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ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

Il Settimo Comandamento

14. Omosessualità

Da alcuni anni è in corso una massiccia campagna per rimuovere le leggi esistenti contro l’omosessualità dai libri di giurisprudenza e permettere relazioni omosessuali tra adulti consenzienti.[1]  Una parte di questa campagna ha insistito nel leggere i fatti dell’omosessualità nei termini di una cornice evolutiva. In questo modo è stata ampiamente descritta come una forma d’immaturità e un aspetto dello sviluppo umano, e anche il prodotto di certi tipi di esperienze in famiglia.[2]  Ci viene detto che l’omosessualità “è uno stadio nello sviluppo in ogni essere umano”.[3 È “determinata dall’ambiente sociale”.[4]  Ci viene detto che è una fuga dalla mascolinità in un mondo difficile.[5]  Mentre le teorie variano da studioso a studioso, condividono tutte un approccio evoluzionista e sociale.[6]  Il Dr. Bergler, anche se radicalmente critico del carattere dell’omosessuale, non ha abbandonato quest’approccio basilarmente imperniato sull’ambiente sociale in favore di uno morale e teologico.[7] I presupposti anti-biblici di tutti questi relatori sono molto evidenti, Un antropologo arriva al punto di dire che, dietro la castità, si nasconde un “potenziale omosessuale passivo”.[8]  Un altro studioso insiste che:

Ora, proprio come l’amore di un maschietto per il proprio padre è in senso stretto omosessuale, così il suo amore per la madre è in senso stretto incestuoso.[9]

In qualche modo, tutti i nemici della perversione devono essi stessi fatti essere dei pervertiti!

Ullerstam, un medico svedese, è più aperto nella sua ostilità alla morale cristiana. Tutte le perversioni sono difese con fervore. Egli dichiara che “ ‘perversione’ è una parola che dovrebbe essere abbandonata,” perché “è stata fatta su ordinazione per oscurantisti e demagoghi. È satura di superstizione ed è un insulto da prendere a calci”.[10]  Le perversioni sono buone, egli sostiene, perché danno felicità ad alcune persone.[11]  Egli è felice di riportare che l’incesto è in aumento tra i suoi amici.[12]  Egli difende incesto, esibizionismo, pedofilia, saliromania, algolagnia, omosessualità, scopofilia, necrofilia, e altre deviazioni sessuali come buone ma cita una forma di rapporto sessuale come particolarmente pericolosa:

Di tutte le forme di rapporto sessuale, quella eterosessuale è certamente la più pericolosa, perché è quella che ha potenzialmente i maggiori rischi in conseguenze sociali. Eppure questo atto è circoscritto da minori restrizioni di diverse altre espressioni sessuali meno pericolose. Ciò nonostante consideriamo uno stato di cose felice e salutare che le persone soddisfino le loro pulsioni sessuali in questa maniera pericolosa. Non sarebbe meglio che invece incoraggiassimo la gente alle “perversioni”, e insegnassimo loro di condizionare le loro secrezioni sessuali ad altri riti e stimoli oltre al coito eterosessuale? Non sarebbe nell’interesse di tutto il mondo che si provvedesse tale educazione che potrebbe, nel lungo termine, provarsi una soluzione al problema della sovrappopolazione?[13]

L’introduzione al libro di Ullerstam da parte di Yves da Saint-Agnes è accurata nel dichiarare che:

La Svezia odierna sta vivendo una rivoluzione sessuale. La prima vittima da abbattere è la moralità. In guerre di religione, è sempre data l’assoluzione per azioni di violenza commesse “per la causa”. Similmente, la crociata contro la moralità classica conferisce ai suoi partecipanti una sorta d’immunità.[14]

Questa è un’affermazione onesta e verace. Siamo certamente nel mezzo di una rivoluzione omosessuale mirata contro la fede e la moralità bibliche. L’omosessuale ci viene presentato come l’anima maltrattata, incompresa, sensibile.[15]

Per lungo tempo, per epoche, infatti, gli omosessuali, anche quando accettati, sono stati una fraternità segreta, ostile all’interno della società, molto spesso strettamente collegati con ogni tipo di società segreta. Luigi XIV dovette fare i conti con un ordine di sodomiti alla sua corte, e simili organizzazioni sono state ripetutamente notate.[16]

Volgendosi agli studiosi della chiesa, si spererebbe di trovare qualche resistenza a questa rivoluzione ma, invece, la chiesa sta diventando una parte importante della rivoluzione.[17]  Così, una pubblicazione ecclesiale richiede che trattiamo le lesbiche come “individui esseri umani”, non come omosessuali. Ci è richiesto che superiamo la visione di Dio in materia in favore della visione autonoma dell’uomo apostata. In breve, è richiesta una radicale simpatia verso l’omosessuale.[18]  Per la condanna biblica dell’omosessualità vengono fornite ragioni fantasiose.[19]  Il “problema” è visto in termini psicologici ed evoluzionisti piuttosto che in termini e criteri biblici e teologici.[20]  È detto che la causa dell’omosessualità sia l’ambiente sociale, non il peccato.[21]  Uno scrittore, Thielicke è consapevole che la Scrittura dichiara che l’omosessualità ha da essere intesa solo teologicamente, ma invoca lo stesso una soluzione umanista.[22]

Prima di analizzare la prospettiva teologica, è bene notare alcune della caratteristiche centrali dell’omosessuale come riportate da persone che non sono in alcun modo ostili a loro. Primo, l’omosessuale ha un’abnorme timore d’invecchiare e di morire. Come risultato gli omosessuali insistono nel vestire ed agire nell’assunto di perpetua gioventù, in particolare gioventù immatura. La facciata di gioventù deve essere mantenuta in ogni momento. Questo “culto” di gioventù e immaturità conduce all’adozione di stili che evidenziano questi aspetti e richiamano alla mente un bambino innocente. È invocato un mondo amorale di perpetua puerilità. Poiché maturità significa  responsabilità, legge, e criteri, un secondo aspetto della cultura omosessuale è l’esaltazione di studiata volgarità assurta a stile eccelso. Martin Bender cita l’analisi di Susan Sontag dei gusti dei “camp” (nomignolo per effeminato):

Infatti, “camp” è stato sinonimo di omosessuale da 40 anni in Inghilterra, ma solo da un decennio in America.

La signorina Sontag offrì più di 50 definizioni di “camp”. Un amore per l’esagerato, uno spirito di stravaganza, “stile a spese del contenuto, e la dichiarazione che c’è buon gusto nel cattivo gusto. Il camp è anti-serio, apprezzante del volgare del banale. Gli esempi che diede del gusto “camp” — i disegni di Aubrey Beardsley, i lampadari Tiffany, indumenti femminili degli anni 20 inclusi i boa di piume e abiti con perline, musical come The Gold Digger del 1933 di Busby Berkeley — sono diventati canoni della fede per artisti che fanno sfilate di moda, proprietari di boutique e mercanti dei grandi magazzini.[23]

Questo è un aspetto dell’antinomismo omosessuale: sostituendo i buoni standard con stili arbitrari e volgari, l’omosessuale trae una profonda soddisfazione: sta sovvertendo, così crede, la legge ultima e asserendo l’autonomia dell’uomo.

Terzo, la cultura omosessuale è aspramente ostile alla famiglia e, con i suoi intellettuali, opera per minare alla base la famiglia e la cultura paesana. A causa dell’esteso controllo su moda e pubblicazioni da parte degli omosessuali, la mente e l’apparenza delle nazioni occidentali è stata radicalmente infettata dalla cultura parassitica omosessuale. I canoni della cultura omosessuale sono ora gli standard del jet set col culto della giovinezza,[24] del mondo dell’arte e della moda, e dei moderni intellettuali. La moderna cultura umanistica è in gran parte colorata e imbevuta di cultura omosessuale. Molte delle sette dell’amore libero e dello scambio di mogli sono fortemente tinte di connotazioni e attività omosessuali.[25]
Quarto, poiché l’omosessuale vive contro la realtà e in un mondo di finzioni, egli ha pertanto trovato che il teatro è un elemento felice della sua auto- realizzazione. Henriques ha notato “il collegamento tra il palco Romano con l’omosessualità — una tradizione che nel teatro europeo ha persistito fino al presente”.[26]  Egli ha citato anche il fatto che “La correlazione della scena con la prostituzione che era fiorita fin dal Medio Evo era proseguita e cresciuta nel diciottesimo secolo”.[27]

Andando ora alla legge, la bibbia è senza riserve nel condannare l’omosessualità:

Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna: è cosa abominevole (Le. 18:22).

Se uno ha relazioni carnali con un uomo come si hanno con una donna, ambedue hanno commesso cosa abominevole; saranno certamente messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro (Le. 20:13).

Non vi sarà alcuna donna dedita alla prostituzione sacra tra le figlie d’Israele, né vi sarà alcun uomo dedito alla prostituzione sacra (sodomita) tra i figli d’Israele (De. 23:17).

Questo è certamente chiaro a sufficienza e non c’è un solo testo in tutto il Nuovo Testamento che indichi che la pena sia stata alterata o rimossa (in Romani 1:32 infatti san Paolo la conferma), eppure virtualmente tutti i teologi bypassano questa legge e non tengono conto dei suoi requisiti. Di fatto, san Paolo cita l’omosessualità come il culminare dell’apostasia dell’uomo (Ro. 1:18-32). La descrizione che san Paolo fa dell’atto è significativa:

Nello stesso modo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento (Ro. 1:27).

Il verbo “accesi”, NR “infiammati” è ekkaio, “consumarsi”(col fuoco).[28] L’omosessualità è dunque il consumarsi dell’uomo: per questo, per citare la traduzione del Wuest della seconda metà di questo verso, essi ricevono “in se stessi la retribuzione che era una necessità nella natura del caso a motivo della loro deviazione dalla norma”.[29]

L’omosessualità è pertanto la pratica sessuale culminante di una culminante apostasia e ostilità verso Dio. L’omosessuale è in guerra contro Dio e, in ogni sua pratica, sta negando l’ordine naturale e la legge di Dio. L’aspetto teologico dell’omosessualità è quindi enfatizzato nella Scrittura. Nella storia l’omosessualità diventa prominente in ogni area d’apostasia e tempo di declino. È un fenomeno da fine di un epoca.

In precedenza abbiamo fatto riferimento all’opinione di Thielicke. Tornando alla sua analisi troviamo che Thielicke cita la legge ma trova che sia ora irrilevante:

… non ci può essere dubbio che il Vecchio Testamento considerasse l’omosessualità e la pederastia crimini punibili con la morte (Le. 18:22; 20:13). Se da questo si debbano derivare delle ingiunzioni dirette per i cristiani deve rimanere una questione da dibattere, almeno nella misura in cui dietro a queste proibizioni risiede il concetto della contaminazione cultuale e quindi viene sollevata la questione se e in quale ampiezza la legge cultuale del Vecchio Testamento possa essere vincolante per quelli che sono sotto la Legge del Vangelo. Qui i problemi di principio teologico a cui si fa riferimento in termini tecnici sotto il soggetto di “Legge e Vangelo” diventano acuti.[30]

Se non c’è Legge, allora non c’è Vangelo, perché nella Scrittura i due sono inseparabili. Con la legge messa da parte, a quel punto può prendere il sopravvento l’etica umanista e amorale dell’amore, nella quale l’unica considerazione reale non è Dio e la sua legge ma l’essere umano, la norma morale ultima per l’etica dell’amore. Non sorprende che Thielicke dichiari:

È vero che la relazione omosessuale non è una forma d’incontro cristiana col nostro prossimo; nondimeno è assai certamente una ricerca della totalità dell’altro essere umano. Chi affermi diversamente non ha ancora osservato la possibile profondità umana dell’amicizia colorata di omoerotismo. Inoltre, la perversione inerente nella riduzione della sessualità a mera “eccitazione fisica” si trova anche nelle relazioni eterosessuali. Far sì che quest’accusa sia riferita in particolare agli omosessuali dimostra ignoranza o pregiudizio.[31]

Dalla prospettiva biblica, qualsiasi e ogni “ricerca della totalità dell’altro essere umano” separatamente da Dio è viziosa, depravata e sotto condanna. Questa ricerca è onorata solo dove Dio non è onorato nella sua parola-legge.

Thielicke è consapevole del significato teologico e commenta su Romani 1:26 s come segue:

L’ira di Dio su questa insolenza è espressa nella resa dell’uomo da parte di Dio, o nel suo abbandonarlo (paredoken) alle conseguenze di questa sua fondamentale attitudine, lasciandolo, per così dire, all’autonomia d’esistenza nella quale è entrato. Come conseguenza di questa autonomia di giudizio, a quel punto la confusione religiosa ha portato anche al caos etico. Essa consiste nella confusione dell’eterno col temporale. Ciò vale a dire, a entità finite è attribuita la sovranità di Dio e gli uomini adorano idoli (Ro. 1:23). Poiché l’inferiore e il superiore, la creatura e il Creatore, sono scambiati (“pervertiti”), il risultato è una perversa supremazia dei desideri inferiori sopra lo spirito. E in questo contesto, le perversioni sessuali sono menzionate come ulteriori segni di questa perversione fondamentale (Ro. 1:26 s.).

Ciò che è teologicamente degno di nota e kerigmaticamente “vincolante” in questa esposizione di Paolo è l’affermazione che il disordine nella dimensione verticale (nella relazione Dio-uomo) è abbinato ad una perversione al livello orizzontale, non solo all’interno dell’uomo stesso (nella relazione spirito-carne) ma anche nei suoi contatti con i suoi consimili.[32]

Senza prenderci il tempo di differenziarci dai dettagli di questa esposizione, si può dare per scontato che dimostri consapevolezza della questione teologica. Ma Thielicke dà priorità alla questione umana accantonando la legge in favore della (indulgente) comprensione. Il mancare di venire alle prese con la questione della legge da parte della Riforma ha portato in definitiva a questo trionfo dell’umanesimo; l’uomo non è giudicato dalla legge di Dio ma come “essere umano” e nei termini della conseguenze puramente umane delle sue azioni.[33]  Questa non è teologia ma piuttosto antropologia umanistica.

È proprio per l’aspetto teologico dell’omosessualità, la sua guerra contro Dio, che è, e Thielicke ne è consapevole, anche una guerra contro l’uomo e contro di sé.

È consueto adesso tra gli umanisti considerare l’omosessualità come un atto naturale che è una fase nella sviluppo erotico dell’uomo. La prospettiva biblica è che è un atto contro Dio e perciò contro natura. È un atto innaturale, cioè un atto contrario all’ordine della natura e un prodotto della caduta nelle sue implicazioni ultime. L’ostilità che sta alla base dell’omosessualità (sia maschile sia femminile) è stata ampiamente documentata dal Dr, Bergler. Il Marchese de Sade è un esempio classico di questo odio nei confronti di Dio e della legge. Secondo Sade “la supremazia della legge è inferiore a quella dell’anarchia”.[34]  L’ostilità di de Sade verso tutti gli uomini e verso se stesso si manifestava in attività di sadismo e masochismo. Il suo odio verso l’ordine pio probabilmente lo condusse ad evitare tutte le relazioni sessuali normali e ci sono dubbi se i figli di sua moglie siano stati realmente suoi.[35]  L’omosessuale è segnato, non dal blocco dello sviluppo o da immaturità ma da matura e deliberata guerra contro Dio.

La pena di Dio è la morte, un ordinamento piò la metterà in atto. Non ci si sorprenderà che una cultura profondamente infetta di omosessualità toglierà le pene contro di essa.

Un punto finale: l’omosessualità femminile, o lesbismo, è una manifestazione della stessa malvagità che c’è nella forma maschile, ma la pena di morte è riservata agli uomini. Nella donna è “impurità” il “qualcosa di vergognoso” e motivo valido per il divorzio (De. 24:1). Perché non la pena di morte per le donne? Ci sono due ragioni. Primo, come notato riguardo al divorzio, la maggiore autorità dell’uomo significa maggiore responsabilità e maggiore colpa nel peccare. Secondo, poiché l’omosessualità è un’espressione d’apostasia, gli uomini non possono, in buona coscienza, punire quella cosa che la loro abdicazione dell’autorità morale incoraggia. Come dichiarò Osea di prostituzione e adulterio:

Non punirò le vostre figlie se si prostituiscono, né le vostre nuore se commettono adulterio, perché essi stessi si appartano con le prostitute e offrono sacrifici con le prostitute dei templi; perciò la gente che non ha intendimento perirà (Os. 4:14).

Quando un popolo raggiunge un certo livello di depravazione morale, la punizione cessa d’essere particolare e diventa nazionale. L’ordine civile ha perso la propria capacità di agire per Dio, e Dio quindi agisce contro quell’ordine. Il altre parole la punizione c’è, ma la punizione proviene da Dio e quel popolo o nazione cadranno. Le culture omosessuali sono in guerra contro Dio; in questa guerra non è possibile negoziare. Che il modernista e il non credente dichiarato si trovino nel campo nemico non ci giunge come sorpresa, ma cosa diremo dei pretesi evangelicali che sostengono che “l’individuo omosessuale sembra sembra più vittima di peccato che peccatore” perché la sua condizione è di natura genetica o frutto dell’ambiente sociale e pertanto non colpa sua! Concordare col Wolfenden Report, e con Thielicke è essere in disaccordo con le Scritture. Questa, comunque, è la scelta fatta da un articolo su un importante giornale “evangelicale”.[36]  Sarà bene ricordare le parole di san Pietro: che “il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio” (1° Pi. 4:17).

Quando la chiesa ha una posizione così empia non dobbiamo sorprenderci delle posizioni prese da altre istituzioni. Un’organizzazione per “eguali diritti” per gli omosessuali “è stata riconosciuta come gruppo studentesco alla Columbia University di New York City, ed ha annunciato progetti di mettere in piedi gruppi simili alla Stanford University e all’Università di California, Berkeley”.[37]  Ancora, la rubrica di consigli di Ann Landers ha dichiarato:

Gli esperti di omosessualità con cui mi consulto mi dicono che, mentre le possibilità di una completa cura sono estremamente sottili, i torturati omosessuali che si odiano spesso hanno benefici dalla terapia. Mentre non li converte in maschi normali, li aiuta ad accettarsi senza colpa e vergogna e tutte le emozioni distruttive che accompagnano quegli orrori gemelli.[38]

Questo è l’obbiettivo della terapia psichiatrica: peccare senza provare colpa e vergogna. Gli empi almeno hanno la loro attitudine apertamente contraria a Dio per giustificare la loro posizione. Questa non può certamente essere la difesa di quegli uomini di chiesa i cui voti richiedono loro di proclamare la parola di Dio.

Ciò che confronta oggi l’uomo in questa perversione è, per usare il termine appropriato di Schaeffer: “omosessualità filosofica”:

Alcune forme di omosessualità oggi … non sono semplicemente omosessualità ma espressione filosofica. Si deve aver comprensione per i veri problemi dell’omofilia. Ma gran parte dell’omosessualità moderna è un’espressione del diniego attuale dell’antitesi. Ha condotto in questo caso ad un’obliterazione della distinzione tra uomo e donna. Così il maschio e la femmina come partner complementari non esistono più. Questa è una forma di omosessualità che è parte di un movimento al di sotto della linea dell’angoscia. Ma questo non è un problema isolato. È una parte dello spirito mondiale della generazione che ci circonda. È urgente che i cristiani si rendano conto delle conclusioni a cui si è arrivati, come risultato della morte degli assoluti.[39]

Tutta l’omosessualità, vorremmo aggiungere, è un’espressione filosofica, questa è la reale natura del “problema dell’omofilia”.

Quando siamo confrontati con una persona omosessuale che asserisce d’essere un cristiano e chiede di essere riconosciuto come tale abbiamo una scelta: o accettiamo la parola della persona omosessuale, o accettiamo la parola di Dio dichiarata in Romani 1.

Note:

1 Per uno dei primi esempi vedi Morris Ploscowe: Sex and the Law; New York: Prentice-Hall, 1951, pp. 212-215.

2 Vedi Nathan Blackman, M.D.: , “Homosexuality, Genesis of” in Edward Podolsky, M.D. editore: Encyclopedia of Aberrations; New York: Philosophical Library, 1953, pp. 271-274; Richard C. Corbetiello, M. D.:Voyage from Lesbos; New York: Avon Books, 1959.

3 Frank S. Caprio, M. D.: Female Homosexuality, a Psycodynamic Study of Lesbianism; New York: Grove Press, 1954, p. 302.

4 Ibid., p. 3013.

5 Abraham Kardiner: Sex and Morality; London: Routhledge and Kegan Paul, 1955, pp. 160-192.

6 Vedi Irvin Bergler, M. D., editore: Homosexuality, A Psycoanalytic Study; New York: Basic Books, 1962.

7 Edmund Bergler, M. D.: Homosexuality: Disease or Way of Life? New York: Hill and Wong, 1957; e Counterfeit sex, Homosexuality, Impotence, Frigidiy; New York: Grove Press, 1951, 1961.

8 H. R. Hays: The Dangerous Sex, p. 169.

9 G. Rattray Taylor: Sex in History; New York: Vanguard Press, 1954, p. 81.

10 Lars Ullerstam, M. D.: The Erotic Minorities; New York: Grove Press, 1966, p. 351.

11 Ibid., p. 43, 82 s.

12 Ibid., p. 46.
13 Ibid., p. 163.
14 Ibid., p. vi.

15 Vedi R. E. L. Masters: The Homosexual revolution; New York: The Julian Press, 1962; Floyd Dell: Love in the Machine Age; New York: Farrar & Rinehard, 1930; Diana Frederics: Diana: A Strange Autobiography; New York: Citadel, 1939, 1944.

16 Richard Lewinsohn: A History of Sexual Customs, pp. 222 ss., 340 ss.

17 Un documento importante nella nuova moralità è stato: Toward a Quaker View of Sex; london: Friends Home Service Committee, 1964.

18 Del Martin and Phyllis Lyon: “The Realities of Lesbianism” in Motive, vol. XXIX, n° 6 & 7 (Marzo- Aprile, 1969) pp. 61-67. Sulla questione vedi: “When are Church Magazines Obsene?” In The National Observer, vol. 8, n° 32 (11 Agosto, 1969) pp. 1, 15.

19 Derrick Sherwin Bailey: Sexual Relations in Christian Thought; New York: Harper & Brothers, 1959, p. 242.

20 William Graham Cole: Sex in Christianity and Psycoanalysis; New York: Oxford University Press, 1955, pp. 269-277.

21 William Graham Cole: Sex and Love in the Bible; p. 359.

22 Helmut Thielicke: The Ethics of Sex; New York: Harper & Row, 1964, pp. 269-292.

23 Marilyn Bender: The Beautiful People; New York: Dell, 1968, p. 29. Sulla paura di morire e invecchiare p. 27 s.; su omosessuali e moda, vedi pp. 231, 282.

24 Lanfranco Rasponi: The International Nomads, p. 78 ss.

25 Roger Blake: The Free-Love Groups, pp. 60, 140.

26 Fernando Henriques: Prostitution and Society, Primitive, Classical and Oriental; New York: Grove Press, 1962, 1966, p. 105.

27 Fernando Henriques: Prostitution in Europe and the Americas; New York: The Citadel Press, 1965, p. 167.

28 Kenneth S. Wuest: Romans in the Greek New Testament; Grand Rapids: Eerdmans, 1955, p. 36.

29 Ibid.

30 Helmut Thielicke: Ethics of Sex, p. 277 s. 31 Ibid., p. 271 s.
32 Ibid., p. 279 s.
33 Ibid., pp. 287-292.

34 Citato da Simone de Beauvoir, in Sade: The 120 Days of Sodom, etc., p. 49. 35 Ibid., p. 24.

36 B. L. Smith: “Homosexuality in the Bible and the Law”, in Chistianity Today; vol. XIIIm n° 21 (18 Luglio, 1969) p. 936.

37 “Omosexual Group OK’d at Columbia”, Paolo Alto Times (California); giovedì 4 maggio, 1967, p. 2.

38 Ann Landers, Los Angeles Herald Examiner, domenica 6 ottobre, 1968, p. G-4. L’ampiezza in cui Ann Landers sostiene quest’opinione ere evidente in un altro pezzetto di consiglio: “Confidenziale per una Madre Distrutta di un Ragazzo col la Mente Contorta: Sì, raccomando l’aiuto psichiatrico — non per lui, me per te. Tuo figlio ha imparato a vivere con la propria omosessualità. Di fatto sembra aver fatto i giusti aggiustamenti molto bene. Adesso tu devi imparare ad accettarlo com’è e smettere di torturarti”, Ann Landers Herald Examiner, lunedì 1 settembre, 1969, p. A-14.

39 Francis A. Schaeffer: Il Dio Che È Là; Guanda Editore, pp. 51-52.

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