vide, e se ne rallegrò”. Egli vide che il mezzo della salvezza era giustizia data per grazia da Dio mediante la fede in Cristo. Abrahamo sapeva che il metodo di salvezza era un sistema di grazia mediante la fede. E così Abrahamo credette in Dio e a ciò che Dio rivelò di se stesso e della via della salvezza. Abrahamo credette e Dio glielo accreditò come giustizia.

Guardiamo adesso a questa breve frase, perché è piena di verità. Genesi 15:6.

Ed egli (Abrahamo) credette all’Eterno, che glielo mise in conto di giustizia.

Lasciatemi sottolineare 4 cose in questa frase. Primo, la caratteristica principale di Abrahamo non è il suo comportamento, ma la sua fede; e la parola fede, nel VT significa affidamento e fiducia nel Signore e nella sua via di salvezza. La cosa che viene evidenziata non è il comportamento di Abrahamo, è la sua fede. Secondo, quando Abrahamo credette, Dio emise un giudizio su Abrahamo. Mise qualcosa in conto di Abrahamo. Imputò qualcosa ad Abrahamo. Accreditò qualcosa ad Abrahamo. Terzo, ciò che gli mise in conto fu ‘giustizia’. Dio riconobbe ad Abrahamo giustizia, accreditò Abrahamo con giustizia. Ricordate che dicemmo che questo è il tema del Libro di Romani. Ricordate, indietro a Romani 1 e verso 16:

“Infatti io non mi vergogno dell’evangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del giudeo prima e poi del greco. Perché in esso la giustizia di Dio è rivelata di fede in fede, come sta scritto: ‘il giusto vivrà per fede’”.

Dio ha detto: Abramo credette a Dio e gli fu messo in conto di giustizia. Dio accreditò ad Abrahamo proprio quella giustizia che gli richiedeva, gli applicò la propria giustizia, questa giustizia non proveniva da Abrahamo, provenne da Dio Onnipotente, e questo è un tema principale del Vecchio Testamento. In Isaia 45:24 è scritto: “Si dirà di me: ‘Solo nell’Eterno ho giustizia e forza’ a lui verranno tutti…” Il solo posto in cui si può trovare giustizia è in Dio e non nell’uomo. Qui ci sono due versi interessanti. Guardiamo questi due testi in Geremia 23 e 33, e vediamo se vedete il punto prima che io lo faccia. In Geremia 23: 6 dice che

“Nei suoi giorni” (cioè nei giorni di Cristo) Giuda sarà salvato e Israele dimorerà al sicuro. Questo sarà il nome con cui sarà chiamato: ‘L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA”.

Sta dunque profetizzando una salvezza che verrà ai giorni di Cristo, il Messia, ed il nome del Messia sarà L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA. Vale a dire che qualunque giustizia noi si abbia, che sia alla base della nostra accettazione con Dio, è nostra solamente in virtù della nostra unione con Lui che è “L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA”.

Andiamo adesso a Geremia 33: 15 e 16.

“In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un Germoglio di giustizia, che eserciterà giudizio e giustizia nel paese. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme abiterà al sicuro. Questo sarà il nome con cui ella sarà chiamata: ‘L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA’”.

Ora, in Geremia 23, riguardo al Messia dice: “Questo è il nome con cui sarà chiamato: ‘L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA’”. Sta parlando di Cristo. Ma ora, in Geremia 33, nel parlare della chiesa che il Signore Gesù Cristo è venuto a salvare, dice: “Questo è il nome con cui ella sarà chiamata, cioè il popolo di Dio sarà chiamato: ‘L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA’”. Vedete dunque cosa succede, qui, vedete un’imputazione, un accreditamento da parte di Dio del nome di Cristo alla chiesa, e questa è la base della loro salvezza e della loro sicurezza. L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA imputa la sua giustizia a noi che crediamo, e il nostro nome diventa L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA perché è solo in Lui e da Lui che noi abbiamo quella giustizia che dobbiamo avere per essere accettati da Dio.

E poi il quarto punto di questa frase da Genesi 15:6 è questo: Fu la fede di Abrahamo ad essergli messa in conto di giustizia. Non il carattere o il comportamento di Abrahamo, ma qualcosa che deriva la propria potenza e il proprio significato da Dio. Ora, avete mai riflettuto su questa frase? Perché può creare dei problemi se non sapete cosa state assumendo. “Ed egli credette all’Eterno, che glielo mise in conto di giustizia”. Cosa gli mise in conto di giustizia? A cosa fa riferimento il pronome ‘lo’? La fede. Il credere. Questo vi crea dei problemi? Non lo è per alcune persone perché hanno costruito un’intera teologia sulla mala interpretazione di questo verso: ‘Ed egli credette all’Eterno, che gli mise la sua fede in conto di giustizia’. Questo non significa che la fede stessa è la giustizia che fu imputata nel conto di Abrahamo. In altre parole la giustificazione, la giustificazione di Abrahamo non è basata su qualche atto meritorio di Abrahamo stesso, nemmeno nel suo credere, ma nella giustizia perfetta di Gesù Cristo. Vedete il problema? Superficialmente sembra la stessa cosa se non comprendi il contesto. Che ciò che Dio mise ad Abrahamo in conto di giustizia fu il fatto che Abrahamo credette. Abrahamo obbedì  e fu quella fede che Dio contò come giustizia sufficiente  perché Abrahamo fosse accettato da Dio onnipotente. È un credere comune oggi, che per poter salvare peccatori Dio abbia ridotto la richiesta di perfetta obbedienza alla sua intera Legge per poter essere accettati da Dio, alla singola richiesta di fede in Cristo. Cosicché se una persona crede in Cristo, quella persona ha compiuto appieno il requisito che Dio ora richiede per la salvezza. E così, la fede in Cristo è il fondamento e la causa della nostra giustificazione. Dio ci giustifica, in questa visione, perché, e in conto di, e sul fondamento del fatto che, noi crediamo in Gesù. Ora, questa è ancora giustificazione per opere, benché opere ridotte. Vedete il punto? Questo è ciò che credono gli Arminiani. Abrahamo credette e quella fede gli fu messa in conto di giustizia. In altre parole, nel vangelo Dio ha ridotto ciò che richiede per poter essere accettati da Lui. Nel Vecchio Testamento, dicono, la richiesta di Dio era perfetta obbedienza alla legge. Non ha funzionato, non si sono salvate molte persone per la loro perfetta obbedienza alla legge di Dio. Allora Dio è uscito col piano B, e ha detto, abbasserò la richiesta. Lasciate perdere quell’obbedienza alla mia legge, con quella non siamo andati da nessuna parte, ora tutto quello che dovete fare è obbedirmi credendo in Gesù, è tutto quel che dovete fare, questo è il solo comando che dovete obbedite. Ho ridotto la mia legge, e se obbedite la mia legge, cioè credete in Gesù, questo vi procurerà la mia accettazione. E io vi accetterò perché avete obbedito a quel che vi ho detto di fare anche se era piuttosto semplice. Vedete che questa è ancora salvezza per opere. Quell’idea è ancora salvezza per opere. Se Dio ha ridotto ciò che richiede da noi alla sola fede e dice: Ti salverò se credi e guarderò a quella fede come a tutta la giustizia che ti è richiesta, dimentica la conformità alla mia legge, quella non è grazia, quella è legge.

E allora qual’è il punto che Paolo sta facendo. Ebbene, ci sono diversi problemi con la visione che dice che Abrahamo credette a Dio e la sua fede gli fu messa in conto di giustizia, che tutto ciò che gli uomini devono fare è credere, lascia stare l’obbedire alla legge di Dio, tutto ciò che devi fare è credere, e se obbedisci quella legge Dio ti farà entrare perché hai obbedito quella legge. Ebbene, eco alcuni problemi con quella visione. Contraddice ciò che dice la bibbia. La bibbia dice che non la nostra fede, non cosa alcuna che noi facciamo è la base della nostra accettazione da parte di Dio, ma anzi la base della nostra accettazione da parte di Dio è la vita d’obbedienza di Cristo e la sua morte espiatrice. Due, Romani 3:22 rende chiaro che non è la fede ad esserci imputata, ma è la giustizia di Cristo che ci è imputata mediante la fede. Leggete Romani 3:22 “La giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo”. Perciò Genesi 15:6 è semplicemente un’abbreviazione. Abrahamo credette e gli fu messo in conto di giustizia è un modo abbreviato di dire che quando Abrahamo credette, la giustizia di Dio, che Abrahamo ricevette attraverso la fede, gli fu messa nel suo conto. Tre, la giustizia imputata a noi per la nostra salvezza non è in alcun modo prodotta dall’uomo. Volta dopo volta il Libro di Romani parla della giustizia di Dio, e in qualche caso è chiamata la giustizia di fede perché è mediante lo strumento della fede che noi riceviamo quella giustizia da Dio. Perciò, ciò che Genesi 15:6 significa è questo: La giustizia che è la base della nostra giustificazione, dell’essere perdonati e accettati nella famiglia di Dio, è giustizia ricevuta da Dio, non prodotta da noi, giustizia ricevuta da Dio, per fede, in completo contrasto con qualsiasi ipotetica giustizia per opere della legge.

Ora, so che avete dovuto rifletterci su un pochino, e so che è una questione piuttosto complicata, ma la differenza tra Calvinismo ed Arminianesimo è così importante ed ha a che vedere proprio col punto che ho appena fatto.

Prima di terminare, però, c’è un’altra differenza che dobbiamo tenere chiara nella nostra mente, in riferimento alle parole: “Gli fu messo in conto di giustizia”. C’è un altro posto nella Bibbia, dove sono usate parole simili, riferite ad un uomo di nome Fineas. Ma notate cosa dice di Fineas. Di Abrahamo dice: “Abrahamo credette all’Eterno che glielo mise in conto di giustizia”; ma adesso andate a Salmo 106 versi da 28 a 31

“Essi servirono anche Baal-Peor e mangiarono i sacrifici dei morti. Irritarono DIO con le loro azioni, e una pestilenza scoppiò in mezzo a loro. Ma Finehas si alzò e fece giustizia; e la pestilenza cessò. E ciò gli fu messo in conto di giustizia di generazione in generazione, per sempre”.

E dunque Abrahamo credette e gli fu messo in conto di giustizia, Fineas fece un’azione pia e coraggiosa benché altamente inusuale, non abbiamo il tempo di entraci, leggete Numeri 25, e la pestilenza che stava devastando Israele a motivo di questa nuova idolatria si fermò, e la sua azione gli fu messa in conto di giustizia di generazione in generazione. Notate che dovete tenere chiara la differenza. Nel caso di Fineas, ciò che egli fece fu un atto di coraggioso zelo, una pestilenza stava devastando Israele, Dio era adirato con il suo popolo a motivo di questa idolatria, Fineas si fa avanti e fa un’azione molto, molto coraggiosa ed eroica e Dio fermò la pestilenza, e quell’azione fu accreditata, come una dimostrazione della devozione che la fede in Dio di Fineas produsse; cioè quell’atto coraggioso ed eroico di Fineas fu una dimostrazione, una giustificazione dell’amore  e della fede in Dio che riempiva il suo cuore. Così, come la fede senza le opere è morta, le opere illustrano la fede e provano che la fede c’è. Questo è il punto qui con Fineas.

Ma ciò che fu messo in conto ad Abrahamo era di tipo molto diverso. Paolo non avrebbe potuto appellarsi al Salmo 106, verso 31 senza fare violenza al suo proprio argomento. Fineas, fate attenzione, Fineas fu considerato giusto perché il suo atto eroico dimostrò la sua fede in Dio, mediante il suo atto pio fu giustificato. Vedete perché Paolo non avrebbe potuto usare quel verso? Perché contraddice ciò che sta spiegando nel capitolo 4: Che Dio giustifica l’empio. Dio non giustificò Fineas, per così dire, perché era empio. Dio non disse che questo atto eroico e pio dimostrò la sua giustizia sopra la sua empietà. Fu la sua devozione (godliness) che dimostrò la sua vera fede. E dunque, benché queste due frasi risuonino simili i soggetti Abrahamo e Fineas sono fortemente diversi. Genesi 15:6 tratta la giustificazione, come Paolo dimostra. Salmo 106: 31 tratta delle buone opere che sono il frutto della vera fede. Ora, tutto questo è una attenta esposizione da parte di Paolo  del solo vangelo che può salvare da peccato, morte e inferno. Non ha dato solo un’occhiata ad una promessa, non ha usato qualche cliché, ha voluto assicurarsi che avessimo capito cos’è il vangelo e come Dio, il solo vero Dio, richiede che una persona entri nella giusta relazione con Lui, perché mentre si può sbagliare su molte altre cose nella vita cristiana e andare in cielo lo stesso, qualsiasi difetto qui, è fatale. E perciò Paolo si assicura che tu capisca, che la tua accettazione da parte di Dio non è basata su nessuna cosa in te, ma su ciò che Cristo ha fatto al posto nostro, che Dio ha provveduto per pura grazia, e che se ha da avere efficacia nella tua vita, tu lo devi ricevere fidandoti a appoggiandoti a Cristo solamente per essere salvato senza le opere della legge. Quella fede in Cristo è essa stessa un dono di Dio.

Preghiamo

Signore, siamo entusiasti di questa attenta esposizione del vangelo che il tuo Spirito ha ispirato Paolo a darci. Noi vogliamo studiarlo ancora di più perché più comprendiamo le ricchezze che possediamo con la salvezza in Cristo e più vogliamo comprenderla, più vogliamo studiarla, più vogliamo essere mossi da essa, più ci fa esser grati, e ci fa più zelanti nell’essere testimoni di questo vangelo a uomini persi  destinati a morte. Perciò ti ringraziamo per questo vangelo, nel nome di Cristo.

Amen.

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