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ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

Il Settimo Comandamento

16. L’Opera di Mediazione della Legge

Parlare dell’opera di mediazione della legge è sollevare immediatamente le ostilità dei protestanti evangelicali, col loro antinomismo radicato in profondità. Per chiarire la questione più presto possibile, Gesù Cristo è l’unico mediatore tra Dio e l’uomo. Non c’è salvezza se non mediante Gesù Cristo, il mediatore e redentore dato da Dio. La mediazione di Gesù Cristo è tra Dio e l’uomo; la legge è il mediatore dato da Dio tra uomo e uomo. Le Scritture parlano di Cristo come il mediatore di un patto nuovo e migliore: “fondato su migliori promesse” (Eb. 8:6). Queste promesse sono le promesse della legge come riassunte in Deuteronomio 28, le benedizioni sulla fede obbediente. Secondo Lensky:

Le promesse non sono migliori nella sostanza paragonate con quelle che erano state fatte ad Abrahamo ma nel fatto che noi non abbiamo più bisogno d’attendere il mediatore come Abrahamo dovette fare. Sono, naturalmente, migliori delle promesse che furono attaccate al testamento-legge che fu introdotto 430 anni dopo di Abrahamo.[1]

La prima frase di Lensky è corretta; nella sua seconda frase, degradando il patto mosaico, Lensky scade dentro a quel dispensazionalismo che è la conseguenza logica di ogni antinomismo. Lungo le Scritture Dio fa un patto per persone che si susseguono consecutivamente. Ciò ch’è nuovo nel patto di Cristo fu la sua venuta e la sua espiazione in quanto Egli era il vero sacrificio e sangue del patto; Cristo enfatizza l’identicità del patto di Dio rimpiazzando i didici figli di Giacobbe, e le dodici tribù d’Israele, con dodici apostoli. Con questa azione rese chiara la continuità del suo patto con quello di Abrahamo e di Adamo. Celebrando il suo patto al tempo della celebrazione di quello vecchio, la pasqua, nell’ultima cena Cristo enfatizzò nuovamente che la continuità del patto spettava al suo popolo. Essendo il patto stato rinnovato da Cristo, anche la legge del patto fu rinnovata.

Quelli che sono popolo di Dio sono chiamati alla giustizia: “la giustizia della legge” (Ro. 8:4), la legge è perciò una condizione basilare della loro vita. Non è possibile nessuna relazione diretta tra persone se non mediante la legge di Dio. Tentativi di aggirare la legge per un confronto da persona a persona senza Dio implicano il giudizio di Dio, perché la legge è operativa contro i suoi violatori e contro la distruzione della vera relazione tra uomo e uomo sotto la legge di Dio.

La legge di Dio concernente le relazioni sessuali durante il periodo mestruale è una chiara illustrazione di questo principio. È impossibile per l’uomo rivendicare che all’interno del matrimonio sia possibile un rapporto non teologico. La relazione matrimoniale è interamente circoscritta dalla legge. È ordinata da Dio e pertanto governata dalla sua legge. Ci è detto chiaramente: “Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti e il letto coniugale sia incontaminato, poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri” (Eb 13:4). La legge si estende a quel letto proibendo le relazioni sessuali con una moglie durante le mestruazioni o con una moglie non completamente ripresa dopo il parto.

In ogni area di vita, che si tratti dei nostri nemici, di vicini, fratelli nella fede, mariti, mogli, o figli: “L’amore è il compimento della legge” (Ro. 13:8-10). L’amore senza legge è una contraddizione; mentre amore e legge non sono identici, l’uno non può esistere senza l’altro.

Se un uomo dice di amare una donna e poi chiede, nel nome di una relazione più personale ed esistenziale, di viverci assieme senza matrimonio, la donna è giustificata nel dubitare il suo amore. L’amore non può essere separato dalla legge senza negare l’amore, né la legge può essere separata dall’amore senza negare la legge.

Questo significa, per esempio, che il matrimonio è un matrimonio valido, se marito e moglie stanno compiendo fedelmente i loro doveri come richiesto dalla legge di Dio in buona fede verso Dio e verso il partner, e con grazia.

Dall’altro lato, l’umore romantico del mondo moderno cerca deliberatamente una relazione da persona a persona al di fuori della legge e come risultato persegue un corso suicida per la vita dell’uomo. Se una relazione tra persona e persona al di fuori di Dio è proibita tra un uomo e una donna nel matrimonio, è proibita anche tra uomo e uomo e tra donna e donna in ogni altro ambito.

Ciò significa che i figli non sono amati se sono amati al di fuori della legge; disprezzare la legge e cercare di esentarne i figli dentro o fuori la famiglia è dimostrare loro di tutto eccetto amore.

Similmente, una relazione datore di lavoro – dipendente non è strettamente tra persona e persona. L’economia di libero mercato non- cristiana ha insistito che che tale relazione padrone – operaio non possa essere governata altro che dalle leggi di mercato. Lo statalismo moderno ha invece insistito nel proprio diritto di intervenire con le proprie leggi stataliste. Il dramma di ambedue le posizioni è la loro essenziale anomia. L’una esalta la volontà personale fino a farla diventare legge, l’altra la volontà politica; l’una un principio di mercato, l’altra un principio socialista. In una società empia non ci si può aspettare che né l’individuo né lo stato agiscano sotto legge; ambedue opereranno nei termini del peccato. Di conseguenza, il loro concetto di legge sarà l’esercizio del potere per incrementare il potere. Ma, nei termini della Scrittura, né lo stato, né il datore di lavoro possono avere una relazione diretta con chicchessia separatamente da Dio.

La legge di Dio è dunque il mediatore tra uomo e uomo. Al posto di una confronto diretto tra persona e persona, c’è sempre la mediazione della legge di Dio tra persone. Se le persone s’incontrano nei termini della legge, la loro relazione viene benedetta e fatta prosperare; se s’incontrano al di fuori della legge, la maledizione della legge opera contro di loro. Il presunto proposito di un confronto diretto tra persona e persona è una relazione genuina, esistenziale e veramente personale; in realtà porta ad un radicale impersonalismo. Una relazione realmente personale è solo quella che è mediata dalla legge.

La questione si può illustrare meglio volgendoci alla medicina. Come ha evidenziato il dottor Hans Selye, M. D. : “La vita non è semplicemente la somma delle sue parti. … Più si smontano queste cose viventi, più ci si allontana dalla biologia …”[2]  Il lavoro di Seyle è stato quello “del semplice osservatore e correlatore della vecchia scuola di biologia …”[3]  che è quello di osservare la persona e lavorare a occhio nudo. Il rispetto che il dottor Seyle ha per la biologia molecolare è reale e altrettanto lo è la sua critica di essa. Il suo libro è dedicato a un biologo molecolare, il professor Humberto Fernandez-Moran, che lavora al microscopio elettronico dell’Università di Chicago. Secondo Seyle:

Egli è sia un medico sia un fisico che non solo usa ma in realtà costruisce microscopi elettronici di alta potenza. Ho letto molte delle sue notevoli pubblicazioni, ma siccome non l’avevo mai incontrato, non potei resistere la tentazione di telefonargli l’ultima volta che mi trovai a Chicago ed egli gentilmente m’invitò a casa sua per pranzo con una visita ai suoi famosi laboratori a seguire.

Il mio interesse nella sua ricerca e per la sua pittoresca personalità fu ulteriormente incrementata dalla nostra conversazione durante il pranzo e raggiunse un culmine a circa mezzanotte nel suo laboratorio quando cominciai a rendermi conto della grandiosità del suo contributo scientifico. Lì c’era il modello più recente del suo famoso coltello di diamante col quale poteva fisicamente tagliare molecole di glicogeno in zuccheri più piccoli. Lì, potei effettivamente vedere molecole individuali di emocianina sotto il suo microscopio più potente. Mi spiegò che questo era solamente l’inizio perché stava ora lavorando su un microscopio ancora più potente che mostrerà chiaramente oggetti ingranditi due milioni di volte. Fui profondamente emozionato da ciò che vidi e rimasi senza parole per l’ammirazione. Ma poi improvvisamente il mio subconscio iconoclastico riemerse in superficie e fece lampeggiare il terrificante pensiero attraverso la mia obsoleta mente: “Immagina questo grande genio usare il suo enorme intelletto e conoscenza per costruire uno strumento col quale restringere il proprio campo di visione due milioni di volte!”[4]

Il lavoro di Seyle e il suo grande contributo alla medicina è dipeso tutto dalle sue osservazioni della creatura vivente e delle leggi della vita, tutto ad occhio nudo. La biologia molecolare ha dato un enorme contributo alla conoscenza astratta, ma il lavoro di Seyle è stato di grande valore pratico in ragione del suo interesse per il tutto, e per il suo credo che la vita è più della somma delle sue parti.

La vita dell’uomo è più che la somma delle sue parti; una parte basilare del tutto è la legge di Dio. Essendo stato creato da Dio l’uomo fu creato da e dentro la legge di Dio. Considerare l’uomo separatamente da questo fatto è depersonalizzarlo.

Un uomo non può mai essere considerato in astrazione da ciò che è. Sostenere che possiamo non tenere conto della razza, patrimonio culturale, intelligenza, religione, e carattere morale di un uomo, e poi in qualche modo trattare con l’uomo reale è una comune fallacia progressista (liberal); il risultato è solo un’idea astratta dell’uomo, non di un uomo vivente e vero. Similmente, nessun uomo può essere estratto dal contesto di legge del suo essere. Tentare un approccio a qualsiasi uomo, donna o bambino separatamente dal contesto della legge di Dio è tentare di approcciare una persona di nostra fattura, una persona non esistente. Di qui il radicale impersonalismo di tutte le relazioni da persona a persona. L’amore romantico, per esempio, aggira il contesto di legge di Dio per giungere alla “persona reale”. In tale relazione, entrambe le parti vedono non la persona creata da Dio ma solo quella creata dalla loro immaginazione. Come ambedue le parti in tale relazione hanno una volta confessato dopo che la loro grande passione s’era raffreddata e la loro immaginazione s’era arenata sugli scogli della realtà: si trovarono incapaci e di parlarsi in modo intelligente e di vivere insieme.

I confronti da persona a persona sono dunque caratterizzati da un basilare impersonalismo. Il loro tentativo di accedere a una persona fuori dalla legge, o di trattare con un lavoratore fuori dalla legge, li trova che stanno usando le altre persone, non com’esse esistono realmente, o in un contesto di legge, ma com’esse sono convertite in oggetti da usare da parte dell’immaginazione dell’uomo.

L’uomo non può vivere nel mondo fisico senza riconoscerne le leggi; negare quelle leggi, o assumere che possano essere aggirate, è corteggiare il disastro. L’uomo non ha imparato a volare lanciandosi da una rupe in disprezzo della legge, ma utilizzando la legge per rendere possibile il volo aereo. Similmente, l’uomo non può trascurare la realtà della legge di Dio in ogni altro ambito della creazione. La legge è altrettanto totalmente operativa nel mondo dell’uomo che in qualsiasi altra sfera. Le continue crisi della storia e la sua cronica situazione di disastro sono dovuti alla mancanza dell’uomo peccatore di conformarsi con la legge e viverci dentro.

La legge dunque non separa la gente né è responsabile per l’impersonalismo. L’anomia divide gli uomini; la vera legge aiuta a portarli assieme. Gesù in quanto Cristo, in quanto mediatore, è il solo che può portare l’uomo a Dio, così l’uomo può essere messo assieme con l’uomo suo consimile dalla legge, dalla legge di Dio. La mediazione di Gesù Cristo ripristina l’uomo alla giustizia, vale a dire alla legge, e perciò la comunione si apre non solo con Dio ma anche con l’uomo. 


Note:

1 R. C. H. Lensky: The Interpretation of the Epistle to the hebrews and of the Epistle of James; Columbus, Ohio: Wartburgh Press, 1937, p. 259.

2 Hand, Delye, M. D. : In Vivo, The Case for Supramolecular Biology; New York: Liveright, 1967, p. 18 s.

3 Ibid. , p. 150.
4 Ibid. , p. 150 s.

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