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La Promessa dell’Economia Cristiana


Freedom_Capitalismdi John W. Robbins

Questo è il testo di una lezione tenuta alla conferenza della Trinity Foundation su Cristianesimo ed economia. È la seconda di tre lezioni, la prima Il fallimento dell’economia Laicista, la terza Insegnare l’economia dalla Bibbia.


Prima di discutere della promessa dell’economia Cristiana, è bene definire i termini principali. Molte persone pensano di conoscere il significato delle parole Cristianesimo ed economia, ma ad un esame più ravvicinato scoprono presto di non avere alcuna chiara idea di cosa sia l’uno o l’altra. Ovviamente, per poter discutere della relazione tra Cristianesimo ed economia, e giungere a fruttuosi risultati, è essenziale adottare delle chiare definizioni. Senza di queste, tutta la discussione sarà solo un confuso cicaleccio.

Entrambi i termini sono stati usati in svariate e fuorvianti maniere da sé dicenti Cristiani e sé dicenti economisti.

Definizioni

Col termine Cristianesimo qui intendo tutte le proposizioni della Bibbia e le loro implicazioni logiche. Il miglior sommario ad oggi scritto di questo sistema logico di verità è la Confessione di Fede di Westminster. Con Cristianesimo non intenderò quindi quello che le chiese contemporanee insegnano, né pure quello che i predicatori contemporanei predicano, e tanto meno uno stile di vita o un codice di moralità o usanze. Con ciò né anche intendo quella che è stata da alcuni chiamata Cristianità. Col termine Cristianesimo io intendo il sistema di proposizioni vere riposte nei 66 libri della Bibbia con le loro implicazioni logiche.

Questo, voglio sperare, sarà sufficiente per una onesta e chiara definizione della parola Cristianesimo.

Riguardo il termine economia, la disputa non è così facilmente risolta. Come è stato illustrato un una precedente lezione, tra gli economisti di professione non c’è consenso su cosa sia l’economia. Le vecchie barzellette sugli Economisti, sulla loro incapacità di giungere a una conclusione sono valide tanto per le loro definizioni dell’economia quanto per le loro raccomandazioni di intervento politico.

Ma lasciatemi dire come definisco io il termine, e che cosa l’economia non significa.

Primo, economia non significa “sistema economico” in generale, o ogni altro specifico sistema economico, come il Capitalismo o il Socialismo. L’economia non deve essere confusa con i tipi di economia.

Secondo, economia non significa alcuna particolare politica governativa.

Terzo, l’economia non è la Finanza.

L’economia è teoria, dottrina, come il Cristianesimo, l’economia è un sistema logico di proposizioni. Nello specifico l’economia è un corpus di proposizioni concernenti la logica della scelta umana.

La questione che affrontiamo quindi è come si innestano tra di loro questi due corpus di proposizioni, concesso che lo facciano?

Ci sono due possibilità: il Cristianesimo e l’economia sono in qualche modo correlate, o non lo sono affatto. Se lo sono, in che modo? L’uno implica l’altra o viceversa? Si contraddicono a vicenda? È l’una vera e l’altro falso o viceversa? È l’una vera e l’altro escogitato o viceversa? In una scuola Cristiana che posto ha l’economia, se ce l’ha, nel curriculum?

Queste sono domande fondamentalmente epistemologiche, e l’epistemologia deve essere il primo scoglio che superiamo.

Epistemologia

Molti sé dicenti universitari Cristiani procedono come se non esistesse un’unica epistemologia Cristiana. Qualunque sia la loro professione religiosa, accademicamente operano come naturalisti, deisti, o mistici. Procedono come se ci fossero solo la sensazione e la ragione, o magari una qualche intuizione o introspezione mistica, o qualche combinazione di questi modi naturali di apprendere. Ma se diciamo di credere che la Bibbia è il Verbo di Dio, ben intendendo quel che diciamo, allora la Bibbia, e nient’altro, deve essere il nostro punto di partenza, il nostro solo criterio epistemologico in ogni discussione.

Se dovessi semplificare la filosofia Cristiana, una filosofia che chiamerò Scritturalismo, la distillazione così risulterebbe:

  1. Epistemologia: Sola Rivelazione Proposizionale
  2. Soteriologia: Sola fede nella Rivelazione Proposizionale.
  3. Metafisica: Solo Teismo Biblico.
  4. Etica: Sola Legge Biblica.
  5. Teoria politica: Solo Repubblicanesimo Costituzionale.
  6. Teoria economica: Sola Logica della scelta umana.

Traducendo queste idee in un linguaggio più familiare, potremmo dire:

  1. Epistemologia: “La Bibbia così mi dice”.
  2. Soteriologia: “Credi nell’Evangelo del Signore Gesù Cristo e tu sarai salvato”
  3. Metafisica: “In Lui viviamo, ci muoviamo e abbiamo il nostro essere”.
  4. Etica: “Dobbiamo obbedire a Dio e non agli uomini”
  5. Teoria politica: “Non ho io il diritto [imputato, concesso da Dio] di fare quel che voglio con ciò che è mio?”
  6. Teoria economica: “L’Uomo è l’immagine di Dio”.

La prima branca di questa filosofia, l’epistemologia, la teoria della conoscenza, è anche la più importante. Lo Scritturalismo sostiene che Dio rivela la conoscenza, la verità, nella sola Bibbia. Il Cristianesimo è verità proposizionale rivelata da Dio, proposizioni scritte nei 66 libri della Bibbia. La rivelazione proposizionale è il punto di partenza del Cristianesimo, il suo solo assioma, la sua sola sorgente di verità. Alcune persone, alcune delle quali degli universitari, insistono di non avere alcun assioma, il che è lo stesso che negare di stare parlando in linguaggio corrente. Le persone, come ogni sistema filosofico, devono far partire il loro pensiero da qualche parte. Ogni sistema di pensiero, che si chiami filosofia o teologia o geometria, e ogni persona, che si definisca Cristiano o umanista o Buddista, deve per forza cominciare il suo pensiero con qualche proposizione iniziale. Quell’inizio, per definizione è proprio quello, un inizio. Non c’è nulla prima di esso, è un assioma un primo principio. Questo vuol dire che quelli che invece della rivelazione prendono le mosse dalla sensazione, l’esperienza dei sensi, nel tentativo di evitare assiomi (o dogmi N.d.T.) non li hanno evitati affatto: hanno semplicemente barattato l’assioma (dogma N.d.T.) Cristiano della rivelazione proposizionale con l’assioma (dogma) laicista dell’esperienza dei sensi. Questo è stato di fatto il peccato dei nostri primi antenati nel Giardino dell’Eden.

Tommaso d’Aquino, il filosofo Cattolico Romano del tredicesimo secolo, tentò di combinare i due assiomi nel suo sistema, l’assioma secolare dell’esperienza dei sensi che aveva ricevuto da Aristotele e l’assioma Cristiano della rivelazione proposizionale che aveva ricavato dalla Bibbia, ma la sua sintesi non ha avuto successo. La carriera della filosofia occidentale dalla sua epoca alla nostra può essere compresa come la storia del collasso di questo condominio Aristotelico-Cristiano. Nonostante lo sfacelo, oggi la forma dominante di epistemologia nei presunti circoli Cristiani, sia Cattolico Romani sia Protestanti, è l’Empirismo. A quanto pare i teologi contemporanei hanno imparato poco o nulla dal fallimento Tomista di combinare assieme gli assiomi secolare e Cristiano.

Ma le lezioni del fallimento del Tomismo non sono andate perdute con il buonanima Gordon Clark. Il Dr. Clark non accettò la nozione naturalistica che l’intuizione, l’esperienza dei sensi o la ragione, sia singolarmente che messe insieme, ci possano dotare di conoscenza. Egli evidenziò quali problemi, quali fallimenti, quali inganni e fallacie logiche comporti credere nella nostra propria capacità di scoprire la verità. Egli basò la sua filosofia sull’assioma Cristiano della sola rivelazione proposizionale.

Il suo rigetto dei sentimenti, dell’intuizione, dell’esperienza dei sensi e della ragione come mezzi per scoprire la verità ha diverse conseguenze, una delle quali è che le dimostrazioni dell’esistenza di Dio sono tutte fallacie logiche, che siano asserite da un Cristiano che da un non-Cristiano. David Hume e Immanuel Kant, nel cestinare queste dimostrazioni, avevano ragione: la sensazione e la ragione non possono dimostrare Dio, e non per il semplice fatto che Dio non può essere “sentito” o validamente inferito dalla sensazione, ma perché proprio nulla può essere validamente inferito dalla sensazione.

Le argomentazioni per l’esistenza di Dio non riescono nello scopo perché l’assioma e il metodo sono sbagliati: l’assioma della sensazione e il metodo dell’induzione, e non perché Dio è una favola. Ma l’assioma Cristiano, il fondamento su cui tutta la dottrina Cristiana è costruita non è il sentimento ma la sola rivelazione proposizionale. Il metodo di argomentazione Cristiano, il metodo Biblico è la deduzione , non l’induzione.

La concezione naturalista, concezione abbracciata anche da molti cristiani nominali, persino da alcuni che dicono di essere Riformati, sostiene che l’uomo giunge alla verità a prescindere dalle Scritture. Questa è stata la concezione di virtualmente tutti gli economisti, quantomeno di coloro che riconoscevano esistesse una cosa chiamata verità. La concezione Cristiana è invece che la verità è un dono di Dio, che nella sua grazia rivela agli uomini. La teoria vera, ovvero la teoria Cristiana della conoscenza corre parallela alla dottrina vera, cioè la dottrina Cristiana della salvezza: la Soteriologia rispecchia l’Epistemologia. Proprio come gli uomini non si guadagnano la salvezza da sé stessi, grazie alle loro capacità, ma sono salvati per sola grazia, mediante la sola fede e il solo Cristo, così gli uomini non giungono alla conoscenza per le loro capacità, usando le loro risorse naturali, ma ricevono la conoscenza come un dono di Dio, tramite la sola rivelazione proposizionale. Gli uomini sono sia illuminati sia salvati da Dio. Infatti la Scrittura fa riferimento alla salvezza come un’illuminazione, come il “venire alla conoscenza della verità”. L’uomo non può far nulla al di fuori della volontà di Dio, e l’uomo non può conoscere nulla indipendentemente dalla rivelazione di Dio. L’uomo è completamente dipendente da Dio sia per la conoscenza sia per la salvezza.

Logica

Lo Scritturalismo non significa che noi conosciamo le sole proposizioni della Bibbia, ma anche le loro implicazioni logiche. La Confessione di Fede di Westminster dice:

“L’autorità delle Sacre Scritture, per la quale esse devono essere credute, e obbedite, non dipende dalla testimonianza di alcun uomo, o Chiesa; ma interamente da Dio (il Quale è Egli stesso verità) loro autore; e quindi devono essere ricevute, perché esse sono il Verbo di Dio.”

Con queste parole e per il fatto che inizia con la dottrina della Scrittura e non con le dimostrazioni dell’esistenza di Dio, la Confessione si dimostra essere un documento Scritturalista.

Continuando con l’idea della deduzione logica, la Confessione dice:

“L’intero consiglio di Dio riguardante tutte le cose necessarie alla Sua gloria, alla salvezza dell’uomo, alla fede e alla vita, o è espresso esplicitamente nella Scrittura, o può essere dedotto come buona e necessaria conseguenza dalla Scrittura: alla quale niente in alcuna epoca deve essere aggiunto, sia per nuove rivelazioni dello Spirito, che per la tradizione degli uomini”.

La logica, la disciplina di ragionare per buona e necessaria conseguenza, non è un’idea Greca non presente nelle Scritture, come certi cristiani professanti asseriscono. Quando questi Cristiani ci accusano di aggiungere illecitamente la logica alla Scrittura, ne dimostrano con questo la loro ignoranza. Il primo verso del Vangelo di Giovanni potrebbe essere anche tradotto così: “Nel principio era la Logica, e la Logica era con Dio e la Logica era Dio”. Ma ogni parola della Bibbia, da Bereshith (Nel principio) in Genesi 1:1 ad Amen in Apocalisse 22:21 esemplificano la legge fondamentale della logica, il principio di non-contraddizione. Solo l’inferenza deduttiva è valida ed è lo strumento principale per l’esegesi e l’ermeneutica. La capacità di trarre buone e necessarie conseguenze è una parte essenziale per comprendere le Scritture. A meno che un Cristiano non capisca il ruolo centrale della logica sia nel comprendere che nell’insegnare il Cristianesimo, a meno che non comprenda che Dio è razionale, e che anche l’uomo è razionale perché è immagine di Dio, non potrà vedere la giusta connessione tra il Cristianesimo e l’economia.

Filosofia Sistematica

Ogni parte di questo sistema filosofico, epistemologia, soteriologia, metafisica, etica, politica ed economia, è importante e le idee si rafforzano nell’essere collocate in un sistema logico. In un tale sistema, dove le proposizioni sono logicamente dipendenti e logicamente implicano altre proposizioni, ogni parte rafforza mutualmente le altre. Storicamente, anche se non nel decadente ventesimo secolo (e nel ventunesimo N.d.T.), i Cristiani sono stati accusati di essere troppo logici. Ma se dobbiamo essere trasformati mediante il rinnovamento delle nostre menti, se dobbiamo portare ogni nostro pensiero in conformità con Cristo, noi dobbiamo imparare a pensare come Cristo fa, logicamente e sistematicamente.

Un ben elaborato sistema filosofico Cristiano procede per rigorosa deduzione da un assioma a migliaia di teoremi. Ciascuno di questi si incasella perfettamente nel sistema, e tutti, anche il più apparentemente insignificante, sono importanti. La rivelazione di Dio è perfetta ed è utile a tutto. Togliete un’idea e quel che rimane sarà meno che perfetto, e ne patiremo la perdita.

Siccome il Cristianesimo è un sistema di verità, una persona che accetta uno dei teoremi deve, pena contraddizione, accettare l’intero sistema. Ma molti insegnanti nel chiese professanti non provano alcun disagio nella contraddizione, arrivando taluni addirittura a gloriarsene, facendo sfoggio della loro pia sottomissione a un dio “totalmente altro”. Gente totalmente confusa, i cui sforzi sono tesi a ostacolare l’avanzamento del regno di Dio facendo smarrire i Cristiani dalla retta via.

Il Cristianesimo, come uno dei suoi più rabbiosi avversari del XIX secolo riconobbe, è una concezione, una visione globale delle cose estensivamente elaborata. Essa ci dota di una coerente e irrefragabile teoria della conoscenza, una salvezza infallibile, una refutazione degli assurdi proclami di certuni scienziati di aver scoperto la verità, una teoria del mondo, un pratico e coerente sistema etico, e i principî necessari per la libertà religiosa, politica ed economica.

Tutte le parti di questo sistema di filosofia Cristiana possono essere ulteriormente sviluppate, ed alcune sono state appena appena considerate. L’economia è una disciplina che è stata raramente discussa dai Cristiani negli ultimi duemila anni. E quando l’hanno discussa, l’hanno quasi sempre trattata come una disciplina non-Cristiana, come se potesse e forse pure dovrebbe essere sviluppata al di fuori dal sistema di verità Cristiano.

Verità ed economia

Molti economisti laici si sono cullati nella sicurezza che l’economia non Cristiana fosse verità. L’economista britannico Colonel Torrens scrisse intorno al 1860:

Nel progresso della mente umana, un periodo di controversia tra i coltivatori di ogni branca della scienza deve necessariamente precedere il periodo di unanimità. Riguardo l’economia Politica, il periodo di controversia sta volgendo al termine, e ci stiamo avvicinando rapidamente al periodo di unanimità. Da qui a vent’anni ci sarà a malapena qualche dubbio riguardo ognuno dei suoi principî fondamentali.

Un ottimismo quello di Torrens davvero infondato. Se non altro, la disciplina economica è più frammentata in varie scuole oggi di quando non lo fosse durante il diciannovesimo secolo. Una osservatrice contemporanea, Deborah Redman, rimarca quanto segue:

Nell’economia non c’è alcun paradigma o programma… questo è fuori discussione tra gli economisti. Ma neppure il problema è definito unanimemente, essendo l’inflazione più un problema per i monetaristi, la disoccupazione per i vari Keynesiani, i disturbi stocastici per i teorici delle aspettative razionali. (E tutti questi gruppi appartengono all’economia ortodossa).

L’ottimismo di Torrens sull’unanimità sui principî fondamentali, come la famosa dichiarazione di John Stuart Mill, che non c’è rimasto nulla da scoprire sulla natura del valore oggi ci colpiscono per la loro superficialità. E non ci sono segnali che nel prossimo futuro gli economisti raggiungeranno mai un consenso sull’oggetto dei loro studi o sul loro metodo d’indagine. La cosa sulla quale sembrano concordare, anche se solo in negativo, è che il Cristianesimo non ha niente a che vedere con l’economia. Il metodo della rivelazione proposizionale non è congeniale alla mente dell’economista, perché l’economista come ogni altro uomo naturale ha appunto una mente naturale, e la rivelazione è per lui follia. Questa è indubbiamente la ragione per il caos nella disciplina: quelli che rigettano la rivelazione si riducono a una perfetta Babele di confusione.

Lasciatemi ripetere che l‘economia è teoria economica. A meno che prima non stabiliamo la relazione tra Cristianesimo ed economia, entrambi riguardati come un corpo di proposizioni, qualunque tentata risoluzione di questioni secondarie, meno fondamentali, tipo quale sistema economico la Bibbia richiede, se lo richiede, o il ruolo attuale delle norme giuridiche veterotestamentarie, e così via, sarà al meglio provvisoria e temporanea. Fino ad oggi, quei Cristiani che hanno scritto di economia hanno sempre saltato i preliminari, mancando di gettare il fondamento epistemologico e metodologico necessario se si vuole sviluppare una economia genuinamente Cristiana.

Siccome è basata su informazione rivelata da Dio, la teologia Cristiana è vera. Provvede agli uomini della conoscenza e risolve il problema epistemologico. La Teologia non solo è la prima, ma è la più importante delle scienze, è logicamente la più fondamentale, è l’unificatrice delle scienze. Ma oggi, molte persone scherniscono apertamente il Cristianesimo e la Teologia. Molte più persone sono semplicemente ignoranti. Una buona parte ricade in entrambi gli schieramenti, e sono sia schernitori sia ignoranti. Gli economisti si ritrovano in quest’ultima.

Filosofia Sistematica

Durante ventesimo secolo, con l’avvento del positivismo, il legame storico e accademico, se non proprio filosofico, che esisteva tra l’economia e la teologia, è andato scomparendo. Oggi pochi teologi studiano economia, e pochi economisti studiano teologia. Ma non è stato sempre così, alcuni dei nomi più conosciuti nella storia della giovane disciplina sono stati teologi: Thomas Robert Malthus e Richard Whately, per nominarne due. Checkland ha fatto notare che:

È stato ormai dimenticato che l’economia, sia in Inghilterra che negli Stati Uniti si è sviluppata nell’ambito della religione… questi uomini, che nella loro generazione sono stati tra i nomi più celebri nelle università, Whately, Whewell, Sedgwick, Newman, Arnold, erano tutti chierici. Tutti loro credevano che la verità economica facesse parte dell’ordine divino: ognuno aveva integrato la propria opinione economica nella propria teologia. E anche se a volte apparivano come uomini con un metodo alla ricerca di un problema, differentemente dagli specialisti posteri, uomini con problemi alla ricerca di un metodo, rimangono tuttavia degni di esser ricordati perché videro che il corretto centro dell’attenzione dell’interesse delle università verso la nuova disciplina doveva esser rivolto al suo organon1

Dei 50 soci fondatori che si riunirono nella American Economic Association nel tardo diciannovesimo secolo, quasi la metà erano ex-ministri o correnti ministri di chiesa. (Purtroppo la maggior parte di loro erano liberali e avevano già rigettato il Cristianesimo Biblico. Non cercavano di costruire l’economia Cristiana deducendone la teoria dalla Bibbia, ma erano tutti intenti a rivestire di un manto di Cristianesimo le loro idee economiche. Erano dei religiosi, non dei Cristiani). Ma se doveste leggere gli economisti contemporanei, potrete vedere chiaramente il loro conclamato rigetto del Cristianesimo e della teologia.

Alcuni economisti contemporanei, influenzati dal positivismo logico, caratterizzano un idea come “teologia” quando vogliono liquidarla senza alcuna discussione o dibattito. Vien da pensare che questo, almeno in parte, costituisca pigrizia intellettuale, liquidare delle idee in questa maniera certamente aiuta l’economista a ridurre il lavoro da svolgere, ma uno studioso Cristiano non può essere così pigro. Non deve solo studiare teologia, deve studiare anche l’economia. E un economista Cristiano deve imparare la teologia. Una delle figure di punta tra gli economisti Austriaci, il Premio Nobel Friedrich Hayek, ateo, stigmatizzò il provincialismo degli economisti in un linguaggio piuttosto forte nel suo saggio “Il Dilemma della Specializzazione”:

“Nello studio della società l’esclusiva concentrazione su una specialità ha un particolare effetto deleterio: non ci impedirà semplicemente di diventare una gradevole compagnia o dei buoni cittadini, ma potrà menomare la nostra competenza nel nostro campo, o almeno per alcuni dei più importanti compiti che dobbiamo svolgere. Il fisico che sia solo un fisico può essere un fisico di prima classe e allo stesso tempo uno dei più pregevoli membri della società. Ma nessuno può essere un grande economista, se è solo un economista, e sono persino tentato di aggiungere che l’economista che sia solo un economista è probabile che diventi un fastidio se non addirittura un pericolo.2

Oggigiorno siamo infestati di pericolosi economisti.

L’economia è vera?

Alcuni economisti sembrano riguardare alla fisica come la regina delle Scienze, e l’economia, scimmiottando la fisica, viene reputata la regina delle scienze sociali, dato che solo l’economia può (1) prevedere il comportamento umano, previsioni che possono essere testate empiricamente, e (2) usare calcoli e formule matematiche, allo stesso modo dei fisici. Secondo questi economisti, l’economia è predittiva, testabile e precisa, soddisfacendo pertanto i criteri generalmente accettati per farne una scienza legittima.

Ora a me non interessa disputare se l’economia sia una scienza o meno. A me pare che sia dopotutto una questione di come si definisca scienza, e comunque questo ha poche importanti implicazioni, sempre che ne abbia. Certo è difficile sfuggire all’impressione che gran parte delle dotte discussioni sulla scienza e l’economia del ventesimo secolo siano state solo un cavillare intorno alle parole.

Ma la questione molto più importante, la questione fondamentale è se l’economia è vera. Virtualmente ignorata nelle erudite disquisizioni eppure molto più significativa della questione se l’economia sia una scienza o meno.

Come conclusione in una mia precedente lezione ho suggerito che sono stati i razionalisti in economia, gli economisti Austriaci, e in particolare Ludwig von Mises, nonostante il loro fallimento nel fornici di conoscenza economica, ad aver avuto il maggior potenziale per dare un contributo alla nostra comprensione dell’economia Cristiana, perché quantomeno il loro metodo è valido, nonostante loro stessi, sulla base dei loro stessi principi, non hanno saputo render conto del metodo o del contenuto della disciplina.

Giunto alle questioni intorno la verità, uno degli economisti Austriaci ha affrontato con realismo la questione, quello che è stato in un certo modo il più umile di tutti gli economisti. Mises scrisse in uno dei suoi ultimi libri Teoria e Storia:

Avevano ragione quei teologi che ritenevano che soltanto la Rivelazione avrebbe potuto  fornire all’uomo una certezza perfetta. La ricerca scientifica umana non può andare al di là dei limiti tracciati dall’insufficienza dei sensi dell’uomo e della ristrettezza della sua mente. Non esiste alcuna  possibile dimostrazione deduttiva per il principio di causalità e dell’inferenza ampliativa di un’induzione imperfetta; si può soltanto ricorrere al non meno indimostrabile enunciato che esiste una rigida regolarità nella congiunzione di tutti i fenomeni naturali. Se non facessimo riferimento a questa uniformità, tutti gli enunciati delle scienze naturali apparirebbero soltanto come generalizzazioni  affrettate.3

Molti universitari Cristiani professanti potrebbero imparare molto da questo professore ateo, ma temo non che gli abbiano prestato alcuna attenzione.

Filosofia ed economia

Come voi tutti vi sarete resi conto, la filosofia ha una portata molto più vasta dell’economia. Essa abbraccia temi come Dio, la creazione, l’uomo, la storia, l’etica, la salvezza, il governo e il mondo a venire. Io credo che comprenda anche l’economia, se la comprendiamo come suggerì Mises, ovvero lo studio della logica della scelta e dell’azione umana. L’economia non è storia, ma può aiutarci a comprendere la storia. L’economia non è psicologia, ma può aiutarci a comprendere come le persone si comportano. L’economia non è etica, ma può renderci più chiare le conseguenze delle nostre scelte. L’economia non è statistica, ma può dotarci della conoscenza che rende le statistiche (a volte) significative. L’economia è una disciplina logica, una disciplina a priori, affine all’aritmetica o la logica. Entrambe queste discipline, come l’economia, vengono sussunte nella filosofia Cristiana e possono essere derivate dalla Bibbia.

Sia la Teologia Cristiana che l’economia Cristiana si appoggiano esclusivamente al ragionamento deduttivo. Entrambe usano la logica, la teologia e la filosofia cominciano con l’assioma della Rivelazione, la Bibbia solamente è il Verbo di Dio, e l’economia come formulata da Mises prende le mosse dagli assiomi dell’azione umana: gli uomini agiscono con uno scopo, solo gli individui agiscono, e ogni uomo agisce nel suo (percepito) auto-interesse.

Avrò qualcosa da dire in un’altra lezione riguardo questi postulati. Ma in questo momento vorrei far rivolgere la vostra attenzione alla logica e al ragionamento deduttivo. Ho citato Mises in altro luogo a proposito la fallacia del ragionamento induttivo. Attraverso i suoi libri potete trovare riferimenti alla fallibilità dei sensi e la fallacia dell’induzione. Se l’economia deve elevarsi al livello della conoscenza, deve rigettare in toto l’empirismo. Deve partire con assiomi veri e procedere mediante rigorosa deduzione.

L’insistenza sull’uso del solo ragionamento deduttivo è quello che separa l’economia Misesiana dall’economia di Chicago, l’economia Keynesiana, l’economia Storica o quella Marxista, per nominare alcune delle più influenti scuole di pensiero economico del ventesimo secolo. Ogni maggiore scuola di economia tranne quella Misesiana sembra incorporare nella sua metodologia la dipendenza dall’empirismo o lo studio della storia. (L’economista Austriaco Murray Rothbard ruppe col suo maestro Mises e tentò di escogitare un fondamento Aristotelico per la sua versione dell’economia Austriaca). Questo rende l’economia Misesiana il rivale più promettente dell’economia Cristiana.

Dato che l’economia Misesiana comincia con assiomi e procede per deduzione, mostra una somiglianza con la teologia Cristiana, almeno nella forma e nel metodo. Sfortunatamente l’economia Misesiana non deriva i suoi assiomi dalla Bibbia, infatti Mises non ha potuto dare buone ragioni per cui si dovrebbero accettare i suoi assiomi e non quelli di un’altro sistema di economia. L’economia Misesiana non ha alcun “Così dice il Signore” al suo fondamento, infatti i suoi postulati né anche includono alcuna pretesa di verità. Ma se gli assiomi dell’economia Misesiana sono di fatto presenti nelle Scritture o, messa in altro modo, se Mises ha preso in prestito i suoi postulati dal Cristianesimo, magari inconsapevolmente, allora la base epistemologica per una economia deduttiva è presente.

Un’altra somiglianza tra la teologia Cristiana e l’economia Misesiana che scaturisce da questa similitudine nel metodo è il loro rigetto del polilogismo. Il Polilogismo, svariate logiche, è una dottrina naturalista, e assume varie forme. Nel Marxismo gli uomini non solo hanno idee differenti a causa della loro posizione nella struttura economica della produzione, ma nel concreto pensano anche in modi differenti. Il multiculturalismo è un’altra forma di polilogismo, secondo il quale gli uomini pensano in modi differenti non per via della loro classe, ma a causa della loro cultura. Il Razzismo è un’altra varietà di polilogismo, che asserisce che uomini di differenti razze pensano differentemente. Il Cristianesimo respinge il polilogismo sulla base della creazione dell’uomo a immagine di Dio. Tutti gli uomini sono discendenti da Adamo, tutti sono fatti di uno stesso sangue, e le menti di tutti gli uomini sono illuminati dalla stessa logica, il Logos di Dio. Mises ammise, in una delle affermazioni che ho citato in altro luogo, di non poter provare che tutti gli uomini abbiano la stessa logica. Ma i Cristiani lo possono fare e la dimostrazione si trova nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni.

Una terza somiglianza tra Cristianesimo e l’economia Misesiana è quella che ho già menzionato altrove: entrambi prendono le mosse da assiomi. Ovviamente, tutti i sistemi di pensiero economico, e gli economisti stessi cominciano con dei postulati. Ma alcuni, tra teologi ed economisti, si sforzano di negare o camuffare questo fatto, il Cristianesimo e l’economia Misesiana, no.

Entrambi comprendono che se il pensiero deve avere un punto di partenza, deve farlo da qualche parte, e questi primi principî sono chiamati assiomi. Il Cristianesimo e l’economia Misesiana si adoperano a rendere espliciti i loro assiomi, piuttosto che pretendere di non averne alcuno.

Mises afferma che l’assioma dell’azione è una categoria a priori della mente umana. Murray Rothbard, uno dei suoi studenti, sostenne che per Mises è

“solo l’assioma fondamentale dell’azione ad essere un a priori; egli concesse che gli assiomi sussidiari della diversità dell’umanità e della natura, e delle comodità come beni di consumo , sono ampiamente empirici4.”

Ora se le cose stanno così, abbiamo un incoerenza al punto di partenza dell’economia Austriaca. Se Rothbard aveva ragione, l’economia Misesiana è irrimediabilmente fallata. Ma quel difetto non riguarda l’economia Cristiana, che non si appoggia ai dati empirici per sviluppare i suoi principî e approfondimenti.

C’è tuttavia un altro difetto nefasto nell’economia Misesiana, che si aggiunge agli altri che abbiamo discusso altrove: i suoi postulati non avanzano alcuna pretesa di verità. Supponiamo che l’intero corpo dell’economia Misesiana sia stato dedotto rigorosamente dai suoi assiomi, che non ci siano errori logici presenti. Ci si pone quindi la domanda: perché mai si dovrebbero accettare quegli assiomi, e i teoremi derivati, come veri? Non pretendono mica di essere veri. In questo senso, anche se l’economia Misesiana può impressionare quanto la geometria Euclidea, non c’è alcuna ragione di pensare che sia vera. Forse duemila anni, o duecento anni, o due anni da oggi spunterà un genio che dedurrà un differente corpo di teoria economia da un differente insieme di assiomi economici. Forse Mises ha il suo Lobachewsky o il suo Riemann in attesa dietro l’angolo. La deduzione di per sé stessa, mentre può certo rafforzare la coerenza, non può dotarci di verità. Gli assiomi dell’economia devono essere trovati altrove che in una presunta intuizione a priori della mente, e l’esperienza, come abbiamo visto, non può essere quella fonte. Lo stesso Aristotele non fu in grado di offrire ragioni coerenti per le origini delle leggi della logica o della percezione.

Economia Cristiana

Questi problemi tuttavia sono risolti nell’economia Cristiana: i postulati dell’economia, se questa deve elevarsi al livello di conoscenza invece di rimanere al livello di semplice opinione, devono essere individuati nella Bibbia. Se lo sono, allora mentre possono funzionare come assiomi per la disciplina economica, non svolgeranno quel ruolo per l’intera filosofia. Rintracciare i postulati dell’economia nella Bibbia li trasforma in teoremi dedotti per buona e necessaria conseguenza dall’assioma della rivelazione. I postulati dell’economia divengono perciò teoremi della filosofia Cristiana, e l’economia come corpo di conoscenza può procedere sulla base di proposizioni divinamente rivelate che queste sì avanzano la pretesa di essere verità.

Quello che sto proponendo è questo: i postulati dell’economia Misesiana, si badi bene, non l’epistemologia Misesiana, che abbiamo già visto essere inadeguata al compito, devono essere collegati alle Scritture. Se questi si trovano nella Bibbia, e se i teoremi economici da essi ricavati sono dedotti effettivamente mediante buona e necessaria conseguenza, allora quei postulati e teoremi diventano parte di un completo sistema di verità basato sulla rivelazione proposizionale, e non sull’esperienza o su intuizioni a priori. Dopotutto lo stesso Mises dovette ammettere che “quei teologi che conclusero che nulla se non la Rivelazione può fornire all’uomo la certezza assoluta avevano dopotutto ragione.”

Se l’economia può esser in questo modo dedotta dalla Bibbia, una intera nuova disciplina nell’ambito della filosofia Cristiana può essere quindi sviluppata. Quella filosofia ricopre l’intero campo della conoscenza, teologia vera e propria, etica, politica, epistemologia e metafisica. L’economia diventa parte di un completo sistema di pensiero, con ogni parte che promuove le altre, e con tutte che si sostengono a vicenda. Sviluppando l’economia Cristiana come parte di una più ampia filosofia non solo il suo status epistemico viene innalzato, ma diventa altresì parte dell’armamentario di argomenti che possono essere usati a sostegno della libertà e di una società libera, cosa che l’economia Misesiana da sola non è in grado di fare.

Questo è un aspetto pratico molto importante, perché l’economia Misesiana di per sé non può difendere la libertà e una società libera. Ci sono diverse ragioni per questo: primo l’economia è una disciplina descrittiva e non normativa, essa tratta con i cos’è e non con i come dovrebbe essere. Nella terminologia economica è wertfrei, priva di valori. Da disciplina priva di valori, come l’aritmetica o la chimica, la teoria economica al meglio può mostrare quale sia il probabile risultato del corso di una azione o di una politica. Non può stabilire se quel risultato è buono o cattivo, può solo indicare i modi come ottenerlo. Come la chimica, l’economia può istruirci su come ottenere un risultato, ma non può dirci se quel risultato sia desiderabile. La teoria economica può investigare se una misura legislativa possa portare a compimento il risultato voluto dai legislatori, e se l’economista scopre che la misura proposta non raggiunge lo scopo voluto e che invece avrebbe effetti che nemmeno i suoi sostenitori ritengono desiderabili, egli può fare raccomandazioni contro la misura o la politica solo su basi economiche, ad hominem.

Per fare un esempio attuale, se innalzare il salario minimo, una misura concepita o intesa per aiutare gli elementi meno produttivi nella nostra società, invece tende a danneggiarli causando disoccupazione o sottooccupazione, è compito dell’economista informare i politici di questo. Ma se il governo non dovesse avere buone intenzioni, e la storia sembra suggerirci che i regnanti non sempre siano stati degli angeli, allora una maggior disoccupazione potrebbe essere proprio il risultato cercato e l’economista, sulla base della sola teoria economica, non potrebbe fare raccomandazioni contro quella politica. Ha raggiunto qui i limiti della teoria economica. Non c’è alcun si deve nell’economia, ma è presente nell’etica. Se l’economia, l’etica e la politica sono parti di un sistema filosofico, come lo sono nel Cristianesimo, allora parleranno tutte con una sola voce, e là dove l’economia deve ritirarsi e tacere, l’etica e la teoria politica si faranno sentire.

Fatemi comunque continuare con le affinità tra la teologia Cristiana e l’economia Misesiana. Nel fare lezione alle mie classi sui principî dell’economia, provo sempre piacere a evidenziare il debito che l’economia ha nei confronti della teologia. L’economia per esempio, deve la sua teoria del valore alla teologia Cristiana. È stato solamente negli anni 70 del diciannovesimo secolo che alcuni economisti finalmente compresero che il valore non era intrinseco, come Aristotele aveva insegnato, ma soggettivo, che gli scambi avvengono solo perché il valore è soggettivo, e che la ragione perché una merce così indispensabile come l’acqua, per usare un famoso paradosso del diciottesimo e del diciannovesimo secolo, è così a buon mercato mentre merci affatto dispensabili come i diamanti sono di valore inestimabile, è che il valore è imputato e non intrinseco.

Come ho menzionato in una precedente lezione per più di duemila anni l’autorità di Aristotele ha dominato qualunque pensiero economico che sia emerso. Ma è nella Scrittura e non nella Politica che troviamo le moderne idee di imputazione e di valore soggettivo. La grande dottrina della giustificazione per sola fede è centrata sull’imputazione da parte di Dio della rettitudine di Cristo al suo popolo, e l’imputazione dei loro peccati a Cristo. I peccatori non diventano effettivamente retti nella giustificazione, e Cristo non diventa effettivamente peccaminoso. Rettitudine e peccato sono imputati, ascritti, messi in conto, non sono inerenti o innati.

Rettitudine, peccato e valore sono imputati, e se qualcuno non riesce a vedere questo nel Nuovo Testamento, certamente l’avrà trovato nel Vecchio, nel quale Dio ripetutamente dice agli Israeliti di non averli scelti perché erano numerosi, o potenti, o intelligenti o buoni. Il loro valore era dovuto al fatto che Dio lo aveva imputato loro, e non perché fossero inerentemente preziosi. Se gli economisti avessero prestato più attenzione alla Bibbia e meno ad Aristotele, o se non avessero letto la Bibbia attraverso le lenti distorcenti di Aristotele, la disciplina dell’economia Cristiana si sarebbe potuta sviluppare molto prima. Oggi, duemila anni dopo Cristo, abbiamo appena cominciato.

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1Organon. Il mezzo o il metodo per comunicare conoscenza o per l’indagine filosofica, dal nome della raccolta dei sei libri sulla logica di Aristotele.

2F.A. Hayek, Il dilemma della specializzazione, 1956, p. 232.

3L.Von Mises, Teoria e Storia, Rubettino Editore

4Dolan, Foundations of Austrian Economics, 27

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