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LE ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

IL SESTO COMANDAMENTO

 2. La Pena di Morte

Un uomo agisce secondo la propria fede e, se la sua fede è umanistica, inevitabilmente il suo criterio basilare sarà l’uomo, non la legge di Dio. Vedrà il mondo, non come opera della mano di Dio, ma come cosa propria. Un teologo della Scuola della Morte di Dio, William Hamilton, ha richiamato l’attenzione sul fatto che oggi l’uomo raramente guarda il cielo stellato con un senso di riverenza per Dio. Cita invece la questa sua esperienza con suo figlio come capace d’illustrare il nuovo atteggiamento:

L’altra notte ero fuori nel cortile posteriore la casa con uno dei miei figli che doveva identificare alcune costellazioni come compito a casa di scienze. …Mio figlio è pienamente cittadino del mondo moderno, e mi disse, dopo aver localizzato le costellazioni richieste: “Papà, quali sono quelle che abbiamo messo noi lassù?” Era divenuto un uomo tecnologico, e questo significa qualcosa religiosamente.1

La reazione del ragazzo fu chiaramente logica. Se il Dio delle Scritture non esiste, allora l’uomo è il proprio dio e il signore e creatore del mondo.

Inoltre, se l’uomo è il proprio dio, allora l’uomo e la vita dell’uomo sono il valore più alto in assoluto. Il peccato più grande è diventato togliere la vita. Di conseguenza, il drammaturgo Arthur Miller, dichiara che “la vita è il dono più prezioso di Dio; nessun principio, per quanto glorioso, può giustificare che venga tolta.”2 Da tale fede consegue che il peggior tipo di peccato è la pena capitale, il togliere la vita deliberatamente, da parte dello stato. Questo fu precisamente il punto fatto da un editoriale dell’Herald Tribune di New York, 3 maggio del 1960: “Una Barbara Forma di Punizione” che protestava l’esecuzione di Caryl Chessman:

Chessman è riuscito a fare di se stesso il simbolo mondiale della lotta contro la pena di morte. …

Potrebbe essere stato come anche no, colpevole, dodici anni fa, di rapina e violenza sessuale (chiamata rapimento da una bizzarria della legge Californiana). Le corti lo trovarono colpevole; egli continuò a dichiararsi innocente fino alla fine, e il germe del dubbio lasciato in questo modo continuerà ad offuscare il caso. Ma una cosa è certa, l’uomo ucciso ieri dallo stato sovrano della California non era lo stesso uomo che le corti di giustizia dello stato avevano originariamente condannato.

… la California ha condannato un giovane bullo, ha ucciso un uomo che aveva imparato la legge, e probabilmente la cittadinanza, sulla propria pelle …

La legge dovrebbe essa stessa inculcare il rispetto per la vita rispettandone la santità. Lo stato non dovrebbe fare come ha fatto ieri la California, cioè mettersi nella posizione di un padre in errore che dice al proprio figlio indocile: “Fa come dico, non come faccio.”

La morte è definitiva. Non lascia spazio a ripensamenti o per la correzione di errori che sono una certezza matematica in un sistema di giustizia basato sul fallibile giudizio umano. E la quintessenziale premeditazione che l’assassinio giudiziario rappresenta lo rende più crudelmente a sangue freddo di un reato passionale.

Il vero e proprio concetto di una camera della morte è antitetico agli ideali della civiltà occidentale.3

Nei termini di una tale fede, le persone più crudeli sono quelle a favore della pena di morte. Col loro attacco nei confronti dell’uomo, commettono il peccato imperdonabile per l’umanesimo. Per poter dare la preminenza all’uomo, l’umanista deve logicamente distruggere ogni concetto di giustizia come criterio reale ed oggettivo. L’uomo deve essere al di sopra della legge e pertanto al di sopra della giustizia. La giustizia viene perciò ridotta a razionalizzazione e ad astio organizzato. Un questo modo, un sociologo dell’Università di Leicester ha scritto della giustizia:

Ma tutto questo non potrebbe invece essere qualche sorta di trucco della certezza storica? È già stato suggerito che la nostra idea di giustizia potrebbe essere una razionalizzazione di ciò che in fondo è un comportamento punitivo. Questo non significa argomentare che l’idea di giustizia sia un falso, ma piuttosto che anziché prenderla al suo valore nominale, potremmo cercare di comprendere quali bisogni è intesa soddisfare. Potrebbe a quel punto apparire come un qualche tipo di difesa psicologica collettiva. A prova della validità delle nostre idee, siamo spesso inclini a fare riferimento al senso di convinzione che noi ed altre persone possediamo al loro riguardo. La maggior parte di noi ha certamente forti convinzioni riguardo alla giustezza dell’ideale di giustizia. Ma tutto ciò che un senso di convinzione fa’ è provare la sua adeguatezza a noi stessi: che nel presente stato della nostra economia emotiva, tale credere ha per noi una parte in gioco molto speciale e molto necessaria. Ma la giustizia vista in questa luce non è meramente il solvente della conflittualità dentro di noi, è uno sbocco positivo attraverso il quale quelle tensioni possono essere dimesse in (come sembra a noi) maniera costruttiva. Mediante l’idea di giustizia la cose cattive in noi sono trasformate in qualcosa di nuovo e di proficuo. Tutto ciò, fintantoché non osserviamo troppo attentamente il risultato. Infatti, rivoltando sottosopra la famosa frase e probabilmente dandole così maggior valore: La giustizia può il più delle volte “manifestamente sembrare di essere stata fatta,” che essere stata fatta realmente.4

Il giudice William O. Douglas ha evidenziato l’ovvio fatto che la legge un tempo aveva crisma divino e si posava sulla “volontà di Dio”. Ora, però, la sovranità di Dio è stata rimpiazzata dalla “sovranità dell’individuo”. In questi termini, per Douglas la lotta per le libertà civili è necessariamente ostile al vecchio ordinamento. Infatti: “legge e ordine è la stella cometa dei totalitaristi, non degli uomini liberi,”5 Per Douglas: “La rivoluzione è uno dei diritti basilari dell’uomo,”6 ed è naturale che sia così, visto che l’uomo è al di sopra della legge e la sottomissione alla legge è tirannia. In una “società decente” c’è rispetto e uno sforzo per conservare “sovranità e onore” quanto “la dignità di ciascun e di tutti gli individui.”7 Nel mondo anarchico di Douglas, che legge può vincolare l’uomo che è al di sopra della legge? E che stato può sopravvivere se gli uomini liberi sono quelli che sono ostili a legge e ordine?

È chiaro che è in atto una guerra religiosa tra l’umanesimo e la cristianità, e in quella guerra, chiesa, stato e scuola sono quasi completamente dalla parte dell’umanesimo contro il cristianesimo. Ma la storia non è mai stata determinata dalle maggioranze ma anzi, sempre e solo da Dio.

La lotta è tra la giustizia assoluta di Dio e il suo ordine giuridico e l’illegittima auto-affermazione dell’uomo e della sua autonomia. L’ordine giuridico di Dio richiede la pena capitale per reati che definisce capitali. La legge dell’uomo dice di dare alla vita un valore troppo alto per toglierla, ma le società umaniste esigono la morte di quelli che reputano essere i loro nemici.

La pena di morte compare all’inizio del patto con Noè: “Io chiederò certamente conto del sangue delle vostre vite; ne chiederò conto ad ogni animale e all’uomo. Chiederò conto della vita dell’uomo alla mano di ogni fratello dell’uomo. Chiunque spargerà il sangue di un uomo, il suo sangue sarà sparso per mezzo di un uomo, perché DIO ha fatto l’uomo a sua immagine” (Ge. 9:5-6). Non solo ogni assassino, ma ogni animale che uccida un uomo deve pagare con la propria vita: Dio lo richiede a una nazione, e l’inadempienza fa infine arrivare il suo giudizio. Come ha notato Rand: “Contrariamente alla credenza popolare la bibbia non tiene la vita in poco conto. Togliere la vita è cosa seria, e per aver tolto la vita l’assassino perde la propria.”8 Per questa ragione non c’è riscatto o perdono per l’assassinio (distinto dall’omicidio accidentale), né può essere accettato un riscatto, perché farlo contamina la terra dove Dio vive nel mezzo del suo popolo (Nu. 35:29-34).

Nei termini della legge biblica, i metodi di punizione richiesti, come riassunti da Rand, erano come segue:

    1. La pena di morte per reati capitali.
    2. Da uno a quaranta colpi di frusta per reati minori.
    3. Nei casi di furto o di distruzione della proprietà altrui, la restituzione: alla quale deve essere aggiunto dal 100 al 400% come punizione.
    4. Coloro i quali non fossero stati finanziariamente capaci di fare restituzione, o di pagare la multa, erano forzati a contribuire il loro lavoro e manodopera finché il debito non fosse pienamente ripagato.
    5. Il confino in una città rifugio per l’omicidio accidentale.9

La sostituzione di questo sistema con l’imprigionamento è relativamente recente; “Ancora nel 1771, un criminologo francese scriveva che la detenzione era permissibile solo nel caso di persone in attesa di processo.”10 Ma oggi la prigione è tutto quel che c’è: la pena di morte è passata di moda (Nel 1966 un solo uomo è stato giustiziato negli Stati Uniti dopo un processo.)11

Il sistema detentivo, uno strumento umanista, è ora sotto attacco da parte degli umanisti che lo vogliono sostituire con cliniche per malattie mentali e rieducazioni psichiatriche. Comunque, poiché la loro teoria sostiene che quella che alleva uomini malati o criminali sia una società malata, il tentativo principale è di avere un ricondizionamento psicologico (o lavaggio del cervello) di tutte le persone mediante le scuole, i pulpiti, la stampa e la televisione. La teoria umanista dell’influenza del contesto sociale richiede un tale approccio. Il marxismo, come forma più rigorosa della stessa teoria, è dedicato alla ricostruzione totale del contesto sociale.

Questa teoria umanista dell’influenza del contesto sociale è una forma della stessa basilare fede evoluzionista formulata da Lamark. L’uomo può essere ed è determinato dal suo contesto sociale e da caratteristiche acquisite piuttosto che da proprio essere interiore. Non è il peccato dell’uomo ma il il mondo attorno a lui a determinare la sua volontà. In questo modo, il marxista Lincoln Steffens, nel fare riferimento alla caduta dell’uomo, non biasimò né Adamo, né Eva, e neppure il serpente: “Fu, è, la mela,” cioè il contesto, il mondo in cui l’uomo vive.12 Da tale prospettiva è sbagliato dar la colpa all’uomo. È il mondo che deve essere ri-creato dall’uomo perché sia adatto all’uomo. Punire l’uomo è perciò visto come malvagio: é Dio che ha fatto il mondo, e gli uomini che sotto Dio hanno stabilito l’ordine giuridico di Dio, che devono essere puniti. Pertanto, tra la legge biblica e la legge umanista c’è un abisso incolmabile e una guerra senza fine.

Il principio implicato nella legge biblica della punizione è dichiarato in Esodo 21.23-25: “Ma se ne segue danno, darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione.” Alcuni hanno scelto di interpretare questo passo letteralmente, ma lo stesso contesto (Es. 21.1-36), un profilo generale dei reati e delle pene rende chiaro significa che la pena deve essere adeguata al crimine; deve essere proporzionata al reato, né più piccola, né più grande. Questo principio è ripetuto in Levitico 24: 17-21 e Deuteronomio 19:21. Il commento di Oehler è interessante:

Il principio Mosaico di punizione è la jus talionis, come viene ripetuto espressamente nella frase: “Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente” etc. Ex. xxi. 23-25; Le. xxiv. 18ss.; De. xix. 21: sarà fatto a colui che ha ferito come egli ha fatto; in altre parole, la pena è una retribuzione che corrisponde in quantità e qualità all’azione malvagia. Ma che il talio non sia da comprendersi in un senso meramente esteriore non solo è dimostrato dai vari provvedimenti punitivi, ma dal fatto che spesso nel determinare la punizione è tenuto conto anche del fatto della colpa che giace alla radice dell’azione e non semplicemente dell’azione in sé. La pena di morte è apparentemente collegata a un gran numero di reati. È prescritta non solo per il reato d’omicidio, maltrattamento dei genitori, rapimento di persone, (Ex. xxi. 12 ss.), adulterio, incesto, e altri reati innaturali, idolatria, e la pratica pagana della divinazione e stregoneria (Le. xx.; De. xiii. 6ss.), ma anche per la violazione di certi ordinamenti fondamentali della teocrazia: La legge della circoncisione, Ge. xvii. 14; la legge della Pasqua, Es. xii. 15, 19; le leggi del sabato, xxxi. 14 s.; la contaminazione di sacrifici, Le. vii. 20 ss.; sacrificare in luoghi diversi dal santuario, xvii. 8s.; certune leggi di purificazione, xxii. 2, Nu. xix. 13, 20. Però, l’espressione peculiare “essere reciso dall’assemblea del suo popolo” … è scelta come punizione per la trasgressione dell’ultima classe di peccati in distinzione dalla prima, un espressione che, di fatto, non può riferirsi semplicemente all’esilio (come alcuni l’hanno interpretata), però, in alcuni casi, sembra indicare una punizione che sarà eseguita non da giudizio umano, ma dal potere divino, ciò ch’è detto in Le. xvii. 10 con riferimento alla persona che mangia il sangue: “Io lo sterminerò” … Quando la pena doveva essere effettivamente eseguita dal giudizio umano, viene usato il termine … egli sarà sterminato, come nel caso della violazione della legge del sabato, Es. xxxi. 14, e nei passi del primo tipo, Es. xxi. 12ss.; Le. xx.; etc. In generale, in tutti i casi in cui il popolo non avesse eseguito il giudizio sul trasgressore, Jehovah stesso si riserva di esercitare da sé la giustizia; si veda come passo principale, Le. xx. 4-6.13

Ci sono dunque due tipi di pena capitale. Primo, per certi reati Dio esegue direttamente il giudizio e la pena di morte su uomini e nazioni. Dio fa questo nei tempi che sceglie e secondo la propria volontà e nessuno può opporsi. Secondo, Dio delega all’uomo il dovere di infliggere la morte per certi reati e di farlo senza indebito ritardo e senza esitazione.

Nell’esaminare l’obbligo dell’uomo di infliggere la pena di morte, vediamo, primo, che, normalmente, per l’omicidio non poteva essere pagato riscatto o multa per liberare il colpevole. Come ha dichiarato Numeri 35:31: “Non accetterete alcun prezzo di riscatto per la vita di un omicida che è condannato a morte, perché dovrà essere messo a morte.” L’unica eccezione è il caso in cui un bue, che si sapeva cozzare, uccide un uomo; il proprietario dunque “sarà messo a morte,” a meno che: “Se gli è imposto un prezzo di riscatto, egli dovrà dare per il riscatto della propria vita tutto ciò che gli è imposto” (Es. 21:29-30). In tali casi, poiché il bue è il principale omicida, c’è possibilità per il padrone di evitare la pena.

Secondo, come risulta nel caso del bue che cozza, la legge biblica ritiene incriminabili per omicidio sia uomini che animali. Quanto dalla legge ciò è chiaro da Genesi 9:5. Se un uomo possiede un animale e l’animale uccide un uomo, l’animale muore. Il proprietario non ha colpa se l’animale non ha una storia precedente di violenza senza esser stato provocato (Es. 21:28). Ma se l’animale aveva fatto registrare violenza nel passato, il proprietario è incriminabile per omicidio e punibile con la pena di morte. Per un uomo libero, il riscatto era possibile; con gli schiavi, il riscatto è specificato dalla legge, trenta sicli d’argento, per prevenire che venisse richiesta una somma indebita per il riscatto di uno schiavo come alternativa alla morte (Es. 21:29-32). Anche il colpo di un bue contro il bue di un altro è colpevole davanti alla legge e passibile di pena. Se l’animale in causa non aveva fatto registrare precedenti, doveva essere venduto e il ricavato diviso tra i due proprietari, e anche il bue morto è venduto e il ricavato diviso. Ma se il bue che aveva cozzato l’altro aveva uno storia di cattiva condotta, il bue doveva essere venduto e il ricavato dato al padrone del bue morto che teneva anche il ricavo della vendita del bue morto (Es. 21:35-36). Questo principio della responsabilità dell’animale e della responsabilità del suo proprietario è ancora parte della nostra giurisprudenza. Se il bue messo a morte veniva ucciso mediante lapidazione, la sua carne non poteva essere mangiata non essendo stato scolato il sangue (Es. 21:28). Una strana, moderna applicazione, o meglio cattiva applicazione di questa legge compare in un commentario modernista: “Gli animali che uccidono l’uomo oggi non sono dei buoi, ma dei piccoli organismi, germi di malattie. Se i possessori di questi sono incauti nello spargerli attorno, anch’essi dovrebbero essere messi a morte o essere addebitato loro un riscatto molto elevato.14

Terzo, abbiamo visto che il principio è vita per vita, cioè una pena proporzionata al crimine. Questo crimine non fa riferimento al criminale o alla sua razionalità ma solo alla natura dell’azione. Se la morte è la pena per animali sul principio di vita per vita, allora vale sicuramente per l’uomo. Così, per questo principio, la legge biblica non ha una dichiarazione di non colpevolezza per incapacità d’intendere e di volere. Neppure c’è una posizione privilegiata per un minore davanti alla legge. L’assassinio richiede la pena di morte sia che il fatto sia stato compiuto da un animale, da un uomo “pazzo”, da un bambino, o da una persona priva d’intelletto. La moderna dichiarazione di non colpevolezza per causa d’incapacità d’intendere e di volere scaturì nel 1843 nel processo di Daniel M’Naughton per l’assassinio di Edward Drummond, segretario di Sir Robert Peel. Come risultato del processo M’Naughton furono sviluppate le Norme M’Naughton.

Fu (a) presunto che ogni uomo è sano di mente finché non sia provato il contrario, ma, (b) un uomo che fosse pazzo o avesse agito in un momento di debolezza mentale, in modo da non essere capace di rendersi conto della natura della sua azione o del suo male, non era colpevole a causa della sua incapacità. M’Naughton fu affidato ad un manicomio anziché essere giustiziato. Le Norme M’Naughton portarono nel 1954 alla decisione di David T. Bazelon della Corte d’Appello del Distretto della Columbia che nessuno poteva essere dichiarato “Responsabile di crimini se le sua azioni illegittime erano il prodotto di una malattia o di deficienza mentale.”15 Questo fu il Caso Durham, il processo a Monty Durham, uno che aveva fatto furti con scasso ed era fuggito ai posti di blocco e che era stato dentro e fuori le galere e gli ospedali psichiatrici per 7 dei suoi ventiquattro anni.

Appelli come quelli delle norme M’Naughton e Durham consentono alle Corti di accantonare il principio vita per vita, il principio della giustizia e la giustizia stessa, in favore di una preoccupazione umanista per la vita del criminale. Apparentemente, le prigioni sono punitive e spietate se paragonate ai trattamenti psichiatrici. Ma, come ha notato Mayer:

La più superficiale delle occhiate alle nostre istituzioni rivela che alcune prigioni, nel Wisconsin, in California e nel sistema federale, sono di fatto molto meno punitive dell’ordinario ospedale psichiatrico statale. E un uomo non sarà in una condizione migliore sul mercato del lavoro più tardi se nella sua fedina è stato registrato un affidamento ad una istituzione per i pazzi criminali piuttosto che la condanna per un reato.16

Il sistema carcerario è uno stratagemma umanista, apparentemente un modo di trattare più umano di quello che la più vecchia legge biblica richiedeva. Ora l’approccio della sanità mentale è apparentemente ancor più umano, quando in realtà, come ha notato Salomone molto tempo fa, qui ed altrove: “Le viscere degli empi sono crudeli” [ le tenere misericordie degli empi sono crudeli KJV] (Pr. 12:10).

Ma ci viene detto da psichiatri come Menninger che la società può essere fatta diventare sana solo rimpiazzando “L’atteggiamento punitivo con l’atteggiamento terapeutico.” Richiedere la punizione del criminale è rivelare la nostra propria malattia mentale; egli ne parla infatti come il “crimine della punizione,” talché ai suoi occhi le brave persone di una società sono tutte criminali quando pretendono la punizione.17 Menninger sostiene che il crimine della società contro il criminale è più grande di quello del criminale contro la società: “Ho il sospetto che tutti i crimini commessi da tutti i criminali imprigionati non raggiunga in danno totale alla società quello dei crimini commessi contro di loro.”18 Del criminale, Manninger dice:

Noi abbiamo bisogno di criminali con i quali identificarci, da invidiare segretamente, e da punire accanitamente. Essi fanno per noi le cose proibite, illegali che noi vorremmo fare, come gli antichi capri espiatori, essi portano il peso della nostra colpa e punizione — “Le iniquità di noi tutti.”19

In quanto umanista, Menninger considera la vita dell’uomo il bene più grande e qualsiasi violazione alla vita il male più grande: “Il grande peccato dal quale siamo tutti tentati è il desiderio di far male ad altri, e questo peccato deve essere evitato se vogliamo vivere e lasciar vivere.”20

Si possono trovare simili opinioni nell’avvocatura e in fatti essa ne è dominata. Ciò divenne evidente nella Conferenza dell’Associazione Avvocati del 1968. Il modo di ragionare che attrasse molti era decisamente di sinistra, ed era tutto umanista. Perciò:

Un avvocato di colore, William Coleman di Filadelfia, argomentò che la società dovrebbe essere preparate a legittimare un certo ammontare di conflittualità e di disagio quali prezzo del progresso. Egli contese che le persone ingaggiate in disobbedienza civile dovrebbero essere pagate per la briga che si pendono nel combattere leggi ingiuste.

Quando una causa è degna, concordò Luois H. Pollak, preside di Giurisprudenza a Yale, i pubblici ministeri dovrebbero rifiutare di sporgere denuncia contro persone ingaggiate in disobbedienza civile. Non presentò specifiche linee guida per determinare quando una causa sia degna.21

Naturalmente, i rivoltosi erano già ben sussidiati nella loro disobbedienza e rivolta, come hanno dimostrato numerosi studi e relazioni, essendo state generosamente elargite parecchie sovvenzioni statali.22 Ci fu una voce di dissenso alla conferenza dell’Associazione Avvocati; un ospite, Il presidente Widgery dell’Alta Corte di Giustizia d’Appello in Inghilterra:

Dopo aver ascoltato conferenze su crimine e disordini civili per cinque giorni, il giurista britannico disse “Mi ha colpito con gran forza il non aver udito una sola parola di plauso o di critica alla polizia, … le truppe d’assalto nella lotta contro il crimine.” Come possono avvocati e giudici aspettarsi di mantenere la pace, disse, “a meno che abbiano un’efficiente forza di polizia?”

Il Presidente dall’Alta Corte contestò anche la massima espressa momenti prima dal procuratore Generale Clark che: “La povertà è la madre del crimine.” Il Presidente dell’Alta Corte Widgery seccamente consigliò il suo uditorio di “non accollare troppa importanza” a questa teoria. “Chiunque pensi che ridurre la povertà porterà una diminuzione di reati rimarrà in qualche modo deluso,” egli disse.

La maggior parte dei bassifondi d’Inghilterra, disse, furono rasi al suolo dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, perciò le condizioni abitative non sono una scusante per il crimine. E la Gran Bretagna ha avuto “un grande successo … con la sua politica fiscale da Robin Hood, nel prendere dai ricchi per dare ai poveri, e si supporrebbe che ci sarebbe dovuto essere un calo nelle cifre della criminalità. Ma non è accaduto niente del genere. C’è stato un aumento in ogni dipartimento,” tra i poveri, la borghesia e i più benestanti.

Crimine e disordini continuano ad aumentare, egli suggerisce, perché le società di tutto il mondo occidentale hanno “perso disciplina,” l’accettazione da parte dei suoi membri di un codice di disciplina.23

Nel 1968, il Procuratore Generale degli Stati Uniti, Ramsey Clark, citando il socialista fabiano, George Bernard Shaw, che “Assassinio e pena capitale non sono opposti che si cancellano, ma simili che generano la loro razza,” spinse il parlamento ad abolire la pena capitale per i reati federali. Secondo la testimonianza di Clark ad una sottocommissione del Senato:

Nel mezzo di timori ed ansietà, di complessità e dubbi, forse il nostro bisogno più grande è riverenza per la vita, la mera vita: La nostra vita, la vita di altri, ogni vita …

Un interesse umano e generoso per ogni individuo, per la sua sicurezza, la sua salute, e il suo compimento faranno di più per mitigare il cuore selvaggio, che la paura della morte inflitta dallo stato che serve principalmente a rammentaci quanto vicini alla giungla siamo rimasti.24

Le Corti oggi, muovendo nei termini di giurisprudenza umanista, sono già ostili a legge e ordine. Come ha evidenziato Gardner: “I diritti di un individuo vengono protetti, se quell’individuo ha commesso un reato.”25 L’interesse per il criminale ha raggiunto il punto per cui cappellani carcerari in Germania hanno formato un sindacato dei prigionieri, e la Germania ovest ha dato loro uno statuto.26

Per tornare all’appello all’incapacità d’intendere e di volere, alcune città hanno già separati tribunali psichiatrici, ai quali sono deferiti molti casi. “La corte sbriga tutti i casi che coinvolgono la salute mentale, inclusi gli affidamenti di persone a ospedali psichiatrici; casi civili e penali riguardanti stupefacenti, e conclusioni su questioni di pazzia criminale da inviare alle corti municipali.27 La mossa di abolire la pena di morte sostituisce “morali con le medicine,” e nega “la dottrina giuridica della responsabilità individuale,” uno dei fondamenti della giurisprudenza pia.28 La porta verso la barbarie pagana viene aperta da questo approccio psichiatrico. Anziché mettere in rilievo responsabilità, colpa e punizione individuale, viene posto l’accento sulla responsabilità, colpa, e punizione di gruppo. La società in senso ampio e la famiglia sono colpevolizzati, non il criminale. Si sta avvicinando il tempo in cui sarà pericoloso essere innocenti del crimine, perché l’innocenza costituirà la colpa più grande. Questo è già il credo dei rivoluzionari dei diritti civili.

Di già, la difesa in un caso giuridico indica la direzione della legge. Uno stupratore condannato che ha chiesto la revisione del processo dichiarandosi innocente in ragione dell’incapacità d’intendere e di volere è stato difeso alla sbarra su due argomenti: (a) possiede una struttura cromosomica anormale, e (b) si è sentito rifiutato dalle donne.29 Di fatto, Menninger ha dichiarato: “L’inconscia paura delle donne pungola alcuni uomini con una coattiva pulsione a conquistare, umiliare, causare dolore, o rendere innocuo qualche disponibile campionario di sesso femminile.”30 Lo stupratore non ha colpa; le sue paure, e forse anche i suoi cromosomi, l’hanno spinto a stuprare; Menninger ha reso chiara la sua convinzione nella colpa dell’innocente. Il criminale non è responsabile; è “spinto” al crimine dalla società. Per cui, come ha detto una certa signora John Connolly di Saint Paul, Minnesota, a proposito di Sirhan Bishera Sirhan, quando ebbe inizio il suo processo per l’assassinio del senatore Robert F. Kennedy: “Io penso che questo poveraccio Sirhan sia una creatura molto triste. È difficile immaginare che alcuno possa essere spinto a fare qualcosa del genere.”31 Se Sihran e altri criminali sono uomini “spinti” qualcuno ha fatto lo spingere ed è perciò colpevole. E se il criminale è predeterminato al crimine dal suo contesto sociale, gli umanisti, con questa affermazione, hanno sostituito il determinismo del contesto sociale per la predestinazione da parte di Dio.

Quarto, la pena di morte è richiesta dalle Scritture per un numero di crimini. È per:

  1. omicidio, ma non per uccisioni accidentali (Es. 21:12-14);
  2. colpire o maledire un genitore (Es. 21:15; Le. 20:9; Pr. 20:20; Mt. 15:4; Mc. 7:10). Bisognerebbe notare che Cristo condannò gli scribi e i farisei per aver accantonato questa legge;
  3. rapimento (Es. 21:16; De. 24:7);
  4. adulterio (Le. 20:10-21), che discuteremo più avanti;
  5. incesto (Le. 20: 11-12, 14);
  6. rapporti sessuali con animali (Es. 22:19; Le. 20:15-16);
  7. sodomia o omosessualità (Le. 20:13);
  8. comportamento non casto (De. 22:20-21), che discuteremo più avanti;
  9. stupro di una vergine promessa sposa (De. 22: 23-27);
  10. stregoneria (Es. 22:18);
  11. offerta di sacrifici umani (Le. 20:2);
  12. delinquenza incorreggibile o criminalità abituale (De. 21: 18-21);
  13. blasfemia (Le. 24:11-14, 16, 23), già discussa precedentemente;
  14. dissacrazione del sabato (Es. 35:2; Nu. 15: 32-36), già discussa precedentemente, ora superata;
  15. propagazione di false dottrine (De. 13:1-10), anche questa già discussa;
  16. sacrificare a falsi dèi (Es. 22:20);
  17. rifiuto di ottemperare decisioni di corti di giustizia e negando in questo modo la legge (De. 17:8-13);
  18. rifiuto di restituire la caparra o cauzione (Ez. 18:12, 13), perché tale azione distruggeva la possibilità d’esistere di una comunità o associazione fiduciaria.

I metodi di esecuzione della pena capitale erano mediante il fuoco (Le. 20:14; 21:9); lapidazione (Le. 20:2, 27; 24:14; De. 21:21); impiccagione (De. 21:22-23; Gs. 8:29); e la spada (Es. 32:27-28). L’uso della spada avveniva in circostanze eccezionali; e il requisito basilare in ciascun caso era la pena di morte stessa piuttosto che la forma dell’esecuzione.

Inoltre, come ha evidenziato Carey:

La pena capitale non doveva mai essere inflitta sulla testimonianza di meno di due persone (Numeri 35:30; Deuteronomio 17:6; 19:15). In casi specifici la pena capitale doveva essere inflitta dagli stessi testimoni come in deuteronomio 13:6-10; 17:7. In alcuni casi l’esecuzione era compito della congregazione (Numeri 15:32-36; Deuteronomio 13:6-10), o dal parente più prossimo, il vindice del sangue (Deuteronomio 19:11-12).32

Alla mente umanista queste pene sembrano severe e non necessarie. Nella realtà, le pene, assieme alla fede biblica che le motivava, funzionavano nel ridurre il crimine. In questo modo, quando la Nuova Inghilterra passò la legge che richiedeva la pena di morte per delinquenti incorreggibili e per figli che colpissero i propri genitori, non fu necessaria alcuna esecuzione: la legge tenne i figli in riga. Alcune leggi ottengono i risultati desiderati senza alcuna necessità di procedere penalmente. Così, per citare un caso dagli anni 20, come descritto da Llevellyn:

I libri della biblioteca di New York continuavano a sparire. Questo era un peculiare campo di delinquenza giovanile; l’opportunità era aperta a tutti, ma il guadagno dal furto era cosi infimo da far sospettare dei giovani. Fu passato uno statuto che faceva diventare reato esporre in vendita un libro che portasse il timbro di una biblioteca. I responsabili della biblioteca si assicurarono che ogni commerciante di libri usati in città ricevesse la notificazione dello statuto. Immediatamente i furti calarono quasi a zero. Il mercato era diventato non rimunerativo. Non ci fu mai un procedimento penale con quella legge. Non ce n’è bisogno.33

Non è sempre così, poiché quando il carattere religioso e morale di un popolo disintegra, i trasgressori della legge superano in numero la polizia e i ligi alla legge. La legge biblica elimina i criminali incorreggibili e abituali; la fede biblica da’ alle persone un carattere pio e una disposizione ad essere ligi. Lo sfacelo degli ordinamenti giuridici umanisti è dovuto alla disposizione radicalmente criminale delle loro popolazioni anarchiche. Malgrado tutta l’ampia compassione per i criminali, rimane il fatto che l’80 per cento di tutte le persone accusate si dichiarano colpevoli. Alcuni del rimanente 20 per cento sono colpevoli, ma la parte lesa ha fatto cadere l’accusa (Mayer nota di costoro che molti sono “Come i nostri giovani la cui ragazza ha deciso che lo vuole malgrado l’abbia picchiata fino a ridurla in poltiglia”). Per accelerare la celebrazione dei processi, molte parti possono dichiararsi colpevoli per una pena minore per evitare ritardi e spese. Altri studi mostrano che su 100 arrestati dalla polizia (contrapposti a quelli formalmente accusati), cinquanta sono condannati su una dichiarazione di colpevolezza; cinque sono condannati dopo il processo; 30 sono rilasciati senza che siano formulate accuse; 13 sono rilasciati “per procedimento amministrativo dopo che sono state contestate le accuse, ma prima del processo,” e 2 sono prosciolti dopo il processo. Pertanto, anche se in qualsiasi sistema umano fallibile sono fatti degli errori, sono ovviamente non molto comuni. La giustizia è spigolosa, ma non c’è alternativa alla giustizia.34 Inoltre, come il Mayer ha notato dei tribunali penali di New York, gli avvocati non portano mai cappello: “Perché se lo appoggi da qualche parte in procura, qualcuno lo ruba.”35 in più, “L’avvocatura penale è un ramo della legge in cui gli avvocati si fanno pagare prima.”36 Il motivo, naturalmente, è la radicale disonestà dei loro clienti.

Ma più importante è la questione che riguarda i minori:

Secondo il rapporto annuale dell’FBI sui crimini, il 48 per cento di tutti gli arresti per reati seri avvenuti nel 1964 furono arresti di ragazzini sotto i diciotto anni, e il 43,3 per cento di tutti quelli incriminati formalmente di crimini seri dalla polizia furono messi a disposizione del tribunale minorile. L’apice viene all’età di quindi anni. (Generalmente parlando, casualmente, più grande la città, minore la proporzione di quelli sotto i diciotto sul numero totale degli arresti.) È stato stimato che un nono dei ragazzi della nazione — un sesto dei maschi — ha qualche contatto con un tribunale minorile (Di solito per reati minori) tra i dieci e i diciassette anni.37

Questi dati peggiorarono sensibilmente dopo il 1964. Troppi dei ragazzi non coinvolti con i tribunali minorili sono educati all’anarchia dall’educazione e dalla religione umaniste. Il risultato è il compito impossibile della polizia: “A Berkeley il sabato notte ci possono essere fino a 2000 festini a base di droga — si può avere un informatore o un poliziotto in ciascuno?”38

La legge collassa quando la fede che la regge non c’è più. L’ostilità alla pena di morte è ostilità alla legge di Dio. Ma il governo di Dio prevale, e le sue alternative sono precise: O uomini e nazioni obbediscono la sua legge, o Dio invoca contro di essi la pena di morte.

Abbiamo citato sopra l’alta percentuale di colpa in tutte le persone incriminate. Questo non significa che talvolta non si condanni un innocente. Il caso Dudley Boyle sembra essere uno di questi. Dudley Boyle, un ingegnere minerario e giovane allegro, fu arrestato durante la Depressione per aver rapinato la Bank of Sparks. Fu difeso da McCarran, più tardi senatore per lo stato del Nevada, che era convinto dell’innocenza di Boyle. Il processo rivelò stupefacenti irregolarità; ne riassume alcuni aspetti la figlia di McCarran:

Uno dei trucchi più atipici usati dalla procura fu che lo Stato chiamò alla sbarra a testimoniare l’uomo che poteva provare l’alibi di Dudley Boyle — e cioè che aveva lasciato Reno la mattina presto della rapina e che aveva viaggiato in auto fino a Golfield. Summerfield fece dichiarare il nome e l’indirizzo e poi lo dimise. Di lì in poi, McCarran, continuamente cassato dal Giudice George Bartlett, non riuscì a interrogare l’uomo o a ricavarne la conferma dell’alibi di Boyle. Ciò sarebbe incredibile se fosse semplicemente notizia di stampa. Le trascrizioni sono disponibili. Perfino in appello, il Giudice Edward A. Ducker, che succedette a McCarran in Corte Suprema, emanò una decisione terribilmente superficiale contro Boyle, la cui condanna passò da cinque a venticinque anni di prigione. Egli fu rilasciato dopo sei anni e susseguentemente, si suicidò. Quando stava lavorando per il suo rilascio sulla parola, Boyle aveva scritto a McCarran: “Lei sa e io so che sono innocente.” Sfortunatamente, questo avvenne nel profondo della Depressione quando tutti erano terribilmente distratti. Ci fu molto che faceva pensare che se il proprietario della banca di Sparks desiderava una condanna, poteva essere ottenuta.39

Questo non è un caso isolato.40 ma non è ciò che avviene di solito. È ancora vero il fatto che virtualmente tutti le persone incriminate sono colpevoli, ed esse stesse, nella maggioranza dei casi si dichiarano colpevoli. Evitare di applicare la legge, o distruggere la legge, a motivo di questi casi d’ingiustizia, è cumulare l’ingiustizia. L’applicazione della legge civile e penale è nelle mani di uomini peccatori e fallibili, non la si può far diventare infallibile. Per migliorare la qualità dell’applicazione della legge, e mettere in atto una maggiore obbedienza, è necessario che si abbiano più uomini pii. La risposta non sta nell’indebolire la legge, anzi questo porta a ulteriore sfacelo. Utilizzare casi d’ingiustizia per distruggere la legge è in sé un atto d’ingiustizia molto grande e letale.

Note:

1 Citato da William Hamilton “The Death of God” Playboy, vol. 13, n° 8; Agosto 1966, p. 138; da John Charles Cooper: The Roots of the Radical Theology; Philadelphia: Westminster Press, 1967; p. 137.

2 Citato da The Collected Plays of Arthur Miller (Viking Press 1957) p. 320, “The Crucible” di J. C. Cooper: Roots of the Radical Theology, p. 143. Miller cita Dio solo per eliminarlo.

3 Citato in John Laurence: A History of Capital Punishment; New York: The Citadel Press, 1960, p. xxv s.

4 Howard Jones: Crime in a Changing Society; Baltimore. Penguin, 1965; p. 91 s.
5 Justice William O. Douglas: “Civil Liberties: The Crucial Issue” in Playboy, vol 16, n° 1; Gennaio

1969, p. 93 s. 6 Ibid., p. 120.

7 Ibid., p. 223. È significativo che l’articolo di Douglas sia apparso in Playboy, che è diventato la voce probabilmente più importante della scuola della Morte di Dio.

8 H. B. Rand: Digest of the Divine Law, p. 67.

9 Ibid., p.141.

10  Martin Mayer: The Lawyers; New York: dell Publishing Co. [1966], 1968, p. 208.

11  Ibid., p. 209.

12  The Autobiography of Lincoln Steffens; New York: Harcourt, Brace, 1931, p. 574.

13  G. E. Oehler: Theology of the O.T., p. 222.

14  J. Edgar Park: “Exodous” in The Interpreter’s Bible, I, p. 1001.

15  M. Mayer: The Lawyers, p. 210.

16  Ibid., p. 221.

17 Karl Menninger: “Crime and Punishment,” in Saturday Reviev 7 Settembre, 1968, pp. 21-25, 55. Il libro di Menninger sul soggetto (Viking Press; New York, 1968, porta lo stesso titolo: The Crime of Punishment.

18  Citato da Robert Kirsh: “The book Report, Psychiatrist Analizes Crime and Punishment in U.S., in Los Angeles Times, part iv; Giovedì, 12 Dicembre, 1968, p.6.

19 Menninger, in Saturday Review, p. 22. 20 Ibid.

21 “Lawyers Look to Social Reform, Not Law, to Cure the Problem,” in The National Observer (Lunedì, 12 Agosto, 1968), p. 4.

22 Si veda Patty Newman, Joyce Wenger: Pass the Poverty Please! (Whittier, Calif.: Contructive Action, 1966); e Shirley Scheibla: Poverty is Where the Money Is (New Rochelle, New York: Arlington House, 1968.

23 National Observer, op. cit.

24 “Revere Life, End Capital Punishment, Says Clark,” Oakland, Calif., Tribune (Martedì, 2 Luglio, 1968), pp. 1, 7.

25 Erle Stanley Gardner: “Crime in the Streets” in This Week Magazine; 18 Agosto 1968, p. 4. 26 “A Labor Union for Convicts,” Oakland Tribune (calif.) Giovedì, 15 Agosto, 1968, p. 3.

27 Myrna Oliver: “Insanity Plea: …” in Los Angeles Herald Examiner; Giovedì, 28 Novembre, 1968, p. d-8.

28 E. L. Hebdon Taylor: “The Death Penalty” in T. Robert Ingram, editore: Essays on the Death Penalty; Huston: St. Thomas Press, 1963, p. 13 s.

29 “Rapist Felt Rejected by Women, Court Told,” in Los Angeles Times; Venerdì, 10 gennaio, 1969; Part II, p. 4; e, Harry Nelson: “Masculinity Dobts of XYY Defendant Told by Psychiatrist,” Los Angeles Times, Mercoledì, 8 Gennaio, 1969, Part 1, pp. 2, 29.

30 K. Menninger: “The Crime of Punishment,” in Saturday Review; 7 Settembre, 1969, p. 23 31 Myrna Oliver: “Shiran Intrigues the Curious,” il Los Angeles Herald Examiner; Venerdì, 10 gennaio, 1969, p. A-3.

32 Gervas A. Carey: “Thou Shalt Not Kill,” in T. R. Ingram: Death Penalty, p. 105.

33 Citato da Karl Llevellyn: Jurisprudence, p. 408, da M. Mayer: The Lawyers, p. 167.

34 Mayer: op. cit., pp. 90, 115s., 180s.

35 Ibid., p. 154.

36 Ibid., p. 160.

37 Ibid., p. 212.

38 Robert McLauglin: “A policeman Nightmare: Mountains of Marijuana,” Los Angeles Herald Examiner, Venerdì, 6 Dicembre, 1968, p. A-11.

39 Sister Margaret Patricia McCarran: “Patrik Anthny McCarran” in NevadaHistorical Society Quarterly, Fall-Winter, 1968, vol. XI, n° 3-4, p.28s.

40 Per un caso particolarmente sconvolgente, col quale un uomo fu apparentemente derubato del dovuto riconoscimento scientifico, e mandato in prigione su false accuse, si veda Andrew. A Freeman: The case for Doctor Cook; New York. Coward-Mccann, 1961.

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