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Nichilismo o Cristianesimo, Scetticismo o Rivelazione

atlas_lead_300x300Ayn Rand, 1905-1982

John W. Robbins

 

Quanto segue  è uno stralcio dall’ultimo capitolo de Answer to Ayn Rand, ampliato e ripubblicato in seguito come Without a Prayer: Ayn Rand and the close of her system, di John W. Robbins (1948-2008).

La Filosofia dell’Oggettivismo.

In Who Is Ayn Rand? Nathaniel Branded così proclamava:

 “Nessuno ha mai osato pubblicamente sfidare le idee essenziali de La Rivolta di Atlante, e tentato di confutarle”.

Con la pubblicazione di questo libro, questa affermazione non sta più in piedi. Il chiarimento e la refutazione delle idee della Rand  avanzate in questo libro vanno di pari passo; e in gran parte,  il loro chiarimento coincide con la loro refutazione.

La Rand una volta riassunse la sua filosofia in brevi presupposizioni, noi potremmo fare lo stesso, riassumendo le conclusioni logiche delle sue premesse:

Metafisica: Materia Indistruttibile.

Epistemologia: Scetticismo.

Etica: Edonismo.

Politica: Anarchismo.

La sua metafisica, come ho già accuratamente dimostrato altrove, consiste nel credo del primato della materia indistruttibile. La sua epistemologia, sensazione più astrazione, conduce solo allo scetticismo e non alla conoscenza. Il capitolo 2 è un distillato delle tante ambiguità e difficoltà nella teoria epistemologica della Rand, che si conclude con l’ammissione di Branded che quand’anche tutta l’evidenza potesse portare a una specifica conclusione, nessuno può alla fine esserne mai sicuro. Il successivo frammento di evidenza potrebbe rovesciare la conclusione.  E questo non è altro che scetticismo.

L’etica della Rand, essendo fondata su una scelta amorale, e non sui “fatti della realtà”, si risolve nell’edonismo. Così il suo intero edifico etico collassa, avendolo costruito sull’inesistente ponte sopra l’abisso di Hume(1).

La sua politica, derivando dalla sua teoria dell’individuo sovrano, conduce diritto diritto all’anarchismo, non alla società o allo stato, ma a una “associazione volontaria di uomini che agiscono solo nel loro interesse individuale”.

E’ davvero indicativo della bancarotta della moderna filosofia Americana che l’Oggettivismo della Rand possa aver fatto tanta strada così fervidamente accettato da molti senza sollevare alcuna obiezione. Come Platone e Aristotele, ella ha cercato di confutare i sofisti, ma solo per far scaturire una filosofia che conferma il perenne sofisma della filosofia laicista. “Philosophia perennis” non è che, in ultima analisi, una futile speculazione intesa a dimostrare che l’uomo e la sua mente sono di fatto autonomi e indipendenti dal loro Creatore. L’umana filosofia laicista, come le teorie laiciste della storia, è ciclica: si svolge dai grandi sistemi teorici che danno una visione globale della realtà alle critiche di questi stessi sistemi, le quali critiche si risolvono poi nello scetticismo. E quando le profondità dello scetticismo sono raggiunte, qualche nuovo filosofo erge un’altro magnifico edificio di pensiero umano, soltanto per avere quello stesso edificio eroso dalle critiche logiche di altri studiosi, risolvendosi a sua volta in un nuovo scetticismo. E così il ciclo continua, dai sofisti a Platone, da Platone ai sofisti; dai sofisti all’Aquinate, e dall’Aquinate ai sofisti; dai sofisti a Spinoza, da Spinoza ai sofisti; dai sofisti a Kant, da Kant ai sofisti; dai sofisti a Hegel, da Hegel ai sofisti. Si potrebbe concludere che la filosofica laicista non è altro che la storia del fallimento, di uomini che tentano di costruire una Torre fino al Cielo, e che sono presto dispersi sulla faccia della terra incapaci di comprendersi l’un l’altro.

La natura ciclica della storia della filosofia, così come è qui presentata, è naturalmente di molto semplificata ma questo libro non è inteso essere un testo di storia della filosofia,  ma soltanto una critica di una delle ultime figure nel ciclo della filosofia laicista. Uno studente di filosofia  potrebbe prima o poi chiedersi perché tutte le filosofie secolari non siano riuscite a resistere allo scrutinio logico, perché il ciclo di ottimismo e pessimismo epistemologico esiste  e dura da ben più di duemila anni. Difficilmente la spiegazione può essere per via della sovrastruttura delle varie filosofie che sono così diverse da non poterci offrire una spiegazione comune. Ma se si esaminassero le infrastrutture delle varie filosofie, e si troverebbe infine un elemento comune: l’autonomia della mente umana. Tutte le filosofie laiciste condividono l’assioma dell’autonomia, il credo che l’intelletto umano può giungere alla conoscenza senza aiuto esterno. L’Oggettivismo non fa eccezione.

Eppure i ripetuti fallimenti non si sono risolti nel ripudio di questo assioma, ma in più determinati sforzi di raggiungere la conoscenza attraverso lo sforzo autonomo dell’uomo.

La famosa alternativa di Lessing, tra l’accettare la verità dalle mani di Dio come un dono e il cercare eternamente senza mai trovare la verità, è il bivio incontrato da tutti i pensatori della storia, e tutti i pensatori laicisti hanno scelto l’eterna, infinita e futile indagine, proprio come fece Lessing.

La scelta come delineata da Lessing è una scelta che deve essere fatta da tutti gli uomini. Accetterò io la rivelazione o no? La Bibbia è il Verbo di Dio o no? I filosofi non cristiani (e alcuni inconsistenti filosofi Cristiani) hanno scelto la futile ricerca. Molti credono che la ricerca non è per niente futile (particolarmente gli inconsistenti pensatori Cristiani come Tommaso d’Aquino) ma che un giorno avrà finalmente successo.  Sfortunatamente, dopo duemila e cinquecento anni di ricerca, nessun uomo ha ancora stabilito la verità attraverso il suo intelletto autonomo. L’Oggettivismo non ha cambiato questo fatto,  dato che condivide l’assioma dell’autonomia con altre filosofie secolari. Anch’esso finirà eclissato da una nuova ondata di scetticismo, e questo giustamente, perché esso non ha offerto buone ragioni per credere nella capacità della mente umana di creare un sistema di conoscenza.

Si potrebbe pensare che dopo lo sparpagliamento degli edificatori della Torre di Babele, quelli che parlassero la stessa lingua avessero tentato di nuovo di erigere nuove torri, senza successo. L’antipatia della mente umana verso il ricevere un dono da Dio, conoscenza rivelata proposizionale, è sempre presente. Ed è la spiegazione del ciclo della filosofia laicista. Messo di fronte all’alternativa di accettare la conoscenza come dono di Dio e lo scoprire la conoscenza da sé, l’essere umano ribelle rifiuterà sempre il dono della conoscenza e cercherà di costruire il proprio sistema filosofico, la propria Torre fino al Cielo.

Come Cristiano, posso solo sperare che l’Oggettivismo, come tutti gli altri edifici filosofici, possa presto crollare, e rivelare agli uomini del ventesimo secolo l’estrema futilità delle filosofie laiciste. Questo libro è stato scritto con lo scopo di accelerare il declino di questa forma novella di ottimismo filosofico laicista, affinché gli uomini siano magari costretti ad ammettere che la scelta è fra Nichilismo o Cristianesimo, fra Scetticismo o Rivelazione. La scelta non  è, come la Rand ha detto, tra Comunismo e Oggettivismo, perché queste due filosofie sono di fatto piuttosto simili: entrambe sono materialiste, entrambe sono empiriste, e in ultima analisi, anarchiche. La Rand fuggì fisicamente dai Comunisti nella metà degli anni ’20, ma intellettualmente è sempre rimasta loro prigioniera. Invece che essere diametralmente opposti, l’Oggettivismo e il Comunismo condividono premesse comuni, e attaccano un nemico comune: la Fede Cristiana. Qui l’antitesi è inequivocabile: Dio o la Materia? Rivelazione Proposizionale o Sensazione? La Legge di Dio o i Capricci dell’Uomo? Governo Limitato o Anarchia Totalitaria? C’è solo un sistema che sfida il comunismo in tutte le sue ramificazioni e quel sistema non è l’Oggettivismo. Quel sistema è la Fede Cristiana.

“I dannati verranno confusi quando vedranno che la loro condanna dipende da quella ragione in nome della quale hanno preteso di condannare la religione cristiana.”

– Blaise Pascal, Pensieri, 164

(1) “L’abisso di Hume” è la fallacia logica che pretende di derivare i “si deve” dagli “è”.

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