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 politics of Guilt e PityMasochismo ed espiazione

 

 

Il fatto della colpa è una delle maggiori realtà dell’esistenza umana. Sia personalmente, sia socialmente è un grosso salasso, un immane prosciugamento di energie ed è la molla principale, la fonte più importante dell’attività umana. Ogni tentativo di valutare l’azione politica o la fede religiosa separatamente dal fatto della colpa è perciò un esercizio di futilità.

Le radici della colpa sono personali e razziali, le conseguenze sono personali e sociali. La razza umana, in apostasia da Dio, è profondamente impegnata in una ribelle affermazione di autonomia e nella colpa che segue quell’affermazione. Come risultato di questo onnipresente senso di colpa, c’è un onnipresente richiesta di giustificazione. L’espressione: “sta cercando di giustificarsi” indica questa richiesta dell’uomo per la giustificazione, un insistenza nella ricerca di integrità di salute psichica o spirituale. Un senso di colpa conduce l’uomo a sentirsi come una nave fallata  che sta affondando: tutte le energie devono essere devolute alla soluzione del problema, alla riparazione della falla. La psicologia dell’uomo colpevole è perciò tesa all’autodifesa, alla sopravvivenza spirituale, per mezzo del superamento del problema, o se volete del tamponamento della falla della colpa. Questo interesse è una richiesta di salvezza: l’ego che sta affondando vuole salvarsi e trova giustificazione espiando il proprio peccato. L’espiazione è quindi la riparazione della lacerazione causata dalla colpa, e la conseguenza dell’espiazione è la giustificazione.  Il bisogno di questa riparazione è così urgente che tutta la vita, personale, sociale, religiosa e politica dell’uomo colpevole è colorata da questa richiesta di espiazione ed è di fatto da questa dominata.

Comunemente l’uomo ricorre all’auto-espiazione e all’auto-giustificazione. Un termine moderno per questo comportamento è masochismo, nel senso più esteso di questa parola. Il senso ristretto di questo termine si riferisce ad un peccato sessuale nel quale un masochista cerca di comperare espiazione richiedendo una punizione prima del peccato come licenza, come permesso al peccato. Nel senso più ampio, masochismo è auto-punizione come espiazione del peccato per ripulire la coscienza o consapevolezza del peccato. Uno psicologo (Theodor Reik), scrivendo da una prospettiva anticristiana e Freudiana ha osservato:

 

La forza inconscia che spinge le persone a negarsi godimento e successo, a rovinare le proprie possibilità nella vita e a non utilizzarle, può essere più accuratamente definita come il bisogno della punizione. Da bambini la punizione è attesa e sperata dai genitori. Da adulti, Dio o forze oscure del destino prendono il loro posto. Inconsciamente queste persone si infliggono delle punizioni sentenziate da un tribunale interiore. Un’autorità nascosta all’interno dell’ego si incarica del giudizio originariamente atteso dai genitori. L’analisi può dimostrare che non solo queste punizioni sono attese, ma che sono perfino inconsciamente desiderate, che c’è una ricerca inconscia della sofferenza anche se essi non lo sanno né lo vogliono sapere. Questi individui agiscono come se fossero controllati da stringenti leggi morali e da proibizioni, e come se fossero costretti a punirsi per aver ad esse disobbedito.[1]

 

Una grande varietà di azioni umane sono profondamente masochiste, e tutte le azioni dell’uomo colpevole sono colorate dal masochismo. La neurosi è indubbiamente una formazione masochistica.[2] Secondo un altro medico il masochismo psichico è la neurosi basilare.[3]

L’auto-punizione masochista in espiazione per il peccato si manifesta in una varietà di forme, delle quali citerò alcune come illustrazione.

Primo, le malattie psicosomatiche sono una comune ricorrenza masochista. La credenza è semplicemente: “se soffro abbastanza pagherò per i miei peccati.” In questo modo l’indisposizione, la malattia sono un’offerta di espiazione per il peccato. Perfino la pratica medica antica ha spesso riconosciuto quest’aspetto dell’espiazione. La malattia non è meno fisica per aver avuto origini spirituali. La medicina psicosomatica è ora una branca stabilita della conoscenza medica.[4]

Secondo, il gioco d’azzardo è un esercizio in masochismo popolare e comune. Il giocatore sa che le probabilità sono contro di lui, azzarda per perdere, con una inconscia volontà di perdere, per punirsi per la sua colpa e pulire, benché invano, la propria coscienza. Le vere vincite del giocatore, secondo Bergler: “Sono incassate in moneta intra-psichica del masochismo psichico, che, dopo tutto, è ciò che stava cercando.”[5] Secondo un rapporto fatto a questo scrittore da un croupier  di una dei maggiori casinò del Nevada, perdere è la regola, e i “vincitori” sono dei bugiardi. Questo croupier sosteneva che si sarebbero potuti dare 20 Dollari a ciascuna persona che entrasse il casinò senza perdite perché le persone che vincono continuano insistentemente a giocare finché perdono. Egli dichiarò inoltre di aver visto soltanto un giocatore andarsene vincente perché talmente ubriaco che perse i sensi mentre era ancora in positivo. La sua conclusione fu: “Giocano per perdere”. Mentre questo potrebbe essere in parte esagerato, è essenzialmente vero.

Terzo, l’alcolismo è un’altra forma di auto-punizione, e il matrimonio con un manifesto alcolizzato è similmente un’attività masochistica. Quando un alcolizzato smette di bere, il suo peggior problema è spesso sua moglie, che è indispettita per essere stata derubata della propria “croce”. Il risultato è un comportamento errato da parte sua e una condotta irresponsabile, perché sta cercando una nuova forma di auto-punizione ed un’altra croce da portare. Alcune addirittura cercano di spingere il marito a bere di nuovo per poter riguadagnare la loro precaria e fallace pace interiore.

Quarto, ancora un’altra forma di masochismo è il “portare i pesi”. Il portatore-di-pesi si esibirà nel ruolo del santo pubblico per poter espiare la colpa privata. Più spiacevole sarà il ruolo pubblico più sarà desiderabile la sua funzione allo scopo dell’espiazione. Di conseguenza, il ricco colpevole indulgerà nella filantropia, e il colpevole uomo bianco mostrerà “amore” e “interesse” per gli extracomunitari e altre persone che in realtà gli risultano intollerabili e repulsive. In una comunità accademica, il santo pubblico più prominente era la moglie di uno dei professori che girovagava a stirare e a cucinare per i malati o per le mogli di studenti che avevano appena partorito, benché non avesse mai cotto un pasto per la propria famiglia o fatto il bucato perché questi lavori erano al di sotto della sua posizione sociale. Forme auto-consapevoli di “portatori-di-pesi”, pubbliche azioni virtuose, crucci e preoccupazioni, culti e penitenze, tutti servono come stratagemmi per l’auto-espiazione, una forma di salvezza fai-da-te.

Quinto, “collezionare ingiustizie” è stato giustamente descritto come un’importante aspetto del masochismo. Il collezionista di ingiustizie sistematicamente trova “piacere nel dispiacere” si mette nelle posizioni dove sarà sicuro di sentirsi offeso, e poi, nella sua auto-giustizia si considera uno contro cui è stato peccato e perciò innocente. Bergler, all’interno della sua fede Freudiana che non possiamo accettare, descrive il “programma” dei “collezionisti di ingiustizie”

 

(a)        attraverso il loro comportamento o il malo uso delle situazioni esterne, i neurotici inconsciamente provocano disappunto e rifiuto, identificando il mondo esterno col “rifiuto” della madre pre-Edipica.

(b)       Non rendendosi conto di aver loro stessi provocato il disappunto, diventano aggressivi, apparentemente in autodifesa (“pseudo-aggressione”).

(c)        A questo punto indulgono in auto-compassione, inconsciamente godendo questo masochismo psichico, “queste cose possono succedere solo a me”.

Consciamente questi neurotici si accorgono solo della loro giusta indignazione e dell’auto-commiserazione. Reprimono il fatto della provocazione iniziale come anche del godimento dell’auto-commiserazione.[6]

 

Sesto, la volontà dell’insuccesso è un fattore comune nel masochismo. L’insuccesso è una penalità pagata, un’espiazione fatta per peccati commessi.

Numerose altre forme di attività masochistiche possono essere citate. Sarà sufficiente citarne ancora una: l’attività suicida. Molte persone non rivelano il loro masochismo personale, ma partecipano al masochismo di massa per mezzo di idee ed attività politiche ed economiche calcolate per assecondare lo stimolo alla distruzione di massa. Due importanti fattori dinamici si incontrano per provocare la sconfitta propria e altrui e questi sono la bramosia per il potere individuale e il movente per la vendetta. (i film Hollywoodiani di quest’ultimo trentennio, N.d.T.)[7] Dietro a questa forza suicida c’è un odio per la vita  e un desiderio di distruggere la vita, “portare i vivi al suicidio”.[8] “La vittoria attraverso la sconfitta” diventa l’obbiettivo,[9] e più vasta sarà la sconfitta, più grande sarà la vittoria. L’obbiettivo inconsciamente diventa la distruzione di massa: “Una tomba di massa per tutti”.[10]  La politica e l’economia dell’era moderna sono sempre più dominate da questa inesorabile, inconscia spinta verso la distruzione di massa. Il masochismo è perciò strettamente correlato al suicidio.

Le attività masochiste non sono solo una forma di auto-espiazione ma anche forme di auto-inganno.  Così Bergler  considera l’omosessualità come “ammissione interiore del ‘Crimine Minore’ ”.[11] La persona colpevole nasconde un crimine maggiore professandone apertamente uno minore. Per il cristiano, la definizione più vera del peccato è : “il peccato è una qualsiasi mancanza di conformità alla legge di Dio, data come regola alla creatura ragionevole, oppure la trasgressione ad essa”.[12] Il masochismo è auto-espiazione, ma è un’espiazione che si dichiara colpevole del crimine minore e allo stesso tempo cerca rifugio nell’auto-giustificazione.

Una forma di attività strettamente correlata al masochismo ed avente le identiche radici, e qualcuno la chiamerebbe una forma di masochismo è il sadismo. Nel sadismo, l’autopunizione implica anche un trasferimento della colpa ad una parte innocente. È una forma di vendetta contro l’innocente per la loro innocenza e un tentativo di ridurlo allo stesso livello di impotenza e di colpa. Davide pregò: “Preservami, o Eterno, dalle mani dell’empio e proteggimi dall’uomo violento che cospirano per farmi cadere” (Salmo 140:4). Certi uomini sostengono grosse spese e difficoltà per sedurre una vergine o una moglie fedele, che in realtà non piace loro, per una sola ragione, per “umiliarle”, per distruggere la loro innocenza offensiva. Una forma di auto-giustificazione è così la riduzione del mondo al livello del peccatore. Alcuni genitori saranno prima indulgenti in modo flagrante e poi puniranno selvaggiamente i propri figli perché pendoleranno tra un umore, uno stato d’animo di desiderio che trionfi l’auto-indulgenza e un risentimento che qualcuno possa sfuggire alla punizione quando essi non possono. “Quando un genitore gestisce male il proprio figlio generalmente significa che sta gestendo male se stesso”.[13] Reik, dopo aver analizzato il problema della colpa in termini Freudiani, scarta il credo Freudiano nella sua natura profondamente istintiva per dichiarare:

 

Viviamo tutti al di là dei nostri mezzi morali. Cerchiamo d’essere più tolleranti verso i nostri sentimenti aggressivi, verso i nostri pensieri meschini, crudeli e vendicativi. Dovremmo, almeno nei nostri sogni ad occhi aperti avere il coraggio di dare al diavolo una equa possibilità.

Le richieste altamente morali all’ego sono incompatibili con la natura umana e si manifestano nel masochismo con la produzione di quel bisogno per la punizione come reazione alla proibita, istintiva gratificazione nella fantasia. Comunque, il valore della discriminazione tra il soffrire come necessità fisica causata da fattori biologici e sociali, e il lusso psichico, risultante da un rispetto esagerato per le richieste morali, travalica questo punto di vista. Dobbiamo ammettere che l’ego debole, dovendo cedere alla pressione di richieste esterne, e, più tardi a quelle introverse ad un certo punto dello sviluppo, non ha altro sfogo che la soddisfazione istintiva attraverso la fantasia.[14]

Cosa sia questo bisogno di punizione e come origini? Certamente non è una formazione psichica elementare o primaria.[15]

Freud, comunque, nella sua analisi dell’uomo, trovò la voglia di morire, un bisogno di auto-punizione e di morte, forse più forte perfino della voglia di vivere.[16]

            Il bisogno di espiazione, la necessità di detergere, la necessità di purezza, è inseparabile dall’uomo, e l’industria della pubblicità ne è ben consapevole. L’aspetto pulito, il nuovo prodotto, la casa moderna senza macchia, nuovi vestiti, queste ed altre forme di purificazione rituale vengono vendute dai pubblicitari ad un popolino oberato dalla colpa in cerca di espiazione in scatola. Nel 1959, un nuovo sapone divenne un best seller con un appello televisivo a questa fame di pulizia molto diretto: “Per la prima volta nella tua vita, sentiti veramente pulito:usa Zest!” Così, la purificazione fu venduta in confezione saponetta. La soluzione di Reik è di essere tolleranti verso se stessi per evitare il senso di colpa, la risposta è futile alla luce delle stesse evidenze, la produzione del bisogno della punizione. La risposta dell’industria della pubblicità è purificazione cerimoniale e rituale per mezzo dell’acquisto di beni simbolici. Queste soluzioni sono supplementi o sostituzioni dell’antica forma di salvezza-per-opere, di religioni ed eresie con le quali l’uomo opera la propria stessa salvezza per mezzo dell’auto-espiazione, auto-approvazione, auto-giustificazione. Tutte queste condividono non solo una base comune teoretica ma anche una comune futilità.

La posizione Biblica è radicalmente opposta a questi trucchi dell’uomo maso, dell’uomo oppresso dalla colpa. L’auto-espiazione è un’impossibilità. La definizione teologica del masochismo di Reik è sintomatica, rivelatrice: “per dirla teologicamente: prima l’espiazione e poi il peccato. Il disagio, l’afflizione non sono desiderati per sé ma costituiscono il prezzo del piacere”.[17] Il masochista cerca di comperare un’area di immunità e di autonomia da Dio per peccare. La sua tesi è che un Dio geloso gli impedisce di godere il proprio piacere chiamandolo peccato. Questo Dio geloso deve essere tacitato e deve essere guadagnata l’indipendenza per la libertà di peccare, per il privilegio di vivere senza Dio e senza legge. L’attività masochista, l’auto-espiazione, sono il preteso prezzo d’ammissione alla libertà da Dio e dalla moralità. È così un prezzo di mercanteggiamento, e certamente, nell’antico paganesimo il sacrificio nel tempio era semplicemente un pagamento per servizi resi o attesi dall’uomo autonomo che aveva a che vedere con gli dèi su basi commerciali. Ma questa prospettiva è un impossibilità, metafisicamente e moralmente. L’uomo è una creatura di Dio, totalmente una Sua creazione e l’uomo può esistere solamente nel mondo di Dio. L’uomo è totalmente moralmente responsabile a Dio, e ogni tentativo dell’uomo di affermare una situazione di autonomia non solo è una violazione dei suoi doveri morali ma una impossibilità metafisica e una mostruosità mentale. L’uomo non può fare espiazione a Dio per i propri peccati perché non è, né capace di un espiazione a partire da una vera giustizia personale, poiché è nulla in se stesso e da se stesso, né può aggiungere alcunché a Dio. Paolo disse: “cos’hai tu che non lo abbia ricevuto, e se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?” (I Cor. 4:7). Poiché l’uomo è totalmente un atto di Dio, la sua giustificazione ed espiazione sono necessariamente un atto totale di Dio. Dare all’uomo autonomia nella sfera dell’espiazione richiede che gli sia data autonomia riguardo alla sua natura e alle sue origini. (questo cerca di fare il Darwinismo, N.d.T.). Dire che  l’uomo può liberare se stesso equivale a dire che può liberarsi anche da Dio, che può diventare il proprio dio e ricrearsi secondo la forma che meglio desidera e con ciò non solo dichiarare la propria liberazione dal peccato e dalla colpa, ma anche liberarsi da Dio. I tentativi dell’uomo di conquistare la morte come quelli di conquistare il peccato per mezzo della propria scienza e industriosità hanno un impulso comune, il desiderio di  conquistare Dio e di sostituirlo con l’uomo.

La dichiarazione di tutte le Scritture è che l’espiazione e la giustificazione sono un atto sovrano di Dio attraverso l’opera di Gesù Cristo. L’espiazione perciò è essenzialmente non un’esperienza soggettiva ma un fatto oggettivo. Il punto primario di riferimento nell’espiazione non è l’esperienza del peccatore ma la volontà di Dio, la auto-propiziazione di Dio. Gesù Cristo paga il prezzo a Dio come rappresentante del peccatore, cosicché la riconciliazione e l’espiazione sono divinamente iniziati. Cristo, nella sua incarnazione come vero uomo di vero uomo, agisce come rappresentante dell’uomo nella transazione. L’espiazione degli eletti è perciò vicaria, nel fatto che non è opera loro ma opera di Dio. Poiché l’uomo è totalmente una creatura, è totalmente passivo in relazione a Dio, poiché è stato creato signore sopra la terra, l’uomo può assumere una attività secondaria, un esercizio di autorità delegata sopra la terra. In Isaia 52:13-53:12, come altrove questa dottrina dell’espiazione è chiaramente dichiarata. Secondo la Confessione di Fede di Westminster: Coloro i quali Iddio chiama efficacemente, Egli pure li giustifica gratuitamente;[234] non infondendo giustizia in essi, ma perdonando i loro peccati, e reputando e accettando come giuste le loro persone; non per alcuna cosa operata in essi, o compiuta da essi, ma per il solo merito di Cristo; né imputando loro la fede stessa, l’atto di credere, o qualunque altra obbedienza evangelica, come loro giustizia; ma imputando loro l’obbedienza e la soddisfazione di Cristo,[235] mentre essi ricevono e si affidano unicamente a Lui e alla Sua giustizia per fede; la quale fede essi non hanno da loro stessi, ma è il dono di Dio.[236]

234 Rom. 8:30; Rom. 3:24
235 Rom. 4:5-8; II Cor. 5:19,21; Rom. 3:22,24,25,27,28; Tt. 3:5,7; Ef. 1:7; Ger. 23:6; I Cor. 1:30,31; Rom. 5:17-19
236 At. 10:44; Gal. 2:16; Fil. 3:9; At. 13:38,39; Ef. 2:7,8

11. 2 La fede, così ricevuta e fondata su Cristo e sulla Sua giustizia, è il solo strumento della giustificazione;[237] tuttavia non è sola nella persona giustificata, ma è sempre accompagnata da tutte le altre grazie salvifiche, e quindi non è una fede morta, ma opera per amore.[238] [18]
237 Gv. 1:12; Rom. 3:28; Rom. 5:1
238 Gm. 2:17,22,26; Gal. 5:6

 

Poiché l’iniziativa creativa è interamente da Dio, la sola efficace espiazione è perciò interamente un atto di Dio e l’auto-espiazione è perciò una nullità. Anziché annullare il peccato e la colpa, l’auto-espiazione serve solo ad aggravarla. La moderna psicologia ci da ampie evidenze di ciò da una prospettiva anticristiana. Non c’è modo di sfuggire alle attività masochistiche, il concetto Freudiano di un inconscio infallibile significa che l’inconscio per sempre richiede il suo prezzo per la colpa. Questa è la dottrina anticristiana della depravazione totale, e questo oscuro impulso dall’inconscio trionfa sempre ed è inevitabile. [19]

La realtà dell’uomo senza Cristo è colpa e masochismo. Colpa e masochismo implicano un irremovibile schiavitù interiore che governa totalmente la vita dell’uomo non cristiano. La politica dell’anti-cristiano sarà inevitabilmente la politica della colpa Nella politica della colpa, l’uomo è perpetuamente svuotato della sua energia sociale e della sua attività culturale dal suo schiacciante senso di colpa e dalle sua attività masochistiche. Egli richiederà progressivamente, sempre più dallo stato un ruolo redentivo. Ciò che non può fare personalmente, cioè salvare se stesso, richiede che lo faccia per lui lo stato, cosicché lo stato, come manifestazione più ampia dell’uomo, diventa il salvatore umano dell’uomo. La politica della colpa perciò non è come nella politica cristiana diretta alla libertà sotto Dio e la sua legge, alla creazione di una giustizia e di un ordinamento santi, ma alla creazione di un ordinamento redentivo, uno stato salvatore. La colpa perciò deve essere proiettata su tutti coloro che si oppongono a questo nuovo ordine e nuova era. E, poiché la salvezza è mitica e la schiavitù reale, l’odio verso la vita e verso l’innocenza crescono e con esse cresce il desiderio di distruzione generale. Questo desiderio di distruggere richiede un livellamento di tutte le cose, una democrazia nella miseria, come soluzione “razionale” ai problemi dell’uomo. Poiché rifiuta di riconoscere il proprio corso suicida, ed il proprio odio per la vita, questo bisogno masochistico insiste su un rovesciamento di tutte le norme. Il suo odio è mascherato da amore, la sua schiavitù mascherata da libertà. La verità diventa menzogna e la menzogna diventa la nuova verità. La politica della colpa è un masochismo collettivo la cui conclusione è l’auto-crocefissione, una immolazione di se stessi quale logico risultato di una pressante volontà di morte, un insistente, interno assenso al principio che il salario del peccato è certamente la morte  proprio mentre si nega il Dio della libertà. (Rm. 6:23)

La sola, possibile fonte di libertà politica si basa sulle premesse dell’opera di espiazione di Gesù Cristo. Nelle culture antiche, l’espiazione era basilare alla cittadinanza (la politeia di Atti 22.18; Ef. 2:12 e politeuma di Fil. 3.20). La pena per l’assenza dalla lustrazione, fatta eccezione per gli uomini in servizio militare, era la perdita della cittadinanza. “A Roma era necessario essere presenti alla sacra cerimonia della lustrazione per poter godere dei diritti politici. L’uomo che non ne aveva preso parte, vale a dire che non aveva preso parte alla preghiera comune e al sacrificio, perdeva la propria cittadinanza fino alla prossima lustrazione. Se desideriamo dare una esatta definizione di cittadino dovremmo dire che è un uomo che aveva la religione della città”.[20]  La cittadinanza si fondava sull’espiazione e benché questo fosse un concetto molto fallace di espiazione, una forma di auto-espiazione, era perlomeno un riconoscimento che la colpa è la distruzione della società e che è necessario occuparsene. Nello stato moderno, nel nome della democrazia, c’è un crescente soddisfare la colpa traendone profitto ed un crescente odio sentito dai colpevoli verso gli innocenti e le persone di successo. Questo è il pieno trionfo della politica della colpa e il suo assumere il potere. Per la politica della colpa, l’ordine del giorno è la distruzione di massa.

 

Note.

1] Theodor Reik: Masochism in Modern Man, p. 10 Tradotto da Margaret H. Beigel e Gertrud M Kurth. New York: Farrar, Strauss, 1941, 1949.

2]Ibid., p. 372.

3] Edmund Bergler, M.D.: Principles of Self Damage. New York: Philosophical Liberary, 1959.

4] Si veda Frank G. Slaughter, M.D.: Your Body and Your Mind. New York: Signet Books (1947), 1953; Therese Benedek, M.D. Psycosexual Functions in Women. New York: The Ronald Press, 1952; Flanders Dumbar, M.D.: Mind and Body: Psycosomatic Medicine, New York: Random House, 1947; ecc.

5] Edmund Bergler, M.D. The Psycology of Gambling, p. 244. New York: Hill and Wang, 1957.

6] Edmund Bergler, M.D.:nCounterfeit-Sex. Homosexuality, Impotence, Frigidity, p.65. New York: Grune & Stratton, 1958.

7] Samuel J. Warner: The Urge to Mass Destruction, p. 19. New York: Grune & Stratton, 1957.

8] Ibid., pp. 26, 34.

9] Ibid., p. 99.

10] Ibid., p. 152.

11] Bergler: Counterfeit-Sex, p. 198 s.

12] Catechismo Maggiore di Westminster, Risposta 24; Catechismo Minore di Westminster, Risposta 14.

13] Flanders Dumbar, M.D.: Your Child’s Mind and Body,  p. 99. New York: random House, 1949.

14] Reik: op. cit., p. 390.

15]Ibid., p. 402

16] Si veda R. J. Rushdoony: Freud. Phliadelphia: Presbyterian and Reformed Publishing Company, 1965.

17] Reik, op. cit., p. 123.

18] Confessione di Fede di Westminster, Cap. XIIIm 1,2. cf. Catechismo Maggiore D. 70-71, Catechismo Minore, D. 33.

19] Si veda Edmund Bergler, M.D. The Revolt of the Middle-Aged Man. Seconda edizione. New York: Grosset & Dunlap Universal Library (1954), 1957.

20] Fustel de Coulanges: The Ancient City, p. 194. Garden City, New York: Doubleday Anchor Books.

Traduzione G.M. 2009-05-05 Politics of Guilt & Pity Ch. 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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