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ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

Il Settimo Comandamento

7. 15. Scoprire la Sorgente

Un pudore non santo impedisce oggi alla chiesa di fare i conti con molte leggi. Un esempio importante è la legge che concerne le relazioni sessuali con una donna durante le mestruazioni o che non si è ancora completamente ripresa dopo il parto.

Se le relazioni sessuali con una donna durante le sue mestruazioni avvengono inconsapevolmente, è meramente un’impurità rituale che richiede purificazione ma che non porta con sé pena morale (Le. 15:24). Dall’altro lato, l’azione deliberata è un crimine serio:

Non ti accosterai a una donna per scoprire la sua nudità durante a sua impurità mestruale (Le. 18:19).
Se uno si corica con una donna durante le sue mestruazioni e ne scopre la nudità, egli ha scoperto il flusso (la sorgente) di lei, ed ella ha scoperto il flusso (la sorgente) del proprio sangue; entrambi saranno sterminati di mezzo al loro popolo (Le. 20:18).

L’essere “sterminati di mezzo al loro popolo” è letto da alcuni come pena di morte, dai più come scomunica. È uno di quei crimini che portano a un “paese malato” e a una “natura che si ribella”.[1]  Questo non è solamente un crimine contro Dio, ma uno dei crimini che portano la terra stessa a vomitare fuori un popolo (Le. 20:22). Il crimine d’aver “scoperto il flusso del suo sangue” significa che l’uomo ha “messo a nudo la di lei fonte di vita”.[2] L’uomo e la donna sono ambedue egualmente colpevoli.

Il riferimento di Ezechiele allo stesso peccato getta ulteriore luce su questo argomento:

Se uno è giusto e pratica l’equità e la giustizia, se non mangia sui monti e non alza gli occhi agli idoli della casa d’Israele, se non contamina la moglie del suo vicino e non si accosta a donna mentre è impura, se non opprime nessuno, se restituisce il suo pegno al debitore, se non compie alcuna rapina, se dà il suo pane all’affamato e copre di vesti l’ignudo, se non presta a interesse e non dà ad usura, se ritrae la sua mano dall’iniquità e giudica secondo equità fra uomo e uomo, se cammina nei miei statuti e osserva i miei decreti agendo con fedeltà, questi è giusto e certamente vivrà», dice il Signore, l’Eterno (Ez. 18:5-9).

Da questi passi appaiono due cose. Primo, il rapporto sessuale con una donna durante le sue mestruazioni (o prima che abbia recuperato dopo il parto) è classificato da ambedue, Levitico ed Ezechiele, come un’azione seria, aggressiva. Secondo, quest’azione è elencata principalmente tra quelle che contaminano un paese. Il commento di Ellison qui è molto sul punto:

Il fatto è che il concetto popolare moderno dell’individuo deriva dal pensiero greco anziché dalla bibbia, e può perfino essere considerato anti-biblico. Noi tendiamo a pensare che i nostri corpi ci diano la nostra individualità e ci separino l’uno dall’altro. Nel Vecchio Testamento è la nostra carne — a malapena esiste una parola per corpo in ebraico — che ci lega ai nostri consimili; è la nostra personale responsabilità a Dio a darci la nostra individualità. Poiché l’uomo (‘adam) è vincolato alla terra (‘adamah) dalla quale è stato tratto, e attraverso di essa a tutti quelli che vivono sulla stessa terra, non può fare a meno di influenzarli mediante le sue azioni. La condotta abominevole “rende il paese (la terra) colpevole di peccato” (De. 24:4 CEI; cf. Gr. 3:1, 9). Per questo motivo per il Vecchio Testamento siccità, pestilenza, terremoto, ecc. sono punizioni naturali della malvagità (cf. Sa. 107:33 s.). Se un uomo abitava in un paese contaminato non poteva fare a meno di condividere la sua contaminazione. Il terrore principale dell’esilio non era che la terra dell’esilio fosse fuori dal controllo di Jehovah — un opinione probabilmente sostenuta da pochi — ma piuttosto che era una terra contaminata (Amos 7:17).[3]

Tornando ai dettali della legge, primo, sono richiesti sette giorni di astinenza da rapporti sessuali durante il periodo mestruale (Le. 15:19), o se ci fosse stata un’indisposizione associata alle mestruazioni, finché durasse la perdita (Le. 15:25). Secondo, il periodo d’astinenza dopo il parto di un maschio è di quaranta giorni (Le. 12:2-4) e otto giorni dopo la nascita di una femmina (Le. 12:5).

Abbiamo citato due caratteristiche di questo peccato: che è un atto aggressivo, e che contamina il paese. Un terzo aspetto viene citato da Ezechiele 22:10: la sua perversità. Ezechiele lo associò con un rapporto sessuale con una matrigna, e ne parlò come di un umiliazione per la donna. L’esperienza pastorale di chi scrive conferma abbondantemente l’elemento di perversità in questo atto. L’uomo perverso prova diletto se l’atto è moralmente e/o esteticamente offensivo nei confronti della moglie e, similmente, alcune donne ne sono interessate se è moralmente e /o esteticamente offensivo nei confronti del marito. È un atto attrattivo solo per quelli che vogliono peccare contro l’altra persona e contro Dio.

Tornando a Levitico 20:18, il peccato dell’uomo è descritto in questo modo: “ha scoperto il flusso (la sorgente – CEI) di lei”. Il peccato della donna è descritto similmente: “ella ha scoperto la sorgente del proprio sangue”. Il termine sorgente è qui un termine importante. Nel senso naturale, letterale, è una fonte naturale di acqua viva, e in ebraico è la stessa parola per “occhio”. Nella Scrittura la parola è anche usata simbolicamente per Dio (Sa. 36:9; Gr. 17:13) come la fonte della grazia (Sa. 87:7). C’è un certo numero di tali riferimenti a Dio e a Cristo. Ma sorgente (fonte) è anche usato per Israele come padre di un grande popolo (De. 33:28); è usato per descrivere una buona moglie (Pr. 5:18) e per la sapienza spirituale (Pr. 16:22; 18:4). Il suo uso in Levitico 20:18 ovviamente combina graficamente un senso letterale a uno simbolico. Per comprendere questo significato dobbiamo rammentare che una sorgente è una fonte, un luogo sulla terra da cui sgorga acqua viva. C’è un’ovvia analogia con l’ovulazione della donna. Egualmente ovvio è il fatto che c’è qui un senso simbolico del termine che è fondamentale per la severità della punizione.

Questo senso può essere decifrato dichiarando la faccenda giuridicamente: è proibito ad un uomo scoprire la sorgente di una donna, ed è proibito ad una donna scoprire la propria sorgente. Questa legge collocava dunque la donna al di là dell’uso da parte dell’uomo per certi intervalli regolari di tempo; similmente, la donna non aveva il diritto di darsi ad un uomo senza limiti e senza riserve.

L’uomo è una creatura di Dio, e Dio è la fonte ultima di vita. L’uomo non può trasgredire in alcun ambito perché ogni ambito di vita è vincolato e coperto dalla legge di Dio e ha da essere scoperto in Lui. La signoria dell’uomo è sotto Dio e pertanto l’uomo non può esercitare una signoria senza riserve su alcuna persona o cosa. In tutte le cose c’è così un ambito privato che l’uomo non può trasgredire; l’ambito pubblico di cose e persone è quello coperto dalla legge d Dio.

Nessun uomo può fare dunque di una donna la propria creatura, né può la donna fare di se stessa la creatura di un uomo. Ogni uomo ed ogni donna ha quegli obblighi d’amore e servizio verso il marito o la moglie, verso genitori e figli, verso datori di lavoro o operai, e verso il prossimo che la legge di Dio richiede, ma senza trasgredire la privacy di un’altra persona. Le nostre fonti sono in Dio, Lui solo, perciò, ha giurisdizione, diritto totale e il potere di conoscere tutto di noi senza restrizioni.

Similmente lo stato non ha diritto alla conoscenza totale sui suoi cittadini, o di tentare di invadere la loro privacy. Deve richiedere la loro obbedienza alla legge, ma niente di più. Nessun uomo e nessuno stato può rivendicare il potere di agire con le persone come vuole.

Ma è una caratteristica dell’uomo empio usare l’uomo nei termini della propria volontà piuttosto che in quelli della legge di Dio. La Guerra dei Trent’Anni vide la spietata e totale distruzione di città, villaggi, e contadi da entrambe le parti. Incisioni del tempo ci mostrano gli orrori della guerra: soldati che castrano contadini, che li fanno penzolare a testa in giù sopra un fuoco, e mettersi in fila per violentare la moglie del contadino. Non ci furono restrizioni alle malvagie immaginazioni e alle azioni degli uomini. La grande iniquità del regno di Luigi XIV fu il suo trattamento degli Ugonotti. Averli uccisi per la loro fede avrebbe almeno significato onorarla, ma la prassi invece fu di sguinzagliare truppe di soldati del rango più basso sulle famiglie ugonotte per violentare le loro donne.

Napoleone dimostrò maggior buonsenso, e un resoconto del tempo, quello del marchese de Bonneval, lo registrò:

Il sergente maggiore della Guardia Mouton fu acquartierato presso la Principessa del Lichtenstein.
Mouton, il cui linguaggio soldatesco era spesso lungi dall’essere raffinato, scrisse alla principessa una lettera nella quale si lamentava delle sistemazioni degli alloggi, e lo fece in termini che furono realmente insolenti, completamente indecenti.Questa lettera cadde nelle mani del Principe di Neuchatel che la portò all’imperatore. L’ira dell’imperatore non conobbe limiti! Ordinò al Principe di Neuchatel di portare il colpevole all’adunata del giorno seguente, in mezzo a quattro gendarmi.
Il cortile di Schonbrunn, molto più ampio di quello di Fontainebleu, aveva similmente due gradinate a semicerchio davanti al palazzo. Dopo che la Guardia si fu adunata in questo cortile, il colpevole fu fatto avanzare tra quattro gendarmi.
A quel punto Napoleone comparve sulla gradinata, con un foglio in mano. Ma anziché scendere quattro gradini alla volta, come faceva di solito, avanzò lentamente, seguito da tutto il suo staff, e col terribile foglio in mano.
Sempre con passo misurato, si avvicinò al colpevole, gli sventolò il foglio in faccia dicendo:
“Siete stato voi a firmare questa porcheria?”
Il miserabile abbassò il capo in cenno d’assenso.
Poi Napoleone, con toni accesi disse:
“Comprendete questo, gentiluomini, che uno uccide uomini ma non li umilia. Sia messo al muro!”
L’esibizione era stata fatta, e il Generale Dorsenne non fece sparare allo sfortunato dottore.[4]

Se le Scritture non danno il potere di usare una persona separatamente dalla legge a un marito o a una moglie, la cui relazione è una d’amore, quanto meno permette a chiunque altro di trasgredire ciò che è l’ambito privato di Dio nella vita di un uomo. Se un marito non può “far uso” della propria moglie separatamente dalla legge, o una moglie darsi separatamente dalla legge, nessun altro, persona o agenzia, può violare le fonti della vita senza contaminare la terra stessa e incorrere in giudizio.

Note:

1 John Peter Lange: Commentary on the Holy Scriptures: Leviticus; Grand Rapids: Zondervan, p. 155.

2 Ibid., p. 156.
3 H. L. Ellison: Ezechiel: The Man end His Message; Grand Rapids: Eerdmans, 1956, p. 72.

4 Jean Savant: Napoleon in His Time; New York: Thomas Nelson & Sons, 1958, p. 233.

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