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L’assalto (Neo-)Evangelico al Capitalismo

di John W. Robbins

Benché questo saggio  fu scritto nel 1981, e riguardo a fatti accaduti e opere scritte nel decennio precedente,  la questione che questo affronta è ancora attuale  dato che la speranza che Robbins  vi esprime alla fine non si è concretizzata, e le nefaste idee qui analizzate e demolite non solo non sono state abbandonate, ma si sono diffuse come la parietaria. Nel nostro paese,  fino in tempi recenti, erano limitate alle denominazioni evangeliche storiche, le chiese cosiddette BMV: Battiste, Metodiste e Valdesi,  ma oggi non è più così, e le ritroviamo promosse anche tra le denominazioni tradizionalmente più conservatrici.

Il nome di Sider a cui qui si fa ripetutamente riferimento non dirà ovviamente nulla al lettore italiano, ma quel che conta non è tanto sapere chi sia, ma conoscere le idee di cui si fa promotore. 


Quarant’anni fa, nel 1974, la Creation House, una casa editrice situata nel cuore del Neo-Evangelicalismo americano, pubblicò La Dichiarazione di Chicago (NdT da non confondersi con la omonima dichiarazione sull’inerranza del 1978), curata da Ronald J. Sider.

 Il libro elenca i lavori e le conclusioni del Thanksgiving Workshop on Evangelicals and Social Concern, tenutosi durante il Ringraziamento del 1973, “mentre il resto del Protestantesimo Americano si godeva l’annuale festa di orge e di sensi di colpa”. Il workshop si concluse con la proclamazione della “Dichiarazione di Chicago” che denunciava non meglio precisati “abusi sociali”, “una società Americana ingiusta”, “razzismo”, “sfruttamento”, “l’ingiustizia politica e sociale della nostra nazione”, “materialismo”, “la cattiva distribuzione della ricchezza e dei servizi della nostra nazione”, “una patologia nazionale di guerra e violenza”, appoggiando i “diritti sociali economici dei poveri e degli oppressi”, e una “più giusta acquisizione e distribuzione delle risorse mondiali”. In breve, non c’era, nella dichiarazione, nulla di diverso da qualunque altra invettiva socialista o Marxista contro la diabolica America in tutte le sue opere e manifestazioni.

Quello che contraddistingue la “Dichiarazione” e quello che spinge chi scrive a menzionarla qui, è la lista di personaggi che l’hanno firmata. Forse è la prima volta che accade che alcune personalità di spicco della chiesa compiono un’azione che solo cinquant’anni prima avrebbe condotto all’immediato riconoscimento di trovarsi di fronte degli uomini che avevano abbandonato il Vangelo per perseguire i propri obiettivi socialisti. Tra i firmatari troviamo John F. Alexander, Frank Gaebelein, Vernon Grounds, Nancy Hardesty, Carl F. H. Henry, C. T. McIntire, Bernard Ramm, Elton Trueblood, Foy Valentine, Leighton Ford, Tom Skinner, Mark Hatfield, John Howard Yoder, e ovviamente lo stesso Sider.

Da questo Workshop del 1973 scaturì in seguito Evangelici per l’Azione Sociale (EAS) e in seguito la Consulta Internazionale sullo Stile di Vita Semplice, che annoverava personaggi come John R. W. Stott, un socialista Britannico, e Harvie Conn del Seminario Teologico di Westminster. Con appoggi dal Neo-Evangelicalismo tradizionale come questi, Sider ebbe gioco facile ad accasarsi presso un maggiore editore neo-evangelicale, InterVarsity Press, che nel 1977 pubblicò il manifesto del movimento, Cristiani Ricchi in un Epoca di Fame, in cooperazione con la casa editrice Cattolico-Romana Paulist Press. A questo fece seguito Cristo e la Violenza (Herald Press, 1979), Vivere più Semplicemente (InterVarsity Press, 1980) Reclamate Giustizia! (InterVarsity e Paulist Press, 1980). Ovviamente le idee di Sider hanno avuto un grande impatto su diversi Cristiani professanti, in particolare sui giovani che sono i più facilmente influenzati da gruppi come Intervarsity, Campus Crusade, e Young Life. Quindi proprio a causa di questa influenza è auspicabile analizzare il movimento di cui Sider è il massimo portavoce per vedere se davvero questo sia cristiano o meno.

Economia e Teologia.

Molti Cristiani professanti si cullano nell’erronea idea che non sia spirituale discutere di economia. Nessuno, così dicono, può discutere di due argomenti assieme. O si discute di Dio, o del denaro. Ma la Bibbia non presenta una tale attitudine: gli stessi Comandamenti che iniziano discutendo di Dio, terminano discutendo di economia: Tu non bramerai la moglie, il servo, la serva, la vacca, l’asino o qualunque cosa che appartenga al tuo prossimo.

Sider non può certo essere accusato di ignorare l’economia, anche se evidentemente ignora il Comandamento testè citato. Mentre certamente non è un economista (cosa che ammette all’inizio del suo Ricchi Cristiani), egli ha comunque delle precise idee economiche. Queste idee egli pretende siano derivate dalla Bibbia, pertanto sarà mia intenzione esaminare questa rivendicazione. Non solo le idee di Sider sono assenti dalle Scritture, ma di fatto ne sono contrarie. Questa vicenda si trasforma quindi in un Ronald Sider contra Deum.

L’economia è una branca della teologia. Un economia dedotta dalla teologia Cristiana sarà un economia Cristiana, non sarà pertanto possibile derivare logicamente un’economia Cristiana da una teologia non-Cristiana. Individuare la posizione teologica di Sider è pertanto di primaria importanza. Purtroppo in tutti i suoi libri egli presta molto poca attenzione agli aspetti più preponderanti della teologia. Per molti versi egli è una immagine riflessa di quei Cristiani che non gradiscono discutere di economia, dato che gli è pure sgradito discutere di Teologia. Infatti egli è così reticente a discutere di teologia che per due volte si è rifiutato di replicare a una lettera raccomandata mandatagli da chi scrive, e questo malgrado avesse dichiarato in una lettera precedente che “avrebbe volentieri proseguito la corrispondenza con lei, se così desidera”. (Lettera del 25 gennaio 1980).

A causa di questa omertà, non ci rimane che focalizzarsi sulle poche affermazioni in qualche modo teologiche che Sider fa nei suoi libri, nei suoi opuscoli e nei suoi notiziari. Ad esempio nel numero di Febbraio del 1981 dell’ESA Update (bollettino de Evangelici per l’Azione Sociale) egli si prende gioco della allora recente preoccupazione per l’inerranza della Bibbia. Quindi è ragionevole assumere che l’inerranza è una questione di poco conto per Sider e i suoi sodali.

Poi c’è la questione dell’autorità. Sono le grida del “povero affamato” la voce di Dio? Vox Pauperi, Vox dei? Apparentemente è così, dato che un documento emesso dalla Consulta Internazionale sullo Stile di Vita Semplice, contiene queste dichiarazioni:

Abbiamo cercato di ascoltare la voce di Dio, attraverso le pagine della Bibbia, attraverso le grida del povero affamato, e attraverso “l’altro”. E crediamo che Dio ci abbia parlato”.

Tutto questo alla faccia della dottrina evangelica del “Sola Scriptura, soltanto la Bibbia è la voce di Dio. Quando i nostri moderni “profeti” odono delle voci, sarebbe bene ricordare loro Geremia 23:12: “Io non ho mandato questi profeti, eppure hanno corso; Io non ho parlato loro, eppure hanno profetizzato”. A coloro i quali Geremia non dovesse importare, forse può interessare di più uno scrittore del XX secolo: “I pazzi al potere, che odono voci nell’aria, distillano le proprie frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro”1 Le mode e le manie nella chiesa hanno sempre seguito le mode e le manie in filosofia e politica da più di duecento anni. Il movimento di Sider è la coda ecclesiastica del cane politico socialista. Lungi dall’esserne l’avanguardia, è piuttosto la retroguardia del movimento socialista.

Dato che l’autorità di Sider non è il Sola Scriptura, egli non ha alcun diritto di chiamare sé stesso e i suoi sodali Evangelici. Non si può essere evangelici senza affermare che la sola Bibbia è la sorgente dell’autorità, perché è quello che il termine “evangelico” significa: colui che crede al Sola Scriptura e alla Sola Fide. Questo deliberato abuso del linguaggio è caratteristico del XX secolo sia in politica, sia in teologia, infatti abbiamo visto cosa sia successo a parole come “divinità”, “infallibilità” e “liberazione”. George Orwell dedicò molto tempo all’analisi di questo parlar doppio. Oggi “divino” significa “umano”, “infallibile” significa “sbagliato”, “liberazione” significa “schiavitù” e un “evangelico” è colui che non accetta il Sola Scriptura. A chi quindi fa riferimento Sider per le sue vedute? Il suo Reclamate Giustizia!, che è sottotitolato “La Bibbia parla di Fame e Povertà”, è inframmezzato da materiale ottenuto da svariate fonti come l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Ricchi Cristiani è infarcito di materiale attinto da fonti come la Banca Mondiale, le Nazioni Unite, Lester Brown, Pane per il Mondo, una lobby politica che preme per maggiori aiuti esteri, e un rappresentante dell’Istituto di Studio Politici, un apparato di propaganda Sovietica a Washington, D.C. Egli cita pure favorevolmente teologi come Karl Barth (Neo-ortodosso) e Charles Finney (Pelagiano), e a sinistrorsi e socialisti come Robert Heilbroner ed E. F. Schumacher. Quando raccomanda ai suoi lettori gruppi da aiutare o a cui unirsi, invariabilmente indica quelle che posso solo essere chiamate organizzazioni apostate, per niente Cristiane. Possiamo solo concludere che Sider non è un evangelico, ma qualcuno che ha usurpato il titolo per poter essere ascoltato da coloro che si considerano tali. Il suo stratagemma a quanto pare, ha funzionato molto bene. Ma la sua economia non è l’economia evangelica.

Sider lo Storico

Per essere uno che ha ottenuto un Ph.D. in Storia a Yale, la comprensione che Sider ha della Storia appare superficiale. Egli considera quest’epoca come l’Età della Fame, e infatti lo è.  Ma lo stesso può essere detto di ogni epoca: tutta la storia dell’umanità è una storia di fame. L’Encyclopedia Britannica elenca 31 maggiori carestie dall’antichità fino al 1960. Ma l’incidenza delle carestie è diminuita nell’ultimo secolo:

Potremmo essere indotti a dedurre, dall’impressionante evidenza osservata in televisione, nei giornali e nelle riviste che il mondo è più propenso alle carestie oggi che in tempi andati. Ma l’evidenza è chiaramente per il contrario. Sia la percentuale di popolazione mondiale colpita dalla fame nei decenni recenti sia il numero assoluto sono stati relativamente bassi se confrontati con quelli dei primi periodo della storia dei quali siamo forniti di stime ragionevolmente affidabili di morti per fame.

C’è stata una alquanto sostanziale riduzione nell’incidenza delle carestie durante l’ultimo secolo. Durante l’ultimo quarto del XIX secolo forse dai 20 ai 25 milioni di persone sono morte per carestie… Per l’intero XX secolo fino al presente (1975), ci sono stati dai 12 ai 15 milioni morti per carestie, e molte di queste, se non la maggior parte, furono causate da deliberate politiche governative, cattiva gestione statale o guerre, e non per raccolti andati a male2.

Se Sider avesse voluto davvero mettere fine alla fame nel mondo, invece di propugnare le sue nozioni politiche reazionarie, avrebbe invece cercato di scoprire perché la fame è scomparsa in quelle nazioni che una volta erano dominate dal Cristianesimo evangelico e che ancora oggi vivono grazie al capitale spirituale del passato: l’Europa Occidentale e il Nord America. Invece egli preferisce credere e insegnare la mitologia Marxista che le altre nazioni sono povere in larga misura perché l’America le ha sfruttate ed è diventata ricca. Non è la fame diffusa a contraddistinguere questa epoca, ma la sua prosperità senza precedenti. Sider è ostile a quella prosperità e al sistema politico-economico che l’ha prodotta: il Capitalismo. Egli preconizza una prosperità senza il ricco, e cibo per tutti senza i produttori di cibo. Dio promette di far prosperare quelli che lo obbediscono, e la prosperità dell’Occidente è la solare evidenza della fedeltà di Dio. Sider invece la considera come l’evidenza della nostra immoralità.

Sider l’Economista

Non si può leggere Ricchi Cristiani senza realizzare di trovarsi di fronte una mente per la quale l’ottavo e il decimo comandamento non significano nulla. Non solo Sider concupisce i beni del suo prossimo, ma promuove l’uso della forza per portargli via la sua proprietà. Per esempio egli suggerisce di quadruplicare gli aiuti esteri statali, l’innalzamento delle tasse, promulgazione di leggi per un più elevato salario minimo, l’incremento di corsi di formazione professionale statali, decretare leggi per una settimana lavorativa più corta, concedere alle Nazioni Unite il controllo degli oceani e dello spazio cosmico, imporre tassazioni internazionali, redistribuzione della proprietà e controllo della popolazione, provvedere impieghi e stipendi garantiti dallo stato. Se il messaggio di Sider fosse semplicemente di essere generoso con quello che si possiede, chi scrive non avrebbe niente da ridire. Ma le cose non stanno così, il suo messaggio è che bisogna usare il potere politico per redistribuire la povertà, ovvero che non solo i governi possono violare l’ottavo comandamento, ma dovrebbero addirittura farlo. Sider di fatto attacca la carità e la generosità personali. Egli liquida la nutrizione di cinque milioni di persone da parte di “benefattori privati dagli Stati Uniti” come un “mero gesto simbolico”. Poi attacca il messaggio di Cristo sulla generosità personale dicendo:

La carità e filantropia personale permette comunque al ricco benefattore di sentirsi superiore. E fa sentire il ricevente della carità inferiore e dipendente. I cambiamenti istituzionali d’altro canto danno all’oppresso diritti e potere… la carità personale è troppo arbitraria e fortuita. Questa dipende dai capricci e dai sentimenti del benestante. Molta gente bisognosa non potrà mai incontrare quelli che la possono aiutare. Ma un appropriato mutamento istituzionale (es. salario minimo), d’altro canto, beneficerà automaticamente tutti.

È un linguaggio come questo che induce a credere che il vero scopo della “tassazione progressiva” di Sider, secondo la quale quelli con entrate maggiori devolvono una maggiore percentuale dei loro proventi, non è di incoraggiare la beneficenza privata, ma di incitare l’invidia dei suoi lettori. Tutto il socialismo è basato sull’invidia e quello di Sider non fa eccezione.

Sider è un Marxista?

Dovrebbe essere evidente che il programma di Sider non è quello di Paolo o di Cristo ma di Marx o di Shaw. I suoi libri sono pieni di terminologia Marxista come “violenza economica”, “sfruttamento”, “proletariato”, “giustizia sociale”, “mutamento strutturale”, e “nuovo ordine economico internazionale”. Addirittura una sezione del suo Ricchi Cristiani si intitola “Dio è Marxista?” La sua risposta è ovviamente “sì”, anche se non ha il pudore di dirlo, perché il “Dio della Bibbia riversa una terribile sventura sul ricco”, perché “il ricco regolarmente opprime il povero e trascura il bisognoso”. E ancora “Dio è dalla parte del povero”.

Sider non critica alcun governo se non quello degli Stati Uniti, Brasile, Corea del Sud e del Cile. Apparentemente non vede nessun problema con i governi Comunisti del mondo, o se ne vede alcuno, non lo reputa abbastanza importante per criticarli. E malgrado il fatto, come abbiamo visto, che la maggior parte delle morti per fame nel XX secolo siano state causate da “deliberate politiche statali”, egli rimane silente davanti alle privazioni imposte dai governi socialisti ai loro sfortunati sudditi. In compenso critica ripetutamente le “corporazioni multinazionali” che “opprimono” e “sfruttano” gli operai nelle nazioni del terzo mondo, senza però fornire alcuna evidenza per una tale “oppressione”. Poi cita con favore E. F. Schumacher:

È ovvio che il mondo non può permettersi gli USA. Né può permettersi l’Europa Occidentale e il Giappone… Pensateci, un Americano che drena risorse che manterrebbero 50 indiani!… Il povero non fa molti danni. Virtualmente tutto il danno è compiuto dal, diciamo, 15%… I passeggeri problematici dell’Astronave Terra sono i passeggeri di prima classe e nessun altro.

Se Sider e Schumacher riuscissero nei loro intenti, e gli Stati Uniti, il Giappone e l’Europa Occidentale per incanto scomparissero, il resto del mondo non diverrebbe più ricco, ma piomberebbe nella povertà e in privazioni senza precedenti. Centinaia di milioni di poveri, che Sider vuol farci credere gli stiano a cuore, morirebbero entro un anno. Solo una mente accecata ideologicamente può fare affermazioni come quella sopra. Queste farneticazioni sono il pane quotidiano di cui si nutre il socialismo. Le nazioni più povere sono diventare più ricche, e non ancor più povere, allineandosi alle nazioni più avanzate. E si sono tanto più rapidamente arricchite quanto più hanno imitato con successo le istituzioni economiche e politiche dell’Occidente.

Nelle molte statistiche che egli cita per dettagliare la quantità di cibo ed energia che gli Stati Uniti consumano, Sider tralascia di dire quanto cibo ed energia gli Stati Uniti producono. Una selezionata citazione delle statistiche di questo genere può solo essere un deliberato tentativo di suscitare sensi di colpa nel suoi lettori, dato che gli uomini che si sentono colpevoli sono più facilmente manipolabili. Sider rimprovera inoltre gli Stati Uniti per la loro distruzione dell’ambiente. È davvero sorprendente quanto possa essere male informato un Ph.D.! Il governo sovietico, che ha fatto sue molte delle leggi che Sider raccomanda, non ha per questo adottato le pratiche e i regolamenti ambientalisti degli Stati Uniti. In quale altro luogo al mondo la costruzione di una diga da svariati milioni di dollari è stata bloccata da un pesce di pochi centimetri? 3

La questione della proprietà

Uno degli errori fondamentali che Sider fa è quello di credere, nelle parole del teologo Neo-Ortodosso Nels Ferré, che “Tutta la proprietà appartiene a Dio per il bene comune. Appartiene pertanto prima a Dio e poi in modo eguale alla società e all’individuo. Quando l’individuo possiede ciò che la società necessita e può usare utilmente, non è più suo, ma appartiene alla società, per diritto divino”. Sider esprime vedute simili con queste parole: “Il diritto umano a una esistenza dignitosa trascende il diritto dei Nord Americani di usare i loro vasti campi di grano unicamente per sé stessi”.

Sider crede che questa sua concezione sia basata sulla Scrittura, ma non cita alcun testo a supporto dell’idea di un “diritto umano a una esistenza dignitosa”. È sconosciuta alle Scritture l’idea dei “diritti umani” e certamente tanto meno a quel “diritto a una esistenza dignitosa”. Nessun essere umano ha diritto alla proprietà di un altro, perché quella proprietà non appartiene alla società ma a Dio. Dio usa quella proprietà per il Suo bene, e non per il bene comune. Come il Catechismo per Fanciulli recita: “Domanda: Perché Dio ha creato te e tutte le cose? Risposta: Per la Sua gloria”. Né Dio né lo stato sono tenuti a mantenere chicchessia.

Sider vorrebbe farci credere che quando Dio creò l’uomo sulla terra, Egli concesse la terra agli uomini come gruppo e non disgiuntamente. Ma da nessuna parte egli offre dell’evidenza per quest’idea. Dio, che detiene la proprietà ultima della Terra, l’ha data agli uomini uno per uno, e non collettivamente. La dimostrazione di questo la si può trovare nelle opere del pensatore Cristiano del XVII secolo, Robert Filmer, del quale Sider ha presumibilmente sentito parlare. Dio non è imparziale, come Sider crede. Egli non ha “la stessa amorevole attenzione per ciascuna persona che ha creato”. Dio non intende affatto che le “risorse della terra” siano “amministrate e condivise per il bene di tutti” Al contrario egli preferisce certe persone rispetto ad altre, Egli ama Giacobbe ed odia Esaù. Egli ordinò agli Israeliti di sterminare i Canaaniti. Il suo residuo è la pupilla dei suoi occhi, ed egli governa l’universo per il bene particolare della Chiesa. Sider non offre alcuna dimostrazione per il suo egalitarismo globalista, per una semplice ragione: non ce n’è alcuna. Al contrario la Bibbia protegge la proprietà privata dall’avido e dal ladro, da coloro che come Jezebel, vorrebbero prendersi la proprietà privata altrui con la forza.

Dare e insegnare

Il padre dell’Etica della Situazione4, Joseph Fletcher, ha espresso una concezione ampiamente diffusa tra i Cristiani professanti:

“Spirito e materia sono ‘lati’ differenti della stessa realtà, la ‘base’ dell’essere.. In linguaggio non teologico, noi sappiamo ora che l’energia è materia e materia è energia… Come qualcuno ha detto di recente, diciamo addio a tutto quel dualismo ‘santo venticello e grossolana materia’”.

Questa ovviamente non è la concezione Biblica, secondo la quale invece l’anima e il corpo sono distinti e separabili, che l’anima è più importante del corpo, e la mente più importante della pancia. Gran parte dei Cristiani professanti sono materialisti, forse non in modo così plateale come Fletcher, ma lo sono comunque. A volte questo materialismo prende la forma di quel che Francis Schaeffer ha chiamato “pace e opulenza personale”, qualche volta prende la forma di una preoccupazione per il “mandato culturale” per trascurare la predicazione dell’Evangelo, e qualche volta prende la forma del socialismo, come nel caso di Sider. Egli è ovviamente assillato dal denaro e dalla ricchezza e non è interessato a ciò che la Bibbia considera di suprema importanza: il benessere eterno dell’anima.

I fondamentalisti si sono attirati molteplici critiche per la loro mancanza di interesse in questioni sociali, e anche ingiurie e contumelie per la loro enfasi sul benessere dell’anima. Ma sono stati i fondamentalisti a conservare la corretta enfasi della Bibbia, che condanna sia l’uomo che accumula ricchezza, sia l’uomo che la dà tutta via, quando entrambi confidano nelle loro azioni per la loro sicurezza e salvezza. La Bibbia insegna che la missione principale della chiesa, e di ogni Cristiano individualmente, è di insegnare alla mente, e non di nutrire il corpo.

Questo ordine di priorità può essere chiaramente visto nella vita di Cristo, che subordinava i suoi miracoli di guarigione al suo insegnamento. (Si veda, ad esempio, Marco 1:35-38 e Matteo 15:21-28). Cristo, che aveva i pieni poteri per alleviare ogni necessità e guarire tutte le malattie, non ha però così agito. Le sue azioni, o secondo il metro di Sider, la sua mancanza di attenzione per gli altri, sarebbe senza dubbio criticata da Sider e dai suoi sodali, ma questo solo perché hanno sostituito all’etica di benevolenza di Cristo la loro etica altruistica5. Cristo soccorreva solo quelli a cui insegnava e disse esplicitamente che egli era venuto a insegnare, dando lo stesso comando di insegnare ai suoi discepoli.

E inoltre, la Bibbia insegna chiaramente che i Cristiani, nel donare, dovrebbero dare la precedenza a certe persone prima di altre, e che non c’è alcun obbligo generale di aiutare chiunque. Infatti ci sono persone che non devono essere aiutate per niente. Quelli della propria casa sono da aiutare prima di quelli di fuori della casa. Un uomo che non provvede alla propria famiglia è peggio di un infedele, quand’anche pagasse una tassazione progressiva agli Evangelici per l’Azione Sociale. Dopo quelli della propria casa, secondi in importanza sono quelli della casa della fede. La carestia a Gerusalemme deve aver colpito sia Cristiani sia non-Cristiani, ma la colletta di Paolo era per “i poveri tra i santi in Gerusalemme” (Romani 15:26). Persone che sono in grado di lavorare ma si rifiutano di farlo, anche se sono Cristiani, non devono essere aiutati affatto. Se uno non vuole lavorare, né pure deve mangiare. Le giovani vedove non devono essere assistite dalla chiesa, anche se sono Cristiane, ma è comandato loro di sposarsi (si veda 1 Timoteo 5:9-16). Quelle vedove che non avevano un comportamento esemplare non dovevano ricevere assistenza, quand’anche fossero state povere. Paolo non è al corrente di alcun “diritto umano a una esistenza dignitosa”.

I Cristiani hanno un obbligo di aiutare altri Cristiani, proprio come hanno l’obbligo di sostentare i membri della loro famiglia legale. Non hanno invece alcun obbligo di aiutare chiunque nel mondo, e nessuno ha il diritto di pretendere la loro assistenza (a meno che ovviamente non sia stato stabilito da un contratto, come nel matrimonio). I Cristiani non hanno alcuna responsabilità di alleviare la sofferenza di tutta l’umanità. Se ci si ricorda della parabola del Buon Samaritano, questi continuò nel suo viaggio d’affari (era un viaggio d’andata e ritorno, dato che portava con sé vino, olio e monete d’argento) dopo aver aiutato la vittima di qualche socialista impaziente che non poteva attendere la redistribuzione della ricchezza dello sventurato da parte dello stato. Il Buon Samaritano non rastrellò la campagna alla ricerca di altri, né fece lobby a favore di uno sussidio annuale garantito o per il servizio sanitario nazionale. Semplicemente amò il suo prossimo. E questo è precisamente il comportamento che Sider condanna come “arbitrario e fortuito”. Il Buon Samaritano, per usare una delle frasi sprezzanti di Sider, era un “autista di ambulanza” e non un “costruttore di tunnel”, perché non si rese conto della necessità di un mutamento strutturale e di un nuovo ordine economico mondiale. Invece obbedì a Dio e amò il suo prossimo.

Conclusione

Il messaggio Sider non è il messaggio della Bibbia, e né la sua economia né la sua etica possono essere chiamate Cristiane. Ma in molti sono stati a fuorviati dalla sua selettiva citazione delle statistiche e delle Scritture. Egli crede che lo stato possa violare l’Ottavo Comandamento ogni qual volta questi agisca per il “bene comune”. Egli deride la beneficenza e la generosità personali, e come molti propagandisti del vangelo sociale prima di lui, egli contorce le Scritture a propria distruzione. Sfortunatamente la distruzione non è solo la sua ma di tutti quelli che lo seguono. Possiamo solo sperare che la sua influenza possa cessare rapidamente e permanentemente.

(c) 1981-2014 The Trinity Foundation


1 Qui Robbins cita da La teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta di John Maynard Keyens

2 D. Gale Johnson, World Food Problems and Prospects (American Enterprise Institute), 17

3 Nel 1978 la Corte Suprema americana fermò la costruzione della diga di Tellico sul fiume Little Tennessee, perché questa avrebbe distrutto l’habitat di un piccolo pesce che viveva nelle acque del fiume. The Story of Tellico Dam and The Snail Darter http://bgpappa.hubpages.com/hub/The-Story-Of-The-Snail-Darter

4 http://books.google.it/books?id=tK4QAQAAIAAJ

5 NdT. È bene ricordare, dato che la parola italiana ha connotati positivi, che l’”etica altruistica” qui citata non è la preoccupazione personale per il proprio prossimo, che più avanti Robbins meglio spiegherà, ma l’assoluto obbligo morale di accogliere, ricevere, aiutare “gli altri” senza se né ma. Ovvero la solidarietà imposta dalla forza dello stato o dalla manipolazione psicologica mediante l’instillazione di ingiustificati sensi di colpa.

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