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Salmo 8: cos’è l’uomo.

«Al maestro del coro. Sulla Ghittea. Salmo di Davide» Quanto è magnifico il tuo nome su tutta la terra, o Eterno, Signor nostro, che hai posto la tua maestà al di sopra dei cieli!

Dalla bocca dei bambini e dei lattanti tu hai stabilito la lode a motivo dei tuoi nemici, per far tacere il nemico e il vendicatore.

Quando considero i tuoi cieli, e che, sono opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte.

che cosa è l’uomo, perché te ne ricordi, e il figlio dell’uomo, perché lo visiti?

Eppure tu lo hai fatto di poco inferiore a DIO, e lo hai coronato di gloria e di onore.

Lo hai fatto regnare sulle opere delle tue mani e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi!

Pecore e buoi tutti quanti, e anche le fiere della campagna,

gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quello che passa per i sentieri del mare.

O Eterno, Signor nostro, quanto è magnifico il tuo nome in tutta la terra!

 

Che cos’è l’uomo? Avete sentito nel Salmo? Vi avete posto la mente?

Che cos’è l’uomo?

Che cos’è l’uomo?

“L’uomo è un animale con due gambe, senza piume”.

Platone deve essere stato assai disperato quando fece quest’affermazione.

L’ha detto realmente.

“L’uomo è un animale con due gambe, senza piume”.

L’intera carriera del più grande filosofo dell’antichità pagana fu dedicata alla predicazione di una filosofia della ragione, una filosofia che diceva che l’uomo, con i suoi sforzi può acquistare la conoscenza, e può acquistare la perfetta conoscenza se solo si ferma, si separa dalle imperfezioni della sua vita quotidiana e semplicemente scopre le idee, le perfette definizioni delle cose come esse veramente sono in quel mondo ideale della ragione. Non come si vedono nel mondo materiale dove sono imperfette, ma se le vede in quel mondo ideale lassù, se ascende a quel mondo ideale con la sua ragione l’uomo può riuscire a ottenere la perfetta conoscenza.

Se limitate la vostra conoscenza solo alla vostra pratica e alla vostra percezione e alle vostre aspettative per voi stessi e per il vostro futuro non acquisirete mai la conoscenza, la comprensione e la sapienza, disse Platone. Dovete uscire da questo mondo. Dovete liberarvi dal vostro corpo, dalla vostra materia, dal vostro pensiero, da questo mondo, e andare lassù.

Per insegnarvi ad acquisire sapienza, Platone vorrebbe portarvi nella sua torre d’avorio che sta tre metri sopra la terra, non tocca mai terra, non tocca mai lo sporco mondo, affinché vediate le cose come veramente sono in quella realtà spirituale, lassù. E che solo dopo, torniate a terra, e guardiate le cose e comprendiate come realmente sono, basandovi su quelle definizioni ideali lassù. Propose la parabola dell’uomo incatenato nella grotta per spiegare come acquisisca conoscenza l’uomo che vive nel mondo materiale. E disse: Immaginate una grotta dove ci sono dei prigionieri incatenati a terra con la schiena rivolta verso l’entrata della grotta, i quali vedono solo ombre del mondo reale sulla parete davanti a loro, e odono delle voci e dei rumori provenire da dietro, ma tutto ciò che vedono sono ombre sulla parete. E disse, questo non è il modo per acquisire conoscenza, ma secondo lui è quello che fanno tutti. Quel che devi fare è slegarti dalle catene di questo mondo ed ascendere con la tua mente lassù, uscire dalla grotta e vedere il mondo reale. Platone credeva nelle idee ideali delle cose, finché siete incatenati da questo mondo vedrete solo ombre. Ma l’uomo può liberarsi dalle catene del proprio corpo e portare la propria mente lassù, e vedere il vero significato di tutte le cose. E Platone pensava di esserci riuscito. E poi gli fu chiesto:

“Che cos’è l’uomo?”

oh, oh!

Voglio dire, se c’è una definizione ideale che definisce ogni cosa nella sua vera essenza cosicché noi la possiamo conoscere com’essa è e non come il nostro mondo di percezioni ci dice sia, dovrebbe esserci una definizione per l’elemento più importante della conoscenza: l’uomo!

Ok Platone, qual’è la definizione dell’uomo? Cos’è l’uomo? Voglio dire, l’uomo produce conoscenza, l’uomo acquisisce conoscenza, e giudica la conoscenza, usa la conoscenza, chi se ne frega se abbiamo la perfetta conoscenza di ciò che è un albero o di ciò che è una pietra, noi vogliamo sapere cosa è l’uomo. Dacci una definizione dell’uomo. Dacci l’idea dell’uomo cosicché sappiamo esattamente cos’è l’uomo e da lì procederemo.

E il difensore della ragione, delle idee e della conoscenza divina che rivela ogni essenza, che rivela la vera natura delle cose come realmente sono, il più grande filosofo dell’antichità rispose:

“L’uomo è un animale con due gambe, senza piume”.

Sul serio, Platone? Tu hai raggiunto la conoscenza più alta, hai insegnato a tutti noi a ragionare e a imparare e a diventare sapienti perché abbiamo imparato da te come raggiungere quel mondo delle idee perfette e a pensare come dovrebbero essere, a supporre il loro stato naturale, perfetto, e questo è tutto quello che hai da dire sull’uomo?

Così, come esseri umani, come uomini, noi non abbiamo nulla che ci separi, che ci definisca come siamo se non il numero delle gambe e la mancanza di piume?

E poi accusano noi cristiani di deridere la loro religione e la struttura di pensiero che produce.

Ebbene, è ridicola, no?

Il più grande filosofo del mondo pagano. Dev’essere stato piuttosto disperato. Deve aver pensato e pensato e pensato e pensato e cercato di congetturare che cosa  esattamente il suo sistema umanistico di pensare e la sua filosofia potessero presentare come definizione dell’uomo. Deve aver provato due, tre, quattro, o cinque definizioni che erano un po’ più elaborate di quella, ma devono tutte essere state scartate come non valide se fu costretto a far ricorso a questa vera e propria stupidaggine:

L’uomo è un animale con due gambe, senza piume.

Diogene, il filosofo cinico, rispose spennando un gallo, lo fece sfilare al mercato di Atene gridando: “Questo è l’uomo di Platone!”

Platone concordò che avrebbe dovuto migliorare la sua definizione dell’uomo, perciò aggiunse: “Con unghie larghe e piatte.”

Ora, cinico, proviene da una parola greca κυνός che significa cane, e i cinici credevano che i cani avessero più saggezza degli umani per il fatto che non si conformano agli standard morali artificiali della società umana e fanno tutte le loro cose naturali, e non le menzionerò qui in dettaglio, immaginatele da soli: le fanno all’aperto, davanti a tutti. Pertanto questo è ciò che Diogene faceva. Viveva in una botte di terracotta nell’area del mercato, senza lavarsi, e appunto, facendo tutte le sue cose naturali in pubblico. Era noto anche per camminare in pieno giorno con una lanterna accesa, in cerca dell’uomo. Diogene ha lo stesso problema di Platone adesso. Deve trovare l’uomo. E intraprende seriamente questa impresa. Ha una lampada accesa in pieno giorno e va in cerca dell’uomo.

Non lo trovò mai. Diogene non ebbe una definizione dell’uomo.

Platone almeno aveva una definizione; Diogene non aveva una definizione. Pensava che avrebbe saputo cosa sia un uomo una volta che l’avesse trovato. Diversamente da Platone che aveva un definizione pre-confezionata, Diogene non aveva una definizione dell’uomo, lui era un cane, dopo tutto, e un cane non va in giro con definizioni intellettuali pre-confezionate. Un cane trova qualcosa e lo magia, qualsiasi cosa sia.

Ma l’uomo non lo trovò mai.

Ebbene, vuol dire che c’era qualcosa di sbagliato con la filosofia greca. Nessuno era in grado di definire l’uomo.

Che cos’è l’uomo?

Aristotele, per esempio, l’uomo che era sempre in grado di definire le cose attraverso i costumi e le pratiche sociali, diversamente da Platone col suo intellettualismo, o da Diogene con le sue percezioni … canine, pensò che l’uomo è definito dalla sua collocazione nella società. Pensò che donne e schiavi non erano veri umani perché era la condizione sociale che definiva l’uomo. Il problema fu che alcuni greci proprietari di schiavi cominciarono a liberare i loro schiavi in cambio di denaro. La domanda adesso era diventata: Può un’azione giuridica creare l’uomo? Voglio dire: se uno schiavo non è un uomo, e uno libera uno schiavo e adesso quello schiavo è un uomo libero e pertanto è un uomo, fondamentalmente, l’avidità del proprietario di schiavi ha creato un essere umano, uno vuole fare un guadagno e crea un essere umano con un’azione giuridica.

È ovvio che la domanda: “Cos’è l’uomo?” Era un po’ troppo per la filosofia pagana. E nessuno fu capace di dare la risposta. La risposta era un po’ al di sopra della loro capacità di definire le cose. Chiunque sia familiare con questi antichi greci e la loro filosofia  sa che temevano di dover rispondere alle domande sulla vera natura dell’uomo; evitavano quelle domande come la peste.

La più importante di tutte le definizioni filosofiche resistette a qualsiasi tentativo da parte del mondo pagano. Non c’era corretta definizione per l’uomo. Qualsiasi definizione con cui qualcuno si presentasse si dimostrava essere carente in qualche area, sbagliata in qualche altra, o semplicemente irragionevole e assurda.

E pure, una definizione era necessaria.

Come puoi conoscere qualsiasi cosa se non conosci te stesso? Chi sei veramente?

Più tardi, durante il Rinascimento prima e l’Illuminismo poi, cercare di definire l’uomo come egli è diventò un ossessione del pensiero pagano. E nacquero un sacco di teorie a quel tempo, alcune occulte e mistiche, altre razionalistiche riguardo alla vera natura dell’uomo. L’uomo fu definito, per esempio, dalla misura e forma del suo cranio. Non vi sto raccontando storie, la Germania nazista è esattamente un esempio di questa teoria.

O per i presunti fluidi nelle sue vene: Sapete di quegli psichiatri oggi che definiscono l’uomo come tipo di persona flemmatica, melanconica, collerica, sanguigna, in ragione di specifici liquidi che avete nelle vene, e così questo vi definisce.

O per i suoi geni.

O per la sua aura astrale.

O per la posizione dei pianeti nel momento della sua nascita.

C’è anche la moderna psico-analisi e la cosiddetta analisi scientifica che differenzia tra introverso ed estroverso e così via. Tutte cose che si suppone definiscano l’uomo com’egli è.

Deve esistere qualche elemento fisso, immutabile, unico, nella natura dell’uomo, che noi possiamo discernere, isolare, per analizzare cosa l’uomo realmente sia.

Deve esserci qualcosa.

Ma che anche cercare di trovare quell’elemento essenziale dell’uomo che lo riduce ad un elemento non sia differente in principio dal definire l’uomo come un animale con due gambe e senza piume non è passato per la testa e ancora non passa per la testa ai moderni professori universitari e ai moderni filosofi. Ancora non si sono resi conto che stanno cercando di definire l’entità più complessa dell’universo facendo ricorso alle semplificazioni più grottesche: riducendo l’uomo agli elementi. Poi il comunismo saltò sul carro e disse: va bene, noi definiremo l’uomo. Marx non si curò molto di definire l’uomo, pensò che Darwin aveva già scoperto tutto. Credette in Darwin e credette che l’uomo è semplicemente materia altamente organizzata. La differenza tra voi e la sedia su cui state è che le molecole che costituiscono la sedia non sono altrettanto ben organizzate come voi siete. Questa è la sola differenza tra voi e la sedia su cui siete seduti in questo momento. Tutto ciò che conta sono le circostanze materiali, cioè le connessioni tra queste molecole in voi sono la cosa che conta.

E questo è tutto.

Il problema venne quando i rivoluzionari russi cercarono di applicare Marx nella realtà e incontrarono improvvisamente un problema. Dobbiamo cambiare l’uomo, abbiamo un problema. L’uomo è un po’ troppo egoista e avido e capitalista. Dobbiamo cambiarlo. E la nostra definizione di lui, che è solamente materia altamente organizzata non funziona. Dobbiamo produrre una nuova definizione dell’uomo.

Ora forse l’uomo è il prodotto materiale delle sue forze economiche. Abbiamo bisogno di cambiare la sua economia, le sue circostanze economiche e lo cambieremo a diventare il nuovo uomo sovietico che penserà solo in termini di noi e nostro e non in termini di io e mio.

Non funzionò.

E allora pensarono, forse l’uomo è il prodotto di milioni di anni di evoluzione e perciò se noi finanziamo abbastanza spedizioni scientifiche in Africa, a studiare quegli scimpanzé e quei gorilla scopriremo cos’è l’uomo.

Centinaia di spedizioni sovietiche in Kenia, Uganda e Tanzania, per studiare i gorilla, per scoprire cos’è l’uomo. Ve lo immaginate?

Poiché non insegnò loro niente riguardo all’uomo si rivolsero all’occultismo. Negli anni 80, l’unione Sovietica e i suoi satelliti, spesero una cifra esorbitante di denaro “pubblico”per studiare i fenomeni parapsicologici, da Polstegeist alla vecchia chiaroveggenza, nella speranza di scoprire qualche indizio della vera natura dell’uomo come egli è. Anche i nostri media si prestarono al gioco e vollero mostrarci persone che lievitavano da terra o piegavano forchette con la forza del pensiero, meravigliose potenzialità  che erano nascoste nell’uomo. Già, molto nascoste.

24 secoli dopo Platone, non c’è risposta dal mondo pagano.

Stringi, stringi, la miglior definizione dell’uomo è ancora “Un gallo spennato con unghie larghe e piatte”.

Ancora non sappiamo niente dell’uomo come egli è. L’uomo ancora sorprende filosofi, architetti sociali e politici. È ancora un’entità misteriosa. Proprio quando credono di averlo decifrato cambia loro le carte in tavola e li lascia spiazzati talmente tanto che si fanno sondaggi di voto ormai quotidianamente e l’uomo non è nulla di sicuro. Sicuramente abbiamo bisogno di cercare ancora una volta una nuova definizione per l’uomo perché non agisce come noi vogliamo.

Oh, sicuramente voi pensate che la bibbia abbia una risposta. Perché non andiamo alla bibbia e le chiediamo: “Che cos’è l’uomo?”

La bibbia sicuramente dovrebbe essere in grado di fornirci la risposta a quella domanda che ha eluso i filosofi pagani per millenni. Quell’elemento esclusivo, quell’esclusiva particella stabile che definisce l’uomo, che ci può dare l’informazione decisiva deve essere lì, da qualche parte, nella bibbia.

Siete pronti ora per la risposta? Rimarrete delusi, ve lo prometto.

E di fatto la bibbia fa quella domanda in molti passi: “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?” (Salmo 8:4). Notate l’umore, l’atmosfera: “Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?” Pone la domanda, ma la pone in un modo molto interessante. “Che cos’è l’uomo perché tu ne faccia caso e rivolga a lui la tua attenzione” (Giobbe 7:17). “Che cos’è l’uomo da ritenersi puro” (Giobbe 15:14). “Cos’è l’uomo perché te ne prenda cura e il figlio dell’uomo perché tu ne tenga conto?” (Salmo 144:3). “Cos’è l’uomo perché tu ti ricordi di lui?” (Ebrei 2:6).

Certamente la bibbia è interessata alla natura dell’uomo se pone la stessa domanda, perciò, dov’è la risposta nella bibbia? Preparatevi per la sorpresa più grande che potete immaginare:

Non c’è!

Nella bibbia non c’è risposta alla domanda: “Cos’è l’uomo?”. Quantomeno, non c’è risposta alla domanda come i filosofi la pongono, non c’è una definizione dell’uomo, Sì, c’è qualcosa come una definizione, ne parleremo, dice: “A sua immagine” Dio ha fatto l’uomo. Ma in che modo ci può aiutare? Adesso dobbiamo sapere come sia Dio, e sappiamo che ci è proibito esaminare la natura di Dio nella sua immensità, che non riusciamo ad abbracciarla tutta. Dio si può conoscere solo parzialmente. Dio è incomprensibile per l’uomo. Noi non possiamo comprendere (abbracciare completamente) Dio con la nostra mente. Significa forse che non possiamo mai conoscere l’uomo comprensivamente ma solo parzialmente?

Sì! Paolo dice che noi conosciamo solo in parte, come in uno specchio, indistintamente. 1° Corinzi 13:12 “Ora infatti vediamo come per mezzo di uno specchio, in modo oscuro, ma allora” cioè quando viene la perfezione, e la perfezione è la perfezione, quando vedremo il Signore Gesù Cristo direttamente. Nel frattempo, come sappiamo cos’è l’uomo? Lasciate che ve lo dica chiaro e tondo di nuovo: la bibbia non da una risposta diretta alla domanda “cos’è l’uomo?”  Notate che in tutte le citazioni che vi ho dato la domanda non è mai posta in modo positivo come se Dio voglia dare una risposta. È piuttosto una domanda retorica, svilente, sprezzante: “Cosa è mai l’uomo perché tu ti ricordi di lui?” Come se la bibbia si facesse beffe dei filosofi di tutte le epoche con la loro ossessione di trovare quell’astratta caratteristica dell’uomo che lo definisce in contrasto con qualsiasi altra cosa. Dio si sta facendo beffe di loro, Dio si sta facendo beffe di te se stai cercando di scoprire cosa sei. Quando chiedi: Cosa sono io?” E Dio ti fa eco, “Già, che cosa sei tu perché io mi ricordi di te?”

Secoli di sforzi filosofici del livello più alto, serie discussioni, infuocati dibattiti, guerre ideologiche, libri dopo libri dopo libri, e articoli, saggi, dissertazioni, studi scientifici e psicologici sussidiati dagli stati, tutti intesi per darci un indizio di ciò che l’uomo sia, e la bibbia dice a tutti questi: “Cos’è l’uomo che dovrei ricordarmi di lui?” Potete quasi sentire la risata di Dio in tutto questo: “Dai, uomini, fatemi vedere quanto siete intelligenti, cos’è l’uomo?” Voglio dire: “Cos’è l’uomo perché mi ricordi di lui?” Avete trovato quella particella magica, quell’elemento speciale, quella peculiare caratteristica che rende l’uomo così importante da spendere migliaia di anni e miliardi di dollari nel cercare di trovare cos’è l’uomo? L’avete scoperto, o è ancora un gallo spennato?

Non sappiamo ancora cos’è l’uomo.

Non c’è al mondo una definizione, non c’è  nel mondo pagano, non c’è nella bibbia. Eccetto, naturalmente, quella piccola descrizione: È fatto ad immagine di Dio. Che non ci aiuta molto, se facciamo la domanda nel modo sbagliato, perché non conosciamo quale sia la natura di Dio e non abbiamo speranza di conoscerla comprensivamente. Ma, è un inizio. Possiamo partire da lì, ad immagine di Dio. Deve darci un indizio dopo tutto. Cosa significa essere ad immagine di qualcuno che non abbiamo la speranza di poter mai conoscere comprensivamente? Il testo ci da’ forse qualche indizio? E qui noi incontriamo il segreto più stupefacente della bibbia. Un segreto che è stato nascosto a così tanti filosofi, perfino filosofi e teologi e predicatori e scrittori cristiani. E il segreto è che Dio rifiuta di definire l’uomo in modo astratto mediante qualche stabile, stagnante, astratta, qualità metafisica interiore, cioè una qualità insita nell’uomo, mediante qualche essenza metafisica costitutiva, che lo separa da qualsiasi altra cosa e dal suo posto nella storia.

Sapete che potete definire un animale per i suoi geni, anche senza sapere quale sia la relazione e lo scopo di quell’animale nella realtà. Noi non abbiamo nessun uso per i dinosauri, oggi, ma possiamo definire un dinosauro dai geni e dalle ossa. Potete definire un tavolo a partire dalle sua qualità basilari: una superficie piana su quattro gambe, nel dizionario enciclopedico trovereste una definizione di questo tipo: mobile costituito da una superficie piana sostenuta da una o più gambe verticali. Se qualcuno vi dà questa definizione voi sapete che sta parlando di un tavolo, giusto? C’è una qualità fissa, stabile, minima, che definisce un tavolo. Qualità fisse, indipendentemente dallo scopo per cui è stato disegnato. Non abbiamo bisogno di sapere se è un tavolo da pranzo o da disegno o da sala operatoria .Un piano con una o più gambe verticali è un tavolo. Non abbiamo bisogno di conoscere lo scopo che il suo disegnatore ha inteso avesse, potrebbe averlo disegnato per scopi interamente diversi da quelli che noi normalmente crediamo siano quelli del tavolo, ma lo chiamiamo tavolo lo stesso. A motivo di quello che è. Ma non così con l’uomo. Quando Dio definisce l’uomo, Egli non spiega la natura dell’uomo ma lo scopo dell’uomo.

Lo scopo dell’uomo. Esterno all’uomo. Lo scopo dell’uomo nel piano di Dio, quale fondamento della vera e propria definizione dell’uomo da parte di Dio. “E abbia dominio”. Nel caso non siate convinti, che questo è più importante per Dio della natura interiore dell’uomo, considerate alcuni dei versi che ho citato poco fa: “Che cosa è l’uomo, perché te ne ricordi”, ed essi portano a dichiarazioni di questo tipo:  Cos’è l’uomo, perché te ne ricordi, e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure tu lo hai fatto di poco inferiore a DIO, e lo hai coronato di gloria e di onore. Lo hai fatto regnare sulle opere delle tue mani e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi!Cos’è l’uomo che lo hai fatto regnare.

Cos’è l’uomo?

Niente!

Polvere!

Eppure, è qualcosa, perché ha uno scopo.

La bibbia è l’unico libro sacro esistente che non è interessato alla natura dell’uomo così com’è, astratta, stagnante, isolata dalla realtà a dal futuro. Se l’uomo è qualcosa è polvere. “Polvere sei e in polvere ritornerai”. Niente che meriti che l’uomo sia considerato, ricordato, onorato, celebrato. Imparate a vivere con questa realtà. Superatela.

Perfino la sua anima non è così importante. Se le anime degli uomini fossero state così importanti per Dio come molti moderni evangelisti predicano, Dio avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per salvarle tutte. Infatti, data la moderna teologia delle chiese così concentrata sull’importanza dell’anima umana per Dio uno si interroga perché siano così contrariate al moderno credere nella salvezza universale. È solo una conseguenza logica della teologia ecclesiale moderna.

Voglio dire, se Dio ha così tanta premura per l’anima dell’uomo, per la sua natura interiore, deve conoscere un modo per salvare tutte le anime degli uomini. Ma se non salva tutti, forse, forse ha priorità diverse. Solo forse. Dio guarda all’uomo e non trova nell’uomo niente che meriti considerazione, onore o perfino definizione. Dio che ha una definizione per ogni cosa rifiuta di darne una per l’uomo.

La natura statica, l’astratto, o l’idea ideale dell’uomo non sono di nessun interesse per Dio. Per Dio l’uomo in astratto è un cadavere in un frigo dell’obitorio.

E Dio non è un Dio dell’obitorio. È l’aspetto dinamico della vita dell’uomo, la sua teleologia, che proviene da una parola greca per finalità, telos, il suo scopo, il suo futuro, che Dio usa per definire l’uomo. È ciò che Dio ha posto nell’uomo, il suo impulso, la sua visione, il suo concentrarsi sul futuro. L’uomo ad immagine di Dio è un uomo che conquista, espande, esplora, produce, migliora, muove e cambia cose. La natura dell’uomo non ha niente a che vedere con un elemento metafisico nell’uomo che lo fissi in uno stato di esistenza permanente, la natura dell’uomo ha tutto a che vedere con lo scopo per cui è stato creato: assumere il dominio e regnare sulla creazione di Dio. Perché Dio ha salvato te, puoi chiederti, e perché Dio ha salvato me; tutti fanno questa domanda: perché hai salvato me, Signore? Ti ha salvato non perché fossi salvato ma perché aveva qualcosa da farti fare.  Se diciamo Dio mi ha salvato perché fossi salvato il livello della nostra stupidità è veramente alto. Mentre sicuramente hai un vantaggio dalla salvezza di Dio perché sei portato dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla libertà, dal potere di Satana dentro al regno di Cristo, credere che lo scopo ultimo della salvezza di Dio sei tu è presunzione del massimo grado. Dio ti ha salvato non perché il tuo stato eterno, la tua giustificazione, la tua perfezione siano le cose più importanti per Lui, ti ha salvato perché ha lavoro per te. Quelli che mi conoscono sanno che questa è la mia frase preferita: abbiamo lavoro da fare.

Niente in voi, niente nella vostra natura, niente nella vostra metafisica ha alcun valore da meritare o guadagnare la salvezza. Siete salvati soltanto perché c’è uno scopo per la vostra vita. Un futuro nel quale conquistare cose per il regno di Dio, qualcosa di più grande, più ampio, più degno di quel che sareste mai stati o avreste sperato di essere. Nelle religioni pagane è l’uomo la cui natura è fissa, immutabile e stabile e fondante e degna di essere ricordata. Questo nelle religioni pagane. Sono tutte umanistiche. È l’uomo a stare nel centro. L’uomo determina il proprio nome, l’uomo dà il nome alle cose intorno a sé e l’uomo dà il nome ai suoi dèi perché l’uomo ha scopi per i suoi dèi. L’uomo assegna sfere di vita ai suoi dèi, assegna loro le rispettive aree di responsabilità dov’essi devono lavorare e dimostrarsi degni della sua approvazione. Le religioni pagane sono così! Giunone, tu prendi il benessere della famiglia e il matrimonio; Nettuno tu prendi i mari, Apollo prendi la conoscenza scientifica e la luce; Atena, tu sei responsabile per la sapienza, Venere, l’area di responsabilità che ti è assegnata è l’amore. Poi, ci sono queste piccole creature, ninfe, fauni e spiriti del bosco, ciascuno di voi avrà una specifica area geografica da custodire, l’uomo ha bisogno di voi e perciò impiega i vostri servizi e voi sarete pagati con appropriati sacrifici e rituali. Adempite il propositi dell’uomo per voi e sarete benedetti. Queste sono le religioni pagane. Voi lo sapete, l’uomo è il punto centrale dell’universo, egli è l’elemento stabile, immutabile, inamovibile dell’universo e il vostro lavoro è di servire lui. Nel frattempo, l’uomo è responsabile di scoprire che cosa egli veramente sia. Perché questo è il centro di tutto. Perché sapete, scoprire chi l’uomo veramente sia è di importanza assoluta per l’universo, per gli stessi dèi. La natura dell’uomo è il centro di tutta la natura, questa è la ragione per cui “Che cos’è l’uomo” diventa la cosa più importante di sempre. Ma nella bibbia, c’è una persona che non ha nome per essere definito: Dio, ovvero, non ha nome che possa essere riconosciuto, compreso o assegnato dagli esseri umani. Non ha scopi che gli siano stati assegnati da altri, non ha responsabilità né è assegnato a seguire l’agenda di qualcuno. Non ha descrizione del suo lavoro che gli sia stata data dall’uomo, è la sua natura ad essere stabile, immutabile, è la sua natura a stare al centro dell’universo, ed egli conosce la natura di ogni cosa ed egli dà nomi a ogni cosa. E l’uomo è definito mediante lo scopo per cui Dio l’ha creato e dal progetto di Dio dall’agenda di Dio: regnare sulla terra. Niente altro, nell’uomo, ha importanza: solo questo scopo. La domanda: “Che cos’è l’uomo?” È irrilevante, stupida, ridicola. Non è mai fatta con serietà nella bibbia, e quando è fatta è sempre per deridere l’uomo, non per cercare di trovare realmente la risposta.

A questo punto vi starete chiedendo: perché costui è così inalberato su questa cosa?

Noi sappiamo che l’uomo ha scopo e collocazione nel piano di Dio. Lo sappiamo già, cosa c’è di così eclatante? Noi sappiamo che non siamo noi a dare a Dio uno scopo, Lui ci dà scopo, noi sappiamo che Dio fu creato per questa cosa specifica, per avere dominio, per regnare eccetera, eccetera, eccetera. Perché dovremmo aver bisogno di un’intero sermone sulla natura dell’uomo per dirci che la natura dell’uomo non è importante e che ciò ch’è importante è lo scopo dell’uomo. Noi sappiamo che il Patto di Dio include perfezioni, solo come mezzi, non come obbiettivi, non siamo come quei pagani che sono così ossessionati con la natura dell’uomo da darle un’enfasi così assoluta. Non siamo come gli gnostici che credevano che il mondo fosse una lotta continua tra il dio buono e quello cattivo e l’interesse dell’uomo è solo la pura spiritualità. Semplicemente rimani spirituale dal lato buono della linea di divisione, concentrato su pensieri intimi, intime perfezioni, perché qualsiasi azione reale per cambiare il mondo reale, automaticamente ti contamina.

Noi non crediamo queste cose.

Perciò non siamo come quelli.

O lo siamo?

Vediamo.

Per gli ultimi cento anni, abbiamo avuto chiese, il cui principale interesse è stato, non per l’obbedienza alla legge di Dio, non per l’obbedienza al mandato di dominio, non per l’obbedienza allo scopo di Dio per l’umanità nella storia, ma per la pura spiritualità.

Abbiamo abrogato la legge.

Abbiamo abrogato il Grande Mandato.

Abbiamo abrogato il patto di dominio.

Abbiamo abrogato ogni comando, commissione, o scopo reale e pratico che Dio ha  all’umanità e a ciascuno di noi individualmente.

Abbiamo rimpiazzato l’obbedienza con la spiritualità.

E quella spiritualità l’abbiamo definita non come la definisce la bibbia, perché la bibbia definisce l’uomo spirituale come uno che giudica tutte le cose nei termini di un criterio etico assoluto, pratico, 1° Corinzi 2:15 e come uno che serve lo scopo di Dio per questa generazione Atti 13:36. La nostra spiritualità è stata introspettiva, siamo stati in contemplazione dei nostri ombelichi, assorbiti da noi stessi, quasi una spiritualità da setta. Ci siamo concentrati nel perfezionare noi stessi, nel costruire in noi stessi delle qualità belle ma largamente inutilizzate e inutilizzabili.

Abbiamo avuto il movimento della santità, il risveglio pietista, inteso a farci santi indipendentemente da qualsiasi coinvolgimento culturale, politico, economico e di qualsiasi altro tipo di coinvolgimento pratico. Nessuno ricorda il risveglio pietista?

Abbiamo avuto il movimento del discepolato, e abbiamo continuato a spendere parole vuote nelle quali il solo scopo di quel discepolato è creare quel perfetto carattere in noi che non sarà mai applicato al vero lavoro. Perché il nostro lavoro come discepoli è di metterci in fila alla fermata dell’autobus per il cielo e aspettare. E, hei, portare anche altre persone a quella fermata dell’autobus! Abbiamo un istituto biblico dopo l’altro che offre corsi oscuri e irrilevanti, e niente che riguardi scopo e lavoro e conquistare il mondo per Cristo. Quello che ho frequentato io mi ha dato una dispensa nella quale menziona in tre righe il dominio e spende tre pagine a chiedersi senza dare risposta se l’uomo è mono-bi o tripartito e altre tre con sciocchezze ancor più insignificanti. Quelli che si laureano da quegli istituti sono dottori e master di accessi emotivi, “oh come sono misero davanti al Signore,”  “oh quanto bramo il suo ritorno per riportarmi a casa”. Quest’arte di pio auto-disprezzo, di auto-svalutazione, questo è ciò ch’è stato prodotto nei nostri istituti biblici in questi tempi: l’arte di auto-disprezzarsi religiosamente. Ha raggiunto vette di gran lunga superiori di qualsiasi altra cosa la chiesa abbia avuto nella storia. Suppongo che nei primi secoli la chiesa fosso troppo impegnata a conquistare il mondo per preoccuparsi di quell’arte. Ma abbiamo anche un’altra arte. Scrivere articoli sempre più lunghi su temi irrilevanti relativi agli oscuri sentimenti intimi dell’uomo. Anche questi hanno la loro epoca d’oro nel nostro tempo. Voglio dire, sapete cosa sia un’esperto, secondo la legge di Murphy. Un esperto è uno che sa sempre di più riguardo a sempre meno fino a che giunge a sapere tutto di nulla. Questo è ciò che viene prodotto nei nostri seminari, oggi. Scrivono articoli sempre più lunghi su temi sempre più ristretti finché un giorno scriveranno un numero infinito di parole … sul nulla. Solo date un’occhiata a ciò che esce dai nostri seminari di questi tempi e provate a fare una panoramica di ciò che trovate e verrete esposti al non-senso al quadrato. Conferenze discutono questioni difficili, difficili come: “Gesù doveva veramente morire?” Dottori in teologia discutono questioni tipo: “Come venire a termini con la colpa e la vergogna quando mi alzo al mattino?” Questi sono temi reali di reali conferenze riformate e reali dottori di teologia hanno discettato su questi temi. La mia risposta è: io sono nato in una piccola chiesa evangelica canadese ove a malapena comprendevo la lingua  e nelle prime due settimane ho ricevuto una risposta biblicamente esauriente alla domanda “Gesù ha veramente dovuto morire?” E non ci fu vicino a me nessun dottore in teologia che facesse una conferenza su quel tema. Ma li abbiamo oggi. Facciamo conferenza di leadeship per produrre delle guide ed essi non hanno direzioni da dare ad altri o a se stessi perché non abbiamo scopi per loro, non abbiamo scopi per noi stessi, non abbiamo scopo per la chiesa nel suo insieme, se non cercare di non farci contaminare dal mondo.

I nostri figli vengono in chiesa perché devono venire in chiesa perché questo è ciò che i bravi ragazzi cristiani devono fare. E loro sono bravi ragazzi cristiani e perciò devono venire in chiesa perché sono bravi ragazzi cristiani e devono rimanere bravi ragazzi cristiani. Ma oltre a questo, essi non hanno scopo per farlo. Aimè, noi non abbiamo ancora un movimento della scuola genitoriale cristiana ma perfino nelle scuole domenicali, dove noi dovremmo essere più consapevoli, insegniamo ai nostri ragazzi ad essere perfetti, puri, modesti ed obbedienti ma non obbedienti nel senso di obbedienti ai propositi di Dio per la loro vita, obbedienti nel senso che reagiscono a qualsiasi cosa avvenga nella loro vita, qualsiasi cosa il mondo porti contro di essi. Abbiamo prodotto, un’intera generazione di ragazzi passivi. Ragazzi perfettamente obbedienti, appropriatamente socializzati, modesti, orientati al servizio dei compagni, ma passivi! Ragazzi privi di scopo, eccetto che stanno in attesa per ciò che Dio porterà nella loro vita. Abbiamo prodotto solo dei buoni ragazzi gnostici che sanno stare dal lato giusto della riga di sedie, ma non bravi ragazzi cristiani che vanno là fuori e mettono il mondo sottosopra. Perché non hanno scopo. Perché non abbiamo insegnato loro quello zelo che brucia nei loro cuori per ricostruire il mondo. Se mai li manderemo all’università non è perché abbiamo uno scopo per loro, uno scopo professionale nel patto di dominio, li mandiamo a testimoniare per Cristo. Andiamo al lavoro non per adempiere quel patto di dominio ma per essere pedanti e infastidire tutti con le nostre prediche che non hanno significato perché noi abbiamo perso il significato per la nostra vita su questa terra.

Noi non abbiamo obbiettivo, non abbiamo scopo, al di la delle nostre piccole anime, al di la del nostro misticismo e spiritualità e santità e perfezione. Ci siamo emarginati da soli eludendo la visione del regno di Dio e la nostra collocazione in esso. Una collocazione pro-attiva in esso. E poi ci chiediamo perché veniamo emarginati dai non credenti nella nostra cultura.

Siamo troppo concentrati sull’uomo. Anzi mi correggo, Siamo interamente concentrati sull’uomo. E la sua perfezione, la sua salvezza, la sua santità, la sua purezza, la sua spiritualità, il tutto separato da obbiettivo, scopo, futuro, separato da tutto ciò che definisce l’uomo biblicamente.

Uno scopo.

Stiamo cercando di fissare l’uomo in uno stato astratto, isolato dal mondo, isolato dalla storia, isolato dal patto di Dio, che opera nel mondo e nella storia. Non esiste patto fuori dalla storia.

E in questo non siamo meglio di Platone. La nostra religione è la religione di un gallo spennato, non la fede di un vice-reggente della creazione sotto Dio. E certamente non la fede di fratelli del Re dei re e Signor dei signori.

Non sarà facile cambiare il vostro interesse e concentrazione dalla spiritualità interiore all’obbedienza esteriore e allo scopo.

Dovremo disfare quasi un secolo di insegnamenti sbagliati. Di penetrazione gnostica nelle nostra chiese via i nostri istituti biblici e seminari.

Dovremo disfare quasi un secolo di superstizioni irrilevanti e infruttuose, influenze pagane e passività culturale.

Non sarà facile, ma potete renderlo più facile per i vostri figli.

Avete sentito?

Potete renderlo più facile per i vostri figli. Se potessi guardare negli occhi ogni padre e madre vorrei guardarvi tutti negli occhi e dirvi: potete renderlo più facile per i vostri figli.

Quando tornate a casa, quando avrete le vostre devozioni, rivolgetevi ai vostri figli e chiedete loro: Qual’e il tuo scopo qui sulla terra? Cosa credi che Dio ti abbia chiamato a fare per cambiare il mondo e farne un posto differente? Tu figliolo sei definito da ciò che Dio ha per te come scopo e significato. Tu hai il tuo angolo di creazione da coltivare e custodire: qual’è il tuo angolo, figlio mio? Cosa devi farne? In che modo sarà diverso il mondo quando un giorno tu te ne andrai per raggiungermi lì col Signore? Cosa renderà il mondo diverso per causa tua e per ciò che tu hai fatto? Sei chiamato ad essere un ingegnere o uno scienziato? Un imprenditore? Hai 160 acri di terra da conquistare? Devi rispondermi figliolo! O devi avere una risposta per quando avrai 21 anni, prima dei 21 anni. Mira alto, figlio, perché la gravità attira sempre il proiettile in basso una volta che è uscito dalla canna e, ragazzi abbiamo un sacco di gravità in noi, perciò mira alto. Ma che tu colpisca il bersaglio alto oppure no, è meglio che tu abbia un bersaglio, è meglio che tu abbia uno scopo, perché altrimenti sei un servo disutile senza una definizione di se stesso, e lo sai cosa ne è dei servi disutili, che sono troppo perfetti per mettere all’opera i loro talenti.

“Che cos’è l’uomo?” È la domanda sbagliata.

“Cosa è stato creato per fare” è la domanda giusta.

E, cosa sei tu stato personalmente creato per fare e conquistare e innovare ed esplorare e abbellire e aumentare e servire è la domanda cruciale per voi e per ciascuno dei vostri figli.

E sarà bene che cominciamo a farla questa domanda, nel contesto del patto di dominio e del Grande Mandato, prima che sia troppo tardi per la nostra generazione.

Che Dio ci dia la grazia per farlo.

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