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Lezione 15 

2° Cronache

Dr. Joe Morecraft

Il testo dalla Scrittura oggi è 2° Cronache 7: 1-14.

Quando Salomone ebbe finito di pregare, dal cielo cadde un fuoco che consumò l’olocausto e i sacrifici e la gloria dell’Eterno riempí il tempio.

I sacerdoti non potevano entrare nella casa dell’Eterno, perché la gloria dell’Eterno riempiva la casa dell’Eterno.

Tutti i figli d’Israele, quando videro il fuoco scendere e la gloria dell’Eterno posarsi sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul pavimento adorarono e lodarono l’Eterno, «perché è buono, perché la sua benignità dura in eterno».

Poi il re e tutto il popolo offrirono sacrifici davanti all’Eterno.

il re Salomone offrí in sacrificio ventiduemila buoi e centoventimila pecore. Cosí il re e tutto il popolo dedicarono la casa di DIO.

I sacerdoti attendevano alle loro mansioni: cosí pure i Leviti con gli strumenti musicali consacrati all’Eterno, che il re Davide aveva fatto per lodare l’Eterno, «perché la sua benignità dura in eterno», ogni volta che Davide lodava per mezzo di essi. I sacerdoti suonavano le trombe di fronte a loro, mentre tutto Israele stava in piedi.

Salomone consacrò la parte centrale del cortile che era di fronte alla casa dell’Eterno; là infatti offrí gli olocausti e il grasso dei sacrifici di ringraziamento, perché l’altare di bronzo che Salomone aveva fatto non poteva contenere gli olocausti, le oblazioni di cibo e il grasso.

In quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni, e tutto Israele con lui. A lui si uní una grandissima assemblea di gente, venuta dai dintorni di Hamath fino al torrente d’Egitto.

L’ottavo giorno fecero una riunione solenne, perché avevano celebrato la dedicazione dell’altare per sette giorni, e la festa per altri sette giorni.

10 Nel ventitreesimo giorno del settimo mese egli rimandò alle sue tende il popolo allegro e con la gioia nel cuore per il bene che l’Eterno aveva fatto a Davide, a Salomone e a Israele, suo popolo

11 Cosí Salomone ultimò la casa dell’Eterno e la reggia e riuscí a portare a termine tutto ciò che aveva in cuore di fare nella casa dell’Eterno e nella sua propria casa.

12 Poi l’Eterno apparve di notte a Salomone e gli disse: «Ho esaudito la tua preghiera e ho scelto questo luogo per me come casa di sacrifici.

13 Quando chiuderò il cielo e non ci sarà piú pioggia, quando ordinerò alle locuste di divorare il paese quando manderò la peste al mio popolo,

14 se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e torna indietro dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal ciclo, perdonerò il suo peccato e guarirò il suo paese.

Veniamo ora al Secondo libro delle Cronache. E 2° Cronache parla di rinnovamento, rivitalizzazione di individui e di nazioni. Presumibilmente Ezra scrisse questo libro e chiama Israele alla riscossa e alla riforma. Ricorda loro del passato e della loro eredità pattizia.  E di come tra tutti i popoli del mondo Dio scelse loro per essere il suo popolo affinché potessero essere fedeli e obbedienti alla sua parola. Li motiva a quella fedeltà enfatizzando continuamente che il fondamento della loro posizione con Dio non è in alcunché in essi. Ma è la redenzione e la riconciliazione compiuta dal Signore Gesù Cristo. E questo è il motivo per cui si parla così tanto del tempio. E del culto del tempio e del sistema sacrificale. E di tutti i riti e i rituali e le feste del tempio perché tutte indicavano Cristo il Quale è il grande fondamento della posizione d’Israele con Dio.

Oggi abbiamo letto un verso molto famigliare. Sono sicuro che ognuno di voi l’ha sentito innumerevoli volte nella sua vita. Ed è il 7:14 dove Dio dice:

Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e torna indietro dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal ciclo, perdonerò il suo peccato e guarirò il suo paese.

Questo verso è non solo, in un senso molto reale, il tema del libro di 2° Cronache, questo verso è lo schema di 2° Cronache. Questo verso definisce l’agenda per ciò che viene detto più avanti della vita dei cinque grandi re della storia di Giuda: Roboamo, Asa, Giosafat, Ezechia e Giosia. Infatti, se avete letto 2° Cronache recentemente sapreste che registra cinque grandi periodi di rinnovamento spirituale che avvennero nella storia di Giuda. Ciascuno di questi periodi di rinnovamento è associato con un re specifico. E ciascuno di questi re illustra una delle quattro condizioni per il rinnovamento in 2 Cronache 7: 14. È straordinario! Lo scrittore è stato brillante nel comporre il libro.

Per esempio, il primo grande rinnovamento avvenne sotto re Roboamo nei capitoli 11 e 12. E volta dopo volta lungo tutto il testo si dice che il re e il popolo si umiliarono. “Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia …” Il successivo grande rinnovamento avviene sotto re Asa nei capitoli 14-16. E di nuovo, durante quel rinnovamento si parla del popolo di Dio e del re che cercano la sua faccia. “Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia … cerca la mia faccia…” E il successivo grande rinnovamento fu sotto Giosafat nei capitoli 17-20. E chiunque sappia qualcosa di Giosafat sa che fu un uomo di preghiera. “Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega…”. E poi, il quarto grande rinnovamento avvenne sotto il re più grande di tutta la storia di Giuda, Ezechia, registrato  nei capitolo 28-32. E continuamente ci viene detto che Ezechia e il popolo “si volsero dalle loro vie malvagie” E poi, l’ultimo grande rinnovamento nella storia di Giuda fu sotto il grande re Giosia nei capitoli 34-35. E anche qui è nuovamente enfatizzato il fatto che dobbiamo umiliarci se abbiamo da essere rivitalizzati dal Dio vivente. Vedete così che questo verso, 7: 14 è il tema e lo schema del libro intero, definisce l’agenda per quale materiale è incluso e quali informazioni sono date su questi cinque grandi re della storia di Giuda.

Diversi anni fa fu scritto un libro sulle caratteristiche dei rinnovamenti del Vecchio Testamento. Lasciate che ve li elenchi, Questo libro è un grande studio che s’intitola “Il Glorioso Rinnovamento Sotto Re Ezechia.” E state all’erta per queste cose mentre procediamo e studiamo i rinnovamenti in 2° Cronache. Per esempio, la maggior parte dei rinnovamenti del Vecchio Testamento furono preceduti da un periodo di cedimento spirituale in Israele. Secondo, la maggior parte dei rinnovamenti del Vecchio Testamento cominciarono nel cuore di una persona del popolo di Dio che divenne poi lo strumento nelle mani di Dio per suscitare la coscienza dormiente dell’intera nazione. Terzo, la maggior parte dei rinnovamenti del Vecchio Testamento furono istigati, alimentati e diretti dalla potente predicazione della parola di Dio. E questo vedremo in particolare questa mattina. I rinnovamenti del Vecchio Testamento portarono un ritorno alla verità, al puro e genuino culto di Dio in spirito e verità. La maggior parte dei rinnovamenti del Vecchio Testamento produssero un profondo senso del peccato e un irresistibile desiderio di separarsi dal peccato da parte della gente. La maggior parte dei rinnovamenti del Vecchio Testamento portarono un ritorno delle offerte di sacrifici cruenti e un rinnovamento della fede nel Signore Gesù Cristo. E, la maggior parte dei rinnovamenti del Vecchio Testamento produssero nel popolo di Dio un nuovo senso di smisurata gioia e di esuberanza e di voglia di cantare. E infine, c’è una triste caratteristica di tutti i rinnovamenti del Vecchio Testamento, grandi o piccoli che siano stati, sono stati tutti di breve durata. Nessuno di questi grandi revival del Vecchio Testamento durarono molto. Presto Israele ricadde nell’apostasia e nella bassezza morale. Questo c’insegna che i rinnovamenti, personali o nazionali, che siano profondi, di sostanza e duraturi, non sono possibili senza la persona e l’opera del Signore Gesù Cristo.

Ora, molto velocemente, diamo un’occhiata a 7: 14 proprio per assicurarci che stiamo comprendendo ciò che c’è. E per capire a chi è indirizzato. Dice: “Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome” fanno le cose che sono scritte dopo, Dio lo ascolterà, perdonerà dal cielo e guarirà il suo paese. Ora, questo è un punto cruciale. Questo verso, questa chiamata al rinnovamento è indirizzato al popolo pattizio di Dio. E il punto lì è questo: se una nazione in declino sta affrontando il giudizio di Dio, e quella nazione ha da essere liberata e restaurata, è la chiesa a dover umiliare se stessa e cercare la faccia di Dio e pregare e volgersi dalla proprie vie malvagie. Il benessere di una nazione dipende dalla condizione spirituale della chiesa. E questo è per noi un punto importante da comprendere. Noi dobbiamo biasimare solo noi stessi come chiesa di Dio in questa cultura per la situazione in cui questa cultura versa. La condizione politica, morale, economica, sociale, educativa di una nazione è determinata dalla condizione spirituale della chiesa che esiste in quella nazione. E così, anche in Italia, seppur tra mille problemi aggiuntivi, se la chiesa di tutte le denominazioni recepisce questa chiamata al rinnovamento di 2° Cronache 7: 14, l’intera nazione sarebbe salvata e riportata anche a maggior gloria di quella che ha conosciuta nel passato.

Ora, notate che questa chiamata al rinnovamento contiene quattro elementi correlati tra loro. Primo, Dobbiamo umiliare i nostri cuori orgogliosi davanti a Dio. Secondo, dobbiamo ricercare il perdono di Dio e il rinnovamento dello spirito in convinta preghiera. In terzo luogo dobbiamo cercare la faccia di Dio con tutto il nostro cuore. Quarto, dobbiamo abbandonare le nostra vie malvagie. E ricordate che ciascuno di questi elementi è spiegato e illustrato nelle vite di cinque re di Giuda. Notate quali siano i risultati divini: tre cose. Quando la chiesa di Gesù Cristo ascolta la chiamata del Signore a rinnovamento e riforma, Dio ascolta le sue preghiere, Dio perdona i peccati, per quanto grossolani e di lunga durata, e Dio restaura l’intera vita di quella nazione.

Ma guardiamo ora al primo grande rinnovamento in Giuda che avvenne sotto il suo primo re, Roboamo quando il suo regno era stabile e forte. Andate a 2 Cronache 12: 1-8.

Or avvenne che quando ebbe consolidato il regno e si fu rafforzato, Roboamo abbandonò la legge dell’Eterno e tutto Israele con lui.

Nell’anno quinto del re Roboamo, Scishak, re d’Egitto, salí contro Gerusalemme (perché essi avevano peccato contro l’Eterno),

con milleduecento carri e sessantamila cavalieri; e con lui dall’Egitto venne un popolo innumerevole: Libici, Sukkei ed Etiopi.

Egli espugnò le città fortificate che appartenevano a Giuda e giunse fino a Gerusalemme.

E qui c’è uno scampolo di sermone da parte di un grande predicatore: Scemaiah.

Allora il profeta Scemaiah si recò da Roboamo e dai capi di Giuda, che si erano radunati a Gerusalemme per paura di Scishak, e disse loro: «Cosí dice l’Eterno: “Voi avete abbandonato me, perciò anch’io ho abbandonato voi nelle mani di Scishak”».

Allora i principi d’Israele e il re si umiliarono e dissero: «L’Eterno è giusto».

Quando l’Eterno vide che si erano umiliati, la parola dell’Eterno fu rivolta a Scemaiah, dicendo: «Poiché essi si sono umiliati, io non li distruggerò, ma concederò loro fra poco liberazione e la mia ira non si riverserà su Gerusalemme per mezzo di Scishak.

Tuttavia saranno asserviti a lui, cosí conosceranno per esperienza cosa significa servire a me e servire ai regni delle nazioni».

Voi sapete che c’era appena stata la guerra civile. Salomone fu l’ultimo re del regno unito. Geroboamo prese le dieci tribù del nord e si separò dalla teocrazia. Ciò lasciò Roboamo re di Giuda. Roboamo era un tiranno. Questa fu una delle ragioni per la guerra civile, era un tiranno oppressivo e condusse Israele e Giuda nella strada dell’apostasia. Egli portò Giuda ad abbandonare la legge di Dio. E così, nella prima parte del suo regno egli fu di detrimento. Era un tiranno, un re malvagio che condusse Israele lontano dal Signore. Ma poi Dio portò il rinnovamento. Israele stava marciando verso l’apostasia. Dio li stava giudicando. E poi Dio usò due strumenti per portare il rinnovamento a Giuda. La verga divina  e la predicazione divina. Portò Scishak, questo potente re egiziano col suo poderoso esercito che aveva già conquistato i bordi di Giuda e stava puntando direttamente su Gerusalemme. Minacciava l’esistenza stessa della nazione.

Assieme alla minaccia del giudizio di Dio che avrebbe distrutto Giuda perché l’Egitto era una nazione ben più grande, Dio destò un predicatore dal nome di Shemaiah. Il suo messaggio fu semplice, fu diretto: “Questa invasione dal parte di Scishak re d’Egitto è il giudizio di Dio sull’apostasia di Roboamo e di tutta la nazione.” Davanti a Dio i re o si piegano o si spezzano. Devono essere umili o sono rovinati. E quel massaggio, di cui abbiamo un piccolo scampolo, giunse con tale potenza che si legge che il re e i principi d’Israele si umiliarono davanti a Dio. E questa è la chiave del rinnovamento dei giorni di Roboamo. Questo ‘umiliarsi’ 14 delle 18 volte in cui umiliarsi nel senso religioso compare nel Vecchio Testamento si trovano in questo libro di 2 Cronache.

Notate nel capitolo 12: 6-8

Allora i principi d’Israele e il re si umiliarono e dissero: «L’Eterno è giusto».

Quando l’Eterno vide che si erano umiliati, la parola dell’Eterno fu rivolta a Scemaiah, dicendo: «Poiché essi si sono umiliati, io non li distruggerò, ma concederò loro fra poco liberazione e la mia ira non si riverserà su Gerusalemme per mezzo di Scishak.

Tuttavia saranno asserviti a lui, cosí conosceranno per esperienza cosa significa servire a me e servire ai regni delle nazioni».

Verso 12

12 Poiché Roboamo si era umiliato, l’ira dell’Eterno si ritirò da lui e non lo distrusse completamente; in Giuda c’erano anche delle cose buone.

C’erano anche delle condizioni buone in Giuda. Notate che c’è una deliberata ripetizione, un’ovvia ripetizione. Perché furono risparmiati? Perché le cose migliorarono in tutto il Paese? Perché si umiliarono. I principi si umiliarono; il re si umiliò. La gente si umiliò. E perché era necessario che ciò avvenisse se doveva venire un rinnovamento a tutta la nazione? Perché l’orgoglio viene prima della distruzione e uno spirito altero prima della caduta. Perché Dio combatte gli orgogliosi. Perché Dio aveva detto:  “Metterò fine all’arroganza degli orgoglioso e abbasserò la superbia dei tiranni.” Vedete, Roboamo era arrogante. Era disobbediente, Era un tiranno. Meritava di essere distrutto dall’ira di Dio. E lo sarebbe stato se non si fosse umiliato.

Questa parola ‘umiliarsi’ in ebraico ha due sfumature. Il portare un cuore orgoglioso e recalcitrante in soggezione a Dio. Ma include anche quest’altro pensiero: il soggiogare e il conquistare un cuore superbo davanti a Dio e ridurlo in soggezione a Dio, perché presume che questa arroganza, quest’orgoglio, questa superbia sia così profondamente radicata nel peccatore che ci deve essere un grande sforzo e preghiera e pentimento e esame di se stessi per eliminare quest’arroganza e per soggiogare quest’arroganza e umiliare noi stessi davanti al Dio vivente. E così, umiliarci è soggiogare e conquistare questi nostri cuori superbi e recalcitranti e resistenti, e portarli in soggezione davanti a Dio onnipotente.

E Dio come lo fa? Lo fa rivelandosi al nostro cuore. Ricordate cosa dissero dopo che il predicatore avvertì: ‘Scishak è il segno del giudizio di Dio?’ Dissero: ‘Il Signore è giusto;’ la prima cosa che dissero è: Il Signore è giusto. Che qualsiasi cosa veda opportuno farci, Egli è un Dio giusto. Noi meritiamo tutto ciò che la sua giustizia ci porta. E così, quando vediamo Dio com’Egli veramente è, e vediamo noi stessi come totalmente dipendenti da lui, come meno di niente paragonati a lui, come peccatori e meritevoli della sua condanna vediamo noi stessi nel modo in cui Egli ci vede. Quando ci vediamo com’egli ci vede e ci sottomettiamo a lui e alla sua volontà di governo, di fare di noi qualsiasi cosa ritenga adeguato, e ci affidiamo alla sua misericordia nel Signore Gesù Cristo noi ci stiamo umiliando davanti a lui. E quando ci umiliamo davanti a lui, abbiamo maggior desiderio di prima di obbedirlo. Diffidiamo di noi stessi, non ci riteniamo più sapienti ai nostri occhi e riconosciamo che tutto ciò che abbiamo ci è stato dato da Dio.

Quando questo re e i principi si umiliarono ciò si ripercosse sull’intera nazione, nei versi 7 e 8. Ci fu una liberazione nazionale e sicurezza. Ci fu il castigo paterno di Dio. Egli dice: non lascerò che Scishak vi distrugga adesso che vi siete umiliati. Ma sarete asserviti a lui. Ecco il paterno castigo di Dio. Disse, non permetterò che Scishak vi distrugga adesso che vi siete umiliati. Ma vi lascerò essere suoi schiavi per un po’ cosicché scoprirete che è meglio essere schiavi di Dio che dello stato. Vedete il verso? Il verso 8, la seconda parte

Cosí conosceranno per esperienza cosa significa servire a me e servire ai regni delle nazioni.

Oh, quando gl’italiani l’impareranno avremo una nazione più grande. Quando gl’italiani si renderanno conto che è cosa più libera e più benedetta e più gioiosa essere al servizio di Dio e vivere in una nazione che riconosce la supremazia di Dio, che vivere in una cultura apostata anti-cristiana che crede che l’uomo sia la fonte di ogni legge, quando si renderanno conto che è quivi che si trova la vera libertà, in sottomissione al Dio vivente e alla sua legge e non in soggezione all’uomo, allora cominceremo a vedere del rinnovamento in questa nazione. E dice che ci fu anche una restaurazione nazionale. Cose buone cominciarono ad accadere.

Ma durò poco. Gli anni trascorsero, le generazioni passarono, venne un altro declino. E più tardi un altro rinnovamento investì Giuda sotto il re Asa. Andate a 2 Cronache 15 e qui c’è il secondo grande rinnovamento. Ora questo ha a che vedere col cercare il Signore. Leggiamo 15: 1-15.

1 Allora lo Spirito di DIO investí Azariah, figlio di Oded,

che uscí a incontrare Asa e gli disse: «Asa, e voi tutti di Giuda e di Beniamino, ascoltatemi! L’Eterno è con voi, quando voi siete con lui. Se lo cercate egli si farà trovare da voi, ma se lo abbandonate egli vi abbandonerà.

Per lungo tempo Israele è stato senza il vero DIO, senza sacerdote che insegnasse e senza legge.

Ma nella loro avversità sono ritornati all’Eterno, il DIO d’Israele, l’hanno cercato ed egli si è lasciato trovare da loro.

In quel tempo non c’era sicurezza per quelli che andavano e per quelli che venivano, perché tutti gli abitanti dei paesi erano in grande agitazione.

Una nazione era schiacciata da un’altra, e una città da un’altra, perché DIO li affliggeva con sventure di ogni genere.

Ma voi siate forti e non lasciate che le vostre braccia si indeboliscano, perché il vostro lavoro sarà ricompensato».

Quando Asa ebbe udito queste parole e la profezia del profeta Oded, prese coraggio e rimosse gli idoli abominevoli da tutto il paese di Giuda e di Beniamino e dalle città che aveva espugnato nella regione montuosa di Efraim, e riparò l’altare dell’Eterno che si trovava davanti all’atrio dell’Eterno.

Quindi radunò tutto Giuda e Beniamino e quelli di Efraim, di Manasse e di Simeone che risiedevano con loro infatti erano venuti a lui in gran numero da Israele, quando avevano visto che l’Eterno, il suo DIO, era con lui.

10 Cosí si radunarono a Gerusalemme nel terzo mese del quindicesimo anno del regno di Asa.

11 In quel tempo sacrificarono all’Eterno, dal bottino che avevano preso, settecento buoi e settemila pecore.

12 Si impegnarono quindi con un patto a cercare l’Eterno, il DIO dei loro padri, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima.

13 Chiunque non avesse cercato l’Eterno, il DIO d’Israele, sarebbe stato messo a morte, grande o piccolo che fosse, uomo o donna.

14 Inoltre fecero un giuramento all’Eterno a gran voce e con grida di giubilo, al suono delle trombe e dei corni.

15 Tutto Giuda si rallegrò del giuramento, perché avevano giurato con tutto il loro cuore e avevano cercato l’Eterno con tutta la loro volontà, ed egli si era lasciato trovare da loro. Cosí l’Eterno diede loro riposo tutt’intorno.

Qui c’è un rinnovamento sotto Asa. Asa era un buon uomo. La bibbia dice che per 10 anni del suo regno Giuda rimase indisturbato da qualsiasi tipo di guerra perché Asa fece ciò ch’è giusto e buono agli occhi del Signore suo Dio. E la sua intera amministrazione come re al principio fu una di riforma perché cercò di riformare ciò che suo padre, suo nonno e diverse generazioni avevano lasciato in cattivo stato socialmente, politicamente e spiritualmente. Ad esempio egli fece ogni sorta di riforme domestiche. Distrusse l’idolatria e abbatté i templi degli idoli. Ricostruì l’altare dell’Eterno nel cortile del tempio. Richiamò la gente ad osservare la legge e ad essere fedeli al Signore. E come risultato il regno sotto di lui rimase indisturbato. Egli aveva pure un grande programma difensivo. Fintantoché praticò questo programma di città fortificate a protezione di Giuda, furono in pace.

Fu coinvolto con una grande guerra contro l’Etiopia. Questo fu un fatto tremendo. L’Etiopia del tempo di Asa affrontò Giuda. 1 milione di etiopi contro 300.000 di Giuda. E l’Etiopia fu talmente distrutta a motivo dell’intervento dell’Eterno che non rappresentò più alcuna minaccia per il popolo di Dio. Ora, questo è interessante perché la maggior parte degli altri rinnovamenti che sono avvenuti o avverranno in 2 Cronache hanno come sfondo apostasia e giudizio e tutto sta andando male e tutto sta andando a carte quaranta. Questo rinnovamento, invece, comincia in una nazione che è già nel mezzo della ricostruzione cristiana, che è già nel mezzo di una riforma. Ha già sperimentato una grande vittoria su uno dei suoi nemici più potenti e più pericolosi. È in pace, ed è nel mezzo di questa riforma partita dal governo e celebra la sua vittoria sui nemici, indisturbati da potenze straniere per 15 anni. E in mezzo a tutto questo Dio suscita un predicatore di nome Azariah, e la predicazione di Azariah induce l’anima di Asa e del popolo di Dio  a ri-dedicare se stessi al proposito di Dio, a rinnovamento spirituale.

Notate il suo messaggio in 2 Cronache 15:1. Dice: “Allora lo Spirito di DIO investí Azariah, figlio di Oded,” questo è il motivo per cui predicò così potentemente. E il suo messaggio è nel verso 2:  “Asa, e voi tutti di Giuda e di Beniamino, ascoltatemi! L’Eterno è con voi, quando voi siete con lui. Se lo cercate egli si farà trovare da voi, ma se lo abbandonate egli vi abbandonerà.” Non amereste ascoltare tutto il sermone di questo grande uomo? Ma qui abbiamo il suo punto focale basilare. Qui c’è il modo in cui Dio tratta col suo popolo. Qui c’è il modo in cui Dio tratta con individui, nazioni e chiese. Se siete con Dio Egli è con voi. Se cercate Dio Egli si farà trovare. Se abbandonate Dio, Dio vi abbandonerà. Molto semplice, molto diretto. Quello è il modo in cui Dio tratta con le persone.

E poi Azariah illustra il suo punto riguardo alle pericolose conseguenze di abbandonare Dio nella sua profetica illustrazione del futuro d’Israele. E guardate nei versi da 3 a 6 “ Per lungo tempo Israele è stato senza il vero DIO, senza sacerdote che insegnasse e senza legge. Ma nella loro avversità sono ritornati all’Eterno, il DIO d’Israele, l’hanno cercato ed Egli si è lasciato trovare da loro.  In quel tempo non c’era sicurezza per quelli che andavano e per quelli che venivano, perché tutti gli abitanti dei paesi erano in grande agitazione. Una nazione era schiacciata da un’altra, e una città da un’altra, perché DIO li affliggeva con sventure di ogni genere.” Questo è un quadro profetico. Si sta concentrando su ciò che avverrà nel futuro d’Israele se mai avesse abbandonato il Signore. Ora, spieghiamo una parte di questo breve, breve riassunto del sermone di Azariah. Se un giorno Israele abbandonerà il Signore verrà a mancare la presenza e la protezione di Dio onnipotente. La benedizione si prosciugherà. Non ci sarà più la guida e la direzione fornita dall’educazione. L’educazione sarà apostata e porterà dentro ad una sempre maggiore oscurità e peggiore ribellione. Non ci sarà legge, giustizia o ordine. La moralità crollerà. Non ci sarà pace, non ci sarà comunità. Nella società domineranno l’ansietà, la paura, l’incertezza e il pessimismo riguardo al futuro. Ci sarà un incremento delle ostilità internazionali, conflitti e guerre distruttive. Poiché la loro apostasia avrà provocato l’ira di Dio, Dio stesso li vesserà li metterà in confusione e li distruggerà. Questo è il futuro di una nazione abbandonata da Dio. E quando viene abbandonata da Dio una nazione? Quando una chiesa? Quando un popolo? Quando un individuo? Quando questi abbandonano Lui. Se state leggendo i giornali o guardando la TV avrete osservato che l’Italia sta muovendo sempre più rapidamente in questa direzione. Andrà a finire così? Il nostro futuro sarà quello descritto in questa predicazione di Azariah?

Qual’è la chiave, qui? Azariah predicò questo grande sermone ed esso raggiunse il suo obiettivo. Ebbe un grande impatto su Asa e sul popolo. Cosa ottenne? Li provocò a cercare il Signore. Se il mio popolo, che è chiamato col mio nome si umilia, Asa, e cerca la mia faccia …. Nei 48 versi che raccontano la vita di Asa, cercare il Signore è usato 9 volte. Vediamole insieme. 2 Cronache 14:4, parlando di Asa: “ Inoltre ordinò a Giuda di cercare l’Eterno, il DIO dei loro padri, e di mettere in pratica la legge e i comandamenti.” Verso 7: “Egli diceva a quelli di Giuda: «Costruiamo queste città e circondiamole di mura, di torri, di porte e di sbarre. Il paese è ancora a nostra disposizione perché abbiamo cercato l’Eterno, il nostro DIO; noi l’abbiamo cercato, ed egli ci ha dato riposo tutt’intorno.” 15:2: “Asa, e voi tutti di Giuda e di Beniamino, ascoltatemi! L’Eterno è con voi, quando voi siete con lui. Se lo cercate egli si farà trovare da voi, ma se lo abbandonate egli vi abbandonerà.” Quale fu la caratteristica, la chiave a questo rinnovamento sotto re Asa? Il re e il popolo cominciarono a cercare l’Eterno con tutto il loro cuore e la loro anima sinceramente e ferventemente.

Cosa significa la frase “cercare l’Eterno”? Significa cercare direzione da Lui. Cercare da Lui guida e risposte alle questioni e alle decisioni che dobbiamo prendere in questa vita in tutte le sfide e tutte le circostanze. Cercare il Signore è desiderare e cercare la comunione con Lui, e comunicare con Lui e avere la consapevolezza della sua presenza. È cercare la compagnia di Dio e il suo incoraggiamento e gli stimoli spirituali che provengono da Lui. È dedicare in nostro intero cuore a cercarlo, a servirlo, a obbedirgli. Non può essere a mezzo cuore. Se vogliamo trovare Dio dobbiamo fare di questa ricerca la passione quotidiana e consumante, e lo scopo della nostra vita. Cercare Dio è volgersi dal male. Cercare Dio è pregare ferventemente che  la sua volontà sia fatta nella nostra vita. È una frase molto pregnante. E quando la gente comincia a cercare il Signore, come ai tempi di Asa a conseguenza della predicazione della parola di Dio, le cose cominciano a cambiare in tutta la nazione.

Come e dove cerchiamo il Signore? E lo troviamo? Nell’adorazione. Mediante la parola predicata. In preghiera. Meditando la parola di Dio. Con attenti studi biblici. Mediante la discussione cristiana con i vostri amici su cose spirituali, non parlando solo di lavoro, auto, politica, cultura. Mediante i sacramenti. Servendo altre persone entusiasmate la vostra stessa vita spirituale. Con una auto-consapevole obbedienza alla legge di Dio per amore di Cristo. Non c’è niente di nuovo o di profondo riguardo a queste cose. Cerchiamo il Signore, e le cose cominciano a cambiare.

Cos’avvenne a re Asa, quando cercò il Signore, per esempio? Ebbene, guardate i versi 8-9 del capitolo15:

Quando Asa ebbe udito queste parole e la profezia del profeta Oded, prese coraggio e rimosse gli idoli abominevoli da tutto il paese di Giuda e di Beniamino e dalle città che aveva espugnato nella regione montuosa di Efraim, e riparò l’altare dell’Eterno che si trovava davanti all’atrio dell’Eterno.Quindi radunò tutto Giuda e Beniamino e quelli di Efraim, di Manasse e di Simeone che risiedevano con loro infatti erano venuti a lui in gran numero da Israele, quando avevano visto che l’Eterno, il suo DIO, era con lui.  

Cosa produsse in Asa questa predicazione della parola di Dio quando si umiliò e cominciò a cercare il Signore? Lo fece ancora più audace per Dio. Era già audace e già un buon uomo. Stava già coraggiosamente cambiando cose che erano state consolidate per generazioni prima di lui. Ma egli vide ora, più chiaramente di quanto avesse visto prima, quanto fosse importante la continua riforma della nostra vita, famiglie, chiese, e nazione, quanto importante, crucialmente importante fosse la continua educazione. E così fece cambiamenti ancor più audaci. Fece progetti più capillari. Non avrebbe permesso nel paese l’esistenza del più piccolo monumento idolatrico. L’altare, che era il simbolo della redenzione di Cristo dovette essere riparato. Tutto fu posto in relazione a Dio, e così esercitò la propria influenza più ampiamente di quanto avesse fatto prima, arditamente e coraggiosamente.

Cosa impariamo da questo? Impariamo che il rinnovamento spirituale trasforma uomini deboli e codardi in eroi. Il rinnovamento spirituale trasforma uomini deboli e codardi in eroi. Uomini che hanno timore a prendere una posizione. Uomini che hanno paure di essere contati. Uomini che hanno paura di ergersi per la fede per timore di essere ostracizzati e visti come fanatici e terribilmente radicali, e di perdere amici. Una volta che si umiliano davanti al Signore e cercano la faccia di Dio, Dio comincia a farli rivivere, diventano coraggiosi, valorosi eroi della fede. E non temono la faccia dell’uomo. Oh, possa Dio fare noi in questa chiesa più audaci, e più completi e più persistenti nel nostro desiderio di riformare noi stessi, le nostre famiglie, la nostra nazione.

Questo cercare la faccia del Signore ebbe risultati anche nelle persone stesse. Se leggete i versi da 10 a 15

Cosí si radunarono a Gerusalemme nel terzo mese del quindicesimo anno del regno di Asa.In quel tempo sacrificarono all’Eterno, dal bottino che avevano preso, settecento buoi e settemila pecore.Si impegnarono quindi con un patto a cercare l’Eterno, il DIO dei loro padri, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima. Chiunque non avesse cercato l’Eterno, il DIO d’Israele, sarebbe stato messo a morte, grande o piccolo che fosse, uomo o donna. Inoltre fecero un giuramento all’Eterno a gran voce e con grida di giubilo, al suono delle trombe e dei corni. Tutto Giuda si rallegrò del giuramento, perché avevano giurato con tutto il loro cuore e avevano cercato l’Eterno con tutta la loro volontà, ed egli si era lasciato trovare da loro. Cosí l’Eterno diede loro riposo tutt’intorno.

Vedete che offersero gioiosamente migliaia di sacrifici al Signore dalle spoglie di guerra. Rinnovarono i loro voti pattizi davanti al Signore e promisero di osservare i loro obblighi come popolo scelto di Dio. Lo fecero pubblicamente e rumorosamente. Mi piace il verso 14

Inoltre fecero un giuramento all’Eterno a gran voce e con grida di giubilo, al suono delle trombe e dei corni.

Non fu un evento molto “presbiteriano”, voglio dire che erano così ansiosi, così convinti, così esuberanti, cercarono il Signore con un solo cuore che la cosa fu per essi assai emotiva. Gridarono, si esposero pubblicamente, “vogliamo che la gente sappia che posizione prendiamo”. “Vogliamo rinnovare la nostra volontà di essere il popolo fedele di Dio in questo mondo, e vogliamo che il mondo sappia che siamo il suo popolo fedele.”

E poi dice nel verso 13

Chiunque non avesse cercato l’Eterno, il DIO d’Israele, sarebbe stato messo a morte, grande o piccolo che fosse, uomo o donna.

Voglio dire: queste persone facevano sul serio! Avrebbero fatto tutto ciò che era in loro potere per obbligare altri a cercare il Signore. Non avrebbero tollerato ipocriti. Non avrebbero tollerato in se stessi o in altri una devozione al Signore a mezzo cuore. E noi? Lo facciamo? Tolleriamo in noi una devozione a cuore diviso? Tolleriamo l’ipocrisia in noi stessi? Tolleriamo una mezza devozione nella chiesa quando ci guardiamo attorno? Diciamo: vabbè, quella persona non sta veramente servendo il Signore, ma non importa, mette del denaro nel piatto delle offerte. Non avrebbero tollerato che nella comunità pattizia ci fosse una devozione tiepida; in se stessi o nelle persone intorno a loro.

E ne risultò che sperimentarono un tempo di grande pace. Sperimentarono un tempo di grande riposo da tutti i loro nemici. Distrussero tutti i loro nemici. Sperimentarono il ritorno della presenza di Dio. Ma, mi duole dirlo, poiché il loro pentimento non fu completo, il rinnovamento in Israele non durò a lungo. E così, nel verso 17 c’è scritto:

Ma gli alti luoghi non furono eliminati da Israele, anche se il cuore di Asa rimase integro per tutta la sua vita.

C’era ancora superstizione. C’erano ancora luoghi dove la gente adorava in modi non prescritti e non nel tempio, in disobbedienza a Dio. Come conseguenza il rinnovamento presto si spense.

Ora, questo ci porta al terzo grande rinnovamento di 2 Cronache, quello avvenuto sotto Re Giosafat di cui leggiamo nei capitoli da 17 a 20. Re Giosafat comprese e apprezzò il valore e la potenza della preghiera. E della fedele predicazione della parola di Dio. Difatti Giosafat era egli stesso un uomo di preghiera e si circondò di grandi e impavidi predicatori come Michea, Jehu, Jehiel, Eliezer. Di fatto, Giosafat stesso oltre ad essere un grande re e un uomo di preghiera era anche un grande predicatore. Leggete di Giosafat, fu un re di successo fin dal principio. E la ragione ci è data in 17: 3-6. Notate la descrizione di Giosafat:

L’Eterno fu con Giosafat, perché egli camminò nelle primiere vie di Davide, suo padre. Egli non cercò i Baal, ma cercò il DIO di suo padre e camminò nei suoi comandamenti e non secondo il modo di agire d’Israele. Perciò l’Eterno consolidò il regno nelle sue mani. Tutto Giuda recava a Giosafat doni, ed egli ebbe ricchezza e gloria in abbondanza. Il suo cuore si rafforzò nelle vie dell’Eterno e rimosse nuovamente gli alti luoghi e gli Ascerim da Giuda.

Ciò che dice è che il suo cuore era posto nelle vie di Dio. Lasciate che vi dia uno schizzo sommario della sua amministrazione e di alcune della cose che fece. Se leggete il 17° capitolo, i primi due versi vediamo la sua politica riguardo alla difesa. Ho utilizzato questo esempio come base per il mio discorso  sulla difesa militare quando quando mi candidai al parlamento. Nel verso 7 vedete la sua politica religiosa. Egli cercò di stabilire la religione biblica come religione ufficiale dello stato e pertanto lavorò sodo per abolire l’idolatria e per porre fine alla legalizzazione del pluralismo religioso. Aveva una politica dell’educazione e cioè istituì vari uomini che viaggiassero per il paese  per insegnare al popolo la loro Costituzione e l’ordinamento morale della Repubblica Ebraica perché una popolazione istruita nei fondamenti morali, civili e politici è un popolo forte e libero. Istruire la gente nelle leggi del paese è dovere del magistrato ed essenziale al buon ordine e alla giustizia pubblica. Questo è ciò che fece. Insegnò alla popolazione ciò che c’era nella loro Costituzione affinché fossero edotti su ciò che era la legge del paese. Ciò è impossibile, oggi, perché oltre la Costituzione abbiamo decine e decine di migliaia di altre svariate leggi.

Ricordo d’aver visto un’inchiesta una volta. E la gente è ignorante, nella nostra nazione. Una delle ragioni per cui abbiamo una cultura così patetica (quella americana) è perché la gente è ignorante del significato del nostro ordinamento morale, civile e politico. Ricordo d’aver visto questa inchiesta a livello nazionale che proponeva questa domanda: “È questa frase nella nostra costituzione?”

Da ciascuno secondo la proprie capacità a ciascuno secondo il proprio bisogno.

Che è un buon riassunto del Comunismo. Il 60% degli intervistati ha risposto:

“Sì. È nella nostra Costituzione.” (ahimè, non c’è nella costituzione Americana, ma con altre parole c’è nella nostra N.d.T).

Ecco, Giosafat sapeva che più il popolo è istruito su ciò che gli è richiesto dai propri fondamenti morali, civili, politici, più è forte e libero.

Ebbe poi anche una politica interessante con riferimento agli omosessuali. Non è registrata in 2 Cronache, ma lo è in 1 Re 22: 46 dove c’è scritto:

Egli eliminò dal paese il resto di quelli (dei sodomiti KJV) che si davano alla prostituzione sacra che erano rimasti al tempo di Asa suo padre.

‘Omosessuali non accetti, qui.’ In altre parole, se sei trovato colpevole di sodomia, questo è un reato capitale, meglio per te se te ne vai. Noi qui siamo seri riguardo al fare piazza pulita. Sembra non amorevole? Sembra non politically correct? Sembra fuori passo con i tempi? Ma questo è come Dio valuta le cose. Finché noi condoniamo e permettiamo comportamenti e pratiche omosessuali in questa nazione, non possiamo aspettarci altro che la maledizione di Dio su di noi. Giosafat lo sapeva.

Ebbene, per quanto Giosafat sia stato grande, commise un terribile errore, peccò grandemente. Ora, Giosafat era un buon uomo, ma non era senza peccato. E lì c’erano tutte queste nazioni Mediorientali che facevano il turno a conquistarsi l’una con l’altra. E così, ad un certo punto Giosafat fu preoccupato della minaccia di una di queste nazioni e così decise di fare alleanza con Israele, il regno del nord, il regno apostata. Anziché confidare nel Signore questa volta cominciò a confidare in un’alleanza politico-militare con una nazione apostata. Indovinate chi era quel re? Il re Achab e la regina Jezebel.

Ora, cosa mai sta facendo il pio Giosafat quando conclude un’alleanza con Achab e Jezebel? E se questo non era sufficientemente sbagliato, Giosafat sigillò quest’alleanza sposando il proprio figlio alla figli di Achab e Jezebel. E quivi inizia un’altra storia che portò un terribile declino in Giuda anni più tardi.

Bene, amo questo racconto. Andate a 2 Cronache 18.  Anche se Giosafat non avrebbe nemmeno dovuto essere lassù nel regno del nord con Achab, ed essi stanno discutendo per l’evento importante  della firma di questo trattato e alleanza, e tutte le TV han mandato lì i loro cameraman e i loro giornalisti per questo evento del secolo, tutti gli occhi sono puntati sulle loro stilografiche d’oro, e i due re stanno siglando questa grande alleanza e ne stanno facendo un evento straordinario. Giosafat non avrebbe dovuto essere lì. Avrebbe dovuto confidare nel Signore e non in Achab e Jezebel. Ma Giosafat, da quel grande uomo ch’era, dice: prima di fare questa cosa è meglio che sentiamo qualche predicazione. È meglio che facciamo intervenire qualche predicatore che ci dica cosa la parola di Dio ha da dire riguardo a quest’alleanza. Achab risponde: questo non è un problema in Israele, fratello, ne abbiamo dei predicatori. Così fa arrivare 400 dei suoi predicatori preferiti, tutti adulatori, intendo che avrebbero detto quello che Achab avrebbe voluto dicessero. E così, uno dopo l’altro fan predicare questi 400 adulatori e Giosafat che non era così stupido disse: va bene, li abbiamo ascoltati tutti. Hai fatto venire 400 lacchè, ma hai qualche vero predicatore?

E amo ciò che Achab dice. Guardate 18:6. I 400 avevano già predicato nel verso 5 e avevano detto: “certo, scendi in battaglia, Dio ti darà la vittoria, Achab, non è quel che vuoi che ti diciamo? Va bene, vincerai di certo questa battaglia.”

Ma Giosafat disse: «Non c’è qui un altro profeta dell’Eterno che possiamo consultare?». Il re d’Israele rispose a Giosafat: «C’è ancora un uomo, Mikaiah, figlio di Imla, per mezzo del quale si potrebbe consultare l’Eterno; io però lo odio perché non profetizza mai nulla di buono nei miei confronti, ma soltanto del male».

Giosafat disse: «Il re non parli cosí».” Questo fu un leggero rimprovero, avrebbe dovuto essere più deciso.

E poi nel verso 8 il re inviò un suo ufficiale perché facesse venire Mikaiah. Verso 9

Or il re d’Israele e Giosafat, re di Giuda, sedevano ciascuno sul suo trono, vestiti dei loro abiti reali; essi erano seduti nell’aia che si trova all’ingresso della porta di Samaria; e tutti i profeti profetizzavano davanti a loro.

10 Sedekia, figlio di Kenaanah, che si era fatto delle corna di ferro, disse: «Cosí dice l’Eterno: “Con queste corna trafiggerai i Siri, fino a distruggerli completamente”».

11 Tutti i profeti profetizzavano allo stesso modo, dicendo: «Sali contro Ramoth di Galaad e riuscirai, perché l’Eterno la darà nelle mani del re».

12 Il messaggero, che era andato a chiamare Mikaiah, gli parlò, dicendo: «Ecco, le parole dei profeti sono concordi nel dichiarare cose buone al re; ti prego quindi che la tua parola sia come la parola di ognuno di loro; dichiara anche tu cose buone».

13 Ma Mikaiah rispose: «Come è vero che l’Eterno vive, qualunque cosa il mio DIO dirà io la dichiarerò».

14 Come giunse davanti al re, il re gli disse: «Mikaiah, dobbiamo andare a combattere contro Ramoth di Galaad, oppure devo rinunciarvi?». Egli rispose: «Andate pure e riuscirete, perché essi saranno dati nelle vostre mani».

Ovviamente Achab e Giosafat colsero il sarcasmo.

15 Allora il re gli disse: «Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi se non la verità nel nome dell’Eterno?».

16 Mikaiah rispose: «Ho visto tutto Israele disperso sui monti, come pecore che non hanno pastore; e l’Eterno ha detto: “Essi non hanno piú padrone; se ne torni ciascuno in pace a casa sua”».

1Il re d’Israele disse a Giosafat: «Non ti avevo io detto che nei miei confronti costui non avrebbe profetizzato nulla di buono, ma soltanto del male?».

18 Allora Mikaiah disse: «Perciò ascolta la parola dell’Eterno. Io ho visto l’Eterno assiso sul suo trono, mentre tutto l’esercito celeste stava alla sua destra e alla sua sinistra.

19 L’Eterno disse: “Chi sedurrà Achab, re d’Israele, perché salga e perisca a Ramoth di Galaad?”. Chi rispose in un modo e chi in un altro.

20 Allora si fece avanti uno spirito che si presentò davanti all’Eterno e disse: “Lo sedurrò io”. L’Eterno gli disse: “In che modo?”.

21 Egli rispose: “lo uscirò e sarò spirito di menzogna in bocca a tutti i suoi profeti”. L’Eterno gli disse: “Riuscirai certamente a sedurlo; va’ e fa’ cosí”.

22 Perciò ecco, l’Eterno ha posto uno spirito di menzogna in bocca a questi tuoi profeti, ma l’Eterno pronuncia sciagura contro di te».

Non amate Mikaiah? E poi fu perseguitato da chiesa e stato per aver detto il vero.

23 “Allora Sedekia, figlio di Kenaanah, si avvicinò e diede uno schiaffo a Mikaiah, e disse: «Per dove è passato lo Spirito dell’Eterno quando è uscito da me per parlare a te?».”

Buon modo d’agire per un predicatore.

24 Mikaiah rispose: «Ecco, lo vedrai il giorno in cui andrai in una stanza interna a nasconderti!».

25 Allora il re d’Israele disse: «Prendete Mikaiah e conducetelo da Amon, governatore della città, e da Joas figlio del re,

26 e dite loro: Cosí dice il re: “Mettete costui in prigione e nutritelo con pane e acqua di afflizione, finché ritornerò sano e salvo”».

27 Mikaiah disse: «Se tu dovessi mai ritornare sano e salvo, significa che l’Eterno non ha parlato per mio mezzo». E aggiunse: «Ascoltate, o voi popoli tutti!».

28 Il re d’Israele e Giosafat, re di Giuda, salirono dunque contro Ramoth di Galaad.

29 Il re d’Israele disse a Giosafat: «Io mi travestirò e poi andrò a combattere, ma tu indossa i tuoi abiti reali». Cosí il re d’Israele si travestí e andarono a combattere.

Ingenuo Giosafat. Lo scopo della guerra è uccidere il re. Chiunque uccide il re ha vinto. Achab lo sapeva, il profeta di Dio aveva detto che il re sarebbe morto in battaglia, e Achab cerca di gareggiare d’astuzia con Dio. E dunque dice a Giosafat: tu stai qui vestito di tutti i tuoi vestiti regali. Voglio dire, grande bersaglio scintillante, lampeggianti e insegne al neon e tutto il resto, ecco Giosafat sul suo carro reale con le sue vesti da cerimonia. Achab dice: io vado giù vestito come un comune soldato nel folto della mischia. Ora avete il quadro della situazione.

30 Ora il re di Siria, aveva dato quest’ordine ai capitani dei suoi carri, dicendo: «Non combattete contro nessuno piccolo o grande, ma solamente contro il re d’Israele».

31 Cosí, quando i capitani dei carri scorsero Giosafat, dissero: «Quello è il re d’Israele».

In realtà era invece il re di Giuda.

31 Quindi lo circondarono per attaccarlo; ma Giosafat lanciò un grido, e l’Eterno gli venne in aiuto; DIO li indusse ad allontanarsi da lui.

32 Quando i capitani dei carri si resero conto che non era il re d’Israele, smisero di inseguirlo.

33 Ma un uomo tirò a caso una freccia con il suo arco e colpí il re d’Israele tra le maglie della corazza; per cui il re disse al suo cocchiere: «Gira e portami fuori dalla mischia, perché sono ferito».

34 Ma la battaglia fu cosí aspra quel giorno che il re fu costretto a rimanere sul suo carro di fronte ai Siri fino alla sera, e al tramonto del sole morí.

E così Dio ebbe il suo uomo.

E la sola ragione per cui Giosafat riuscì a sfuggire, è perché pregò, perché gridò a Dio e Dio lo aiutò volgendo lontano da lui l’attenzione di tutto l’esercito siriano.

Ci sono qui alcune lezioni pratiche. Dio ha determinato di dare ai suoi certe cose solo quando preghiamo e le chiediamo. Se non preghiamo non ce le dà. Giacomo, nel Nuovo Testamento, ci ricorda che molte volte non abbiamo perché non chiediamo. Altre volte non abbiamo perché chiediamo per motivi sbagliati. Imparate da Giosafat che il nostro dovere è informarsi della volontà di Dio prima di intraprendere qualsiasi cosa. Prima di prendere qualsiasi decisione su chi sposare, o dove laurearsi, o per cosa si vorrebbe fare nella vita, la prima domanda non è: è pragmatico, è abbordabile, sarà popolare, ma il primo luogo a cui si va è la parola di Dio e si indaga: cos’ha da dire Dio su questa decisione che sto per fare?

Un’altra lezione importante, C’è grande pericolo, anche per persone di spessore, a stare in cattiva compagnia. Puoi essere buono quanto Giosafat ma essere in compagnia di Achab e correre grandi rischi. Se vai troppo coi malvagi, come fece Giosafat, diventerai un codardo come divenne Giosafat, che fu troppo intimorito al punto di fare ad Achab solo un leggero appunto per aver redarguito Mikaiah.

Un altro punto importante. C’è grande pericolo quando si è circondati da adulatori.

E c’è un quinto punto. La vita può essere difficile per i fedeli predicatori della parola di Dio.

Poi venne un rinnovamento. Jehu stava predicando, e notate il suo grande sermone. Guardate al capitolo 19: 1-3. Questi non è il re Jehu, questo è un Jehu predicatore.

Giosafat, re di Giuda, tornò incolume a casa sua a Gerusalemme. Ma il veggente Jehu, figlio di Hanani, gli andò incontro e disse al re Giosafat: «Dovevi tu dare aiuto a un empio e amare quelli che odiano l’Eterno? Per questo l’ira dell’Eterno è su di te. Tuttavia si sono trovate in te buone cose perché hai rimosso dal paese gli Asceroth e hai applicato il tuo cuore per ricercare DIO».

Ora sta condannando Giosafat per aver peccato ed aver fatto alleanza per aiutare Achab. E notate quella piccola domanda che fa:

Dovevi tu dare aiuto a un empio e amare quelli che odiano l’Eterno?  

E chiamare su di te l’ira dell’Eterno. Questa è una domanda retorica. Non sta chiedendo informazioni. Dice:  lo sai perché Dio ti sta giudicando, Giosafat? Hai aiutato il malvagio e hai amato quelli che odiano me. E perciò io verso la mia ira sulla tua nazione. Ma non completamente, perché tu hai un cuore che è dedicato a me. Perciò una cosa che ci colloca sotto il giudizio di Dio è quando una nazione o individui aiutano quelli che odiano Dio a compiere i loro propositi. Non dimenticate mai questo sermone.

Ebbene, Giosafat rispose come avrebbe dovuto. Reagì bene al sermone di Jehu. E così ebbe un rinnovato zelo nello svolgere il proprio dovere. Notate cosa dice 19:4

Cosí Giosafat dimorò a Gerusalemme; poi si recò di nuovo fra il popolo, da Beer-Sceba, alla regione montuosa di Efraim, e lo riportò all’Eterno, il DIO dei suoi padri.

Questo fu un rinnovato zelo. Avessimo noi capi di stato come questo, governatori e presidenti. Quest’uomo viaggiò personalmente da un capo all’altro della nazione chiamando il suo popolo a rinnovata devozione al Signore. E al patto del Signore. Quando Giosafat fu rinnovato divenne un instancabile testimone per Dio onnipotente. Ed egli ebbe successo nel riportare la nazione a Dio. Dovunque andasse, non era solo politica, era cristianesimo, per così dire. Rivelava religione. Richiamava le persone ad essere fedeli a ciò che Dio le aveva fatte per essere. Riformò l’intera sua amministrazione e incaricò i suoi giudici di  amministrare nient’altro che giustizia, perché Dio non partecipa nell’ingiustizia.

E poi, nel capitolo 20: 1-30 abbiamo questa grande preghiera di Giosafat che non ci prenderemo il tempo di leggere ma che spero leggerete. Il punto è che  gli elementi chiave di questo rinnovamento, che avvenne non solo nella vita di Giosafat ma in Giuda, furono la predicazione della parola di Dio e la preghiera. Di fatto, fecero fare a Giosafat cose che dovettero sembrare pazze agli occhi del mondo. Nel mezzo di questo rinnovamento egli fu in guerra con una tripla alleanza di potenze straniere. Ed egli sviluppò questa brillante strategia di combattimento col suo grande esercito. Ma notate le prime due parti di questa strategia. Andò a predicare all’esercito e li incoraggiò ad essere forti nell’Eterno e ad essere fedeli e coraggiosi. E poi mandò fuori cantori e musicisti a condurre fuori l’esercito in canti e in battaglia. L’esercito non avrebbe fatto questa cosa se non avesse avuto già fiducia che l’Eterno li avrebbe benedetti. E Dio provocò un combattimento tra i nemici e fece sì che si volsero l’uno contro l’altro e così, quando venne giorno e tempo di battaglia, e l’esercito di Giosafat uscì, erano tutti morti. S’erano ammazzati l’un l’altro. Avevano avuto una pesante discussione la notte prima.

E, miei cari, questo può accadere ancora anche oggi. Se la chiesa segue la via del rinnovamento di 2 Cronache 7:14. Se ci umiliamo e cerchiamo la faccia di Dio, preghiamo e ci volgiamo dalle nostra vie malvagie potremo vedere Dio sconfiggere i nostri nemici facendoli rivoltare l’uno contro l’altro e distruggersi. E portare noi alla vittoria. Perciò, qual’è la chiave del rinnovamento sotto Giosafat? Fu ovviamente la preghiera. La preghiera muove le braccia di Dio. Come abbiamo detto, ci sono cose che Dio non farà per noi se non mediante la preghiera. La preghiera attrae dal cielo le benedizioni di Dio. La preghiera è la chiave che apre i tesori delle promesse divine. E come ha detto uno, la preghiera deve essere il segno distintivo della nostra vita cristiana. E il ministero della nostra chiesa. Deve diventare la nostra priorità numero uno se mai dovremo diventare più che una minoranza estromessa dall’esercizio di provvedimenti capaci di cambiare la società. Tali obbiettivi minimalisti stancano il Signore e infastidiscono il genere umano. E quando voi ed io impareremo a pregare come pregò Giosafat, vedremo la stessa potente dimostrazione della potenza e della gloria di Dio che Giosafat vide.

E poi ci fu un altro grande rinnovamento sotto Ezechia. E questo è registrato nel capitoli 29-30. Durante i 160 anni che separano Giosafat da Ezechia, in un grado o in un altro i re di Giuda fecero virare Giuda via dal Signore e verso l’apostasia. Cosicché quando Ezechia sale al trono Giuda è in profondo declino spirituale e morale. È anche grandemente indebolito perché Dio nel suo giudizio ha permesso che varie nazioni venissero ed erodessero i confini di Giuda e menassero via in cattività in nazioni straniere molti uomini, donne e bambini. Questo rinnovamento durante il regno di Ezechia è molto interessante. Dio fece salire al trono Ezechia e in due mesi il rinnovamento era completato. Cominciò in un mese, e prima che fosse passato il mese successivo, questo entusiasmo religioso, questo risveglio spirituale, questa riforma spirituale aveva percorso la nazione intera. Fu un’opera sovrana di Dio. Non ci è detto perché. Non ci è detto cosa avvenne. Ci è detto solo che Dio lo fece. Dio lo mise nel cuore di Ezechia. Dio preparò il popolo, la mano di Dio fu sul popolo. Dio fu col suo popolo. Il punto qui è che il rinnovamento è opera di Dio, non dell’uomo. È qualcosa che Dio fa. E perciò voi ed io dobbiamo pregare ferventemente e continuamente che Dio sovranamente operi un rinnovamento ai nostri tempi. Noi non possiamo produrlo per quanto lo vogliamo; deve venire da Dio.

E, dopo quasi 160 anni di declino spirituale nella nostra nazione, siamo in condizione di decadimento tale che nulla che l’uomo possa fare può aiutare nella situazione. Può essere aiutata solo da un rinnovamento che provenga dritto dritto dal Signore. E benché ci siano volute generazioni perché la nostra nazione diventasse così, non è necessario che ci vogliano altrettante generazioni per uscirne. Il rinnovamento sotto Ezechia cominciò il primo mese della sua amministrazione e percorse tutto il paese in due mesi. Due mesi. Una volta che Dio comincia l’opera e scoppia il vero rinnovamento, non ci vuole molto prima che l’intera situazione sia cambiata dalla sua grazia. In due mesi da oggi potremmo vivere in una nazione completamente diversa ed essere nel mezzo di un genuino rinnovamento prodotto dallo Spirito. Non ci vogliono generazioni per cambiare una nazione, se piace a Dio mandare un rinnovamento potrebbero volerci solo due mesi. Perciò, umiliatevi, pregate, cercate la faccia di Dio. Abbandonate le vostre vie malvagie ed Egli ascolterà dal cielo, perdonerà i nostri peccati e guarirà il nostro paese. Magari in due mesi.

Come si allargò questo rinnovamento? Con la parola parlata. Con la parola scritta, con la parola pubblicata. E la chiave qual’è? La chiave del rinnovamento dei giorni di Ezechia fu il pentimento. Continuamente parla di pentimento in questo rinnovamento sotto Ezechia. E quando il Vecchio Testamento usa la parola pentimento usa una di due preposizioni. O dice che dobbiamo volgerci a, o che dobbiamo volgerci da e che significa pentirsi, volgersi o convertirsi. Il pentimento implica un volgersi da qualcosa. E volgersi verso qualcos’altro. Un volgersi via dai peccati nella vostra vita in qualsiasi cosa dispiaccia a Dio. E volgersi a Dio per vivere in qualsiasi maniera gli piaccia perché lo amate con tutto il vostro cuore, anima, mente e forza.

Guardate 2 Cronache 30:6-9

I corrieri andarono dunque in tutto Israele e Giuda con le lettere da parte del re e dei suoi capi, proclamando secondo l’ordine del re: «Figli d’Israele, tornate all’Eterno, il DIO di Abrahamo, d’Isacco e d’Israele, affinché egli ritorni al residuo di voi che è scampato dalle mani dei re di Assiria. Non siate come i vostri padri e come i vostri fratelli, che hanno peccato contro l’Eterno, il DIO dei loro padri, che perciò li ha abbandonati in preda alla desolazione, come voi vedete. Ora non indurite la vostra cervice come i vostri padri, ma date la mano all’Eterno, venite al suo santuario che egli ha santificato per sempre e servite l’Eterno, il vostro DIO, affinché l’ardore della sua ira si allontani da voi. Poiché, se tornate all’Eterno, i vostri fratelli e i vostri figli saranno trattati con compassione da quelli che li hanno deportati e ritorneranno in questo paese, perché l’Eterno, il vostro DIO, è clemente e misericordioso e non ritirerà la sua faccia da voi, se ritornerete a lui».

Ci sono qui gli effetti di due scelte alternative. Queste parole sono altrettanto vere oggi. Che quando ci volgiamo da quelle cose della nostra vita che dispiacciono al Signore, e ci volgiamo al Signore per vivere la vita per il suo piacere e per il suo onore e gloria e in obbedienza a Lui, vediamo tutto intorno a noi cambiare.  Questo è ciò che avvenne in Giuda. Cominciarono a cantare, ci fu il rinnovamento dei voti pattizi, ci fu di nuovo la distruzione degli idoli, ci fu vittoria del popolo di Dio sui suoi nemici. Ci fu una rinnovata devozione di tutta la nazione alla legge di Dio. Ci fu abbondanza e prosperità. Ma non durò.

L’ultimo grande rinnovamento nella storia di Giuda fu sotto l’ultimo grande re di Giuda: Giosia. E la sua storia è registrata nei capitoli 34-35. Guardate a 34. 1,3

1 Giosia aveva otto anni quando iniziò a regnare, e regnò trentun anni a Gerusalemme.

Egli fece ciò che è giusto agli occhi dell’Eterno e seguí le vie di Davide, suo padre, senza deviare né a destra né a sinistra.

Nell’ottavo anno del suo regno, quando era ancora un ragazzo, cominciò a cercare il DIO di Davide, suo padre, e nel dodicesimo anno cominciò a purificare Giuda e Gerusalemme dagli alti luoghi, dagli Ascerim, dalle immagini scolpite e dalle immagini di metallo fuso.

Dio usò Giosia per portare un grande rinnovamento a questa nazione. E ancora una volta assistiamo all’abolizione del pluralismo religioso e dell’idolatria, la riforma del culto. E cosa diede il via a questo rinnovamento? La scoperta del libro del Deuteronomio. La scoperta del libro del Signore. Il tempio era in cattivo stato e così Giosia comandò loro di riparare il tempio, e quando lo fecero trovarono una copia originale, forse proprio quella scritta da Mosè, da ciò che vi lessero presumiamo si sia trattato del libro del Deuteronomio. Il fatto dimostra quanto male fossero messe la cose in Giuda. Ma il libro di Deuteronomio sbucò fuori e così lo portarono al re e glielo lessero. Le parole che ascoltò lo colpirono, lo spezzarono e lo costrinsero sulle ginocchia. Fece in modo che tutto il popolo ascoltasse la lettura di questo libro. E in questo modo Dio portò il rinnovamento a Giosia, e portò il rinnovamento a tutto il popolo. Cominciarono a celebrare la Pasqua come nazione gioendo che i peccati sono perdonati nel Signore Gesù Cristo.

E quale fu la chiave? Leggete 34:27. Quale fu la chiave di questo rinnovamento?

Poiché il tuo cuore si è intenerito, poiché ti sei umiliato davanti a DIO, udendo le sue parole contro questo luogo e contro i suoi abitanti, ti sei umiliato davanti a me, ti sei stracciato le vesti e hai pianto davanti a me, anch’io ti ho ascoltato, dice l’Eterno.

Cosa usò Dio in questo rinnovamento? Umiliarsi. Così chiudiamo il cerchio, terminiamo dove abbiamo cominciato. Giosia e il popolo si umiliarono e la cosa interessante qui è che dice che Giosia aveva intenerito il suo cuore davanti a Dio. Perciò, umiliarsi implica un ammorbidire il nostro cuore davanti a Dio.  Cos’è un cuore tenero? Un cuore tenero è un cuore che è malleabile e reattivo a Dio. È sensibile al peccato e alla tentazione che percepisce come repulsivi. Un cuore tenero è un cuore che non è stato incallito e desensibilizzato dal peccato a da una disobbedienza di lungo corso. E Giosia aveva un cuore tenero. E si umiliò davanti al Signore.

Cosa fa fare ad una persona un cuore tenero? Ebbene, notate ciò che fece con Giosia. Quando Giosia udì la lettura di questa perduta parte della Scrittura essa lo convinse talmente di peccato che  stracciò le proprie vesti in convinzione e in pentimento e umiliandosi davanti a Dio e cercando la sua faccia. Ora, vorrei che notaste che c’era lì un sacerdote. Che c’era lì un grande burocrate; Hilkiah il sacerdote, Shafan il segretario, Asaiah il servo, Huldah la profetessa. Nessuno di questi stracciò le proprie vesti quando fu letta la legge di Dio. Solo Giosia lo fece, perché il cuore di questi uomini e donne potenti non era tenero come il cuore di Giosia. La parola di Dio non fu compresa nel loro cuore come fu compresa da quello di Giosia. Per essi era la parola di Mosè, un vecchio libro. Per Giosia era Dio stesso che parlava in quelle pagine. E Giosia non fu mai più lo stesso. Egli si stracciò le vesti quando la lettura della parola di Dio gli mostrò di quanto avesse mancato il bersaglio. Questo è ciò che fa un cuore tenero.

Dice anche in 34:29, prendete nota, che rinnovò con Dio i suoi voti pattizi.

29 Allora il re mandò a far radunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme.

30 Il re salí quindi alla casa dell’Eterno con tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i Leviti, e tutto il popolo, dal piú piccolo al piú grande, e lesse alla loro presenza tutte le parole del libro del patto, che era stato trovato nella casa dell’Eterno.

Trovarne dei capi di stato così!Noi non avremo mai un capo di stato degno di quella funzione finché non ne avremo uno capace e voglioso e sufficientemente coraggioso da fare questa precisa cosa.

31 Poi il re, stando in piedi sul palco fece un patto davanti all’Eterno, impegnandosi a seguire l’Eterno e a osservare i suoi comandamenti, i suoi precetti e i suoi statuti con tutto il cuore e con tutta l’anima, per mettere in pratica le parole del patto scritte in quel libro.

32 E vi fece aderire tutti quelli che si trovavano a Gerusalemme e in Beniamino; gli abitanti di Gerusalemme agirono in conformità al patto di DIO, il DIO dei loro padri.

Giosia si espose pubblicamente alzandosi in piedi e disse pubblicamente: Io appartengo a Dio, non appartengo a me stesso, e perciò sarò fedele a Dio senza calcolarne il costo.

E poi notate nel capitolo 35 cos’altro fece quest’uomo dal cuore tenero. Celebrò la Pasqua. Le persone con un cuore tenero amano il Signore Gesù Cristo e  gioiscono nel potere purificante del vangelo. Hanno stracciato le loro vesti nella convinzione di peccato. Sanno quanto miseri e immeritevoli sono davanti a Dio. Sanno ciò che Dio richiede loro e sono disposti a deporre tutto se stessi sull’altare per amore del Signore Gesù Cristo per servirlo ed essergli fedeli. Ma si rendono anche conto di quanto sono peccatori, e di quanto deboli sono e proni ad allontanarsi. E perciò gioiscono che Gesù Cristo è la nostra Pasqua. Che Cristo ha provveduto completamente per i nostri peccati con la sua morte sulla croce.

E poi notate l’ultima cosa. Quest’uomo dal cuore tenero era disposto a rischiare al propria vita per difendere il tempio di Dio, e il popolo di Dio. Uno degli episodi più tristi della Scrittura riguarda Giosia, un giovane, all’apice del successo, il grande re di Giuda, che guida un massiccio rinnovamento che stava cambiando ogni cosa. E ode che l’Egitto sta marciando contro la sua nazione. Egli ama il suo popolo, ama il tempio, e così raduna un esercito e affronta Neco, il grande faraone d’Egitto. Anche se Neco gli dice: Giosia, non venire quaggiù, morirai se ti scontri con me. Ma Giosia è così zelante per il Signore e con un atteggiamento di difesa del proprio popolo, e del tempio che va, affronta il grande faraone d’Egitto nella valle di Meghiddo e rimane ucciso. Ma a motivo del suo cuore tenero era disposto a rischiare la propria vita per amore del tempio. Egli si umiliò davanti al Signore.

Come dobbiamo noi umiliarci davanti a Dio, oggi? Confessare che noi, la chiesa di questa nazione siamo arroganti e abbiamo abbandonato Dio per generazioni. Confessare che siamo di fronte al giudizio di Dio per i nostri peccati. Confessare che Dio è giusto, qualsiasi cosa faccia a noi o alla nostra nazione. Dobbiamo lavorare per soggiogare e conquistare i nostri cuori orgogliosi ancor più che per cristianizzare la nostra nazione. E dobbiamo cominciare presto, come Giosia, a umiliarci davanti a Dio, pregando ferventemente che Dio ci dia cuori teneri anziché cuori che sono callosi e induriti da un lungo passato di peccato. Dobbiamo permettere che il declino della chiesa e la sua indifferenza per la legge di Dio ci spezzi e ci commuova profondamente. E dobbiamo fare del cercare la faccia di Dio e del fare la sua volontà la passione consumante della nostra vita, come Giosia. Miei cari, siate vulnerabili e atti a imparare davanti alla parola di Dio.

E così, vi lascio con queste due parole di conclusione, applicando la situazione di Giuda alla nostra. Giuda stava affrontando la crisi di essere costretto a scegliere tra la sua più distante eredità biblica di Davide e l’empia eredità dei suoi re più recenti, come Manasse. Al tempo di Geremia ciascuna di queste due eredità aveva stabilito la propria tradizione, e proprie istituzioni e la propria storia. L’America è di fronte ad una scelta simile nel 2003. Ritornerà alla sua più distante eredità cristiana della bibbia, della Riforma Protestante, dei puritani, dei covenanters, della guerra d’indipendenza, cristianesimo evangelico ortodosso e riformato che un tempo fecero di essa la nazione più grande e più morale sulla terra? O sceglierà di continuare nella sua più recente eredità anti-cristiana, umanista di Roma e del Rinascimento, l’Illuminismo, la Rivoluzione Francese, l’unitarismo, Darwininismo, la Guerra Civile, Hegel, Marx che la stanno portando in costante declino? Scegliete oggi chi voi e i vostri figli servirete.

I pii capofila di Giuda fecero bene a cercare di ricostruire politica, economia e società di Giuda sul fondamento della legge di Dio. Però, questi fervorosi tentativi produssero solo cambiamenti superficiali e di breve durata perché il cuore e la vita delle persone non continuavano ad essere cambiati dalla parola di Dio. Dobbiamo lavorare e pregare per una ricostruzione dell’arena politica dai vertici in giù e per un rinnovamento dalla base in sù nei salotti della nostra nazione e nei cuori dei nostri connazionali perché solo allora la nostra nazione si riprenderà. Un vescovo anglicano un tempo pregava questa preghiera ogni sera. Facciamone la nostra preghiera:

Io posso peccare molto, ma non riesco a pentirmi molto. Guai a me per il mio cuore duro e secco, Donami, o Dio, un cuore liquefatto. Dona lacrime, dona la grazia delle lacrime, dammi, o Signore questa grazia. Niente è più gradito per me. Nessuna delle buone cose della vita hanno da essere bramate da me quanto le lacrime. Lacrime come quelle che desti a Davide, a Geremia e a Giosia. E a Pietro, e a colei dalla quale scacciasti sette demoni. O Dio, da al più grande dei peccatori qualche lacrima per il suo grande peccato. E in gratitudine per la sua salvezza.

E Dio disse: Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome umilia se stesso e cerca la mia faccia, e prega, e si volge dalla sue vie malvagie, io udrò dal cielo e perdonerò il suo peccato, e guarirò il suo paese.

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