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LE ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

APPENDICE

6. Sovversione e la decima

Durante l’Undicesimo secolo, idee manichee si sparsero rapidamente in Nord-Italia e Sud della Francia, provenienti dal Nord-Africa, Bisanzio e Bulgaria. In Europa, la sede centrale di questo movimento si stabilì in Bosnia, dalla quale si dice che un capo o “pope” abbia governato i suoi seguaci. La maggior parte di questi seguaci divennero noti come catari. I catari attaccarono la chiesa cristiana in quanto chiesa di Satana, deridevano il battesimo dei bambini, la comunione e la dottrina ortodossa. Sostenevano che il mondo materiale fosse stato creato da Satana, un apostata figlio di Dio, mentre le anime degli uomini appartenevano al vero regno dei cieli.

In particolare, i catari colpirono la cristianità nelle sue fondamenta, parlando contro la decima e sollecitando la gente a non pagarla. Questo fatto da solo “attrasse aderenti in molte località” [1].

Questo fatto, inoltre, contribuì al cambio d’atteggiamento della chiesa nei confronti di questi gruppi e diede inizio alla soppressione di tutti tali movimenti. Runeberg vede un collegamento tra il movimento cataro, che divenne sotterraneo, e l’insorgenza della magia [2].  Sembra che i catari si siano alleati con le antiche pratiche e superstizioni religiose dei popoli rurali e abbia dato loro uno sviluppo manicheo. In questo modo, un paganesimo antico e morente fu convertito in un’eresia aggressiva che stava colpendo le fondamenta della cristianità attaccando la decima.

Era dunque in corso un duplice movimento: primo un attacco alla cristianità per mezzo di un attacco alla sua colonna portante materiale: la decima e, secondo, un tentativo di legare la decima troppo strettamente alla chiesa, che tagliò alla base anche la vitalità del rinnovamento cristiano. Finché la decima fluisce liberamente alle agenzie di riforma, il rinnovamento è costante. Quando sia legata alla chiesa, viene accresciuto il potere della chiesa, non la vitalità della cristianità.

In Inghilterra, comunque, le fondazioni monastiche secolarizzarono [3] le decime dal clero parrocchiale, che per tanto tempo aveva dato seria attenzione alla decima per i poveri. A mano a mano che le fondazioni monastiche persero interesse per i poveri, ci furono proteste in parlamento contro queste secolarizzazioni. Malgrado tutto ciò, le parrocchie fecero ancora molto per ministrare i poveri [4].  La spietata appropriazione di proprietà monastiche da parte di Enrico VIII furono in parte rese possibili da questo retroterra. L’inflazione monetaria dei regimi dei Tudor operarono poi la distruzione della capacità della chiesa parrocchiale di ministrare i poveri con i propri fondi, e il clero stesso divenne bisognoso [5].

La decima può dunque essere sovvertita in più di una maniera. Può essere sovvertita con un attacco alla legge che la regola. Può essere minata per mezzo dell’appropriazione da parte della chiesa (o stato) togliendola all’opera del Signore direttamente dal popolo di Dio. Può essere annullata dall’inflazione monetaria, per la quale dotazioni di fondi possono essere ridotte a un’inezia, e provvigioni a lungo termine rese inefficaci.

Senza la decima, la necessità di finanziamento sociale rimane, e pertanto le tasse statali hanno il sopravvento insieme alla corruzione statale e alla sua malversazione. Uno stato limitato senza una decima è un’impossibilità, e i politici conservatori che sognano un tale ordine sono sciocchi e sognatori quanto gli anarchici che sognano un’esistenza completamente senza stato. Una società fortemente familista e una società che dà la decima può creare una varietà di istituzioni, scuole, e agenzie che possono assumere le funzioni basilari di chiesa, scuola, salute, e welfare e con ciò restringere lo stato alla giusta dimensione. Il finanziamento sociale è necessario: o lo fa il popolo di Dio, o lo farà lo stato.

Note:

1 Sociatas Scientiarum Fennica, Commentationes Humanarum Litterarum XIV, 4, Arne Runeberg, Witches, Demons, and Fertility Cults; Helsingfors, 1947, p. 21.

2 Ibid., p. 22 s.
3 “Impropriation” cedere in proprietà o concessione a laici. (N.d. T.)

4 W. K. Jordan, Philanthropy in England, 1480-1660; New York: Russel Sage Foundation, [1959] 1964, pp. 80-83.

5 Ibid., pp. 308-310.

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