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ChiesaEffeminata

di  John W. Robbins

Nota dell’Editore: Questo saggio è apparso per la prima volta ne The Church Effeminate and Other Essays, curati da John W. Robbins e pubblicati nel 2001 dalla Trinity Foundation.

T E R Z A    P A R T E

Ortodossia sulla Difensiva

Ma nel diciassettesimo secolo le chiese più ortodosse ancora comprendevano, credevano e obbedivano alla Bibbia. Ecco, per esempio, quello che John Cotton scrisse sulla questione delle donne che parlano nella chiesa nel 1650:

È apparente dalla portata e dal contesto di entrambe queste Scritture [1 Corinzi 13:34 e 1 Timoteo 2:11, 12] che non è permesso alla donna di parlare nella Chiesa in due casi:

1. A proposito dell’insegnamento, che sia nell’esposizione o nell’applicazione delle Scritture. Questo l’Apostolo considera un atto di autorità che è illecito per una donna usurpare sull’uomo. II Tim. II, 13. E inoltre la donna è più soggetta all’errore dell’uomo, ver. 14 e perciò potrebbe presto rivelarsi una seduttrice se divenisse un’insegnante.

2. Non è permesso a una donna di parlare nella Chiesa a proposito di avanzare domande sotto il pretesto di desiderare di imparare, per la propria soddisfazione; ma piuttosto è richiesto che chieda a suo marito a casa.

Perché sotto il pretesto di domandare per amor di imparare, ella potrebbe così formulare le sue domande come per insegnare ai suoi insegnanti, o se non per questo, per aprire la porta ad alcune delle sue proprie deboli o erronee comprensioni o quanto meno di superare prima o poi i limiti della modestia femminile.

Cotton continua spiegando che le divine prescrizioni per le donne che parlano in chiesa non impediscono in alcun modo a una donna di cantare i Salmi nella chiesa o di render conto dei suoi peccati quando venisse disciplinata dalla chiesa.1

Non molto tempo dopo che Cotton scrisse queste cose, le prime manifestazioni dell’effeminazione cominciarono a turbare la chiesa in America. Il caso di Anne Hutchinson del 1637 aveva provocato la perdita di potere nella chiesa degli uomini, e l’acquisto di potere da parte dei pastori. Per citare due storici:

Anche se i laici mantennero il loro potere in questioni secolari, per il 1650 si ritrovarono ridotti al silenzio in molte chiese: i Ministri impedivano loro di fare domande sui sermoni e letture, di partecipare in casi disciplinari, o raccontare le proprie esperienze spirituali di fronte alla chiesa…. Col declinare dell’autorità ecclesiale dei laici, sempre meno uomini si univano alle chiese del New England, e per il tardo diciassettesimo secolo erano le donne a prevalere nei registri di affiliazione della chiesa.2

All’inizio del diciannovesimo secolo, Albert Barnes, pastore della First Presbyterian Church in Philadelphia, venne sottoposto a processo per eresia per il suo credo nell’espiazione illimitata, e quindi assolto. Barnes esprime la sua opinione che l’ingiunzione di Paolo che le donne facciano silenzio in chiesa fosse una “regola positiva, esplicita e universale. Non c’è alcuna ambiguità nelle espressioni e non ci può essere differenza di opinione riguardo al loro significato”3. Nel 1872 uno scrittore in The Presbyterian sottolineò, “la Nostra Confessione di Fede e la Forma di Governonon dicono sulla sul soggetto [delle donne che parlano in riunioni di chiesa] semplicemente perché a nessun membro dell’Assemblea di Westminster sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello che una tale cosa sarebbe mai stata tentata nella nostra denominazione”4. Nel Sud Robert L. Dabney tuonò che la predicazione pubblica delle donne era “un attacco frontale alla verità di Dio e al regno divino, e dovrebbe essere vigorosamente opposta con tutta la forza che la chiesa può dispiegare”5. Nel 1891 Dabney condannò il movimento delle donne come “appendice e emanazione del Giacobinismo Francese, quella parodia del vero Repubblicanesimo, che ha causato il regno del Terrore in Francia, e che scombina ogni società che invade”6

Nel 1882 Cyrus Cort aveva scritto che anche se noi non possiamo comprendere “le fondamenta e la convenienza della sua [di Paolo] enfatica proibizione alle donne di pregare o parlare in chiesa, certo è che tale è il suo insegnamento… nei più espliciti e didattici termini.”7

Confusione e Compromesso

Ma le opinioni di alcuni dei pastori Presbiteriani di metà diciottesimo secolo erano ambigue e tentennanti, e divennero vieppiù traballanti con l’avanzare del secolo. Già nel 1827 l’appoggio di Charles Finney alla preghiera pubblica delle donne provocò una controversia nella Chiesa Presbiteriana, che però non venne risolta. I ministri che si opponevano a Finney non riuscirono a raccogliere i voti necessari a condannare l’incoraggiamento di Finney alla preghiera delle donne. (Tutto questo ovviamente non sorprende, considerato il modo in cui Finney fu ordinato e veniva spalleggiato da donne ambiziose.)

Nel 1832 l’Assemblea Generale Presbiteriana, con una votazione di 126 a favore e 122 contro, fece circolare una lettera alle chiese che esprimeva i punti di vista dell’Assemblea riguardo la preghiera pubblica delle donne. Questa conteneva un’eccezione alla regola Scritturale del silenzio gravida di conseguenze: alle donne era permesso di parlare, insegnare, pregare e fare tutte le cose a loro proibite in quelle riunioni nelle quali gli uomini non fossero presenti. La lettera diceva, “Le riunioni di donne pie per conversazione e preghiera, ogni qualvolta possano essere opportunamente tenute, noi approviamo completamente… [Ma] di insegnare e esortare, o di condurre in preghiera, in assemblee pubbliche e promiscue, è chiaramente proibito alle donne nei Santi Oracoli”. 8 Questa eccezione, approvata dal più elevato corpo dirigente della Chiesa Presbiteriana, assieme ad altre affermazioni fatte da altre chiese in quel tempo, permise alle donne di stabilire le loro associazioni missionarie, educative, e diaconali all’interno della chiesa e di dominare sia il movimento della Scuola Domenicale all’inizio del secolo sia il movimento per le missioni estere più avanti nel secolo. Alle donne, sostenevano i protofemministi religiosi, era permesso di insegnare ad altre donne e anche ai bambini. Gli era proibito solo di insegnare a uomini adulti. Due terzi della chiesa divennero così allievi di aggressive donne leader. Era solo questione di tempo prima che anche il rimanente terzo, ovvero gli uomini adulti, diventassero discepoli delle donne.

Ma venne a galla un motivo di imbarazzo. Gli incontri delle donne erano spesso frequentati non da semplici laici, ma dal pastore stesso. Se le donne potevano parlare, insegnare e pregare in presenza del pastore, perché no allora in presenza di altri uomini, presumibilmente inferiori? I ministri erano già così effeminati da non considerarsi più uomini frequentando le riunioni delle donne? Il lievito femminista era incessantemente all’opera nelle chiese del diciannovesimo secolo.

Come spesso succede, furono i pastori più giovani a tentare di sovvertire il mandato delle Scritture sull’argomento. Scrivendo in The Presbyterian nel 1872, un autore anonimo riferì che “I nostri giovani ministri Presbiteriani appoggiano, con tutta la loro forza, la preghiera delle donne nelle riunioni miste, e non esitano a dichiarare, pubblicamente e ad alta voce, che non c’è una parola in tutta la Bibbia contro di essa. Costoro sembrano pensare che non ci possa essere un risveglio della religione senza di essa. Non si accontentano degli incontri di preghiera per sole donne.”9

Nel 1874, per una votazione di 211 a favore e 84 contro, l’Assemblea Generale Presbiteriana fece passare una risoluzione sul soggetto delle donne che parlano in pubblico. Questa risoluzione espresse scetticismo sull’intera questione: “L’Assemblea non esprime alcuna opinione riguardo alla posizione biblica sui diritti delle donne di parlare o pregare negli incontri di preghiera sociali, ma affida l’intero soggetto alla discrezione dei pastori e degli anziani delle chiese.”10 Quello che era così evidente solo 40 anni prima si era ora disperso in un banco di nebbia femminista. Una nuova generazione di pastori era venuta alla ribalta.

Alcuni di questi pastori Presbiteriani alzavano la voce più di altri nell’attaccare le Scritture. Israel See, il ministro alla Chiesa Presbiteriana Wickliffe di Newark, New Jersey, invitò due donne presenti alla convezione nazionale della Women’s Christian Temperance Union a parlare nella sua chiesa nel 1876. Durante i processi successivi per questa violazione della legge divina, See interpretò i comandamenti di Paolo in modi che siamo stati ormai abituati a sentire nel ventesimo [e ventunesimo NdT] secolo. Primo, così See argomentò, i comandamenti di Paolo non si applicano necessariamente ai moderni fedeli di Newark. Secondo, Paolo imponeva il silenzio alle donne chiacchierone e pettegole e non alle donne educate, intelligenti, aggiornate, moderne del diciannovesimo secolo. Terzo, la profezia di Gioele, “i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno”, significa che alle donne è comandato di predicare. Questo contorcimento delle Scritture era troppo anche per il cronista del New York Times che seguiva il processo a See. Costui sfidò See a interpretare un altro passaggio: “I vostri vecchi faranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni.” ordinando ai giovanotti della sua congregazione ad avere visioni e a sistemare comode poltrone e poggiatesta per gli anziani”11. Nel tardo diciannovesimo secolo le leggi della logica erano più familiari ai giornalisti che a molti pastori. E se questo divario è oggi stato eliminato non è certo perché i pastori abbiano migliorato la loro padronanza della logica.

Il Signor See, propose tuttavia un argomento valido, e fu l’argomento che tolse il terreno da sotto i piedi ai pastori più conservatori. Egli sostenne che siccome alle donne era già permesso di parlare in piccole riunioni religiose, non si poteva impedir loro di parlare in incontri più estesi, semplicemente perché la Bibbia non fa alcuna distinzione tra piccole e grandi riunioni. Con questo ragionamento, See mise a nudo la falsità della premessa dei pastori più conservatori, ma non per questo più Biblici.

Uno dei pastori più conservatori pubblicò un saggio nel Presbyterian Review nell’Aprile 1889 intitolato “La Posizione e l’Opera della donna nella Chiesa.” Samuel Niccolls è un esempio della confusione dei pastori riguardo l’intera questione, perché se da un lato condanna donne insegnanti e predicatrici, dall’altro appoggia il diaconato femminile:

Non c’è un solo accenno [nel Nuovo Testamento] di una donna insediata nella posizione di apostolo, evangelista, pastore, anziano o in altra posizione di comando. Ci sono in effetti buone ragioni di credere che ministrasse nel diaconato e in questo senso la donna occupava una posizione ufficiale nello staff della chiesa… [Ma] gli argomenti usati in suo favore [ovvero, in favore dell’ordinazione delle donne per l’opera a tempo pieno del Ministero Evangelistico]… sono anti-scritturali. Questi sono connotati al meglio di quel carattere negativo che insegna, con estrosa esegesi, che le Scritture non significano quello che dicono, e quello che l’intera Chiesa per diciotto secoli ha creduto che insegnassero.

Questi [gli argomenti a favore delle donne insegnanti] sono contraddetti dalla testimonianza della storia e dell’esperienza. Casi eccezionali di donne che possedevano doni speciali per la vita pubblica, o che sono state chiamate a una missione provvidenziale non giustificano il ripudio di leggi che sono stabilite su principi generali. La carriera di Debora non conferisce mandato all’istituzione di scuole militari per l’addestramento di donne per il mestiere delle armi.

Gli argomenti per la predicazione delle donne, basati sulle loro superiori qualità, se ammessi, proverebbero fin troppo. Dimostrerebbero che sono gli uomini gli usurpatori del pulpito, che non avrebbero mai dovuto stare lì, e dovrebbero cederlo non appena un numero sufficiente di donne potranno essere preparate per occuparlo…

La grande proporzione di donne che hanno già assunto l’ufficio di insegnamento pubblico nel pulpito hanno abbandonato la regola della sana dottrina nel loro insegnamento… [Ma] non vediamo alcuna ragione scritturale perché la donna non possa essere posta nel diaconato, e così avere una posizione ufficiale nello staff della Chiesa. Migliaia di nobili donne, come missionarie, lettrici della Bibbia, e visitatrici, stanno già esercitando quell’ufficio senza il titolo. Nessun uomo glielo proibisca”.12

Nello stesso anno, 1889, George P. Hays, moderatore dell’Assemblea Generale del 1884, già presidente del Washington and Jefferson College, un distinto pastore e teologo Presbiteriano, scrisse un libro intitolato Le donne possono parlare?Nel libro egli asseriva che non c’erano restrizioni al ruolo delle donne nella chiesa. Il libretto fu pubblicato sotto gli auspici della Women’s Christian Temperance Union (WCTU) ed ebbe un’ampia distribuzione tra le donne della chiesa.13

La presidente della WCTU, Frances Willard, aveva pubblicato Donne sul Pulpito un anno prima. A costei era stato chiesto di scrivere un articolo sulle donne e la predicazione dagli editori uomini del The Homiletic Monthly, ma l’articolo si espanse fino a diventare un libro nel quale la Signora Willard scrisse:

“è stato stimato che ci sono negli Stati Uniti cinquecento donne che sono già [nel 1888] salite sul pulpito come evangeliste, almeno una ventina [escluse le 350 predicatrici Quacchere] sono pastori, delle quali diverse sono state regolarmente ordinate. Le denominazioni che hanno ordinato donne sono i Metodisti, i Battisti, i Battisti Liberi, i Congregazionalisti, gli Universalisti e gli Unitariani”.14

Benjamin Warfield

Al tempo in cui Benjamin Warfield pubblicò il suo articolo “Paolo sulle donne che parlano in chiesa”, nel The Presbyterian nel 1919, il danno era ormai già stato fatto. La posizione di Warfield era quella sostenuta dalla chiesa per quasi diciannove secoli, ma era stata insidiata dall’effeminazione della teologia. Infatti, lo stesso Warfield aveva trent’anni prima reso opaca la verità appoggiando pubblicamente il movimento delle diaconesse. Ma nel 1919 le sue opinioni erano assolutamente chiare e ortodosse fino in fondo:

I versi intermedi [in 1 Corinzi 14] rendono solo chiaro che precisamente quel che l’apostolo sta facendo è proibire in maniera assoluta alle donne di parlare nella chiesa. Spinge così in là la sua ingiunzione al silenzio che egli proibisce loro persino di fare domande; e vi aggiunge, con uno speciale riferimento a questo, ma mediante questo all’argomento più generale, la perentoria dichiarazione che “è indecente”, perché questo è il significato della parola, “per una donna parlare in chiesa”. Sarebbe impossibile all’apostolo parlare più direttamente o con più enfasi di come ha fatto qui. Egli richiede che le donne stiano in silenzio negli incontri di chiesa. Perché questo è quel che “nelle chiese” significa; non c’erano edifici appositi allora. E non ci ha lasciato nel dubbio sulla natura di questi incontri di chiesa. Li aveva appena descritti nei versi 26 e seguenti. Essi erano del carattere generico dei nostri incontri di preghiera. Notate le parole “taccia nella chiesa” nel verso 30 e confrontatele con “tacciano nella chiesa” nel verso 34. La proibizione per le donne di parlare si estende quindi a tutti gli incontri di chiesa pubblici, il punto è la pubblicità, non la formalità. Ed egli ci dice ripetutamente che questa è la legge universale della chiesa. E fa anche di più. Ci dice che è il comandamento del Signore, enfatizzando la parola “Signore” (verso 37).

Il passaggio in 1 Timoteo 2:11 e seguenti è altrettanto forte…

Di fronte a questi due passaggi assolutamente chiari e risaltanti, non ci si può appellare alla mitigazione o alla modifica a quanto è detto in 1 Corinzi 11:5

Quel che deve essere notato, in conclusione, è (i) che la proibizione per le donne di parlare in chiesa è precisa, assoluta e onnicomprensiva. Esse devono stare in silenzio, e questo significa in ogni incontro pubblico per l’adorazione; non devono neppure fare domande..

Per quanto fosse chiara e ortodossa la dichiarazione di Warfield, e oggi non si sente dire più nulla di simile nei seminari, era troppo poco e troppo tardi. Quel che occorreva nel 1919 era una completa ricostruzione della filosofia e della teologica su un fondamento biblico, perché era la teologia, e non solo la leadership della chiesa, ad esser stata effeminata.

L’Effeminazione della Teologia

All’inizio del diciannovesimo secolo, nonostante la crescente apostasia, il Calvinismo era ancora la teologia dominante in America. Il suo zenith era stato raggiunto cinquant’anni prima quando Jonathan Edwars aveva predicato e pubblicato le sue opere nel New England, ma i Cristiani all’inizio del secolo ancora aderivano tutto sommato a un completo compèndio di teologia Cristiana. Ma per la fine del diciannovesimo secolo tutto questo era cambiato. La semplificazione della dottrina effettuata dal movimento per la Scuola Domenicale, la perversione del Cristianesimo e le futilità emozionali di idee quasi-cristiane dei revivalisti, l’assalto del Darwinismo e l’attacco filosofico e teologico alla ragione aveva trasformato la religione Americana. Il Calvinismo era stato scalzato da un movimento anti-intellettuale, e un superficiale, sentimentale credo era diventato la nuova religione Americana. Henry James senior, egli stesso un rinnegato del Calvinismo, osservò alla metà del secolo che “la religione nel vecchio senso virile è scomparsa, ed è stata rimpiazzata da un flebile sentimentalismo Unitariano”15 Nel tardo diciannovesimo secolo Charles Spurgeon così lamentava: “Sta circolando una nozione che, in qualche modo, se si diventa Cristiani si debba abdicare dalla propria virilità e diventare una mammoletta”.

Quello che rende il Cristianesimo virile è la sua enfasi sull’intelletto, sulla logica e sul pensiero sistematico. Praticamente da sola tra le religioni del mondo, il Cristianesimo è la religione della mente, non dei sentimenti, dell’immaginazione o della volontà. Sono le religioni pagane a enfatizzare quelle cose, ma nel Cristianesimo la rivelazione è verbale, proposizionale e consiste nella comunicazione dell’informazione per essere compresa e creduta. Il credente è giustificato e santificato mediante la conoscenza. Ci sono letteralmente centinaia di versi nella Bibbia che enfatizzano conoscenza, verità, mente e intelligenza, compreso il primo e più grande comandamento: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente, e con tutta la tua forza”.

Pietro ci dice che “..la sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati …”, Giovanni dice che “Noi sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato un intelligenza per conoscere colui che è Vero; e noi siamo in colui che è Vero, cioè, nel suo Figlio Gesù Cristo. Questo è il vero Dio e la vita eterna”. Paolo ci comanda, “Fratelli, non siate bambini quanto all’intelligenza; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto all’intelligenza, siate uomini compiuti”. Cristo pregò: “Santificali mediante la tua verità. Il tuo Verbo è verità”. Davide scrisse il Salmo più lungo esaltando la rivelazione proposizionale di Dio all’uomo:

Il tuo Verbo è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero… Io capisco più di tutti i miei maestri, perché le tue testimonianze sono la mia meditazione. Io comprendo più degli antichi perché osservo i tuoi precetti… Accedere alle tue parole illumina; dà intelligenza ai semplici… Il tuo Verbo è verità dall’inizio.

Mosè parla di Dio come il Dio di Verità. L’intero libro dei Proverbi, specialmente i primi nove capitoli, elogia la conoscenza, l’intendimento, la sapienza e comanda a tutti, ma in particolare ai giovani, di acquisire conoscenza:

Per conoscere la sapienza e l’istruzione e intendere i detti sensati; per ricevere istruzione sulla sapienza, la giustizia, il giudizio e l’equità; per dare sottigliezza ai semplici e conoscenza e discrezione al giovane. Un uomo saggio ascolterà e accrescerà il suo sapere; un uomo intelligente ne otterrà saggi consigli… Il timore del SIGNORE è il principio della conoscenza; ma gli stolti disprezzano la sapienza e l’istruzione.

E in ultimo, la Confessione di Fede di Westminster, che è il miglior compendio mai scritto di quello che la Bibbia insegna, dichiara che Dio “è Verità Egli stesso”, e basa l’autorità della Bibbia sulla sua Verità.

È questa enfasi sulla conoscenza, la logica, la verità e l’intendimento che rende il Cristianesimo una religione mascolina. Forse è proprio perché Dio è mascolino che il Cristianesimo enfatizza la conoscenza e l’intendimento. È l’assenza di una divinità femminile a caratterizzare il Cristianesimo e due delle sue maggiori eresie, il Giudaismo e l’Islam, ed è in stridente contrasto con le religioni pagane di Roma, Grecia, Egitto, Babilonia, Africa, India, Europa e Nord America. Le religioni pagane, religioni che non si basano su alcuna parte della Bibbia, tutte hanno divinità femminili. Le religioni pagane enfatizzano la volontà, i sentimenti, i desideri e le emozioni. Il Cristianesimo non ha divinità femminili, né enfatizza le emozioni o la volontà.

Fine terza parte

Continua con la Quarta Parte

(C) 2001-2014 The Trinity Foundation
 

1 John Cotton, “Singing of Psalms a Gospel-Ordinance. 1650” in Edmund Clarence stedman and Ellen Mackey Hutchinson, eds., A Library of American Literature from the Earliest Settlement to the Present Time, Vol. 1 (New York: Charles L. Webster & Company, 1888), 254-270; come citato in Rosemary Ruether and Rosemary Skinner Keller, eds.,Women and Religion in America Vol. 2 (San Francisco: Harper and Row, 1983), 190-192.

2 Martha Tomhave e Rosemary Skinner Keller, “Women and Revivalism: The Puritan and Wesleyan Traditions, in Ruether and Keller, eds., 317.

3 Albert Barnes, Notes Explanatory and Pratical on the Epistles o Paul to the Corinthians (London, 1837), 189; come citato in Boyd and Brackenridge, 91. Barnes è tipico del duplice pensiero sul ruolo delle donne nella chiesa di alcuni pastori Presbiteriani nel diciannovesimo secolo. Da un lato si sostiene il silenzio delle donne, dall’altro si appoggia la nomina, se non proprio l’ordinazione, delle donne come diaconesse: “è evidente dal Nuovo Testamento che c’era un ordine di donne nella chiesa conosciute come diaconesse. La loro esistenza è espressamente affermata nella prima storia ecclesiale. La Costituzione Apostolica, libro III dice ‘Ordina una diaconessa che sia fedele e sante per i ministri per le donne’.” (come citato in Ruether e Keller, 281).

4 H.J.V., The Presbyterian, March 2, 1872, 2; as quoted in Boyd and Brackenridge, 91-92.

5 Robert Louis Dabney, “The Public Preaching of Women”, The Southern Presbyterian Review, Ottobre 1879. 689-713.

6 Robert Louis Dabney, “Let Women Keep Silence in the Church,” The Christian Observer, October 7, 1891, 1; come citato in Boyd and Brackenridge, 208.

7 Cyrus Cort, “Women Preaching Viewed in the Light of God’s Word and Church History,” Reformed Quarterly Review, 29 (Gennaio 1882), 129; come citato in Ruether e Keller, 200.

8 Boyd and Brackenridge, 94.

9 “Encouragement to Christian Women,” The Presbyterian, 2 Marzo 1872, I; come citato in Boyd and Brackenridge, 98.

10 Boyd and Brackenridge, 100.

11 Boyd and Brackenridge, 103.

12 Samuel J. Niccolls, “Woman’s Position and Work in the Church,” Presbyterian Review 10 (aprile 1889), 267-279; come citato in Ruether e Keller, 234-238.

13 Reuther e Keller, 108. La WCTU, ovviamente, era una alleanza di pastori e donne contro i vizi degli uomini.

14 Frances E. Willard, Women in the Pulpit (Boston: D. Lathrop), 94-101; come citato in Ruether e Keller, 208.

15 Citato in F. W. Dupee, Henry James: His Life and Writings (New York, 1956), II. Nota del traduttore: a causa del genere femminile della parola “religione” nella nostra lingua la traduzione diventa nel nostro idioma un grottesco ossimoro: il carattere virile della religione

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