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politics of Guilt e PityCAPRI ESPIATORI

 [Levitico 16]

 

 

L’umanesimo sentimentale afferma che il bisogno basilare dell’uomo sia l’ amore, più specificamente, un bisogno passivo di essere amato. In questo modo l’uomo è considerato una creatura passiva il cui problema basilare non è una volontà incline al male ma un’assenza d’amore, cosicché deve essere creato un ente, un soggetto, un organismo positivo che supplisca ai bisogni dell’uomo. Il risultato è lo Stato tutore totalitario. L’uomo, essendo passivo, ha bisogno di un ente positivo nella sua vita, e questo ente è provveduto  nello stato del welfare.

            Questa prospettiva conduce chiaramente alla schiavitù, ed è soprattutto falsa, poiché l’uomo, essendo stato creato ad immagine del giusto Dio richiede giustizia ancor più che amore. Il bisogno basilare dell’essere umano è dunque giustizia piuttosto che amore, ed anche lo Stato tutore maschera il suo amore tirannico sotto il nome di “giustizia sociale”.

            Il masochismo è testimone del bisogno di giustizia dell’uomo. Il masochismo è una richiesta di giustizia, ma sostituisce quella che è giustizia secondo la Bibbia con il  concetto umanistico di giustizia. Il masochismo insiste che le richieste della giustizia devono essere soddisfatte, ma ridefinisce la giustizia in termini umanistici nella speranza che l’uomo possa prontamente estinguere  le richieste della giustizia ed ottenere la licenza di peccare. Il masochista testimonia del bisogno dell’uomo di giustizia e di giustificazione, ma, allo stesso tempo, testimonia del peccato dell’uomo nel suo tentativo di sfuggire alla giustizia e di stabilire il peccato ridefinendo la giustizia. La futilità di questa condotta lo conduce unicamente a raddoppiare i suoi sforzi, volti a far si che una giustizia contraffatta e peccaminosa passi come pagamento per i peccati; la cosa non avviene, così aumenta il peccato e così aumenta il suo masochismo.

            Il masochista è dominato da un inconscio impulso al suicidio; il suo masochismo è una volontà di morte, un riconoscimento della sentenza di morte contro se stesso a causa del peccato, anche se è un palese tentativo di sostituirla con una pena minore. Freud considerò l’istinto alla morte come basilare al masochismo. Per Freud il masochismo era sadismo rivoltato su se stesso, e la sua origine è nella colpa, non nel sesso. Egli notò:

La teoria della psico-analisi (una teoria basata sull’osservazione) sostiene fermamente l’opinione che la forza motrice (o motivante) della repressione non debba essere sessualizzata. L’eredità arcaica dell’uomo forma il nucleo della mente inconscia; e qualsiasi parte di quella eredità deve essere lasciata indietro nell’avanzamento verso successive fasi di sviluppo, poiché è inutilizzabile o incompatibile con ciò che è nuovo e nociva ad esso, cade vittima del processo di repressione.[1]

Più una civiltà avanza, più profondo diventerà il suo senso del peccato, perché l’aumento di prosperità e di vantaggi culturali aumenteranno solo il desiderio masochista di pagare per il progresso, che gli individui inconsciamente credono richiedere espiazione prima del godimento. Come conseguenza, proprio le stesse forze liberatrici della civiltà chiamano in esistenza le forze della schiavitù. I cittadini della civiltà richiedono progressivamente l’assoggettamento politico come prezzo masochista per l’avanzamento. Come risultato viene sollecitato il più spietato asservimento totalitario, e la cultura utilizza la propria liberazione materiale per forgiare una nuova schiavitù. Le cosiddette “culture primitive” non sono libere: sono tormentate da paure, superstizioni e tabù nati da un profondo senso del peccato.  La loro sessualità, così spesso considerata “libera” e “disinibita” dai moderni liberali è, che sia in un orgia, o nella vita “normale”, pesantemente circondata da paure e spesso da severe restrizioni. I commenti di Karig sulla Micronesia sono interessanti:

 

Il codice che governa il comportamento sessuale è molto più elaborato e severo nelle sue restrizioni dell’ideale del celibato-monogamia del missionario cristiano. In alcune isole il codice dei tabù è così complicato che gli effetti rasentano il suicidio della razza.

Periodi di castità sono obbligatori per uomini e donne, sposati e non sposati, per oscure ragioni e in numero sorprendente. In parallelo con le leggi contro accoppiamenti tra lontani consanguinei, il Micronesiano medio conduce una vita sessuale molto più ristretta del maschio Americano medio. E le leggi sono obbedite!

A Yap, per esempio, la castità è obbligatoria per un mese prima di partire per un viaggio, e per un mese dopo il ritorno. La castità è imposta sui pazienti e sui medici durante le cerimonie mediche – religiose aborigene, a donne incinte, o con mestruazioni, o a uomini impegnati nella costruzione di barche o di abitazioni, e mentre impegnati in qualsiasi opera di costruzione comunitaria. Infatti, in qualsiasi tempo, la maggioranza degli uomini di Yap sta vivendo in uno stato di celibato ritualistico. Gli uomini che stiano per imbarcarsi in qualsiasi grande  progetto di gruppo, come escursioni mercantili o spedizioni di pesca comunitarie vivono appartati dalle donne durante tutto il tempo in cui il progetto è pianificato ed eseguito.

Un isolano deve essere pazzo per sognare di violare il codice. Non solo diventerebbe un fuorilegge se potesse persuadere o ingannare qualche donna nell’essere sua compagna nella violazione, ma gli effetti presenti e futuri di tale violazione sono creduti essere terribili.[2]

 È vero che in alcune di queste culture i vecchi tabù sono infranti e non più creduti, ma è importante notare che in queste culture atomizzate, sia nelle isole del Pacifico o tra gli Indiani d’America, la conseguenza è una perdita dell’abilità di funzionare, una necessità per un aumento della tutela e una regressione verso un infelice e superficiale infantilismo.

Nelle culture più avanzate, la liberazione materiale provoca non solo il masochistico stimolo verso l’asservimento politico ma anche verso la sessualità colposa. L’ego richiede un aumento dei motivi e della giustificazione logica per la propria spinta suicida, e poi riposa contento in una servitù politica repressiva e in una schiavitù morale. Il Comunismo ha utilizzato il nichilismo morale per preparare la strada ad una schiavitù politica passiva: uomini colpevoli sono schiavi più docili. Gli Aztechi del Messico governavano nei termini del masochismo, e lo sviluppo della sottomissione masochistica era basilare all’asservimento politico Azteco. Prescott ha preso in prestito il linguaggio poetico per descrivere il masochismo religioso degli Aztechi, che faceva ricorso a pratiche crudeli: “Nella speranza di meritare il cielo facendo della terra un inferno.”[3]  Similmente gli Inca governavano per un asservimento masochistico del popolo. Benché l’ordinamento Inca fosse spesso una tirannia benefica,  nondimeno era una tirannia, uno stato totalitario che portava l’ordine legando la coscienza totalmente all’Inca (principe). Baudin ha osservato che:

 Non si può dire che l’Inca abbia dato al suo popolo un codice etico. Ciò che diede loro fu una legge penale. Egli era interessato, non con la coscienza individuale, ma con un sistema generale di regole legali. E, naturalmente, egli stesso non era obbligato a conformarsi alle leggi che decretava, poiché egli era, in virtù della propria posizione, al di la del bene e del male.[4]

 Le radici del masochismo sono il peccato originale dell’uomo, il suo desiderio di essere come Dio, conoscendo, o determinando il bene e il male da se stesso (Gen. 3:15). Il problema dell’uomo, quindi, è il peccato originale, un problema che ha il suo centro in Dio nel fatto che sboccia dalla relazione dell’uomo a Dio che è una relazione di ribellione. L’uomo, comunque, insiste nel voler ridurre il problema dal peccato alla colpa e alla vergogna, da un significato Teo – centrico (orientato su Dio) ad un significato umanistico e sociale. Dovunque la teologia sposta l’attenzione dal peccato alla “colpa ed alienazione”, come in Berkouwer, il risultato è una teologia centrata sull’uomo e difettiva. [5]  Il nostro scopo, dunque, è di analizzare questo falso contesto per poter presentare il significato Teo-centrico.

            La realtà della situazione umana è il peccato dell’uomo, la sua ribellione contro Dio e il suo desiderio di essere il proprio dio, di stabilire come realtà la propria conoscenza esistenziale. Poiché l’uomo è creatura di Dio, la sua ribellione a Dio è una deformazione del proprio essere, essa crea un peso ed una tensione interiore piena di paura. L’uomo ha diversi modi di esprimere questo peso e tensione interiore, e le culture possono essere descritte nei termini della loro manifestazione di questa guerra interiore. Gli antropologi che studiano le culture hanno classificato le varie civiltà come culture della vergogna e culture della colpa.

            Nelle culture della vergogna, più comunemente trovate in Oriente, l’uomo cerca di mantenersi, a dispetto della propria insicurezza interiore dovuta al peccato, con una accettazione di se stesso e degli altri uomini superficiale(o di facciata). La faccia diviene totalmente importante. L’individuo, parlando di se stesso, si degrada come meschino, indegno, una confessione che in realtà viene accettata per convenzione sociale come modestia e umiltà. Nel parlare ad altri e di altri, e se altri parlano di lui, la convenzione sociale richiede una profusa attribuzione di virtù, onore e dignità all’altro. In questo modo, la confessione viene fatta senza confessione, ma come convenzione sociale, e l’umiltà serve a promuovere l’orgoglio. La profonda crisi interiore causata dall’apostasia da Dio viene coperta dalla accettata menzogna sociale, che attribuisce onore e carattere a tutti gli uomini. La faccia viene mantenuta, ma è mantenuta precariamente. Se la superficie viene lesa, e la faccia viene persa, ad esempio se la menzogna viene penetrata, esposta, o denunciata, il suicidio diventa una necessità psicologica. Fra molti Indiani dell’America Occidentale la faccia era molto importante. Gli stati Occidentali nel ventesimo secolo si sono spostati costantemente da una cultura della colpa ad una della vergogna: della faccia. In una cultura della vergogna o della faccia l’uomo diventa diretto, mosso, guidato dall’altro piuttosto che diretto dall’interno, i sentimenti del gruppo funzionano come un dio sopra l’individuo. C’è anche uno spostamento dalla moralità alla morale sociale.

            Nelle culture della colpa, l’individuo affronta direttamente e personalmente la guerra interiore. L’uomo, appesantito dal senso di colpa e incapace di godere la vita, confessa il suo peccato, come l’uomo nella cultura della vergogna, ma si dichiara colpevole del crimine minore. Con una raffinata sensitività, draga in superficie le offese minori per comprovare la raffinatezza della propria coscienza per poter sfuggire alla sua offesa capitale contro Dio. Si potrà preoccupare di una matita rubata mentre ignora la sua aperta o velata guerra contro Dio. Negli Stati Uniti, mentre la nazione si è allontanata progressivamente da Dio, si indulge progressivamente in un “ridimensionamento” della propria storia, in una generale confessione di molti errori passati, molti spesso immaginati. L’ipocrisia di tale confessione colpisce molto: confessando i “peccati” delle generazioni passate, lo studioso contemporaneo e la sua generazione con ciò implica la propria virtù superiore e la propria innocenza di questi peccati. Per mezzo del fatto di questo “ridimensionamento” o confessione, confessa anche, molto modestamente, che la saggezza ora ci è nata ed è tra noi, cosicché la confessione diviene nuovamente veicolo d’orgoglio.

            I cittadini di entrambe, la cultura della vergogna  e della colpa non possono così sfuggire alle attività masochistiche. Ad ogni modo, nella loro auto punizione, essi sono ipocriti. La vera colpa, che interiormente ammettono, non è loro, ma di Dio, e poiché non possono colpire sadicamente Dio, fargliela pagare, trovano un sostituto per Dio nell’innocente. Caino era in guerra con Dio; egli approcciò Dio nei propri termini, senza un sacrificio espiatorio e solo con un’offerta di pace, vale a dire pace come stabilita nei termini di Caino. Quando Caino fu rifiutato egli espresse il suo odio per Dio uccidendo il proprio fratello, Abele. Non c’era stato conflitto tra Caino ed Abele, Abele semplicemente fu il sostituto di Dio agli occhi di Caino in virtù della sua accettazione ed innocenza davanti a Dio. Abele fu così il capro espiatorio di Caino.

            La sola cultura possibile che l’uomo autonomo, l’uomo che cerca di vivere in indipendenza da Dio, può creare, è una cultura tormentata dalla colpa, tormentata dalla vergogna, trascinata, spinta da bisogni sado-masochistici. Tale cultura vive la propria vita sotto sentenza di morte, la sua via, il suo modo di vita è una schiavitù interiore che chiama in esistenza una schiavitù esterna nell’ordinamento politico e sociale. Gesù Cristo, che dichiarò: “Io sono la Via la Verità e la Vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me” (Gv. 14:6), con ciò dichiarò essere Lui stesso  la sola vera sorgente di cultura. Gli ordinamenti stabiliti su qualsiasi altro fondamento sono ordinamenti apostati, governati da “ladri” che distruggono anziché stabilire l’uomo. “Il ladro non viene, se non per rubare, uccidere, distruggere: io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano ad esuberanza” (Gv. 10:10). Lo scopo del ministero di Giovanni Battista fu di dichiarare la libertà dal peccato che stava per venire nel Messia “Per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza mediante la remissione dei loro peccati” (Lc. 1:77; Mc. 1:4). Lo scopo della venuta di Cristo fu perciò: porre fine alla colpa e alla vergogna dell’uomo davanti a Dio con la riconciliazione per mezzo del suo sacrificio vicario. Tale restaurazione, guarigione, ripristino, avrebbe reso nuovamente possibile all’uomo il mandato creazionale, d’agire come il vice reggente di Dio sopra la terra per stabilire una cultura centrata su Dio. La chiamata al credente è “Entra nella gioia del tuo Signore” (Mt. 25: 21-23). Il credente è un invitato a nozze (Riv. 19:6-9), e la nota dominante delle nozze è la gioia. Una cultura cristiana non è ancora stata sviluppata, perché troppo spesso i preti ed i pastori hanno lavorato, consciamente o inconsciamente, per enfatizzare la colpa e la vergogna davanti a Dio piuttosto che  grazia, gioia, e franchezza in Gesù Cristo. Come conseguenza, la cristianità ha visto solo una parziale liberazione dalle culture della colpa e della vergogna e solo una parziale liberazione dell’uomo cristiano.

            Il Vecchio Testamento, in Levitico 16, manifesta la risposta di Dio al peccato dell’uomo: il Giorno dell’Espiazione, Yom Kippur, il decimo giorno del settimo mese. Questo giorno raccoglieva e includeva tutti i sacrifici dell’anno. Precedeva la Festa dei Tabernacoli, la festa della raccolta, perché l’espiazione precede la gioiosa raccolta dei popoli, di tutte le nazioni. Il Giorno dell’Espiazione era anche il giorno della proclamazione degli anni del giubileo “… e proclamerete l’affrancamento nel paese, per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo…”   (Lev. 25:9-10). L’espiazione è il fondamento della libertà, della restaurazione della terra, la fine della schiavitù, ed il tempo del riposo. Il tempio di Ezechiele (Ez. 40-48) è una presentazione simbolica dell’era cristiana, non ha Giorno dell’Espiazione, che significa che il grande giorno dell’Espiazione era venuto e passato nella sua visione. Il Sommo Sacerdote, nel Giorno dell’Espiazione, era vestito differentemente, in bianco, per esprimere la perfetta purezza e giustizia di Cristo, di cui il sacerdote era tipo. Venivano usati due capri, ma i due erano un’unica offerta. Il primo veniva sacrificato ed i secondo, spruzzato col suo sangue, veniva rimosso dalla nazione e liberato. “Tutte le iniquità…tutte le trasgressioni… tutti i peccati” (Lev. 16:21) venivano posti su questo capro espiatorio e rimossi dal paese e dal popolo, cosicché il peso del peccato non era più parte della vita del popolo e della terra (paese). L’enfatica separazione dal paese e dal popolo del portatore del peccato dichiarava la loro completa libertà dal peccato. Questo deve caratterizzare una cultura pia, Teo-centrica. È fondata solidamente sull’espiazione, ed è liberata basilarmente o essenzialmente dal peccato e dal peso del peccato. La sua santificazione, la sua libertà, non è perfetta in questa vita, ma è reale. La libertà è l’essenza della santificazione e della vita e cultura cristiane.

            L’uomo non può liberarsi del peso del peccato da se stesso. L’uomo cerca, primo, o di pagare da se stesso per i propri peccati con attività masochistiche, un procedimento futile, o secondo, di far pagare ad altri per se  attraverso attività di sadismo. Entrambe le alternative conducono a vite malate e a società malate.

            La risposta biblica è che Dio toglie il peccato e le sue colpa e vergogna per mezzo dell’espiazione del Suo unigenito Figlio, Gesù Cristo, cosicché “Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Rm.8:1). Ciò che l’uomo non può fare, cioè purificarsi dal peccato o fare espiazione a Dio per il peccato, Dio lo fa per l’uomo. L’uomo, essendo totalmente creazione di  Dio, non può essere attivo verso Dio, la sua relazione è derivata e passiva. La volontà dell’uomo non è autonoma, né è l’uomo creativo in relazione a Dio. Perciò, poiché Dio è Dio, la relazione tra l’uomo e Dio è completamente una parte del decreto eterno e completamente determinata dal Dio Trino.

            Il Giorno dell’Espiazione comunica questa iniziativa divina. Era una cerimonia voluta da Dio, governata dalla Sua parola, ed esprimeva in tipologia l’opera espiatoria del Messia.

 

           Israele comprese il significato del Giorno dell’Espiazione: significava salvezza e liberazione. Come risultato, la sera si concludeva con una festa gioiosa a segno, prova del fatto che  la libertà dell’uomo era stata ottenuta dall’espiazione provveduta da Dio.[6] Era il giorno della gioia suprema e, secondo il Talmud:

Le figlie di Gerusalemme uscivano e danzavano nelle vigne esclamando allo stesso tempo: Giovani, levate i vostri occhi e vedete ciò che scegliete per voi. Non posate i vostri occhi sulla bellezza ma posateli sulla (buona) famiglia. La grazia è ingannevole e la bellezza è vana; ma una donna che teme l’Eterno, quella sarà lodata. E dice ulteriormente: Datele del frutto delle sue mani, e lasciate che le sue opere la lodino alle porte.[7]

 Le fanciulle erano anche addobbate di vesti candide provvedute per l’occasione. Poiché il Giorno dell’Espiazione era il giorno della liberazione, era un’occasione di gioia suprema. In contrasto, la sinagoga moderna ne ha fatto un giorno pesante e solenne ed ha tolto la nota di vittoria.[8] Dall’altro lato, la nota apostolica fu suonata da Paolo: “Gioite nel Signore sempre. E di nuovo vi dico gioite” (Fil. 4:4).  Il Vangelo, la Buona Novella, è la remissione dei peccati per mezzo del sacrificio espiatorio e della potenza salvatrice di Gesù Cristo. L’obbiettivo di un vero ministero deve essere la salvezza del peccatore, la sua crescita in santificazione, e il purgamento della sua “coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente” (Eb. 9:14), cioè, la sua liberazione dal dover essere giusto in se stesso e dall’auto-espiazione masochistica verso “una buona coscienza e … una fede non finta” (I Tim. 1:5). Lo sviluppo di una buona coscienza e di una cultura Cristiana è perciò un aspetto importante della vita cristiana.

            Uno sviluppo contrario è sempre più evidente nel mondo Occidentale e specialmente negli Stati Uniti, vale a dire, lo sviluppo di una cattiva coscienza per mezzo di un indottrinamento sistematico. La coltivazione politica della colpa è il mezzo principale verso il potere, poiché gli uomini colpevoli sono schiavi; la loro coscienza è in catene, e perciò essi sono facilmente fatti oggetto di controllo. La colpa è perciò insegnata sistematicamente per motivi di controllo. Varie situazioni possono essere facilmente menzionate. Per esempio. L’uomo bianco viene sistematicamente indottrinato a credere che egli è colpevole di aver schiavizzato ed abusato i Neri. Assodato che alcuni negri furono maltrattati come schiavi, rimane lo stesso il fatto che in nessun altro posto in tutta la storia o nel mondo oggi il Nero è stato in condizioni migliori. L’aspettativa di vita del nero è aumentata da quando è stato trasportato in America. Non fu preso dalla libertà e messo in schiavitù, ma da una schiavitù maligna, cattiva a dei capi degenerati, ad una schiavitù generalmente benevola negli Stati Uniti. Non c’è la minima evidenza che alcun Nero Americano sia mai vissuto in una “società libera” in Africa, nemmeno l’idea esisteva in Africa. Il trasporto dall’Africa all’America fu un grande incremento di libertà per i Neri, materialmente, spiritualmente nonché personalmente. I Neri furono venduti da una dura schiavitù ad una più leggera. Lo schiavismo era basilare al sistema di vita Africano al punto che gli schiavi erano in realtà il denaro dell’economia Africana.[9] Altrove il denaro era rappresentato da oro o argento, in Africa da schiavi.

            Un altro esempio di colpa istruita, indotta, è in riferimento ai Giudei. Una propaganda sistematica ha insegnato al Cristiano che ha un “passato colpevole” in riferimento ai Giudei. La realtà è che la relazione ha avuto tutte le diversità della tensione della pace, bene e male da entrambi i lati come esiste tra tutti i gruppi conflittuali, e molto spesso i giudei sono stati gli offesi e anche gli offendenti. Inoltre, molto spesso, poiché i cristiani hanno avuto concetti errati riguardo alla profezia biblica, come testimonia Cromwell, essi hanno assunto un atteggiamento di rispetto e di riverenza verso i Giudei. E, paradossalmente, veniamo assicurati dagli stessi teologi che i Giudei sono innocenti del sangue di Cristo, mentre i Cristiani sono dichiarati colpevoli della morte di Giudei che morirono secoli fa! Tale insegnamento è semplicemente la coltivazione politica della colpa. Cristo è venuto per liberare l’uomo dal peccato, dalla colpa e vergogna, mentre i politici teologi vorrebbero legare le coscienze degli uomini.

            Ancora, agli Americani viene assicurato che la loro storia è un lungo racconto di colpa, verso gli Indiani, i Neri, gruppi di minoranze, il sindacato del lavoro, il Messico ed infine anche tutto il mondo rifiutando di entrare nella Lega delle Nazioni. Questa è storia deficitaria e politica perversa. Il suo scopo è la coltivazione della colpa in modo da produrre un popolino sottomesso, docile remissivo.

            Più basilarmente, il sottile indottrinamento dei docenti umanistici inferisce che il Cristiano in Europa, e in America in particolare il Protestante, è colpevole perché è Cristiano. L’inferenza, la conclusione è che il Cristiano non ha diritto alla propria identità, egli deve riconoscere tutte le altre e i loro “diritti” ma egli non ne ha alcuno. I principi degli atei devono governare lo stato e la scuola, i desideri, le volontà di tutti gli altri hanno uno statuto, un diritto, davanti alla legge, ma non quelle del cristiano.

            Un caso significativo della coltivazione politica della colpa fu l’assassinio del Presidente John F. Kennedy. L’immediato utilizzo che ne fu fatto da ufficiali dello stato, da giudici e da chierici per assicurare gli Americani, e, in particolare i conservatori Americani, della loro colpa fu proporzionale ai loro sforzi di assolvere dalla colpa i Comunisti, benché almeno un Comunista fosse stato coinvolto nell’assassinio del Presidente. Questa è la strategia della politica della colpa, una strategia per la distruzione della libertà e per l’asservimento degli uomini. Questa strategia divenne routine con gli assassinii politici susseguenti.

            Tragicamente, questa politica della colpa è aiutata non solo dai chierici apostati della sinistra, ma anche da sedicenti chierici conservatori. Così, il Rev. Donald Barnhouse, che passava per conservatore, parlando ad una grande congregazione di cristiani ad una conferenza a Monte Hermon, California, in un’estate degli anni 50 dichiarò loro: “Voi siete spazzatura, nient’altro che spazzatura”. Secondo le Scritture, queste persone erano figli di Dio per l’adozione in Cristo Gesù. La predica di Barnhouse aveva come obbiettivo, non una chiara coscienza davanti a Dio in Cristo, ma, ma una coscienza appesantita e un uomo sottomesso al prete e al politico. Ma, col sacrificio di Cristo la giustizia di Dio è stata soddisfatta, la fedina penale e la coscienza dell’uomo sono state pulite, e l’uomo è stato trasportato nella politica  e nella cultura della libertà Cristiana. Tutti quelli che attenteranno a quella libertà, o di asservirsi le coscienze liberate, sono ladri e schiavisti o in lega con loro. “State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati, e non siate di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitù”. (Gal 5:1)

 

 

Ulteriore materiale di studio: Sezione teologia: La dottrina dell’Espiazione

 

 

 

 

 

Traduzione G.M. 2009 Politics of Guilt & Pity: 2. Scapegoats.

 

 

[1] Sigmund Freud: “A Child is Being Beaten, A Contribution to the Study of the Origin of Sexual Perversion” (1919) in Collected Papers, Vol.II, p.201; cf. 189s. New York: Basic Books, 1959

[2] Walter Karig:The Fortunate Islands, p.135. New York: Rinehart, 1948

[3] William H. Prescott: History of the Conquest of Mexico and the Conquest of Peru, p.43. New York: The Modern Library.

[4] Lousi Baudin. A Socialist Empire, The Incas of Peru, p.40. New York: Van Nostrand, 1961

[5] Vedi G.C. Berkouwer. “General and Special Divine Revelation,” In Carl F. H. Henry, editore: Revelation and the Bible, p.23. Grand Rapids, Michigan: Baker Book House, 1958

[6] A Eldersheim: The Temple, Its Ministry and services as they were at the Time of Jesus Christ, p. 236s. New York: Hodder and Stoughton.

[7] TheBbabylonian Talmud, seder mo’ed, vol. IV, ta’anith 26b, p. 139. London: The soncino Press (1938), 1961, 18 vol ed.

[8] Eldersheim, op. cit., p.327.

[9] Captain Theodore Canot: Adventures of an African Slaver, p. 136. 1854. Malcom Cowley, editore. Cleveland: World, 1942.

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