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ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

Nono Comandamento

17. La responsabilità di giudici e governanti

Una promessa basilare della legge compare in una legge di centrale importanza. Secondo Deuteronomio 21:1-9 è responsabilità di giudici e governanti riparare ogni male, che il colpevole sia trovato oppure no:

Se nel paese che l’Eterno, il tuo DIO, sta per darti in possesso, si trova un uomo ucciso, disteso in un campo, e non si sa chi l’abbia ucciso, i tuoi anziani e i tuoi giudici usciranno e misureranno la distanza fra l’ucciso e le città dei dintorni. Poi gli anziani della città più vicina all’ucciso prenderanno una giovenca che non abbia ancora lavorato né portato il giogo. Gli anziani di quella città faranno scendere la giovenca presso un corso di acqua corrente, in luogo che non è né arato né seminato, e là vicino al corso d’acqua spezzeranno il collo alla giovenca. Poi si avvicineranno i sacerdoti, figli di Levi perché l’Eterno il tuo DIO, li ha scelti per servirlo e per dare la benedizione nel nome dell’Eterno, e la loro parola deve decidere ogni controversia e ogni lesione corporale. Allora tutti gli anziani della città, che è più vicina all’ucciso, si laveranno le mani sulla giovenca a cui è stato spezzato il collo vicino al corso d’acqua; e, prendendo la parola, diranno: “Le nostre mani non hanno sparso questo sangue, né i nostri occhi hanno visto. O Eterno, perdona al tuo popolo Israele che tu hai riscattato, e non addossare la colpa di sangue innocente sul tuo popolo Israele”. E quel sangue sarà loro perdonato. Così tu toglierai di mezzo a te la colpa del sangue innocente, facendo ciò che è giusto agli occhi dell’Eterno.

Le osservazioni di alcuni commentatori riguardo ai dettagli di questa legge sono interessanti:

L’uccisione dell’animale non era un sacrificio espiatorio e di conseguenza non c’è sgozzamento e spargimento del sangue; ma, come dimostra chiaramente la modalità dell’uccisione, cioè spezzando il collo (cfr.. Es. xiii. 13), era un simbolico infliggere all’animale che fungeva da sostituto la punizione che sarebbe spettata all’assassino … Se l’assassino fosse stato scoperto successivamente, ovviamente la pena di morte che era stata inflitta in modo vicario all’animale, semplicemente perché il colpevole non si trovava, sarebbe lo stesso ricaduta su di lui [1].

Secondo Manley:

Il sesto comandamento insegnava che la vita umana è sacra, ed ora Mosè comanda che si faccia espiazione per l’omicidio … Rashi commenta: Una giovenca di un anno che non aveva portato frutto, verrà e sarà decapitata in un luogo che non porta frutto, per espiare per l’omicidio dell’uomo cui non hanno permesso di portare frutto”. Le idee di espiazione e purificazione sono combinate, e ambedue indicano al Calvario (Eb. ix. 13) [2].

Nell’analizzare le implicazioni di questa legge compaiono alcune cose e sono di particolare interesse. Primo, l’intera comunità ha una responsabilità di riparare i mali commessi nella propria giurisdizione. Questo è un’aspetto del potere di polizia di tutta la cittadinanza. Come ha notato Wright:

Il crimine non è meramente una questione privata tra individui. L’intera comunità ne porta la responsabilità quanto l’assassino sconosciuto. È pertanto necessario che la comunità riconosca questo fatto e agisca per procurarsi il perdono divino [3].

Secondo, se la comunità non può individuare la parte colpevole, deve lo stesso prendere provvedimenti per riparare il male, altrimenti diventa colpevole assieme al proprio tribunale e ai propri governanti. Lo scopo della cerimonia è: “togliere di mezzo a te la colpa del sangue innocente” (De. 21:9). In questo senso c’è solamente della colpa collettiva. Però, quelli che mancano d’operare per istituire la richiesta di restituzione di Dio sono colpevoli individualmente, anche se sono milioni, mentre quelli che confermano il principio della restituzione sono assolti dalla colpa individuale. La colpa collettiva è pertanto essenzialmente individuale. C’è però un giudizio collettivo sulla nazione dalla mano di Dio.

Terzo, questa è giurisprudenza, e deve essere intesa nei termini del suo principio basilare: la restituzione. Questa legge afferma chiaramente che il crimine deve essere espiato, e il male riparato. Se bisogna fare i conti con Dio, allora i conti vano fatti anche con l’uomo: il principio della restituzione è un principio totale e richiede la riparazione in ogni area. La morte simbolica dell’assassino significa che la comunità crede che la restaurazione del vero ordine sia obbligatoria.

Questo ci porta al principio della restituzione per l’omicidio. Abbiamo fin qui studiato la restituzione da diverse prospettive; ora è necessario delineare un’ulteriore implicazione. Un aspetto della legge della restituzione per l’omicidio è la pena di morte. Un altro aspetto è la compensazione economica che compare in Esodo 21:30-32. La proprietà personale dell’omicida può essere confiscata (ma non quella di sua moglie) e venduta per compensare i parenti del deceduto. La storia della legge biblica, nella sua applicazione nella storia rende chiaro che un reato poteva avere una doppia punizione a causa delle sue implicazioni. Pertanto, nelle corti di giustizia medievali, mancare di pagare un debito contratto significava non solo il requisito di ripagarlo, ma anche la punizione per lo spergiuro nei confronti della corte perché l’impegno di pagare, essendo stato trasgredito, rappresentava falsa testimonianza [4].

Ove una società catturi un criminale, è dovere davanti a Dio richiedere restituzione; ove non riesca a catturare il criminale, il dovere di fare restituzione comunque rimane. Lo stato deve, in tutti tali casi, fare restituzione da un fondo speciale per quello scopo, che provenga dalla tassazione o da multe accumulate per tale causa.

Chiaramente, è proposito di Dio che ogni male sia riparato. Ove il criminale non può essere catturato, lo stato o la comunità devono fare espiazione e restituzione. Il significato di espiazione è semplicemente restituzione; espiazione implica restituzione in un senso più totale, in rapporto a Dio e in rapporto con l’insieme della realtà di Dio.

Questo principio in effetti entrò nella giurisprudenza occidentale. Perciò, Waller, con in mente la Gran Bretagna, scrisse:

È sorprendente che nel nostro tempo il rimedio più efficace contro gli oltraggi dei quali non si riescono a trovare i perpetratori sia una multa al distretto in cui accadono [5].

L’assenza di una tale legge ha fatto di molte contee degli Stati Uniti aree di profitto per la criminalità. Omicidio, furto, e una varietà di reati fioriscono in queste aree per il profitto di funzionari e uomini d’affari corrotti e senza penalità da alcuna legge di restituzione. Tale legge condurrebbe presto a una pragmatica indignazione morale. L’attuale commistione di corti, funzionari pubblici e uomini d’affari per permettere il crimine perché è redditizio non esisterebbe dove la restituzione fosse richiesta in ogni caso [6].

Quarto, bisogna prender nota della presenza del sacerdote nella corte. Giuseppe Flavio ha registrato il fatto che dei Leviti venivano regolarmente assegnati a tutte le corti come parte dei requisiti impliciti della legge di Mosè:

Ci siano sette uomini per giudicare in ogni città, e questi siano persone che sono già state più che zelanti nell’esercitare virtù e giustezza. Ad ogni giudice siano assegnati due ufficiali dalla tribù di Levi. Quelli che sono scelti per giudicare nella varie città siano tenuti in grande onore; e a nessuno sia permesso oltraggiare alcun altro quando questi sono presenti, a comportarsi verso di loro in maniera insolente, essendo naturale che la reverenza verso chi ha un’alta carica produce il timore e la riverenza degli uomini nei confronti di Dio. A chi giudica sia consentito determinare le cose secondo come pensano sia giusto fare, a meno che qualcuno possa dimostrare che sono stati corrotti per pervertire la giustizia, o possa asserire qualsiasi altra accusa contro di loro per la quale possa sembrare che hanno passato una sentenza ingiusta; perché non è opportuno che delle cause vengano determinate in considerazione del guadagno, o della dignità di una delle parti in giudizio, ma che i giudici stimino ciò ch’è giusto prima di ogni altra cosa; altrimenti a causa di ciò Dio sarà disprezzato e considerato inferiore a costoro, del cui potere la paura ha prodotto l’ingiusta sentenza; infatti la giustizia è il potere di Dio. Colui, pertanto, che compiace quelli di grande dignità, li suppone più potenti di Dio stesso. Ma se questi giudici fossero incapaci di fornire una giusta sentenza alla causa che compare loro davanti (cosa non infrequente nelle faccende umane,) la mandino irrisolta alla santa città, e lì siano il sommo sacerdote, i profeti e il sinedrio a determinare come sembrerà loro bene [7].

Nel determinare e applicare la legge questi leviti erano autorevoli; i giudici civili trattavano con la colpa del criminale e con la raccolta delle prove, i leviti con la natura specifica e l’applicazione della legge.

E mediante la loro parola sarà soppesata ogni controversia ed ogni danno; letteralmente, E sulla loro bocca sarà ogni controversia e ogni danno, ovvero, il carattere dell’azione sarà determinata dal loro giudizio, nel modo in cui decidono, così sarà la cosa (cfr. cap. x. 8; xvii. 8). Nel presente caso la presenza dei sacerdoti all’operazione ne sanciva la validità [8].

Quinto, abbiamo visto, riguardo al processo per gelosia, che secondo Osea 4:14, quando la colpa diventa prevalente, il giudizio specifico di Dio sulle mogli colpevoli è sostituito con un giudizio generale. La cerimonia di spezzare il collo ad una giovenca fu lasciata decadere intorno allo stesso tempo del processo per gelosia, nel primo secolo a.C. Secondo il Talmud:

I nostri Rabbi hanno insegnato: quando gli omicidi si moltiplicarono la cerimonia di spezzare il collo ad una giovenca fu soppresso perché viene eseguito solo in caso di dubbio; ma quando gli omicidi si moltiplicarono apertamente, la cerimonia di spezzare il collo a una giovenca fu soppresso [9].

In ogni cultura, ove il giudizio specifico viene a mancare, subentra il giudizio generale. Il giudizio è inevitabile ovunque ci siano reati. Se il colpevole non è portato in giudizio e non gli è richiesto di fare restituzione, allora deve fare restituzione l’ordine civile. La giusta richiesta di espiazione da parte di Dio, il grande Signore e padrone di tutti gli uomini e di tutta la terra, e le giuste rivendicazioni degli uomini danneggiati devono essere soddisfatte. Se non vengono soddisfatte, allora il giudizio di Dio sull’intero ordine sociale alla fin fine seguirà.

L’espiazione di Cristo a Dio è il suo atto di restituzione per la sua nuova umanità; con la sua perfetta obbedienza alla legge di Dio, e la sua morte vicaria per gli eletti, Gesù ha fatto restituzione per il suo popolo. Quelli che sono della razza del Signore, la nuova umanità, faranno restituzione tra uomo e uomo come loro responso alla grazia di Dio. Gli uomini che non hanno espiazione con Dio mediante Cristo non faranno espiazione verso gli uomini.

Chiese che sono cristiane solo di nome non predicheranno la restituzione, né ripareranno i mali. La loro risposta ai propri problemi è pragmatica. Se i loro funzionari laici sono moralmente in errore, ma sono uomini importanti, per evitare conflitti viene trasferito il pastore. Se il pastore è moralmente colpevole o inidoneo, viene troppo spesso solo trasferito e troppo raramente licenziato. L’obbiettivo è usualmente la sicurezza istituzionale, non la restituzione.

Note:

1 Keil and Delitzsch: The Pentateuch, III, 404 s.
2 G. T. Manley, “Deuteronomy” in Davidson, Stibbs, and Kevin: The New Bible Commentary, p. 215.
3 G. Ernest Wright, “Deuteronomy” in The Interpreter’s Bible, II, 460.

4 F. R. H. DuBoulay: An Age of Ambition, English Society in the Late Middle Ages; New York: The Viking Press, 1970, p. 138.

5 C. H. Waller. “Deuteronomy” in Ellicott, II, 58.
6 Vedi Ovid Demaris: Captive City; New York: Lyle Stuart, 1969.
7 Giuseppe Flavio: Antichità dei Giudei, Libro IV, viii.
8 W. L. Alexander: Deuteronomy, p. 338; Sence and Exell: The Pulpit Commentary.

9 Sotah, 47b; p. 251.

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