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ISTITUZIONI DELLA LEGGE BIBLICA

12. La Legge nel Vecchio Testamento 

3. Legge naturale e legge soprannaturale.

La bibbia non riconosce come valida nessuna legge eccetto la legge di Dio, e questa legge è data per rivelazione ai patriarchi e a Mosè, spiegata dai profeti, da Gesù Cristo e dagli apostoli. Avere due tipi di legge è avere due tipi di dèi; non sorprende che il mondo antico, come quello moderno, fosse politeista; avendo molte leggi, aveva molti dèi.

Alcuni lo negheranno. Dopo aver adottato un concetto greco e razionalista di legge naturale, cercano di innestarlo nella religione biblica. Si prenda atto, per esempio, della ragione data da Melantone in Loci Communes:

Alcune leggi sono leggi naturali, altre divine, altre umane. Riguardo a quelle naturali, non ho ancora visto nulla scritto degnamente da teologi o giuristi. Poiché quando le leggi naturali vengono proclamate, è corretto che le loro formule siano raccolte dal metodo della ragione umana mediante il sillogismo naturale. Non l’ho ancora visto fatto da nessuno, e non so proprio se si possa fare, visto che la ragione umana è così asservita e accecata — almeno lo è stata fino ad oggi. Inoltre, Paolo insegna in Romani 2:15 in un argomento singolarmente fine e chiaro che nei gentili c’è una coscienza che o difende o accusa le loro azioni, e perciò è legge. Infatti, cos’è la coscienza se non un giudizio sulle nostre azioni che è derivato da qualche legge o regola comune? La legge della natura, perciò, è un giudizio comune a cui tutti gli uomini danno lo stesso consenso. Questa legge, che Dio ha inciso nella mente di ciascuno è adatta per modellare il senso morale  [1].

Virtualmente tutti i leader della Riforma hanno dato il loro assenso a questa tesi, e con ciò negarono la Riforma. L’uomo non rigenerato, decaduto, incapace di salvarsi e colpevole di soffocare o sopprimere la verità di Dio nell’ingiustizia (Ro. 1:18), è in qualche modo capace di conoscere una legge inerente la natura e farne il fondamento “per modellare il senso morale”!

Esaminiamo adesso queste leggi della natura che Melantone ci riporta, e vediamo quanto queste siano degne di rimpiazzare la legge di Mosè:

Sorvolo quelle cose che abbiamo in comune con le bestie, l’istinto di preservazione, di partorire, di procreare. I giuristi mettono queste cose in relazione con la legge della natura, ma io le chiamo certe disposizioni naturali comunemente impiantate negli esseri viventi. Delle leggi che appartengono propriamente l’uomo, comunque, le principali sembrano essere le seguenti:

1. Dio deve essere adorato.
2. Poiché siamo nati dentro una vita che è sociale, nessuno deve essere leso.

3. La società umana richiede che facciamo uso comune di tutte le cose [2].

Con un modo di pensare come questo i riformatori si diedero da fare per castrarsi! Melantone prende la sua prima legge naturale da Romani 1 anziché dalla natura. Fonda flebilmente la seconda su Genesi 2:8, benché non ci dica perché abbia bisogno di un solo verso per sostenere la sua posizione dopo che ha scartato tutti i libri di Mosè. Il fondamento “naturale” della seconda legge della natura di Melantone è la maggioranza:

Perciò, quelli che disturbano la pace pubblica e fanno del male agli innocenti devono essere coartati, repressi e tolti di mezzo. La maggioranza deve essere preservata mediante la rimozione di quelli che hanno causato danno. La legge dice: “Non far male a nessuno!” Ma se qualcuno ha subito lesione colui che ne è responsabile deve essere soppresso affinché altri non ne siano danneggiati. È più importante preservare il gruppo intero che uno o due individui. Perciò l’uomo che minaccia l’intero gruppo con alcune azioni che costituiscano cattivo esempio deve essere eliminato. Questa è la ragione per cui ci sono magistrature nello stato, questa è la ragione per cui ci sono punizioni per i colpevoli, questa è la ragione per cui ci sono contese, per tutte queste i giuristi rimanderanno alla legge delle nazioni (ius gentium) [3].

Con queste parole Melantone s’è associato a Caiafa, il quale disse, riguardo a Cristo: “conviene per noi che un sol uomo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione” (Gv 11:50). La persecuzione dei primi cristiani, e di tutte le minoranze che arrechino fastidio riceve un solido fondamento in questa legge naturale.

La terza legge naturale di Melantone portò ad un pericoloso comunismo anabattista e fu pertanto necessario affermare sia questo concetto di maggioranza, di uomo di massa e sia mantenere la proprietà privata, domini principeschi, università, professori, e signori nelle loro proprietà. Di conseguenza, egli postulò “contratti” come strumenti per “condividere” cose, in modo che per contratto i governanti potevano mantenere le loro non comuni proprietà di cose comuni. Come risultato, Melantone “condensò” le tre leggi basilari in quattro e aggiunse un arrogante epilogo:

Basta così per le regole generali delle leggi della natura, che possono essere condensate nel seguente modo:

1. Adorate Dio!
2. Poiché siamo nati dentro una vita che è sociale, una vita condivisa, non far del male a nessuno, ma aiuta tutti con gentilezza.

3. Se sia impossibile che nessuno venga leso, fate in modo che il numero dei danneggiati sia ridotto al minimo. Quelli che disturbano la pace pubblica siano rimossi. A questo scopo siano istituite magistrature e punizioni per i colpevoli.
4. La proprietà sarà divisa per il bene della pace pubblica. Per il rimanente, alcuni allevieranno i bisogni di altri mediante contratti.

Chi voglia farlo, a questo può aggiungere idee particolari dai poeti, oratori, e storici che generalmente hanno una correlazione con la legge delle nazioni (ius gentium), quelle che si possono leggere qui e la riguardo a matrimonio, adulterio, la restituzione di un favore, ingratitudine, ospitalità, lo scambio di proprietà, e altre questioni di questo tipo. Ma ho pensato fosse adeguato menzionare solo le forme più comuni. E non si consideri affrettatamente che qualunque dei pensieri degli scrittori Gentili siano leggi, infatti molte delle loro idee popolari esprimono gl’interessi depravati della nostra natura, e non leggi. Di questo tipo è questo pensiero da Esiodo: “Ama chi ti ama, e vai da chi viene a te. Noi diamo a chi dà a noi, e non diamo a chi non ci dà” (Hesiod, Works and Days, 353, 354). Infatti in queste righe l’amicizia è misurata solo dall’utilità. Di questo tipo è anche il detto popolare: “Dà e prendi”. L’affermazione che “alla forza si risponde con la forza” qui è pertinente, come quella che compare nello Ione di Euripide: “È bene onorare la pietà per quelli che sono prosperi, ma ogni qualvolta si voglia trattare male i propri nemici, non c’è legge che l’impedisca”.

Anche, la cosiddetta legge civile contiene molte cose che sono ovviamente interessi umani piuttosto che leggi naturali. Infatti, cos’è più estraneo alla natura della schiavitù? E in alcuni contratti ciò che veramente conta è ingiustamente occultato. Ma di più su questo più avanti. Un uomo buono mitigherà le costituzioni civili con diritto e giustizia, cioè tanto con leggi divine che con leggi naturali. Qualsiasi cosa che sia promulgato contrariamente alle leggi divine e naturali non può essere giusto. Circa le leggi della natura basta così. Definitele voi con ragionamenti più esatti e acuti se potete [4].

Lo scopo principale della legge di Dio data per mezzo di Mosè sembrerebbe essere quello di convincere l’uomo di peccato, in modo che l’uomo possa poi essere salvato per grazia e liberato dalla legge di Dio e inserito nella legge naturale. La salvezza è in effetti da Dio alla natura. “La legge richiede cose impossibili come l’amore per Dio e per il nostro prossimo”[5]. Ad ogni modo, “Quella parte della legge chiamata Decalogo o i comandamenti morali è stata abrogata dal Nuovo Testamento” [6]. Alcuni degli anabattisti misero in pratica ciò che Melantone predicava ma ne furono solo dannati. Lo Spirito guida i cristiani a “praticare la legge” anche se la legge è ora abrogata! [7].  Lo Spirito santo è quindi più attento alla legge di Melantone.

Melantone non era solo in questo tipo di assurdità. Bucero, in De Regno Christi, richiese un regime totalitario come conseguenza della sua fede nella legge naturale. Il suo consiglio a Edoardo VI d’Inghilterra fu significativo, e si dovrebbe notare che Bucero citò Platone e non la bibbia:

E questo deve essere ordinato, primo, che a nessuno sia permesso di entrare nel commercio se gli ufficiali non l’abbiano prima giudicato adatto a questa sorta di cosa, avendolo trovato pio, un amante del bene comune piuttosto che dell’interesse privato, acceso di sobrietà e temperanza, vigile e industrioso. In secondo luogo, che costoro non importino o esportino altre mercanzie di quelle che vostra maestà ha decretato. E decreterà che siano esportate solo quelle merci di cui il popolo del reame ha realmente abbondanza in modo che la loro esportazione non sia di minore beneficio al popolo di questo reame, al quale queste cose sono in più, di quello delle persone che le portano in nazioni estere e ne traggono un profitto. Così, anche, non dovrebbe permettere che sia importata mercanzia fatta eccezione per quella che giudica buona per il pio, sobrio e salutare uso del bene comune. Infine, che sia stabilito dei singoli articoli di mercanzia un prezzo definito ed equo, che può facilmente essere arrangiato ed è assai necessario (tale è l’avarizia umana) per conservare la giustizia e la decenza tra i cittadini.

Gli stessi statuti devono essere applicati ad ambulanti e dettaglianti, al cui compito, poiché è così basso e sordido, non dovrebbe essere ammesso nessuno a meno che non manchi di abilità o abbia delle incapacità fisiche da renderlo inadatto per abilità più liberali, com’era pure opinione di Platone (Platone, Repubblica, II, 371 c-d) [8] .

Emettevano bestemmie e la chiamavano Riforma. Accantonarono la legge di Dio per le razionalizzazioni dell’uomo e le dichiararono essere una legge superiore per uomini e nazioni.

Bucero, avendo scacciato a calci la legge di Dio in favore di Platone, continuò a parlare piamente della legge di Dio e trasferì i suoi presupposti morali alla legge naturale:

Infatti, poiché siamo stati liberati dall’insegnamento di Mosè per mezzo di Cristo il Signore, talché non è più necessario per noi osservare i decreti civili della legge di Mosè, ossia, nei termini dei modi e delle circostanze in cui sono descritti, nondimeno, per quanto concerne la sostanza e lo scopo proprio di questi comandamenti, e specialmente di quelli che intimano la disciplina che è necessaria per l’intera federazione, chiunque non ritenga che tali comandamenti non debbano essere osservati coscienziosamente, per certo non sta attribuendo a Dio né la suprema sapienza né una retta cura per la nostra salvezza [9].

La funzione principale di questa re-introduzione della legge di Mosè è di consolidare il potere dello stato con la pena di morte, col dovere d’obbedienza e cose simili [10].

Abbiamo visto che Melantone era così orgoglioso della sua formulazione della legge naturale che dichiarò fieramente: “Definitele voi con ragionamenti più esatti e acuti se potete”. Molti fecero proprio quello. Ogni uomo aveva la sua propria legge naturale nella propria natura decaduta. Il diciottesimo secolo e il deismo, e nel ventesimo secolo Lenny Bruce e gli hippy, s’unirono al poeta Pope nell’affermare: “Qualsiasi cosa esista è giusta”. Ogni cosa in natura, ogni crimine e ogni perversione era, secondo il Marchese de Sade, una legge della natura; per lui, l’unica violazione della legge della natura era la religione cristiana. Così, ogniqualvolta si è sostenuto che la natura fosse la fonte della legge, la legge è finita col riflettere o essere identica col peccato dell’uomo.

La bibbia come mette in correlazione legge e natura? Il Salmo 1 è la dichiarazione più chiara che possa esserci. Quando parla della legge, intende “la legge di Mosè”[11].  Jackman traduce in questo modo il verso 1: “Benedetto è l’uomo che non cammina nel consiglio dei senza legge, non si ferma nella via degli illegali, né si siede sul baco degli schernitori” Nei versi 4-6 Anche “empi” è reso con “senza legge”[12].  L’uomo il cui diletto è nella legge del Signore, la legge biblica, è “come un albero piantato presso i rivi d’acqua che porta il suo frutto in stagione” (vs. 3). Si noti il pronto collegamento tra l’obbedienza alla legge biblica e il prosperare nel mondo naturale. È la legge soprannaturale di Dio rivelata, su cui l’uomo pio medita e che obbedisce, e che si trasforma in una fruttuosità sulla terra. Avere radici nella legge rivelata di Dio è avere radici nel mondo naturale di Dio, poiché essendo stato creato da Dio quel mondo è totalmente ricettivo degli stessi propositi che ha la sua parola.

Ma questo non è tutto. Il salmo rende chiaro anche che il modo migliore se non l’unico modo per avere le proprie radici nel mondo naturale è d’essere fermamente radicati nella legge soprannaturale di Dio. “Le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa prospererà”. Gli empi, o secondo Jackman, i senza legge, quelli che negano la legge di Dio “non sono così, ma sono come pula che il vento porta via” (v.4). Essere senza radici in Dio significa essere senza radici in questo mondo, ed essere non meglio della pula che è soffiata via al primo vento contrario.

Il mondo naturale intorno a noi è governato totalmente da Dio e dalla sua legge. Ci sono leggi operative nel, e sul mondo naturale, leggi di biologia, fisica e simili, ma mai come sistemi chiusi. Quando e dove sia negata la legge rivelata di Dio, in ultima analisi sono negati anche l’assoluto decreto e la legge di Dio nel mondo naturale. È impossibile creare una filosofia di legge naturale; svanisce dentro al niente. Lo stesso vale per quei moderni sostituti della legge naturale che prendono il nome di grazia comune. Se è negato il Dio sovrano e trino anche qualsiasi legge da qualsiasi parte è in effetti negata.

Pertanto, la bibbia, mentre non è un libro di testo di fisica o biologia, è lo stesso basilare alla fisica e alla biologia. Senza il Dio sovrano delle Scritture e la sua parola-legge, non può esistere nessuna scienza, nessun fatto, nessun apprendimento. Nessun fatto esiste da e per se stesso. Come ha reso chiaro Van Til, tutta la realtà è rivelazionale di Dio e non può essere realmente compresa separatamente da Lui. “Se Dio esiste non ci sono crudi fatti; se Dio esiste il nostro studio dei fatti deve essere uno sforzo di conoscerli come Dio vuole che siano conosciuti da noi. Dobbiamo pertanto cercare di pensare i pensieri di Dio dopo di Lui (nella sua cornice di pensiero). Assumere che esistano crudi fatti è pertanto assumere che Dio non esista [13].

Perciò, siccome Dio esiste, non ci sono crudi fatti, né qualsivoglia crude leggi (un concetto impossibile) in quel mondo di cruda fattualità. La filosofia della legge naturale cerca di trovare crude leggi in un mondo di crudi fatti, ovvero leggi in ultima analisi senza significato in un mondo di fatti in ultima analisi e immediatamente senza significato. I filosofi della legge naturale cercano di presentarci il mondo di Dio senza il Dio delle Scritture e senza la legge delle Scritture, e riescono solo a presentarci un campione di se stessi.

Il solo approccio che si può tenere nei confronti delle leggi operative su, e all’interno del mondo naturale è pertanto mediante la soprannaturale parola-legge di Dio. Se non vorranno avere Mosè non avranno neppure questo mondo o alcuna legge in esso. La scelta pertanto non è tra la legge biblica e la legge naturale: è tra avere o non avere legge. Rigettare Mosè è rigettare il Dio di Mosè.

Perfino ridotto a scegliere tra Mosè e Platone, la scelta di Bucero fu una scelta molto incresciosa. Avendo la legge rivelata di Dio perché un uomo vorrebbe desiderare di formare una legge morale e civile a partire dagli elementi decaduti e pervertiti della mente umana?

La ragione per cui gli uomini scelgono di cercare un fondamento nell’uomo è per la loro ricerca di un terreno comune con tutti gli uomini e tutta la realtà al di fuori di Dio. Vogliono evitare ciò che chiamano “un sistema ‘settario’ di pensiero”. Dichiarano che la necessità è per “la philosophia perennis”, una filosofia comune a tutti gli uomini in quanto uomini, separatamente da considerazioni teologiche. Con questo metodo questi pensatori affermano di poter stabilire tutte le verità della religione biblica in una maniera soddisfacente per tutti gli uomini. Così, si sostiene, si può stabilire un terreno migliore, comune, al posto di una rivelazione esclusiva o parrocchiale. In una tale filosofia, lo stato, anziché essere un ministero di giustizia ordinato da Dio, diventa “un’istituzione ‘naturale’”, un prodotto dell’ “esistenza ‘sociale’” dell’uomo [14]. Poiché gli uomini vivono una vita sociale, sorgono conflitti a causa di svariati desideri.

Ovvio che sorga la necessità di qualche compromesso; le differenze individuali devono essere risolte; qualcuno, o qualche gruppo scelto per deliberare e parlare per tutta la comunità, deve prendere le decisioni. E in questo modo sorge, proprio tanto naturale quanto chiaramente data da Dio in origine come la natura societaria stessa dell’uomo, l’istituzione dell’autorità [15].

Tale filosofia di legge naturale poggia, non su un Dio assoluto, né su una legge assoluta, ma sul compromesso. La base dell’autorità è pertanto il relativismo, il compromesso, non la verità.

Questa filosofia di legge naturale si posa sul valore ultimo della mente dell’uomo e fa appello a una comune razionalità in tutti gli uomini. Ma l’uomo decaduto usa la sua ragione come strumento per la sua guerra contro Dio, e quindi l’aspetto comune della razionalità dell’uomo apostata è la determinazione di escludere il Dio sovrano delle Scritture.

Ma se l’uomo naturale, senza fede salvifica, può farsi strada verso Dio e verso una legge universale, allora di fatto non ha bisogno né di Dio, né della legge di Dio, né ha bisogno della bibbia, di teologi, o di alcuna rivelazione da Dio; l’uomo stesso è a quel punto il principio della rivelazione e della verità, la fonte di legge sulla terra. Ove prevalgono la legge naturale e la teologia naturale, o le sue moderne variazioni di grazia comune, lì la chiesa ha solo poche limitate opzioni. Può diventare l’ancella dello stato e adoperarsi per l’azione sociale, o può abbandonare il mondo mediante il pietismo e il misticismo. In qualunque caso non le rimane più alcun Dio se non l’uomo.

La fonte della legge è anche l’ubicazione del dio di qualsiasi sistema, e se la legge è ubicata nella razionalità dell’uomo, allora l’uomo è il dio di quella filosofia. Non sorprende, dunque, che il pensiero occidentale, avendo adottato un fondamento di legge naturale per i suoi ordini sociali, prima considerò la legge come logica, un aspetto della razionalità dell’uomo, e poi come esperienza, un aspetto dell’essere dell’uomo. E cosa significa: esperienza? “Quella reale considerazione che i giudici rarissimamente menzionano, e sempre con un’apologia, sono le radici segrete da cui la legge assorbe i succhi della vita, Intendo, ovviamente, le considerazioni per ciò che sia utile per la comunità in questione” [16].  La legge naturale ha iniziato col compromesso, e finisce con l’utilità, avendo viaggiato, con parecchio sforzo, da nessuna parte. Nel processo di stare ferma, è riuscita a fare qualcosa: ha perso verità e autorità, e non le è rimasto alcun terreno comune, perché l’esperienza e l’utilità di ogni uomo è il suo privato mondo di compromesso. Ogni uomo diventa il proprio mondo di legge, il proprio ambito d’esperienza, e il proprio criterio d’utilità.

La filosofia della legge naturale comincia con “l’assunto che il modo di ragionare non-cristiano sia il solo modo possibile di ragionare” [17].  Come Van Til osservò ulteriormente, nel contendere contro la stessa filosofia che si definisce da sé una dottrina della grazia comune:

Una dottrina della grazia comune che sia congegnata per fare appello ancora una volta a un terreno neutrale tra credenti e non credenti, è precisamente come l’apologetica del vecchio Princeton, in linea con un tipo di teologia naturale Romanesca. Perché dovremmo dunque pretendere di possedere qualcosa di unico? E perché quindi potremmo pretendere di possedere una corretta base per la scienza? Niente che sia meno della dottrina calvinista della provvidenza onni- controllante di Dio, e il carattere indelebilmente rivelazionale di ogni fatto dell’universo creato, può fornire un reale fondamento per la scienza. E come possiamo pretendere di essere capaci di fare buon uso dei risultati degli sforzi scientifici di scienziati non-cristiani, se, poggiando su basi essenzialmente romaniste, non possiamo fare buon uso nemmeno dei nostri sforzi?

Perché vivere in un modo dei sogni, ingannando noi stessi e campando false apparenze davanti al mondo? La visione non- cristiana della scienza:
(a) presuppone l’autonomia dell’uomo,

(b) Presuppone il carattere non-creato, ovvero il carattere controllato dal caso dei fatti; e
(c) presuppone che le leggi siano fondate non in Dio ma da qualche parte nell’universo.

Ora, se sviluppiamo una dottrina della grazia comune in linea con gli insegnamenti di Hepp riguardo alla generale testimonianza dello Spirito a quel punto stiamo incorporando nel nostro edificio scientifico proprio quelle forze di distruzione contro cui quella testimonianza è vincolata a procedere [18].

Il solo vero terreno comune è in Dio, ovvero nel fatto che egli ha creato e governa tutte le cose, talché tutte le cose sono rivelazionali di lui. La comprensione di tutte le cose perciò comincia in lui, la sottomissione da parte dell’uomo al giudizio di Dio, alla salvezza e alla parola-legge. Van Til, nel discutere contro l’opinione di un leader riformato: Masselink, osservò:

Ma ho discusso a lungo, in particolare contro Barth, che l’immagine di Dio nell’uomo consiste di reale contenuto di conoscenza. L’uomo non comincia nel corso della storia meramente con una capacita per conoscere Dio. Al contrario, comincia il suo corso con una effettiva conoscenza di Dio. Inoltre, non può neppure eradicare questa conoscenza di Dio. È questo il fatto che fa essere il peccato: peccato “contro miglior conoscenza”.

… La teologia Cattolico Romana pensa che la creatura sia cominciata dai confini del non-essere. Secondo la teologia Romana c’è nell’uomo, come nella realtà creata in generale, un inerente tendenza a sprofondare indietro nella non-esistenza. Ecco il perché del bisogno dell’aiuto soprannaturale fin dall’inizio dell’esistenza dell’uomo. C’è una confusione nella teologia romana tra l’aspetto metafisico e quello etico dell’esistenza dell’uomo. … La tendenza distruttiva del peccato non dev’essere vista in una graduale diminuzione della razionalità e moralità dell’uomo. Quando l’uomo volta le spalle a Dio e odia il suo creatore non è meno di quanto lo fosse prima una creatura, una creatura di Dio razionale e morale. Perciò, quando Dio dà all’uomo la sua grazia, la sua grazia salvifica, questo non ripristina la sua razionalità e moralità. Ripristina la sua vera conoscenza, giustizia e santità (Cl. 3:10; Ef. 4:29). Ripristina l’uomo eticamente, non metafisicamente. Così, anche, se intendiamo che la grazia comune sia ciò che ha a che vedere con il contenimento del peccato, allora quella che esegue è una funzione etica e non metafisica. Non mantiene, come il dr. Masselink sembra contendere, le caratteristiche creazionali dell’uomo. Non sostiene l’immagine di Dio nell’uomo “in senso ampio” che consiste della sua razionalità e moralità. Trattiene l’uomo, che sarà comunque razionale, dall’esprimere la sua ostilità nei confronti di Dio nel campo della conoscenza in una misura che gli rende impossibile distruggere la conoscenza. E nel contenerlo nella sua ostilità etica verso Dio, Dio rilascia i suoi poteri creaturali talché può dare un contributo positivo al campo della conoscenza e dell’arte. Similmente, nel contenerlo dall’esprimere la sua ostilità etica verso Dio c’è un rilascio al suo interno dei suoi poteri morali talché può compiere ciò ch’è moralmente, benché non spiritualmente, buono. Come costitutivi della razionalità e della moralità dell’uomo questi poteri non erano diminuiti a causa del peccato. L’uomo non può essere amorale. Ma peccando l’uomo cadde eticamente, è diventato ostile a Dio. E la grazia comune è lo strumento mediante il quale Dio trattiene l’uomo dall’esprimere il principio dell’ostilità nella sua piena misura, abilitando in questo modo l’uomo a fare il “relativamente buono” [19].

Van Til suggerì “grazia della creazione” come termine migliore di “grazia comune”. Per certo il termine “grazia comune” che è giunto a essere un’indicazione d’umanismo e di conflitto contro Dio, deve essere abbandonato perché termine bastardo, in quanto mette insieme illegittimamente due concetti alieni.

In breve, cominciare con qualcosa di meno che la legge di Dio quale solo fondamento per l’ordine sociale significa finire del tutto senza legge e con il governo della sola logica e dell’esperienza dell’uomo.

Pertanto, le leggi della fisica, dell’economia, della biologia e di qualsiasi altra scienza o studio sono solidamente fondati nel decreto eterno di Dio; poiché il potere predestinante e sovrano di Dio è totale, ci sono leggi in ogni ambito. Queste leggi derivano, non dalla natura, ma da Dio. Quando sia negato il decreto eterno, anche le leggi sono in effetti negate, e gradualmente scompaiono.

Fu l’umanesimo dell’Illuminismo a sviluppare la filosofia della legge naturale quale propria alternativa al Dio sovrano predestinante delle Scritture. Più tardi, i loro eredi attaccarono il concetto di legge naturale perché concetto che additava in direzione di Dio; meglio eliminare tutta la legge, non lasciare di Dio alcuna indicazione, niente evidenze di disegno nell’universo che parlassero del suo creatore. Il mondo era pronto ad accettare Darwin e un universo cieco, senza legge, e in evoluzione per sfuggire un Dio la cui legge governa tutta la realtà.

Il concetto di “inerente legge naturale … si pose tra la natura e Dio e … fu concepito come indipendente da qualsiasi legislatore esterno per la propria validità ed operazione” [20].  Nell’accettare la legge naturale come sostituto per Dio, l’Illuminismo la vide progressivamente in termini meccanicistici. “La realtà non era più primariamente una questione di volontà e scopo personali” [21]. L’universo fu paragonato al meccanismo di un
orologio.

Eppure nulla è più ridicolo, dal punto di vista cristiano, che paragonare l’universo ad un pezzo d’orologio. Questa zuppa per la quale fu svenduto il diritto biblico di primogenitura fu una sostituzione di disegno per proposito; la resa del concetto di meta per un conglomerato di fini meccanici espressi in termini filosofici di ordine, bellezza, armonia, e perfezione. Gli argomenti derivati dal disegno indicano indietro alla creazione, non in avanti al compimento. …

Grozio, l’archetipo dell’umanismo, sviluppò la distinzione tra la legge di Dio e la legge della natura ove la legge della natura includeva l’uomo e la sua storia. Il risultato di questa distinzione tra Provvidenza e il processo della vita e della storia fu che comparve la possibilità di modellare la vita e la storia separatamente da qualsiasi legge di Dio. E questo era un fine desiderabile visto che la legge di Dio aveva permesso guerre e disastri. Il plasmare la storia secondo la legge naturale indicava verso l’idea di progresso e in questo modo incideva direttamente sulla questione di un’escatologia. L’uomo avrebbe adesso operato la propria salvezza, ma in un senso radicalmente diverso dal significato della parola biblica, e ovviamente senza timore e tremore (Fl. 2:12) [22].

Come risultato di questo sviluppo, la legge della natura, che nella sua antichità pagana era la legge delle nazioni, divenne nuovamente la legge

delle nazioni, la legge dell’uomo. Siccome né Dio né la natura avevano eliminato le guerre, l’uomo, il nuovo dio e legislatore, avrebbe plasmato le nazioni e tutti gli uomini per eliminare le guerre.

Il governo generale e particolare di Dio sarebbe stato rimpiazzato dal governo generale e particolare dell’uomo. Il governo generale di Dio stabilisce l’uomo in una cornice di legge totale; il governo particolare di Dio è consapevole di ogni nostro bisogno, non cade un capello senza la sua sovrana cura e supervisione. Il nuovo stato sovrano opera per avvolgerci in una cornice di legge progressivamente sempre più totale, e per osservarci nella sua rete di particolare supervisione. Il redattore capo di un importante periodico americano ha dato la sua approvazione a questa radicale invasione della vita privata da parte del governo totale dello stato moderno in un importante editoriale:

A mano a mano che la tecnologia de-personalizza e de-umanizza sempre più le nostre vite, sta nascendo in noi un bisogno di riaffermare ciò ch’è più basilare e vitale in noi, i nostri istinti. Inoltre, la tecnologia ci sta sbattendo in un’epoca in cui la privacy sta diventando letteralmente impossibile. Diventerà impossibile, da un lato puramente a causa della densità della popolazione e, dall’altro, a causa del rapido avanzamento di mezzi tecnologici di sorveglianza in una civiltà le cui società ovviamente intendono tenere sotto costante osservazione tutti gli individui.

Sta pertanto sorgendo una fondamentale necessità: la necessità di dimorare, più o meno come esseri umani, in una società nella quale la privacy è fuori questione. Sembra che la nostra risposta dovrà essere d’adottare un modo di vivere in cui la privacy non è più considerata necessaria. Perciò io sospetto che il sesso pubblico sarà considerato l’onda del futuro …[23].

La legge naturale finisce sempre col diventare la legge dello stato, e in più di uno stato anti-cristiano.

Note:

 

1 Wilhelm Pauck, editore, The Library of Christian Classics, vol. XIX, Melancton and Bucer; Philadelphia: Westminster Press, 1969, p. 50.

2 Ibid., p. 50 s.

3 Ibid., p. 51 s.

4 Ibid., p. 52 s.

5 Ibid., p. 117.
6 Ibid., p. 121.
7 Ibid., p. 124.
8 Ibid., p. 344 s.

9 Ibid., p. 378.

10 Per le visioni contorte di Lutero sulla legge, vedi Ferdinand Edward Cranz, Harvard Theological Studies XIX, An Essay on the Development of Luther’s Thought on Justice, Law, and Society; Cambridge: Harvard University Press, 1059.

11 J. A. Alexander, Psalms, p. 10.

12 T. R. Jackman, Psalm for Today, p. 7.

13 Cornelius Van Til, “A Calvin University” in The Banner, 9 nov., 1939, ripubblicato in C. Van Til, Science Articles, a Syllabus; Philadelphia: Westminster Theological Seminary, p. 26.

14 Harold C Gardiner, S.J., Catholic Viewpoint on Censorship; garde City, N.Y.: Hannover House, 1958, p. 14.

15 Ibid., p. 20.
16 O. W. Holmes, Jr., The Common Law; Boston: Little, Brown, 1881, p. 35.

17 Cornelius Van Til, Common Grace; Philadelphia: Presbyterian and Reformed Publishing Company, 1947, p. 48.

18 C. Van Til, A Letter on Common Grace; Philadelphia: Presbyterian and Reformed Publishing Co., 1955, p. 66.

19 Ibid., p. 36.
20 James P. Martin, The Last Judgment in Protestant Theology from Orthodoxy to Ritschl; Grand Rapids: Eerdmans, 1963, p. 102.

21 Ibid., p. 103.
22 Ibid., p. 107.

23 Frank Trippet, “What’s happening to Sexual Privacy?” In Look, vol. 34, n° 21 (20 ottobre, 1970), p. 50.

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