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LE ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

APPENDICE

7. Note

1. Una domanda importante riguardo all’omosessualità è sollevata da 1 Corinzi 6:9-11. Romani 1:24-32 cita l’omosessualità come il culminare dell’apostasia e il consumarsi bruciando dell’uomo, mentre 1 Corinzi 6:9-11 sembra aprire la porta della salvezza ad “abusanti di se stessi con l’umanità”. In questo passo Paolo elenca dieci forme rappresentative di ingiustizia che precludono l’uomo dal regno di Dio, a meno che la grazia di Dio non intervenga in alcuni casi. Una di queste, gli “effeminati” si riferisce ai voluttuosi [1]. Il catalogo di peccati copre “falsa religione e irreligione, … vizi sessuali, peccati contro la proprietà, e peccati della lingua” [2].  San Paolo stava dicendo ai Corinzi i tipi di offese che separavano gli uomini da Dio. Non stava accusando i Corinzi di commettere tutte quelle offese. Tutti erano peccatori redenti, ma “alcuni di voi”, ricorda loro san Paolo, erano colpevoli dei peccati più schifosi prima della loro conversione. Secondo Hodge, sul verso 11: “e tali eravate alcuni”, “la spiegazione naturale è che l’apostolo intenzionalmente evitò di addebitare le grossolane immoralità appena menzionate a tutti i cristiani Corinzi nella loro condizione precedente” [3].  Questo verso non ci dice pertanto che ci fossero ex omosessuali tra i redenti nella chiesa di Corinto. Si può notare, comunque, che, nell’educazione greca, i giovani venivano comunemente sedotti a pratiche omosessuali dai loro tutori e insegnanti, un’accusa fatta molto tempo prima e giustamente a Socrate. Il consumarsi bruciando dell’uomo descritto in Romani non deve essere confuso con i peccati di alcuni corinzi in gioventù per mano di insegnanti degenerati. Forse 1 Corinzi 6:9-11 copre persone sedotte a questo immorale tipo di pratica ed esperienza e quindi apre alla loro redenzione, mentre Romani 1:26-32 presenta l’omosessuale come la mente bruciata e reproba in azione, e come culmine dell’apostasia e della riprovazione.

2.   Nel luglio 1562, il Concilio di Trento considerò la questione dei bambini e la comunione ed emise una dichiarazione, uno di quattro punti sul sacramento, con quattro anatema. Questo quarto punto, e tutti quattro gli anatema dicono quanto segue:

IV. Finalmente insegna che i fanciulli, inanzi l’uso della raggione, non sono ubligati alla communione sacramentale, non potendo in quella età perder la grazia, non condannando però l’antichità del contrario costume in qualche luoghi servato, dovendosi senza dubio credere che non abbiano fatto ciò per necessità di salute, ma per altra causa probabile.

In conformità di questa dottrina furono letti 4 anatematismi:

1 Contra chi dirà che tutti i fedeli sono tenuti per precetto divino o per necessità di salute a ricever tutte due le specie dell’eucaristia.

2 Che la Chiesa catolica non abbia avuto giuste cause di communicar li laici e non celebranti con la sola specie del pane, overo in ciò abbia errato.

3 Contra chi negherà che sotto la sola specie del pane tutto Cristo, fonte et autore di tutte le grazie, sia ricevuto.

4 Contra chi dirà la communione della eucaristia esser necessaria a’ fanciulli inanzi l’uso della raggione [4].

È significativo che Trento riconobbe che la comunione dei bambini fu una pratica antica e “preservata in qualche luogo e da non condannare”. Calvino, che in un punto oppose la pratica, lasciò posto per essa nel suo ultimo servizio di santa cena, con un’esortazione a proteggere la tavola, però, da “tutti quelli che sono ribelli contro padri e madri” [5].

3. La crescente domanda civile di restituzione alle vittime di crimini ha guadagnato attenzione giuridica e poca applicazione. L’edizione di Maggio/ Giugno 1972 di Trial (vol. 8, n°3), la rivista giuridica pubblicata dall’Associazione Americana degli Avvocati, fu ampiamente dedicata alla compensazione. L’dea di base, comunque, è compensazione da parte dello stato alla vittima, anziché restituzione da parte del criminale alla sua vittima.

4. Samuel Willard, reverendo puritano nel New England, è un esempio della prospettiva Puritana sulla legge. Egli sosteneva che la norma della santificazione sia la legge di Dio e oppose la prospettiva antinomiana della legge. Vedi Seymour Van Dyken, Samuel Willard, 1640-1707: Preacher of Orthodoxy in an Era of Change; Grand rapids: Eerdmans, 1972, p. 131.

 

Note:

1 R. C. H. Lensky, The Interpretation of St. Paul’s First and Second Epistle to the Corinthians; Clumbus, Ohio, : Wartburg Press, [1937] 1946, p. 248.

2 Ibid., p. 249.
3 Charles Hodge, An Exposition of the First Epistle to the Corinthians; Grand Rapids: Eerdmans, 1950, p. 99.

4 Sarpi, Istoria del Concilio Tridentino, PDF , p, 445. http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/ TestiDiFilosofia/TestiPDF/Sarpi/IstorieTridentino.pdf

5 Charles W. Baird, The Presbyterian Liturgies; Grand Rapids: Baker, 1957, p. 53.

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