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LE ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

1. La Validità della Legge Biblica

 

Una caratteristica centrale delle chiese e della predicazione e dell’insegnamento biblico moderno è l’antinomismo, una posizione contro la legge. L’antinomista crede che la fede liberi il cristiano dalla legge talché egli non è fuori dalla legge ma piuttosto è morto alla legge. Nelle Scritture non c’è alcuna legittimazione per l’antinomismo. L’espressione “morto alla legge” è certamente nelle Scritture (Ga. 2:9; Ro. 7:4), ma ha riferimento al credente in relazione con l’opera espiatrice di Cristo come suo rappresentante e sostituto; il credente è morto alla legge come impianto accusatorio, una sentenza legale di morte contro di lui, essendo Cristo morto per lui, ma il credente è vivo alla legge in quanto espressione della giustizia di Dio. Lo scopo dell’opera espiatrice di Cristo fu di restaurare l’uomo ad una condizione di osservante del Patto al posto di trasgressore dello stesso, per abilitare l’uomo ad osservare la legge liberandolo “dalla legge del peccato e della morte” (Ro. 8:2) “Affinché la giustizia della legge si adempia in noi” (Ro. 8:4). L’uomo è restituito ad una condizione di osservante della legge. La legge ha dunque una posizione di centralità nel condannare l’uomo (come sentenza di morte contro l’uomo il peccatore), nella redenzione di Cristo (nel fatto che Cristo è morto, benché perfetto osservatore della legge in quanto nuovo Adamo, è morto come sostituto dell’uomo), e nella santificazione dell’uomo (nel fatto che l’uomo cresce nella grazia mentre cresce nell’osservanza della legge poiché la legge è la via della santificazione).

L’uomo da trasgressore del Patto è in “inimicizia con Dio” (Ro. 8:7) ed è sottoposto alla “legge del peccato e della morte (Ro. 8:2), mentre il credente è sotto “la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù” (Ro. 8:2). La legge è una legge, la legge di Dio. Per l’uomo nel braccio della morte in una prigione, la legge è morte; all’uomo pio, la stessa legge che pone uno nel braccio della morte è vita poiché protegge lui e la sua proprietà dai criminali. Senza legge, la società collasserebbe nell’anarchia e cadrebbe nelle mani di malviventi. La fedele e piena esecuzione della legge è morte per l’assassino ma vita al pio. Similmente, la legge nel suo giudizio sui nemici di Dio è morte, la legge nella sua cura sostenitrice e benedizione è per i ligi alla legge un principio di vita.

Dio, nel creare l’uomo, gli ordinò di sottomettersi la terra e di esercitare il dominio sulla terra (Ge. 1:28). L’uomo, nel cercare di stabilire un dominio separato e una giurisdizione autonoma sulla terra (Ge. 3:5), cadde nel peccato e nella morte. Dio, per ristabilire il Regno di Dio, chiamò Abrahamo e poi Israele, ad essere il suo popolo, a sottomettersi la terra e ad esercitare il dominio sotto Dio. La legge, come fu data a Mosè, stabilì la legge di una società pia, del vero sviluppo dell’uomo sotto Dio, e i profeti richiamarono ripetutamente Israele a questa finalità.

Lo scopo della venuta di Cristo fu nei termini di questo stesso mandato creazionale. Cristo, in qualità di nuovo Adamo (1Co. 15:45) osservò la legge perfettamente. In qualità di portatore dei peccati degli eletti, Cristo morì per fare espiazione per i loro peccati, per per riportarli allo loro posizione di giustizia sotto Dio. I redenti sono richiamati al proposito originale dell’uomo, a esercitare il dominio sotto Dio, ad essere adempienti del patto, e di compiere “la giustizia della legge” (Ro. 8:4). La legge rimane centrale nel proposito di Dio. L’uomo è stato ristabilito nell’originale proposito e vocazione di Dio. La giustificazione dell’uomo è per grazia di Dio in Gesù Cristo, la santificazione dell’uomo è per mezzo della legge di Dio.

In quanto nuovo popolo scelto da Dio, i cristiani hanno l’ordine di fare ciò che Adamo nel giardino, e Israele in Canaan, non riuscirono a fare. Uno e lo stesso Patto, sotto amministrazioni diverse, prevale ancora. L’uomo è chiamato a creare la società che Dio richiede. La determinazione dell’uomo e della storia proviene da Dio, ma il riferimento della legge di Dio è a questo mondo. “La mente (controllata) dallo spirito è vita e pace” (Ro. 8:6), ed avere una mente spirituale non significa essere distaccati dal mondo terreno ma applicare a questo mondo i mandati della parola scritta sotto la guida dello Spirito.

Una cristianità antinomista è una contraddizione di  termini: è anti-cristiana. lo scopo della grazia non è mettere da parte la legge ma compiere la legge ed abilitare l’uomo ad osservarla. Se la legge fu così seria al cospetto di Dio da richiedere la morte di Gesù Cristo, sembra strano che poi Dio abbia proceduto al suo abbandono! Lo scopo della legge non è l’anarchia pratica, né lo scopo della grazia è un antinomico disprezzo del datore della grazia.

Il crescente sfacelo di legge ed ordine dev’essere attribuito prima di tutto alle chiese e al loro persistente antinomismo. Se le chiese sono lassiste nei confronti della legge, la gente non ne seguirà l’esempio? E la legge civile non può essere separata dalla legge biblica, poiché la dottrina biblica della legge include tutte le leggi, civili, ecclesiastiche, societali, familiali, e ogni altra forma di legge. L’ordinamento sociale che disprezza la legge di Dio pone se stesso nel braccio della morte. È marchiato per il giudizio.

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