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LE ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

 

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IL QUARTO COMANDAMENTO

1. Il Segno della Libertà

Il quarto comandamento, la legge del Sabato,1 è importante nei termini del suo significato profetico quanto del suo statuto giuridico. Kline, nel discutere la formulazione della legge, dichiara:

La più significativa delle variazioni dalla forma del Decalogo come presentato in Esodo 20: 2-17 è la nuova formulazione della quarta parola. Il ciclo sabbatico della vita pattizia simboleggia il principio del compimento caratteristico dell’azione divina. Dio lavora, compie i suoi propositi e, gioendone, riposa. Esodo 20:11 fa riferimento all’esibizione della forma del compimento della creazione come modello originale per il Sabato. Deuteronomio 5: 15 fa riferimento alla sua manifestazione nella redenzione, ove il trionfo divino è tale da portare anche gli eletti di Dio al loro riposo. Appositamente, perciò, il Sabato fu stabilito come segno del patto di Dio col popolo che ha redento dalla schiavitù d’Egitto perché ereditassero il riposo in Canaan (cf. Es. 31: 13-17). In linea con l’interpretazione deuteronomica del sabato in termini del progresso dei propositi redentivi di Dio abbiamo nel Nuovo Testamento l’orientamento del sabato al trionfo del Salvatore nella resurrezione mediante il quale il suo popolo redento attinge con lui al riposo eterno.2

La forma del Sabato è il riposo di Dio dopo la creazione; l’obbiettivo del Sabato è il riposo dell’uomo nella redenzione.

Non c’è documentazione o evidenza del Sabato prima dell’Esodo. La parola “ricordati” nel comandamento evoca la creazione e non richiama un’osservanza passata ma comanda al popolo di ricordare il Sabato di lì in poi. Un giorno settimanale di riposo è sconosciuto alle altre culture. Solo dove la fede e la cultura bibliche l’hanno messo in atto esiste a tutt’oggi. In alcune culture del mondo antico, un giorno occasionale di festa marcava la celebrazione del genetliaco del divino-umano re. Ma il concetto biblico di un riposo nella redenzione come obbiettivo della storia, cioè un ordinamento perfetto nel quale il lavoro è totalmente benedetto, e quell’ordinamento è interamente opera di Dio, è sconosciuto fuori della fede biblica. Dio, parlando mediante Isaia, dichiarò: “Ma gli empi sono come il mare agitato, che non può calmarsi e le cui acque vomitano melma e fango. «Non c’è pace per gli empi», dice il mio DIO” (Isa. 57: 20-21). Il mondo del non rigenerato è perpetuamente alla ricerca del Sabato, del glorioso riposo della creazione, ma la sua ricerca autodistruttiva porta solo a maggiori agitazioni: vomita “melma e fango”.

Il Sabato non è una violazione della libertà dell’uomo ma piuttosto la liberazione dell’uomo3.

Il Sabato asserisce il principio di libertà sotto Dio, di libertà sotto la legge, la legge di Dio. Intima l’uomo all’obbedienza al comando di riposare, per liberare l’uomo da se stesso e da questo lavoro. L’essenza dell’umanesimo è la sua fede nella plenaria abilità dell’uomo. L’uomo è capace, si sostiene, di salvare se stesso, di guidare la sua propria evoluzione e quella della società, di controllare se stesso, il suo mondo, la meteorologia, e ogni altra cosa. Quando l’uomo controllerà e riordinerà tutte le cose, allora avrà ricreato il mondo in un paradiso. Nelle accezioni Marxiste, Fabiane, o democratiche, questo è il sogno dell’umanesimo.

È anche la certezza della proletarianizzazione dell’uomo, Come ha notato Pieper: “Il proletario è l’uomo che è incatenato al processo lavorativo.”4 I capi della rivoluzione proletaria sognano di liberare l’uomo dal lavoro. Per loro, questo significa anche liberare l’uomo da Dio, Secondo Stalin:

Se Dio esiste, deve aver ordinato la schiavitù, il feudalesimo e il capitalismo. Deve volere che l’umanità soffra, come mi dicevano sempre i monaci. Allora non ci sarebbe speranza che le masse di lavoratori si liberassero dai loro oppressori. Ma quando imparai che Dio non esiste, compresi che l’umanità avrebbe potuto lottare la propria via alla libertà. 5

Se Dio non esiste, sosteneva Stalin, allora non esiste neppure la divina provvidenza, e l’uomo deve lavorare per diventare la sua propria provvidenza. Il governo totale di Dio dovrebbe essere rimpiazzato dal totale governo dell’uomo. Ciò significa lavoro e sacrificio tremendi. Il risultato finale dovrebbe essere l’uomo ideale e liberato.

Ogni uomo, predisse Stalin, sarebbe sviluppato sotto il socialismo al punto tale che egli e tutti i suoi compagni sorpasserebbero i giganti del passato pre-socialista come Michelangelo e Goethe. Eppure, nulla sembra meno simile a Michelangelo o Goethe di queste indicazioni di Stalin circa l’ideale futura condizione dell’uomo. Gli uomini del futuro erano di fatto da Stalin intesi somigliare al Nuovo Uomo Sovietico dei suoi giorni — duri lavoratori, completamente dedicati, privi di personalità, lavoratori Stakanovisti completamente sottomessi, ed altri eroi. Il mondo doveva essere trasformato in ciò che l’ideologia Comunista dei giorni di Stalin disse che doveva essere. E quella era essenzialmente la Russia di Stalin, a grandi lettere, distribuita su tutto il mondo reso finalmente prospero, e sbarazzato di tutti fatta eccezione di quelli che avessero obbedito volontariamente e perfettamente alle leggi perfette del Comunismo.6

Stalin, nel corso di questa ricerca per il vero Sabato, il vero riposo dell’uomo, fece due cose: Primo, schiavizzò più persone di qualsiasi altro tiranno in tutta la storia e, secondo, fece uccidere più persone di ogni altro uomo in tutta la storia. Il tentativo dell’uomo di entrare in cielo nei propri termini lo colloca invece all’inferno.

Ora, esaminando più specificamente le leggi del Sabato, è subito evidente che, mentre il principio del Sabato rimane basilare per la legge biblica, le forme specifiche per l’osservanza del Sabato sono radicalmente cambiate nei termini del nuovo patto in Cristo.

Primo, il Sabato nella legge dell’Antico testamento non era principalmente un giorno di culto ma un giorno di riposo. La forma di culto settimanale non esisteva nella legge del Vecchio Testamento. La sinagoga lo introdusse nel periodo intertestamentario, e il Nuovo Testamento lo praticò ed esortò (Eb. 10: 25). Nel Vecchio Testamento il culto era incentrato sulla famiglia e intessuto nella trama della vita quotidiana. Dovrebbe ancora essere così incorporato nella vita comune dell’uomo, ma ora c’è anche il dovere del culto collegiale. Questo culto collegiale non può, però, essere confuso né fatto eguale al riposo, benché i due siano strettamente associati. Il riposo ha qui riferimento alla realtà soteriologica, al fatto della redenzione, liberazione e l’interezza della vita. Riposo qui significa fiducia nell’opera di Dio, così che cessiamo dal nostro lavorare in simbolica rappresentazione del nostro totale appoggiarci sull’opera compiuta di Dio. La manna nel deserto esibiva il riposo di Dio, e l’ordine di osservare il Sabato con fiducia nella sufficienza della manna rinforzava questo fatto della provvisione di Dio. Quando un Dio così opera, l’uomo può e deve riposare (Es. 16: 14-36).

Secondo, leggi severe imponevano il riposo del Sabato. La legge non richiedeva culto ma riposo. La legge generale diceva che nessun lavoro avrebbe dovuto essere fatto di Sabato (Es. 34:21; De. 5: 12-15; Es. 20: 8-11; Le. 23: 3; Ge. 17: 22). “Le porte dovevano essere chiuse” (Ne. 13: 19). “Rimanga ognuno al suo posto; nessuno esca dalla sua tenda il settimo giorno” (Es. 16: 29). Gli asini non dovevano essere caricati (Ne. 13: 15), né pesi portati (Ge. 17: 21-22), né accesi fuochi (Es. 35: 3), né sacchi di grano portati in città (Ne. 13: 15), o venduti (Ne. 13: 15), né l’uva pigiata nella pressa (Ne. 13: 15). La vita, però, poteva essere salvata di Sabato (Mc. 3: 4; Lc. 6: 9), poiché la redenzione è l’essenza del Sabato. Questo può significare guarire gli ammalati (Mt. 12: 10-13; Mc. 3: 1-5; Lc. 14: 3, 4; 6: 8-10; 13: 14-16; Gv. 7: 23), o tirare su un animale che è caduto nel pozzo (Mt. 12: 11; Lc. 14: 5). Poiché alleviare la fame è parte della redenzione, è appropriato per uno che abbia fame, “svellere e mangiare frumento” di Sabato (Mt. 12: 1-8; Mc. 2: 23-28; Lc. 6: 1-5), lo stesso vale per la sete, talché un animale assetato può essere portato ad abbeverarsi come compimento del sabato (Lc. 13: 15). Poiché la redenzione significa sconfiggere i nemici di Dio, i Maccabei giunsero infine alla conclusione che era in conformità col Sabato resistere agli attacchi del nemico (I Macc. 2: 41).7 Queste leggi acclarano che l’essenza del Sabato è la vittoria del riposo della redenzione. Il Magnificat di Maria, poiché celebra la redenzione mediante il Messia, è essenzialmente un inno sabbatico, e fa parte giustamente del culto del sabato:

E Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore,
e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore,
perché egli ha avuto riguardo alla bassezza della sua serva, poiché ecco d’ora in poi tutte le generazioni mi proclameranno beata, perché il Potente mi ha fatto cose grandi, e Santo è il suo nome!
E la sua misericordia si estende di generazione in generazione verso coloro che lo temono.
Egli ha operato potentemente col suo braccio; ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai loro troni ed ha innalzato gli umili
ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote. Egli ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia
come aveva dichiarato ai nostri padri, ad Abrahamo e alla sua progenie, per sempre» (Lc. 1: 46-55).

Terzo, non c’è traccia del mantenimento delle pene per la trasgressione del Sabato nella chiesa dopo la resurrezione. Poiché i primi discepoli e i primi membri erano Giudei, continuarono per un tempo ad osservare il Sabato del Vecchio testamento (Atti 13: 14-26; 16: 11-13; 17: 2, 3; 18: 1, 11). Ma il giorno di culto cristiano era il primo giorno della settimana, il giorno della resurrezione e della Pentecoste (Mt. 28: 1; Mc. 16: 1, 2, 9; Lc. 24: 1; Gv. 20: 1-19; Atti 20: 6-8; I Co. 16: 1, 2). Molti uomini di chiesa riformati sembrano assumere che l’una legge della Scrittura richieda osservanza del Sabato. Chiaramente, questo non deriva da Calvino, il quale sostenne, nel suo “Catechismo delle Chiese di Ginevra”, che:

M.    Ci ordina Egli di lavorare nei sei giorni, per poter riposare il settimo?

S.    No, assolutamente; ma concedendo all’uomo sei giorni per lavorare, egli ne esclude il  sabato affinché possa essere dedicato al riposo.

M.    Ci interdice da ogni tipo di lavoro?

S.    Questo comandamento ha una ragione separata e peculiare. Poiché l’osservanza del riposo è parte delle vecchie cerimonie, fu abolito dall’avvento di Cristo.

M.    Vuoi dire che questo comandamento è riferito propriamente ai giudei, e fu perciò meramente temporaneo?

S.    Sì, nella misura in cui è cerimoniale.

M.    Che dunque? C’è in esso qualcosa che vada oltre la cerimonia? S. Fu dato per tre motivi.

M.    Enunciameli.

S.    Per raffigurare il riposo spirituale; per la preservazione del sistema di governo ecclesiale; e per il sollievo degli schiavi.

M.    Cosa intendi per riposo spirituale?

S.    Quando osserviamo la festa dal nostro lavoro, affinché Dio possa fare il suo lavoro in noi.

M.    Qual’è, inoltre, il metodo per osservare in questo modo la festa? S. Crocefiggendo la nostra carne, cioè rinunciando alle nostre inclinazioni per poter essere governati dallo Spirito di Dio.

M.    È sufficiente farlo nel settimo giorno?

S.    Anzi, continuamente. Una volta che abbiamo cominciato, dobbiamo continuare lungo l’intero corso della vita.

M.    Perché, dunque, un certo giorno è stato designato per raffigurarlo?

S.    Non è necessario che la realtà concordi con la figura in ogni rispetto, purché sia adatta nella misura in cui è richiesto allo scopo della rappresentazione.

M.    Ma perché è prescritto il settimo giorno piuttosto che qualsiasi altro?

S.    Nella Scrittura il numero sette implica perfezione. È pertanto adatto per denotare la perpetuità. Allo stesso tempo, esso indica che questo riposo spirituale è solo cominciato in questa vita, e non sarà perfetto finché non dipartiamo da questo mondo.

M.    Ma cosa s’intende quando il Signore ci esorta a riposare col suo proprio esempio?

S.    Avendo terminato la creazione del mondo in sei giorni, egli dedicò il settimo alla contemplazione della sua opera. Per stimolare nel modo più forte anche noi a farlo, egli ci ha posto davanti il suo stesso esempio. Poiché nulla è più desiderabile che essere formati secondo la sua immagine.

M.    Ma, meditare sull’opera di Dio deve essere continuativo o è sufficiente che a ciò sia dedicato un giorno su sette?

S.    Si addice a noi esercitarci in esso quotidianamente, ma per la nostra debolezza, un giorno è stato stabilito in modo particolare. E questa è la forma di governo che ho menzionato.

M.    Quale ordine, dunque, si deve osservare in quel giorno?

S.    Che la gente si riunisca ad ascoltare la dottrina di Cristo, a impegnarsi nella pubblica preghiera e a fare professione della loro fede.

M.    Spiega ora cosa intendi dicendo che il Signore ha inteso con questo comandamento provvedere anche al sollievo degli schiavi.

S.    Che qualche distensione possa essere data a quelli sotto il dominio di altri, anzi, anche questo tende a mantenere una comune forma di governo. Infatti, quando un giorno è dedicato al riposo, tutti si abituano a lavorare durante gli altri giorni.

M.    Vediamo adesso in che misura questo comandamento si applica a noi.

S.    Per quanto concerne la cerimonia, sostengo che fu abolito poiché la realtà esisteva in Cristo (Col. 2: 17).

M.    Come?

S.    Perché, in virtù della sua morte, il vecchio uomo è crocefisso, e noi siamo resuscitati a novità di vita (Ro. 6: 6).

M.    Cosa ci rimane dunque del comandamento?

S.    Di non trascurare i santi ordinamenti che contribuiscono all’ordine spirituale di governo della chiesa; specialmente di frequentare sante assemblee, di ascoltare la parola di Dio, celebrare i sacramenti, e impegnarsi regolarmente in preghiera, come ordinato.

M.    Ma la raffigurazione non ci dà niente di più?

S.     Sì, certamente. Noi dobbiamo dare ascolto alle cose significate con esso; e cioè, che essendo stati innestati nel corpo di Cristo, e fatti suoi membri, cessiamo dalle nostre opere, e ci abbandoniamo al governo di Dio.8

San Paolo fu enfatico nel dichiarare che le regole del Sabato non avevano più la loro vecchia forza vincolante: “Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo” (Col. 2: 16-17). Nessuno affermerà che la vecchia pena di morte per la violazione del Sabato sia ancora vincolante, o lo sia mai stata dalla venuta di Cristo. L’insieme del Nuovo Testamento proibisce una tale interpretazione. Ma, altrettanto chiaramente, qualsiasi legge che ad un tempo fruttasse la pena di morte per la sua violazione deve coinvolgere un principio così fondamentale per l’uomo e la natura che ovviamente, un solido nucleo centrale rimane in qualche senso vincolante in ogni epoca. (Questo sarà considerato in un altro capitolo).

Quarto, non solo è alterato lo statuto giuridico del Sabato, ma il giorno di riposo è stato cambiato dal Sabato ebraico al giorno cristiano della resurrezione. La legge Deuteronomica (De. 5: 12-15) chiarì che il Sabato ebraico celebrava la liberazione dall’Egitto: “E ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che l’Eterno, il tuo DIO, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò l’Eterno, il tuo DIO, ti ordina di osservare il giorno di Sabato” (De. 5:15). La redenzione ebraica veniva così celebrata nel Sabato; il sabato cristiano commemora il trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte, e perciò viene celebrato nel giorno della resurrezione, il primo giorno della settimana. Rifiutare questo giorno è rifiutare la redenzione di Cristo e cercare salvezza mediante un altra inammissibile via.

Quinto, il Sabato ebraico e il moderno sabato non possono essere comparati. Come ha dimostrato chiaramente Curtis Clair Ewing, il calendario d’Israele non permette tale identificazione. Il calendario d’Israele al Sinai era solare, e non deve essere confuso col moderno calendario giudaico del 359 d.C. che è solare-lunare. Ewing ha richiamato l’attenzione alle traduzioni talvolta sfortunate di “luna” con “mese”, che creano così qualche confusione. Ci sono tre Sabati menzionati nella Scrittura: il sabato della creazione; il abato ebraico, che commemorava la liberazione dall’Egitto, e il sabato cristiano, che è “Osservato in commemorazione della finita resurrezione di Cristo, ed è il solo Sabato che rimane.”9 Come sottolinea Ewing, il quarto comandamento ordina il ricordo perché si richiama al sabato della creazione, il riposo di Dio come forma del riposo pattizio:

Ricordati del giorno di sabato per santificarlo.
Lavorerai sei giorni e in essi farai ogni tuo lavoro;
ma il settimo giorno è sabato, sacro all’Eterno, il tuo DIO; non farai in esso alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero che é dentro alle tue porte;
poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si riposò; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno di sabato e l’ha santificato (Es. 20: 8-11).

Nel Deuteronomio non viene loro dato l’ordine di ricordare, perché in prospettiva non c’è la forma del sabato della creazione, ma è loro ordinato di osservare il Sabato, per commemorare la liberazione di Israele dall’Egitto:

Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come l’Eterno, il tuo DIO, ti ha comandato.
Lavorerai sei giorni e in essi Farai il tuo lavoro,
ma il settimo giorno è sabato, sacro all’Eterno, il tuo DIO: non farai in esso alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia né il tuo servo né la tua serva né il tuo bue né il tuo asino né alcuna delle tue bestie né il forestiero che sta dentro le tue porte, affinché il tuo servo e la tua serva si riposino come te. E ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che l’Eterno, il tuo DIO, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò l’Eterno, il tuo DIO, ti ordina di osservare il giorno di Sabato (De. 5: 12-15).

Poiché sono stati liberati dall’Egitto, Israele “perciò” deve osservare il Sabato. L’estensione del riposo richiesto è più specificamente espresso nel Deuteronomio.

Il calendario ebraico iniziava la sua datazione dalla liberazione dall’Egitto. Come evidenzia Ewing, gli Ebrei conservarono il calendario egizio di 12 mesi di 30 giorni ma, anziché aggiungere i cinque giorni supplementari alla fine dell’anno, ne aggiungevano 3 allo scadere dei sei mesi e due alla fine del dodicesimo. Il 15° giorno di Abib, il primo mese, doveva essere un sabato ogni anno, che significa che il primo e l’ottavo erano sabati fissi e la stessa cosa vale per i sette sabato dopo il 15° di Abib (Le. 23: 6, 7, 11, 15-16). Il 50° giorno sarebbe stato Pentecoste.

Ora, essendo il sabato del 15° di Abib una data fissa, ne consegue che anche questi sette sabati successivi dovettero essere in date fisse e sarebbero caduti come segue: 22, 29 di Abib; 6, 13, 20, 27 di Iyar, e il 4 di Sivan. Non c’è alcuna possibilità che ci potessero essere sette sabati completi dal 15 di Abib al 4 di Sivan se questi sabati non cadevano in date del mese fisse ogni anno.10

Poiché la data del mese era costante, era variabile il giorno della settimana. “Questo significa che una volta ogni sette anni, ciascuno di essi sarebbero caduti su ogni singolo giorno della settimana, esattamente come il vostro compleanno cade in un giorno diverso della settimana ogni anno.”11 Per citare ulteriormente Ewing:

Ma non è tutto. Secondo esodo 12: 3, 5, 6, 24 e Levitico 23: 15, il 10°, il 14° e il 16° di Abib non potevano mai essere sabati perché erano giorni in cui si facevano lavori specificamente comandati: lavori veri come pulire la casa, macellare bestiame, raccogliere la messe. Noi sappiamo che queste date sarebbero cadute di sabato una volta ogni sette anni e se il sabato fosse stato il Sabbath ci sarebbe stato un conflitto di comandi. Ci sarebbero tre date nelle quali Israele è comandato di lavorare che ogni sette anni sarebbero caduti in giorni nei quali Israele è comandato di non lavorare. Noi sappiamo che ciò non è mai accaduto perché Dio non è un Dio di confusione.

Abbiamo ora dimostrato con la Scrittura e col calendario ivi rivelato, che i Sabbath di Israele erano fissati a cadere nelle stesse date del mese ogni anno. Con questi quindici Sabbath regolari che cadevano nella stessa data ogni anno, e i tre giorni di lavoro comandato che cadevano nelle stesse date ogni anno, è impossibile che il sabato fosse stato il Sabbath.

Se l’anno aveva in esso 365 giorni e dividiamo 365 per 7 otteniamo 52 settimane e un giorno in più. La domanda è: dove finiva il giorno in più? Era assorbito da un Sabbath di 48 ore nel 4° e 5° di Sivan come dimostrato in Levitico 23: 15, 16 e 21. Questo cambiava ogni anno il giorno della settimana nel quale il Sabbath era celebrato, ma anche manteneva i Sabbath fissi nello stesso giorno del mese e il ciclo di 7 giorni…

Non c’è niente nella Scrittura per determinare la lunghezza di un Sabbath. La Scrittura usa la stessa parola per descrivere: (1) un riposo lungo un giorno (Es. 20: 8-11; De. 5: 12-15), (2) Un riposo di due giorni (Le. 23: 15, 16, 21), (3) Un riposo lungo un anno (Le. 25: 4, 89, (4) Un riposo lungo due anni (Le. 25: 8- 12), (5) un riposo di settant’anni (II Cr. 36:21).

Il significato della parola “Sabbath” è cessazione o riposo. Uno non può riposare il doppio a meno che abbia lavorato in mezzo a quei riposi. Questo Sabbath di 48 ore non era due riposi o Sabati, ma l’allungamento dell’un sabato per due giorni. Per dare un’illustrazione, si noti che il riposo della terra durante l’intero periodo del 49° e del 50° anno non era due riposi della terra, ma un riposo della terra durante i due interi anni, ne consegue che c’era un Sabato di due anni una volta ogni cinquanta. Precisamente, quando Dio richiese che il “settimo sabato” e” l’indomani dopo il settimo sabato” fossero entrambi sabato era un sabato di 48 ore perché in mezzo non c’era lavoro.

Alla stessa maniera, per una legge di necessità, sappiamo che 3 dei 5 giorni addizionali alla fina dell’anno erano aggiunti alla fine del mese di Elul, perché abbiamo dimostrato che il 1° del Tisry doveva essere un Sabato ogni anno. L’ultimo sabato di Elul era il 27° del mese, lasciando così solo altri 3 giorni nel mese; ma, per poter avere 6 giorni di lavoro prima di una altro Sabato, devono essere qui aggiunti altri 3 giorni. Alla stessa maniera sappiamo che i rimanenti 2 giorni dei 5 supplementari venivano aggiunti alla fine di Adar. Abbiamo mostrato che ogni anno il 1° di Abib era un Sabato, ma l’ultimo Sabato di Adar cadeva il 26, lasciando 4 giorni dei 30. Così, per poter avere 6 giorni di lavoro prima del sabato successivo, dobbiamo inserire qui i 2 giorni extra di lavoro.12

Lo studio documentato con cura di Ewing, citato qui in estrema sintesi, stabilisce chiaramente che i tentativi di trattare i sabati come veri Sabati, oltre a non essere cristiano, è anche non biblico nella loro radicale divergenza dal Sabato d’Israele.

Sesto, il Sabato, come abbiamo visto, è il giorno di riposo, della redenzione e liberazione. La grande proclamazione del Giubileo Sabbatico è: “proclamerete la libertà nel paese per tutti i suoi abitanti” (Le. 25:10). Ma la sicurezza e il “riposo” della schiavitù poteva costituire un pseudo-riposo.

La schiavitù poteva essere involontaria, imposta come punizione. Un ladro che non facesse restituzione veniva venduto come schiavo (Es. 22:3) Un uomo poteva anche essere venduto per debiti (De. 15:12) Come ha notato Clark: “Lo stato di servitù cessava quando fosse stato eseguito lavoro equivalente all’ammontare che sarebbe stato richiesto per fare restituzione, e si pensa fosse limitato a sei anni.”13

Un uomo poteva rinunciare alla propria libertà e farsi schiavo. Veniva poi liberato nell’anno sabbatico. Se avesse scelto la sicurezza della schiavitù, gli veniva forato l’orecchio, per indicare che era ora come una donna, permanentemente in soggezione e costui sarebbe rimasto schiavo. (Es. 21: 5-7). Poiché i non credenti sono per natura schiavi, potevano essere tenuti schiavi per tutta la vita senza questa formalità (Le. 25: 44-45). Lo schiavo poteva essere frustato dal padrone (Es. 21:20; De. 23: 15), ma se menomato per un trattamento eccessivo, straniero o domestico, poteva andarsene libero (Es. 21. 26-27; Le. 24: 17). Dovevano essere circoncisi (Es. 12: 44; Ge. 17: 12), e potevano mangiare cose consacrate (Le. 22: 10 ss.; Es. 12: 44). Lo schiavo aveva alcuni diritti e una posizione in una casa (Ge. 24:2): poteva partecipare all’eredità (Pr. 17:2). Aveva diritto di riposare il Sabato come acclara il Quarto Comandamento.

Poiché lo schiavo era, fatta eccezione per quando concernesse furto o debito, uno schiavo per natura e per scelta, uno schiavo fuggitivo era libero, e il recupero di tali fuggiaschi era proibito (De. 23: 15-16).

I cristiani non possono diventare schiavi volontariamente; non devono diventare schiavi degli uomini (1 Co. 7: 23), né “di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitù” (Ga. 5:1). La strada della pseudo-sicurezza, della pseudo- liberazione nella schiavitù, di socialismo e di welfarismo è proibita al cristiano. Il Sabato del cristiano non è la schiavitù del socialismo.

1 Poiché c’è una sottile distinzione tra sabato inteso come uno sei setto giorni e Shabbath come il riposo del Comandamento, ho pensato di tradurre ‘sabato’ con la s minuscola e shabbath con Sabato la s maiuscola. (N.d.T.)

2 Kline: Treaty of the Great King, p. 63 s.

3 Per uno studio di “The Sabbath, satanism, and the Proletariat Revolution” si veda R.J. Rushdoony: The Politics of Guolt and Pity, Studies in Political Giustification; Nutley, N.J.; The Craig Press, 1970, sec.I, cap. 7. In Traduzione

4 Josef Pieper: Leisure, the Basis of Culture (New York: Mentor Omega [1952], 1963, p. 50.

5 Stalin, in Finskii Vestnik; (17.12.1928), p. 11: citato da Francis B. Randall: Stalin’s Russia; New York, The Free Press, 1965, p. 65.

6 Randall, p. 94. Per Stalin sul futuro dell’uomo, Finskii Vestnik, 17.12.1928, p. 41. Marx e Trotsky sostenevano la stessa opinione.

7 Clark: Biblical Law. p. 210 s.
8 John Calvin: Tracts and Treatises; Grand Rapids: Eerdmans, 1958, II, 61-63.

9 Curtis Clair Ewing: Israel’s Calendar and the True Sabbath; Los Angeles: The National Message Ministry, n.d., p. 9.

10 Ibid., p. 14.
11 Ibid., p. 15.
12 Ibid., p. 15 s.
13 Clark: Biblica Law; p. 268.

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