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LE ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

Il Quinto Comandamento

9. I Limiti all’Autorità dell’Uomo

 

Il problema dell’autorità è basilare alla natura di qualsiasi società. Se la sua dottrina dell’autorità è infranta, una società collassa oppure sarà tenuta insieme solo dal terrore totale. È diventata consuetudine da parte degli studiosi evitare il fatto che l’autorità è una questione religiosa.; il dio o potere ultimo di qualsiasi sistema è anche l’autorità e il legislatore di quel sistema.

Iverach, in linea con l’evasione umanista della natura dell’autorità, cominciò la sua analisi dicendo che “La parola ‘autorità’, com’è usata nel linguaggio ordinario, implica sempre un certo ammontare di coercitività. Il significato più comune è di un potere di imporre l’obbedienza.”1 Questo è certamente vero fino ad un certo punto, ma è falso per la fuorvianza della sua enfasi. Sarebbe come definire un uomo come una creatura per la maggior parte senza peli, che ha un pollice e cammina eretto; tecnicamente, questa definizione è corretta; praticamente, non ci ha detto niente ed ha evaso i fatti centrali che concernono l’uomo. Iverach riconobbe questo limite, e perciò guidò l’argomento, passo dopo passo, alla conclusione che “Ogni autorità è pertanto in ultima analisi: autorità divina. Ciò è vero sia che consideriamo il mondo dal punto di vista teista che da quello panteista.” 2 Poiché il punto di partenza di ogni autorità è religioso, il punto di partenza di ogni discussione sull’autorità deve essere religioso. Dio non è l’anello finale dell’autorità, ma l’alfa e l’omega di ogni autorità.

Ogni autorità è essenzialmente autorità religiosa; la natura dell’autorità dipende dalla natura della religione. Se la religione è biblica, allora l’autorità è su ciascun punto l’immediata o mediata autorità del Dio trino. Se la religione è umanista allora l’autorità è dovunque, implicitamente o esplicitamente la consapevolezza autonoma dell’uomo. Gli uomini, o obbediscono l’autorità su fondamento religioso o la disobbediscono su fondamento religioso. Adamo ed Eva non furono meno religiosi nella loro disobbedienza che nella loro obbedienza. Quando assunsero che l’uomo sia autonomo ed abbia libertà di scelta nei confronti della legge di Dio e la libertà di scegliere cosa costituisca legge, essi presero una decisione morale e religiosa ed agirono in obbedienza al loro nuovo presupposto religioso. La disobbedienza all’autorità esistente significa che c’è in vista una nuova autorità. La mancanza di rispetto di una disobbedienza è una sfida religiosa di un’autorità; è la negazione di quell’autorità nel nome di un’altra. Quando un bambino sfida i suoi genitori, dicendo: “Io non lo voglio fare e Io non lo farò” egli rimpiazza l’autorità genitoriale e religiosa con la propria volontà; egli contrappone la sua pretesa di autonomia e d’indipendenza morale contro la richiesta di Dio nella sua parola e contro i genitori nella loro persona. Se il bambino obbedisce solo per paura, si tratta lo stesso di obbedienza religiosa, nel fatto che il potere o la punizione sono la forza religiosa motivante della sua vita. Le religioni possono variare, ma il fatto che l’autorità sia religiosa rimane costante.

L’autorità è potere legittimo; è dominio e giurisdizione. Gli uomini rispondo all’autorità che riconoscono, detestano obbedire autorità che non riconoscono come tali. I capi sacerdoti e gli anziani del popolo fecero a Gesù la domanda giusta, per la ragione sbagliata, non essendo disposti ad ammettere quale fosse la loro dottrina dell’autorità. Ma la domanda rimane: “Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?” (Mt. 21:23). Essi avevano già visto quale fosse la sua dichiarata autorità e avevano osservato: “Tu che sei uomo ti fai Dio” (Gv. 10:33). Gesù fondava la propria autorità in suo Padre e in se stesso in quanto Dio incarnato.

Senza una valida dottrina dell’autorità, nessun ordine può reggersi. Fare appello al sentimento o alla gratitudine è futile. O l’uomo è vincolato da una dottrina religiosa dell’autorità, o non è vincolato affatto eccetto a proprio piacere o convenienza, il che non è vincolo per niente. Rivolgiamoci di nuovo a istruzioni morali egiziane come esempi di ciò, come testimoniano le “Istruzioni” di un padre a suo figlio:

Raddoppia il cibo che dai a tua madre, portala com’ella ha portato te. Ella ebbe in te un grosso carico, ma non lo lasciò a me. Dopo che fosti nato ella fu ancora gravata da te; il suo seno fu nella tua bocca per tre anni, e benché la tua sporcizia fosse disgustosa, il suo cuore non ne fu disgustato. Quando prenderai moglie, ricordati come tua madre ti ha fatto nascere, e anche il suo allevarti; non permettere che tua moglie ti biasimi, né sii causa che alzi le sue mani agli dèi.

Si considerino anche la parole di Ptahhotep della Quarta Dinastia:

Se sei un uomo con una posizione, dovresti trovare un’abitazione ed amare tua moglie a casa, come si deve. Riempi la sua pancia, e rivesti la sua schiena; l’unguento è la ricetta per il suo corpo. Rendi allegro il suo cuore, perché ella è un campo produttivo per il suo signore.3

Queste sono parole belle e commoventi, e il sentimento morale è encomiabile ma futile. L’appello è ai sentimenti, non ad una legge morale assoluta. Non c’è qui un’assoluta autorità religiosa e morale che circondi la famiglia e protegga madre e moglie, né c’è un’autorità civile a far rispettare quella legge religiosa: il welfare della madre e della moglie è lasciato al beneplacito dell’individuo, e pertanto l’appello è un futile tentativo di toccare le corde del cuore: è un appello senza autorità.

Se una dottrina dell’autorità incorpora in se stessa delle contraddizioni, è infine destinata a disgregarsi quando le diverse correnti lottano l’una contro l’altra. Questo è stato una parte continua delle varie crisi della civilizzazione occidentale. Poiché la dottrina biblica dell’autorità è stata compromessa dell’umanesimo greco-romano, le tensioni dell’autorità sono state rilevanti e risentite. Come scrisse Clark, riferendosi all’autorità negli Stati Uniti:

È dottrina sia della legge Mosaica che di quella cristiana che i governi siano divinamente ordinati e derivino il loro potere da Dio. Nel Vecchio Testamento è affermato che “La potenza appartiene a Dio,” (Sa. 62:11) che Dio “Depone i re e li innalza,” (Da. 2:21) e che “L’Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole” (Da. 4:32). Similmente nel Nuovo Testamento è dichiarato che “…non c’è autorità se non da Dio e le autorità che esistono sono istituite da Dio” (Ro.13:1)

Nel diritto romano, originariamente si considerava che il potere dell’imperatore gli fosse stato conferito dal popolo, ma quando Roma divenne uno stato cristiano il suo potere fu considerato come proveniente da Dio. Anche in America Dio è stato riconosciuto come la fonte del governo, benché comunemente si pensi che in un governo repubblicano o democratico “tutto il potere sia insito nel popolo.”4

Nell’America degli inizi, era fuori discussione, quale che fosse la forma del governo civile, che ogni legittima autorità fosse derivata da Dio. L’influenza della tradizione classica fece rivivere l’autorità del popolo, la quale, storicamente, è equamente compatibile con monarchia, oligarchia, dittatura o democrazia, ma non è compatibile con la dottrina dell’autorità di Dio. Di conseguenza, l’autorità di Dio in America è stata progressivamente sostituita dall’autorità del nuovo dio: il popolo. Quando viene invocato, Dio è visto come qualcuno che s’inchina al popolo, come un Dio che brama la democrazia.

Non è meno vero altrove. Così, in Inghilterra, la regina Elisabetta II, nel suo messaggio di natale del 1968, ha dichiarato: “Il messaggio essenziale del Natale è ancora che apparteniamo tutti alla grande fratellanza degli uomini …Se veramente crediamo che la fratellanza umana abbia valore per il futuro del mondo, allora dovremmo cercare di sostenere quelle organizzazioni internazionali che coltivano la comprensione tra popoli e nazioni.”5 Cristo, che è venuto a dividere gli uomini nei termini di se stesso, è visto dalla regina come uno che è venuto ad unirli nei termini dell’umanità. I Marxisti, poiché non hanno questa posizione schizofrenica e/o ipocrita, sono capaci di funzionare più vigorosamente e più sistematicamente. L’autorità Marxista è rigorosamente umanista ed è messa in atto da un irrefrenabile terrore totale.

Sotto una dottrina biblica dell’autorità, poiché “Le autorità che esistono sono istituite da Dio” (Ro. 13:1), ogni autorità, che sia in casa, scuola, stato, chiesa o qualsiasi altra sfera, è autorità subordinata ed è sotto Dio e sottoposta alla sua parola. Ciò significa, primo, che ogni obbedienza è soggetta alla previa obbedienza a Dio e alla sua parola, poiché “Noi dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5:29; cf. 4:19). Benché l’obbedienza civile sia specificamente comandata (Mt. 23.2, 3; Ro. 13:1-5; Ti. 3:1; Eb. 13:7, 17; 1 Pi. 2:13-16; Mt. 22:21; Mc. 12:7; Lu. 20:25, ecc.), è egualmente evidente che il requisito che la precede è l’obbedienza a Dio e questa deve prevalere. In questo modo, gli apostoli avevano ordini dal loro Re di proclamare l’evangelo, ed essi pertanto rifiutarono di essere vincolati al silenzio dalle autorità giuridiche (Atti 4:18; 5:29; cf. 1° Macc. 2:22).

Secondo, ogni autorità sulla terra, essendo sotto Dio e non essa stessa Dio, è per natura e necessità autorità limitata. Questa natura limitata di tutte le autorità subordinate è nitidamente presentata in un numero di leggi, delle quali una interessante è Deuteronomio 25:1-3:

Se sorge una lite fra uomini e si, presentano in tribunale, i giudici li giudicheranno, assolvendo l’innocente e condannando il colpevole. Quindi se il colpevole merita d’esser battuto, il giudice lo farà stendere per terra e lo farà battere in sua presenza, con un numero di colpi, secondo la gravità della sua colpa.

Può fargli dare quaranta colpi, ma non di piú, perché, oltrepassando ciò e battendolo con un numero maggiore di colpi, tuo fratello non sia disprezzato ai tuoi occhi.

Wright ha osservato, dell’ultima frase:

Sia disprezzato. L’ebraico ha letteralmente “sia fatto leggero.” Comminare ad un uomo la punizione dovutagli per il suo crimine non doveva disonorarlo come consimile israelita, ma batterlo indiscriminatamente in pubblico sarebbe stato un trattarlo come un animale piuttosto che col rispetto dovuto a un essere umano consimile.6

Questo punto è importante. Poiché la legge biblica non permetteva in tempi d’obbedienza, lo sviluppo di una classe di criminali professionisti e di delinquenti incorreggibili, “il colpevole” perciò non è un criminale depravato ma un cittadino e tuo prossimo che ha peccato. Egli si sottomette al giudizio ed è reintegrato nella comunità; non è vile (come rende la KJV), e non è degradato, ‘fatto leggero’, agli occhi della comunità o delle autorità mediante la punizione. Infatti, più tardi, secondo Waller, la punizione “Veniva inflitta nella sinagoga, e durante la punizione veniva letta la legge da Deuteronomio xxviii, 58-59, con uno o altri due brani.”7 La lettura di Deuteronomio 28:58-59 è importante: il proposito del giudizio umano era con ciò dichiarato compiere i requisiti di Dio ed evitare il giudizio di Dio, poiché “Se non hai cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge … allora l’Eterno rovescerà su di te e sui tuoi discendenti calamità indescrivibili” (o straordinarie).

Questo mette a fuoco un aspetto significativo dell’intento della legge. Richiedendo la pena capitale per i criminali incorreggibili, la legge eliminava i nemici della società pia, li epurava dalla società. Questo è il lato soppressivo [or. Killing side] della legge. Dall’altro lato, richiedendo la restituzione dagli altri cospicui colpevoli, e la punizione corporale (le battiture) per i colpevoli di reati minori, la legge operava per restituire l’uomo alla società, di purificare e di guarire. L’uomo che avesse fatto restituzione o che avesse ricevuto le sue battiture, aveva pagato il suo debito alla persona offesa e alla società ed era reintegrato alla cittadinanza. La lettura di Deuteronomio 28:58-59 aveva il proposito di evitare il giudizio distruttivo di Dio mediante l’applicazione del giudizio curativo di Dio.

Ove la legge cerchi di guarire senza uccidere, uccide. Il chirurgo deve asportare un organo inguaribilmente malato per salvare il corpo, per guarirlo della sua infezione. Ma un dito leggermente infettato non viene amputato, è purgato dall’infezione in modo da essere mantenuto come parte funzionante del corpo. Che sia nell’uccidere o nel guarire, l’autorità del governo civile è rigorosamente governata e limitata dalla parola di Dio.

L’autorità dei giudici è pertanto autorità limitata: un massimo di quaranta colpi, nel timore che ponga una distanza tra il giudice e il popolo, nel timore che il cittadino che ha peccato divenga un sottoposto del giudice piuttosto che ambedue insieme sottoposti di Dio il Re. La punizione è sempre sottoposta alla legge di Dio; la sentenza normale è la restituzione; in cause minori di controversie personali, era la punizione corporale, una battitura. Il tipo di reato coperto dalla battitura è, tra gli altri, quello di Levitico 19:14: “Non maledirai il sordo e non metterai alcun inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo DIO. Io sono l’Eterno.” Secondo Ginsburg: “Il termine sordo include anche chi è assente e perciò non può udire.” Inoltre:

Secondo l’amministrazione della legge durante il secondo Tempio, questa proibizione era diretta contro qualsiasi tipo di maledizione. Poiché, essi dicevano, se è proibito maledire uno che non può udire, e che, perciò, non se ne può angustiare, quanto più sarà proibito maledire uno che ode la maledizione ed è sia adirato che angustiato da essa.

Non metterai alcun inciampo davanti al cieco. In Deuteronomio xxvii, 18 è pronunciata una maledizione contro chi fa smarrire il cieco nel suo cammino. Aiutare quelli che erano in tal guisa afflitti fu sempre considerato un atto meritorio. Di qui, tra i servizi di benevolenza che Giobbe rese ai suoi vicini, egli dice: “Ero occhi per il cieco” (Gb. 29:15). Secondo l’interpretazione in vigore ai tempi di Cristo, questo deve essere inteso figurativamente. Proibisce d’imporsi sugli ignoranti, e dare direzioni sbagliate a chi cerca consiglio facendolo in questo modo cadere. Simile premura verso il debole è comandata dall’Apostolo: “ non porre intoppo o scandalo al fratello” (Ro. xiv. 13).8

Terzo, la legge attesta la supremazia della parola-legge di Dio scritta. L’autorità dell’uomo è sotto Dio e limitata; l’autorità di Dio è illimitata. Gli uomini non hanno il diritto d’interpretare la volontà di Dio nei termini delle loro voglie e desideri; la volontà di Dio per l’uomo è dichiarata nella sua parola-legge. La forma dell’ordine civile può variare: può essere una comunità governata da giudici o governatori (De. 17:8-13), o una monarchia (De. 17:14-20, ma la supremazia della legge di Dio e della sua autorità rimane. La sola autorità in qualsiasi sfera di governo, casa, chiesa, stato, scuola, o altre, è la parola scritta di Dio (De. 17:9-11). Questa parola-legge deve essere applicata alle mutevoli condizioni dell’uomo e ai diversi contesti sociali. “La parola scritta è la catena che vincola. Nè alterano questo principio le mutevoli relazioni tra l’autorità esecutiva e quella legislativa.”9 L’uomo che avesse rifiutato di riconoscere l’autorità della parola-legge di Dio come vincolante per se stesso quando il verdetto fosse stato emesso veniva giustiziato per “togliere via il male da Israele”, o per epurarlo dal paese (De. 17:12, 13).

Se governava un re, egli doveva essere (a) del popolo pattizio, cioè un uomo di fede perché il patto richiede fede; (b) non doveva “moltiplicare i cavalli”, cioè strumenti di guerra d’aggressione anziché di difesa, né “moltiplicare le mogli” (poligamia), e “Neppure moltiplicherà grandemente argento e oro per se stesso” perché il suo scopo deve essere la prosperità del popolo sotto Dio piuttosto che la propria ricchezza; uno stato ricco significa un popolo povero; (c) il re deve possedere, leggere, studiare la parola legge di Dio “tutti i giorni della sua vita per imparare a temere l’Eterno, il suo DIO, e a mettere in pratica tutte le parole di questa legge e questi statuti,” e (d) lo scopo del suo studio non è solamente di far progredire l’ordinamento giuridico di Dio ma anche “Perché il suo cuore non s’innalzi al di sopra dei suoi fratelli” poiché egli è un co-sottoposto di Dio, e affinché possa governare in obbedienza a Dio tutti i suoi giorni (De. 17:14-20). Gesù Cristo, quale vero Re, venne a compiere la parola-legge di Dio e a stabilire il dominio di Dio: “Ecco io vengo, nel rotolo del libro sta scritto di me. DIO mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà, e la tua legge è dentro il mio cuore” (Sa. 40:7, 8; Eb. 10:7, 9). Secondo Wright, scrivendo su Deuteronomio 17:14-20: “È impossibile immaginare tali scritti in un’altra nazione dell’antico medio oriente. L’ufficio di re era soggetto alla legge divina come lo erano tutte le altre cariche della nazione.”10 ma nella legge biblica, re, giudice, sacerdote, padre e il popolo, sono tutti sotto la parola legge scritta di Dio, e più alta è la posizione più importante è l’obbedienza.

Pertanto, quarto, com’è già evidente, i capricci personali non possono prendere la precedenza sulla legge di Dio nemmeno quando è coinvolta la nostra proprietà. Un erede legittimo e pio non può essere messo da parte in favore di un altro figlio semplicemente perché il padre ama il secondo figlio. Questo è specificato nel caso di un matrimonio poligamo, dove il primogenito può essere il figlio di una moglie odiata (De. 21:15-17). In qualsiasi caso, il padre non ha la libertà di usare ragioni personali e non religiose come criterio per l’assegnazione dell’eredità. Deve prevalere la legge di Dio. I soli fondamenti legittimi della posizione di erede sono religiosi.

Dobbiamo pertanto concludere che l’autorità non è solamente un concetto religioso ma anche totale. Implica il riconoscimento ad ogni punto della nostra vita dell’assoluto ordine giuridico di Dio. Il punto di partenza di questo riconoscimento è nella famiglia: “Onorerai tuo padre e tua madre.” Da questo comandamento, col suo requisito che i figli si sottomettano all’autorità dei loro genitori sotto Dio e la obbediscano, proviene l’ammaestramento fondamentale nell’autorità religiosa. Se l’autorità della casa è negata, significa che l’uomo è in rivolta contro il tessuto e la struttura della vita, e contro la stessa vita. L’obbedienza, perciò porta con sé la promessa di vita.

 

Note:

1 James Iverach: “Authority” in HERE, II, 249. 2 Ibid., II, 253.

3 Barbara Mertz: Temples. Tombs and Hieroglyphs, The Story of Egiptology; New York. Coward- McCann, 1964, p. 333 s.

4 H. B. Clarck: Biblical Law, p. 51,s.
5 “Queen in TV Appeal for Brotherhood,” Los Angeles Herald Examiner, mercoledì, 25 Dicembre,

1969, p. A-13.

6 G. Ernest Wright: “Deuteronomy” in Interpreter’s Bible, II, 479. 7 C. H. Waller: “Deuteronomy”
8 C. D. Ginsburg: “Leviticus” in Ellicott, II, 423 s.
9 C. H. Waller: “Deuteronomy” in Ellicott, II, 51.

10 G. Ernest Wright: “Deuteronomy” in Interpreter’s Bible, II, 441.

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