INDICE:

Il sogno della ragione

L’Europa Occidentale, a partire dall’Illuminismo, si è data ad una moda culturale dopo l’altra. Per esempio, i Deisti, col loro mito di una religione naturale, comune a tutti gli uomini, e umanistica nella sua natura, videro l’antica Cina come la reale incarnazione di tale fede. Il risultato fu un circondarsi di mobiletti, tazzine, porcellane e lacche Cinesi per ragioni senza alcuna correlazione con la vita reale di quel tempo in Cina.

Una delle mode culturali più curiose e più durature è stata l’interesse e il compiacersi in cose Turche. Perfino la mobilia Turca divenne molto popolare per un periodo, per quanto grande fosse la sua scomodità; abbiamo un rimasuglio di questa moda nel protratto uso del termine “ottomana” per un tipo di sedia o divano senza schienale.

Anche gli storici hanno molto spesso preso parte all’adulazione. Le armate Turche erano inferiori a quelle Occidentali, e, quando fu fatta strenua resistenza, eserciti frettolosamente messi insieme e male equipaggiati nel XV° secolo sotto Hunyadi, Skanderbeg, e Stefano di Moldavia sconfissero importanti eserciti Turchi. Le forze Europee erano solitamente divise, alcune desiderose di vedere i Turchi sconfiggere i loro nemici e altre erano indifferenti. I Turchi generalmente sopraffacevano i loro nemici con forze esageratamente più grandi e un prodigo uso di uomini.

I Turchi potevano usualmente contare sull’amicizia della maggior parte degli Europei. Il padre di  Abdul-Hamid II (il Dannato) un giorno ordinò a suo figlio di baciare la mano di un anziano visitatore Cristiano. Quando il giovane ragazzo rifiutò di fare quella cosa che considerava  “assolutamente ributtante”, suo padre iratamente dichiarò: Lo sai chi è questo gentiluomo? È l’ambasciatore Inglese, il miglior amico della mia casa e della mia nazione, e gli Inglesi, malgrado non appartengano alla nostra fede, sono i nostri alleati più fedeli.” Dice Abdul-Hamid: “saputo questo baciai con riverenza la mano del vecchio gentiluomo. Era il Boyuk Eltchi, Lord Stratford Canning.”  La ragione per la posizione Inglese erano le sue politiche del potere, che le faceva non pro-Turchi ma pro-Inglesi, come Abdul-hamid più tardi scoprì.

C’era comunque una predisposizione culturale a lavorare coi Turchi. Il romanticismo occidentale aveva da lungo tempo idealizzato i Turchi, e i musicisti amavano intitolare varie composizioni pseudo-orientali come Marce Turche, e cose simili. Anche Marx condivideva quest’opinione favorevole dei Turchi. Come indica Nathaniel Weyl: “I commenti di Marx riguardanti le genti cristiane dei Balcani erano invariabilmente aspri, sprezzanti, caustici e scortesi. Ma quando veniva ai Turchi, li vedeva con occhio benevolo (questo quando non li stava includendo come soggetti del despotismo Orientale)”. (N. Weyl: Karl Marx, Racist, p. 128.)

A partire dal 1918, a motivo del massacro degli Armeni, il vecchio ordinamento Turco non viene idealizzato così apertamente, oppure i suoi ultimi giorni sono visti come un “declino”. Questo avviene malgrado il fatto che i Nuovi Turchi e Kemal Attaturk siano stati di gran lunga più sanguinari di Abdul-Hamid II.

Perché c’è così tanta disonestà storica con riguardo ai Turchi? Perché la vecchia Turchia viene ancora vista attraverso lenti colorate di rosa malgrado il fatto che la sua lunga storia sia stata malvagia? Un’ulteriore domanda è d’uopo: perché alcuni liberali del XIX° secolo e perfino qualcuno del primo XX° secolo considerarono Abdul-Hamid II come un grande liberale? Un esempio di una visione molto benevola si può trovare nei due volumi delle memorie di Arminius Vambery, professore di lingue Orientali all’università di Budapest: “The Story of My Struggle” (1904). Per il 1904, il Sultano era giunto a detestare i liberali Occidentali e a considerarsi più illuminato di loro. Vambery fa un ritratto di un monarca sfortunato e sofferente: “Di fatto, l’uomo meritava un destino migliore. Egli non è nemmeno lontanamente così dissoluto come viene rappresentato. Egli è più adatto di molti dei suoi predecessori, vuole far del bene alla sua terra, ma i mezzi che ha usato erano destinati ad avere un effetto contrario. Ho ricevuto dal Sultano Abdul Hamid molti segni del suo favore e della sua gentilezza, e gli debbo un debito di gratitudine eterno. Mi addolora, qui, dove sto parlando della mia personale relazione con lui, dover esprimere opinioni che gli possono arrecare dispiacere.” (Vol. II, p. 389s).

Comunque, per il vero grande amore per la Turchia, dobbiamo tornare ai regimi precedenti se vogliamo trovare la ragione per la Turcofilia. Nel 1952, uno studioso di Harvard fece delle osservazioni su Maometto II, il conquistatore di Bisanzio e di Costantinopoli il 29 maggio del 1453, le quali ci danno le chiavi per comprendere: “Come risultato delle innovazioni introdotte da Maometto II, la struttura dello stato Ottomanno quasi si conforma all’ideale repubblica di Platone” (Myron P. Gilmore: “The World of Humanism, 1453-1517”, p. 7, 1952, 1962).

Nella vecchia Turchia possiamo vedere  i nostri futuri come qualcuno li vorrebbe. Fu messo in piedi un rigido sistema educativo per produrre una classe di militari e di guardiani amministrativi per far funzionare lo stato. Il Sultano, o Filosofo-Re era in cima. Egli stesso però era sacrificabile. Per prevenire guerre di successione, fratelli e parenti dell’erede alla carica venivano eliminati o tenuti in prigione di riserva, se il filosofo-re che regnava si fosse dimostrato incompetente. Il regnate incompetente veniva allora giustiziato e rimpiazzato.

Per provvedere ai guardiani, venivano presi bambini Turchi e cristiani. I bambini cristiani venivano presi in giovane età, allevati come maomettani, e addestrati per lo stato Turco. Una regolare leva di bambini era il tributo richiesto ogni cinque anni ai popoli cristiani sottoposti.

La maggior parte dei bambini del tributo erano addestrati per scopi militari. Questi erano i famosi giannizzeri, il reggimento principale e corpo elitario dell’esercito Turco. I giannizzeri venivano tenuti separati da altre persone ed esistevano per un solo scopo, il servizio dello stato Turco. Essi vivevano sotto la più stretta delle discipline, e venivano allevati a considerarsi come un corpo speciale. Il loro prestigio era così grande, che per il 1600 i Turchi usavano la corruzione per poter entrare nei giannizzeri. Nel XVII° secolo l’appartenenza divenne ereditaria, e i giannizzeri  digradarono in un gruppo indisciplinato. Nel 1826 furono disciolti per mezzo di una regolare pratica turca, il massacro totale.

La classe dirigente e la burocrazia venivano formate in modo simile. Una scuola di palazzo fu creata per addestrare i giovani di caratura superiore per il servizio dello stato. Anche questi ragazzi provenivano da popoli assoggettati ed erano stati prelevati con la forza in giovane età. I nativi Turchi o Osmanlis non avevano nel loro governo civile una parte maggiore dei soggetti cristiani, benché come Mussulmani i Turchi avessero una posizione di favore davanti alla legge.

Le famiglie Mussulmane libere fornivano le reclute per le classi erudite, studiosi, sacerdoti, insegnanti e giureconsulti.

La vita dello stato Turco era tutto; la vita dei popoli assoggettati era combustibile per lo stato. Le vite dei Turchi non godevano di maggior considerazione, nel complesso, e perfino la vita del sultano era spendibile via esecuzione se costituiva impedimento. Personalmente il sultano poteva essere abominevole quanto volesse, ma non poteva essere di detrimento all’impero senza rischiare l’esecuzione.

Ora veniamo al cuore della faccenda. L’impero Turco era costruito per essere un Ordinamento razionale, nell’ordine della cosiddetta repubblica di Platone. Il suo governo doveva essere il governo della ragione, e qualsiasi persona, dal sultano ai sottoposti, dovevano essere collocati al loro posto nei termini di un Ordinamento governativo. Perfino al vertice, la temuta esecuzione per mezzo di una corda d’arco era accettata come un’orribile ma necessaria soluzione di problemi. I governati e i governanti erano allo stesso modo di servizio allo stato.

Abdul-Hamid II si considerava un governante illuminato e razionale. La soluzione razionale dei problemi era di eliminare il problema: ne conseguì  il sistematico massacro e la deportazione degli Armeni cominciò sotto di lui e furono completati dai suoi successori. Quando Abdul-Hamid fu deposto, si aspettò di subire l’esecuzione capitale. Era la soluzione logica. La sua esecuzione non avvenne perché i suoi successori riconobbero che un taglio troppo drastico a quel punto non sarebbe stato saggio.

L’ideale Platonico e Turco di uno stato razionale è stato da lungo tempo il sogno dell’uomo occidentale. La Rivoluzione Francese ne fu un classico esempio. I rivoluzionari dibatterono su quel che sarebbe stata la popolazione ideale per la Francia, e poi cominciarono a sterminare persone per ridurre la Francia alla condizione desiderata. Furono eliminate allo stesso modo persone e classi non volute.

La Rivoluzione Russa ci consegna lo stesso ideale. Dal vertice alla base, gli uomini sono spendibili sull’altare dell’Ordinamento ideale. Intere classi vengono liquidate, il cristianesimo viene fatto il bersaglio dell’obliterazione, e assassinii di massa sono il modo d’agire dello stato. Un numero di scrittori ci hanno dato un resoconto di questo sogno d’ordine, in particolare di recente Aleksandr I. Solzhenitsyn nei suoi tre volumi di “Arcipelago Gulag” e nel saggio da lui pubblicato su “Da Sotto le Macerie”. Molto prima, Dostoevskij aveva dipinto lo stesso sogno o incubo ne “Il Posseduto”. Tutte le cose devono essere distrutte, per fare posto alla società “razionale” pianificata.

Lo stesso obbiettivo domina tra noi. È basilare al pensiero di virtualmente ogni stato moderno. Per questa ragione lo stato moderno è in guerra totale con i propri cittadini: essi sono i suoi reali nemici, che devono essere ri-creati, e, se rifiutano, distrutti in un modo o in un altro, economicamente se non fisicamente.

Il mezzo per giungere a quest’obbiettivo è duplice. La vecchia versione, come nell’Unione Sovietica e nella Cina Rossa, sostiene il terrore totale quale strumento principale per ottenere il sogno dell’era d’oro della ragione. Gli umanisti Occidentali, che sono più ‘avanzati’ hanno una versione del sogno migliorata, e il modello classico dimostrativo di questo nuovo ordine è la Svezia. Il modello Svedese è in forza virtualmente ovunque nel mondo non Marxista. Al posto del terrore totale, questo nuovo modello si affida al controllo dell’educazione, dell’economia e della tecnologia. Il grande studio di questo modello è stato fatto da Roland Huntford ne “The New Totalitarians” (1972). I pianificatori Svedesi considerano il tentativo Russo un fallimento (p. 85). Huntford notò: “È probabilmente corretto affermare che la Svezia è stata de-cristianizzata in maniera più efficace di qualsiasi altra nazione, Russia inclusa” (p. 219).

In questo sogno l’efficienza richiede che gli schiavi dei filosofi-re vengano educati ad amare la loro schiavitù e a considerarla come libertà. (George Orwell, ne “1984”, vide proprio questo come l’obbiettivo del nuovo ordine mondiale.) L’uomo deve diventare un ingranaggio felice nella macchina dello stato, e la ragione, con i suoi strumenti tecnologici, deve dominare su tutti gli uomini. Solzhenitsyn, ne Gulag III (pp. 522, 525) richiama l’attenzione su cosa ne è divenuto della legge nell’Unione Sovietica. La legge ha cessato d’essere un criterio di giustizia trascendente, è stata fatta diventare uno strumento della politica dello stato. Ne consegue, egli dichiara che “non c’è legge”. In Svezia questo cambiamento è apertamente presentato come un vantaggio. Carl Lidbom, già giudice d’appello, un ministro di gabinetto e teorico di socialdemocrazia, ha detto: Lo scopo della legge è di realizzare le politiche ufficiali … È uno degli strumenti per cambiare la società.” Un funzionario giuridico disse a Huntford: “Mi sembra naturale che la legge sia là per rendere operative le intenzioni della burocrazia.” (Huntford p. 122).

Se questo è risuonato come familiare ad americani, canadesi italiani ed altri, è tale con buone ragioni. È tutto una parte dello stesso sogno razionalistico di un Ordine pianificato scientificamente dai filosofi-re. Questi filosofi  ora hanno aggiunto scienza e comportamentismo al loro repertorio; sono passati da un ordine pianificato rigidamente ad uno pianificato esistenzialmente, ma il loro obbiettivo è lo stesso. La metodologia è stata raffinata.

Al posto della regolare leva ogni cinque anni di un limitato numero di bambini per i giannizzeri e la burocrazia, noi oggi abbiamo una chiamata annuale di tutti i bambini e le bambine di cinque anni per il sistema scolastico statale e il suo indottrinamento umanistico. Il servizio militare aperto anche al genere femminile esiste già da qualche tempo. Tutto questo viene fatto nel nome del benessere comune e quale manifestazione della generale benevolenza dello stato. I disadattati sociali cristiani (laddove esistono, ahinoi non in Italia) che insistono nell’educare i loro figli in scuole cristiane o in famiglia sono fatti oggetto di accuse civili e penali. Poiché si parte dal presupposto che lo stato è il buono e razionale Ordinamento (La Grande Comunità), la chiesa, la scuola cristiana e la famiglia cristiana diventano gli ostruzionisti, gli elementi malvagi e irrazionali nella società. (Abbiamo già dimenticato quale passo radicale e rivoluzionario fece la Rivoluzione Francese nel reclutare per legge tutti i suoi cittadini per le sua forze armate, come suoi giannizzeri.)

La giustizia è ora divenuta, non la giustizia e la legge di Dio, ma la legge e gli interessi dello stato moderno umanistico. Come disse Huntford dei magistrati svedesi: “Giustizia per loro significa sostenere gli interessi dello Stato, non primariamente garantire le regole del gioco al cittadino” (p. 123). Questo è sempre più la realtà di ogni stato moderno. Il trionfo di Platone e della Turchia è vicino ovunque!

Questo corso degli eventi non dovrebbe sorprenderci. Quando gli uomini disprezzano la legge di Dio e la sua richiesta che i poteri umani siano molto rigorosamente limitati, essi creeranno i loro sogni di un Ordine. Se neghiamo la legge di Dio, sceglieremo la legge dell’uomo, se neghiamo la predestinazione di Dio la sostituiremo con un piano fatto dall’uomo e col suo decreto di predestinazione. Il sogno della ragione, una realtà da incubo, sarà con noi fino a che negheremo la legge di Dio e il suo governo.

Le parole di Giosuè sono ancora valide: “Scegliete oggi a chi volete servire … quanto a me e la mia casa, serviremo l’Eterno”  (Gs. 24:15). 

R. J. Rushdoony Giugno 1980


Altri Libri che potrebbero interessarti